Rassegnati.
Nella vita dell’artista musicale, il fattore umano è ciò che rende la professione interessante ma nel contempo estenuante. La gestione delle collaborazioni, all’interno di una band o con produttori, videomaker o colleghi può diventare veramente estenuante. Il rischio di rimediare una gastrite, di vedere i tuoi progetti rimanere chiusi in un cassetto per anni senza mai vedere la luce o di rovinare amicizie storiche è altissimo e sempre dietro l’angolo.

L’errore fatale e sistematico che porta band intere a distruggersi dopo mesi di lavoro e frustrazione, è quello di prendere accordi tra le persone dopo aver iniziato a lavorare e mai prima di partire.
Ti fai ingenuamente trascinare dall’entusiasmo iniziale, ti fidi ciecamente, eviti di mettere le cose in chiaro per la stupida paura di sembrare quello che non ha fiducia negli altri o che vuole screditare il lavoro altrui. Inevitabilmente finisci in situazioni disastrose in cui ti ritrovi da solo a fare tutto il lavoro di produzione esecutiva, mentre gli altri si defilano.
Devi imparare a mettere nero su bianco fin dal primo istante, prima ancora di suonare, stabilendo regole anche solo con una sincera stretta di mano, chiarendo le rispettive responsabilità operative e dividendo i costi e i futuri ricavi in base all’impegno reale e ponderato di ciascuno.
Affrontando i rapporti in questo modo, ti accorgerai che la maggior parte delle persone che ti circondano è quasi totalmente priva di obiettivi. Non frustrarti, è una cosa molto diffusa ovunque: la stragrande maggioranza delle persone vaga nel nulla senza una direzione, non sa cosa vuole ottenere dalla propria vita e preferisce vivere una quotidianità subordinata in cui è un datore di lavoro a dirgli a che ora entrare, a che ora uscire e quando prendere le ferie.
Quando tu entri in una sala prove o in uno studio di registrazione, molto spesso sei l’unico ad avere una visione chiara in testa, mentre i tuoi collaboratori non hanno obiettivi condivisi e, di conseguenza, non si prenderanno mai e poi mai le tue stesse responsabilità. Loro si sentono responsabili in modo superficiale, pronti a mettere i bastoni tra le ruote o a lamentarsi delle tue scelte operative, ma senza mai esporsi in prima persona.
Se vuoi perseguire il tuo progetto, devi essere tu ad assumerti in modo maturo il pieno carico della responsabilità economica, della responsabilità operativa e di quella progettuale. Devi accettare il fatto che in un’attività professionale le persone non allineate ai tuoi ritmi e ai tuoi scopi sono potenzialmente intercambiabili, non perché tu sia una persona cattiva o cinica, ma per una pura e semplice questione di sopravvivenza della tua impresa musicale.
Devi smettere di ragionare solo in termini di creatività astratta e iniziare a focalizzarti rigidamente sui costi della tua attività, che sono il vero e unico fulcro di qualsiasi impresa. Non sto parlando solo dei costi materiali ed evidenti come l’affitto della sala di registrazione o l’acquisto della strumentazione, ma soprattutto dei costi indiretti e dell’immenso costo umano.
Devi imparare a calcolare con precisione matematica il monte ore che tu dedichi personalmente allo sviluppo della tua musica, all’editing, allo studio delle strategie distributive e alla ricerca ossessiva dei partner.
Quando ti siedi a un tavolo per discutere con un collaboratore problematico o un membro della tua band che non riconosce i tuoi sforzi, devi avere davanti i numeri nudi e crudi. I numeri non mentono mai e spengono immediatamente ogni sterile e inutile polemica emotiva, costringendo l’altra persona a guardare in faccia la realtà del lavoro svolto.
Devi imparare a conoscere le qualità e le mancanze del capitale umano che ti ritrovi a gestire; per valorizzarlo, devi assegnare i ruoli all’interno del tuo team basandoti sulle reali propensioni e sulle caratteristiche innate delle persone, accettando che chi è estremamente creativo potrebbe non essere minimamente adatto a ricoprire ruoli tecnici, amministrativi o decisionali scomodi.
Per superare tutto questo groviglio di ostacoli emotivi, tecnici e strategici ti serve disperatamente un metodo rigoroso e replicabile. Non puoi affidarti al caso o alla speranza. Il mercato in cui stai cercando di entrare cambierà ancora drasticamente tra due o tre anni, nuovi paradigmi tecnologici e sociali stravolgeranno di nuovo le regole del gioco.
Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e ignorando il business, il rischio più grande che corri non è solo quello di non crescere, ma è quello di retrocedere da professionista ad aspirante professionista, perdendo tutto ciò che hai costruito e tornando inesorabilmente allo stato zero.
Solo l’acquisizione di un metodo solido ti renderà intellettualmente e professionalmente autonomo, fornendoti le gli strumenti per adattarti ai continui mutamenti del settore senza farti mai trovare impreparato.
Il viaggio per diventare un professionista della musica è duro, spietato e non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.
Se senti di essere pericolosamente bloccato in questo passaggio critico della tua vita, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.
Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Scrivimi una mail oggi stesso per fissare un confronto: esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.
Gratificami, offrimi un caffe!



