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Le 7 keywords del mercato musicale

Business e Marketing della Musica di Massimiliano Titi è un libro utile e interessante per chiunque voglia farsi una corposa scorpacciata di pratiche, meccanismi e segreti dell’industria musicale. E’ un’opera divulgativa che tratta tutto quello che c’è da sapere per vivere di musica.

Le 7 keywords del mercato musicale

In un paragrafo di questo prezioso tomo il Titi illustra le sette parole d’ordine del mercato musicale odierno: le sette keywords indispensabili per costruire una figura artistica sostenibile. Vediamo quali sono:

Identità

L’identità è ciò che ci distingue e ci caratterizza. L’identità di un artista musicale non è fatta solo dalla musica ma anche dal comportamento, dal linguaggio e da come si rapporta con gli altri. Identificare quali sono le tue unicità, le tue caratteristiche più forti e costruire su queste il tuo brand personale significa costruire una identità artistica solida, memorabile e unica.

Indipendenza

Sebbene le etichette e le case discografiche mantengano un ruolo cardine nel mercato discografico, il rapporto tra editore e artista è profondamente mutato. Le dinamiche nell’era dello streaming sono diverse dai periodi precedenti dove il grosso del mercato era basato sulla vendita di supporti fonografici.

Se qualcuno vuole investire su un artista musicale, un manager, un discografico, un promoter, oggi predilige quell’artista che già ha saputo ritagliarsi e farsi conoscere da una fetta di pubblico. Partendo dall’analisi di questa base fan il professionista discografico studia le capacità e le potenzialità che l’artista emergente sa esprimere per poterle in seguito sviluppare.

Per questo l’artista musicale prima di contattare un discografico è bene che abbia già un solido personal brand. L’artista deve dimostrare la sua maturità professionale, deve rendere l’idea che investire su di lui è un buon affare, che la sua arte e la sua creatività sono rette da una disciplina creativa e produttiva solida e affidabile. In breve, l’artista musicale deve presentarsi ed essere un professionista consapevole delle proprie qualità e solido nelle competenze.

Nella musica, così come nella vita, sono consapevolezza e conoscenza che rendono indipendenti.

Verità e autenticità

Sono tempi in cui è fondamentale che il messaggio artistico, e il nostro brand, nella forma e nella sostanza, siano veri e reali. Utilizzando internet, chiunque in pochi minuti può verificare l’autenticità delle informazioni e dei messaggi che lasci nei social o in altri luoghi. Crearsi un brand di giramondo cosmopolita quando in realtà si è un provincialotto pantofolaio è una bugia che verrà presto smascherata danneggiando irreparabilmente la reputazione. Il recente caso che ha coinvolto Chiara Ferragni ci ha poi insegnato come l’autenticità costruita abbia i suoi limiti quando qualcosa va storto.

A tal proposito è illuminante la definizione di Riccardo Scandellari:
“C’è una bella differenza tra “essere autentici” ed “essere percepiti autentici”. La prima è una virtù interiore e consiste nel trovare la perfetta sintonia tra l’essere e l’apparire…diversamente, “essere percepiti autentici”, consiste nel comunicare in una direzione ben precisa, nella speranza che gli altri comprendano esattamente ciò che vogliamo far percepire.(Vedi)

Coerenza

Il percorso artistico di un artista musicista deve essere coerente, nello stile di vita, nel look, nel genere musicale in cui si muove. Il pubblico non ama i cambiamenti, in particolare quelli radicali. Lo stesso vale per l’immagine che l’artista veicola nei social e nel rapporto che ha con il suo pubblico attraverso questi.

Qualità

Ogni cosa che ti rappresenta deve essere di qualità. Le tue registrazioni devono essere di qualità, le foto, i video, i testi che pubblichi, il tuo linguaggio, il tuo modo di esse, insomma tutto, deve essere curato e all’altezza della situazione. Le sciatterie vanno evitate. I prodotti amatoriali lasciamoli ai dilettanti, tu mira al meglio possibile.

Competenza

Essere competenti non significa solo conoscere il proprio strumento. L’artista musicale prima di tutto è un professionista che conosce le regole dell’ambiente, che conosce le leggi del marketing e le figure professionali che popolano il vasto mondo della musica. Bisogna essere curiosi, informarsi sulle evoluzioni del settore e saper prevedere le sfide che si dovranno affrontare. Non ultimo, anche una cultura sulla storia della musica passata e recente aiuta, e non poco.

Perseveranza

Non si raggiunge il successo da un giorno all’altro, anche fosse, quel successo va mantenuto e nutrito. L’artista musicista deve esser pronto a costruire un suo percorso artistico sostenibile sul medio e lungo periodo. Deve ragionare col cuore e con il portafoglio: il cuore per la musica, il portafoglio per produrla. Certi progetti geniali e innovativi richiedono tempo per essere apprezzati dal pubblico, che per la stragrande maggioranza, non ama uscire dalle sue abitudini.

Queste sette keywords sono le linee guida su cui intraprendere la tua carriera di artista musicale. Regole semplici ma che richiedono disciplina, studio e metodo. Come la musica, del resto.


Lettura Consigliata

Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchainintelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.

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Diventare un bravo artista musicale non ti basterà.

Lo sviluppo di internet ha stravolto i vecchi paradigmi talmente in fretta da portare con sé benefici, ma anche qualche danno. I social network, i social media e l’avvento del consumo di musica in streaming hanno inciso profondamente nell’intero settore musicale, non solo quello discografico. Non tutti gli artisti musicali hanno saputo adattarsi al nuovo ordine mondiale e non è solo un fatto generazionale, è proprio un cambio di paradigma in un settore dove l’offerta di musica è decisamente superiore alla domanda del pubblico.

Essere artista non ti salverà

In questo mondo iper collegato diventa, ora, difficile per l’artista musicista distinguere sé stesso dalla moltitudine di persone che si hanno intorno. In un mondo in cui l’online si compenetra e convive con l’offline, talvolta sovrapponendosi, diventa indispensabile per l’artista musicale saper capire cosa lo caratterizza così da superare le mille voci che lo circondano.

Oggi essere bravo in quello che fai non basta più: ciò che ti permette di emergere e distinguerti dagli altri è la tua personalità, ovvero il tuo personal branding e la tua storia personale. Sono questi i due pilastri gli elementi essenziali che permettono al pubblico di ritrovare in te un punto di riferimento.

In questo rapporto, spetta all’artista musicale, cioè a te,  prendersi l’onere e l’onore di coinvolgere gli ascoltatori e presentare loro un contenuto emozionale in cui rispecchiarsi; creare quel legame che crei un posizionamento, una condivisione di valori, una visione condivisa in cui le persone possano riconoscere e far propria. Che ti piaccia o meno, nel contesto attuale un determinato pubblico ti seguirà non (solo) perché ti ritiene musicalmente il più bravo, ma perché si riconosce in te e ti vede come un modello.

La conclusione è che l’artista deve rendere la sua identità unica e distinguibile così da posizionarsi nella mente degli stakeholder, (influencer, giornalisti, fan del genere musicale) come “diverso” e per questo creare un forte legame emotivo con i suo pubblico, il che consente la longevità del personal brand così costruito.

Acquisire le competenze di marketing che ti permettono di lavorare sul tuo personal branding, di identificare qual’è la tuano nicchia di pubblico e farti apprezzare da esso, non è impossibile, ma ci vuole costanza e impegno, come per scrivere o suonare buona musica.

Lo scopo di questo blog e della mia attività di Social Music Coach è proprio questo: offrirti degli strumenti di crescita professionale per renderti competitivo e apprezzato nel mercato discografico e in quello dei musicisti professionisti.

Questa crescita professionale deve svolgersi in sintonia con il tuo sviluppo artistico e con la tua evoluzione tecnico stilistica. In fondo si tratta proprio di accompagnare e comunicare questa evoluzione, condividendola con il pubblico ed i fan e rendendoli partecipi di questa avventura.

Se vuoi maggiori informazioni contattami senza impegno.


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La musica in streaming nel 2024

Per la musica in streaming il 2024 sarà un anno interessante e con qualche novità che tocca direttamente chi della musica ne ha fatto una ragione di vita. Innanzitutto ci sono le soglie di pagamento messe a regime da Spotify e Deezer che già ho trattato in alcuni post e nelle mie newsletter (iscriviti ora!).

La musica in streaming nel 2024

La mossa di Spotify e Deezer è motivata dal contenere l’eccesso di produzioni musicali, magari non di qualità e/o non sorrette da adeguate coperture di promozione o marketing, che finiscono per sovraccaricare i server con brani la cui gran parte non raccoglie nemmeno 10 ascolti all’anno. D’altro canto, le due app di streaming promettono di rimettere in circolo il denaro “risparmiato” verso gli autori più apprezzati dal pubblico.

Questo ha messo in allarme etichette, artisti indipendenti e gli emergenti ma che molti, nel marketing musicale, avevano consapevolezza che prima o poi qualcosa del genere sarebbe accaduta. Per controbattere a questo ostacolo, che penalizza le produzioni a più basso budget, etichette ed artisti devono operare quel cambio di mindset da molti auspicato.

Pubblicare un singolo al mese, come consigliato da Daniel Ek quando creò Spotify, per poter emergere nel mercato musicale sfruttando gli algoritmi dell’app, nel lungo periodo si è dimostrato inutile se non dannoso per gli stessi artisti. Inflazionare il mercato di produzioni musicali prive di storia, prive di contesto, illudendosi che la loro bellezza fosse sufficiente per attirare il pubblico si è rivelata una promessa mendace.

È andata diversamente a coloro che per farsi conoscere nel mare magnum della musica in streaming hanno investito tempo e risorse in marketing e promozione con ogni mezzo possibile. E’ andata diversamente a chi, lavorando con social media e network, ha saputo costruire e dialogare con la sua base fan coinvolgendola nei progetti e nella vita artistica, attraverso un dialogo costante e una sincera connessione di anime.

Per fartela breve, è andata bene e andrà bene a tutti quegli artisti che sapranno circondarsi di un pubblico interessato e appassionato alla loro musica e lo faranno analizzandolo, andandolo a cercare e persuadendolo della qualità e delle emozioni, delle esperienze che la loro musica è in grado di offrire.

Il 2024 sarà l’anno dei musicisti e delle etichette che impareranno lavorare con il marketing.

Buona Musica a Tutti 🙂

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Cosa ci vuole per vivere di musica? Basta il talento? Che differenza c’è tra fare successo e avere una carriera, e come è possibile prendere il controllo del proprio destino professionale nell’industria musicale? Queste domande accomunano tanto lo studente che muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, quanto il musicista esperto che si confronta con gli scenari odierni del mondo della musica, tra nuove piattaforme digitali e opportunità promozionali spesso difficili da identificare con chiarezza. Music Business – La Grande Guida racconta con tono informale ma preciso tutto quello che oggi l’aspirante professionista ha bisogno di sapere per vivere di musica e orientarsi nell’intricato universo del music business. Il testo è pensato per offrire, per la prima volta in italiano, tutti gli strumenti critici e strategici indispensabili a muoversi con successo nel moderno mondo dell’industria musicale. Dall’utilizzo consapevole dei social network alle nuove piattaforme di diffusione e streaming musicale, al lettore è offerto un prontuario completo di consigli e tecniche per promuoversi e sviluppare connessioni di valore nell’ecosistema del professionismo musicale. Music Business – La Grande Guida è pensata anche per gli studenti delle nuove classi di musica moderna e jazz dei conservatori, dei licei musicali e della miriade di scuole ed accademie private italiane, proponendosi come il testo di riferimento per comprendere le mutate condizioni tecnologiche dell’industria musicale all’indomani della rivoluzione digitale.
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business marketing musicale personal branding

Perché il marketing è indispensabile ai musicisti?

Il settore musicale, all’interno di quel grande sistema che è l’industria dell’intrattenimento, ancora non si è ben adattato ai cambiamenti imposti dall’evoluzione tecnologica, che vede la fruizione della musica in streaming e l’abbandono dei supporti fisici. L’estrema facilità con cui gli artisti musicali possono generare e pubblicare contenuti rende cruciale la necessità di emergere in mezzo all’abbondante offerta musicale.

Perché il marketing è indispensabile ai musicisti.

Il rapporto Luminate relativo al 2022 fotografa una situazione in cui il 42% delle pubblicazioni musicali mondiali ha meno di 10 ascolti annui e di questi, il 24% non ne ha proprio nessuno. Ma non c’è solo questo, fino a qualche anno fa un artista emergente poteva iniziare una carriera artistica trovando spazio negli spazi dedicati alla musica come club, festival, o rassegne, nei quali farsi conoscere o notare dal pubblico.

A detta di molti, questo paradigma si è parzialmente invertito, è l’artista che si è conquistato uno spazio attraverso i social media ed i social network quello che riesce a trovare un palcoscenico per un contatto diretto con il pubblico. Mentre un tempo l’artista emergente poteva iniziare dai live per arrivare alla produzione discografica, magari con un bel contratto pluriennale, oggi è l’artista che spesso deve investire nelle sue produzioni discografiche, investire nella loro diffusione e promozione, dedicare tempo e risorse sulla sua immagine per poter avere quell’autorevolezza che gli aprirà le porte ai live. Per farla breve, è l’artista musicale che ha già una sua base fan attiva che trova gli spazi e chi è disposto ad investire per le sue esibizioni.

A queste difficoltà, aggiungiamo anche le novità che dal 2024 coinvolgono Spotify e Deezer che, con modalità diverse, hanno messo delle soglie per la monetizzazione delle royalty, rendendo la sopravvivenza degli artisti meno performanti un po’ più complicata.

Per poter emergere e ritagliarsi una propria posizione in questo contesto, oltre a dimostrare la propria competenza musicale, l’artista deve sviluppare una personalità autentica che risuoni con il pubblico utilizzando tutti gli strumenti messi a disposizione dalla comunicazione digitale. Lo può fare applicando quelle strategie di personal branding che vengono utilizzate in prodotti diversi da quello discografico.

Il segreto è di andare oltre alla semplice qualità del prodotto musicale, che comunque deve essere alta, e costruire una connessione emotiva con il pubblico. Gli artisti di successo non sono apprezzati solo per le loro abilità musicali, ma anche per la coerenza della loro identità, online e offline, e l’abilità di rappresentare valori che il pubblico desidera abbracciare.

Il mio impegno va esattamente in questa direzione: offrire agli artisti musicali gli strumenti, i metodi e le strategie per poter costruire un’identità unica e riconoscibile al fine di creare una fedeltà duratura tra i fan e garantendo la sostenibilità e la longevità della loro carriera. Lo faccio attraverso il dialogo, l’analisi delle potenzialità, del mercato e degli obiettivi che ogni singolo artista vuol ottenere; offrendo il mio supporto nella costruzione del personal brand e nella promozione dei prodotti discografici.


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business marketing musicale musica streaming social music marketing Spotify

Spotify e Believe giocano sporco?

In questi giorni Audiocoop, associazione di piccoli produttori ed editori che si occupa della tutela dei diritti connessi e copia privata, ha lanciato un grido d’allarme rivolto ad AgCom perché prenda provvedimenti verso i comportamenti di Spotify e Believe, quest’ultimo uno dei più grandi distributori di musica mondiali.

Ma cosa sta succedendo?

Spotify e Believe giocano sporco?

Come già anticipato in questo post di novembre, Spotify a partire da gennaio cambierà il suo modello di pagamento e verserà le royalty solo agli artisti musicali che raggiungono i 1000 ascolti all’anno: le indiscrezioni di novembre indicavano 200 stream all’anno.

Secondo Spotify, in questo modo si liberano 40 milioni di dollari all’anno che potranno essere distribuiti verso gli artisti che superano questa soglia, ma evidentemente queste buone intenzioni non convincono gli associati Audiocoop e nemmeno altre rappresentanze delle piccole etichette nazionali.

A questo si aggiunge un’altro allarme dagli artisti che hanno la loro musica distribuita dalla francese Believe che è il secondo distributore di musica digitale al mondo.

In questi giorni, molti artisti o le loro piccole etichette hanno ricevuto una mail in cui vengono informati che la loro musica verrà tolta dai cataloghi Believe, perciò da tutte le piattaforme di streaming, perché secondo Believe hanno praticato attività di streaming fraudolente: a quanto pare cosa non vera per buona parte di loro.

Cosa sta succedendo? Io un’idea me la sono fatta.

Distribuire musica in digitale è semplice, ma in realtà ha enormi costi energetici e di infrastrutture. Già nel 2022 Spotify era in sofferenza per questi investimenti utili per gestire e distribuire le 100.000 canzoni che ogni giorno vengono caricare sulla piattaforma.

Per Spotify mettere un tetto ai pagamenti è certamente un modo di contenere i costi di questo impegno, scoraggiando tutti quei musicisti che, senza un reale convincimento e magari senza arte ne parte, tentano la carriera discografica. La stessa cosa, a mio avviso, vale per Believe Italia che sembra volersi liberare degli artisti meno economicamente produttivi per alleggerire il suo carico di lavoro.

Per fartela facile, stanno tagliando i rami secchi.

Detto questo, bene fa Audiocoop a interessare AgCom e Ministero della Cultura su questa situazione e sinceramente spero che a loro si aggreghino tutte le altre realtà legate agli indipendenti.

In un sistema di distribuzione così centralizzato l’abuso di posizioni dominanti o altre situazioni che possono distorcere il mercato musicale vanno evidenziate e opportunamente censurate e auguro che chi di competenza si muova e pure piuttosto in fretta.

Riguardo il comportamento di Believe, da quanto risulta nella testimonianza del cantautore Francesco Sacco, sembra proprio che ci sia una mancanza di trasparenza e pure una male motivata decisione unilaterale da parte della piattaforma.

Ma già che ci siamo, vorrei anche fare l’avvocato del diavolo.

Ho sempre trovato sorprendente come le etichette, soprattutto ma non solo, indipendenti, in questi anni si siano limitate a buttare sul mercato pubblicazioni come non ci fosse un domani, senza mai investire tempo o risorse nel marketing dei prodotti o sul branding degli artisti: in un mondo così affollato di proposte musicali il genio o la bravura musicale di un artista non è sufficiente ad attrarre pubblico se questi nemmeno sa della sua esistenza ed è distratto da mille altri stimoli più attrattivi.

L’avvento della musica in streaming ci ha forse fatto credere che l’avvio di una carriera discografica fosse alla portata di tutti, di chiunque, ma direi che evidentemente non è così e forse non lo è mai stato.

Per poter vivere nell’ecosistema della comunicazione digitale fatto di social, siti, web radio e app di streaming, artisti ed etichette devono prendere coscienza che non basta investire in buone produzioni, ma è indispensabile investire tempo e risorse in promozione e marketing, sul prodotto musicale e sull’artista.

L’alternativa è l’estinzione.

Leggi il comunicato di Audiocoop


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marketing musicale personal branding social media social music marketing

Come si comporta la gente on line?

Dall’analisi dei comportamenti delle persone online, puoi trarre delle conclusioni utili su come gestire la tua presenza online. Per esempio, come definire una strategia utile per ottenere buoni risultati senza perdere troppo tempo o faticando troppo.
Un po' di numeri interessanti riguardo le abitudini di chi usa il web.Guardiamo insieme un po’ di cifre globali:

  • 1. A livello mondiale l’utente medio dedica circa 7 ore al giorno all’utilizzo di app on line, in pratica circa il 42% del tempo di veglia, tenendo anche conto di un tempo di riposo di 7-8 ore;
  • Il 98% della popolazione on line usa motori di ricerca per informarsi su diversi argomenti di interesse. Di questi utenti 7 su 10 usano tecnologie diverse da quella testuale:
    • Il 45% usa tecnologia di tipo voice per le ricerche e 1 utente su 3 usa anche strumenti di image recognition sui propri dispositivi mobili ( Lens di Pinterest o di Google per esempio);
  • La social search, ovvero la ricerca di argomenti o risposte all’interno dei social network, impegna il 45% degli utenti e nella Gen Z si arriva al 50%;
  • 98% degli internauti dai 16 ai 65 anni usa più di una piattaforma social: in particolare l’84% degli utenti TikTok dichiara di usare anche Facebook e il 95% degli utenti Instagram usa anche YouTube.

Da questi pochi numeri puoi già trarre alcune indicazioni importanti sui comportamenti delle persone nella rete quando hanno il bisogno di soddisfare una necessità, che può essere la risposta ad un problema contingente, come la semplice ricerca di intrattenimento.

E’ interessante vedere come abbia preso piede la Social Search che è gestita, a livello di algoritmi, in maniera diversa rispetto i tradizionali motori di ricerca.

…i risultati di una ricerca con la ricerca social evidenziano il contenuto creato o toccato da altri utenti che si trovano nel grafico sociale della persona che effettua una ricerca. È una tecnologia di ricerca personalizzata con filtro della comunità online per produrre risultati altamente personalizzati. La ricerca sociale assume molte forme, che vanno dai semplici segnalibri condivisi o all’etichettatura dei contenuti con etichette descrittive fino ad approcci più sofisticati che combinano l’intelligenza umana con gli algoritmi informatici. (Wikipedia)

Un’altra cosa che vorrei farti notare è la relazione tra TikTok > Facebook e Instagram > YouTube tra la maggior parte degli internauti. E’ un dato importante perché ti indica una serie di possibili strategie per veicolare la tua presenza di artista musicale e la tua musica sulle diverse app, mantenendo un’immagine unica, coerente e riconoscibile fornendo contenuti ad hoc per ogni singolo social.

Leggendo questi numeri quale riflessione ti viene da fare? Vuoi raccontarmi quale strategia di auto promozione ti suggeriscono di intraprendere? Scrivilo nei commenti.


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business metadata musicali

I 5 metadata fondamentali

Nonostante i notevoli progressi fatti negli ultimi 20 anni nella gestione dei metadata da parte dell’industria discografica, il sistema delle informazioni connesse alle registrazioni musicali non è ancora perfettamente allineato. Alla base di questo sistema ci sono due codici univoci: il codice ISRC e il codice ISWC che identifica il brano.

I 5 metadata fondamentali

L’International Standard Recording Code identifica una registrazione audio e video musicale a livello internazionale e ne garantisce l’unicità. È tra i più importanti e distribuiti metadata dell’industria musicale al mondo. Questo codice è un identificatore univoco e permanente che riconosce ciascuna specifica registrazione, indipendente dal supporto su cui si trova (CD, file digitale o altro) e identifica una registrazione o un videomusicale esattamente come il codice fiscale identifica una persona fisica. In Italia i codici ISRC vengono rilasciati da FIMI.

I codici ISRC sono comunemente utilizzati dalle società di gestione collettiva (SCF, SIAE, Nuovo IMAIE, AFI, e altre) per la corretta attribuzione dei compensi derivanti dallo sfruttamento del repertorio e per identificare i brani messi in commercio da siti di download e streaming. Sono uno standard identificativo dell’industria discografica internazionale richiesto dalla maggior parte delle aziende di distribuzione digitale e siti di streaming e vendita di contenuti online. Questo perché permette di identificare automaticamente le registrazioni per il pagamento di royalty.

Il secondo metadata fondamentale è il codice ISWC, International Standard Work Code, gestito dalla ISWC International Agency ma normalmente viene rilasciato dalle PRO come SIAE o Soundreef che lo generano all’atto della registrazione del brano. Ricorda che il codice ISWC identifica l’opera nella sua interezza, a differenza del codice ISRC che identifica solo al traccia audio.

A questi due metadata fondamentali, ne vanno aggiunti altri che dipendono direttamente dall’artista autore e/o interprete del brano. Per un corretto funzionamento della filiera del diritto d’autore i metadata che accompagnano un brano devono perciò essere:

  1. i nomi di autori, esecutori, produttori e collaboratori che hanno contribuito alla creazione del brano;
  2. il titolo – e tutti i titoli alternativi;
  3. i codici di ruolo dei creatori (per gli autori, il codice IPI);
  4. il codice ISWC, che identifica in maniera univoca il brano;
  5. il codice ISRC, che identifica in maniera univoca la registrazione.

L’ampio utilizzo di creazioni musicale a vario titolo nel web ha spinto l’industria discografica a creare il Consorzio Internazionale DDEX che si occupa di migliorare la gestione informatica e gli standard per la gestione dei diritti d’autore. Se vuoi approfondire, questo è il sito di DDEX

Per saperne di più sui metadata musicali leggi qui.

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business marketing musicale musica streaming royalty Spotify

Spotify modifica il modello di pagamento

La rivista Music Business Worldwide ha raccolto l’indiscrezione che dal 1° trimestre 2024 Spotify opererà tre importanti modifiche nella distribuzione delle royalties agli artisti. Pur confermando il suo sistema di royalty pro-rata, noto come streamshare, queste tre modifiche avranno un impatto importante sui proventi dei singoli artisti, sui loro editori e sui loro distributori. Vediamo quali sono:
Spotify modifica il modello di pagamento.

  1. introdurre una soglia di stream minimi annuali prima che una traccia inizi a generare royalties su Spotify;
  2. Penalizzare finanziariamente i distributori di musica , comprese le etichette, quando viene rilevata attività fraudolenta sulle tracce caricate su Spotify;
  3. Introdurre una durata minima di riproduzione che ogni traccia noise non musicale deve raggiungere per generare royalties.

Con queste tre azioni, Spotify intende modificare l’allocazione del denaro pagato ai titolari dei diritti, musicisti, autori ed etichette, in particolare, riducendo quello destinato ai brani molto poco ascoltati, quello raccolto dai truffatori dello streaming e da coloro che ingannano deliberatamente la piattaforma. Vediamole nel dettaglio:

Introduzione di una soglia minima di stream prima che il brano inizi a generare royalties.

Le indiscrezioni trapelate dallo staff di Spotify indicano che questa misura colpirà un numero molto esiguo di musicisti, circa il 5%. Il problema che la piattaforma svedese vuole risolvere è di liberare qualche decina di milioni di dollari che di fatto questi artisti non incassano, perché cifre irrisorie di pochi centesimi, che restano ferme nei conti bancari dei distributori.

Oggi, ogni riproduzione su Spotify della durata superiore a 30 secondi attiva il pagamento di una royalty. Dal primo trimestre 2024 non sarà più così. A partire dal nuovo anno un brano dovrà raggiungere un numero minimo di stream annuali prima di generare royalties. Non ci sono cifre certe, solo indiscrezioni che indicano che il minimo sindacale per guadagnare sarà di almeno 200 riproduzioni all’anno. Questa mossa colpirà soprattutto tutti quei musicisti indipendenti con ascolti mensili ridotti.

Penalità finanziarie a distributori ed etichette in caso di attività fraudolente.

Spotify ha un buon sistema di rilevamento anti frode in grado di colpire le Stream Farm che con metodi diversi creano ascolti fasulli minando la trasparenza del mercato e sfalsano la popolarità dell’artista e della sua musica. A partire dal 2024, l’app di streaming non si limiterà a rimuovere i brani dopati da stream fasulli, ma arriverà a multare anche i distributori e le etichette come misura deterrente verso queste cattive abitudini.

Introduzione di un tempo minimo di ascolto che le tracce noise, non musicali devono raggiungere per generare royalties.

I creatori di contenuti non musicali come ad esempio rumore bianco, battiti binaurali, canto delle balene, ecc. vengono pagati come ogni altro creatore di musica su Spotify. Questi brani in genere trovano il loro utilizzo nella meditazione, per conciliare il sonno o aumentare la concetrazione nello studio o al lavoro. Son frequenti i casi in cui sono state creati album con tracce di white noise, o altri rumori ambientali, della durata di 31 secondi: il minimo sindacale per incassare una royalty.

Spotify sta pianificando di allungare in modo significativo il tempo minimo che ogni traccia di contenuto audio non musicale deve soddisfare prima che venga attivato un pagamento. In questo scenario, una playlist di tracce di rumore bianco di 31 secondi ciascuna, per poter beneficiare della monetizzazione di Spotify, dovrà essere rimossa, divisa in tracce da 4 minuti e quindi ricaricata.

I contenuti non musicali sono una modesta parte dell’offerta di Spotify, ma il loro utilizzo da parte degli utenti genera un’importo di royalties di tutto rispetto. Richiedendo che le tracce noise siano più lunghe per la monetizzazione significa meno stream, il che a sua volta significa più soldi nel sistema pro-rata che tornano ai contenuti realmente musicali.

Non tutta l’industria musicale ha accolto con favore queste tre novità di Spotify che però segnano un passo verso un sistema più equilibrato di distribuzione delle royalties, incidendo anche come deterrente sull’eccessiva proliferazione di brani, 100.000 al giorno, caricati sulle piattaforme di streaming.

La decisione di Spotify fa il paio con la sperimentazione del modello Artist Centric che Deezer sta sperimentando con UMG e che molto ha preoccupato TuneCore ed altri distributori che trovano il loro business nelle autoproduzioni o nelle piccole etichette indipendenti. Un tema che sicuramente riprenderemo perché è in corso di evoluzione.

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Musica e crownfunding

Trovare etichette discografiche disposte ad investire cifre importanti sul tuo progetto musicale è sempre più difficile. Non fargliene una colpa, anche se sono attratte dal tuo progetto e credono in te devono andare con i piedi di piombo prima di investirci del denaro perché di questi tempi non è facile, o meglio non è rapido rientrare nel capitale investito in una produzione.

Musica e crowdfunding.

Sono tempi in cui per un artista o una band basta un non nulla per vedersi rifiutare un contratto che crei qualche vantaggio. Su questo tema e su tutti i suoi annessi e connessi non basterebbe un post per descrivere la casistica che descriva lo stato delle cose.

C’è comunque un modo per uscire dalla stretta stanzetta dell’autoproduzione e disporre del capitale per produrre musica come si deve, magari avvalendosi di professionisti come un buon producer per esempio: il crowdfunding.

Il crowdfunding è un canale di finanziamento attraverso il quale progetti personali o professionali di singoli individui e piccole imprese possono essere finanziati direttamente da una moltitudine di soggetti (anche piccoli risparmiatori). L’incontro tra la domanda (da parte di chi ha bisogno di fondi) e l’offerta (da parte di chi vuole investire) avviene su piattaforme online che forniscono le informazioni sui singoli progetti e gestiscono i flussi di denaro. (fonte)

Ci sono molte piattaforme dedicate al crownfunding ma, a mio avviso quella più interessante è sicuramente Kickstarter che, credo, sia ancor oggi la più utilizzata nei progetti musicali.

Configurare una campagna di crowdfunding su Kickstarter è piuttosto semplice, sulla piattaforma trovi tutti i consigli, le informazioni utili e le buone pratiche per portarla a termine con successo; ti consiglio di studiartele bene prima di iniziare perché ti risparmierai un sacco di problemi ed eviterai molti errori.

Ovviamente, quello che sarà più difficile sarà convincere gli investitori a sostenere il tuo progetto.

Anche qui dovrai fare i conti con la tua reputazione, con la tua popolarità e con il tuo modo di presentarti, in pratica: con il tuo personal brand.

Prima di affidarti i loro soldi, dopo aver visto la tua presentazione, i candidati investitori andranno a cercare tue notizie nel web, magari su Spotify e su YouTube, per capire meglio com’è la tua musica e come è il tuo stile.

Se non troveranno un’immagine solida che trasmetta la tua unicità, che sia ordinata, coordinata e coerente è molto probabile che non prendano sul serio la tua iniziativa, pensando di rischiare in un’operazione dilettantesca.

Vedi Risorse per i Creatori di Kickstarter


Music business. La grande guida: Tutti i segreti per orientarti nell’industria musicale odierna e trasformare la tua passione nel lavoro della vita

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Cosa ci vuole per vivere di musica? Basta il talento? Che differenza c’è tra fare successo e avere una carriera, e come è possibile prendere il controllo del proprio destino professionale nell’industria musicale? Queste domande accomunano tanto lo studente che muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, quanto il musicista esperto che si confronta con gli scenari odierni del mondo della musica, tra nuove piattaforme digitali e opportunità promozionali spesso difficili da identificare con chiarezza. Music Business – La Grande Guida racconta con tono informale ma preciso tutto quello che oggi l’aspirante professionista ha bisogno di sapere per vivere di musica e orientarsi nell’intricato universo del music business. Il testo è pensato per offrire, per la prima volta in italiano, tutti gli strumenti critici e strategici indispensabili a muoversi con successo nel moderno mondo dell’industria musicale. Dall’utilizzo consapevole dei social network alle nuove piattaforme di diffusione e streaming musicale, al lettore è offerto un prontuario completo di consigli e tecniche per promuoversi e sviluppare connessioni di valore nell’ecosistema del professionismo musicale. Music Business – La Grande Guida è pensata anche per gli studenti delle nuove classi di musica moderna e jazz dei conservatori, dei licei musicali e della miriade di scuole ed accademie private italiane, proponendosi come il testo di riferimento per comprendere le mutate condizioni tecnologiche dell’industria musicale all’indomani della rivoluzione digitale.
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4 Domande per iniziare bene.

Prima o poi ti sarai chiesto:
Come aumentare il mio pubblico?– oppure –Come aumentare i miei ascolti? Come posso fare?

4 Domande per iniziare bene.

Sono domande chiave alle quali non esiste una risposta certa se prima non vengono affrontate con altri interrogativi più introspettivi e scomodi che sostanzialmente sono:

A) A chi può piacere la mia musica?
Hai identificato il tuo pubblico, i suoi gusti, i suoi bisogni?

B) Che cosa devo raccontare a questo pubblico?
L’offerta musicale è infinita, il pubblico può trovare con un solo click ore di musica tagliata su misura dei suoi gusti, per superare questo ostacolo e attirare l’attenzione devi trovare il modo giusto per raccontare quello che proponi e farlo raccontare da chi è ritenuto autorevole.

C) Come soddisfare chi mi segue?
Una volta che hai identificato i gusti del tuo pubblico devi considerare che le persone sono pigre e che preferiscono i piatti pronti. Crea playlist con dentro la tua musica, crea attorno ad essa il giusto contesto. Offri al tuo pubblico l’esperienza che cerca, intercetta i suoi gusti e le sue esigenze.

D) Perché dovrei piacergli?
Se con il tuo pubblico costruisci una relazione onesta e coerente con il tuo spirito le cose diventeranno più facili. Se mantieni gli impegni e non disattendi le promesse, se mantieni quella disponibilità che ci si aspetta da un professionista, non dovresti avere grossi problemi. Puoi distinguerti facilmente su questo aspetto.

Sono le risposte a queste quattro domande che ti permetteranno di elaborare una strategia di promozione e le procedure per ottenere l’interesse e la passione del pubblico giusto per la tua musica.


Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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