Categorie
diritti d'autore intelligenza artificiale marketing musicale metadata musicali

Le royalty nell’era dell’intelligenza artificiale

Sono passati meno di due anni da quando dispensavo buoni consigli riguardo le royalty nell’era dello streaming. Fermo restando che i buoni consigli restano validi, l’artista musicale oggi deve affrontare il nuovo scenario disegnato dalle intelligenze artificiali generative applicate alla musica.

Le royalty nell'era dell'intelligenza artificiale.

Dorien Herremans in un articolo di WIPO Magazine cerca di mettere ordine nel terremoto generato dall’avvento dell’IA generativa: uno strumento digitale, un sistema, in grado di creare un brano in pochi secondi. Melodia, armonia, ritmo, timbro: tutto pronto in tempo reale. Il problema? Questi modelli vengono “allenati” su musica scritta da artisti veri, con mani vere, cuori veri.

Qui nasce la frattura: come proteggere e pagare i musicisti quando i loro lavori diventano mattoni invisibili di un algoritmo?Il salto è enorme, ma porta con sé un dilemma che la tecnologia non ha ancora risolto: chi è l’autore e chi ha diritto a essere pagato?

La signora Herremans si concentra su alcuni punti critici che toccano direttamente gli interessi degli autori delle composizioni musicali in questo contesto, provo a riassumerli:

  1. Dal cervello umano all’AI
    Così come noi apprendiamo la musica con un processo di “statistical learning” (riconoscendo schemi e aspettative sonore), le reti neurali fanno lo stesso: non memorizzano i brani interi, ma ne interiorizzano le strutture statistiche. Non c’è un archivio di canzoni dentro Suno o Udio: ci sono miliardi di parametri che descrivono probabilità e relazioni musicali.

    Questa somiglianza spiega anche la complessità legale: se il modello non copia le canzoni ma ne interiorizza gli schemi, possiamo dire che “ruba” musica? Oppure fa la stessa cosa che fa la nostra mente quando scriviamo un brano influenzato da ciò che abbiamo ascoltato?

    In pratica, la differenza tra ispirazione umana e training AI diventa sottile. Ed è proprio qui che nasce il dibattito: dove finisce l’apprendimento e dove inizia la violazione del copyright.

  2. Trasparenza mancante
    Se il progetto open-source Mustango dichiara di usare dati Creative Commons, le grandi piattaforme non rivelano quali brani hanno nutrito i loro modelli. E senza accesso ai dataset di training, capire se il tuo pezzo è stato usato diventa quasi impossibile.
  3. Compensi e licenze
    L’industria si sta chiedendo: un modello allenato su Taylor Swift e su un cantautore emergente deve esser pagato allo stesso modo? Probabilmente no. Serve un meccanismo dinamico, basato su quanto il valore economico di un artista influenza il risultato generato.
  4. Tecniche di rilevamento
    Nelle tecniche di addestramento di un IA, ci sono dei modelli di insegnamento che cercano di capire se un brano specifico è stato usato nel training. Se funzionassero, potrebbero aprire la strada a sistemi di royalty più equi.
  5. AI come alleato, non sostituto
    La visione più promettente non è un’AI che produce brani al posto dei musicisti, ma che diventa uno strumento creativo: suggerire armonizzazioni, completare sezioni melodiche, accelerare workflow. Un co-pilota creativo, non un rimpiazzo.

Dal mio punto di vista, però, il vero rischio non è che l’AI rubi la musica agli artisti, ma che rubi la fiducia del pubblico.

Perché la musica non è mai stata solo suono: è contesto, autenticità, storytelling. Spotify non ha ucciso i musicisti, ma ha cambiato il modo in cui si monetizza. TikTok non ha distrutto le band, ma ha ridefinito la viralità. Con l’AI sta accadendo lo stesso: il pubblico non smetterà di amare gli artisti, ma chiederà più trasparenza su cosa sta ascoltando e su chi ci guadagna.

Attualmente, vedo tre problemi che minano il mercato musicale e su cui si sta lavorando per risolverli:

  • Licenze opache: Se non sappiamo quali brani nutrono un modello, come possiamo accettare che il risultato venga monetizzato?
  • Pagamenti generici: Non è giusto che un artista riceva la stessa quota di Taylor Swift, ad esempio, se il prompt richiama esplicitamente la sua musica.
  • Narrativa mancante: Se un brano AI suona bene ma non ha una storia dietro, come può costruire un legame emotivo col pubblico?

Oramai il treno è partito e pensare di fermare lo sviluppo dell’IA è impensabile. Più sensato è impegnarsi nel governarne l’uso con logiche nuove. Alcune delle proposte sul piatto sono:

  • Licenze dinamiche: pagamenti proporzionali al livello di influenza dell’artista sul risultato.
  • Trasparenza obbligatoria: dichiarare quali dataset sono stati usati, come avviene già per le fonti giornalistiche.
  • AI come servizio, non come prodotto: le piattaforme dovrebbero presentare l’AI come uno strumento per accelerare la creatività, non come fabbrica di hit anonime.

Come artista musicista, la cosa che più di ogni altra dovresti temere è però la la saturazione del mercato. Quando chiunque può generare 100 canzoni al giorno, la vera battaglia non sarà più avere un brano, ma essere ascoltato.

Ma se sei un lettore di questo blog o hai avuto il piacere di collaborare con me, sai già quali sono le soluzioni per sfuggire alla trappola della saturazione (che di fatto già esiste):

  • Il valore di un artista non sarà nella melodia, ma nel brand personale.
  • Le community diventeranno più importanti delle classifiche.
  • L’autenticità sarà la valuta più rara.

In pratica, mentre i brani AI possono suonare perfetti, tu artista umano puoi offrire qualcosa che nessuna rete neurale copierà mai: esperienze, relazioni, identità.

Ogni rivoluzione tecnologica divide: da un lato chi la teme, dall’altro chi la sfrutta. La vera domanda che dovremmo porci non è “può l’AI scrivere musica meglio di noi?”, ma piuttosto: come vogliamo che la musica del futuro rifletta ancora i valori, i diritti e le emozioni di chi la crea?

E qui passo a te: pensi che l’AI diventerà un alleato indispensabile per gli artisti, o che finirà per svuotare di senso la musica stessa?

Gratificami, offrimi un caffe!
Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
marketing musicale musicista professionista personal branding social music marketing Uncategorized

Linee guida di comunicazione per musicisti

Tra le molte competenze che un musicista, nell’era dello streaming, deve maturare ci sono quelle relative alla gestione della comunicazione on line. In particolare se è un musicista esordiente che si auto produce e non può investire in uno staff fisso per occuparsi di queste cose.

linee guida per la comunicazione musicale

Ispirandomi ad un bell’articolo di Kyle Chayka su Substack, in questo articolo cercherò di fissare alcune linee guida di comunicazione per musicisti: principi di base che è bene conoscere per costruire una comunicazione efficace sui social media, social network e altri canali telematici.

Sono 20 punti che ti invito a considerare con attenzione. Se poi qualcosa ti sfugge o non ti è chiaro, lascia un commento o scrivimi una mail. Vedrò di soddisfare il tuo interesse.

  1. Tutto è culto della personalità

    C’è poco da fare, devi coltivare il tuo piccolo culto di seguaci. Devi essere allo stesso tempo riconoscibile e aspirazionale, ma senza allontanarti troppo: il tuo pubblico deve continuare a sentirti vicino.

  2. Definisci sempre il perché

    Non fare cose perché sembrano cool, ma senza obiettivi chiari. Ogni tua iniziativa deve avere una motivazione precisa. Fare un blog, un post, un video o un podcast senza scopo non solo è inutile, ma rischia di danneggiarti.

  3. Nessuno è davvero media literate

    Il pubblico non sa sempre leggere correttamente i contenuti. Bisogna spiegare chiaramente chi sei e cosa fai, anche ripetendolo.

  4. Valore della specificità e della località

    Internet è sempre più senza contesto. Per distinguerti, resta ancorato a una geografia digitale o a un punto di vista ben definito. Il pubblico ama sentirsi parte di un gruppo ristretto, come chi capisce la battuta che altri non colgono.

  5. Conta l’immagine

    I video sono una componente indispensabile per creare quel culto della personalità di cui sopra. Non sto parlando dei music video, intendo proprio dei video su cui ti esponi e costruisci la tua narrazione. Video che siano un mezzo per esporti e comunicare direttamente con il pubblico.

  6. Tutto è multipiattaforma

    Legarsi ad una sola piattaforma è limitare il tuo raggio d’azione. Così è bene che la tua comunicazione viaggi su canali diversi. Ma non devi esagerare. Resta fissa la regola che è meglio avere pochi profili ben curati e coerenti.

  7. Multicanalità

    Chi vuole rafforzare il proprio legame con il pubblico, con i fan, deve diffondere contenuti ovunque: testo, audio, video, live. Il pubblico si aspetta di vedere la stessa persona declinata su tutti i formati.

  8. Ogni piattaforma che muore crea opportunità

    Quando un social declina o perde popolarità, si rimescolano le gerarchie online. Nuove voci emergono, si aprono nuovi spazi vuoti. È lì che bisogna inserirsi: approfittare dell’esodo e conquistare terreno. Ma bisogna essere rapidi nel seminare, in pochi mesi la situazione cambia radicalmente.

  9. Anticipa sempre la rottura

    Misura e valuta il risultato dei tua comunicazione sulle diverse piattaforme: prova, testa diversi formati e linguaggi. Ma se vedi che non raccogli o che i risultati subiscono un calo sensibile, meglio interrompere prima che siano loro a lasciarti. Tagliare i rami secchi per concentrarsi in qualcosa di più efficace è un’altra regola aurea.

  10. Sfrutta le nuove piattaforme

    Ogni volta che nasce un nuovo social o un app dedicata ai musicisti, buttati al 100%. È un gioco di conquista: chi si adatta subito vince. Solo dopo puoi permetterti di essere meno dipendente dal sistema.

  11. Non dipendere da ciò che non è tuo

    Meglio costruire asset portabili, come mailing list e sistemi di pagamento indipendenti: Ko-fi, Patreon ecc… Le piattaforme cercano di tenerti vincolato, ma la sicurezza vera è nel traffico diretto: sito internet, email, rapporti non mediati.

  12. Non conta solo l’attualità

    Il pubblico, mediamente, non è ossessionato dalle breaking news. Contenuti sempreverdi funzionano, anche se “vecchi”. Non preoccuparti dell’età di un argomento se questo è funzionale nel costruire in rete la tua identità.

  13. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  14. Lealtà fragile del pubblico

    Per attrarre e tener legato il pubblico serve impegno e costanza. Le distrazioni sono tante e l’attenzione verso di te va mantenuta, non dico ogni giorno, ma settimanalmente si.

  15. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  16. Nuovi criteri di successo

    Premi e riconoscimenti tradizionali non valgono più. Non esiste un Oscar per i TikTok o per le newsletter, ma alcuni dei progetti musicali più redditizi sono nati proprio lì, ignorati dal mainstream tradizionale che è arrivato dopo.

  17. La pubblicità non muore mai

    Anche negli ecosistemi che puntano agli abbonamenti, l’advertising (sponsorizzazioni, eventi, collaborazioni) rimane essenziale. Non rinunciare del tutto alla pubblicità, ma usala con strategia o rischi di buttare soldi dalla finestra.

  18. Relazioni parasociali

    La chiave è costruire rapporti unilaterali intensi. Diventa un punto di riferimento per il tuo pubblico: dialoga, riempi le giornate di chi ti segue. Questo tipo di legame ha un valore enorme ed è un obiettivo vitale da perseguire.

  19. La musica come festa e moda

    Gli artisti più interessanti sono quelli che sanno organizzare eventi dal vivo coinvolgenti, che vanno oltre al semplice live: radunare persone, trasformarle in sostenitori. L’artista musicista oggi può funzionare come un brand di moda: la gente deve desiderare di indossarti. Se nessuno vuole venire alla tua festa, stai sbagliando qualcosa.

  20. La relazione è tutto

    Ricordati sempre, ripeto sempre, il vero fattore di sopravvivenza di un musicista è il legame diretto tra l’artista e chi lo segue ascolta. Se vinci questa battaglia sei a cavallo.

Se non stai già seguendo almeno cinque di queste linee guida ti vedo messo molto male. E quasi certamente è proprio per questo che i tuoi live hanno poco pubblico ed il tuo streaming non gira come dovrebbe.

Gratificami, offrimi un caffe!
Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
marketing musicale musicista professionista personal branding social music marketing

Perché il musicista deve raccontarsi

Un tempo era la stampa specializzata, la critica e il giornalismo musicale che, sui magazine musicali, svolgevano quel ruolo informativo importante che metteva in connessione gli artisti musicali con i loro fan. La stampa musicale, e gli speaker radiofonici, guidavano le scelte del pubblico verso l’acquisto di un album o verso la scoperta di una nuova band o un nuovo autore.

Perché un musicista dovrebbe raccontarsi.

Oggi, nell’era dello streaming, ad un ascoltatore, ad un consumatore, basta aprire un’app e ascoltare 30 secondi di un brano con il tiro giusto ed eccolo nella sua playlist quotidiana. Ha appena dato un’occhiata al titolo e all’interprete e già ha dimenticato ciò che ha visto; lo ascolterà magari per mesi, mentre aspetta l’autobus, mentre guida, mentre si rilassa, insieme agli altri 100 brani della sua playlist, senza mai preoccuparsi di conoscere meglio chi quel brano ha scritto e suonato.

Che ti piaccia o meno, questo è il comportamento di gran parte degli ascoltatori in questa epoca dove c’è più musica che orecchie per ascoltarla.

Perciò, se vuoi creare un legame solido e duraturo con le persone a cui piace la tua musica, non ti resta che esporti in prima persona, legando la tua immagine alla tua musica, in modo che si crei un legame riconoscibile e indissolubile.

Di seguito, ti voglio dare qualche argomento utile da poter usare sui social, sul tuo sito, sulle tue cartelle stampa e nelle interviste:

Racconta le tue creazioni

C’è chi sostiene che la musica parla da sola e non deve essere spiegata. Io dico che la fa troppo semplice. Guarda gli scrittori, per esempio, un loro romanzo è sicuramente più intelleggibile e facilmente interpretabile rispetto ad una canzone. Nonostante questo, durante le interviste non esitano a spiegare le motivazioni che li hanno spinti a scrivere, dei temi che amano trattare e dello stile che hanno scelto per farlo. E’ un plus valore che l’artista dà alla sua opera e che può creare un dialogo costruttivo con il pubblico.

Alcuni argomenti chiave utili per fare questo possono essere:

  • Di cosa parla la tua canzone o il tuo album?
  • Dov’eri quando l’hai fatto e quando l’hai scritto?
  • Che cosa significa la canzone o l’album per te e come si inserisce nel tuo intero corpo di lavoro?
  • Come ti sei evoluto come artista durante il processo?
  • Quali influenze musicali ti hanno ispirato?
  • Chi sono i tuoi collaboratori e perché li hai scelti?
RACCONTA IL PROCESSO CREATIVO E LE SCELTE TECNICHE

Anche le scelte tecniche e artistiche che ti portano alla definizione di un certo sound hanno la loro importanza, in particolare per dimostrare la tua maturità professionale tra gli addetti del settore.

Ma il lato tecnico affascina anche il pubblico più attento. Non importa quanto sia sontuosa la tua strumentazione, non tirarti indietro, anche le configurazioni più modeste sono invitanti per i più curiosi che resteranno affascinati dalla tua abilità di creare suoni e atmosfere senza troppi artifici.

Un’idea potrebbe essere quella di creare dei mini documentari, dei backstage, dove i protagonisti sono i tuoi strumenti in azione. Un assaggio degli ingredienti di quello che sarà il piatto una volta servito a tavola. Foto e video delle tue sessioni di prova o di ricerca possono veramente incuriosire ed eccitare i tuoi fan e anche altri musicisti.

RACCONTA LE TUE INFLUENZE ARTISTICHE

Nessuno nasce imparato. Chi dice il contrario mente o non ha una una solida base di partenza.

Quali sono gli artisti che ti hanno fatto innamorare della musica? Quali sono quelli che influenzano il tuo sound? Cosa hai imparato da loro?

Racconta tutto questo sui tuoi social, raccontalo tramite una playlist dove metti la tua musica insieme alla loro. Fai capire in quale direzione stai andando, a quale gruppo appartieni.

NON DI SOLA MUSICA

Naturalmente non vivi di sola musica, vero? Hai anche altre passioni, altri interessi. Condividi con il tuo pubblico anche queste passioni, sia che si tratti di sport, di letteratura, di cinema o cucina regionale. Non sono forse anche questi gli stimoli da cui nasce la tua arte?

Tutto ciò che puoi fare per aiutare i tuo pubblico a sentirsi più connesso a te ed al tuo suono è degno di essere condiviso, ed offre opzioni su come promuovere la tua musica in modi più interessanti tra i diversi progetti.

NESSUN UOMO È un’isola

A volte sembra che il mondo della musica sia permeato da invidie e di una spietata caccia alla popolarità. Ma fortunatamente la realtà è diversa. I musicisti possono essere legati tra di loro da un profondo senso di amicizia e da una sincera stima artistica.

Perché allora non metterla in luce valorizzando chi suona con te o le tue collaborazioni? O più semplicemente, perché non condividere l’ammirazione che hai per un artista che ti piace?

Condividi anche la musica dei tuoi amici, condividi le collaborazioni che hai con loro, racconta come queste esperienze ti hanno arricchito, non essere autoreferenziale, sostieni chi ti è vicino e condivide con te la passione per questa professione. È divertente e ti fa sentire bene.

Ora che hai qualche idea su come portare nuove idee al tuo pubblico, prenditi lo spazio per creare la tua musica migliore e allo stesso tempo mantenere i tuoi fan interessati lungo il percorso creativo.

Devi imparare a ritagliarti uno spazio per riflettere su ciò che condividi e su cosa condividere. Devi imparare a farlo in maniera naturale, senza eccessive sovrastrutture, è molto importante, almeno quanto scrivere e realizzare un buon pezzo.

Se ti sembra troppo complesso, hai bisogno di guida o anche solo di qualche suggerimento, non esitare a contattarmi. Qualche minuto per una chiacchierata lo trovo sempre.

Gratificami, offrimi un caffe!
La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone

di Seth Godin – Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3t67IQF

La mucca viola è il libro che ha consacrato Seth Godin come uno degli autori business più amati e ha lanciato un movimento globale che ha ridefinito le basi del marketing. Il solito marketing e i grandi investimenti sui media tradizionali non funzionano più. Oggi il marketing comincia dall’idea del prodotto, che deve essere straordinario, diverso, innovativo per poter catturare l’attenzione dei clienti e far parlare spontaneamente di sé. È questo elemento di magia e unicità a far sì che realtà come Apple, Google, Ikea, Starbucks o la bottega del macellaio toscano Dario Cecchini continuino a macinare successi, mentre grandi industrie affermate arrancano e non riescono a stare al passo.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3t67IQF

Categorie
facebook marketing musicale social music marketing

Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere luoghi di incontro e di condivisione. Luoghi in cui le persone si scambiano idee ed emozioni, dove aprire dialoghi e condividere passioni.

Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere un paradiso per i musicisti che invece sembrano subire il blocco dello scrittore quando si tratta di portare in rete la loro professione.

Sui propri profili social un artista musicale potrebbe scrivere o parlare della sua musica, creare suggestioni, far entrare il pubblico nel suo mondo e molte altre cose che, inevitabilmente, rinforzano il messaggio artistico.

Troppo spesso, per i miei gusti, questo non succede.

Voglio perciò proporti i profili di tre artisti musicali che seguo e che dai quali puoi trovare spunti interessanti per comunicare tramite social chi sei, cosa fai e perché.

  1. Sam Paglia
    Sam Paglia sulla sua pagina Facebook condivide la sua vita di musicista e di pittore, scrive divertenti racconti biografici e non risparmia le sue opinioni, positive o negative sulle cose del mondo. Ha saputo creare uno stile personale che lo rappresenta piuttosto bene e il risultato è una pagina colorata ricca di contenuti testuali, video e foto ricca di stimoli e non autorefenziale. Raccontando di se, della sua attività artistica e delle sue frequentazioni, Sam Paglia descrive il mondo in cui nasce e prospera la sua musica giocando sull’ironia ma con estrema franchezza. Vedi la Pagina
  2. Calibro 35
    La band milanese è molto attiva e non perde colpo per documentare i suoi live con delle emozionanti gallerie fotografiche. Ma il punto di forza della loro pagina Facebbok sono i video e le reel dove i componenti della band raccontano per filo e per segno come nasce il loro sound e illustrano le scelte tecniche e artistiche intraprese per realizzarlo. Con i fan hanno un dialogo schietto e amichevole. Scrivono della musica preferita e creano il contesto per far comprendere al pubblico da dove nascono le loro musiche. Vedi la Pagina
  3. La Niña
    La pagina Facebook de La Niña è corale come la sua musica.
    È il racconto della sua vita professionale sul palco e in studio e non mancano i riferimenti e le atmosfere della Napoli da cui la sua musica trae la forza. Ancora una volta trovi che l’artista non si limita all’autorefenzialità, ma si inquadra nel contesto in cui vive: i luoghi, le persone, le situazioni. Non è una star irragiungibile su un piedistallo, ma un artista popolare che cresce e prospera tra lasua gente. Vedi la Pagina

Hai delle difficoltà nel creare contenuti per la tua pagina Facebook? Non sei ancora riuscito a trovare uno stile che ti soddisfi nella realizzazione dei post? Contattami senza impegno e vediamo se posso esserti d’aiuto.

Gratificami, offrimi un caffe!
Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
business marketing musicale musica dal vivo musicista professionista

Quanta gente mi porti?

Nelle notti del Bobby Durham Jazz Camp era inevitabile che uscisse l’annosa diatriba tra musicisti e locali, il noto solo se suoni gratis o quanta gente mi porti?.

Musicista, quanta gente mi porti?

Dato che in quella rilassata chiacchierata non sono riuscito a esprimermi bene con il mio interlocutore, che ha manifestato più di qualche perplessità sul mio pensiero, ne approfitto per mettere nero su bianco il mio punto di vista. Una visione, non proprio farina del mio sacco,  ma che condivido perché trova riscontri oggettivi nell’analisi del mercato dell’intrattenimento e anche nell’esperienza di musicisti che hanno trovato una risposta a questo dilemma.

Prima di ogni considerazione, vediamo di capire perché un locale, ristorante, pub, gelateria, albergo, fa musica dal vivo, qual’è il suo scopo?

Normalmente, il gestore di un locale offre musica dal vivo ai suoi clienti per una scelta di marketing. Ovvero vuole fidelizzare la sua clientela e magari acquisirne di nuova, magari vuole arricchire la sua offerta distinguendosi dalla concorrenza; lo scopo resta sempre quello dell’investimento per aumentare il guadagno giornaliero e posizionarsi in un pubblico che gode di frequentare un luogo culturalmente attivo.

In breve, un locale investe in musica dal vivo per mantenere un suo status e per migliorarlo. Lo scopo è il guadagno, volgarmente detto fare cassa. Un locale non fa live per farsi bello, per crearsi un prestigio, questi non sono i suoi fini ultimi; il prestigio generato dalla presenza di musica live è il mezzo, non il fine, con cui il locale cerca di guadagnare il più possibile dalla serata.

Perché, ordunque, tu potresti considerare di suonare gratis in una determinata occasione?

Potresti considerare questa ipotesi nel caso tu valuti che tra il pubblico di quel locale potrebbe esserci una fetta di pubblico che ancora non hai raggiunto. In questo caso, gli interessi tuoi e del locale coincidono: avere nuovo pubblico.

Se sei un artista musicale o una band già con un suo pubblico fedele, ovviamente il tuo potere contrattuale sarà più forte e avrai occasione di puntare più in alto, ma se ti trovi in suolo straniero o sei un esordiente senza un suo pubblico consolidato, dovresti tenere in considerazione la possibilità di investire sul locale che ti ha ingaggiato, anche per una cifra modesta.

Il tuo fine di artista musicale perciò non è accapararti una serata in quel locale, ma raggiungere e fare tuo il pubblico che frequenta quel locale.

Ma per ottenere questo non ti basterà portare sul posto i tuoi quattro strumenti ed eseguire diligentemente il tuo spettacolo. Dovrai progettare una vera performance dove ti presenterai a questo pubblico nuovo e lascerai un ricordo memorabile.

Non ti limiterai ad un semplice seguimi su Spotify a fine concerto, ma durante lo spettacolo troverai modo di raccontarti e raccontare il tuo repertorio così come fai, dovresti fare, sui tuoi canali online: social, sito etc…

A questo punto hai trasformato il tuo live nel pub in una vera e propria operazione di marketing dalla quale ne trarrai beneficio. Il live diventa un modo per acquisire nuovi contatti sui quali costruire e ampliare il tuo pubblico e trovare un posizionamento nel difficile mercato della musica di intrattenimento.

Appendici

  1. Ti starai chiedendo ma devo proprio suonare gratis?
    Beh, solo se hai una base fan di 20 persone e ti chiama il Blue Note o il Bravo Café per riempire un buco. Altrimenti esigi almeno un rimborso spese.
  2. Suona gratis solo se è per beneficenza certificata, comunque fatti offrire la cena.
  3. Se un’associazione o un ente pubblico ti chiama per una rassegna atta a promuovere la cultura e poi ti offre due spicci, fallo notare; ma se la platea o la situazione è interessante e può darti lustro, accetta.
  4. Prima di approcciare un locale per offrirgli un live, fai un indagine di mercato per capire se tra gli avventori c’è del tuo pubblico di riferimento.
Gratificami, offrimi un caffe!
Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Categorie
marketing musicale musicista professionista social music marketing

Suonare significa collaborare

Quella del musicista è una professione che non sono richiede eccellenza tecnica, ma pretende un costante impegno creativo per lo sviluppo di un linguaggio musicale personale e una continua ricerca di nuove soluzioni.

Suonare significa collaborare

Il problema dell’artista musicale è che la vena creativa non è eterna e con il tempo può sclerotizzarsi. Prima o poi ci sono passati tutti, chi più, chi meno. Non voglio spaventarti, ma devi aver consapevolezza che questo può accadere e che nessuno ne è immune.

Ma posso darti anche una buona notizia: c’è un modo per evitare i danni di una mancanza di ispirazione.

Nell’iconografia e nell’immaginario popolare Fabrizio De André viene rappresentato solo, nella penombra, con la sua chitarra: l’icona classica del cantautore degli anni ’60-’70. Ma se leggi con attenzione la sua pagina su Wikipedia, già dalle prime righe scopri che ogni sua opera nasce da collaborazioni artistiche e tecniche che sfatano il mito del cantautore solitario.

Nell’arco del suo percorso artistico De André ha saputo cogliere il meglio da chi gli stava attorno e queste relazioni gli hanno aperto strade nuove nel momento del bisogno.

Nell’arco della sua vita artistica Fabrizio De André ha raccolto i progetti che riteneva affini alla sua visione, ha saputo utilizzare l’arte di musicisti e compositori per creare il suo universo musicale evolvendolo nel corso dei decenni, senza seguire le mode ma seguendo il mutare dei tempi.

Il saper creare relazioni, organizzarle in un team, aprirsi a nuove idee hanno consentito a Fabrizio De André di trovare continuamente nuovi stimoli mantenendo viva la sua creatività e proseguire nel suo percorso artistico.

Il singer-songwriter che dalla sua cameretta parte alla conquista delle chart internazionali è uno storytelling inventato dal marketing musicale del XXI secolo, così come l’icona del cantautore solitario, chino sulla sua chitarra sotto un occhio di bue lo era nel secolo scorso.

Oggi più di ieri un artista musicale ha bisogno di circondarsi di collaboratori e di specialisti per ogni fase del suo progetto artistico, dalla scrittura al marketing.

Vuoi parlarmi di come sei organizzato o delle difficoltà che trovi nell’organizzarti? Mi farebbe piacere conoscere la tua realtà.

Mi offri un caffé?
Offrimi un Caffé con ko-fi.com
Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
business marketing musicale musica streaming personal branding social music marketing

Perché fai flop su Spotify?

Nelle prime settimane di questa estate 2025 si è scritto molto, spesso a sproposito sui mancati sold-out nelle tournée di alcuni big della musica italiana. Nomi che scalano le charts nelle app di streaming ma che poi vedono deluse le loro aspettative nella vendita di biglietti. Ma non scriverò di loro e dei loro problemi, anche se sarebbe interessante.

Perché fai flop su Spotify?

Scriverò invece di quegli artisti che ho avuto il piacere di conoscere nell’arco dell’anno e che sembra abbiano il problema diametralmente opposto.

Stiamo parlando di nomi fuori dal mainstream, poco conosciuti, che senza fatica riescono ad avere un pubblico pagante chi di 100 chi di 200 persone ed anche qualcosa in più.

Sono artisti musicali tecnicamente maturi, che propongono dal vivo il loro repertorio riforzandolo con qualche cover molto ben personalizzata. In genere suonano in locali pubblici, qualche volta in teatri e sono apprezzati in quelle, poche, rassegne musicali che investono in nomi che producono nuova musica. A seconda delle occasioni, il prezzo di un loro biglietto può variare dai €5 ai €20.

Queste band e artisti, alcuni professionisti altri semi-professionisti, nonostante siano conosciuti a livello regionale e possano contare su un’esposizione piuttosto ampia, hanno una sola desolata costante: su Spotify, ma pure sulle altre app, hanno dei numeri veramente miseri, nonostante alcuni di loro siano già al terzo album o abbiano un discreto numero di singoli on-line.

Questa costante, fa il paio con altre costanti che li accomunano e nelle quali possiamo trovare il motivo per cui il loro Spotify (usiamolo come riferimento per comodità) non segna più di 50 o 25 ascolti mensili. Ora ve le elenco:

  1. Sito internet inesistente, male curato e/o non aggiornato, in genere scarso di contenuti.
  2. Spesso è difficile trovare dei loro contatti diretti in rete, si affidano ai messaggi privati nei social e non hanno uno straccio di indirizzo mail pubblico.
  3. I loro profili social, Instagram e/o Facebook sono una semplice serie di grafiche di locandine di concerti, foto di concerti, Fuori Ora, foto di concerti, locandine di concerti, foto di gruppo prima di un concerto, altri Fuori Ora, devo andare avanti? Lasciamo perdere la cura grafica dei profili.
  4. Canale YouTube ufficiale dove trovi solo i 3 video ufficiali. Nel migliori dei casi qualche video di un live con un audio pessimo e le immagini bruciate. Niente short, niente storytelling, niente di più. Solo 3 o 4 striminziti video che magari sono anche costati cifre importanti.
  5. Pagina Spotify con grafiche e foto non aggiornate, spesso di scarsa qualità, spesso scattate da Ph. Miocuggino. Biografia sintetica, senza emozioni e scarsa di notizie rilevanti (quando c’è!)

Mi fermo qui e passo al gran finale.

Questi artisti che ho avuto il piacere di conoscere sono bravi sul palcoscenico, ed è chiaro che off-line si sanno muovere bene e sanno rendere felice il loro pubblico. Se la loro presenza on-line non ha gli stessi riscontri è perché è gestita male e talvolta con sciatteria, sottovalutando il fatto se curassero meglio (strategicamente) la loro immagine ed i loro contenuti on-line, ci sarebbe un’ulteriore impulso positivo anche sulla loro carriera off-line.

Investire tempo e denaro per scrivere canzoni e produrre album senza poi ottenere risultati soddisfacenti è inutile e frustrante per chiunque. Le abitudini d’ascolto del pubblico sono cambiate rispetto ad anni fa. Ci sono troppe distrazioni, troppa musica, troppo intrattenimento, catturare e trattenere l’attenzione delle persone è oggi più difficile di ieri. Ma non è impossibile, tutt’altro.

Servono però idee chiare, costanza, impegno, strategia e conoscere le leve del marketing e l’importanza del personal branding. Il tutto per costruire e comunicare la tua identità artistica e il tuo messaggio in modo coerente, unico e memorabile.

Questo è ciò che faccio: nel caso ne sentissi il bisogno.

Mi offri un caffé?
Offrimi un Caffé con ko-fi.com
Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
marketing musicale musicista professionista personal branding social music marketing

La viralità è una trappola inutile.

Se nella tua comunicazione, nel tua strategia di marketing musicale ritieni di avere contenuti e brani validi, supportati da una fanbase affezionata, ma ti senti sempre un gradino sotto a chi può sbandierare un milione di visualizzazioni in 24 ore. Non preoccuparti più di tanto. Perché questo numero, oggi, non vale quasi nulla.

La viralità è una. trappola inutile.

La verità è che nel contesto attuale le visualizzazioni, intese anche come numero di ascolti, sono inflazionate. E proprio come la moneta in un’economia impazzita, più ne circolano, meno valgono.

Le analisi che scavano a fondo nel comportamento degli utenti social dimostrano inequivocabilmente che il valore simbolico della visualizzazione è crollato. Non è più un traguardo raro, ma una tappa di routine per creator, brand e piattaforme. Un tempo, un milione di view ti portava sui giornali. Ora ti porta, al massimo, in fondo alla coda dell’algoritmo.

Oggi le views non misurano più l’attenzione. Ma solo il rumore.

Il numero di ascolti sui DSP, come Spotify, vanno considerati alla stessa stregua se non supportati da un numero importante di follower iscritti al tuo profilo e se generati principalmente dalla presenza in playlist in cui la tua musica diventa parte di un flusso eterogeneo che annacqua la tua identità.

TikTok, Instagram, Facebook, Spotify e Youtube: tutte le piattaforme conteggiano visualizzazioni e ascolti in modo diverso, spesso gonfiandole. Basta uno scroll rapido, un autoplay che dura pochi secondi, e puff: ecco guadagnato un punto. Ma quella persona ha davvero visto il tuo contenuto? Ha capito il messaggio? L’ha salvato, condiviso, commentato? Niente di tutto questo. Quella che misuri, spesso, non è attenzione. È un riflesso automatico.

E non è solo un problema tecnico. È una distorsione culturale. Nel marketing musicale, questa ossessione per il numero secco sta portando a errori strategici. Ti spiego come:

Produci troppo, male e in fretta

L’algoritmo premia la quantità, non la qualità. Così ti ritrovi a pubblicare ogni giorno, sperando che almeno uno dei tuoi contenuti sfondi. Ma senza tempo per la rifinitura, senza una vera narrativa, senza una strategia, senza anima. Risultato? Tanti numeri, zero impatto.

Misuri il successo con la metrica sbagliata

Un videoclip trap che fa 1 milione di view in un giorno ha davvero più valore del podcast che vende 50.000 biglietti live in un anno? Se non monetizzi, se non crei un legame, se nessuno ricorda cosa hai detto o il tuo brano esce di moda dopo poche settimane, che te ne fai di quel numero?

Illudi te stesso (e il tuo team)

Sei convinto che basti spingere il brano giusto per crescere? Ecco, il brano giusto, oggi, non è quello che esplode. È quello che resta. Che costruisce un’abitudine, che genera una relazione. Che fa dire al tuo fan: “questo artista mi capisce, mi ci riconoscono.

La vera unità di misura oggi? L’engagement profondo.

Spotify lo ha capito benissimo. Non vuole più solo canzoni. Vuole podcast, audiolibri, video. Vuole che la gente resti dentro. Che passi più tempo possibile con l’artista. Che affidi tempo, non solo click.

I Creator di contenuti lo hanno capito ed oggi sfruttano le piattaforme per creare legami online che poi portano nella vita reale organizzando spettacoli e meeting.

Questi numeri raccolti offline non li vedi su TikTok. Non appaiono nel contatore delle view. Ma parlano molto più forte.

Cosa c’entra questo con il marketing musicale?

Quando misuri la tua autorevolezza artistica, se hai compreso quanto scritto sopra,  capisci bene che il numero degli ascolti o le view dei tuoi reel non sono una metrica sufficiente per misurare il tuo successo. Le domande che dovresti porre sono:

  • Quante persone parlano di te dopo il contenuto?
  • Quali sono le reazioni al tuo brano?
  • Quanto tempo restano nel tuo ecosistema?
  • Quanto spendono, non solo in denaro, ma in attenzione reale
  • Quanto riesci a portarli offline, su newsletter, community, eventi live, merchandising personalizzato.
Quindi cosa devi fare da subito?

Smetti di inseguire la viralità vuota. Concentrati su contenuti che costruiscano un’identità riconoscibile e duratura.

Crea un percorso per la tua fanbase. Dove li stai portando? Una proposta chiara? Una relazione che va oltre la piattaforma?</p

Investi nella profondità, non nella larghezza. Meglio 1.000 veri fan che 100.000 spettatori distratti.

Sposta l’attenzione dal contenuto al contesto. Dove lo pubblichi? Cosa succede dopo che lo guardano? Cosa offri oltre al video o all’ascolto?

Raccogli dati tuoi. Email, iscrizioni, membri attivi. Sono loro il vero asset. Non il numerino del contatore.

Siamo in un’epoca dove tutti possono fare numeri. Ma pochissimi sanno farli valere.
E tu? Vuoi continuare a rincorrere view che valgono meno di un centesimo, o iniziare a costruire un brand musicale che conta davvero?

Se vuoi parlarne, se vuoi iniziare a costruire una strategia che ti identifichi, ti faccia emergere e posizionare nella mente del pubblico, contattami pure senza alcun impegno.

Mi offri un caffé?
Offrimi un Caffé con ko-fi.com
Seguimi anche su Facebook 
Categorie
musicista professionista personal branding social music marketing tips & tricks

Musica e Fotografia: un’accoppiata vincente

Nel nostro quotidiano ci sono cose ovvie, talmente ovvie che spesso le diamo per scontate e perdiamo d’occhio la loro importanza. Spesso si tratta di dettagli che vengono sottovalutati.

Musica e Fotografia

Qualche tempo mi chiesero di realizzare un manifesto per una rassegna musicale in un locale: quattro date con quattro band locali.

Chiesi al gestore se avesse del materiale fornito dalle band e lui mi girò alcune foto e delle grafiche, tutte di qualità pessima. Quindi contattai i gruppi chiedendo se avessero qualcosa di editabile e di buona qualità. Se avessero avuto quanto mi serviva per tirar fuori un buon manifesto dove mettere anche le loro faccine, oggi non sarei qui a scrivere questo post.

Il problema è questo: gli artisti musicali sottovalutano l’importanza di un buon servizio fotografico, fatto in studio da un professionista capace di cogliere lo spirito del gruppo o del singolo artista.

Investire in un buon servizio fotografico è economicamente meno impegnativo e più utile di un video musicale. Far circolare foto tramite email, social e comunicati stampa, ad esempio, è più semplice e, se avete lavorato bene con il vostro fotografo può essere più impattante di un costoso video.

Con poche centinaia di euro un bravo professionista può cogliere lo spirito dell’artista e racchiuderlo in una o più immagini capaci di restare impresse nella mente di chi le vede. Se il fotografo è particolarmente bravo, l’immagine può diventare un’icona.

Scegliere il fotografo giusto è importante. Non basta che sia un ritrattista, sarebbe meglio se fosse uno specialista in foto di artisti musicali, questo perché anche nella fotografia esiste un grado di specializzazione: ci sono fotografi bravi nei matrimoni, altri bravi nel fotografe oggetti o arredi ed altri bravi nel cogliere lo spirito degli artisti.

Non sottovalutare mai le fotografie con le quali ti rappresenti, fanno parte della tua identità artistica.

Sai cos’è il Nècessaire del Musicista?

Mi offri un caffé?
Offrimi un Caffé con ko-fi.com
Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf

Categorie
etichette discografiche intelligenza artificiale marketing musicale musica streaming musicista professionista personal branding superfan Uncategorized

Stage Zero: la Terminator dei musicisti?

La notizia più impattante di questi giorni è l’accordo tra il producer Timbaland e Suno per la creazione di Stage Zero, un etichetta discografica formata esclusivamente da artisti generati con Intelligenza Artificiale.

Stage Zero di Timbaland è una minaccia per i musicisti?

Appresa la notizia non ho potuto fare a meno di pensare alla saga di Terminator dove l’umanità viene sostituita da macchine intelligenti governate dal potere globale dell’AI Skinet: ma è davvero questo che rischiano i musicisti?

Nel suo blog, Marco Stanzani fa notare che

…per le major discografiche, STAGE ZERO sia un sogno che si avvera: nessun problema di gestione dei diritti, nessuna pausa creativa, nessuna “fase oscura” da cui far risorgere la carriera di un cantante. Gli artisti AI possono essere programmati per rilasciare album con la precisione di un orologio svizzero, adattarsi alle mode senza sforzo e, soprattutto, non chiedere anticipi royalties milionari. Che è la cosa che per loro conta di più.

Come dargli torto? Direi che è una visione lucida e oggettiva di un futuro prossimo che vedrà le piattaforme di streaming e i social media invasi da artisti virtuali magari in grado di interagire e dialogare con i propri fan tramite l’uso di AI. Veramente una pacchia per l’industria discografica.

Questo cosa significa per l’artista musicale in carne e ossa? Come può competere con la precisione e la perfezione di un AI addestrata a intercettare i gusti del pubblico?

Una soluzione la possiamo trovare sempre nella letteratura di fantascienza, più precisamente nei temi che Philip Kindred Dick ha affrontato nei suoi romanzi, scritti nei tempi in cui le macchine pensanti erano mostruosi scatoloni di relé e transistor.

Nel suo romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” Philip K. Dick esplora il concetto di empatia come elemento chiave dell’umanità. Gli androidi intelligenti, nel romanzo, mancano di vera empatia, mentre gli esseri umani, anche quelli più complessi o decadenti, la possiedono in misura variabile.

L’empatia, per Dick, non è solo un semplice sentimento di compassione, ma una capacità complessa che permette di comprendere e condividere le emozioni degli altri, arrivando a percepire il mondo attraverso la loro prospettiva. Questa capacità di “mettersi nei panni degli altri” è ciò che definisce, nel mondo di Dick, la differenza tra umano e non umano, tra ciò che è autentico e ciò che è una simulazione.

In sintesi, l’empatia in Philip K. Dick non è solo una caratteristica psicologica, ma un elemento (ontologico) che definisce l’essenza stessa dell’essere umano e la sua connessione con la realtà.

Sono troppo filosofico?
Te la butto giù semplice: crea connessioni reali con i tuoi fan, con il tuo pubblico. Non guardarli come massa, guardali come unità e interagisci con loro  con umanità e sincerità.

Creare connessioni sincere online e offline, magari raccogliendole attorno a una community, la tua community è la strada che ti permetterà che ti permetterà di vivere nell’era postumana della musica.

Vuoi che approfondire questo tema? Pensi che possa esserti utile per sviluppare la tua carriera di musicista? Facciamo quattro chiacchiere senza impegno.

Mi offri un caffé?
Offrimi un Caffé con ko-fi.com
Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/47RfWLF

Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
Acquistalo su Amazon https://amzn.to/3Nnt6bf