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Musica: un business di servizi

Pochi giorni fa, un artista musicale esordiente, al primo incontro in remoto, mi chiede perché tengo un blog. Gli faccio notare che lui mi ha trovato proprio grazie a questo blog, ma non sembra convinto.

La Musica è un business di servizi

Dopo qualche minuto di chiacchierata, nella quale mi espone più chiaramente i problemi che mi aveva accennato nella mail, gli passo una serie di link ad articoli di questo blog nei quali potrebbe trovare la risposta ai suoi dubbi, invitandolo a ricontattarmi se qualcosa non gli fosse chiara; cosa che poi è regolarmente accaduta e, data la complessità, si è trasformata una consulenza a pagamento.

Da questo blog non guadagno niente (tranne qualche rara gratificante donazione) ma nonostante questo, settimana dopo settimana, mi ostino a fare opera di divulgazione sperando possa essere d’aiuto a qualcuno, ma non solo per questo: lo faccio anche per dare un assaggio delle mie competenze, più o meno sviluppate.

Così, gli artisti musicali devono comprendere che oggi, nel mercato contemporaneo, la musica è un servizio, non un prodotto. La musica registrata non deve essere vista come il fine ultimo, ma come un veicolo, utile a posizionare la tua identità e ad attrarre un pubblico. I veri guadagni, quelli che permettono a un artista musicista di trasformare la propria passione in una professione sostenibile, derivano dai servizi concreti che si riescono a costruire attorno a questo veicolo.

Ma quali sono i servizi ad alto valore aggiunto che l’artista musicale può portare in piazza? Vediamone alcuni:

Le Performance e le Esperienze dal Vivo

Il servizio più antico e solido. Possiamo dire da sempre, o da  quando la musica viaggiava esclusivamente sugli spartiti di carta, i compositori offrivano il servizio della “performance” suonando dal vivo per le corti nobiliari; ancor oggi, il live rimane un pilastro vitale. Oggi, la performance live è qualcosa in più dell’eseguire dei brani su un palco, ma offre un’esperienza emotiva irripetibile per la quale il pubblico è felice di pagare il biglietto o per cui i gestori dei locali sono disposti a investire un cachet adeguato.

La Didattica di Alto Livello

L’insegnamento è un enorme bacino di mercato e un servizio di immenso valore. È il mezzo con cui puoi mettere a frutto le tue competenze verticali sullo strumento e sulle tue conoscenze di composizione e scrittura musicale. Convertire queste competenze in un servizio formativo, all’interno di una visione impreditoriale, dove il tuo costo è commisurato al valore che sei in grado di trasferire all’allievo, ti può dare i mezzi per altre attività legate alla professione musicale. L’importante è che tu non svenda il tuo tempo per pochi euro.

Produzione, Sessionismo e Lavoro in Studio

Se possiedi uno spazio attrezzato e competenze specifiche, puoi offrire servizi di produzione musicale, registrazione o mixaggio per conto terzi. Puoi mettere a disposizione di altri artisti o aziende, in un’ottica Business to Business, servizi diversi che vanno dalla registrazione, sino alla produzione di musiche per la pubblicità, cinema o tv.  Allo stesso modo, puoi offrire le tue abilità esecutive lavorando come turnista per suonare nei dischi o nei tour di altri colleghi. In questo caso, il servizio che vendi è la tua expertise tecnica e la tua affidabilità professionale per portare a termine la visione artistica altrui.

Brand Partnership e Concessione d’Immagine

Tra gli artisti mainstream questa è la fonte della stragrande maggioranza di fatturato: molto, ma molto di più del fatturato derivato dagli streaming. Una volta che hai costruito un’identità forte e un pubblico fedele, il tuo stesso brand diventa un servizio appetibile per altre aziende. Questo si traduce nella stipulazione di brand partnership, in collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni o nella concessione della tua immagine per valorizzare i prodotti o i servizi di altre realtà imprenditoriali.

Merchandising e Community Building

Sebbene coinvolga lo scambio di oggetti fisici (come una maglietta o un vinile stampato in edizione limitata), nel paradigma moderno anche il merchandising rientra in una logica di servizio. Il fan che acquista il tuo merchandise non sta comprando un pezzo di cotone, ma sta pagando per finanziare apertamente il tuo progetto e per acquistare un senso di appartenenza esclusivo alla tua tribù.

È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sé un cuore selvaggio. (da Wild at Heart di David Lynch)

Mi spiace deluderti, ma in verità al mercato non interessa nulla della tua urgenza espressiva; al mercato interessa unicamente capire quale problema gli stai risolvendo. Solo unendo le tue abilità musicali, le tue competenze verticali, con competenze manageriali, di marketing e di posizionamento, le competenze trasversali, potrai attrarre clienti e fan disposti a riconoscere economicamente il tuo valore.

Ah, un’ultima cosa.

Anche se vuoi fare l’Artista Puro, puntare in alto, arrivare al massimo, per essere conosciuto e apprezzato dovrai comunque confrontarti con il mercato e con le logiche impreditoriali.
Non si scappa.

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Nella musica non esistono scorciatoie

Tra gli aspiranti musicisti che mi capita di incontrare, ce ne sono alcuni convinti che l’Intelligenza Artificiale spianerà loro la strada per il successo.

Nella musica non esistono scorciatoie

Certo, l’IA abbassa i costi produzione, riempie lacune tecniche, risolve situazioni difficili; ma l’IA resta solo uno strumento per produrre musica, il che non corrisponde necessariamente con il denaro e con il successo. Chi la pensa diversamente è perché ragiona da dilettante e non da professionista.

Che l’AI entri o meno nel tuo processo di produzione creativa, se vuoi ritagliarti il tuo spazio come artista professionista nel mondo della musica, ti dovrai confrontare con il mercato e con un ambiente duramente meritocratico, che lascia zero spazio alle improvvisazioni e agli incompetenti.

Semplificando le cose, nel mercato musicale il percorso di crescita di un’artista musicista, possiamo dividerlo in tre livelli; il Livello Zero  in cui sei un aspirante professionista, senza alcuna rendita e senza un vero flusso di ricavi e costi; il Livello Uno, in cui lavori come artista musicale e sei un professionista a tutti gli effetti; infine il Livello Due, dove sei un vero imprenditore musicale.

Se oggi non riesci a vivere con la tua musica, è perché ti trovi al Livello Zero e non sarà certo un’IA che ti farà salire al livello superiore. Se non conosci i processi processi fondamentali di business, marketing e promozione, non riuscirai mai a generare una rendita economica solida dalla produzione musicale.

Devi staccarti dalla visione, legata al passato, ancorata a una visione superata dove il  business musicale era basato sulla vendita del prodotto fisico.

Prima degli abbonamenti in streaming, che hanno abbassato drammaticamente il costo dell’ascolto musicale, il pubblico era naturalmente educato a spendere per acquistare un disco, e la promozione consisteva semplicemente nell’ottenere la massima visibilità possibile per vendere quel supporto fisico al maggior numero di persone.

Oggi non è più così, le dinamiche socioeconomiche sono cambiate in modo irreversibile e tu non puoi confrontarti con esse sperando di convincere da zero il tuo pubblico ad acquistare la tua musica come se fosse una merce da scaffale.

Il mercato musicale moderno è diventato esclusivamente un business di servizio dove i maggiori introiti vanno ai distributori.  In questo contesto, non riuscirai mai ad arrivare nemmeno al banale punto di pareggio tra costi e ricavi se basi il tuo intero modello di business sul semplice prodotto registrato.

La tua produzione artistica non deve essere un costo da recuperare con ansia, che è nemica della creatività,  deve trasformarsi in un investimento calcolato, un asset strategico che serve per marginare in altri modi e vendere i tuoi veri servizi. Per questo motivo, la sostenibilità economica la puoi trovare, nella misura  che ti è più vantaggiosa, sviluppando sei dimensioni specifiche che la maggior dei dilettanti ignora o sottovaluta totalmente.

La prima di queste sei è la dimensione valoriale. Il tuo pubblico non diventerà mai fan di un banale file audio o di un videoclip sui social, ma si innamorerà di un’identità artistica forte che ha l’arroganza e la pretesa di dire qualcosa di significativo al mondo.

La seconda è la dimensione sonora, che significa avere un filo conduttore creativo, degli elementi ricorrenti che rendano il tuo suono immediatamente riconoscibile all’interno di un’unica macro identità.

La terza è la dimensione visiva, un fattore fondamentale perché la mente umana ragiona per immagini, e tu devi obbligatoriamente posizionarti a livello spaziale e visivo nella testa del tuo target se vuoi avere una speranza di sopravvivere nel mercato.

La quarta dimensione è la più vitale e complessa di tutte: quella esperienziale. Mettitelo bene in testa e non dimenticarlo mai: il tuo pubblico non paga per acquistare un tuo prodotto, ma è disposto a pagare profumatamente per farne parte. Quando un tuo fan compra una tua maglietta o un tuo vinile, non sta semplicemente acquistando un pezzo di cotone o un disco di plastica, ma sta finanziando apertamente il tuo servizio; sta acquistando un senso di appartenenza esclusiva alla tua tribù.

Non dimentichiamo la dimensione commerciale, che ti impone di cercare partnership, vedendo la tua musica e le tue abilità come un asset utile anche per lo sviluppo di altre realtà e collaboratori. Che ti impone di cercare mercati diversi da quello dello streaming, come possono essere i synch agent o i live ben retribuiti.

La dimensione commerciale funziona bene quando hai una solida dimensione comunicativa. Comunicare nel modo giusto, con i messaggi giusti, a seconda ti rivolga al pubblico o agli addetti del settore è un tassello che chi sottovaluta, aspettando il miracolo d’essere scoperto, è quasi sempre destinato a vagare nel nulla o ottenere lavori non soddisfacenti.

Tutte queste dimensioni sono le tessere di un mosaico incastrate in un sistema aziendale molto più grande. Sono questioni che devi gestire e portare avanti quotidianamente, devono avere la stessa attenzione che dedichi ai tuoi processi creativi: suonando, scrivendo, cresci artisticamente; occupandoti di mercato, di promozione, di sfruttamento commerciale, crescri professionalmente.

Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e non sviluppando un business, il rischio più grande che corri  è quello di perdere tutto ciò che hai costruito tornando al Livello Zero.

Il viaggio per diventare un professionista della musica non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.

Se senti di essere pericolosamente bloccato, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.

Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Contattami liberamente, esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.

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L’artista musicale è un imprenditore artistico

Qualsiasi progetto nel mondo musicale, che si tratti di un album, avviare un percorso da musicista o offrire un servizio tecnico, deve essere affrontato con metodo imprenditoriale per poter essere sostenibile nel tempo. Questo approccio è indispensabile per trasformare un’idea, una passione, in una professione e costruire un percorso solido e duraturo nel settore musicale.

L'artista musicale è un imprenditore artistico

All’interno di questo quadro imprenditoriale, il processo di validazione di un’idea di progetto si articola in diversi passaggi. Uno dei più delicati, difficili e, al tempo stesso, decisivi è l’analisi dei competitor. Spesso sottovalutata o affrontata in modo superficiale, questa analisi è il pilastro su cui poggia la solidità del proprio progetto e del mercato in cui si intende operare.

Identificazione dei Competitor come Sfida di Consapevolezza

I competitor di un artista musicale sono coloro che si rivolgono, o aggrediscono, la stessa nicchia di persone che il nostro progetto vuole raggiungere e dalla quale intende monetizzare. Questo significa che un concorrente non è semplicemente chi fa lo stesso nostro lavoro, ma chi mira allo stesso pubblico pagante. Dobbiamo quindi capire non solo chi è il nostro target, ma anche chi altro sta già raggiungendo e monetizzando da quel medesimo target.

Senza un progetto ben strutturato e un offerta chiara, l’artista musicale avrà serie difficoltà nell’analizzare la concorrenza. Banalmente, se decidi di entrare nel mercato delle feste private come matrimoni, feste aziendali ecc… senza aver prima misurato la concorrenza e l’offerta che offre, su quali metriche puoi creare una proposta attrattiva che ti distingua rispetto ad altri?
Giocando a ribasso sul prezzo? Se così fosse, sai già come andrà a finire.

Competitor Diretti vs. Indiretti

Un analisi del mercato completa deve considerare due categorie di competitor, entrambi da non sottovalutare:

Competitor Diretti: sono coloro che offrono prodotti o servizi molto simili o affini ai nostri, rivolgendosi allo stesso target. Restando nell’esempio pratico  delle feste private, i tuoi competitor sono coloro che, con strategie di comunicazione e visibilità simili, puntano alla stessa nicchia di clienti.

Competitor Indiretti: sono spesso più difficili da riconoscere. Si tratta di professionisti o aziende che, pur non offrendo lo stesso identico servizio, si rivolgono alla stessa nicchia con un’offerta che entra in competizione con la tua. Nel nostro esempio, possono essere delle strutture di catering o wedding planner che offrono un servizio a 360° comprendente l’intrattenimento musicale. Riconoscere questi attori è fondamentale per avere una visione completa del panorama competitivo.

L’Errore : “La Mia Idea è Unica, Non Ho Competitor”

Questa convinzione, più diffusa di quel che si pensi, è quasi sempre un enorme errore e un sintomo di due gravi mancanze:

a) Scarsa consapevolezza della propria idea e del suo perimetro imprenditoriale.

b) Scarsa consapevolezza del mercato di riferimento.

L’analisi dei competitor, infatti, non è un’attività isolata ma si integra strettamente con l’analisi progettuale e l’analisi di mercato, formando un’indagine a 360 gradi. In quelle rarissime situazioni in cui non esistono davvero dei competitor, bisogna essere consapevoli che ciò potrebbe significare che non esiste un mercato per quell’idea. Creare un mercato da zero presenta enormi vantaggi, ma anche svantaggi significativi, poiché manca una domanda, sia essa consapevole o latente, da parte del target.

Analisi Approfondita e Trasversale

Il lavoro però non si conclude con l’identificazione dei tuoi competitor, devi anche analizzarli. Devi valutare le informazioni che riesci a raccogliere. Devi costruire un’analisi basata su dati e numeri, non su impressioni personali o valutazioni superficiali come guardare un sito web.

Questa analisi deve rispondere a domande come:

  • Cosa offrono nel dettaglio?
  • Qual è il loro posizionamento economico?
  • Come raggiungono e interagiscono con il target?
  • Qual è il percorso che fanno compiere al cliente per portarlo all’acquisto?
  • Quanto sono affermati e quale quota di mercato detengono rispetto ad altri?

Queste informazioni devi raccoglierle in un report dettagliato che ti permetterà di svolgere la seconda parte di questa indagine che, già lo so, ti farà scoprire cose che prima ignoravi totalmente.

A questo punto dovresti avere elementi sufficienti per fare un confronto tra i vari competitor:

Individuare tratti comuni che li lega.

Capire quali sono i punti di forza e di debolezza del mercato nel suo complesso.

Identificare le caratteristiche e le strategie che funzionano meglio e quelle che funzionano peggio, sempre sulla base di dati oggettivi.

Questa fase analitica è fondamentale perché ti fornirà la materia prima per dare un senso a tutte queste informazioni acquisite.

La Proposta di Valore

Avere una proposta di valore significa essere in grado di rispondere in modo forte, chiaro e convincente a una domanda fondamentale: Perché il target dovrebbe scegliere il mio progetto, il mio prodotto o il mio servizio, piuttosto che quello di un mio competitor?

Non è una domanda retorica. È il perché che sta alla base di tutto e che giustifica l’esistenza del progetto stesso sul mercato. La risposta a questa domanda permette di capire come vincere rispetto alla concorrenza.

È necessario trovare quelle caratteristiche uniche per le quali il nostro progetto si differenzia e offre un valore superiore o diverso. Che si tratti di un album pop o di un servizio tecnico, bisogna dare al target una ragione concreta per investire tempo, denaro e attenzione nella nostra offerta piuttosto che in un’altra.

La proposta di valore, quindi, è l’elemento che trasforma un’idea potenzialmente simile a molte altre in un progetto unico e con una chiara identità di mercato, capace di attrarre e fidelizzare una specifica nicchia di pubblico. È l’essenza della strategia competitiva e il risultato finale di un’analisi condotta con metodo e rigore imprenditoriale.

A questo punto dovrebbe esserti chiaro come l’analisi della concorrenza sia un processo strutturato e metodologico che va ben oltre una semplice ricognizione del mercato. È un’indagine profonda che parte dalla consapevolezza del proprio progetto, passa per uno studio dettagliato dei concorrenti e culmina nella definizione di un vantaggio competitivo chiaro e difendibile: la proposta di valore.

Solo attraverso questo percorso un’idea musicale può trasformarsi in un progetto professionale e sostenibile.

Comincia a fare sul serio: contattami senza impegno.

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La via del professionismo musicale.

So bene da dove parti e conosco il tuo amore per la musica. La passione è il motore primordiale che ti ha spinto a chiuderti in camera per ore, a prendere innumerevoli lezioni, a suonare con le prime band di paese e ad innamorarti perdutamente di questo percorso irto di ostacoli.

La via del professionismo musicale.

Se oggi sei qui a leggere queste righe è perché vuoi capire, una volta per tutte, cosa separa chi suona per puro hobby da chi riesce a fare della musica la propria professione in modo sostenibile e duraturo.

Il sistema educativo musicale e l’ambiente circostante ti hanno convinto che la tecnica fosse l’unica cosa che contasse davvero. Hai investito decine di migliaia di ore sul tuo strumento, passando da semplici insegnanti a veri e propri mentori che ti hanno inserito nei primi contesti live e negli studi di registrazione. Questa è quella che in gergo è conosciuta come competenza verticale.

Tuttavia, la cruda verità che devi accettare è che per sostenerti economicamente nel settore musicale, le sole competenze verticali non ti daranno mai un progetto sostenibile. Essere un professionista non significa solo saper suonare perfettamente, conoscere a memoria un rudimento o padroneggiare l’armonia.

Significa, al contrario, sviluppare un intero arsenale di competenze collaterali e trasversali che non hanno nulla a che vedere con lo strumento, ma che determinano in modo assoluto la tua sopravvivenza nel mercato reale.

Fare il musicista professionista significa diventare un vero e proprio imprenditore di se stesso. Significa imparare a gestire l’organizzazione del lavoro, capire come rispettare rigorosamente i ruoli all’interno di un team ed essere in grado di calcolare meticolosamente i budget di produzione per capire fin da subito se un progetto è finanziariamente sostenibile.

Un professionista sa impostare delle timeline precise, chiedendosi sempre quanto tempo e quali risorse servono per andare dal punto A al punto B, senza navigare a vista. Essere un professionista significa inoltre imparare l’antica arte della vendita e della negoziazione, capendo quali accordi commerciali stringere, quali sono i confini delle collaborazioni e come prezzare correttamente il proprio lavoro in base al mercato.

Qui entra in gioco uno degli scogli psicologici più grandi da superare. La musica è da sempre un settore guidato dall’emotività e dalla creatività, ma il business, per funzionare, richiede una freddezza calcolatrice. Se vuoi fare di questo il tuo lavoro, hai il dovere morale e materiale di perseguire risultati economici e di misurare costantemente le tue azioni, settando degli obiettivi finanziari mensili e annuali.

Devi sviluppare una consapevolezza chiarissima di quanto ti costa, in termini di denaro ma soprattutto di tempo investito, acquisire un singolo fan o un cliente. Se passi ore infinite a creare contenuti sui social o spendi soldi in inserzioni pubblicitarie per acquisire un cliente che alla fine ti fa guadagnare meno di quanto hai speso per intercettarlo, il tuo modello è destinato a fallire e i tuoi prezzi sono concettualmente sbagliati.

Un vero professionista musicale crea un sistema di offerta intelligente e strutturato per mantenere i propri clienti nel tempo, offrendo servizi continuativi, alzando la marginalità e abbassando così i costi di acquisizione. E qui arriviamo al cuore pulsante del mercato moderno. Se vuoi uscire dalla crisi e dall’anonimato, devi comprendere e accettare che oggi il settore musicale è fondato quasi esclusivamente su modelli di business di servizio, non di prodotto.

Continuare a pensare di vendere la tua musica registrata come se fosse l’unica o la principale fonte di guadagno ti porterà a schiantarti contro il muro della realtà. Il mercato discografico attuale non funziona più così. La tua musica, i tuoi dischi faticosamente prodotti e il tuo intero catalogo sono il tuo biglietto da visita, uno strumento formidabile e necessario per innalzare la tua percezione e dimostrare la tua autorevolezza al mondo.

Ma le vere entrate, quelle solide che ti permettono di pagare le bollette e reinvestire nella tua arte, derivano dai servizi che costruisci attorno a quella musica. Questo significa diversificare intelligentemente, intercettando i bisogni reali delle persone e delle aziende là fuori. Significa imparare da dove puoi guadagnare direttamente e quali sono le innumerevoli rendite indirette che le tue azioni possono generare a cascata.

L’approccio al servizio può tradursi nell’insegnamento ad alto livello, nel sessionismo per altri artisti, nella produzione per conto terzi, nello stringere partnership esclusive o nell’organizzare eventi dal vivo concepiti non come semplici e banali esibizioni, ma come esperienze di grande valore per le quali il pubblico è felice di pagare.

Lungo questo tortuoso e affascinante percorso, dovrai inevitabilmente fare i conti con i fallimenti. Anzi,  devi innamorarti del fallimento, perché non esiste alcun risultato positivo e duraturo in questo settore che non derivi da una lunga serie di sconfitte cocenti.

Forse hai già provato a lanciare un tuo progetto musicale, ci hai investito i tuoi sudati risparmi, le tue migliori energie e tutte le tue speranze, per poi ritrovarti con un pugno di mosche in mano e un buco economico da gestire con ansia. Quando questo accade, l’istinto umano ti spinge a gettare la spugna, ad abbandonare tutto e cambiare mestiere, come fanno in moltissimi dopo anni di sacrifici non ripagati.

Vivi ogni fallimento come una lezione magistrale che ti svela una carenza nel tuo modello di business e ti offre la possibilità di correggere il tiro, diventando più forte e consapevole.

Infine, essere un professionista significa aver smesso di compiacere se stessi nella solitudine della propria sala prove per iniziare a comunicare con il mondo in modo altamente strategico.

Devi scolpire una tua identità forte, definendo il tuo suono, la tua immagine visiva e i tuoi valori, e poi devi imparare a veicolarla in modo chirurgico. Devi studiare il mercato, individuare il tuo pubblico di riferimento e capire quali sono i loro bisogni insoddisfatti.

Implica l’arte di sapersi presentare nel modo corretto quando incontri un addetto ai lavori, avendo sempre pronto del materiale adeguato e testato per fare centro al primo colpo, invece di improvvisare e bruciare occasioni d’oro.

La comunicazione, in questo ecosistema, è vitale: devi usare tutti i canali a tua disposizione, dai social media alle relazioni interpersonali dirette, non per cercare una visibilità vuota ed effimera legata all’ego, ma per posizionare il tuo prodotto e il tuo servizio nella mente delle persone giuste in modo indelebile.

Se sei stanco di girare a vuoto, se vuoi smettere di sperare nei miracoli e desideri iniziare a costruire concretamente il tuo modello di business musicale con strategie chiare, procedure testate e dati reali alla mano, non devi affrontare questo lungo e faticoso viaggio da solo.

Inizia iscrivendoti alla mia newsletter e, quando ti ritieni pronto, contattami direttamente. Impareremo a conoscerci e vedremo insieme come potrò esserti d’aiuto per il tuo percorso artistico.

Provarci non ti costerà nulla, aspettare che le cose cambino da sole ha un costo incalcolabile.

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Reali strategie di Marketing Musicale

Ho visto spesso la frustrazione di chi passa mesi chiuso in sala di registrazione per curare ogni minimo dettaglio di un brano, per poi pubblicarlo e scontrarsi con un assordante silenzio. I dati del settore sono spietati e ci dicono che nove progetti musicali su dieci non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute.

Reali strategie di Marketing Musicale

C’è un problema di Sistema evidente, proprio davanti ai nostri occhi: questo fallimento non dipende quasi mai dal tuo talento o dalla qualità intrinseca della tua musica. Il problema risiede nella profonda incomprensione di cosa significhi muoversi nel mercato discografico contemporaneo.

Oggi cercherò di portarti verso un cambio di paradigma mentale, indispensabile se desideri costruire la tua carriera di musicista, non dico senza difficoltà, ma sicuramente con meno frustrazioni. Cominciamo cercando di chiarire il concetto di promozione nel campo musicale.

Quando si parla di promozione, la maggioranza dei musicisti pensa a due cose: spingere un prodotto, come un singolo o un intero album, oppure affidarsi alla promozione a pagamento sui social network. Si tratta di una visione estremamente pericolosa.

Il principio fondamentale su cui poggia l’intera industria musicale di oggi, in tutte le sue innumerevoli nicchie, è un business di servizi e non più un business di prodotto. Questa singola frase cambia tutte le regole del gioco. Promuovere la musica oggi significa promuovere un servizio, e il sistema per farlo è diametralmente opposto al passato quando si promuoveva la vendita di un supporto rigido o digitale, ovvero il prodotto disco.

Quando promuovi un prodotto, cerchi di esaltarne le caratteristiche per raggiungere il maggior numero di persone possibile, ma nel mercato attuale questa ricerca spasmodica della visibilità di massa non funziona. La parola chiave assoluta della promozione musicale oggi non è visibilità, ma percezione.

Il tuo scopo non dovrebbe essere arrivare a tutti, ma elevare in modo drastico la percezione valoriale che un target ben preciso ha di te. Devi cancellare dal tuo cervello l’ossessione per la visibilità e concentrarti sul posizionamento.

Essere un artista musicale oggi significa utilizzare la tua musica registrata come un potente asset, una leva strategica per promuovere il tuo servizio artistico specifico. I tuoi brani diventano parte integrante di un processo promozionale molto più ampio, il cui obiettivo finale è generare un rapporto economico reale con chi ti scopre e ti ascolta.

Voglio essere onesto con te: la stima, gli applausi e i complimenti non ti aiuteranno a riempire il portafogli. Se non sei in grado di convertire i tuoi follower e i tuoi ascoltatori in clienti disposti a investire economicamente su di te, rimarrai confinato nel regno degli hobby costosi.

La vera promozione artistica consiste nel far arrivare i tuoi brani a meno persone possibili, purché siano le persone giuste, quelle disposte a stringere quel vitale legame economico con il tuo mondo. I tuoi pezzi diventano lo strumento per dimostrare la tua autorevolezza e innalzare la tua percezione agli occhi di chi è pronto a pagare per il tuo servizio, che si tratti di un concerto, di merchandising esclusivo o di collaborazioni.

Nel tentativo di far emergere la tua arte, ti scontrerai quotidianamente con ostacoli promozionali che sembrano insuperabili, ma che possono essere abbattuti se impari a riconoscerli. Il primo grande ostacolo è la totale ignoranza delle dinamiche di mercato.

Quando non conosci le regole, diventi inevitabilmente dipendente dalle piattaforme digitali o da terze persone che decideranno il tuo destino. La soluzione a questo blocco è studiare freddamente l’evoluzione del mercato, comprendendo che al centro non ci sei tu con la tua urgenza espressiva, ma un target con dei bisogni specifici da soddisfare.

Un secondo ostacolo devastante è la speculazione e la cattiva gestione del budget. Ti troverai spesso di fronte a sedicenti esperti che ti prometteranno miracoli, e potresti cadere nella tentazione di investire i tuoi risparmi in strategie senza senso, trovandoti presto in un vicolo cieco in cui non hai più risorse né risultati.

Per superare questo problema, devi calibrare i tuoi investimenti in base al tuo reale status artistico. Se sei un artista emergente, il cui pubblico è ancora limitato alla cerchia delle conoscenze, non devi assolutamente sprecare soldi comprando numeri finti, visualizzazioni o follower. Drogare i tuoi numeri ti impedirà di capire se la tua musica piace davvero alle persone reali e ti precluderà ogni possibilità di evoluzione.

Al contrario, dovresti investire quelle risorse nella cura della produzione musicale per definire esattamente il tuo suono, oppure nell’attività dal vivo, suonando anche gratuitamente pur di stabilire connessioni umane tangibili, guardare il pubblico negli occhi e raccogliere feedback sinceri.

Un ulteriore ostacolo nascosto, forse il più infido, è il tuo ego. L’emotività spinge troppi musicisti a usare se stessi come unico parametro di riferimento, producendo materiale senza pensare a chi dovrà recepirlo. Questo porta alla drammatica assenza di un target definito e a una perdita totale di efficacia nelle azioni promozionali, finendo per stampare vinili o creare contenuti per un pubblico che semplicemente non esiste o non è interessato.

Devi abbattere il tuo ego e iniziare a studiare ossessivamente il tuo potenziale pubblico, comprendendo su quali leve emotive e comunicative devi agire per innalzare la loro percezione nei tuoi confronti.

Quindi non farti abbagliare dalle vanity metrics, affidandosi ai tanto decantati guru dei social media che promettono di triplicare i tuoi numeri o di trasformarti in una star in tre semplici mosse. Questi formati preconfezionati non tengono mai conto della tua sensibilità artistica e ti spingono a vendere la tua musica come se fosse un profumo o un detersivo.

Non hai bisogno di centinaia di migliaia di ascolti o visualizzazioni: canali con pochissime visualizzazioni ma popolate da utenti perfettamente in target generano risultati economici enormemente superiori rispetto a profili virali ma totalmente decontestualizzati.

Ti suggerisco, perciò, caldamente di non usare i social come una semplice vetrina in cui parcheggiare i tuoi videoclip o post in modo passivo e casuale. Devi pianificare, pensare a una strategia sostenibile che ti permetta di gestire la tua presenza social nei canali che riesci a gestire dopo aver valutato i più promettenti.

Devi inoltre tener presente che la strategia deve venire sempre prima dell’azione e della produzione stessa. Non devi partire dal brano per poi cercare a chi propinarlo; devi partire dallo studio del mercato, validare la tua idea parlando con le persone reali e solo in seguito innestare la tua produzione musicale all’interno di un sistema di offerta chiaro e definito. Ricorda sempre che il tempismo nella promozione fa la differenza tra un trionfo e un disastro, e saltare le tappe brucerà per sempre la tua percezione agli occhi del pubblico. Infine, evita l’errore di tempestare gli addetti ai lavori con anonime mail cariche di link che verranno regolarmente cestinate; se vuoi farti notare da un giornalista o un discografico saturo di richieste, distinguiti inviando un vinile o del merchandising fisico che lasci un ricordo tangibile della tua identità.

Per emergere in questo mercato, la competenza tecnica sul tuo strumento è un requisito di base, ma non è assolutamente sufficiente a garantirti un futuro. I veri professionisti si distinguono dai dilettanti perché sanno costruire una rendita continuativa dalle proprie attività. Per farlo, devi trasformarti nel manager di te stesso, imparando a gestire la comunicazione, a relazionarti con le persone giuste e a far percepire l’immenso valore di ciò che crei. Abbandona l’idea che la fama cada dal cielo e inizia a progettare la tua ascesa con la lucidità di un vero imprenditore.

Capisco che questo cambio di mentalità può sembrare travolgente e che le sfide davanti a te sono molteplici. Ma non devi affrontarle da solo. Se sei seriamente intenzionato a trasformare la tua dedizione in una professione concreta, a padroneggiare le strategie che ti ho illustrato e a smettere di sperare per iniziare finalmente a pianificare, ho lo strumento giusto per te.

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Errori e illusioni dell’artista musicale

L’analisi dei dati e le dinamiche del settore musicale che mi capita di analizzare mi mostrano una situazione in cui le probabilità di successo sembrano remare contro i musicisti. Le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli artisti musicali, non riesce a trasformare la propria passione in una professione sostenibile, rimanendo intrappolata in un limbo di frustrazione.

Errori e illusioni dell'artista musicista

Viviamo una situazione in cui un aspirante musicista professionista investe anni di studio sullo strumento, spende capitali in strumenti e produzioni, per poi scontrarsi con un mercato che sembra sordo e impenetrabile. Eppure, la radice di questo fallimento, quasi mai risiede in una mancanza di talento o in una scarsa qualità musicale: il vero ostacolo è nella natura mentale, culturale e strategica in cui è immerso l’artista musicale.

Tutto ha origine da una serie di convinzioni limitanti e luoghi comuni che viziano da subito il rapporto tra l’artista musicale e il mercato. Il primo e più letale di questi miti è l’idea romantica secondo cui l’arte debba rimanere pura e incontaminata dal denaro. Generazioni di artisti sono cresciute con la convinzione che la parola “vendita” equivalga a svendersi, e che pensare al business significhi tradire la propria vocazione.

Questo genera un atteggiamento passivo e deresponsabilizzante. L’artista aspetta l’arrivo di un manager che “creda nel mio progetto”, spera di essere scoperto, oppure delega ciecamente il proprio futuro a etichette farlocche che promettono visibilità in cambio di denaro, sfruttando il bisogno di attenzione senza costruire alcun contesto reale di supporto all’artista e alla sua musica.

A questo si aggiunge un pericoloso cortocircuito psicologico, una vera e propria distorsione cognitiva per la quale l’artista musicale confonde la competenza tecnica con il valore professionale. Le cause di questo le riscontriamo anche nel sistema educativo tradizionale, scuole di musica e conservatori, che formano esecutori eccezionali, ma non mettono in conto che suonare perfettamente fa di te un ottimo musicista, non fa di te un professionista.

Sei un professionista solo se il mercato è disposto a riconoscere economicamente il tuo valore. Manca quasi del tutto negli artisti esordienti la consapevolezza che le competenze verticali dello strumento sono inutili se non supportate da competenze orizzontali imprescindibili come la gestione d’impresa, il marketing e la promozione.

Un’altra illusione in cui cadono gli artisti esordienti è sperare di raggiungere il successo con lo streaming. Te la dico semplice: non puoi affidare il tuo futuro allo streaming e alle metriche di vanità. Il successo prodotto da milioni di ascolti sulle piattaforme digitali è effimero, costoso e poco remunerativo. La dura realtà è che, per chi parte da zero, lo streaming rappresenta un problema matematico impossibile da risolvere.

Le piattaforme di streaming musicale hanno un modello di business il cui scopo è arricchire l’azienda e i suoi azionisti, non certo per remunerare equamente l’artista: questo dovrebbe essere ormai chiaro. In questo ecosistema, tu sei un fornitore di contenuti gratuiti o un cliente che paga i distributori per essere nel mercato. Cercare di sostenere un’attività musicale unicamente attraverso quei pochi centesime per ascolto significa lavorare in passivo.

Per uscire da questo schema fallimentare, è indispensabile che tu comprenda come funziona realmente il mercato musicale e imparare a relazionarti con esso in modo adulto. Il mercato è un’entità anaffettiva e matematica, governata dalle regole ferree della domanda e dell’offerta. Non compra i tuoi sogni, la tua urgenza espressiva o i tuoi sacrifici; il mercato compra soluzioni e prodotti posizionabili.

Il musicista diventa professionista quando smette di ragionare come un dilettante, in cerca di conferme emotive, e inizia a pensare come un imprenditore. Avviare un progetto musicale richiede lo stesso rischio d’impresa, la stessa pianificazione, gli stessi investimenti formativi e finanziari necessari per aprire un ristorante o un’azienda. Non puoi aspettarti di guadagnare se prima non investi nella tua struttura.

Relazionarsi correttamente con il mercato significa anche attuare un ribaltamento totale del proprio approccio, passando dall’ottica del prodotto all’ottica del servizio. La musica registrata non deve più essere vista come il fine ultimo della monetizzazione, ma come un potente mezzo di posizionamento, un biglietto da visita che certifica la tua autorevolezza.

I guadagni reali si ottengono offrendo servizi ad alto valore aggiunto che risolvono i problemi di un target specifico. Questo si traduce nella capacità di vendere didattica di alto livello, sessioni in studio per altri progetti, consulenze, partnership strategiche con i brand, o esperienze dal vivo in cui si garantisce al gestore del locale non solo un’esibizione, ma un indotto economico reale basato sull’affluenza.

Saper vendere e farsi pagare il giusto prezzo non è una macchia sul proprio curriculum artistico, ma l’atto di massima responsabilità che un professionista deve a se stesso per poter continuare a finanziare la propria arte senza finire di lavorare in perdita.

Nulla di tutto questo è però realizzabile se non fai il passaggio più delicato e decisivo: la trasformazione del proprio progetto astratto in un prodotto artistico solido attraverso la creazione di un’identità artistica coerente. Il tuo progetto iniziale è il tuo desiderio intimo di comunicare, ma è troppo vago per essere proposto a un’industria. Il mercato ha bisogno di un perimetro definito.

Creare un’identità artistica non significa piegarsi alle mode del momento, omologarsi per piacere a tutti o costruire una finta immagine a tavolino. Significa scavare nella propria unicità per diventare il più diversi possibile dalla massa, mantenendo però confini chiari.

L’identità artistica è una struttura complessa in cui ogni singolo elemento deve incastrarsi con altri per sostenersi a vicenda. Riguarda l’immagine visiva, il modo di comunicare verbale e non verbale, i valori profondi che vuoi trasmettere e la coerenza dell’immaginario sonoro delle tue produzioni.

Se cento persone diverse ascoltano il tuo materiale e dicono cento cose diametralmente opposte su chi sei e cosa fai, significa che non hai un’identità. L’identità esiste solo quando il pubblico e gli addetti ai lavori ti riconoscono in modo nitido e univoco. Solo definendo questo perimetro puoi smettere di affidarti alla speranza e iniziare a utilizzare la strategia, attuando un posizionamento mirato e imparando a presentare il tuo valore, efficacemente, a chi possiede le risorse per investire su di te.

Sviluppare questa consapevolezza imprenditoriale, costruire un’identità inattaccabile, è l’unico modo per muoverti nel settore musicale che è estremamente competitivo; è l’unico modo per trasformare la tua musica in una vera rendita continuativa.

Se sei pronto a smettere di rincorrere false promesse, se vuoi abbattere i luoghi comuni che frenano la tua carriera; desideri acquisire metodologie pratiche per far prosperare il tuo progetto musicale nel mercato reale, contattami e inizia a costruire oggi il tuo futuro da professionista.

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Quale differenza tra Musicista Hobbysta e Professionista?

Non è detto che tutti gli artisti debbano per forza preoccuparsi di costruire il proprio personal brand. Se per te la musica è un hobby, un momento di puro svago da vivere in sala prove con gli amici o nella tranquillità della tua camera senza l’ambizione di farne una carriera, allora lavorare sulla tua immagine potrebbe essere un inutile dispendio di energie. Ma…

Quale differenza tra musicista hobbysta e professionista?

…Il discorso cambia radicalmente se desideri che la musica diventi la tua professione, se senti il bisogno di evolvere o se hai necessità di allargare il tuo pubblico. È in questo caso che curare il modo in cui ti presenti diventa il vero motore del cambiamento e un acceleratore per il tuo percorso.

Per capire se hai davvero bisogno di lavorare su questo aspetto, osserva alcuni segnali nella tua vita artistica. Magari non sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo, i concerti scarseggiano o ti senti soffocare da troppa concorrenza. Forse senti che il tuo progetto è fermo, vorresti più risorse per investire nella tua musica o, semplicemente, hai la sensazione che addetti ai lavori e pubblico non ti riconoscano l’autorevolezza e la credibilità che meriti.

Se ti ritrovi in una di queste situazioni, ricorda sempre una regola d’oro: non è tanto importante quanto tu dica di essere bravo, ma conta soprattutto ciò che gli altri dicono di te e della tua musica. Una volta acquisita questa consapevolezza, il percorso da seguire si snoda attraverso alcuni passaggi fondamentali.

Il primo passo è guardarti dentro per capire cosa ami suonare, cosa ti fa stare bene e in cosa eccelli, verificando che ci sia qualcuno là fuori che ha bisogno proprio di quel suono o di quel messaggio; per facilitarti il compito, è molto meglio rivolgersi a una nicchia specifica di ascoltatori piuttosto che cercare di piacere a tutti indistintamente.

Il secondo passo consiste nel costruire una tua casa online, uno spazio dove chi ti cerca possa capire subito chi sei, percependo solidità e professionalità al primo sguardo: un profilo social, un sito, una community; anche tutti e tre insieme.

Il terzo passo è il cuore di tutto: il racconto. Scegli il formato che senti più tuo, che siano video, testi o immagini, e narra una storia che risuoni con i sogni e i valori di quel piccolo gruppo di persone che hai individuato come tuo pubblico ideale; dì qualcosa che valga la pena dire, offri un contributo di cui valga la pena discutere.

Infine, c’è il quarto passo, quello su cui scivolano anche i musicisti più talentuosi: la costanza.

Devi presentarti al tuo pubblico regolarmente e generosamente, per anni, non solo quando esce un singolo. Serve per costruire e rafforzare la fiducia nei tuoi confronti. Solo dopo aver coltivato con pazienza la tua passione e averla raccontata con dedizione per lungo tempo, otterrai la tua “restituzione”: il pubblico ti ripagherà con lo stesso affetto e supporto che tu hai donato loro, aiutandoti a diventare l’artista che sogni di essere.

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YouTube Music Royalties: Guida Breve

Come artista musicale dovresti avere almeno una leggera infarinatura su come si guadagna su YouTube, anche perché, se usato con la giusta strategia, può rivelarsi il canale primario per far esaltare le tue dote e costruire una figura professionale solida.

YouTube Music Royalties: Guida Breve

Spesso però, la piattaforma di Google genera confusione, portando gli artisti a perdere entrate preziose. In questa guida aggiornata, esploreremo brevemente come funzionano le royalty musicali su YouTube, dal Content ID ai requisiti per la monetizzazione.

1. Le royalty dai video caricati dai fan (UGC)

Una delle funzioni più potenti per un artista è il Content ID. Si tratta di un sistema automatizzato che scansiona ogni video caricato su YouTube.

In qualità di titolare dei diritti, puoi monetizzare non solo i video sul tuo canale ufficiale, ma anche i contenuti User Generated (UGC). Se un fan utilizza un tuo brano come sottofondo a un vlog o a un tutorial, il Content ID lo rileva: il tuo distributore può quindi rivendicare il video e convogliare le entrate pubblicitarie direttamente nelle tue tasche.

2. La differenza tra Master e Composizione

Per ottimizzare la tua monetizzazione YouTube musica, devi capire che un brano genera due tipi di royalty:

  • Registrazione Master: Il file audio effettivo. Queste royalty sono raccolte solitamente dalla tua etichetta o dal tuo distributore digitale (es. DistroKid, TuneCore).

  • Composizione (Editoria): Melodia e testo. Queste spettano agli autori e agli editori e vengono gestite da società come SIAE, Soundreef o tramite un Publishing Administrator.

Molti artisti perdono le royalty editoriali perché si affidano solo al distributore. Assicurati di avere una gestione editoriale attiva per YouTube.

3. Pubblicità e YouTube Premium

Le entrate su YouTube non derivano solo dagli annunci. Esistono due flussi principali:

  1. Entrate Pubblicitarie (AdSense): Royalty generate quando un utente guarda un annuncio prima o durante il video.

  2. YouTube Premium: Se un abbonato Premium guarda il tuo video, ricevi una quota della sua quota di abbonamento. Questo garantisce entrate anche in assenza di pubblicità.

4. Esiste un tasso di royalty fisso per visualizzazione?

Sfatiamo un mito: non esiste un CPM (Costo per Mille visualizzazioni) fisso. Il guadagno dipende dal territorio (le views negli USA pagano più di quelle in Italia), dalla stagionalità e dal tipo di inserzionista. La strategia migliore è diversificare il pubblico per aumentare il valore medio delle tue visualizzazioni.

5. Rivendicazione Content ID vs Strike per Copyright

È fondamentale distinguere tra un reclamo (Claim) e un avvertimento (Strike):

  • Rivendicazione Content ID: Non danneggia il canale di chi ha caricato il video. Permette semplicemente a te, artista, di guadagnare dai suoi annunci.

  • Copyright Strike: Una richiesta legale di rimozione. Dopo tre strike, il canale viene chiuso.Come consulente, consiglio quasi sempre la rivendicazione: è un modo per trasformare i fan in promotori non retribuiti della tua musica.
6. Monetizzazione YouTube: Canale vs Content ID

Ecco il punto dove molti artisti si scoraggiano inutilmente. Per monetizzare direttamente il tuo canale (Programma Partner), servono 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione.

Tuttavia, le tue royalty musicali tramite Content ID non hanno queste soglie! Se la tua musica è distribuita correttamente, inizierai a generare entrate dal primo giorno in cui qualcuno (tu o un fan) utilizza il tuo brano, a prescindere dal numero di iscritti.

Conclusione: La strategia conta più dei numeri

YouTube è un ecosistema complesso ma estremamente remunerativo se gestito con professionalità. Non limitarti a caricare video: cura i metadati, gestisci i tuoi diritti editoriali e sfrutta la potenza del Content ID.

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Musica: 3 trappole da evitare

Se sei un artista musicale esordiente, sai bene che la frustrazione è un sentimento costante. Investire la propria energia, tempo, denaro, attenzione, e visione nel proprio progetto musicale e non ricevere alcun tipo di feedback, riscontro o risultato, o peggio ancora, non essere ascoltati, è devastante. Questa condizione di stallo, dove il potenziale artistico è alto ma i risultati scarseggiano, porta molti a gettare la spugna o a trascinare avanti il progetto con grande fatica e senza entusiasmo.

3 trappole da evitare nell'industria discografica.

Il tuo percorso di artista sconosciuto è disseminato di sfide che vanno ben oltre la creazione musicale. Comprendere il mercato musicale, il Music Business, e il saper navigare i suoi meccanismi, è cruciale per trasformare la passione in una carriera sostenibile. I problemi principali che affliggono gli artisti esordienti non sono legati solo alla musica in sé, ma a come il loro progetto viene presentato e al contesto nel quale si muove.

La mia esperienza dimostra che, nel mercato musicale esistono tre trappole che ostacolano i tuoi progressi, portando spesso a un dispendio inutile di risorse.

La prima trappola in cui rischi di incappare, e che è grande fonte di frustrazione, sono le Etichette Fuffa. Queste entità si presentano con la facciata di etichette serie ma, in realtà, fanno leva sulla notorietà di altri artisti nel loro roster per vendere servizi, spesso inquietanti, come la distribuzione o la promozione di singoli ed EP. Il risultato di questi investimenti è quasi sempre lo stesso: ti fanno spendono somme importanti senza ottenere risultati concreti, lasciando l’artista scottato e con una perdita di fiducia non solo nel panorama musicale, ma anche nel proprio potenziale.

Questo succede più spesso di quel che pensi: la trappola funziona perché questi personaggi fanno leva sul tuo ego, che ha la necessità di essere nutrito; e sul tuo desiderio di attenzione e visibilità. Fanno leve su due punti deboli che non ti fanno valutare con lucidità la loro offerta. Voglio essere chiaro. non è che ti truffino, in senso legale, ti faranno firmare un bel contrattino dove si prendono i loro impegni e tu avrai i tuoi; ma se prima di firmare non analizzi per benino cosa è scritto sul contratto, rischi concretamente di scoprire che le loro promesse, dette a voce, non sono garantite nello scritto.

La seconda trappola è quella degli Streaming Garantiti. Nel mercato musicale non esiste nessuno che ti può garantire qualcosa con sicurezza al 100%: scordatelo, chi te lo dice sta mentendo. E su questo argomento non mi dilungo. Se vuoi approfondirlo, prenota una videocall e ne parliamo.

Ci sono anche dei problemi che affliggono gli artisti musicali, per lo più dovuti alla loro ignoranza di come funzioni il settore. uno di questi è l’incapacità di presentare adeguatamente il loro progetto e ottenere l’attenzione dei professionisti seri come produttori, A&R manager, ufficio stampa. I professionisti del settore discografico sono quotidianamente bombardati da una  mole enorme di proposte, se vuoi trovare un minimo d’ascolto, devi dimostrare velocemente che il tuo progetto è qualcosa che vale.

Devi proprio immaginare di avere pochi secondi, al massimo un minuto per poter descrivere il tuo progetto musicale in ogni suo dettaglio per renderlo appetibile a chi è disposto ad investire su di esso. Devi essere in grado di andare dritto al punto e di suscitare interesse del tuo interlocutore. Sai come fare?

Che vuoi che ti dica? prenota una videocall e ne parliamo.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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