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Musica: 3 trappole da evitare

Se sei un artista musicale esordiente, sai bene che la frustrazione è un sentimento costante. Investire la propria energia, tempo, denaro, attenzione, e visione nel proprio progetto musicale e non ricevere alcun tipo di feedback, riscontro o risultato, o peggio ancora, non essere ascoltati, è devastante. Questa condizione di stallo, dove il potenziale artistico è alto ma i risultati scarseggiano, porta molti a gettare la spugna o a trascinare avanti il progetto con grande fatica e senza entusiasmo.

3 trappole da evitare nell'industria discografica.

Il tuo percorso di artista sconosciuto è disseminato di sfide che vanno ben oltre la creazione musicale. Comprendere il mercato musicale, il Music Business, e il saper navigare i suoi meccanismi, è cruciale per trasformare la passione in una carriera sostenibile. I problemi principali che affliggono gli artisti esordienti non sono legati solo alla musica in sé, ma a come il loro progetto viene presentato e al contesto nel quale si muove.

La mia esperienza dimostra che, nel mercato musicale esistono tre trappole che ostacolano i tuoi progressi, portando spesso a un dispendio inutile di risorse.

La prima trappola in cui rischi di incappare, e che è grande fonte di frustrazione, sono le Etichette Fuffa. Queste entità si presentano con la facciata di etichette serie ma, in realtà, fanno leva sulla notorietà di altri artisti nel loro roster per vendere servizi, spesso inquietanti, come la distribuzione o la promozione di singoli ed EP. Il risultato di questi investimenti è quasi sempre lo stesso: ti fanno spendono somme importanti senza ottenere risultati concreti, lasciando l’artista scottato e con una perdita di fiducia non solo nel panorama musicale, ma anche nel proprio potenziale.

Questo succede più spesso di quel che pensi: la trappola funziona perché questi personaggi fanno leva sul tuo ego, che ha la necessità di essere nutrito; e sul tuo desiderio di attenzione e visibilità. Fanno leve su due punti deboli che non ti fanno valutare con lucidità la loro offerta. Voglio essere chiaro. non è che ti truffino, in senso legale, ti faranno firmare un bel contrattino dove si prendono i loro impegni e tu avrai i tuoi; ma se prima di firmare non analizzi per benino cosa è scritto sul contratto, rischi concretamente di scoprire che le loro promesse, dette a voce, non sono garantite nello scritto.

La seconda trappola è quella degli Streaming Garantiti. Nel mercato musicale non esiste nessuno che ti può garantire qualcosa con sicurezza al 100%: scordatelo, chi te lo dice sta mentendo. E su questo argomento non mi dilungo. Se vuoi approfondirlo, prenota una videocall e ne parliamo.

Ci sono anche dei problemi che affliggono gli artisti musicali, per lo più dovuti alla loro ignoranza di come funzioni il settore. uno di questi è l’incapacità di presentare adeguatamente il loro progetto e ottenere l’attenzione dei professionisti seri come produttori, A&R manager, ufficio stampa. I professionisti del settore discografico sono quotidianamente bombardati da una  mole enorme di proposte, se vuoi trovare un minimo d’ascolto, devi dimostrare velocemente che il tuo progetto è qualcosa che vale.

Devi proprio immaginare di avere pochi secondi, al massimo un minuto per poter descrivere il tuo progetto musicale in ogni suo dettaglio per renderlo appetibile a chi è disposto ad investire su di esso. Devi essere in grado di andare dritto al punto e di suscitare interesse del tuo interlocutore. Sai come fare?

Che vuoi che ti dica? prenota una videocall e ne parliamo.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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La tua musica è un investimento.

Nel panorama musicale contemporaneo, esiste un malinteso fondamentale che condanna la maggior parte dei progetti artistici all’irrilevanza ancor prima che questi vedano la luce. Se guardo gli artisti esordienti, in particolare, vedo la tendenza a credere che la produzione musicale sia l’inizio del viaggio, il punto zero da cui tutto scaturisce. Ma se analizziamo le dinamiche dei professionisti musicali già affermati, vediamo una realtà ben diversa: la produzione discografica è solo un veicolo cruciale, un tassello utile di un processo strategico ben più ampio.

La tua musica è un investimento.

Senza un solido progetto di business, supportato da una visone strategica di marketing, il tuo progetto musicale è destinato ad avere il respiro corto. L’errore più comune fatto dagli artisti musicali esordienti è di partire dal prodotto musicale, dal brano da distribuire sulle piattaforme, senza prima aver ragionato sul mercato, sul pubblico e su come rientrare nei costi di produzione. Cercare soluzioni per spingere un progetto discografico senza averne definito a monte il posizionamento significa tentare di vendere qualcosa a qualcuno che non si conosce, in un mercato che non si è analizzato.

Questo non significa che le logiche di mercato debbano corrompere la tua integrità artistica, ma devi essere chiaramente consapevole del contesto strategico prima di entrare in studio. Sapere a quale pubblico ti rivolgi e come posizionarti in questa nicchia ti permette di evitare perdite economiche disastrose e di investire le risorse giuste nei punti giusti, sopratutto quando affronterai la fase promozionale. Senza questa consapevolezza, rischi di produrre musica che non ha alcun appiglio nel mercato, vanificando qualsiasi tuo sforzo tecnico o artistico.

Vorrei essere più chiaro: con lo streaming non ci campi. I ricavi dalle app sono ridicoli e sperare in una rendita che ti permetta di vivere e produrre nuova musica è pura utopia. Se non usi le tue competenze in ambito musicale per crearti una rendita continuativa, per pagarti i conti e le produzioni musicali, non andrai molto lontano. Devi crearti una strategia di business solida che ti permetta di generare entrate costanti per finanziare la produzione musicale, ad esempio: consulenze, didattica, live, trascrizioni musicali ecc.

In questo contesto, la tua produzione musicale, è strategica in quanto dimostrazione delle tue capacità professionali. Se poi hai curato bene anche la parte del marketing e hai costruito un’immagine solida e coerente, il combinato diventa efficace e ti apre le strade per una continua crescita profsessionale.

Diversamente, senza una rendita generata da un modello di reditto funzionante, ti ritrovi a operare al risparmio, con conseguenze disastrose.

Una produzione fatta in casa, senza il supporto di professionisti di livello, dai turnisti ai tecnici audio, senza un ragionato progetto esecutivo crea un prodotto di bassa qualità che finisce per amplificare i tuoi punti deboli. Presentarsi al mercato con una produzione amatoriale significa gridare al mondo la propria mancanza di professionalità, bruciandosi la reputazione.

E finalmente arriviamo al Marketing ed alla Promozione su cui gli artisti esordienti puntano per costruire il proprio futuro senza conoscere la differenza tra le due cose: la Promozione è l’atto pratico di veicolare il messaggio, ma senza una strategia organizzata in precedenza è destinata al fallimento. Questa strategia organizzata è il Marketing. Ma, nota bene, il Marketing funziona solo se hai chiarito bene qual’è il tuo progetto di Business, ovvero hai fatto una bella analisi del mercato. Il Marketing trasformerà questa analisi in strategia.

Integrare il marketing nella fase pre-produttiva permette di cambiare la prospettiva temporale del progetto. La maggior parte degli artisti cerca un risultato di gratificazione immediata , ma una strategia,seria, di business mira anche agli obiettivi di lungo periodo.

Una produzione di qualità non è una spesa, ma un investimento che si apprezza nel tempo. È il biglietto da visita che parla per l’artista quando lui non è presente. Presentarsi con una produzione scadente, di bassa qualità, chiude le porte; presentarsi con un prodotto eccellente attrae investitori, etichette e manager.

Nessuno investirà su un artista che non ha investito su se stesso. Quando un artista dimostra, attraverso la qualità del suo prodotto, di aver compreso le logiche di mercato e di aver investito seriamente, sia in termini economici che formativi, diventa un asset appetibile per partner esterni. La qualità diventa quindi uno strumento di marketing in sé: è la prova tangibile della serietà e del potenziale del progetto.

Riassumendo.

Il tuo percorso artistico diventa sostenibile solo se ti confronti con la realtà del mercato musicale visto nel suo insieme. Studiandolo e ragionando sulle tue competenze, potrai troverai il modo in cui collocarti in esso.

A questo punto sei pronto per integrare il marketing nel tuo progetto. Lo userai per farti conoscere, per valorizzare le tue caratteristiche, esaltare le tue qualità ed attrarre persone che hanno bisogno dei tuoi servizi.

In questo contesto, una produzione discografica di qualità non è più una spesa, ma un investimento che si farà apprezzare nel tempo. È il tuo biglietto da visita che parla per te anche non quando non sei presente: è un tassello della tua strategia di Marketing.

Puoi anche non credermi, continua pure a presentarti con prodotti mal curati, creati al risparmio.Non sorprenderti poi se ti chiudono la porta in faccia. La verità è che nessuno investirà su un artista che non ha investito su se stesso. Se tu stesso non sei disposto a sacrifici economici per curare i tuoi prodotti musicali, perché dovrebbero farlo altri?

Quando un artista musicale dimostra, attraverso la qualità del suo prodotto, di aver compreso le logiche di mercato e di aver investito seriamente, sia economicamente sia in formazione, diventa un appetibile per partner esterni. La qualità del prodotto discografico è uno strumento di marketing in sé: è la prova tangibile della serietà e del potenziale del progetto.

L’industria musicale non è un mondo di artisti scapigliati che vivono d’ispirazione. In realtà è un mondo altamente competitivo dove le figure professionali solide sono ampiamente ricercate.

Se vuoi cominciare a ragionare, seriamente, sulla tua professione di musicista e vuoi parlarne con me, scrivimi che ne parliamo.

Mi farà piacere conoscere la tua musica e condividere le esperienze. Anche questo è un piccolo passo per uscire dalla propria cameretta ed iniziare a fare sul serio.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Musica: perché la promozione non funziona?

Il settore musicale contemporaneo si presenta come un ambiente in continua evoluzione, un mondo dove gli artisti emergenti si trovano a navigare in acque spesso turbolente e piene di insidie. In questo momento storico, è cruciale comprendere che l’artista musicale, il personaggio artista,  ha assunto un’importanza maggiore rispetto alla musica stessa, sebbene la longevità artistica sia sempre frutto di un delicato equilibrio tra la figura artistica e il percorso creativo. Chi desidera emergere in questo contesto deve fare i conti con dinamiche promozionali complesse e spesso contro-intuitive.

Perché la promozione musicale non funziona?

Come artista musicale ti ritrovi in un contesto promozionale che ti bombarda costantemente con impulsi e notizie specificamente costruite per fare leva sulle emozioni e sull’ego: sui tuoi sogni, sulle tue ambizioni, sul tuo desiderio di trovare un posto nel mondo.

La Music Industry è incentrata su un mercato estremamente polarizzato, dove la visibilità è ricercata ossessivamente e crea meccanismi, o propone soluzioni a pagamento promettendo risultati che spesso potresti ottenere gratuitamente.

Uno dei grandi errori in cui cade l’artista esordiente è quello di non crearsi un percorso professionale realmente sostenibile. Spinto dal sentire comune, non vede che il guadagno generato da una promozione tradizionale su piattaforme streaming e digitali, rispetto alla spesa sostenuta, matematicamente non esiste.

Nella mia esperienza, posso tranquillamente testimoniarti d’aver visto risultati promozionali all’altezza delle aspettative solo nel caso di artisti posizionati, cioè artisti famosi con una fan base di riferimento solida e fedele.

Nel mercato musicale, in questi anni si è verificato un cambiamento del modello di business. In passato, il focus era sul prodotto, la musica, e l’obiettivo della promozione era accelerare la diffusione del prodotto per raggiungere quante più persone possibile. Oggi, il core business è decisamente orientato ai servizi. Questo cambio di paradigma implica che l’obiettivo non è più raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma promuovere il proprio servizio a uno target specifico per soddisfare un suo bisogno. Essere un artista musicale, un creativo artistico, non è più sostenibile se non ti arricchisci di quelle competenze che soddisfano le esigenze di un mercato saturo di proposte e le inquadri in un’ottica di impresa.  Questa è la realtà e se non ti piace, forse la professione del musicista non fa per te.

Devi considerare che l’attenzione delle etichette e dell’industria discografica come sistema, è indirizzata verso il prodotto, verso l’uscita del singolo a cadenza periodica. Il Sistema non vede più l’artista musicale come il centro del business: gestire un artista è troppo impegnativo e rischioso. Oggi il business è investire sul prodotto artistico come magnete per attirare altri artisti, o aspiranti tali, in su sistema di servizi a pagamento: paghi per registrare la musica, cedi quote per pubblicarla, paghi per distribuirla, paghi per promuoverla.

C’è però un modo per evitare queste trappole, per entrare nel mercato musicale con il piede giusto. Ma è un modo che richiede un approccio diverso, una mentalità basata sul solido, sul concreto e non su sogni di fama e popolarità.

Per l’artista esordiente, è necessario tenere a bada i propri desideri e lavorare seriamente su se stesso, individuare il motore della sua creatività, definire il messaggio che vuole offrire al suo pubblico e come intende farlo. Deve prima di tutto definire un modello di business orientato al servizio, e la creazione di una promozione mirata che si basa sulla credibilità, la fiducia e la costanza; sapendo che la promozione è un processo che parte prima dall’interno e poi si muove verso l’esterno.

Per un artista musicale, nel mercato musicale attuale, agire senza una chiara visione, un ruolo definito e una strategia che connette il proprio servizio a un pubblico specifico (fan o altri professionisti) significa viaggiare alla cieca, spendendo tempo, denaro ed energia, affondando inevitabilmente nel pantano dell’insostenibilità emotiva e finanziaria.

Conoscere le dinamiche del mercato musicale, approfondire la propria visione delle cose, studiare metodi e modi per attrarre l’attenzione del pubblico e dei players del settore è indispensabile per costruirsi una professione musicista.

Nei miei corsi, nelle mie consulenze, lavoro proprio su questo.

Guidare l’artista musicale nell’acquisire competenze e conoscenze per potersi costruire una comunicazione professionale e un’immagine artistica solida. Per affrontare il mercato musicale che è poliedrico e che, lo dico sopratutto agli esordienti, non è solo Spotify. C’è molto di più.

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Nel suo terzo libro dedicato agli aspetti meno noti della musica elettronica, Johann Merrich ci porta in viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. Con una narrazione semplice e talvolta ironica, questa indagine appassionata svela aneddoti curiosi e storie dimenticate di macchine sonore, pioniere, mecenati, innovatrici e compositori che hanno plasmato il suono del futuro, grandi personalità che hanno alimentato la rivoluzione della musica tecnologica in luoghi inaspettati come Egitto, Spagna, Portogallo, Turchia, Grecia, Slovenia, Romania, Polonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Russia, Australia, India … Un’occasione per rileggere – o cancellare?- i vecchi confini e ascoltare la voce del mondo con orecchie nuove.

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Musica: è una questione di qualità!

Oggi scrivo due righe su quella cosa chiamata progetto musicale. Lo faccio per te, ma lo faccio anche per me stesso, perché le due paroline progetto musicale in realtà ci stà un universo intero. Un universo anche piuttosto complesso le cui variabili cambiano a seconda del progetto che stiamo sviluppando. Infatti, la prima cosa da tener presente è che ogni progetto, ha un percorso che va costruito, pensato e misurato: altrimenti che progetto sarebbe?

La musica è sopratutto una questione di qualità

Normalmente, la maggior parte degli artisti musicali si concentrano sulla produzione di un album o di un singolo, magari nella loro solitudine, nel loro mondo creativo, per poi confezionare un prodotto musicale o discografico e quindi mettersi alla ricerca di soluzioni per promuoverlo. Dimmi, non è così?

Accade regolarmente che una volta messo sulla pubblica piazza il progetto stenta a decollare, non riceve attenzioni, non viene ascoltato o non viene considerato come meriterebbe.

Questo avviene principalmente perché in fase di elaborazione del progetto, l’artista trascura spesso e volentieri l’impegno economico e temporale necessario per mettere in campo operazioni di marketing e di promozione per far conoscere il progetto musicale almeno ad una platea mirata di pubblico potenziale: questo, il più delle volte, significa anche fare un indagine di mercato per capire dove si nasconde questo fantomatico pubblico interessato.

Immaginiamo che stai mettendo insieme un album. Stai selezionando i pezzi in modo di ottenere un qualche obiettivo artisticamente organico: nello stile musicale, nel significato delle canzoni ecc… Già da qui dovresti pensare a quale pubblico ti rivolgi e valutare, insieme ad altri professionisti, che direzione prendere nelle scelte artistiche che farai.

Già il fatto che dovresti chiedere supporto ad altri, significa che dovrai sostenere un impegno economico. Quindi già nelle prime fasi dovresti fare un ragionamento sul budget che ti servirà per portare a termine il lavoro. Un budget di spesa che comprenda tutte le fasi di lavorazione dell’album compreso il marketing e la promozione. Ma non è  tutto.

In particolare gli esordienti, se ne escono con produzioni Low Budget che altro non servono per dimostrare il loro scarso professionismo e che sicuramente non mettono in luce le loro qualità (con conseguente danno reputazionale e perdita di opportunità). Spotify è piena di queste porcherie.

Se invece cominci a considerare le spese del tuo progetto artistico come un investimento a lungo termine, ecco che improvvisamente le cose prendono una prospettiva diversa.

Se ti impegni e ti circondi di bravi collaboratori, mettendo insieme una vera e propria produzione dove ognuno ha il suo ruolo, ecco che ti stai impegnando in qualcosa che avrà una qualità superiore, qualcosa che resta. Una spesa della quale non avrai un rientro immediato, ma che servirà per qualificarti come un artista professionista che conosce il lavoro, il mercato ed ha pure una vena artistica interessante.

Ovviamente imbarcarsi in questo percorso non è un gioco. Lavorare con professionisti è dispendioso. Perciò non solo hai bisogno (prima) di avere una rendita continuativa che alimenti questo tipo di progetti, ma ti servirà anche la figura di un produttore esecutivo che ti aiuti a gestisce l’aspetto logistico, finanziario e legale del progetto. È la persona che assicura che il progetto sia completato nei tempi e nel budget, occupandosi dei contratti, delle licenze e della raccolta fondi. Questo è il binario strategico dal quale inizia ogni progetto, sul quale poi si innesta il lavoro artistico.

Un progetto artistico che bypassa i dovuti passaggi di una produzione musicale senza seguire degli iter prestabiliti, senza un team e senza affidarsi alle persuoone giuste è destinato a restare nel limbo dei 5 ascolti mensili sulle app di streaming. E se non mi credi, se non credi alle statistiche, ti basta fare un giretto su Spotify per vedere quanti sono gli zombie che release dopo release, restano su 20-30 ascolti mensili.

Il processo di produzione musicale professionale è come costruire un edificio: la musica è la facciata (la parte artistica), ma il successo duraturo e l’opportunità di attrarre investimenti dipendono dalle fondamenta invisibili (Business, Marketing, Promozione) e dal piano di costruzione rigoroso (Produzione Esecutiva). Se si cerca di risparmiare sulle fondamenta (produzione “low budget”), l’intera struttura (il biglietto da visita) crollerà, non importa quanto bella sia l’idea iniziale.

PS Non attirerai mai player importanti del settore musicale se non sei in grado di dimostrare il tuo livello di professionalità e l’impegno che metti nel tuo lavoro. Se tu stesso non investi sui tuoi progetti, perché dovrebbero farlo altri?

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Si fa presto a dire Live!

Per un artista musicale suonare dal vivo può assumere significati diversi a seconda di come si imposti il percorso artistico professionale. Ancora una volta non c’è una regola che vale per tutti, non ci sono trucchi o scorciatoie. Anche quando organizzi un evento live, o vuoi che la tua fonte di reddito primario sia nei live, devi programmare una strategia logica che ti permetta di crescere e di espandere il tuo business.

Si fa presto a dire live!

Concretamente, se intendi organizzare un tour per promuovere la tua ultima uscita discografica, devi progettare questa operazione in un contesto coerente a tutte le operazioni di marketing che hai fatto e che stai facendo attorno al tuo lavoro. L’improvvisazione può costarti cara in termini di energie e di denaro buttato al vento.

D’altro canto, se invece vuoi che la tua professione di musicista sia incentrata sugli eventi dal vivo, come fonte primaria di reddito, dovrai progettare questo tuo percorso in una direzione precisa che ti permetterà di aggredire il mercato in cui vuoi posizionarti. E questo puoi farlo solo se hai le idee chiare su cosa stai facendo e selezionando con cura i luoghi dove ti esibisci.

Può anche essere che per te i concerti sono solo un momento di confronto occasionale. La scusa per mantenere la tua tecnica musicale viva, o metterti alla prova senza voler conseguire obiettivi economici ben precisi. Si tratta di un modo lecito di vedere i live, meno impegnativo, meno professionale, ma di conseguenza sarà anche meno remunerativo.

Quando decidi di Vivere di musica guadando dai live stai facendo una scelta ben precisa che solo in apparenza è facile, mentre in realtà ti espone ad una serie di rischi di cui devi essere consapevole: devi essere cosciente delle enormi implicazioni che questa scelta comporta.

Ci sono band, artisti, che hanno fatto dei live la loro fortuna, lo fanno da anni, con soddisfazione e continuità, ma questo perché riescono a gestire tutte le aree strategiche del loro progetto musicale che sono strutturate per questo segmento.

Queste realtà artistiche felici funzionano perché hanno saputo focalizzarsi sulla loro offerta di servizio e hanno quindi rivolto i loro sforzi promozionali verso determinati tipi di pubblico, specializzandosi in una determinata nicchia. Questo ha permesso a loro di crearsi un’identità specifica allineata con determinati tipi di pubblico che, quando si rivolge a loro, sa cosa aspettarsi.

Questo significa anche scegliere il luogo adatto dove esibirsi.

Il luogo adatto non è fatto solo dallo spazio in cui avviene l’esibizione, è sopratutto creato dal pubblico che assisterà all’avento. La scelta del Faccio live ovunque in qualsiasi luogo è la peggior politica che puoi fare: lo stesso errore che si fa quando si investono soldi in promozione sparando messaggi ovunque credendo che la cosa funzioni raggiungendo più persone possibili. D’altro canto, ricevere continui rifiuti dai locali a cui ti rivolgi, deve farti riflettere sul fatto che, molto probabilmente, non ti stai rivolgendo al posto giusto per la tua offera musicale. Sparare ovunque pensando di raggiungere il maggior numero di locali possibile, è un errore grossolano, una perdita di tempo.

Perché i tuoi live abbiano un senso economico devi progettarli bene, con un’estrema consapevolezza dei costi che sostieni per portarli sul palcoscenico. Non è un lavoro difficile, ma lo devi fare con cura e verificare continuamente se i tuoi calcoli rispondono ad un riscontro reale.

Per avere una reale comprensione dei tuoi costi devi includere:

  • Il tempo per la preparazione del live;
  • I costi della sala prove;
  • I costi dei trasporti e altri costi come cibo, soggiorno, ecc…;
  • I costi delle attrezzature o altri costi legati alla tua struttura;

All’interno di una band, poi, i guadagni non puoi distribuirli equamentr, faresti un grave errore che, alla lunga comprometterà la stabilità del gruppo. Il guadagno dovrai distribuirlo in base all’impegno e alle responsabilità di cui si prende carico ogni singolo membro del gruppo. Chi più lavora, chi maggiori responsabilità si prende, maggiormente sarà retribuito.

Se decidi di Vivere di Live dovrai anche risolvere il problema della frequenza, della continuità. Per vivere esclusivamente di live, la cruda realtà è che, nel mercato attuale,  dovresti partire dai 200-250 esibizioni ben studiate, all’anno. Questi numeri non vederli come un’ostacolo insormontabile, ma ti devono essere chiari, rappresentano il tuo rischio d’impresa, come in ogni altro settore, ci sono dei pro e dei contro.

Per completezza, chiudo questo post con le due tipologie principali di live, due tipologie che richiedono approcci diversi, perché presentano rischi diversi. Produrre un live o Suonare in un locale non sono la stessa cosa.

Sono due modelli di business che richiedono impegni molto diversi, impegni che non vanno presi alla leggera. Richiedono due modi di ragionare diversi che impattano su tutte le aree: il modello di business, il marketing e la promozione. Bisogna sempre tenere a mente questa distinzione se vuoi generare una rendita.

Inoltre, non sottovalutare mai i fondamentali che portano alla buona riuscita di un evento dal vivo: la gestione del team (capire chi serve e in quante persone suonare), come trattare con gli organizzatori, cosa proporre loro, come stabilire il prezzo e come attrarre le persone. Devi sempre avere il controllo di tutte le cose, se non vuoi incorrere in brutte sorprese o, almeno, limitare i danni degli imprevisti.

Per Vivere di live il tuo obiettivo primario non dev’essere Riempire lo Stadio, ma avere sotto controllo entrate e uscite in modo da generare quella rendita continuativa che ti permetterà di vivere la tua passione per la musica. Se lavorerai bene, con metodo e strategia, magari non arriverai allo stadio, ma potrai conquistare qualche piazza importante dove troverai un vasto pubblico pronto a godersi il tuo spettacolo.

La morale è semplice, non devi mai affidarti al caso, devi prima progettare e poi fare, devi conoscere il mercato, devi conoscere il contesto nel quale ti muovi e agire di conseguenza.

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Nella storia della musica nera lo spiritual e il blues rappresentano l’inizio di tutto, nascono come elaborazione esistenziale del singolo ma anche come reazione collettiva al dramma della schiavitù. Nel corso del tempo queste musiche si sono evolute in altre e altre ancora. Ma quali sono state le realtà sociali che ne hanno determinato la nascita e la diffusione? Qual è il denominatore comune che traccia il percorso di coscienza dell’afroamericano e della sua ribellione?La storia della Black Music indaga tra le pieghe di questi momenti storici ed esplora le motivazioni etiche, sociali e religiose che hanno dato origine a tutte le musiche che dai seminali spiritual e blues si sono sviluppate, per giungere – attraverso il jazz, il soul, il funky, il reggae e il rap – fino alla trap, ultima rilevante forma di espressione musicale inventata dalla comunità di colore. Le otto sezioni del libro sono arricchite dalle storie dei personaggi, degli album e degli avvenimenti di particolare rilievo, da immagini d’epoca e da un centinaio di schede di canzoni emblematiche, ascoltabili direttamente tramite QR code. L’opera è completata da contenuti online quali video, canzoni, fotografi e e approfondimenti relativi agli argomenti trattati nei diversi capitoli. Prefazione di Ronnie Jones.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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business musicista professionista

2 ostacoli del musicista esordiente

Sono due gli ostacoli che, come artista devi affrontare nel mercato musicale attuale: la saturazione dell’offerta e la polarizzazione degli utili che, nell’attuale sistema discografico, rischiano di non finire nelle tue tasche.

2 ostacoli del musicista esordiente

In particolare se sei un artista musicale esordiente, superare la saturazione ed entrare in un mercato così dinamico, è necessario affrontare, conoscere, una serie di problematiche strutturali e strategiche.

L’ignoranza dei modelli economici del mercato musicale ti spingono verso direzioni economicamente non sostenibili che troncano il tuo percorso professionale-artistico sul nascere. Il passo fondamentale è quindi che tu comprenda attivamente come funzionano e non cadere nella trappola di modelli di business creati per farti vivere un’illusione.

Il settore musicale soffre di troppa emotività, troppa passione. Spesso gli artisti musicali non guardano il proprio progetto con occhio analitico. Vittime del proprio egocentrismo, sottovalutano l’importanza di analizzare il loro pubblico, il loro mercato di riferimento e persino il tipo della loro offerta musicale. Questa assenza di analisi è la causa principale del fallimento delle azioni di promozione e posizionamento.

La mancanza di un approccio strategico a 360°, che inizia dall’analisi del tuo pubblico potenziale e si conclude con la scelta di come vuoi veicolare i tuoi messaggi, è destinato a portare al fallimento di ogni tua iniziativa con una conseguente demotivazione, se non vera e propria depressione.

Non puoi definire tale un progetto musicale se non pianifichi ogni aspetto del lavoro. Se non elabori un’identità artistica e una strategia di posizionamento sul mercato; se non affronti in termini di budget, di spese e ricavi, ogni aspetto della tua professione.

La mancanza di questa progettualità quasi sempre consegna l’artista musicale nella trappola degli speculatori promozionali, che non sono invisibili poteri forti, ma quel Circo di servizi  per musicisti che però funzionano, se non truffaldini, solo se indirizzati correttamente e si sono raggiunti certi livelli.

Per concludere, superare la saturazione del mercato e la polarizzazione degli utili, devi sostituire l’emotività e la casualità con un approccio strategico e analitico, focalizzato sulla comprensione dei modelli di business, la gestione oculata delle risorse, la definizione chiara del target e l’applicazione di procedure logiche finalizzate al raggiungimento di un obiettivo.

Fare l’artista musicale è una professione creativa dove il lato professionale vale quanto quello creativo. Prima lo comprendi, prima otterrai i risultati che cerchi.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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marketing musicale musicista professionista personal branding

Le basi per una solida identità artistica

Posso serenamente sostenere che nel dinamico e competitivo mondo della musica e della produzione, l’identità non è un lusso, ma un requisito fondamentale. Il talento grezzo deve trovare una costruzione meticolosa di un tratto distintivo e caratteristico che ti differenzi dai competitor.

Le basi per una solida identità artistica

Per un artista musicale, l’ identità è quel segno che attrae gli altri. È ciò che permette a qualcuno di preferirti ad un altro professionista. L’identità, tuttavia, non la crei schioccando le dita; è un percorso tortuoso di maturazione.

L’identità è data da un insieme di caratteristiche personali che vanno dalla tua abilità tecnica, alla tua sensibilità artistica, sino a come ti poni sul palco, come ti vesti, come ti relazioni off line e come ti rappresenti on line.

Vediamo ora alcuni passaggi cruciali che dovresti affrontare nella definizione della tua identità artistica:

Prova, Sbaglia, Impara.

Il primo passo verso la costruzione di un’identità è l’accettazione e l’impiego degli errori: l’identità è frutto di un processo, fatto di errori, talvolta dolorosi.

L’identità è quello che le persone percepiscono di te. Creare un’identità solida significa comunicare correttamente chi sei e qual’è il tuo pensiero, attraverso tutti i mezzi che hai a disposizione, non solo con la tua musica. Questo vale sia per la tua identità stilistica musicale, sia per la tua identità artistica.

Se non ti esponi, difficilmente raggiungerai un’identità definita. Esponendoti, buttandoti nell’arena, sicuramente rimedierai degli errori e forse anche delle figuracce. Ma questo fa parte del processo di maturazione, del raccogliere quelle esperienze che ti faranno raggiungere un’identità definita.

Gli errori che contano sono quelli che ti costringono a tornare a casa a riflettere profondamente. Ci sono dei momenti in cui, anche se non ti viene detto esplicitamente, capisci che hai fatto qualcosa di sbagliato; qualcosa che ha deluso le aspettative. È la riflessione su questo tipo di errori che crea il segno distintivo.

Confronto E COLLABORAZIONE

È impossibile creare un’identità senza confronto. Che sia professionale, artistico, collaborativo o produttivo, vedere il punto di vista di altri aiuta a riconoscere i tuoi pregi e difetti.

Un percorso artistico coerente nasce dallo scambio di punti di vista, dall’accogliere critiche e suggerimenti; dal conoscere esperienze diverse e realtà diverse. Lo fai lavorando con altre persone e frequentando gli ambienti più vivaci. Se il tuo punto di vista rimane negli stretti confini della tua cameretta o del tuo piccolo studio di registrazione, non andrai molto lontano.

L’egocentrismo, la gelosia, la protezione del proprio orticello, sono le malattie che contaminano il settore musicale. Invece di vedere gli altri professionisti come concorrenti, valuta se le loro capacità possono risultarti utili; valuta se dai loro progetti puoi ricavarci qualcosa di buono. Condividi esperienze e confrontati con gli altri. Sforzarti di vedere le cose dal punto di vista dell’altro. Costruisci valore e renditi utile.

Esperienza

Non basta guardare, studiare o leggere. La conoscenza senza l’applicazione pratica non ti farà evolvere. L’esperienza è come esercitarsi su uno strumento; più lo fai, più applichi ciò che hai imparato, più ti perfezioni, maggiori saranno i risultati. Devi avere degli obiettivi di crescita in mente, raggiungere risultati, e per fare questo serve esperienza, serve mettere in pratica quello che si fa.

Consapevolezza

L’identità richiede consapevolezza. Devi essere consapevole di come ti percepisci e di quali obiettivi concreti vuoi raggiungere.

Una delle prime cose che devi affrontare è la percezione delle tue competenze. Non sempre la percezione che si ha del proprio livello professionale corrisponde alla realtà: ci può essere una sovrastima che ti metterà in situazioni imbarazzanti o anche una sottostima che ti bloccherà nelle decisioni.

Devi imparare a focalizzarti esclusivamente su ciò che vuoi raggiungere, costruire e imparare. Dovrai farlo consapevolmente, senza farti influenzare dall’esterno.

Produrre a nastro

La scarsità produttiva e qualitativa è un problema enorme. Un provino vale più di un curriculum. Registra provini come non ci fosse un domani. Creati un ricco portfolio di brani da poter presentare per dire Questo è quello che So Fare!

Rilasciare e Cestinare

Non tenere le tue opere nel cassetto in attesa del momento giusto: è l’errore più grande che puoi fare.

Non rilasciare è un tappo alla tua identità artistica, professionale e creativa. Rilasciare significa far scorrere un flusso creativo e identitario. Ma il rilascio deve essere un aut aut, o rilasci o cestini. Se non sei convinto, devi cestinare quel materiale. Non progredisci se non ti sbarazzi di ciò che è incompleto o non veicolato.

Resta comunque valido che ogni release deve essere curata e preparata come si deve ed essere professionalmente elevata.
Non c’è spazio per i dilettantismi.

Risultati

Nessun carattere forte e nessuna identità si costruiscono senza i risultati. Quando si parla di professione, i risultati economici sono un parametro di successo. Quando parli di lavoro o professione musicale, devi essere in grado di mostrare le tue competenze e i risultati ottenuti. Anche sul piano economico. Nella maggior parte dei casi, i risultati non si raccolgono dalla mattina alla sera. Sono comunque il frutto di una crescita fatta di piccoli ma reali obiettivi. La mancanza di risultati, spesso dovuta alla mancanza di focalizzazione, produzione, o rilascio, ti porterà inevitabilmente alla depressione professionale.

Controllo

Avere un’identità artistica o professionale significa avere il controllo. La maggior parte degli artisti musicali non ha il controllo delle proprie attività. Raggiungere il controllo ti farà capire che spesso c’è della gran confusione anche nelle situazioni che sembrano più strutturate.

La mancanza di controllo ha conseguenze disastrose quando succede qualcosa di inaspettato. Avere controllo sui propri clienti, sulla propria utenza e sulle proprie attività è ciò che aiuta a resistere e a superare le difficoltà.

Ruolo Definito

Non puoi essere un tuttologo. Devi definire i confini del tuo ruolo. Ogni ruolo ha le sue specifiche competenze. Focalizzati sulla tua specialità, sviluppa e promuoviti con essa. Evita di vendere o di impegnarti in qualcosa che non sai gestire o che ti porta fuori dal percorso dei tuoi obiettivi primari.

Impara la Storia

L’ignoranza storica nella musica ha dell’incredibile. È cruciale conoscere la storia della tua nicchia o del tuo strumento. Devi sapere chi, prima di te, ha fatto cose importanti.

Devi sapere l’evoluzione musicale del tuo genere musicale, l’evoluzione degli stili, delle tecniche nel corso dei decenni. Più informazioni hai, più ci studi sopra, maggiori sono le possibilità che tu riesca a trovare una nuova strada che ti distingua. La storia fornisce la base per la vera maturità.

Comunicazione e Veicolazione

Avere una grande identità, avere un grande disco o avere una grande idea senza condividerla, è costruire sul nulla. La condivisione è fondamentale.

Devi imparare a veicolare la tua identità artistica e professionale. È la capacità di comunicazione che ti permette di costruire una visione e un modello di lavoro, di futuro e di crescita.

Conclusione

Se hai letto tutto con la dovuta attenzione, dovresti aver capito che la professione del musicista, in qualsiasi sua declinazione, è molto di più che suonare uno strumento.

Se desideri approfondire questi aspetti della tua professione e cerchi un supporto per sviluppare al meglio le tue doti, contattami liberamente.
Sono qui per questo.

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Il Futuro del Marketing Musicale su YouTube

YouTube ha superato da tempo il ruolo di semplice piattaforma di condivisione video. Con oltre un miliardo di ore di contenuti visualizzati ogni giorno, YouTube sta definendo l’intrattenimento, superando in tempo di visualizzazione streaming piattaforme come Netflix e la TV tradizionale, sia su mobile, desktop che TV. Per gli artisti musicali, questa crescita massiccia rappresenta un’opportunità senza precedenti. Secondo alcune proiezioni, YouTube vanta tra i 2,5 e i 2,9 miliardi di utenti attivi mensili, indicando un potenziale di pubblico assolutamente enorme.

Il futuro del marketing musicale su YouTube

In un panorama digitale in rapida evoluzione è fondamentale che gli artisti applichino una nuova strategia per crescere in modo profittevole, consolidando la loro presenza su questo social in espansione.

Per approcciare correttamente a YouTube come artista musicale dovresti cambiare mentalità e vedere il canale non solo come un luogo dove pubblicare video musicali, ma come il tuo quartier generale digitale.

In quest’ottica, dovresti considerare YouTube l’asse portante in cui veicolare la tua immagine ed il tuo messaggio. A differenza di piattaforme come TikTok o Instagram, i contenuti su YouTube si accumulano nel tempo, fornendo valore continuo. Per questo motivo non dovresti limitarti a caricare solo video musicali ufficiali, ma anche podcast, shorts e contenuti long form, sfruttando l’intero ecosistema che la piattaforma continua a sviluppare. I mezzi messi a disposizione da questa, vera e propria, TV ond demand, ti offrono diversi mezzi per esprimere al 100% il tuo potenziale artistico e comunicativo, creando connessioni profonde con il tuo pubblico, se ti da fare.

Recenti studi, sottolineano che il comportamento degli utenti YouTube è cambiato radicalmente. Ci siamo spostati da un modello di social media a uno di interest media: questo significa che alcune dinamiche hanno un valore relativo nel contesto. Su YouTube, il numero di iscritti al canale o followers non ha più l’importanza di un tempo. Un nuovo canale può diventare virale e farsi scoprire partendo da zero nel giro di giorni o settimane, a condizione che comprenda e sfrutti gli interessi specifici del pubblico.

Per l’artista, questo si traduce nel focalizzarsi sulla specificità. Gli spettatori sono attratti dai creatori attraverso interessi speciali condivisi, ad esempio, un genere musicale di nicchia, la produzione di musica elettronica o l’analisi di testi complessi, e restano grazie ai modi innovativi con cui il creatore esplora ed espande tali fissazioni.

L’algoritmo di YouTube, infatti, raccomanda i contenuti basandosi sui segnali di interesse: la cronologia di visualizzazione, l’interazione e la pertinenza topica, e non primariamente su chi le persone sono iscritte. Se comprendi questo, puoi creare contenuti per una persona con un interesse specifico:  ad esempio, un fan di un sotto genere metal degli anni ’90. Se quel contenuto risuona, l’algoritmo agisce come un passaparola potenziato dagli steroidi, mostrando il video a gruppi sempre più ampi di persone con interessi simili.

In pratica dovresti smettere di inseguire gli iscritti e iniziare a inseguire temi specifici che magari siano legati al tuo genere musicale, al tuo lavoro artistico, alle realtà che frequenti, ai tuoi gusti musicali. Tenendo presente che comunque dovrai:

  • Essere chiaro sull’argomento del video o del contenuto correlato;
  • Sfruttare le parole chiave (come il nome di un genere, un mood o un trend specifico);
  • Utilizzare titoli ottimizzati per la ricerca (SEO) per garantire che i video vengano trovati da coloro che sono già interessati;

Sebbene il pulsante Iscriviti sia ancora importante per qualificarsi per la monetizzazione e costruire un pubblico fedele, oggi non è essenziale per la viralità. Gli spettatori, infatti, stanno consumando i contenuti che risuonano con loro piuttosto che iscriversi attivamente.

Il comportamento del pubblico su YouTube indica chiaramente che esiste un movimento che oscilla verso i due estremi: contenuti molto brevi e contenuti molto lunghi. Ciò suggerisce l’applicazione della Strategia del Bilanciere anche per gli artisti musicali, ovvero arricchire il tuo canale YouTube con formati diversi in modo da attirare pubblico con abitudini diverse.

Per attivare con criterio questa strategia è bene che tu conosca le differenze di portata dei diversi formati utilizzabili in aggiunta ai tradizionali music video.

  • YouTube Shorts: I Micro Contenuti sono eccellenti per la scoperta rapida e la portata (reach). I video brevi su YouTube stanno esplodendo in termini di opportunità: gli Shorts superano i 200 miliardi di visualizzazioni al giorno e le loro visualizzazioni sono quasi tre volte superiori a quelle giornaliere di TikTok. Un artista può usare gli Shorts per brevi clip musicali, esibizioni veloci, o annunci.
  • Video Long-form: Questi sono fondamentali per creare una connessione profonda e, successivamente, per la monetizzazione. Per gli artisti musicali, i contenuti lunghi possono includere documentari sulla creazione di un album, sessioni di studio, interviste o video podcast.

La strategia ideale per l’artista con risorse limitate è iniziare in modo semplice, ad esempio, un video lungo a settimana o la padronanza degli Shorts, per poi espandersi. I migliori creatori stanno combinando entrambi i formati intenzionalmente.

Molti artisti sono bloccati dal fatto di non essere in grado di produrre contenuti visivamente sensazionali. In realtà, fermo restando che la qualità video e audio sono importanti, gli spettatori sono attratti da tre elementi chiave: intimità, vulnerabilità e autenticità. I contenuti eccessivamente patinati o da studio di registrazione stanno perdendo terreno a favore di storie reali e con cui ci si può relazionare.

L’ effetto intimità è l’assicurazione dell’artista contro l’essere rimpiazzato dall’Intelligenza Artificiale (AI). Mentre le informazioni grezze possono essere trovate tramite strumenti come Chat GPT, la personalità, le storie, il punto di vista e le esperienze personali dell’artista non possono essere replicati dall’AI.

Per i musicisti, posso consigliare:

  • Integrare la storia personale: anche se un video è incentrato sulla performance o un tutorial di produzione musicale, incorporare una storia personale o condividere il proprio punto di vista crea un legame emotivo.
  • Non nascondere il processo: I process videos stanno riscuotendo un enorme successo. Invece di limitarsi a insegnare come creare un beat, l’artista dovrebbe documentare il processo di creazione in tempo reale, magari attraverso una sfida: “Ho provato a scrivere una canzone in 7 giorni” o “La mia prima sessione in studio”.
  • Vlog dietro le quinte: Non si tratta di mostrare cosa mangi a pranzo, ma di portare il pubblico dietro le quinte del processo creativo, di produzione, o di business della musica.

Gli artisti musicali che pensano in modo intelligente stanno costruendo il loro brand personale attraverso i loro valori, i loro punti di vista e le loro storie.

La convinzione che i contenuti brevi, rapidi, rumorosi, quelli di Tik Tok per capirci, siano i più penetranti e virali è smentita dall’analisi delle tendenze che dimostra come, in realtà, YouTube domina il tempo di visione sulle Smart TV da inizio 2023. Questo cambia il tipo di contenuto che le persone apprezzano e come interagiscono con esso, poiché YouTube viene ora guardato come Netflix: su schermi grandi, dal divano, spesso in compagnia o mentre si fa multitasking.

Devi pensare a contenuti più lunghi e adatti a una visione di tipo lean back, rilassata, senza necessità di interagire costantemente. Secondo alcuni questo è il momento di investire in formati di intrattenimento o infotainment: video podcast, mini-documentari o video saggi musicali. Se il contenuto aggiunge valore, non deve essere accorciato artificialmente; si dovrebbe pensare a durate di 15, 30 o 60 minuti.

Trovo spesso un rifiuto a priori, da parte degli artisti esordienti con cui collaboro, di cimentarsi nella cura del proprio canale YouTube. Lo comprendo, nessuno ti ha mai detto che per fare il musicista devi anche essere content creator. Ma il mondo non è più come te lo hanno raccontato.

Oggi su YouTube trovi professionisti di ogni categoria usano le potenzialità della piattaforma per promuovere la loro specialità e dimostrare le loro competenze, alcuni con particolare successo. Lo fanno anche esponendosi in prima persona con visioni ed opinioni, in questo, diventano un vero e proprio punto di riferimento per il pubblico che li apprezza.

Come artista musicale esordiente, che non può vantare un ampia esposizione nei network radio-televisivi nazionali è sciocco, te lo dico senza peli sulla lingua, rinunciare ad un pubblico avido di cose nuove che quotidianamente frequenta l’infinita offerta video di YouTube.

Non dico che sia facile ottenere grandi risultati, ma con metodo e strategia, puoi vedere già dopo i primi mesi un profondo cambiamento nel posizionamento del tuo essere artista musicale nella mente del pubblico.

Ora che hai letto queste righe, non mi sorprende che tu abbia ancora molte perplessità sull’argomento. Ma se vuoi valutare seriamente di cimentarti nell’impresa di aprire o migliorare il tuo canale YouTube ti invito a contattarmi.

Potremo lavorare insieme nello sviluppo corretto della tua esposizione su YouTube, creando un canale che ti rappresenti, che attiri il pubblico giusto e che diventi uno spazio divertente nel quale tu possa esprimerti. Parliamone.

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Nuove Economie della Musica

di Andrea Portioli
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Un libro che mette in chiaro i nuovi ruoli e le nuove economie tra loro interconnessi nel fantastico e per alcuni indecifrabile mondo della musica. Dalla bolla dello streaming alle tendenze social, dai sistemi di prevendita all’evoluzione dei club per la musica dal vivo. Non esiste un libro simile che raccolga, con uno sguardo corale ma una sintesi concettuale forte, linee guida generali e le loro declinazioni possibili per vivere di musica dal vivo e di discografia oggi. Le economie dello spettacolo sono, per la maggior parte delle persone, un magma oscuro di percentuali, royalties, somme e sottrazioni di qualcosa, per cui alla fine non è mai chiaro come facciano a tornare i conti. Si può vivere di musica? Se si lavora bene, sì.

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marketing musicale musicista professionista personal branding

Esci dalle trappole del mercato musicale

Voglio concentrare la tua attenzione verso la speculazione fatta ai danni degli artisti da parte del mercato musicale italiano e magari darti qualche spunto per uscire da questa sistema che, per lo più, produce musicisti frustrati.

Esci dalle trappole del mercato musicale
Esci dalle trappole del mercato musicale

È un tema che tocca ogni artista musicale impegnato a promuovere un suo progetto musicale o discografico ritrovandosi, di fatto, vittima di una speculazione che non lo porterà ai risultati sperati, ovvero al posizionamento sul mercato.

Perché accade questo?

Ogni artista musicale, dedica tempo e denaro per acquisire tutte le competenze verticali per diventare un eccellente professionista nella sua specialità. È una spesa importante, fatta di anni di lavoro e di soldi spesi in corsi ed esperienza sul campo. Una fase di studio verticale dove però le competenze orizzontali vengono completamente ignorate.

Cosa succede?

Ti posso portare l’esempio di un cantautore che:

    1. dopo aver speso una fortuna per perfezionarsi nella scrittura musicale;
    2. dopo aver speso una fortuna nella scrittura creativa
    3. dopo aver speso una fortuna nello studio e nella corretta dizione dell’inglese;
    4. nonché aver lavorato molto nel perfezionarsi sullo strumento con corsi e pratica;

si sente pronto a trasformare le sue creazioni in un progetto discografico.

A questo punto, dopo tutto questo lavoro, il nostro cantautore scopre che la risposta del pubblico è scarsa: ottiene una manciata di ascolti, scarsa attenzione e si rende conto che la sua musica sulle app di streaming è sostanzialmente ignorata.

Di fronte a questo risultato negativo, il nostro cantautore identifica il problema nella promozione. “Non è andato bene, devo investire in promozione”. Ed è qui che l’artista musicale cade nella trappola speculativa del modello di business dell’industria discografica attuale.

Sfruttando la debolezza emotiva degli artisti, dovuta alla loro scarsa preparazione manageriale-gestionale, il nostro cantautore si rivolge ai Wanna Marchi della promozione con le loro soluzioni facili che promettono milioni di streaming.

Il finale forse lo conosci.

Dopo aver speso altro denaro in costose playlist e comunicati stampa in testate per lo più sconosciute, dopo aver sponsorizzato annunci sui social e sulle app di streaming, il nostro cantautore si ritrova in mano una manciata di euro che non coprono nemmeno la spesa delle corde della sua chitarra. Ciò che è peggio, finite le campagne promozionali, i suoi ascolti ritornano ad essere qualche centinaio al mese, nella migliore delle ipotesi.

Per il nostro cantautore la conseguenza della combo fallimento della promozione+investimento economico e di tempo+ investimento nelle competenze dirette, è l’inevitabile crisi depressiva. Una depressione che, come per la ludopatia, alimenta il circuito speculativo. Più le cose non funzionano, più l’artista si convince di non capire qualcosa, e l’incapacità di comprendere il perché lo fa precipitare nella confusione e spesso lo porta a ripetere i propri errori.

Il nostro cantautore non lo sa, ma è intrappolato nella ruota per criceti dell’industria discografica. Finché non ne esce continuerà perdere tempo e denaro in produzioni destinate a restare sconosciute in tutte le app di streaming.

Come uscirne?

Qualsiasi prodotto ha un senso solo se viene inserito all’interno di un mercato. Se si entra nelle dinamiche di un mercato, nel nostro caso quello musicale, è necessario conoscerlo. E qui incontriamo il problema cruciale: le competenze necessarie per conoscere il mercato sono competenze orizzontali, non strettamente legate alla musica, ma indispensabili per poter trasformare le competenze musicali in fonte di reddito.

Uscire dalle dinamiche perverse suggerite dal mercato è ciò differenzia il musicista dilettante dal professionista.

Come artista musicale devi poi entrare nell’ottica che la musica è il mezzo per farti conoscere, per qualificarti, non il fine. Devi imparare a muoverti da imprenditore: conoscere il mercato, analizzare la concorrenza, conoscere il tuo pubblico e trovare i pattern per attrarlo verso di te.

In questa ottica promuoversi significa costruire un modello e capire quali sono i pilastri necessari per posizionarsi all’interno del mercato professionistico. La promozione a pagamento, i comunicati stampa, non sono un male, ma sono solo una parte del processo promozionale e risultano utili solo quando si sono già raggiunti certi risultati.

Se vuoi evitare, o uscire, dalla ruota per criceti che l’industria musicale ti ha confezionato, posso aiutarti iniziando a costruire una tua immagine artistica solida e coerente. Ma non solo.

Imparerai modi e metodi organici per promuoverti, attirare pubblico e creare quell’impianto comunicativo che ti valorizzerà come artista e come professionista della musica.

Scrivimi, ne parliamo.

L’obiettivo è uscire dalla speculazione e passare a un modello economico e di mercato solido. Questo è il mio invito a valutare attentamente il tuo percorso, in particolare se hai già sviluppato solide competenze dirette, ma fatichi a tradurle in risultati economici concreti.

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