Hai appena speso gli ultimi duemila euro che avevi sul conto per mixare, masterizzare e promuovere il tuo nuovo singolo. Hai curato la copertina in modo maniacale, hai fatto il countdown sui social, hai cliccato “pubblica” a mezzanotte. Il risultato? Zero assoluto.

Dice il vero chi sostiene che 9 progetti musicali su 10, oggi, non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute schiantandosi contro un muro di indifferenza totale. Meno del 3% di chi investe in promozione riesce ad andare in pari, figuriamoci a guadagnare o a trarre profitto dalla propria arte.
Sappi comunque che la colpa di questo fallimento non è della tua musica, del tuo talento o del fantomatico algoritmo. Il tuo vero, unico e letale problema è che sei un analfabeta imprenditoriale: ti manca totalmente il marketing.
Quando senti la parola “marketing” o “vendita” provi quasi un senso di repulsione: la vedi come una parola sporca, roba da venditori di fumo, qualcosa di lontano, se non l’opposto della purezza della tua vocazione artistica. Ma, se sei onesto con te stesso, sai che questa è solo una scusa che ti racconti per giustificare il fatto che non sai come muoverti.
Fare marketing non significa spammare il tuo link di Spotify sperando che diventi virale o pagare per finte interazioni. Significa studiare chirurgicamente le due forze inossidabili che muovono il mondo: la domanda e l’offerta. Significa studiare il Market, il Mercato.
Il mercato musicale generico non esiste. Esistono micro-mercati specifici, come quello del live, della didattica, delle produzioni o dell’editoria, ognuno con i propri bisogni insoddisfatti. Se non analizzi questi bisogni prima di chiuderti in studio, stai solo producendo un rumore di fondo che nessuno ti ha mai richiesto.
Hai speso anni, forse decenni, a perfezionare la tua tecnica sullo strumento, accumulando una quantità impressionante di competenze verticali e dirette. Sei diventato un esecutore o un produttore straordinario, ma le tue competenze indirette e orizzontali, quelle legate al business, alla strategia e alla gestione economica, sono ferme allo zero assoluto.
Ecco perché vedi continuamente musicisti tecnicamente inferiori a te che lavorano, firmano contratti e riempiono le agende, mentre tu rimani chiuso nella tua cameretta a recriminare e lamentarti. Loro hanno capito come posizionarsi nella mente del target, tu no.
Il mercato musicale odierno ha subito una mutazione genetica radicale. Oggi la musica è diventata a tutti gli effetti un business di servizio; non è più basata sulla vendita di un prodotto, di supporti fisici come cd o vinili (che sono solo una minuscola nicchia). Se continui a concepire la tua musica registrata come il fine ultimo per fare soldi, andrai incontro al fallimento economico.
Il pubblico non è più educato a spendere per il semplice ascolto, perché ha già soddisfatto quel bisogno con le piattaforme di streaming. Il tuo brano, il tuo album o il tuo videoclip sono solo un mezzo, un biglietto da visita necessario per creare percezione e autorevolezza attorno al tuo brand artistico.
Il vero fatturato, quello che ti permette di vivere della tua passione in modo sostenibile, deriva dai servizi che offri attorno a quella musica. Che si tratti di esperienze dal vivo ad alto impatto emotivo, di didattica iper-strutturata, di produzioni per conto terzi o di partnership strategiche, devi capire esattamente quale problema risolvi e per chi lo risolvi.
Tutto questo, però, crolla come un castello di carte se non possiedi un’identità artistica granitica. Fino a quando tratterai il tuo progetto come un flusso astratto di emozioni guidato esclusivamente dal tuo ego, sarai del tutto invisibile all’industria.
Il mercato, ovvero il pubblico e gli altri operatori del settore discografico, compra prodotti posizionabili e delineati. Devi costruire una combinazione perfetta in cui il tuo immaginario visivo, il modo in cui parli, i valori che trasmetti e il suono che produci risultino totalmente allineati e coerenti.
Se fai ascoltare la tua musica a cento persone diverse e ottieni cento opinioni contrastanti su chi sei, significa che non hai un’identità e stai generando solo frammentazione. Devi essere unico, con un perimetro così netto che al pubblico bastano pochi secondi per riconoscerti. Quando hai scolpito quell’identità, devi imparare a descriverla in modo spietato.
Devi essere in grado di presentarti e di presentare il tuo progetto artistico in non più di tre o quattro minuti. Devi farlo con decisione e chiarezza d’intenti, se vuoi trovare direttori artistici o investitori discografici che investano su di te. Se inizi a parlare a vanvera, se ti perdi nei dettagli irrilevanti e non sai spiegare perché tu sei diverso da tutti gli altri concorrenti, perdi per sempre l’occasione della tua vita.
Devi assolutamente imparare a venderti. Se non impari a vendere il tuo valore in prima persona, finirai trascinato in una folle guerra al ribasso, competendo con chi regala le proprie sessioni online a pochi euro pur di accaparrarsi un lavoro.
La verità del mercato è che i clienti e gli addetti ai lavori non ti pagano mai esclusivamente per le tue competenze tecniche. Ti pagano per la tua reputazione, per l’autorità che percepiscono in te e per l’affidabilità del tuo intero sistema professionale.
Se non curi il tuo marketing, se ti affidi alla speranza cieca o al caso, non solo bruci tutti i tuoi risparmi in tentativi a vuoto, ma sprofondi in un loop di depressione che ti porterà, inevitabilmente, ad appendere lo strumento al chiodo e a rinunciare ai tuoi sogni.
Fare marketing musicale significa costruire un sistema di procedure che trasforma un hobby costoso in una professione sostenibile, che attrae occasioni invece di inseguirle. Il mercato è enorme, è in crescita, e le opportunità sono straordinarie per chi smette di comportarsi da dilettante e inizia a studiare e applicare le vere regole del gioco.
Se non mi credi, prosegui pure per la tua strada e investi in promozione, in visibilità, nelle mille formule che ti propongono nei social. Se invece vuoi cominciare a fare sul serio, rimboccati le maniche e contattami.
Gratificami, offrimi un caffe!








