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4 Skill del Musicista Professionista

Avrai sicuramente letto, o sentito dire, che oggi l’artista musicale deve ragionare da imprenditore, ma cosa significa esattamente questa locuzione?

4 Skill del Musicista Professionista

Ingenuamente, molti pensano che un’idea geniale, un’estrema perizia tecnica nello strumento o anni di studio e sperimentazioni siano sufficienti per costruire una solida carriera musicale, ma non è così. Nella pratica, se vuoi diventare un professionista della musica devi sviluppare anche quelle quelle abilità strategiche, manageriali ed economiche che esulano dalla mera esecuzione tecnica o dalla produzione musicale.

È la mancanza totale di queste competenze indirette la causa principale del fallimento economico dei musicisti. La tua grandissima preparazione tecnica, non supportata dalla conoscenza del business musicale, porta a investire capitali in direzioni errate che si rivelano dei vicoli ciechi; succede quotidianamente ad aspiranti musicisti che si fanno traviare da formule per il successo che in realtà sono state create solo per alimentare un sistema.

Il miglior consiglio che posso darti è di fermarti momentaneamente, smettere di produrre musica alla cieca e immergerti nello studio rigoroso delle dinamiche aziendali, di marketing e di gestione. Solo l’unione tra le tue eccellenti abilità verticali e delle solide competenze trasversali ti salverà dal non farti prendere in giro dal mercato e di costruire una vera indipendenza economica.

Ci sono tre punti in particolare che devi affrontare per costruire un percorso professionale e artistico solido ed economicamente sostenibile:

Comprensione del mercato e del target

Saper analizzare come funziona il mercato attuale, capire chi è il proprio pubblico di riferimento, intercettare i suoi bisogni reali e capire che tipo di valore o servizio si sta offrendo in cambio di un riconoscimento economico.

Devi interiorizzare che la musica odierna non è più un prodotto da vendere, ma un veicolo per offrire un servizio. Studiare il mercato significa imparare a identificare un target specifico, capire quali sono i bisogni reali e le necessità collettive di queste persone, e strutturare la tua offerta per soddisfarli.

Questo richiede di allontanarti dalla tua urgenza espressiva, per iniziare a comunicare un valore reale verso l’esterno.

Gestione e metodologia aziendale

L’abilità di creare, gestire e far evolvere un’attività professionale. Significa sapere come amministrare il proprio lavoro, organizzare i processi operativi e, soprattutto, capire come usare la propria musica non come un fine, ma come un “veicolo” utile per costruire un modello di business.

Così come impari i rudimenti e le tecniche di esecuzione sul tuo strumento, devi imparare come si crea, si gestisce e si migliora un’attività economica. Questo include l’acquisizione di sistemi di analisi e tracciamento dei dati, come l’utilizzo di un Customer Relationship Management (CRM).

Devi studiare come monitorare chi entra in contatto con il tuo progetto, perché lo fa e quando ritorna, smettendo di cercare ossessivamente nuove persone senza avere la minima consapevolezza di chi ha già bussato alla tua porta.

Senza questi dati concreti, ogni tua strategia manageriale si baserà sul nulla.

Educazione finanziaria

Saper dare il giusto peso all’economia, gestire i budget per non lavorare costantemente in perdita, decidere strategicamente i propri prezzi ed evitare di cadere in speculazioni promozionali a pagamento prive di logica.

Devi imparare che il denaro è un risultato e un riconoscimento del valore che porti, non il punto di partenza emotivo. Questo significa studiare le dinamiche per stabilire correttamente i tuoi prezzi, calcolandoli come l’ultimo pezzo di un puzzle strategico basato sul reale valore che offri, smettendo di scopiazzare le tariffe degli altri per pura emulazione o per paura di perdere ingaggi.

Il marketing strategico

Prima ancora di spendere un solo centesimo promozioni a pagamento per forzare la visibilità della tua musica, devi comprendere i pilastri del posizionamento: devi studiare come veicolare in modo corretto le tue competenze per far sì che un potenziale fan o cliente arrivi da te in modo organico.

Promuovere alla cieca un prodotto senza aver prima costruito queste fondamenta strategiche significa solo bruciare i tuoi risparmi.

La musica è un lavoro creativo che succhia un sacco di energia e di impegno fisico e mentale. Devi imparare a dividere le tue giornate in momenti in cui lasci sfogo alla tua creatività ed altri in cui ti trasformi in un freddo ragioniere che fa i conti con la realtà. È un dato di fatto che devi accettare se vuoi progredire nella tua passione musicale.

Se qualcosa ti sfugge o non comprendi bene, se ti trovi in difficoltà nel definire un percorso professionale, contattami e parliamone. Ogni artista musicale ha sue caratteristiche specifiche e per ognuno c’è la possibilità di un percorso.

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Perché la Band non sbandi

Rassegnati.
Nella vita dell’artista musicale, il fattore umano è ciò che rende la professione interessante ma nel contempo estenuante. La gestione delle collaborazioni, all’interno di una band o con produttori, videomaker o colleghi può diventare veramente estenuante. Il rischio di rimediare una gastrite, di vedere i tuoi progetti rimanere chiusi in un cassetto per anni senza mai vedere la luce o di rovinare amicizie storiche è altissimo e sempre dietro l’angolo.

Perché la Band non sbandi.

L’errore fatale e sistematico che porta band intere a distruggersi dopo mesi di lavoro e frustrazione, è quello di prendere accordi tra le persone dopo aver iniziato a lavorare e mai prima di partire.

Ti fai ingenuamente trascinare dall’entusiasmo iniziale, ti fidi ciecamente, eviti di mettere le cose in chiaro per la stupida paura di sembrare quello che non ha fiducia negli altri o che vuole screditare il lavoro altrui. Inevitabilmente finisci in situazioni disastrose in cui ti ritrovi da solo a fare tutto il lavoro di produzione esecutiva, mentre gli altri si defilano.

Devi imparare a mettere nero su bianco fin dal primo istante, prima ancora di suonare, stabilendo regole anche solo con una sincera stretta di mano, chiarendo le rispettive responsabilità operative e dividendo i costi e i futuri ricavi in base all’impegno reale e ponderato di ciascuno.

Affrontando i rapporti in questo modo, ti accorgerai che  la maggior parte delle persone che ti circondano è quasi totalmente priva di obiettivi. Non frustrarti, è una cosa molto diffusa ovunque: la stragrande maggioranza delle persone vaga nel nulla senza una direzione, non sa cosa vuole ottenere dalla propria vita e preferisce vivere una quotidianità subordinata in cui è un datore di lavoro a dirgli a che ora entrare, a che ora uscire e quando prendere le ferie.

Quando tu entri in una sala prove o in uno studio di registrazione, molto spesso sei l’unico ad avere una visione chiara in testa, mentre i tuoi collaboratori non hanno obiettivi condivisi e, di conseguenza, non si prenderanno mai e poi mai le tue stesse responsabilità. Loro si sentono responsabili in modo superficiale, pronti a mettere i bastoni tra le ruote o a lamentarsi delle tue scelte operative, ma senza mai esporsi in prima persona.

Se vuoi perseguire il tuo progetto, devi essere tu ad assumerti in modo maturo il pieno carico della responsabilità economica, della responsabilità operativa e di quella progettuale. Devi accettare il fatto che in un’attività professionale le persone non allineate ai tuoi ritmi e ai tuoi scopi sono potenzialmente intercambiabili, non perché tu sia una persona cattiva o cinica, ma per una pura e semplice questione di sopravvivenza della tua impresa musicale.

Devi smettere di ragionare solo in termini di creatività astratta e iniziare a focalizzarti rigidamente sui costi della tua attività, che sono il vero e unico fulcro di qualsiasi impresa. Non sto parlando solo dei costi materiali ed evidenti come l’affitto della sala di registrazione o l’acquisto della strumentazione, ma soprattutto dei costi indiretti e dell’immenso costo umano.

Devi imparare a calcolare con precisione matematica il monte ore che tu dedichi personalmente allo sviluppo della tua musica, all’editing, allo studio delle strategie distributive e alla ricerca ossessiva dei partner.

Quando ti siedi a un tavolo per discutere con un collaboratore problematico o un membro della tua band che non riconosce i tuoi sforzi, devi avere davanti i numeri nudi e crudi. I numeri non mentono mai e spengono immediatamente ogni sterile e inutile polemica emotiva, costringendo l’altra persona a guardare in faccia la realtà del lavoro svolto.

Devi imparare a conoscere le qualità e le mancanze del capitale umano che ti ritrovi a gestire; per valorizzarlo, devi assegnare i ruoli all’interno del tuo team basandoti sulle reali propensioni e sulle caratteristiche innate delle persone, accettando che chi è estremamente creativo potrebbe non essere minimamente adatto a ricoprire ruoli tecnici, amministrativi o decisionali scomodi.

Per superare tutto questo groviglio di ostacoli emotivi, tecnici e strategici ti serve disperatamente un metodo rigoroso e replicabile. Non puoi affidarti al caso o alla speranza. Il mercato in cui stai cercando di entrare cambierà ancora drasticamente tra due o tre anni, nuovi paradigmi tecnologici e sociali stravolgeranno di nuovo le regole del gioco.

Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e ignorando il business, il rischio più grande che corri non è solo quello di non crescere, ma è quello di retrocedere da professionista ad aspirante professionista, perdendo tutto ciò che hai costruito e tornando inesorabilmente allo stato zero.

Solo l’acquisizione di un metodo solido ti renderà intellettualmente e professionalmente autonomo, fornendoti le gli strumenti per adattarti ai continui mutamenti del settore senza farti mai trovare impreparato.

Il viaggio per diventare un professionista della musica è duro, spietato e non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.

Se senti di essere pericolosamente bloccato in questo passaggio critico della tua vita, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.

Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Scrivimi una mail oggi stesso per fissare un confronto: esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.

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Reali strategie di Marketing Musicale

Ho visto spesso la frustrazione di chi passa mesi chiuso in sala di registrazione per curare ogni minimo dettaglio di un brano, per poi pubblicarlo e scontrarsi con un assordante silenzio. I dati del settore sono spietati e ci dicono che nove progetti musicali su dieci non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute.

Reali strategie di Marketing Musicale

C’è un problema di Sistema evidente, proprio davanti ai nostri occhi: questo fallimento non dipende quasi mai dal tuo talento o dalla qualità intrinseca della tua musica. Il problema risiede nella profonda incomprensione di cosa significhi muoversi nel mercato discografico contemporaneo.

Oggi cercherò di portarti verso un cambio di paradigma mentale, indispensabile se desideri costruire la tua carriera di musicista, non dico senza difficoltà, ma sicuramente con meno frustrazioni. Cominciamo cercando di chiarire il concetto di promozione nel campo musicale.

Quando si parla di promozione, la maggioranza dei musicisti pensa a due cose: spingere un prodotto, come un singolo o un intero album, oppure affidarsi alla promozione a pagamento sui social network. Si tratta di una visione estremamente pericolosa.

Il principio fondamentale su cui poggia l’intera industria musicale di oggi, in tutte le sue innumerevoli nicchie, è un business di servizi e non più un business di prodotto. Questa singola frase cambia tutte le regole del gioco. Promuovere la musica oggi significa promuovere un servizio, e il sistema per farlo è diametralmente opposto al passato quando si promuoveva la vendita di un supporto rigido o digitale, ovvero il prodotto disco.

Quando promuovi un prodotto, cerchi di esaltarne le caratteristiche per raggiungere il maggior numero di persone possibile, ma nel mercato attuale questa ricerca spasmodica della visibilità di massa non funziona. La parola chiave assoluta della promozione musicale oggi non è visibilità, ma percezione.

Il tuo scopo non dovrebbe essere arrivare a tutti, ma elevare in modo drastico la percezione valoriale che un target ben preciso ha di te. Devi cancellare dal tuo cervello l’ossessione per la visibilità e concentrarti sul posizionamento.

Essere un artista musicale oggi significa utilizzare la tua musica registrata come un potente asset, una leva strategica per promuovere il tuo servizio artistico specifico. I tuoi brani diventano parte integrante di un processo promozionale molto più ampio, il cui obiettivo finale è generare un rapporto economico reale con chi ti scopre e ti ascolta.

Voglio essere onesto con te: la stima, gli applausi e i complimenti non ti aiuteranno a riempire il portafogli. Se non sei in grado di convertire i tuoi follower e i tuoi ascoltatori in clienti disposti a investire economicamente su di te, rimarrai confinato nel regno degli hobby costosi.

La vera promozione artistica consiste nel far arrivare i tuoi brani a meno persone possibili, purché siano le persone giuste, quelle disposte a stringere quel vitale legame economico con il tuo mondo. I tuoi pezzi diventano lo strumento per dimostrare la tua autorevolezza e innalzare la tua percezione agli occhi di chi è pronto a pagare per il tuo servizio, che si tratti di un concerto, di merchandising esclusivo o di collaborazioni.

Nel tentativo di far emergere la tua arte, ti scontrerai quotidianamente con ostacoli promozionali che sembrano insuperabili, ma che possono essere abbattuti se impari a riconoscerli. Il primo grande ostacolo è la totale ignoranza delle dinamiche di mercato.

Quando non conosci le regole, diventi inevitabilmente dipendente dalle piattaforme digitali o da terze persone che decideranno il tuo destino. La soluzione a questo blocco è studiare freddamente l’evoluzione del mercato, comprendendo che al centro non ci sei tu con la tua urgenza espressiva, ma un target con dei bisogni specifici da soddisfare.

Un secondo ostacolo devastante è la speculazione e la cattiva gestione del budget. Ti troverai spesso di fronte a sedicenti esperti che ti prometteranno miracoli, e potresti cadere nella tentazione di investire i tuoi risparmi in strategie senza senso, trovandoti presto in un vicolo cieco in cui non hai più risorse né risultati.

Per superare questo problema, devi calibrare i tuoi investimenti in base al tuo reale status artistico. Se sei un artista emergente, il cui pubblico è ancora limitato alla cerchia delle conoscenze, non devi assolutamente sprecare soldi comprando numeri finti, visualizzazioni o follower. Drogare i tuoi numeri ti impedirà di capire se la tua musica piace davvero alle persone reali e ti precluderà ogni possibilità di evoluzione.

Al contrario, dovresti investire quelle risorse nella cura della produzione musicale per definire esattamente il tuo suono, oppure nell’attività dal vivo, suonando anche gratuitamente pur di stabilire connessioni umane tangibili, guardare il pubblico negli occhi e raccogliere feedback sinceri.

Un ulteriore ostacolo nascosto, forse il più infido, è il tuo ego. L’emotività spinge troppi musicisti a usare se stessi come unico parametro di riferimento, producendo materiale senza pensare a chi dovrà recepirlo. Questo porta alla drammatica assenza di un target definito e a una perdita totale di efficacia nelle azioni promozionali, finendo per stampare vinili o creare contenuti per un pubblico che semplicemente non esiste o non è interessato.

Devi abbattere il tuo ego e iniziare a studiare ossessivamente il tuo potenziale pubblico, comprendendo su quali leve emotive e comunicative devi agire per innalzare la loro percezione nei tuoi confronti.

Quindi non farti abbagliare dalle vanity metrics, affidandosi ai tanto decantati guru dei social media che promettono di triplicare i tuoi numeri o di trasformarti in una star in tre semplici mosse. Questi formati preconfezionati non tengono mai conto della tua sensibilità artistica e ti spingono a vendere la tua musica come se fosse un profumo o un detersivo.

Non hai bisogno di centinaia di migliaia di ascolti o visualizzazioni: canali con pochissime visualizzazioni ma popolate da utenti perfettamente in target generano risultati economici enormemente superiori rispetto a profili virali ma totalmente decontestualizzati.

Ti suggerisco, perciò, caldamente di non usare i social come una semplice vetrina in cui parcheggiare i tuoi videoclip o post in modo passivo e casuale. Devi pianificare, pensare a una strategia sostenibile che ti permetta di gestire la tua presenza social nei canali che riesci a gestire dopo aver valutato i più promettenti.

Devi inoltre tener presente che la strategia deve venire sempre prima dell’azione e della produzione stessa. Non devi partire dal brano per poi cercare a chi propinarlo; devi partire dallo studio del mercato, validare la tua idea parlando con le persone reali e solo in seguito innestare la tua produzione musicale all’interno di un sistema di offerta chiaro e definito. Ricorda sempre che il tempismo nella promozione fa la differenza tra un trionfo e un disastro, e saltare le tappe brucerà per sempre la tua percezione agli occhi del pubblico. Infine, evita l’errore di tempestare gli addetti ai lavori con anonime mail cariche di link che verranno regolarmente cestinate; se vuoi farti notare da un giornalista o un discografico saturo di richieste, distinguiti inviando un vinile o del merchandising fisico che lasci un ricordo tangibile della tua identità.

Per emergere in questo mercato, la competenza tecnica sul tuo strumento è un requisito di base, ma non è assolutamente sufficiente a garantirti un futuro. I veri professionisti si distinguono dai dilettanti perché sanno costruire una rendita continuativa dalle proprie attività. Per farlo, devi trasformarti nel manager di te stesso, imparando a gestire la comunicazione, a relazionarti con le persone giuste e a far percepire l’immenso valore di ciò che crei. Abbandona l’idea che la fama cada dal cielo e inizia a progettare la tua ascesa con la lucidità di un vero imprenditore.

Capisco che questo cambio di mentalità può sembrare travolgente e che le sfide davanti a te sono molteplici. Ma non devi affrontarle da solo. Se sei seriamente intenzionato a trasformare la tua dedizione in una professione concreta, a padroneggiare le strategie che ti ho illustrato e a smettere di sperare per iniziare finalmente a pianificare, ho lo strumento giusto per te.

Ti invito a iscriverti subito alla mia newsletter. Ti servirà per iniziare a comprendere come funziona il Sistema e quali sono le trappole da evitare. Quando sarai pronto, potrai contattarmi liberamente per valutare in cosa posso esserti d’aiuto. Ti aspetto.

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Musica: dalla passione alla professione

Trasformare la tua passione per la musica in una professione reale, significa accettare che il mercato musicale è un campionato difficile che richiede soldi per essere giocato. Produrre brani di qualità, formarsi, acquistare strumenti e software, o semplicemente sostenere la tua attività musicale, comporta costi elevati. Se non sai come generare denaro con il tuo progetto musicale, stai sprecando tempo e risorse.

Musica: dalla passione alla professione

Molti artisti si nascondono dietro l’idea romantica che l’arte non debba mischiarsi col denaro, ma la realtà è che senza una rendita continuativa non sei un professionista, sei un dilettante. E non c’è nulla di male nell’essere un dilettante, a patto che non sia questo il tuo obiettivo.

Se invece il tuo scopo è vivere di musica, il primo passo è smettere di ragionare da sognatore e iniziare a lavorare come un imprenditore.

Dobbiamo ragionare con la concretezza della matematica. Il motivo principale per cui la maggior parte degli artisti fallisce nel lato economico è che basa la propria sostenibilità su un modello di business che non è stato progettato per loro: le piattaforme di streaming, come Spotify, hanno un modello di business basato sulla pubblicità e sugli abbonamenti degli utenti, non sulla remunerazione degli artisti.

In questo ecosistema, l’artista musicale non è un partner della piattaforma, ma un fornitore di contenuti o, peggio, un cliente che paga per distribuire e promuovere la propria musica sperando in una visibilità che raramente si traduce in guadagno. Solo i più sprovveduti non si accorgono che i tassi di retribuzione per ascolto sono così bassi che nemmeno il miglior marketing del mondo può colmare il divario tra il costo della produzione musicale e il ricavato dallo streaming.

Se cerchi di posizionarti e monetizzare esclusivamente attraverso questo sistema, che richiede milioni di ascolti per generare pochi euro, stai cercando di costruire la tua casa nel terreno di qualcun altro, un terreno dove le regole sono dettate dal proprietario e dove tu non hai alcun controllo; se domani l’algoritmo cambia o le regole mutano, tu perdi tutto.

Per uscire da questa trappola, devi costruire un tuo modello sostenibile basato sulle tue competenze di artista musicale. Questo significa spostare il focus dal prodotto musicale, inteso come fine ultimo di guadagno, alla musica intesa come mezzo per generare valore.

Nel nuovo business musicale, la musica registrata è il biglietto da visita, che permette di posizionarti nel mercato, ma i soldi veri li trovi altrove: principalmente attraverso l’offerta di servizi. Molti musicisti inorridiscono all’idea di vendere un servizio, ritenendo che questo “sporchi” la loro arte. In realtà, comprendere il mercato richiede un’alta creatività. Risolvere un problema o soddisfare un bisogno attraverso l’offerta di un servizio, significa dare una risposta a qualcuno che è disposto a pagare per quella soluzione: insegnamento, sessionismo,  consulenza, produzione per conto terzi, creazione di esperienze live uniche ecc…

Il passaggio fondamentale che devi affrontare è evolvere il tuo progetto artistico astratto in un prodotto artistico posizionabile in un mercato che lo richiede. Un progetto è in fondo solo un desiderio di espressione, un’idea vaga, priva di confini. Il mercato, però, non compra idee astratte; compra prodotti o servizi con un’identità chiara e un perimetro definito, riconoscibile. Questo significa definire la propria identità artistica in modo nitido, curando l’immagine, la comunicazione, i valori e l’immaginario sonoro affinché siano coerenti tra loro.

L’artista musicale deve lavorare affinché il suo prodotto sia riconoscibile e posizionabile in una specifica nicchia di mercato. Solo quando ha un prodotto solido può elaborare una strategia per aggredire il mercato, smettendo di affidarsi alla speranza  per lavorare con focus e determinazione su qualcosa di concreto.

A questo punto, come l’artista musicale esordiente, lanciato verso il professionismo, devi fare i conti con la tua carenza di competenze orizzontali.

Il sistema educativo tradizionale e la mentalità comune portano gli artisti musicali a focalizzarsi esclusivamente sulle competenze verticali, ovvero sulla tecnica nel suonare o cantare. Ma essere un virtuoso non basta per pagare le bollette. Per diventare un professionista autonomo, devi sviluppare competenze di business, marketing e promozione. Sono queste le leve nascoste che ti permettono di passare dall’esperienza amatoriale alla professione.

I soldi veri arrivano quando il musicista smette di vedersi come artista e, più umilmente, colma queste lacune investendo nella propria formazione imprenditoriale con la stessa dedizione con cui si studia lo strumento.

Lavorare da imprenditore significa anche avere un rapporto sano con il denaro e con l’investimento. Non esiste il costo zero, devi rischiare. Come qualsiasi altra attività imprenditoriale, anche la musica richiede capitale di rischio e investimenti mirati per crescere. Chi cerca scorciatoie gratuite o si affida a soluzioni miracolose a basso costo è destinato a rimanere nel limbo dei dilettanti. Devi imparare a valutare ogni spesa in funzione del ritorno che può generare, evitando costi inutili e puntando sugli investimenti strategici che accrescono il valore del tuo asset principale: te stesso e il tuo brand.

La sostenibilità economica si raggiunge inizi a generare un valore profondo per un target specifico. È inutile cercare di vendere a chi non è interessato o a chi non dà valore alla musica. Bisogna puntare a quei fan o clienti che riconoscono il valore della tua offerta, sia essa un concerto, una lezione o una produzione. Non cadere nell’errore psicologico di pensare che i fan non abbiano soldi o che il mercato sia povero. Se offri un valore percepito alto, le persone pagheranno quello che chiedi.

La via per la professione musicale passa per l’abbandono delle logiche passive e l’adozione di una mentalità attiva e imprenditoriale. La musica è il mezzo meraviglioso con cui attiri l’attenzione e dimostri il tuo valore, ma il modello di business è la struttura che ti permette di convertire quell’attenzione in reddito. Non lasciare che il tuo futuro dipenda da un algoritmo o dalle decisioni di una multinazionale dello streaming. Prendi il controllo della tua carriera, studia le regole del mercato, definisci il tuo prodotto e costruisci il tuo sistema di vendita basato sui servizi e sul valore reale. Solo così potrai dire di essere un vero professionista della musica, libero dalle illusioni e padrone del tuo destino.

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Cose che non ti dicono sulla musica

Ogni anno, migliaia di studenti talentuosi si diplomano con il massimo dei voti in conservatori e accademie private, padroneggiando il proprio strumento con una tecnica invidiabile. Nonostante questo, la stragrande maggioranza di questi diplomati non riesce a trasformare la musica in una professione sostenibile. Questo è il paradosso inquietante nel cuore del sistema formativo musicale italiano.

Cose che non raccontano ai musicisti

Il musicista neodiplomato si ritrova catapultato in un mondo del lavoro che non conosce e non comprende, costretto ad accettare paghe da fame e lavori in nero. Un sistema poco trasparente, dove le regole spesso sono ignorate che, nel peggiore dei casi, porta il giovane musicista ad abbandonare i propri sogni per cercare un impiego in tutt’altro settore.

La domanda che come aspirante musicista dovresti porti non riguarda la qualità delle scale o degli arpeggi che stai studiando, ma qualcosa di molto più strutturale: perché le scuole di musica e corsi di laurea, non affrontano il problema della disoccupazione artistica?

La risposta la possiamo trovare nell’obsolescenza dei programmi didattici, che rimangono ancorati all’idea romantica di musica, ignorando totalmente le dinamiche del mercato attuale e come queste incidano nella carriera dell’artista.

Il primo grande errore del sistema educativo tradizionale è la focalizzazione esclusiva sulle competenze tecniche verticali che rendono l’artista musicista tale. Questa base è ovviamente imprescindibile ma non è sufficiente per lavorare. Saper suonare bene oggi è un semplice requisito minimo, seppur insindacabile.

Il mondo reale é fatto di contratti, leggi sul diritto d’autore, diritti dei lavoratori, doveri dei professionisti, leggi sugli eventi live ed altre quisquiglie che le scuole ignorano deliberatamente. Nessuno insegna allo studente come gestire il rapporto con le persone, come negoziare il proprio valore economico, o come costruire una rete di contatti che non sia basata sulla competizione ma sulla sinergia.

Al Musicista-Studente manca quella formazione professionale e imprenditoriale, che permette di veicolare la competenza tecnica all’interno di un mercato disposto a pagare per essa. Competenze tecnico artistiche non necessariamente legate all’uso dello strumento, ma richieste da un mercato ricco di opportunità per chi sa vederle e coglierle.

Se poi parliamo di marketing e promozione, qui troviamo un desolante deserto di ignoranza, di falsi miti e di false credenze basate su consuetudini legate a modelli di un mercato musicale che ormai non esiste più.

Per un artista musicale fare marketing significa innanzitutto conoscere il mercato musicale che non solo si regge sul tradizionale rapporto tra domanda e offerta, ma è pure molto articolato e complesso: mercato della didattica, mercato delle produzioni, mercato delle sincronizzazioni, mercato delle edizioni, booking, consulenze artistiche e molto altro. Ognuno di questi segmenti ha una propria domanda, una propria offerta e le sue dinamiche interne.

Le scuole non spiegano come si potrebbe costruire una rendita continuativa. Nemmeno affrontano il tema della fiscalità, lasciando i ragazzi in balìa degli sfruttatori che lucrano sul lavoro nero. Ignorare questi aspetti significa mandare i giovani allo sbaraglio, privi degli strumenti legali ed economici minimi per tutelare il proprio lavoro e costruire un futuro solido.

L’industria musicale ha subito una virata epocale che non ha ancora raggiunto i templi dell’educazione musicale. Se fino a qualche decennio fa, l’obiettivo era vendere il disco fisico. Oggi, con la musica liquida e lo streaming, il prodotto musicale in sé ha perso il suo valore di scambio diretto.

Le scuole continuano a formare produttori di musica o esecutori, ma il mercato richiede fornitori di servizi. Che si tratti di insegnamento, di intrattenimento live, di produzione per terzi o di consulenza, l’artista musicista oggi deve capire che il suo ruolo è risolvere un problema o soddisfare un bisogno per un cliente specifico.

Come artista musicale devi ragionare con la mentalità del professionista imprenditore. Analizzare il mercato, scoprire come usare le tue competenze per risolvere problemi, solo così puoi costruire una fonte di guadagno reale continuativa. In questo contesto puoi dare sfogo anche alla tua vena creativa o comunque avere la disponibilità economica per portare avanti progetti artistici elevati, non necessariamente legati a logiche di consumo.

Costruisci una tua immagine professionale solida, legata alla tue competenze e offri una proposta chiara di servizio verso un mercato che ne ha bisogno. Questo è il marketing musicale. Può essere rivolto ad un pubblico di fruitori o a un pubblico di professionisti. Sempre marketing è.

Smetti di girare a vuoto e inizia a costruire il tuo percorso su fondamenta solide, partendo dalla comprensione che la musica, per diventare mestiere, deve farsi servizio, strategia e impresa.

Se ti serve un orientamento, un aiuto, io sono qui. Contattami liberamente.

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The Great Streaming Swindle

Se è vero che, negli anni ’70, gli emergenti Sex Pistols (e Malcom McLaren) si presero  gioco delle major così come raccontano nel film agiografico The Great Rock’n’Roll Swindle, direi che oggi il Sistema Industriale Discografico si è abbondantemente preso la sua rivincita.

La grande truffa dello streaming

L’industria musicale contemporanea sembra democratica, fa credere che lo streaming abbia abbattuto le barriere d’ingresso, permettendo a chiunque di raggiungere un pubblico globale. Tuttavia, la realtà è diametralmente opposta.

Se sei un artista musicale esordiente, in particolare se operi in modalità DIY (Do-It-Yourself), costruire una carriera basandosi esclusivamente sui ricavi dello streaming è svantaggioso sotto diversi punti di vista, tra i quali quello economico. Il sistema delle royalty di Spotify è una sorta di mostro di Frankenstein nato dall’unione di leggi sul copyright obsolete, modelli di business aggressivi e dinamiche industriali che favoriscono sistematicamente le major discografiche.

Come artista musicale esordiente, il primo ostacolo che incontri  è l’opacità del sistema. La struttura delle royalty è così illogica e complessa che persino esperti del settore impiegano mesi per decifrarla. Questa complessità non è un dettaglio tecnico irrilevante: essa ti impedisce di comprendere quanto effettivamente guadagni per ogni stream, rendendo impossibile qualsiasi pianificazione finanziaria seria. Quando ti ritrovi a dover agire contemporaneamente come autore, interprete, etichetta e amministratore, questo sistema di regole rappresenta una barriera che ruba tempo e risorse alla creatività.

I dati reali mostrano quanto sia risibile il compenso per il lavoro creativo. In termini generali, un artista indipendente che possiede sia i diritti della registrazione che quelli della composizione guadagna mediamente circa €0,0045 per streaming. Questa cifra deve coprire i costi di produzione, registrazione, marketing e distribuzione. È evidente che il rapporto tra l’investimento necessario per produrre musica di qualità e il ritorno economico dello streaming è profondamente sbilanciato.

Il Sistema di Spotify si mantiene grazie i bassi compensi offerti ai musicisti, il che gli permette di offrire la musica gratis agli ascoltatori e guadagnare cifre iperboliche con gli inserzionisti pubblicitari (per semplificare).

La penalizzazione dei musicisti DIY rispetto alle major discografiche è strutturale e si manifesta in diverse fasi del processo di licenza:

Libertà di Negoziazione: Le major non sono obbligate per legge a concedere le proprie registrazioni a Spotify. Esse negoziano contratti diretti, potendo imporre tassi e minimi garantiti. Al contrario, l’autore non può dire di no e deve accettare tassi stabiliti dal governo degli Stati Uniti (Statutory Rates), senza possibilità di negoziare (Hai mai letto il contratto che regola il tuo rapporto con Spotify?).

Il Modello Pro-Rata: la torta delle royalty viene divisa in base alla quota di mercato. Le major, grazie ai loro cataloghi immensi e al controllo delle playlist, dominano il volume totale degli ascolti, drenando la stragrande maggioranza dei fondi disponibili. In pratica ti ritrovi in un sistema dove la sua quota è microscopicamente diluita dalla massa dei grandi successi commerciali.

Il colpo di grazia alla tua sostenibilità economica di esordiente è arrivato con i cambiamenti introdotti nel 2024. Spotify ha deciso di smettere di pagare le royalty per le registrazioni sonore che generano meno di 1.000 streaming all’anno. Questa soglia è una dichiarazione di guerra esplicita verso gli artisti indipendenti: che secondo alcune stime sono il 95%, tra artisti ed etichette.

Le fonti indicano chiaramente che questa manovra è stata progettata per cancellare gli artisti DIY. Questi fondi, che sommati ammontano a circa 284 milioni di dollari, non restano a Spotify ma vengono redistribuiti nel pool comune, andando ad arricchire ulteriormente major e artisti già affermati. Per un esordiente, i primi mille streaming sono i più difficili da ottenere e rappresentano la base della crescita; negare il compenso per questi ascolti significa rimuovere il primo gradino della scala professionale.

E ci sono pure altri dettagli non secondari che ti impediscono di entrare in possesso delle tue legittime royalty; un argomento sul quale non mi dilungo non essendo la mia specialità. Certo è che, un artista esordiente, spesso privo di una struttura amministrativa alle spalle, corre il rischio concreto che i propri sudati guadagni vengano legalmente trasferiti ai propri concorrenti più grandi.

Affidare la tua carriera di artista musicale esordiente esclusivamente allo streaming è una strategia fallimentare per tre ragioni fondamentali:
1. I ricavi per unità sono troppo bassi per sostenere una vita dignitosa o reinvestire nel progetto.
2. Le regole del gioco sono truccate a favore delle major, che godono di poteri negoziali e vantaggi di scala preclusi ai DIY.
3. Le nuove barriere all’ingresso (come la soglia dei 1.000 stream) eliminano attivamente la possibilità di piccoli guadagni incrementali per chi sta iniziando.

Senza altre fonti di reddito (tour, merchandising, vendita diretta), la musica su Spotify non è una carriera, ma un puro costo.

In questo post, ho usato Spotify come riferimento perché è la app di streaming più popolare e la più studiata nel settore, ma lo stesso, sostanzialmente, vale anche per le altre, sebbene talvolta siano leggermente più generose.

Poter esercitare come musicista professionista, poter vivere di musica, oggi richiede un impegno particolare indirizzato verso la promozione delle proprie abilità tecnico artistiche più che sul prodotto musicale finale che, in questo contesto, si rivela essere un mezzo per il raggiungimento di risultati più concreti.

Se il tuo percorso artistico non decolla, se fatichi ad orientarti in un mercato così competitivo, ti invito a contattarmi senza alcun impegno. Raccontami la tua esperienza e vediamo se posso esserti utile. Sei tu che devi fare il primo passo: Scrivimi

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12 Archetipi per Artisti Musicali

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L’Eclissi del Possesso nell’Era dello Streaming

Caro artista musicale, mi siedo virtualmente accanto a te per analizzare il terreno su cui stai camminando perché è fondamentale comprendere che il mondo è cambiato profondamente sotto i nostri piedi. Siamo passati dall’era di iTunes, in cui l’ascoltatore acquistava mp3 organizzandoli in una biblioteca personale, all’era della musica liquida dominata dall’accesso istantaneo. Questa rivoluzione ha riscritto le regole del gioco, influenzando drasticamente il valore che il pubblico attribuisce alla tua arte e richiedendo nuove strategie per non affogare nel caos informativo.

L'Eclissi del Possesso nell'Era dello Streaming

Un tempo l’ascolto era un atto di volontà basato sulla ricerca attiva di autori e generi, ma oggi piattaforme come Spotify e YouTube Music hanno delegato gran parte di questo processo ad algoritmi di auto-apprendimento. Questi sistemi intercettano i gusti e prevedono le scelte di ogni singolo ascoltatore, offrendo playlist già redatte, creando il rischio di rinchiudere l’ascoltatore in una bolla che rende difficile scoprire proposte fuori dagli schemi algoritmici.

Lo streaming predilige un’esperienza di ascolto emozionale legata all’umore del momento, il cosiddetto mood, spesso a discapito della contestualizzazione filologica per genere musicale. In questo contesto, il pubblico è diventato estremamente vorace di singoli, mentre il concetto di album ha perso il suo significato tradizionale di raccolta coerente di brani per diventare una serie di stimoli continui (questo è vero solo in parte; in realtà i progetti di ampio respiro stanno ritrovando l’interesse del mercato, per motivi che qui non affronteremo).

Devi essere onestocon te stesso riguardo al valore economico percepito in quello che viene definito capitalismo artistico, dove spesso l’artista genera capitale per le piattaforme senza essere remunerato equamente, diventando quasi un prodotto gratuito del servizio altrui.

Poiché la musica è ormai percepita come un bene quasi gratuito, il ruolo del supporto fisico è mutato profondamente nella mente del consumatore: un CD o un vinile non sono più visti come strumenti primari di ascolto, ma come un cadeau, un oggetto di culto o un feticcio fisico che testimonia il legame tangibile con l’artista. Il vinile, in particolare, ha visto una riscossa proprio tra le nuove generazioni, la cosiddetta Generazione Z, che cerca una testimonianza fisica dell’artista che segue principalmente nel mondo virtuale. Per non essere trattato come una semplice merce di scambio o commodity, devi puntare sull’unicità e non farti mai scegliere solo per il prezzo o per gli sconti.

Se vuoi emergere in questo mercato saturo, il punto di partenza non è il marketing puro, ma quella che viene definita la tua matrice autentica che fa la differenza e che il pubblico percepisce immediatamente come vera. L’artista musicale, per emergere, deve essere un mondo di appartenenza in cui i fan possano rispecchiarsi, un universo di valori e visioni che non deve mai essere tradito per non perdere la fiducia del pubblico.

Poiché la mente umana ricorda solo un numero limitato di elementi per categoria, devi diventare rilevante attraverso i tuoi punti di unicità e di differenziazione. Il posizionamento efficace consiste nel definire il posto o la parola che occupi nella mente dell’ascoltatore rispetto ai concorrenti, cercando di colmare un vuoto di mercato o di essere il primo in una nuova categoria.

Nonostante l’importanza fondamentale del digitale, la tua carriera deve poggiare su pilastri solidi come l’attività dal vivo, che crea un contatto diretto ed emotivo superiore a qualsiasi dinamica da talent show. Devi comunque vendere la tua musica tramite distributori digitali per raggiungere il grande pubblico e puntare sul merchandising come forma di autofinanziamento strategico.

Oggi le etichette discografiche investono raramente su chi non possiede già una fan base coesa e un profilo organizzato in maniera divina: questo significa essere posizionati sul mercato. I social sono utili per ottenere questo, ma devono essere usati con costanza e in modo strastegico. Non devi limitarti a promuovere la tua canzone, ma devi mostrare backstage, opinioni o consigli tecnici per far affezionare le persone alla tua figura professionale prima ancora che alla tua musica. Questa comunicazione serve ad attrarre e non a convincere, basandosi su una missione autentica che porti avanti ogni giorno con coerenza.

Infine, non trascurare il mercato delle edizioni e della sincronizzazione, poiché l’inserimento di un brano in un film o in uno spot può rappresentare un vero punto di svolta per il tuo progetto complessivo. Solo costruendo una solida rete professionale di mentori, insider e partner potrai trasformare il tuo talento in un business sostenibile e duraturo.

Per usare una metafora, posizionarsi nel mercato musicale odierno è come costruire un faro su un’isola in mezzo a un oceano in tempesta: se la luce della tua identità artistica è potente e la struttura della tua professionalità è solida, saranno le navi dei fan e del mercato a cercare te, invece di essere tu a dover rincorrere loro in cerca di soccorso.

Se hai bisogno di chiarirti meglio cos’è il posizionamento e come influisce positivamente sul tuo percorso artistico, contattami liberamente.

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2 ostacoli del musicista esordiente

Sono due gli ostacoli che, come artista devi affrontare nel mercato musicale attuale: la saturazione dell’offerta e la polarizzazione degli utili che, nell’attuale sistema discografico, rischiano di non finire nelle tue tasche.

2 ostacoli del musicista esordiente

In particolare se sei un artista musicale esordiente, superare la saturazione ed entrare in un mercato così dinamico, è necessario affrontare, conoscere, una serie di problematiche strutturali e strategiche.

L’ignoranza dei modelli economici del mercato musicale ti spingono verso direzioni economicamente non sostenibili che troncano il tuo percorso professionale-artistico sul nascere. Il passo fondamentale è quindi che tu comprenda attivamente come funzionano e non cadere nella trappola di modelli di business creati per farti vivere un’illusione.

Il settore musicale soffre di troppa emotività, troppa passione. Spesso gli artisti musicali non guardano il proprio progetto con occhio analitico. Vittime del proprio egocentrismo, sottovalutano l’importanza di analizzare il loro pubblico, il loro mercato di riferimento e persino il tipo della loro offerta musicale. Questa assenza di analisi è la causa principale del fallimento delle azioni di promozione e posizionamento.

La mancanza di un approccio strategico a 360°, che inizia dall’analisi del tuo pubblico potenziale e si conclude con la scelta di come vuoi veicolare i tuoi messaggi, è destinato a portare al fallimento di ogni tua iniziativa con una conseguente demotivazione, se non vera e propria depressione.

Non puoi definire tale un progetto musicale se non pianifichi ogni aspetto del lavoro. Se non elabori un’identità artistica e una strategia di posizionamento sul mercato; se non affronti in termini di budget, di spese e ricavi, ogni aspetto della tua professione.

La mancanza di questa progettualità quasi sempre consegna l’artista musicale nella trappola degli speculatori promozionali, che non sono invisibili poteri forti, ma quel Circo di servizi  per musicisti che però funzionano, se non truffaldini, solo se indirizzati correttamente e si sono raggiunti certi livelli.

Per concludere, superare la saturazione del mercato e la polarizzazione degli utili, devi sostituire l’emotività e la casualità con un approccio strategico e analitico, focalizzato sulla comprensione dei modelli di business, la gestione oculata delle risorse, la definizione chiara del target e l’applicazione di procedure logiche finalizzate al raggiungimento di un obiettivo.

Fare l’artista musicale è una professione creativa dove il lato professionale vale quanto quello creativo. Prima lo comprendi, prima otterrai i risultati che cerchi.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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La viralità è una trappola inutile.

Se nella tua comunicazione, nel tua strategia di marketing musicale ritieni di avere contenuti e brani validi, supportati da una fanbase affezionata, ma ti senti sempre un gradino sotto a chi può sbandierare un milione di visualizzazioni in 24 ore. Non preoccuparti più di tanto. Perché questo numero, oggi, non vale quasi nulla.

La viralità è una. trappola inutile.

La verità è che nel contesto attuale le visualizzazioni, intese anche come numero di ascolti, sono inflazionate. E proprio come la moneta in un’economia impazzita, più ne circolano, meno valgono.

Le analisi che scavano a fondo nel comportamento degli utenti social dimostrano inequivocabilmente che il valore simbolico della visualizzazione è crollato. Non è più un traguardo raro, ma una tappa di routine per creator, brand e piattaforme. Un tempo, un milione di view ti portava sui giornali. Ora ti porta, al massimo, in fondo alla coda dell’algoritmo.

Oggi le views non misurano più l’attenzione. Ma solo il rumore.

Il numero di ascolti sui DSP, come Spotify, vanno considerati alla stessa stregua se non supportati da un numero importante di follower iscritti al tuo profilo e se generati principalmente dalla presenza in playlist in cui la tua musica diventa parte di un flusso eterogeneo che annacqua la tua identità.

TikTok, Instagram, Facebook, Spotify e Youtube: tutte le piattaforme conteggiano visualizzazioni e ascolti in modo diverso, spesso gonfiandole. Basta uno scroll rapido, un autoplay che dura pochi secondi, e puff: ecco guadagnato un punto. Ma quella persona ha davvero visto il tuo contenuto? Ha capito il messaggio? L’ha salvato, condiviso, commentato? Niente di tutto questo. Quella che misuri, spesso, non è attenzione. È un riflesso automatico.

E non è solo un problema tecnico. È una distorsione culturale. Nel marketing musicale, questa ossessione per il numero secco sta portando a errori strategici. Ti spiego come:

Produci troppo, male e in fretta

L’algoritmo premia la quantità, non la qualità. Così ti ritrovi a pubblicare ogni giorno, sperando che almeno uno dei tuoi contenuti sfondi. Ma senza tempo per la rifinitura, senza una vera narrativa, senza una strategia, senza anima. Risultato? Tanti numeri, zero impatto.

Misuri il successo con la metrica sbagliata

Un videoclip trap che fa 1 milione di view in un giorno ha davvero più valore del podcast che vende 50.000 biglietti live in un anno? Se non monetizzi, se non crei un legame, se nessuno ricorda cosa hai detto o il tuo brano esce di moda dopo poche settimane, che te ne fai di quel numero?

Illudi te stesso (e il tuo team)

Sei convinto che basti spingere il brano giusto per crescere? Ecco, il brano giusto, oggi, non è quello che esplode. È quello che resta. Che costruisce un’abitudine, che genera una relazione. Che fa dire al tuo fan: “questo artista mi capisce, mi ci riconoscono.

La vera unità di misura oggi? L’engagement profondo.

Spotify lo ha capito benissimo. Non vuole più solo canzoni. Vuole podcast, audiolibri, video. Vuole che la gente resti dentro. Che passi più tempo possibile con l’artista. Che affidi tempo, non solo click.

I Creator di contenuti lo hanno capito ed oggi sfruttano le piattaforme per creare legami online che poi portano nella vita reale organizzando spettacoli e meeting.

Questi numeri raccolti offline non li vedi su TikTok. Non appaiono nel contatore delle view. Ma parlano molto più forte.

Cosa c’entra questo con il marketing musicale?

Quando misuri la tua autorevolezza artistica, se hai compreso quanto scritto sopra,  capisci bene che il numero degli ascolti o le view dei tuoi reel non sono una metrica sufficiente per misurare il tuo successo. Le domande che dovresti porre sono:

  • Quante persone parlano di te dopo il contenuto?
  • Quali sono le reazioni al tuo brano?
  • Quanto tempo restano nel tuo ecosistema?
  • Quanto spendono, non solo in denaro, ma in attenzione reale
  • Quanto riesci a portarli offline, su newsletter, community, eventi live, merchandising personalizzato.
Quindi cosa devi fare da subito?

Smetti di inseguire la viralità vuota. Concentrati su contenuti che costruiscano un’identità riconoscibile e duratura.

Crea un percorso per la tua fanbase. Dove li stai portando? Una proposta chiara? Una relazione che va oltre la piattaforma?</p

Investi nella profondità, non nella larghezza. Meglio 1.000 veri fan che 100.000 spettatori distratti.

Sposta l’attenzione dal contenuto al contesto. Dove lo pubblichi? Cosa succede dopo che lo guardano? Cosa offri oltre al video o all’ascolto?

Raccogli dati tuoi. Email, iscrizioni, membri attivi. Sono loro il vero asset. Non il numerino del contatore.

Siamo in un’epoca dove tutti possono fare numeri. Ma pochissimi sanno farli valere.
E tu? Vuoi continuare a rincorrere view che valgono meno di un centesimo, o iniziare a costruire un brand musicale che conta davvero?

Se vuoi parlarne, se vuoi iniziare a costruire una strategia che ti identifichi, ti faccia emergere e posizionare nella mente del pubblico, contattami pure senza alcun impegno.

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Musica e Fotografia: un’accoppiata vincente

Nel nostro quotidiano ci sono cose ovvie, talmente ovvie che spesso le diamo per scontate e perdiamo d’occhio la loro importanza. Spesso si tratta di dettagli che vengono sottovalutati.

Musica e Fotografia

Qualche tempo mi chiesero di realizzare un manifesto per una rassegna musicale in un locale: quattro date con quattro band locali.

Chiesi al gestore se avesse del materiale fornito dalle band e lui mi girò alcune foto e delle grafiche, tutte di qualità pessima. Quindi contattai i gruppi chiedendo se avessero qualcosa di editabile e di buona qualità. Se avessero avuto quanto mi serviva per tirar fuori un buon manifesto dove mettere anche le loro faccine, oggi non sarei qui a scrivere questo post.

Il problema è questo: gli artisti musicali sottovalutano l’importanza di un buon servizio fotografico, fatto in studio da un professionista capace di cogliere lo spirito del gruppo o del singolo artista.

Investire in un buon servizio fotografico è economicamente meno impegnativo e più utile di un video musicale. Far circolare foto tramite email, social e comunicati stampa, ad esempio, è più semplice e, se avete lavorato bene con il vostro fotografo può essere più impattante di un costoso video.

Con poche centinaia di euro un bravo professionista può cogliere lo spirito dell’artista e racchiuderlo in una o più immagini capaci di restare impresse nella mente di chi le vede. Se il fotografo è particolarmente bravo, l’immagine può diventare un’icona.

Scegliere il fotografo giusto è importante. Non basta che sia un ritrattista, sarebbe meglio se fosse uno specialista in foto di artisti musicali, questo perché anche nella fotografia esiste un grado di specializzazione: ci sono fotografi bravi nei matrimoni, altri bravi nel fotografe oggetti o arredi ed altri bravi nel cogliere lo spirito degli artisti.

Non sottovalutare mai le fotografie con le quali ti rappresenti, fanno parte della tua identità artistica.

Sai cos’è il Nècessaire del Musicista?

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di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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