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Musica: 3 trappole da evitare

Se sei un artista musicale esordiente, sai bene che la frustrazione è un sentimento costante. Investire la propria energia, tempo, denaro, attenzione, e visione nel proprio progetto musicale e non ricevere alcun tipo di feedback, riscontro o risultato, o peggio ancora, non essere ascoltati, è devastante. Questa condizione di stallo, dove il potenziale artistico è alto ma i risultati scarseggiano, porta molti a gettare la spugna o a trascinare avanti il progetto con grande fatica e senza entusiasmo.

3 trappole da evitare nell'industria discografica.

Il tuo percorso di artista sconosciuto è disseminato di sfide che vanno ben oltre la creazione musicale. Comprendere il mercato musicale, il Music Business, e il saper navigare i suoi meccanismi, è cruciale per trasformare la passione in una carriera sostenibile. I problemi principali che affliggono gli artisti esordienti non sono legati solo alla musica in sé, ma a come il loro progetto viene presentato e al contesto nel quale si muove.

La mia esperienza dimostra che, nel mercato musicale esistono tre trappole che ostacolano i tuoi progressi, portando spesso a un dispendio inutile di risorse.

La prima trappola in cui rischi di incappare, e che è grande fonte di frustrazione, sono le Etichette Fuffa. Queste entità si presentano con la facciata di etichette serie ma, in realtà, fanno leva sulla notorietà di altri artisti nel loro roster per vendere servizi, spesso inquietanti, come la distribuzione o la promozione di singoli ed EP. Il risultato di questi investimenti è quasi sempre lo stesso: ti fanno spendono somme importanti senza ottenere risultati concreti, lasciando l’artista scottato e con una perdita di fiducia non solo nel panorama musicale, ma anche nel proprio potenziale.

Questo succede più spesso di quel che pensi: la trappola funziona perché questi personaggi fanno leva sul tuo ego, che ha la necessità di essere nutrito; e sul tuo desiderio di attenzione e visibilità. Fanno leve su due punti deboli che non ti fanno valutare con lucidità la loro offerta. Voglio essere chiaro. non è che ti truffino, in senso legale, ti faranno firmare un bel contrattino dove si prendono i loro impegni e tu avrai i tuoi; ma se prima di firmare non analizzi per benino cosa è scritto sul contratto, rischi concretamente di scoprire che le loro promesse, dette a voce, non sono garantite nello scritto.

La seconda trappola è quella degli Streaming Garantiti. Nel mercato musicale non esiste nessuno che ti può garantire qualcosa con sicurezza al 100%: scordatelo, chi te lo dice sta mentendo. E su questo argomento non mi dilungo. Se vuoi approfondirlo, prenota una videocall e ne parliamo.

Ci sono anche dei problemi che affliggono gli artisti musicali, per lo più dovuti alla loro ignoranza di come funzioni il settore. uno di questi è l’incapacità di presentare adeguatamente il loro progetto e ottenere l’attenzione dei professionisti seri come produttori, A&R manager, ufficio stampa. I professionisti del settore discografico sono quotidianamente bombardati da una  mole enorme di proposte, se vuoi trovare un minimo d’ascolto, devi dimostrare velocemente che il tuo progetto è qualcosa che vale.

Devi proprio immaginare di avere pochi secondi, al massimo un minuto per poter descrivere il tuo progetto musicale in ogni suo dettaglio per renderlo appetibile a chi è disposto ad investire su di esso. Devi essere in grado di andare dritto al punto e di suscitare interesse del tuo interlocutore. Sai come fare?

Che vuoi che ti dica? prenota una videocall e ne parliamo.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Il Futuro del Marketing Musicale su YouTube

YouTube ha superato da tempo il ruolo di semplice piattaforma di condivisione video. Con oltre un miliardo di ore di contenuti visualizzati ogni giorno, YouTube sta definendo l’intrattenimento, superando in tempo di visualizzazione streaming piattaforme come Netflix e la TV tradizionale, sia su mobile, desktop che TV. Per gli artisti musicali, questa crescita massiccia rappresenta un’opportunità senza precedenti. Secondo alcune proiezioni, YouTube vanta tra i 2,5 e i 2,9 miliardi di utenti attivi mensili, indicando un potenziale di pubblico assolutamente enorme.

Il futuro del marketing musicale su YouTube

In un panorama digitale in rapida evoluzione è fondamentale che gli artisti applichino una nuova strategia per crescere in modo profittevole, consolidando la loro presenza su questo social in espansione.

Per approcciare correttamente a YouTube come artista musicale dovresti cambiare mentalità e vedere il canale non solo come un luogo dove pubblicare video musicali, ma come il tuo quartier generale digitale.

In quest’ottica, dovresti considerare YouTube l’asse portante in cui veicolare la tua immagine ed il tuo messaggio. A differenza di piattaforme come TikTok o Instagram, i contenuti su YouTube si accumulano nel tempo, fornendo valore continuo. Per questo motivo non dovresti limitarti a caricare solo video musicali ufficiali, ma anche podcast, shorts e contenuti long form, sfruttando l’intero ecosistema che la piattaforma continua a sviluppare. I mezzi messi a disposizione da questa, vera e propria, TV ond demand, ti offrono diversi mezzi per esprimere al 100% il tuo potenziale artistico e comunicativo, creando connessioni profonde con il tuo pubblico, se ti da fare.

Recenti studi, sottolineano che il comportamento degli utenti YouTube è cambiato radicalmente. Ci siamo spostati da un modello di social media a uno di interest media: questo significa che alcune dinamiche hanno un valore relativo nel contesto. Su YouTube, il numero di iscritti al canale o followers non ha più l’importanza di un tempo. Un nuovo canale può diventare virale e farsi scoprire partendo da zero nel giro di giorni o settimane, a condizione che comprenda e sfrutti gli interessi specifici del pubblico.

Per l’artista, questo si traduce nel focalizzarsi sulla specificità. Gli spettatori sono attratti dai creatori attraverso interessi speciali condivisi, ad esempio, un genere musicale di nicchia, la produzione di musica elettronica o l’analisi di testi complessi, e restano grazie ai modi innovativi con cui il creatore esplora ed espande tali fissazioni.

L’algoritmo di YouTube, infatti, raccomanda i contenuti basandosi sui segnali di interesse: la cronologia di visualizzazione, l’interazione e la pertinenza topica, e non primariamente su chi le persone sono iscritte. Se comprendi questo, puoi creare contenuti per una persona con un interesse specifico:  ad esempio, un fan di un sotto genere metal degli anni ’90. Se quel contenuto risuona, l’algoritmo agisce come un passaparola potenziato dagli steroidi, mostrando il video a gruppi sempre più ampi di persone con interessi simili.

In pratica dovresti smettere di inseguire gli iscritti e iniziare a inseguire temi specifici che magari siano legati al tuo genere musicale, al tuo lavoro artistico, alle realtà che frequenti, ai tuoi gusti musicali. Tenendo presente che comunque dovrai:

  • Essere chiaro sull’argomento del video o del contenuto correlato;
  • Sfruttare le parole chiave (come il nome di un genere, un mood o un trend specifico);
  • Utilizzare titoli ottimizzati per la ricerca (SEO) per garantire che i video vengano trovati da coloro che sono già interessati;

Sebbene il pulsante Iscriviti sia ancora importante per qualificarsi per la monetizzazione e costruire un pubblico fedele, oggi non è essenziale per la viralità. Gli spettatori, infatti, stanno consumando i contenuti che risuonano con loro piuttosto che iscriversi attivamente.

Il comportamento del pubblico su YouTube indica chiaramente che esiste un movimento che oscilla verso i due estremi: contenuti molto brevi e contenuti molto lunghi. Ciò suggerisce l’applicazione della Strategia del Bilanciere anche per gli artisti musicali, ovvero arricchire il tuo canale YouTube con formati diversi in modo da attirare pubblico con abitudini diverse.

Per attivare con criterio questa strategia è bene che tu conosca le differenze di portata dei diversi formati utilizzabili in aggiunta ai tradizionali music video.

  • YouTube Shorts: I Micro Contenuti sono eccellenti per la scoperta rapida e la portata (reach). I video brevi su YouTube stanno esplodendo in termini di opportunità: gli Shorts superano i 200 miliardi di visualizzazioni al giorno e le loro visualizzazioni sono quasi tre volte superiori a quelle giornaliere di TikTok. Un artista può usare gli Shorts per brevi clip musicali, esibizioni veloci, o annunci.
  • Video Long-form: Questi sono fondamentali per creare una connessione profonda e, successivamente, per la monetizzazione. Per gli artisti musicali, i contenuti lunghi possono includere documentari sulla creazione di un album, sessioni di studio, interviste o video podcast.

La strategia ideale per l’artista con risorse limitate è iniziare in modo semplice, ad esempio, un video lungo a settimana o la padronanza degli Shorts, per poi espandersi. I migliori creatori stanno combinando entrambi i formati intenzionalmente.

Molti artisti sono bloccati dal fatto di non essere in grado di produrre contenuti visivamente sensazionali. In realtà, fermo restando che la qualità video e audio sono importanti, gli spettatori sono attratti da tre elementi chiave: intimità, vulnerabilità e autenticità. I contenuti eccessivamente patinati o da studio di registrazione stanno perdendo terreno a favore di storie reali e con cui ci si può relazionare.

L’ effetto intimità è l’assicurazione dell’artista contro l’essere rimpiazzato dall’Intelligenza Artificiale (AI). Mentre le informazioni grezze possono essere trovate tramite strumenti come Chat GPT, la personalità, le storie, il punto di vista e le esperienze personali dell’artista non possono essere replicati dall’AI.

Per i musicisti, posso consigliare:

  • Integrare la storia personale: anche se un video è incentrato sulla performance o un tutorial di produzione musicale, incorporare una storia personale o condividere il proprio punto di vista crea un legame emotivo.
  • Non nascondere il processo: I process videos stanno riscuotendo un enorme successo. Invece di limitarsi a insegnare come creare un beat, l’artista dovrebbe documentare il processo di creazione in tempo reale, magari attraverso una sfida: “Ho provato a scrivere una canzone in 7 giorni” o “La mia prima sessione in studio”.
  • Vlog dietro le quinte: Non si tratta di mostrare cosa mangi a pranzo, ma di portare il pubblico dietro le quinte del processo creativo, di produzione, o di business della musica.

Gli artisti musicali che pensano in modo intelligente stanno costruendo il loro brand personale attraverso i loro valori, i loro punti di vista e le loro storie.

La convinzione che i contenuti brevi, rapidi, rumorosi, quelli di Tik Tok per capirci, siano i più penetranti e virali è smentita dall’analisi delle tendenze che dimostra come, in realtà, YouTube domina il tempo di visione sulle Smart TV da inizio 2023. Questo cambia il tipo di contenuto che le persone apprezzano e come interagiscono con esso, poiché YouTube viene ora guardato come Netflix: su schermi grandi, dal divano, spesso in compagnia o mentre si fa multitasking.

Devi pensare a contenuti più lunghi e adatti a una visione di tipo lean back, rilassata, senza necessità di interagire costantemente. Secondo alcuni questo è il momento di investire in formati di intrattenimento o infotainment: video podcast, mini-documentari o video saggi musicali. Se il contenuto aggiunge valore, non deve essere accorciato artificialmente; si dovrebbe pensare a durate di 15, 30 o 60 minuti.

Trovo spesso un rifiuto a priori, da parte degli artisti esordienti con cui collaboro, di cimentarsi nella cura del proprio canale YouTube. Lo comprendo, nessuno ti ha mai detto che per fare il musicista devi anche essere content creator. Ma il mondo non è più come te lo hanno raccontato.

Oggi su YouTube trovi professionisti di ogni categoria usano le potenzialità della piattaforma per promuovere la loro specialità e dimostrare le loro competenze, alcuni con particolare successo. Lo fanno anche esponendosi in prima persona con visioni ed opinioni, in questo, diventano un vero e proprio punto di riferimento per il pubblico che li apprezza.

Come artista musicale esordiente, che non può vantare un ampia esposizione nei network radio-televisivi nazionali è sciocco, te lo dico senza peli sulla lingua, rinunciare ad un pubblico avido di cose nuove che quotidianamente frequenta l’infinita offerta video di YouTube.

Non dico che sia facile ottenere grandi risultati, ma con metodo e strategia, puoi vedere già dopo i primi mesi un profondo cambiamento nel posizionamento del tuo essere artista musicale nella mente del pubblico.

Ora che hai letto queste righe, non mi sorprende che tu abbia ancora molte perplessità sull’argomento. Ma se vuoi valutare seriamente di cimentarti nell’impresa di aprire o migliorare il tuo canale YouTube ti invito a contattarmi.

Potremo lavorare insieme nello sviluppo corretto della tua esposizione su YouTube, creando un canale che ti rappresenti, che attiri il pubblico giusto e che diventi uno spazio divertente nel quale tu possa esprimerti. Parliamone.

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Nuove Economie della Musica

di Andrea Portioli
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Un libro che mette in chiaro i nuovi ruoli e le nuove economie tra loro interconnessi nel fantastico e per alcuni indecifrabile mondo della musica. Dalla bolla dello streaming alle tendenze social, dai sistemi di prevendita all’evoluzione dei club per la musica dal vivo. Non esiste un libro simile che raccolga, con uno sguardo corale ma una sintesi concettuale forte, linee guida generali e le loro declinazioni possibili per vivere di musica dal vivo e di discografia oggi. Le economie dello spettacolo sono, per la maggior parte delle persone, un magma oscuro di percentuali, royalties, somme e sottrazioni di qualcosa, per cui alla fine non è mai chiaro come facciano a tornare i conti. Si può vivere di musica? Se si lavora bene, sì.

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Come entrare nell’industria musicale?

Taglio corto. Per entrare nell’industria musicale, per attrarre una major, un producer o una piccola etichetta un curriculum in formato Europass non ti salverà. Nemmeno la tua grande passione per la musica sarà la dote che farà la differenza.

Come entrare nell'industria musicale?

In questo post abbozzo qualche idea per attirare l’attenzione dei professionisti mettendo insieme due o tre cosette raccolte in anni di attività nel settore musicale. Sono pratiche che hanno funzionato quando il proponente sapeva il fatto suo e si è esposto proponendo soluzioni che lo hanno messo in mostra.

Perché il settore musicale negli ultimi anni, è cresciuto in modo esponenziale e ha un disperato bisogno di una nuova classe operaia di professionisti competenti. La richiesta di alta competenza professionale è forse la principale, ma non l’unica, di quelle barriere invisibili che fanno sembrare l’ecosistema musicale un mondo elitario. Usare approcci non tradizionali, può rivelarsi una buona strategia per entrare nel giro. Vediamone alcuni:

Risolvi un Problema:

Invece di mandare mail scrivendo vorrei lavorare per voi, analizza un progetto di un’etichetta che secondo te non ha funzionato. Studialo, capisci cosa è andato storto e proponi una soluzione dettagliata. Spiega cosa avresti fatto di diverso. In questo modo, non stai più chiedendo un lavoro, stai dimostrando il tuo valore. Stai trasformando la tua candidatura in un colloquio.

Crea Valore Aggiunto:

Ci sono piccole etichette discografiche editrici esclusive di brani che restano di nicchia. Se ritieni di poterli valorizzare con la tua abilità allo strumento o al canto, proponi loro delle cover dei loro brani di proprietà, puoi anche proporre dei remix, per esempio. Prepara delle demo e dimostra le tue capacità. Fai vedere quale valore aggiunto puoi portare. Molto probabilmente potrebbero investire sul tuo lavoro.

Usa Approcci Non Convenzionali:

Mi hanno raccontato la storia di un graphic designer romano chenha ottenuto un lavoro con artisti di primo piano portando un book con le sue cover alternative direttamente agli instore, invece di limitarsi a taggarli su Instagram. Pensa fuori dagli schemi. I modi tradizionali (come LinkedIn) sono utili, ma spesso sono quelli alternativi a fare davvero la differenza. Prova a frequentare eventi pubblici frequentati da professionisti del settore e porta delle chiavette USB con le tue demo e tutti i modi per contattarti.

Sviluppa Competenze Trasversali:

Oggi non basta essere bravi artisti musicali. È importante saper interpretare i dati, raccontare una storia (storytelling), avere basi di marketing e saper costruire esperienze per l’utente, che siano digitali o fisiche. Queste non sono più soft skill, sono competenze fondamentali.

In poche parole: il tuo curriculum deve essere la dimostrazione pratica delle tue capacità, non un semplice elenco. Che sia un’analisi di mercato, un progetto grafico, una pagina Instagram curata o un evento organizzato nel tuo paese, deve parlare per te.

Cura un’immagine coerente

Ma prima di esporti direttamente verso altri professionisti del settore dovresti preoccuparti di avere una solida e coerente presenza sul web. I tuoi profili social, il tuo sito, devono rappresentarti al meglio ed avere un messaggio chiaro ed omogeneo che non crei dubbi in chi, magari, è pronto ad entrare in contatto con te. A questo scopo ho creato il corso Il nécessaire del musicista: un percorso che ti guida nel creare un’immagine solida e riconoscibile usando gli strumenti online e offline

Il Lato Oscuro del Lavorare con la Musica

Prima di buttarti anima e corpo nella musica, devi comunque tener presente che, come ogni professione, lavorare nel settore musicale può portare a grosse delusioni. Quando la tua passione si scontra con la realtà lavorativa, scopri che le persone che ammiravi non sono sempre pulite e belle come le immaginavi. Incontri i no, le porte in faccia, le dinamiche di business che a volte cozzano con l’idealismo dell’appassionato.

Questo è un punto fondamentale. Lavorare nella musica significa gestire budget, rispettare scadenze, affrontare problemi, negoziare contratti e, sì, a volte lavorare su progetti in cui non credi al 100%. È un lavoro vero, con tutta la fatica e le frustrazioni che ne derivano. Esserne consapevoli è il primo passo per non rimanere delusi e per costruire una carriera solida e duratura.

Questo settore non premia chi aspetta, ma chi crea, chi propone, chi osa. La gavetta, oggi, è dimostrare sul campo, in autonomia, di avere idee e la capacità di realizzarle.

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Dov’è il pubblico della tua musica?

Immagina di buttare nel cestino metà del budget della tua prossima campagna perché hai deciso di parlare a tutti. È quello che succede ogni giorno a centinaia di musicisti, etichette e professionisti dell’industria musicale che non hanno capito una cosa semplice: non esiste il pubblico, esistono i pubblici.

Dov'è il pubblico della tua musica?

Continuare a lanciare messaggi indistinti sperando che qualcuno raccolga significa sprecare tempo, energia e soldi. E in un settore in cui la visibilità è più competitiva dell’aria che respiri, questo è un lusso che non puoi permetterti.

Per questo vorrei chiarirti la  distinzione fondamentale tra mercato target e pubblico target. Il mercato è l’insieme totale dei potenziali clienti, il pubblico sono i sottoinsiemi concreti a cui ti rivolgi in una determinata fase o campagna. È la differenza tra dire la mia musica è per tutti quelli che amano il rock e capire che il tuo vero pubblico potrebbe essere, ad esempio, i ragazzi 18-25 che ascoltano Arctic Monkeys su Spotify, frequentano piccoli club indipendenti e scoprono musica tramite playlist collaborative.

Perché questa distinzione è importante?

Se pensi che suonare bene basti per emergere, stai ignorando la matematica del marketing musicale. I dati ci dicono che ogni anno vengono bruciati miliardi in campagne che non colpiscono il target giusto. Tradotto: post sponsorizzati che nessuno salva, playlist pitching che finiscono nel vuoto, video musicali guardati solo da amici e parenti. Il problema non è la qualità della musica, ma la mancanza di precisione nell’indirizzarla.

Un pubblico target ben definito non ti aiuta solo a vendere più biglietti o merch, ma costruisce affinità, appartenenza, fedeltà. Molti studi parlano chiaro: l’80% dei consumatori preferisce contenuti personalizzati. Nel mondo musicale, questo significa che un fan vuole sentirsi parte di una storia, non un numero in una campagna generica.

Come trovare il tuo pubblico

Ti dico subito che è un lavoraccio, ma quando ti promuovi sui social o decidi di investire del denaro in promozione e comunicati stampa, è bene che tu diriga la tua comunicazione in precise direzioni:

Studia chi ti ascolta già. Non partire da zero, guarda i tuoi dati Spotify for Artists, Instagram Insights, YouTube Analytics.
Escludi chi non ti interessa. Parlare a chi non diventerà mai tuo fan è come suonare jazz in un raduno di metallari.
Monitora il settore. Le tendenze di ascolto cambiano: capire come si muove la scena ti aiuta a non restare indietro.
Crea l’immagine ideale del tuo pubblico, le tue personas. Non parli a giovani tra i 20 e i 30. Parli a Martina, 24 anni, universitaria, ama indie pop e ascolta musica per studiare.

E qui arriva il punto forte: la musica vive di contesto. Non basta sapere l’età o la città, devi capire in quale momento il tuo fan ti ascolta, con quale stato d’animo, attraverso quale dispositivo. Un artista che intercetta i suoi ascoltatori in auto la mattina avrà un impatto diverso rispetto a chi si inserisce nelle loro cuffie in palestra.

Principali tipologie di pubblico
  1. Tutti. Funziona solo se sei già un colosso. Per un artista emergente, un suicidio.
  2. Clienti già acquisiti. Tradotto: fan attivi. Non trascurarli, costano meno da “nutrire” che trovare nuovi.
  3. Mercato target generico. Utile solo per campagne istituzionali (es. un festival che promuove l’intera lineup).
  4. Sottoculture. Punk, trapper, metalhead, indie kids: se la tua musica risuona con una sottocultura, hai un pubblico naturale.
  5. Sovraculture. Macro-gruppi trasversali, come gli amanti del jazz o i fan del reggaeton in tutto il mondo.
  6. Demografia. Sesso, età, reddito. Sì, a volte è noioso, ma funziona.
  7. Posizione. Il targeting locale è oro: se suoni a Bologna, sponsorizza lì, non in tutta Italia.
  8. Esigenze. I genitori che cercano musica rilassante per bambini? Un pubblico target reale.
  9. Atteggiamenti e opinioni. Fan ambientalisti, sostenitori LGBTQ+: parlare ai loro valori crea connessione emotiva.
  10. Interessi personali. Playlist running, studio, yoga: intercetta momenti precisi della vita quotidiana.
  11. Stile di vita. Chi viaggia molto in auto, chi lavora da remoto, chi passa ore in palestra: sono abitudini che modellano il consumo musicale.
  12. Fan. Targettizzare fan di artisti simili è la scorciatoia migliore per crescere.

Nella pratica, cosa significa?

Significa che se sei un cantautore folk e vuoi crescere, non ha senso sponsorizzarti a chi ascolta techno. Ma se invece individui i fan di altri cantautori a te affini, la probabilità che la tua canzone venga salvata in una playlist personale schizza alle stelle. Significa che se il tuo pubblico è concentrato in Lombardia, buttare budget su tutta Italia è denaro buttato.

E significa anche che non devi avere paura di restringere: più il tuo messaggio è specifico, più funziona. La paura di escludere è un classico dei musicisti, ma in realtà è il contrario: focalizzarti su pochi porta più risultati che tentare di piacere a tutti.

Ogni musicista indipendente conosce questa scena: investi tempo e risorse in post e promozioni, vedi qualche like, ma nessun vero fan nuovo. Il problema non è che la pubblicità non funziona, ma che non stai parlando a chi conta. Identificare il pubblico target è l’antidoto alla sensazione frustrante di gridare nel vuoto.

I veri risultati in termini di streaming, vendite di merch, presenze ai concerti li ottieni quando sai con precisione chi, dove, quando e perché ti ascolta. Senza questo, ogni euro speso in promozione è un biglietto della lotteria.

La mia esperienza sul campo

Devi sempre tener presente che il marketing non è una scienza esatta. Anche a me è capitato di non centrare bene il bersaglio per diversi motivi legati al tempo o al budget. Ma ogniqualvolta mi sono ritrovato in condizioni ottimali, i risultati sono arrivati, talvolta solo positivi, altre molto buoni. La differenza non stava nella musica, ma nella chiarezza del target che avevo disegnato.

La domanda che devi porti è: stai ancora provando a piacere a chiunque o hai deciso a chi vuoi davvero parlare? La musica non è per tutti, e va bene così. La prossima volta che pianifichi una campagna, chiediti: chi è davvero il mio pubblico target? Se non sai rispondere con precisione, stai buttando via tempo.

Raccogli i tuoi dati, costruisci una persona chiara del tuo fan ideale e usa quel profilo per testare la tua prossima campagna. Ti garantisco che i risultati ti sorprenderanno.

Se ti trovi in difficoltà, fammi sapere.

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La fatica d’essere artisti musicali

Se ti rivelassi che una fetta importante di artisti con cui entro in contatto alla fine rinunciano di risolvere i loro problemi di comunicazione, ti meraviglieresti?

La fatica d'essere artisti musicali

Sono artisti musicali esordienti che non raccolgono risultati, che non riescono a coinvolgere il pubblico, sebbene il loro lavoro sia promettente e, molti di loro, abbiano tutte le carte per emergere.

Forse è colpa mia. Magari non sono sufficientemente persuasivo, forse non strutturo bene la mia offerta. Su questi due punti non sono mai sicuro e quotidianamente cerco di migliorarmi.

Ma questo sarebbe completamente vero se poi, questi artisti musicali, si rivolgessero verso altri professionisti, cosa che non accade. Dunque qual’è il problema?

Te lo dico subito: non è un problema di prezzo.

Già solo scorrendo le pagine di questo blog potresti trovare decine di suggerimenti gratuiti in grado di cambiare la vita e la visione di qualsiasi musicista. Eppure le pagine più lette sono solo quelle che riguardano le royalty di Spotify: c’è un sacco di gente ossessionata da quei miseri 0,0003 € che ti restituisce Spotify.

Il vero prezzo che un artista musicale deve pagare per conoscere e applicare le dinamiche del marketing è di dover fare a cazzotti con il proprio ego.

Cambiare idea, aggiornare le proprie convinzioni, abbattere i luoghi comuni o riconoscere la propria ignoranza sono tra le attività più dispendiose dal punto di vista cognitivo e sono un problema per ognuno di noi.

Ogni volta che apprendi qualcosa di nuovo che contraddice ciò che pensavi di sapere, nel tuo cervello ristruttura la sua architettura mentale: crea nuove connessioni, cambia i processi sinaptici, butta il vecchio e accoglie il nuovo.

Purtroppo il nostro cervello è programmato per risparmiare energia e ce la mette tutta per ostacolare questo dispendioso sforzo mentale.

È un fatto fisico, non un opinione: è neuroscienza cognitiva.

Se ciò non bastasse, a renderti difficile il cambiamento ci si mette pure il tuo ego. Per un artista musicale avere un ego solido è molto importante perché farsi strada il mondo della musica è un percorso ad ostacoli dove solo i più sicuri di sé sanno mantenere viva la motivazione per tirare avanti.

L’ego è quella parte della nostra mente che si occupa dell’autoconsapevolezza e dell’immagine che abbiamo di noi,  difende la nostra identità, ci fa sentire coerenti, giusti e competenti.

Il nostro ego entra in crisi quando la realtà ci dimostra il contrario di ciò che crediamo sia vero. Questo provoca una tensione interna: il conflitto tra la realtà dei fatti e l’immagine che abbiamo di noi stessi, che rischia di essere minata dalla consapevolezza di essere ignoranti riguardo un certo argomento.

Spesso questo conflitto si traduce nell’insidioso Effetto Dunning-Kruger: un bias cognitivo in cui le persone meno competenti tendono a sovrastimare le proprie abilità, mentre le persone più competenti tendono a fare l’opposto.

Un meccanismo mentale subdolo in cui la stessa incompetenza che ti impedisce di svolgere bene una determinata attività, ti impedisce anche di accorgerti di non svolgerla bene. L’ignoranza, in questo senso, non significa solo non sapere, ma soprattutto non sapere di non sapere.

Questo bias ci è rassicurante: ci permette infatti di vivere nell’illusione di essere preparati, pronti e già sufficientemente formati.

L’unico modo per uscire da questa trappola è studio ed esperienza: lo studio ti offre le basi, l’esperienza l’opportunità di metterle in pratica.

Lo storytelling del musicista di successo che crea e produce l’album nella sua cameretta è una delle più grandi mistificazioni musicali della storia. In verità dietro ogni produzione di successo c’è un lavoro di squadra che va oltre l’ottima, produzione musicale. C’è un lavoro sulla personalità dell’artista, sulla sua immagine, sul suo messaggio.

Un processo a medio, lungo termine per posizionare l’artista musicale e la sua musica nella mente del pubblico, per renderlo unico e riconoscibile.

Se sei pronto per saperne di più e vorresti affrontare questo ed altri argomenti legati al personal branding musicale, sono a tua disposizione.

Contattami e ne parliamo.

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Linee guida di comunicazione per musicisti

Tra le molte competenze che un musicista, nell’era dello streaming, deve maturare ci sono quelle relative alla gestione della comunicazione on line. In particolare se è un musicista esordiente che si auto produce e non può investire in uno staff fisso per occuparsi di queste cose.

linee guida per la comunicazione musicale

Ispirandomi ad un bell’articolo di Kyle Chayka su Substack, in questo articolo cercherò di fissare alcune linee guida di comunicazione per musicisti: principi di base che è bene conoscere per costruire una comunicazione efficace sui social media, social network e altri canali telematici.

Sono 20 punti che ti invito a considerare con attenzione. Se poi qualcosa ti sfugge o non ti è chiaro, lascia un commento o scrivimi una mail. Vedrò di soddisfare il tuo interesse.

  1. Tutto è culto della personalità

    C’è poco da fare, devi coltivare il tuo piccolo culto di seguaci. Devi essere allo stesso tempo riconoscibile e aspirazionale, ma senza allontanarti troppo: il tuo pubblico deve continuare a sentirti vicino.

  2. Definisci sempre il perché

    Non fare cose perché sembrano cool, ma senza obiettivi chiari. Ogni tua iniziativa deve avere una motivazione precisa. Fare un blog, un post, un video o un podcast senza scopo non solo è inutile, ma rischia di danneggiarti.

  3. Nessuno è davvero media literate

    Il pubblico non sa sempre leggere correttamente i contenuti. Bisogna spiegare chiaramente chi sei e cosa fai, anche ripetendolo.

  4. Valore della specificità e della località

    Internet è sempre più senza contesto. Per distinguerti, resta ancorato a una geografia digitale o a un punto di vista ben definito. Il pubblico ama sentirsi parte di un gruppo ristretto, come chi capisce la battuta che altri non colgono.

  5. Conta l’immagine

    I video sono una componente indispensabile per creare quel culto della personalità di cui sopra. Non sto parlando dei music video, intendo proprio dei video su cui ti esponi e costruisci la tua narrazione. Video che siano un mezzo per esporti e comunicare direttamente con il pubblico.

  6. Tutto è multipiattaforma

    Legarsi ad una sola piattaforma è limitare il tuo raggio d’azione. Così è bene che la tua comunicazione viaggi su canali diversi. Ma non devi esagerare. Resta fissa la regola che è meglio avere pochi profili ben curati e coerenti.

  7. Multicanalità

    Chi vuole rafforzare il proprio legame con il pubblico, con i fan, deve diffondere contenuti ovunque: testo, audio, video, live. Il pubblico si aspetta di vedere la stessa persona declinata su tutti i formati.

  8. Ogni piattaforma che muore crea opportunità

    Quando un social declina o perde popolarità, si rimescolano le gerarchie online. Nuove voci emergono, si aprono nuovi spazi vuoti. È lì che bisogna inserirsi: approfittare dell’esodo e conquistare terreno. Ma bisogna essere rapidi nel seminare, in pochi mesi la situazione cambia radicalmente.

  9. Anticipa sempre la rottura

    Misura e valuta il risultato dei tua comunicazione sulle diverse piattaforme: prova, testa diversi formati e linguaggi. Ma se vedi che non raccogli o che i risultati subiscono un calo sensibile, meglio interrompere prima che siano loro a lasciarti. Tagliare i rami secchi per concentrarsi in qualcosa di più efficace è un’altra regola aurea.

  10. Sfrutta le nuove piattaforme

    Ogni volta che nasce un nuovo social o un app dedicata ai musicisti, buttati al 100%. È un gioco di conquista: chi si adatta subito vince. Solo dopo puoi permetterti di essere meno dipendente dal sistema.

  11. Non dipendere da ciò che non è tuo

    Meglio costruire asset portabili, come mailing list e sistemi di pagamento indipendenti: Ko-fi, Patreon ecc… Le piattaforme cercano di tenerti vincolato, ma la sicurezza vera è nel traffico diretto: sito internet, email, rapporti non mediati.

  12. Non conta solo l’attualità

    Il pubblico, mediamente, non è ossessionato dalle breaking news. Contenuti sempreverdi funzionano, anche se “vecchi”. Non preoccuparti dell’età di un argomento se questo è funzionale nel costruire in rete la tua identità.

  13. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  14. Lealtà fragile del pubblico

    Per attrarre e tener legato il pubblico serve impegno e costanza. Le distrazioni sono tante e l’attenzione verso di te va mantenuta, non dico ogni giorno, ma settimanalmente si.

  15. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  16. Nuovi criteri di successo

    Premi e riconoscimenti tradizionali non valgono più. Non esiste un Oscar per i TikTok o per le newsletter, ma alcuni dei progetti musicali più redditizi sono nati proprio lì, ignorati dal mainstream tradizionale che è arrivato dopo.

  17. La pubblicità non muore mai

    Anche negli ecosistemi che puntano agli abbonamenti, l’advertising (sponsorizzazioni, eventi, collaborazioni) rimane essenziale. Non rinunciare del tutto alla pubblicità, ma usala con strategia o rischi di buttare soldi dalla finestra.

  18. Relazioni parasociali

    La chiave è costruire rapporti unilaterali intensi. Diventa un punto di riferimento per il tuo pubblico: dialoga, riempi le giornate di chi ti segue. Questo tipo di legame ha un valore enorme ed è un obiettivo vitale da perseguire.

  19. La musica come festa e moda

    Gli artisti più interessanti sono quelli che sanno organizzare eventi dal vivo coinvolgenti, che vanno oltre al semplice live: radunare persone, trasformarle in sostenitori. L’artista musicista oggi può funzionare come un brand di moda: la gente deve desiderare di indossarti. Se nessuno vuole venire alla tua festa, stai sbagliando qualcosa.

  20. La relazione è tutto

    Ricordati sempre, ripeto sempre, il vero fattore di sopravvivenza di un musicista è il legame diretto tra l’artista e chi lo segue ascolta. Se vinci questa battaglia sei a cavallo.

Se non stai già seguendo almeno cinque di queste linee guida ti vedo messo molto male. E quasi certamente è proprio per questo che i tuoi live hanno poco pubblico ed il tuo streaming non gira come dovrebbe.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Perché il musicista deve raccontarsi

Un tempo era la stampa specializzata, la critica e il giornalismo musicale che, sui magazine musicali, svolgevano quel ruolo informativo importante che metteva in connessione gli artisti musicali con i loro fan. La stampa musicale, e gli speaker radiofonici, guidavano le scelte del pubblico verso l’acquisto di un album o verso la scoperta di una nuova band o un nuovo autore.

Perché un musicista dovrebbe raccontarsi.

Oggi, nell’era dello streaming, ad un ascoltatore, ad un consumatore, basta aprire un’app e ascoltare 30 secondi di un brano con il tiro giusto ed eccolo nella sua playlist quotidiana. Ha appena dato un’occhiata al titolo e all’interprete e già ha dimenticato ciò che ha visto; lo ascolterà magari per mesi, mentre aspetta l’autobus, mentre guida, mentre si rilassa, insieme agli altri 100 brani della sua playlist, senza mai preoccuparsi di conoscere meglio chi quel brano ha scritto e suonato.

Che ti piaccia o meno, questo è il comportamento di gran parte degli ascoltatori in questa epoca dove c’è più musica che orecchie per ascoltarla.

Perciò, se vuoi creare un legame solido e duraturo con le persone a cui piace la tua musica, non ti resta che esporti in prima persona, legando la tua immagine alla tua musica, in modo che si crei un legame riconoscibile e indissolubile.

Di seguito, ti voglio dare qualche argomento utile da poter usare sui social, sul tuo sito, sulle tue cartelle stampa e nelle interviste:

Racconta le tue creazioni

C’è chi sostiene che la musica parla da sola e non deve essere spiegata. Io dico che la fa troppo semplice. Guarda gli scrittori, per esempio, un loro romanzo è sicuramente più intelleggibile e facilmente interpretabile rispetto ad una canzone. Nonostante questo, durante le interviste non esitano a spiegare le motivazioni che li hanno spinti a scrivere, dei temi che amano trattare e dello stile che hanno scelto per farlo. E’ un plus valore che l’artista dà alla sua opera e che può creare un dialogo costruttivo con il pubblico.

Alcuni argomenti chiave utili per fare questo possono essere:

  • Di cosa parla la tua canzone o il tuo album?
  • Dov’eri quando l’hai fatto e quando l’hai scritto?
  • Che cosa significa la canzone o l’album per te e come si inserisce nel tuo intero corpo di lavoro?
  • Come ti sei evoluto come artista durante il processo?
  • Quali influenze musicali ti hanno ispirato?
  • Chi sono i tuoi collaboratori e perché li hai scelti?
RACCONTA IL PROCESSO CREATIVO E LE SCELTE TECNICHE

Anche le scelte tecniche e artistiche che ti portano alla definizione di un certo sound hanno la loro importanza, in particolare per dimostrare la tua maturità professionale tra gli addetti del settore.

Ma il lato tecnico affascina anche il pubblico più attento. Non importa quanto sia sontuosa la tua strumentazione, non tirarti indietro, anche le configurazioni più modeste sono invitanti per i più curiosi che resteranno affascinati dalla tua abilità di creare suoni e atmosfere senza troppi artifici.

Un’idea potrebbe essere quella di creare dei mini documentari, dei backstage, dove i protagonisti sono i tuoi strumenti in azione. Un assaggio degli ingredienti di quello che sarà il piatto una volta servito a tavola. Foto e video delle tue sessioni di prova o di ricerca possono veramente incuriosire ed eccitare i tuoi fan e anche altri musicisti.

RACCONTA LE TUE INFLUENZE ARTISTICHE

Nessuno nasce imparato. Chi dice il contrario mente o non ha una una solida base di partenza.

Quali sono gli artisti che ti hanno fatto innamorare della musica? Quali sono quelli che influenzano il tuo sound? Cosa hai imparato da loro?

Racconta tutto questo sui tuoi social, raccontalo tramite una playlist dove metti la tua musica insieme alla loro. Fai capire in quale direzione stai andando, a quale gruppo appartieni.

NON DI SOLA MUSICA

Naturalmente non vivi di sola musica, vero? Hai anche altre passioni, altri interessi. Condividi con il tuo pubblico anche queste passioni, sia che si tratti di sport, di letteratura, di cinema o cucina regionale. Non sono forse anche questi gli stimoli da cui nasce la tua arte?

Tutto ciò che puoi fare per aiutare i tuo pubblico a sentirsi più connesso a te ed al tuo suono è degno di essere condiviso, ed offre opzioni su come promuovere la tua musica in modi più interessanti tra i diversi progetti.

NESSUN UOMO È un’isola

A volte sembra che il mondo della musica sia permeato da invidie e di una spietata caccia alla popolarità. Ma fortunatamente la realtà è diversa. I musicisti possono essere legati tra di loro da un profondo senso di amicizia e da una sincera stima artistica.

Perché allora non metterla in luce valorizzando chi suona con te o le tue collaborazioni? O più semplicemente, perché non condividere l’ammirazione che hai per un artista che ti piace?

Condividi anche la musica dei tuoi amici, condividi le collaborazioni che hai con loro, racconta come queste esperienze ti hanno arricchito, non essere autoreferenziale, sostieni chi ti è vicino e condivide con te la passione per questa professione. È divertente e ti fa sentire bene.

Ora che hai qualche idea su come portare nuove idee al tuo pubblico, prenditi lo spazio per creare la tua musica migliore e allo stesso tempo mantenere i tuoi fan interessati lungo il percorso creativo.

Devi imparare a ritagliarti uno spazio per riflettere su ciò che condividi e su cosa condividere. Devi imparare a farlo in maniera naturale, senza eccessive sovrastrutture, è molto importante, almeno quanto scrivere e realizzare un buon pezzo.

Se ti sembra troppo complesso, hai bisogno di guida o anche solo di qualche suggerimento, non esitare a contattarmi. Qualche minuto per una chiacchierata lo trovo sempre.

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La mucca viola è il libro che ha consacrato Seth Godin come uno degli autori business più amati e ha lanciato un movimento globale che ha ridefinito le basi del marketing. Il solito marketing e i grandi investimenti sui media tradizionali non funzionano più. Oggi il marketing comincia dall’idea del prodotto, che deve essere straordinario, diverso, innovativo per poter catturare l’attenzione dei clienti e far parlare spontaneamente di sé. È questo elemento di magia e unicità a far sì che realtà come Apple, Google, Ikea, Starbucks o la bottega del macellaio toscano Dario Cecchini continuino a macinare successi, mentre grandi industrie affermate arrancano e non riescono a stare al passo.
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Suonare significa collaborare

Quella del musicista è una professione che non sono richiede eccellenza tecnica, ma pretende un costante impegno creativo per lo sviluppo di un linguaggio musicale personale e una continua ricerca di nuove soluzioni.

Suonare significa collaborare

Il problema dell’artista musicale è che la vena creativa non è eterna e con il tempo può sclerotizzarsi. Prima o poi ci sono passati tutti, chi più, chi meno. Non voglio spaventarti, ma devi aver consapevolezza che questo può accadere e che nessuno ne è immune.

Ma posso darti anche una buona notizia: c’è un modo per evitare i danni di una mancanza di ispirazione.

Nell’iconografia e nell’immaginario popolare Fabrizio De André viene rappresentato solo, nella penombra, con la sua chitarra: l’icona classica del cantautore degli anni ’60-’70. Ma se leggi con attenzione la sua pagina su Wikipedia, già dalle prime righe scopri che ogni sua opera nasce da collaborazioni artistiche e tecniche che sfatano il mito del cantautore solitario.

Nell’arco del suo percorso artistico De André ha saputo cogliere il meglio da chi gli stava attorno e queste relazioni gli hanno aperto strade nuove nel momento del bisogno.

Nell’arco della sua vita artistica Fabrizio De André ha raccolto i progetti che riteneva affini alla sua visione, ha saputo utilizzare l’arte di musicisti e compositori per creare il suo universo musicale evolvendolo nel corso dei decenni, senza seguire le mode ma seguendo il mutare dei tempi.

Il saper creare relazioni, organizzarle in un team, aprirsi a nuove idee hanno consentito a Fabrizio De André di trovare continuamente nuovi stimoli mantenendo viva la sua creatività e proseguire nel suo percorso artistico.

Il singer-songwriter che dalla sua cameretta parte alla conquista delle chart internazionali è uno storytelling inventato dal marketing musicale del XXI secolo, così come l’icona del cantautore solitario, chino sulla sua chitarra sotto un occhio di bue lo era nel secolo scorso.

Oggi più di ieri un artista musicale ha bisogno di circondarsi di collaboratori e di specialisti per ogni fase del suo progetto artistico, dalla scrittura al marketing.

Vuoi parlarmi di come sei organizzato o delle difficoltà che trovi nell’organizzarti? Mi farebbe piacere conoscere la tua realtà.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Perché fai flop su Spotify?

Nelle prime settimane di questa estate 2025 si è scritto molto, spesso a sproposito sui mancati sold-out nelle tournée di alcuni big della musica italiana. Nomi che scalano le charts nelle app di streaming ma che poi vedono deluse le loro aspettative nella vendita di biglietti. Ma non scriverò di loro e dei loro problemi, anche se sarebbe interessante.

Perché fai flop su Spotify?

Scriverò invece di quegli artisti che ho avuto il piacere di conoscere nell’arco dell’anno e che sembra abbiano il problema diametralmente opposto.

Stiamo parlando di nomi fuori dal mainstream, poco conosciuti, che senza fatica riescono ad avere un pubblico pagante chi di 100 chi di 200 persone ed anche qualcosa in più.

Sono artisti musicali tecnicamente maturi, che propongono dal vivo il loro repertorio riforzandolo con qualche cover molto ben personalizzata. In genere suonano in locali pubblici, qualche volta in teatri e sono apprezzati in quelle, poche, rassegne musicali che investono in nomi che producono nuova musica. A seconda delle occasioni, il prezzo di un loro biglietto può variare dai €5 ai €20.

Queste band e artisti, alcuni professionisti altri semi-professionisti, nonostante siano conosciuti a livello regionale e possano contare su un’esposizione piuttosto ampia, hanno una sola desolata costante: su Spotify, ma pure sulle altre app, hanno dei numeri veramente miseri, nonostante alcuni di loro siano già al terzo album o abbiano un discreto numero di singoli on-line.

Questa costante, fa il paio con altre costanti che li accomunano e nelle quali possiamo trovare il motivo per cui il loro Spotify (usiamolo come riferimento per comodità) non segna più di 50 o 25 ascolti mensili. Ora ve le elenco:

  1. Sito internet inesistente, male curato e/o non aggiornato, in genere scarso di contenuti.
  2. Spesso è difficile trovare dei loro contatti diretti in rete, si affidano ai messaggi privati nei social e non hanno uno straccio di indirizzo mail pubblico.
  3. I loro profili social, Instagram e/o Facebook sono una semplice serie di grafiche di locandine di concerti, foto di concerti, Fuori Ora, foto di concerti, locandine di concerti, foto di gruppo prima di un concerto, altri Fuori Ora, devo andare avanti? Lasciamo perdere la cura grafica dei profili.
  4. Canale YouTube ufficiale dove trovi solo i 3 video ufficiali. Nel migliori dei casi qualche video di un live con un audio pessimo e le immagini bruciate. Niente short, niente storytelling, niente di più. Solo 3 o 4 striminziti video che magari sono anche costati cifre importanti.
  5. Pagina Spotify con grafiche e foto non aggiornate, spesso di scarsa qualità, spesso scattate da Ph. Miocuggino. Biografia sintetica, senza emozioni e scarsa di notizie rilevanti (quando c’è!)

Mi fermo qui e passo al gran finale.

Questi artisti che ho avuto il piacere di conoscere sono bravi sul palcoscenico, ed è chiaro che off-line si sanno muovere bene e sanno rendere felice il loro pubblico. Se la loro presenza on-line non ha gli stessi riscontri è perché è gestita male e talvolta con sciatteria, sottovalutando il fatto se curassero meglio (strategicamente) la loro immagine ed i loro contenuti on-line, ci sarebbe un’ulteriore impulso positivo anche sulla loro carriera off-line.

Investire tempo e denaro per scrivere canzoni e produrre album senza poi ottenere risultati soddisfacenti è inutile e frustrante per chiunque. Le abitudini d’ascolto del pubblico sono cambiate rispetto ad anni fa. Ci sono troppe distrazioni, troppa musica, troppo intrattenimento, catturare e trattenere l’attenzione delle persone è oggi più difficile di ieri. Ma non è impossibile, tutt’altro.

Servono però idee chiare, costanza, impegno, strategia e conoscere le leve del marketing e l’importanza del personal branding. Il tutto per costruire e comunicare la tua identità artistica e il tuo messaggio in modo coerente, unico e memorabile.

Questo è ciò che faccio: nel caso ne sentissi il bisogno.

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