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La Musica e il Denaro

Vogliamo guardare in faccia alla realtà senza tante ipocrisie e scendendo dal fatato mondo dei sogni?

Magari, proprio ora, ti stai rendendo conto che, dopo aver investito tempo e risorse nel tuo progetto, stai scoprendo che il tuo conto in banca è desolatamente vuoto e non sembra abbia voglia di riempirsi.

La musica e il denaro

Hai passato anni chiuso in una stanza o in sala prove per affinare la tua tecnica, hai speso capitali in lezioni, strumentazione e ore di pratica estenuante per costruire le tue competenze verticali; hai fatto tutto quello che ti è stato insegnato, convinto che per sfondare bastasse essere un musicista eccellente.

Eppure, nonostante la tua innegabile bravura, oggi ti ritrovi impantanato in una situazione finanziaria frustrante, che non genera una rendita continuativa dalla tua arte. Sai perché?

Prima di andare avanti, ti vorrei fare una semplice domanda: sei sicuro di conoscere i meccanismi economici e quelle competenze trasversali che che regolano il mercato musicale moderno?

Vediamo insieme alcuni punti critici da affrontare per essere un professionista musicale in grado di prosperare nel mondo della musica che, particolarmente in questi anni, sta subendo profonde trasformazioni.

La musica non è un prodotto

Siamo in una lunga fase di transizione in cui il passato convive con il presente. Ti dico questo perché esistono ancora molti professionisti con una visione passatista e superata dalla mutazione del mercato musicale e discografico. Questa visione vede la musica come un prodotto, di conseguenza, sono convinti che il tuo brano, il tuo album o il tuo videoclip siano l’oggetto finale da piazzare sul mercato per generare guadagno.

Questo, ovviamente, ti porta a investire sistematicamente nella produzione, con la speranza che le vendite o gli ascolti in streaming ripaghino le spese: cosa che nella stragrande maggioranza dei casi non accade mai.

In realtà, oggi la musica non è più un prodotto fisico come lo è stato fino ad un decennio fa. Con l’avvento del digitale e della musica liquida, il mercato è diventato un’economia di servizio, in cui l’industria ha creato piattaforme per soddisfare l’esigenza dell’ascolto. Se ti ostini a trattare la tua arte come un prodotto, spendendo migliaia di euro in studio di registrazione sperando in un ritorno diretto, verrai inesorabilmente stritolato da un mercato che si ciba della tua mancanza di educazione finanziaria.

La tua musica registrata non è l’arrivo, ma è un veicolo, uno strumento che devi utilizzare per posizionarti e per offrire servizi reali, come concerti, didattica ad alto livello o partnership commerciali, che sono le uniche vere fonti di fatturato per l’artista musicale contemporaneo.

Le trappole promozionali

Non conoscere i meccanismi del mercato musicale e la voglia di emergere, di far conoscere la propria musica, spesso spingono l’artista musicale verso l’inesorabile trappola della promozione musicale.

La storia è sempre la stessa, l’artista crea la sua musica, la  pubblica e si scontra contro il muro dei “feedback zero”. Ma l’artista musicale crede nella sua opera, sa che è un buon brano e che è stato ben realizzato. A questo punto il suo ego e l’emotività prendono il sopravvento e, invece di fermarsi a studiare una strategia di posizionamento, cerca una scorciatoia immediata: la promozione a pagamento.

Il musicista esordiente si rivolge ad agenzie, uffici stampa o guru dei social media che promettono la ricchezza facile e la visibilità, gonfiando i numeri sui social e sulle app di streaming che  perònon si traducono mai in un reale rientro economico. Sono molti gli artisti che bruciano migliaia di euro in promozione senza prima aver costruito le fondamenta del loro business. Spesso la loro carriera musicale non dura molto.

Gli errori di management

Non raccontiamoci balle, agli artisti musicali non piace il marketing. Agli artisti musicali non piacciono i numeri, i grafici, le tabelle; a loro non piace monitorare i flussi di cassa, la gestione dei contatti, la gestione del cliente, più brevemente, all’Artista non piace la gestione manageriale.

Hai speso tempo e risorse per cercare ossessivamente nuovi fan, nuovi allievi o nuovi clienti, ma non hai la minima idea di chi sia già entrato dalla tua porta, di quando lo abbia fatto, di quanto abbia speso o del perché se ne sia andato. Non conosci i numeri della tua attività, non sai paragonare i risultati di questo mese con quelli dell’anno precedente e basi tutte le tue scelte sull’istinto e sulle speranze. Senza un sistema di acquisizione chiaro e senza dati su cui basare le tue decisioni strategiche, non puoi fare alcun tipo di marketing e rimani in balia degli eventi, sperando in un colpo di fortuna che, nel mondo degli affari, semplicemente non esiste.

Questa mancanza di metodo manageriale si riflette anche sul modo in cui decidi i tuoi prezzi. Quando devi stabilire il cachet per una serata dal vivo o la tariffa per una tua lezione, vai nel panico. Non sai calcolare i costi nascosti, non sai valorizzare il tuo tempo e, di conseguenza, decidi il tuo prezzo basandoti unicamente su quello che fanno gli altri; magari chiedi una determinata cifra solo perché è il prezzo della tua zona, oppure abbassi i prezzi, rischiando di lavorare in perdita per paura di perdere un ingaggio, alimentando una guerra al ribasso che distrugge te e l’intero settore.

Il prezzo dovrebbe essere l’ultimo tassello di una strategia accurata, la naturale conseguenza di quel valore specifico che tu sei in grado di comunicare e di fornire a un mercato fatto di bisogni reali.

Prima di ragionare come artista, devi ragionare da libero professionista. Questo significa che devi usare tutte le competenze verticali nel campo musicale per generare reddito: puoi insegnare uno strumento, trascrivere spartiti, esibirti dal vivo, offrirti come strumentista in studio, offrire consulenze musicali di vario genere e quant’altro. Devi mantenere un contatto diretto periodico non solo con i tuoi fan, ma anche con i tuoi clienti, usando le newsletter e tutti gli strumenti offerti dal marketing digitale.

Se non guadagni come un libero professionista, generando almeno tremila o quattromila euro al mese in modo continuativo, significa semplicemente che non hai ancora compreso come funziona questo ecosistema e sei a tutti gli effetti un dilettante; fino a quando ti muoverai avendo come unico scopo la ricerca spasmodica del denaro senza una ragione progettuale profonda e una forte disciplina manageriale, i soldi continueranno a sfuggirti.

Scaricare le colpe sugli altri, sul pubblico che non capisce o sull’algoritmo, non ti servirà: assumiti la piena e totale responsabilità gestionale del tuo percorso; impara dai tuoi errori, impara dai migliori, studia e applica ciò che hai imparato: l’esperienza farà la differenza.

Se oggi il tuo progetto artistico è impaltanato nella mancanza di reddito, devi compiere un coraggioso e grande atto di umiltà: devi fermare momentaneamente la produzione ossessiva di canzoni e immergerti nello studio spietato delle competenze indirette e trasversali. Devi imparare cosa significa fare impresa, comprendere le regole del posizionamento e del marketing prima ancora di scucire un solo euro per promuoverti.

Nessuno, nemmeno io, ti regalerà queste informazioni fondamentali, e l’idea che nel mondo della musica si possa ottenere tutto gratis o per intuizione è una menzogna che ti mantiene povero e subordinato. Devi investire nella tua mente prima che nei tuoi dischi.

Il mondo della musica è un ambiente meraviglioso ma severo, che non fa sconti a chi improvvisa. Richiede regole chiare, una scala di valori netta per capire a cosa dire di sì e a cosa alzare il dito medio, e una consapevolezza quotidiana delle proprie azioni.

Non lasciare che il tuo talento e anni di duri sacrifici vengano divorati dall’ignoranza finanziaria e dalla confusione strategica. Se hai finalmente compreso che il momento di agire come un vero professionista è arrivato, se vuoi smettere di sprecare i tuoi soldi in azioni senza senso e desideri imparare i veri meccanismi per far prosperare il tuo progetto musicale sul mercato, non fare questo cammino da solo.

Comicia con l’iscriverti alla mia newsletter, non costa nulla, inizia a costruire il tuo cambio di mentalità e quando sarai pronto, contattami e analizzeremo insieme il tuo progetto.

Ogni artista musicale ha la sua storia e non esistono formule magiche valide per tutti; non esistono meccanismi automatici di azione-reazione che conducono automaticamente ai risultati sperati.

Se vuoi fare sul serio, se non vuoi vivere alla giornata, io sono pronto ad affrontare con te le sfide che il mercato musicale impone. Possiamo costruire insieme un tuo percorso di crescita basato su conoscenze reali e non su leggende metropolitane o convizioni astratte basate sul sentito dire.

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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4 Skill del Musicista Professionista

Avrai sicuramente letto, o sentito dire, che oggi l’artista musicale deve ragionare da imprenditore, ma cosa significa esattamente questa locuzione?

4 Skill del Musicista Professionista

Ingenuamente, molti pensano che un’idea geniale, un’estrema perizia tecnica nello strumento o anni di studio e sperimentazioni siano sufficienti per costruire una solida carriera musicale, ma non è così. Nella pratica, se vuoi diventare un professionista della musica devi sviluppare anche quelle quelle abilità strategiche, manageriali ed economiche che esulano dalla mera esecuzione tecnica o dalla produzione musicale.

È la mancanza totale di queste competenze indirette la causa principale del fallimento economico dei musicisti. La tua grandissima preparazione tecnica, non supportata dalla conoscenza del business musicale, porta a investire capitali in direzioni errate che si rivelano dei vicoli ciechi; succede quotidianamente ad aspiranti musicisti che si fanno traviare da formule per il successo che in realtà sono state create solo per alimentare un sistema.

Il miglior consiglio che posso darti è di fermarti momentaneamente, smettere di produrre musica alla cieca e immergerti nello studio rigoroso delle dinamiche aziendali, di marketing e di gestione. Solo l’unione tra le tue eccellenti abilità verticali e delle solide competenze trasversali ti salverà dal non farti prendere in giro dal mercato e di costruire una vera indipendenza economica.

Ci sono tre punti in particolare che devi affrontare per costruire un percorso professionale e artistico solido ed economicamente sostenibile:

Comprensione del mercato e del target

Saper analizzare come funziona il mercato attuale, capire chi è il proprio pubblico di riferimento, intercettare i suoi bisogni reali e capire che tipo di valore o servizio si sta offrendo in cambio di un riconoscimento economico.

Devi interiorizzare che la musica odierna non è più un prodotto da vendere, ma un veicolo per offrire un servizio. Studiare il mercato significa imparare a identificare un target specifico, capire quali sono i bisogni reali e le necessità collettive di queste persone, e strutturare la tua offerta per soddisfarli.

Questo richiede di allontanarti dalla tua urgenza espressiva, per iniziare a comunicare un valore reale verso l’esterno.

Gestione e metodologia aziendale

L’abilità di creare, gestire e far evolvere un’attività professionale. Significa sapere come amministrare il proprio lavoro, organizzare i processi operativi e, soprattutto, capire come usare la propria musica non come un fine, ma come un “veicolo” utile per costruire un modello di business.

Così come impari i rudimenti e le tecniche di esecuzione sul tuo strumento, devi imparare come si crea, si gestisce e si migliora un’attività economica. Questo include l’acquisizione di sistemi di analisi e tracciamento dei dati, come l’utilizzo di un Customer Relationship Management (CRM).

Devi studiare come monitorare chi entra in contatto con il tuo progetto, perché lo fa e quando ritorna, smettendo di cercare ossessivamente nuove persone senza avere la minima consapevolezza di chi ha già bussato alla tua porta.

Senza questi dati concreti, ogni tua strategia manageriale si baserà sul nulla.

Educazione finanziaria

Saper dare il giusto peso all’economia, gestire i budget per non lavorare costantemente in perdita, decidere strategicamente i propri prezzi ed evitare di cadere in speculazioni promozionali a pagamento prive di logica.

Devi imparare che il denaro è un risultato e un riconoscimento del valore che porti, non il punto di partenza emotivo. Questo significa studiare le dinamiche per stabilire correttamente i tuoi prezzi, calcolandoli come l’ultimo pezzo di un puzzle strategico basato sul reale valore che offri, smettendo di scopiazzare le tariffe degli altri per pura emulazione o per paura di perdere ingaggi.

Il marketing strategico

Prima ancora di spendere un solo centesimo promozioni a pagamento per forzare la visibilità della tua musica, devi comprendere i pilastri del posizionamento: devi studiare come veicolare in modo corretto le tue competenze per far sì che un potenziale fan o cliente arrivi da te in modo organico.

Promuovere alla cieca un prodotto senza aver prima costruito queste fondamenta strategiche significa solo bruciare i tuoi risparmi.

La musica è un lavoro creativo che succhia un sacco di energia e di impegno fisico e mentale. Devi imparare a dividere le tue giornate in momenti in cui lasci sfogo alla tua creatività ed altri in cui ti trasformi in un freddo ragioniere che fa i conti con la realtà. È un dato di fatto che devi accettare se vuoi progredire nella tua passione musicale.

Se qualcosa ti sfugge o non comprendi bene, se ti trovi in difficoltà nel definire un percorso professionale, contattami e parliamone. Ogni artista musicale ha sue caratteristiche specifiche e per ognuno c’è la possibilità di un percorso.

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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Musica: un business di servizi

Pochi giorni fa, un artista musicale esordiente, al primo incontro in remoto, mi chiede perché tengo un blog. Gli faccio notare che lui mi ha trovato proprio grazie a questo blog, ma non sembra convinto.

La Musica è un business di servizi

Dopo qualche minuto di chiacchierata, nella quale mi espone più chiaramente i problemi che mi aveva accennato nella mail, gli passo una serie di link ad articoli di questo blog nei quali potrebbe trovare la risposta ai suoi dubbi, invitandolo a ricontattarmi se qualcosa non gli fosse chiara; cosa che poi è regolarmente accaduta e, data la complessità, si è trasformata una consulenza a pagamento.

Da questo blog non guadagno niente (tranne qualche rara gratificante donazione) ma nonostante questo, settimana dopo settimana, mi ostino a fare opera di divulgazione sperando possa essere d’aiuto a qualcuno, ma non solo per questo: lo faccio anche per dare un assaggio delle mie competenze, più o meno sviluppate.

Così, gli artisti musicali devono comprendere che oggi, nel mercato contemporaneo, la musica è un servizio, non un prodotto. La musica registrata non deve essere vista come il fine ultimo, ma come un veicolo, utile a posizionare la tua identità e ad attrarre un pubblico. I veri guadagni, quelli che permettono a un artista musicista di trasformare la propria passione in una professione sostenibile, derivano dai servizi concreti che si riescono a costruire attorno a questo veicolo.

Ma quali sono i servizi ad alto valore aggiunto che l’artista musicale può portare in piazza? Vediamone alcuni:

Le Performance e le Esperienze dal Vivo

Il servizio più antico e solido. Possiamo dire da sempre, o da  quando la musica viaggiava esclusivamente sugli spartiti di carta, i compositori offrivano il servizio della “performance” suonando dal vivo per le corti nobiliari; ancor oggi, il live rimane un pilastro vitale. Oggi, la performance live è qualcosa in più dell’eseguire dei brani su un palco, ma offre un’esperienza emotiva irripetibile per la quale il pubblico è felice di pagare il biglietto o per cui i gestori dei locali sono disposti a investire un cachet adeguato.

La Didattica di Alto Livello

L’insegnamento è un enorme bacino di mercato e un servizio di immenso valore. È il mezzo con cui puoi mettere a frutto le tue competenze verticali sullo strumento e sulle tue conoscenze di composizione e scrittura musicale. Convertire queste competenze in un servizio formativo, all’interno di una visione impreditoriale, dove il tuo costo è commisurato al valore che sei in grado di trasferire all’allievo, ti può dare i mezzi per altre attività legate alla professione musicale. L’importante è che tu non svenda il tuo tempo per pochi euro.

Produzione, Sessionismo e Lavoro in Studio

Se possiedi uno spazio attrezzato e competenze specifiche, puoi offrire servizi di produzione musicale, registrazione o mixaggio per conto terzi. Puoi mettere a disposizione di altri artisti o aziende, in un’ottica Business to Business, servizi diversi che vanno dalla registrazione, sino alla produzione di musiche per la pubblicità, cinema o tv.  Allo stesso modo, puoi offrire le tue abilità esecutive lavorando come turnista per suonare nei dischi o nei tour di altri colleghi. In questo caso, il servizio che vendi è la tua expertise tecnica e la tua affidabilità professionale per portare a termine la visione artistica altrui.

Brand Partnership e Concessione d’Immagine

Tra gli artisti mainstream questa è la fonte della stragrande maggioranza di fatturato: molto, ma molto di più del fatturato derivato dagli streaming. Una volta che hai costruito un’identità forte e un pubblico fedele, il tuo stesso brand diventa un servizio appetibile per altre aziende. Questo si traduce nella stipulazione di brand partnership, in collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni o nella concessione della tua immagine per valorizzare i prodotti o i servizi di altre realtà imprenditoriali.

Merchandising e Community Building

Sebbene coinvolga lo scambio di oggetti fisici (come una maglietta o un vinile stampato in edizione limitata), nel paradigma moderno anche il merchandising rientra in una logica di servizio. Il fan che acquista il tuo merchandise non sta comprando un pezzo di cotone, ma sta pagando per finanziare apertamente il tuo progetto e per acquistare un senso di appartenenza esclusivo alla tua tribù.

È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sé un cuore selvaggio. (da Wild at Heart di David Lynch)

Mi spiace deluderti, ma in verità al mercato non interessa nulla della tua urgenza espressiva; al mercato interessa unicamente capire quale problema gli stai risolvendo. Solo unendo le tue abilità musicali, le tue competenze verticali, con competenze manageriali, di marketing e di posizionamento, le competenze trasversali, potrai attrarre clienti e fan disposti a riconoscere economicamente il tuo valore.

Ah, un’ultima cosa.

Anche se vuoi fare l’Artista Puro, puntare in alto, arrivare al massimo, per essere conosciuto e apprezzato dovrai comunque confrontarti con il mercato e con le logiche impreditoriali.
Non si scappa.

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Nella musica non esistono scorciatoie

Tra gli aspiranti musicisti che mi capita di incontrare, ce ne sono alcuni convinti che l’Intelligenza Artificiale spianerà loro la strada per il successo.

Nella musica non esistono scorciatoie

Certo, l’IA abbassa i costi produzione, riempie lacune tecniche, risolve situazioni difficili; ma l’IA resta solo uno strumento per produrre musica, il che non corrisponde necessariamente con il denaro e con il successo. Chi la pensa diversamente è perché ragiona da dilettante e non da professionista.

Che l’AI entri o meno nel tuo processo di produzione creativa, se vuoi ritagliarti il tuo spazio come artista professionista nel mondo della musica, ti dovrai confrontare con il mercato e con un ambiente duramente meritocratico, che lascia zero spazio alle improvvisazioni e agli incompetenti.

Semplificando le cose, nel mercato musicale il percorso di crescita di un’artista musicista, possiamo dividerlo in tre livelli; il Livello Zero  in cui sei un aspirante professionista, senza alcuna rendita e senza un vero flusso di ricavi e costi; il Livello Uno, in cui lavori come artista musicale e sei un professionista a tutti gli effetti; infine il Livello Due, dove sei un vero imprenditore musicale.

Se oggi non riesci a vivere con la tua musica, è perché ti trovi al Livello Zero e non sarà certo un’IA che ti farà salire al livello superiore. Se non conosci i processi processi fondamentali di business, marketing e promozione, non riuscirai mai a generare una rendita economica solida dalla produzione musicale.

Devi staccarti dalla visione, legata al passato, ancorata a una visione superata dove il  business musicale era basato sulla vendita del prodotto fisico.

Prima degli abbonamenti in streaming, che hanno abbassato drammaticamente il costo dell’ascolto musicale, il pubblico era naturalmente educato a spendere per acquistare un disco, e la promozione consisteva semplicemente nell’ottenere la massima visibilità possibile per vendere quel supporto fisico al maggior numero di persone.

Oggi non è più così, le dinamiche socioeconomiche sono cambiate in modo irreversibile e tu non puoi confrontarti con esse sperando di convincere da zero il tuo pubblico ad acquistare la tua musica come se fosse una merce da scaffale.

Il mercato musicale moderno è diventato esclusivamente un business di servizio dove i maggiori introiti vanno ai distributori.  In questo contesto, non riuscirai mai ad arrivare nemmeno al banale punto di pareggio tra costi e ricavi se basi il tuo intero modello di business sul semplice prodotto registrato.

La tua produzione artistica non deve essere un costo da recuperare con ansia, che è nemica della creatività,  deve trasformarsi in un investimento calcolato, un asset strategico che serve per marginare in altri modi e vendere i tuoi veri servizi. Per questo motivo, la sostenibilità economica la puoi trovare, nella misura  che ti è più vantaggiosa, sviluppando sei dimensioni specifiche che la maggior dei dilettanti ignora o sottovaluta totalmente.

La prima di queste sei è la dimensione valoriale. Il tuo pubblico non diventerà mai fan di un banale file audio o di un videoclip sui social, ma si innamorerà di un’identità artistica forte che ha l’arroganza e la pretesa di dire qualcosa di significativo al mondo.

La seconda è la dimensione sonora, che significa avere un filo conduttore creativo, degli elementi ricorrenti che rendano il tuo suono immediatamente riconoscibile all’interno di un’unica macro identità.

La terza è la dimensione visiva, un fattore fondamentale perché la mente umana ragiona per immagini, e tu devi obbligatoriamente posizionarti a livello spaziale e visivo nella testa del tuo target se vuoi avere una speranza di sopravvivere nel mercato.

La quarta dimensione è la più vitale e complessa di tutte: quella esperienziale. Mettitelo bene in testa e non dimenticarlo mai: il tuo pubblico non paga per acquistare un tuo prodotto, ma è disposto a pagare profumatamente per farne parte. Quando un tuo fan compra una tua maglietta o un tuo vinile, non sta semplicemente acquistando un pezzo di cotone o un disco di plastica, ma sta finanziando apertamente il tuo servizio; sta acquistando un senso di appartenenza esclusiva alla tua tribù.

Non dimentichiamo la dimensione commerciale, che ti impone di cercare partnership, vedendo la tua musica e le tue abilità come un asset utile anche per lo sviluppo di altre realtà e collaboratori. Che ti impone di cercare mercati diversi da quello dello streaming, come possono essere i synch agent o i live ben retribuiti.

La dimensione commerciale funziona bene quando hai una solida dimensione comunicativa. Comunicare nel modo giusto, con i messaggi giusti, a seconda ti rivolga al pubblico o agli addetti del settore è un tassello che chi sottovaluta, aspettando il miracolo d’essere scoperto, è quasi sempre destinato a vagare nel nulla o ottenere lavori non soddisfacenti.

Tutte queste dimensioni sono le tessere di un mosaico incastrate in un sistema aziendale molto più grande. Sono questioni che devi gestire e portare avanti quotidianamente, devono avere la stessa attenzione che dedichi ai tuoi processi creativi: suonando, scrivendo, cresci artisticamente; occupandoti di mercato, di promozione, di sfruttamento commerciale, crescri professionalmente.

Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e non sviluppando un business, il rischio più grande che corri  è quello di perdere tutto ciò che hai costruito tornando al Livello Zero.

Il viaggio per diventare un professionista della musica non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.

Se senti di essere pericolosamente bloccato, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.

Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Contattami liberamente, esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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Attento alle Cat&Fox Music Ltd

Il settore della musica è un campo minato in cui l’ignoranza costa cara; conoscere la differenza tra etichetta discografica ed editore musicale è il primo passo per iniziare a ragionare come un vero professionista.

Attento alle Cat&Fox Music Ltd: il pericolo delle etichette discografiche fraudolente.

In questo articolo vedremo cos’è un editore discografico e cos’è un’etichetta discografica e quali sono i loro ruoli. Vedremo anche le Etichette Fuffa il cui business non è far crescere l’artista ma campare sulla sua ignoranza: le famose Cat&Fox Music Ltd.

L’editore musicale

L’editore è quella figura o azienda che si occupa esclusivamente della gestione e della tutela del diritto d’autore. Immagina la tua canzone nella sua forma più pura, ovvero come una combinazione di testo e melodia, un’opera dell’ingegno scritta su un foglio di carta. L’editore tutela te che sei l’autore o il compositore, e si occupa di sviluppare e far fruttare economicamente questo tuo repertorio.

Un editore moderno non è un’entità passiva che aspetta che i soldi piovano dal cielo, ma un partner creativo molto attivo.
Un buon editore si occupa di cercare nuovi mercati dove piazzare la tua musica, organizza sessioni di scrittura, ricerca nuovi talenti e fa da ponte tra chi scrive le canzoni e chi le interpreta.

Soprattutto, l’editore si assicura che tu venga correttamente remunerato ogni singola volta che la tua opera viene eseguita in pubblico, passata in radio, trasmessa in televisione, suonata in discoteca o inserita all’interno di un film o di una pubblicità attraverso le cosiddette sincronizzazioni.

Non lo fa per beneficenza, ma perché divide con te ogni introito possibile derivante dalle tue creazioni.

L’etichetta discografica

Mentre l’editore si occupa dell’opera astratta e del diritto d’autore, l’etichetta discografica si occupa del master, ovvero della registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Il ruolo di un’etichetta discografica, essendo un’azienda a tutti gli effetti, è quello di generare il massimo profitto possibile per se stessa e per i propri azionisti attraverso lo sfruttamento del proprio catalogo musicale.

Il catalogo non è altro che l’insieme delle registrazioni di cui l’etichetta detiene la proprietà. L’etichetta discografica si occupa quindi di coordinare gli step strategici e operativi per inserire il prodotto registrato all’interno del mercato, gestendo la distribuzione, il marketing e la promozione affinché la tua musica arrivi al target giusto.

Per confrontare le due figure e riassumere la differenza semplificando: l’editore lavora con la canzone scritta, tutelando i diritti di chi l’ha composta, mentre l’etichetta discografica lavora con il file audio registrato, occupandosi di commercializzarlo. Sono due mondi paralleli che si incontrano per generare profitto, ma che si basano su due tipologie di proprietà intellettuale e materiale nettamente separate.

Proprio in questa separazione si nasconde la trappola più grande in cui cadono gli artisti esordienti. Il mercato è letteralmente infestato da etichette discografiche fuffa, realtà finte costruite appositamente per fare leva sul tuo ego e venderti dei servizi.

Le Cat&Fox Music Ltd

Nel Pinocchio di Collodi i due truffatori passati alla storia come il Gatto e La Volpe sfruttano la voglia di arricchirsi dell’ingenuo burattino truffandolo per impossessarsi delle sue preziose monete d’oro. Il capitolo ha ispirato la canzone la famosa canzone di Edoardo Bennato che recita:

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo maiNoi sapremo sfruttare le tue qualitàDacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorsoPer la celebrità

Nell’era dello streaming le false etichette musicali, le Cat&Fox Music Ltd prosperano come funghi: Riconoscerle è vitale se non vuoi buttare soldi al vento e soffrire dolorose frustrazioni.

Una finta etichetta si comporta come uno studio di registrazione o un’agenzia di servizi mascherata, che gonfia i preventivi di produzione dicendoti che coprirà metà delle spese, quando in realtà la tua metà copre già l’intero costo reale dell’operazione.

Il segno inequivocabile di un’etichetta Cat&Fox è la gestione fraudolenta della proprietà del master. Queste realtà ti chiedono di pagare per la produzione in studio, per i videoclip e per l’ufficio stampa, scaricando su di te tutti i costi imprenditoriali, ma pretendono di mantenere il cento per cento della proprietà della tua registrazione.

Sfruttano la tua ignoranza, o scarsa conoscenza, del settore confondendo volutamente la proprietà del master con i punti editoriali e i diritti d’autore, facendoti credere che lasciargli la proprietà della registrazione sia una prassi normale in cambio di qualche royalty.

Al contrario, una vera etichetta discografica seria lavora in totale trasparenza e si assume il rischio d’impresa insieme a te. Se tu, come artista, paghi interamente le spese di realizzazione del tuo disco, una vera etichetta riconosce che la proprietà del master è esclusivamente tua.

Se invece i costi vengono divisi, l’etichetta stipulerà con te un contratto di comproprietà del master, in cui le percentuali di possesso riflettono in modo esatto la percentuale del budget che ognuno ha investito.

Una vera etichetta non cerca di rubarti il controllo della tua musica, ma lavora per costruire un percorso di lungo periodo, integrando anche aspetti di management ed edizioni, per farti crescere nel tempo e guadagnare insieme a te in un rapporto di partnership reale.

Ma cosa cerca realmente oggi un’etichetta discografica in un artista?

Devi cancellare dalla mente l’idea romantica degli anni passati, quando un discografico scopriva un talento grezzo in un locale e investiva anni di tempo e fiumi di denaro per farlo crescere e sviluppare.

Oggi le regole del gioco sono spietatamente capovolte e i tempi di incubazione di un artista si sono ridotti drasticamente. Nessuna etichetta ha più il tempo, la voglia o le risorse per scommettere sul buio totale.

Oggi, un’etichetta discografica o un A&R, ovvero la figura preposta alla ricerca di nuovi talenti, cerca artisti che siano già dei prodotti finiti o che abbiano già dimostrato di sapersi muovere nel mercato.

Cercano musicisti che abbiano già costruito una loro identità chiara, che possiedano una base di pubblico reale e, cosa ancora più importante, che abbiano già un proprio modello di business funzionante in grado di generare ricavi autonomamente.

Le etichette non sono onlus progettate per finanziare i tuoi sogni, ma aziende che cercano partnership commerciali con realtà che hanno già un valore dimostrabile da poter amplificare all’interno del loro ecosistema.

Affannarsi per cercare un contratto discografico quando non hai ancora una tua struttura indipendente, un tuo pubblico e un tuo modello di sostenibilità, significa unicamente offrirti come vittima perfetta per chi vuole sfruttare la tua ingenuità.

Se vuoi smettere di navigare alla cieca, se vuoi imparare a proteggere la tua musica dalle truffe e vuoi comprendere come costruire un modello di business solido che renda la tua arte davvero appetibile per i professionisti seri del settore, non affrontare questo percorso da solo o alla cieca.

Studia, informati, fatti affiancare da consulenti e professionisti sia legali, marketing e ovviamente musicisti e tecnici musicali. Ragiona sempre a 360° da vero professionista. Solo evitando le trappole del Sistema puoi sperare di costruire un percorso artistico solido e ricco di soddisfazioni.

Su questo argomento, sull’assetto del mercato discografico in generale, possiamo parlarne per ore ed ore. Quindi, se vuoi ampliare la tua conoscenza in profondità, scrivimi due righe e parliamone liberamente.

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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Sei un musicista Pro o Dummy?

Per entrare nel vasto mercato musicale, per vivere guadagnando con la musica, non puoi approcciarti come un Dummy. Non c’è spazio per gli hobbysti. Se vuoi fare sul serio, se vuoi essere un Pro, devi affrontare il mondo della musica con il mindset giusto e prepararti a lavorare duramente e con passione sul tuo progetto musicale, ampliando le tue competenze e diventare Manager di Te stesso, come si usa dire.

Sei un musicista pro o dummy?

Lavorare sul tuo progetto artistico e sulla tua musica mettendo in campo energie, tempo e risorse economiche senza ottenere alcun tipo di feedback o risultato concreto rappresenta una delle esperienze più frustranti che si possa vivere.

Questa condizione di stallo spesso non dipende dalla qualità intrinseca della tua musica, ma dalla mancanza di una struttura professionale e strategica capace di trasformare un’idea astratta in un valore riconosciuto dal mercato.

Molti artisti musicali finiscono per arrendersi, o nel trascinarsi con fatica, perché rimangono intrappolati in un circolo vizioso alimentato da aspettative irreali e dalla dipendenza da realtà poco trasparenti: ad esempio etichette che promettono visibilità in cambio di pagamenti o servizi di distribuzione o promozione privi di un contesto reale.

Uscire da questa impasse e iniziare a guadagnare davvero con la musica, parte dalla consapevolezza che il settore musicale oggi richiede competenze che vanno ben oltre la semplice creatività musicale o l’abilità con lo strumento: competenze di business e marketing sono pilastri fondamentali per la tua carriera.

Il primo passo cruciale per monetizzare come artista musicale è la trasformazione del tuo progetto artistico in un prodotto artistico posizionabile. Vedo spesso che il progetto è un’entità astratta, creativa, legata al desiderio primario dell’artista di comunicare ed esprimersi; il prodotto musicale invece, deve avere un perimetro definito e un’identità chiara che il mercato ( e il pubblico) possano riconoscere e valutare.

Il mercato musicale ha regole specifiche che non riguardano necessariamente la struttura dei brani, ma la tua capacità di generare fan reali e di occupare uno spazio preciso nella mente del pubblico e degli addetti ai lavori: quello che viene definito Posizionamento.

L’identità artistica prevede la non omologazione, al contrario richiede unicità: devi essere il più diverso possibile dagli altri. Il segreto sta nel mantenere una coerenza assoluta tra immagine, valori, linguaggio e immaginario sonoro. Senza questa aderenza tra le varie parti, il tuo progetto appare frammentato e dispersivo. Questo rende impossibile per un potenziale fan, o un professionista del settore, comprendere il reale valore della tua proposta musicale.

Una volta definita la tua identità, entra in gioco la strategia di posizionamento, che rappresenta la maggior parte del lavoro necessario per aggredire il mercato con successo. La maggior parte degli artisti esordienti commette l’errore di passare direttamente dal progetto al mercato, caricando brani sugli aggregatori e scimmiottando i contenuti dei social nella speranza che accada qualcosa (che puntualmente non accade).

Al contrario, i musicisti professionisti utilizzano metodologie strategiche per focalizzare su di sé l’attenzione; evitando di sprecare tempo e soldi in azioni inconcludenti. Solo ragioando e progettando una strategia ti permetterà di capire come parlare al tuo target, quali piattaforme presidiare con contenuti mirati e a quali attori della filiera discografica, come uffici stampa, etichette o booking in target, rivolgerti per ottenere una reale trazione.

In questo campionato difficile, entrare nel mercato è una sfida, ma rimanerci richiede un mindset fortissimo e una preparazione tecnica e gestionale che solo pochi artisti scelgono di coltivare. E purtroppo i risultati si vedono.

Una mancanza frequentissimo nel dummy è la costruire di una presentazione efficace per i professionisti del settore: è una competenza strategica che può fare la differenza tra l’essere ignorati e l’ottenere un investimento. Devi considerare che i professionisti seri, quelli con cui vale la pena investire tempo e risorse, ricevono una mole enorme di materiale; un artista deve essere capace di suscitare interesse in pochissimi minuti, andando dritto al punto e facendo capire immediatamente cosa lo rende diverso dal resto del branco.

Questo ti richiede la capacità di abbandonare i discorsi generici per concentrarsi sui punti cardine della tua presentazione professionale. In genere un esordiente è carente di contesti offline di alto livello dove testare la sua musica e, sopra ogni cosa, costruire connessioni.

Devi superare questo ostacolo e lavorare per crearti connessioni di rilievo. Nel mondo reale le relazioni interpersonali sono ciò che permettono di uscire dalla dimensione solitaria del web per confrontarsi con situazioni di livello superiore

C’è poi da abbattere un pregiudizio che in realtà spesso è l’alibi dei rinunciatari.

Imparare a venderti: devi imparare a dare un valore commerciale al tuo lavoro; dargli un significato concreto, materiale, che vada parallelo al valore artistico del tuo lavoro. Imparare a vendersi non significa screditare la propria arte, ma al contrario generare le risorse necessarie per sviluppare le proprie competenze, investire in attrezzature professionali e proseguire i propri percorsi formativi.

La diversificazione delle entrate attraverso la vendita di servizi, come sessioni di registrazione, mixing o consulenze tecniche, è una via concreta per incamerare denaro e sostenere il proprio progetto artistico principale.

Il mondo della Musica è un vasto mercato estremamente competitivo che offre tutto di tutto, online, ed a prezzi ridicoli. Se vuoi essere valorizzato, devi far percepire al tuo potenziale cliente i benefici ed i vantaggi unici della tua offerta, dei tuoi servizi. In questo modo non dovrai più giocare al ribasso, ma ti farai pagare in base al valore della tua proposta.

Ti sembra difficile? Se hai delle competenze solide dovresti essere in grado di farlo. Se ritieni di non averle, allora studia di più: significa però che non sei pronto per affrontare il mercato.

Studiare il business e il marketing musicale ti è indispensabile per acquisire il controllo sulle tue piattaforme e sui tuoi flussi di lavoro, evitando di dipendere totalmente da algoritmi o realtà esterne che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro. Testare le informazioni che raccogli, l’analisi di casi studio reali sono gli strumenti che consentono di accorciare i tempi di crescita, trasformando anni di tentativi a vuoto in mesi di lavoro mirato e consapevole.

Devi avere le spalle larghe ed essere disposto a ricevere critiche costruttive e a guardare in faccia ai tuoi fallimenti: è proprio dall’analisi degli errori, tuoi e degli altri, che trai le lezioni più importanti per posizionarti correttamente nel mercato.

Nel settore musicale, il livello medio di preparazione strategica è spesso basso, se decidi di lavorare seriamente sulla tua formazione imprenditoriale, avrai un vantaggio competitivo enorme. Ma soprattutto, trasformerai la tua passione in una professione solida, redditizia e duratura.

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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L’artista musicale deve investire, ma come?

Prima o poi, ogni artista musicale deve investire denaro per crescere ed evolversi. Ho fatto un po’ di mente locale sulle mie esperienze dirette e indirette e ne ho ricavato una piccola guida che può orientarti nel tuo percorso artistico. Per l’artista esordiente,  definito come colui che è al primo o secondo singolo, con brani ascoltati principalmente dagli amici e video con circa 300-500 visualizzazioni reali, le priorità di investimento sono chiare.

Dove deve investire l'artista musicale oggi?

Investi nella Produzione e nel Sound

Il più cruciale ambiente in cui investire tempo e risorse è la produzione. Anche se sei un producer capace di fare tutto da solo, potresti aver bisogno di una guida esterna che ti aiuti a definire, rifinire e pulire il tuo suono; almeno dovresti aver qualcuno con cui confrontarti, per essere certo che il frutto del tuo lavoro non sia condizionato da una visione troppo personale: ricorda che nei lavori creativi, come la musica, la passione, l’amore per le proprie creazioni può giocare brutti scherzi. Avere un prodotto finale di valore è la base per tutto ciò che segue.

Investire in produzione non significa solo pagare lo studio, c’è qualcosina i più:

  • Arrangiamento e Pre-produzione: Devi avere un professionista che valuti la struttura del brano prima di entrare in studio. Un orecchio esterno troverà i punti deboli e punti di forza della tua composizione, correggendo i primi ed esaltando i secondi.
  • Registrazione: Assicurarsi che le riprese vocali e strumentali siano impeccabili. Anche qui un professionista del suono può esserti di grande aiuto.
  • Mixing: Bilanciare tutti gli elementi sonori per garantire chiarezza e impatto; in questa fase, a meno che tu non sia un genio della consolle, un tecnico di livello fa la differenza.
  • Mastering: L’ultimo passo per ottimizzare il brano per tutte le piattaforme di streaming, garantendo che suoni al volume e con la dinamica standard del settore. Ovviamente anche in questa fase affidarsi ad un tecnico competente è molto meglio che fare da soli.

Un brano professionale e ben prodotto è un ottimo biglietto da visita per farsi notare dai professionisti del settore. Se poi hai seguito con attenzione le varie fasi di produzione, hai avuto il controllo sul tuo lavoro, sarà una carta in più da giocare nella tua partita.

Investi nei Live: Anche Gratuiti

L’investimento nei live, in questa fase, significa suonare ovunque e senza cachet: feste, strada, house concert, o qualsiasi contesto che ti permetta di stabilire connessioni forti. L’obiettivo è duplice: testare la musica nel mondo reale e guardare il pubblico negli occhi per capire come la tua musica stimola il loro stato d’animo. Accettare di suonare gratis è un investimento in esperienza e connessioni, non un regalo. Il mondo offline e la capacità di portare i progetti nel mondo reale sono ciò che fa la differenza.

Ovviamente questo deve rientrare in una strategia di comunicazione ben precisa e pianificata. Solo così riuscirai a massimizzare i risultati e non sarà una perdita di tempo.

Investire nei live, se hai una fan base minima, significa anche produrre i propri live, quando magari non si ricevono proposte interessanti o svilenti.

Evita Numeri Finti e Uffici Stampa Prematuri

Orami dovrebbe essere chiaro, ma è anche chiaro che non si è mai ripetuto abbastanza: non investire in plays, follower o views. Questi numeri dopati non ti forniscono il feedback sincero necessario per far evolvere il tuo percorso artistico. Se ti sfugge il perché, scrivimi, fissiamo una videocall e te lo spiego per benino, ti divertirai.

Inoltre, non investire in un ufficio stampa troppo presto. Sebbene l’ufficio stampa sia utile, è necessario capire prima quanto vale la tua musica. Affidarsi a un PR senza avere una base di valore o di trazione espone l’artista a spese inutili, specialmente considerando che, se l’interlocutore ha poco tempo, devi comunque essere tu a saper presentare il progetto in modo efficace. Un ufficio stampa è più appropriato quando si è già nello status di Artista Promettente (3.000-7.000 views reali), in questo caso, una buona campagna associata ad una strategia di marketing dove può accelerare un processo già in corso.

Il Feedback Critico è indispensabile

Una delle trappole più grandi per l’artista sconosciuto è l’isolamento o il confronto solo con realtà di basso livello. Se non ti confronti con situazioni di un livello più alto rispetto al tuo, rischi di rimanere in una situazione di stallo, che non ha senso ai fini della crescita.

Il confronto con veri professionisti è la chiave per superare le tue mancanze. Un professionista serio non ti darà solo pacche sulle spalle; ti dirà onestamente se ti manca qualcosa e come fare per migliorarti. Magari ti farà notare che il tuo punto di forza più grande è la cosa più sotterrata che hai presentato. Questa crescita avviene attraverso il confronto diretto e la disponibilità a ricevere critiche, non solo attraverso l’assimilazione passiva di informazioni da un video YouTube o un articolo.

Trovare il Contesto Giusto

Cercare il contesto giusto significa privilegiare la qualità sulla quantità. È meglio partecipare a un evento ristretto (come quelli limitati a 12 artisti, per esempio), dove c’è attenzione e non dispersione, piuttosto che a una convention da 100 persone.

Anche la tua rete di relazioni professionali deve crescere insieme alla tua immagine pubblica e la tua evoluzione artistica, anzi, queste tre cose sono strettamente collegate e una loro crescita armonica ti semplificherà di molto l’esistenza.

  1. Ricerca Locale Qualitativa: Invece di mandare email a festival nazionali, cerca showcase per artisti emergenti organizzati da entità con una reputazione consolidata (aziende o professionisti che dimostrano trasparenza) nel tuo territorio.
  2. Imparare dagli Errori degli Altri: Essere in contesti ristretti ti permette di osservare come gli altri presentano i loro progetti e di apprendere dai loro errori. Vedere i fallimenti (che sono amati, perché chi non fallisce non ci prova mai) altrui è un enorme plus per la propria crescita.
  3. Preparazione Pre-Incontro: Quando si incontra un professionista, non sprecare l’occasione. Se non sai cosa dire in poco tempo, non puoi fargli capire che sei diverso. Prepara la presentazione in anticipo. Sai come ti devi presentare?
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La Mentalità Imprenditoriale e la Trasparenza

Gli artisti musicali troppo spesso investono la maggior parte di tempo e risorse sul lato creativo e sottovalutano ampiamente quello strategico e gestionale, poi si lamentano che non fanno soldi! Per uscire dalla fase di emergente e progredire, devi sviluppare una mentalità imprenditoriale, sapendo distinguere chi lavora in modo trasparente e chi no.

Le realtà che lavorano seriamente sono spesso le più schiette e dirette, non temendo di essere scomode. Una realtà non trasparente si sente da lontano per la sua puzza di marcio e la mancanza di obiettivi concreti. Ricorda che il denaro e l’attenzione sono spesso strumentalizzati per farti pagare servizi inutili.

La sincera eccitazione professionale deriva dai numeri sinceri, anche quando sono piccoli. Una volta che si inizia a dopare i numeri, è difficile smettere. La trasparenza e l’onestà intellettuale nel presentare il proprio percorso, incluse le mancanze e i fallimenti, sono cruciali per attrarre professionisti seri e investitori disposti investire denaro reale.

Gestisci il Passaggio di Status

Quando il tuo percorso musicale inizia ad avere trazione, hai un EP o un album pubblicato, il passaparola è avviato, i tuoi video raggiungono le 3.000-7.000 views reali, e riesci pure a riempire degli spazi con i tuoi live,  puoi dire d’essere entrato nello status artistico più delicato per la tua carriera: quello di Artista Promettente. A questo punto, le tue scelte possono avere un impatto decisivo sul futuro:

  • Valuta l’Ufficio Stampa: Se sei ancora senza contratto, delle campagne stampa mirate e strategiche sono a questo punto opportune. Ma non dimenticare che interviste e comunicati stampa devono essere parte di una strategia più complessa che investa tutti i media a tua disposizione e con un messaggio chiaro, che non crei confusione nelle tue intenzioni.
  • Investi in Merch e Contatto Diretto: Inizia a produrre merchandinsing per ripagare le spese dei concerti e mantenere il contatto con la fan base. Dovresti avere anche un sito, un semplice sito vetrina, ma in grado di raccogliere le email dei tuoi fan: il primo indispensabile passo per togliersi dalla schiavitù dei social.
  • Contatta gli Addetti ai Lavori in Modo Unico: Evita l’email standard. Per distinguerti dalla massa e non essere regolarmente cestinato (perché i giornalisti ricevono troppe richieste), invia qualcosa di fisico (vinile, cassetta, CD): fai vedere che fai sul serio e che investi nella tua produzione. Questo ti rende memorabile e aumenta le possibilità che il tuo disco venga ascoltato.
NO ai Social Media Guru

Evita chi promette di triplicare il pubblico o metodi infallibili in tre mosse. Questi guru, nella migliore delle ipotesi, spesso applicano metodi rigidi che non si adattano alla tua sensibilità artistica, portandoti a vendere la musica come fosse un profumo.

L’Occasione di Crescita e il Tuo Prossimo Passo

Ricorda che il successo non si costruisce solo online. La vera crescita si ottiene avendo il contesto, le persone e i professionisti veri, giusti e seri con cui confrontarsi. Che si tratti di eventi, showcase ristretti o sessioni di ascolto con figure autorevoli, come produttori artistici, autori di spicco, o veterani del settore, l’opportunità di presentare il tuo progetto e ricevere feedback di alto livello fa la differenza.

Non usare la scusa che il tuo progetto non è ancora perfetto per evitare il confronto. Mettiti nell’ottica di usare questi contesti come una spinta per migliorare, sapendo che le occasioni non mancheranno se sarai in grado di convincere l’interlocutore di avere qualcosa di valore. La trasparenza, la qualità della produzione e la capacità di presentarti velocemente e chiaramente sono i tuoi alleati più potenti per emergere da artista sconosciuto e scalare il tuo percorso artistico.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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2 ostacoli del musicista esordiente

Sono due gli ostacoli che, come artista devi affrontare nel mercato musicale attuale: la saturazione dell’offerta e la polarizzazione degli utili che, nell’attuale sistema discografico, rischiano di non finire nelle tue tasche.

2 ostacoli del musicista esordiente

In particolare se sei un artista musicale esordiente, superare la saturazione ed entrare in un mercato così dinamico, è necessario affrontare, conoscere, una serie di problematiche strutturali e strategiche.

L’ignoranza dei modelli economici del mercato musicale ti spingono verso direzioni economicamente non sostenibili che troncano il tuo percorso professionale-artistico sul nascere. Il passo fondamentale è quindi che tu comprenda attivamente come funzionano e non cadere nella trappola di modelli di business creati per farti vivere un’illusione.

Il settore musicale soffre di troppa emotività, troppa passione. Spesso gli artisti musicali non guardano il proprio progetto con occhio analitico. Vittime del proprio egocentrismo, sottovalutano l’importanza di analizzare il loro pubblico, il loro mercato di riferimento e persino il tipo della loro offerta musicale. Questa assenza di analisi è la causa principale del fallimento delle azioni di promozione e posizionamento.

La mancanza di un approccio strategico a 360°, che inizia dall’analisi del tuo pubblico potenziale e si conclude con la scelta di come vuoi veicolare i tuoi messaggi, è destinato a portare al fallimento di ogni tua iniziativa con una conseguente demotivazione, se non vera e propria depressione.

Non puoi definire tale un progetto musicale se non pianifichi ogni aspetto del lavoro. Se non elabori un’identità artistica e una strategia di posizionamento sul mercato; se non affronti in termini di budget, di spese e ricavi, ogni aspetto della tua professione.

La mancanza di questa progettualità quasi sempre consegna l’artista musicale nella trappola degli speculatori promozionali, che non sono invisibili poteri forti, ma quel Circo di servizi  per musicisti che però funzionano, se non truffaldini, solo se indirizzati correttamente e si sono raggiunti certi livelli.

Per concludere, superare la saturazione del mercato e la polarizzazione degli utili, devi sostituire l’emotività e la casualità con un approccio strategico e analitico, focalizzato sulla comprensione dei modelli di business, la gestione oculata delle risorse, la definizione chiara del target e l’applicazione di procedure logiche finalizzate al raggiungimento di un obiettivo.

Fare l’artista musicale è una professione creativa dove il lato professionale vale quanto quello creativo. Prima lo comprendi, prima otterrai i risultati che cerchi.

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metadata come strumento di marketing

Immagina di aver scritto una canzone che esplode sulle piattaforme, con milioni di stream, eppure i soldi non arrivano. Non è un incubo: succede ogni giorno. La ragione? Non sono le piattaforme che ti fregano, ma la tua disattenzione ai metadata. Quell’informazione invisibile,nomi, codici, percentuali , che decide se vieni pagato in tempo o se i tuoi guadagni finiscono nella cosiddetta black box del denaro disperso.

Metadata come strumento di marketing

Ecco perché l’intervento di Niclas Molinder – produttore, autore ed editore svedese – pubblicato su WIPO Magazine è un campanello d’allarme che nessun artista o professionista del settore musicale dovrebbe ignorare.

Cosa dice l’articolo

Molinder, che ha fondato insieme a Björn Ulvaeus (ABBA) e Max Martin la piattaforma Session Studio, insiste su un punto semplice ma potente: se i creatori non raccolgono e condividono i metadata fin dall’inizio, l’industria non potrà farlo al posto loro. Questo significa:

  • Identificativi univoci (IPI, IPN, ISNI) condivisi tra i collaboratori;
  • Accordi chiari sulle percentuali di suddivisione prima della pubblicazione;
  • Utilizzo di strumenti compatibili con standard come DDEX-RIN;
  • Educazione continua sul valore della proprietà intellettuale.

Molinder ricorda che anche se Spotify ha distribuito oltre 10 miliardi di dollari in royalty nel 2024, molti autori continuano a non ricevere ciò che spetta loro. Il problema non è la “cattiva fede” delle piattaforme o delle etichette, ma la mancanza di dati accurati e trasparenti.

QUINDI, SECONDO ME

Qui tocchiamo un nervo scoperto e posso dirlo senza mezzi termini: la cura dei metadati è l’elemento meno sexy ma più decisivo per il successo a lungo termine. È come un’assicurazione: nessuno ci pensa quando le cose vanno bene, ma quando manca ti accorgi che stai perdendo soldi e opportunità.

Spesso i musicisti credono che basta fare musica, ma oggi l’industria è un business dei dati. Ogni stream, ogni utilizzo in sync, ogni passaggio radiofonico passa attraverso database che devono sapere chi ha fatto cosa. Se i dati sono incompleti o contraddittori, il flusso di denaro si blocca. E indovina? Il sistema non si fermerà ad aspettare te.

Molinder propone un cambio di mentalità: trattare la gestione dei metadati come un lavoro professionale, esattamente come un cameriere che deve fornire codice fiscale e ore lavorate per ricevere lo stipendio.

Perché ti riguarda da vicino

Se sei un cantautore, un produttore o anche solo un collaboratore occasionale, ignorare i metadati significa:

  1. Ritardi nei pagamenti: potresti aspettare mesi (o anni) per soldi già guadagnati.
  2. Crediti mancanti: il tuo nome non appare dove dovrebbe, limitando la tua reputazione e opportunità future.
  3. Perdita di revenue: i tuoi guadagni finiscono nella black box e magari vengono redistribuiti ad altri autori più tracciabili.
  4. Relazioni complicate: senza accordi chiari, i conflitti con co-autori o editori diventano inevitabili.
Il problema di fondo

Molinder lo dice senza giri di parole: l’industria musicale è lenta e inefficiente quando deve correggere errori a posteriori. L’unica soluzione è fare bene il lavoro alla fonte. Non dopo, non a posteriori.

Eppure la resistenza psicologica è fortissima. Parlare di suddivisioni e percentuali subito dopo aver scritto una canzone può sembrare brutto, può rovinare l’atmosfera creativa. Ma evitare quella conversazione porta a problemi ben più seri.

Ecco il paradosso: molti autori si lamentano di non essere pagati, ma sono gli stessi che non hanno mai concordato per iscritto chi detiene quale parte della canzone.

Un punto di svolta educativo

Qui entra in gioco CLIP (Creators Learn Intellectual Property), l’iniziativa educativa fondata da Molinder. Una piattaforma gratuita, disponibile in sette lingue, sostenuta dai principali enti del settore. È un passo avanti enorme perché fornisce strumenti chiari e validati per formare i creatori musicali, che troppo spesso entrano nel mercato senza alcuna preparazione in materia di diritti e business.

La vera sfida, però, è culturale: convincere i musicisti a vedere la gestione dei dati non come un peso burocratico, ma come parte integrante della loro carriera artistica.

Il marketing musicale e i metadata

Su una cosa voglio essere chiaro: i metadati non sono solo royalty, ma marketing puro. Ogni volta che i tuoi crediti sono completi, aumenti la tua reputazione digitale. Il tuo nome compare nelle ricerche, vieni trovato per collaborazioni, il tuo catalogo acquista valore. È una questione di visibilità e discoverability.
Senza metadati curati, è come avere un profilo Instagram senza bio, senza foto e senza link: esisti, ma nessuno ti trova.

Cosa puoi fare?
  • *Non delegare ciecamente a etichette o manager: i metadata sono responsabilità tua.
  • Discuti sempre le percentuali subito, per quanto scomodo possa sembrare.
  • Usa strumenti standardizzati: Session Studio, Connex, piattaforme compatibili con DDEX.
  • Cerca informazioni precise su questi metadata sul sito SIAE.
  • Tratta la cura dei dati come parte del tuo processo creativo.

Se oggi uscisse il tuo prossimo singolo e facesse milioni di stream, sei sicuro che tutti i collaboratori abbiano i tuoi stessi dati e che le tue percentuali siano registrate? Oppure rischi che il tuo lavoro finisca disperso nella black box?

La verità è che il successo senza dati solidi è un castello di sabbia.

Se vuoi davvero proteggere la tua carriera musicale, il primo passo non è scrivere la prossima hit, ma sederti con i tuoi collaboratori e compilare insieme i dati chiave: identificativi, percentuali, crediti. Fallo subito, anche con carta e penna, e poi digitalizza tutto. Non rimandare.

Vai all’articolo originale su WIPO

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