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4 Skill del Musicista Professionista

Avrai sicuramente letto, o sentito dire, che oggi l’artista musicale deve ragionare da imprenditore, ma cosa significa esattamente questa locuzione?

4 Skill del Musicista Professionista

Ingenuamente, molti pensano che un’idea geniale, un’estrema perizia tecnica nello strumento o anni di studio e sperimentazioni siano sufficienti per costruire una solida carriera musicale, ma non è così. Nella pratica, se vuoi diventare un professionista della musica devi sviluppare anche quelle quelle abilità strategiche, manageriali ed economiche che esulano dalla mera esecuzione tecnica o dalla produzione musicale.

È la mancanza totale di queste competenze indirette la causa principale del fallimento economico dei musicisti. La tua grandissima preparazione tecnica, non supportata dalla conoscenza del business musicale, porta a investire capitali in direzioni errate che si rivelano dei vicoli ciechi; succede quotidianamente ad aspiranti musicisti che si fanno traviare da formule per il successo che in realtà sono state create solo per alimentare un sistema.

Il miglior consiglio che posso darti è di fermarti momentaneamente, smettere di produrre musica alla cieca e immergerti nello studio rigoroso delle dinamiche aziendali, di marketing e di gestione. Solo l’unione tra le tue eccellenti abilità verticali e delle solide competenze trasversali ti salverà dal non farti prendere in giro dal mercato e di costruire una vera indipendenza economica.

Ci sono tre punti in particolare che devi affrontare per costruire un percorso professionale e artistico solido ed economicamente sostenibile:

Comprensione del mercato e del target

Saper analizzare come funziona il mercato attuale, capire chi è il proprio pubblico di riferimento, intercettare i suoi bisogni reali e capire che tipo di valore o servizio si sta offrendo in cambio di un riconoscimento economico.

Devi interiorizzare che la musica odierna non è più un prodotto da vendere, ma un veicolo per offrire un servizio. Studiare il mercato significa imparare a identificare un target specifico, capire quali sono i bisogni reali e le necessità collettive di queste persone, e strutturare la tua offerta per soddisfarli.

Questo richiede di allontanarti dalla tua urgenza espressiva, per iniziare a comunicare un valore reale verso l’esterno.

Gestione e metodologia aziendale

L’abilità di creare, gestire e far evolvere un’attività professionale. Significa sapere come amministrare il proprio lavoro, organizzare i processi operativi e, soprattutto, capire come usare la propria musica non come un fine, ma come un “veicolo” utile per costruire un modello di business.

Così come impari i rudimenti e le tecniche di esecuzione sul tuo strumento, devi imparare come si crea, si gestisce e si migliora un’attività economica. Questo include l’acquisizione di sistemi di analisi e tracciamento dei dati, come l’utilizzo di un Customer Relationship Management (CRM).

Devi studiare come monitorare chi entra in contatto con il tuo progetto, perché lo fa e quando ritorna, smettendo di cercare ossessivamente nuove persone senza avere la minima consapevolezza di chi ha già bussato alla tua porta.

Senza questi dati concreti, ogni tua strategia manageriale si baserà sul nulla.

Educazione finanziaria

Saper dare il giusto peso all’economia, gestire i budget per non lavorare costantemente in perdita, decidere strategicamente i propri prezzi ed evitare di cadere in speculazioni promozionali a pagamento prive di logica.

Devi imparare che il denaro è un risultato e un riconoscimento del valore che porti, non il punto di partenza emotivo. Questo significa studiare le dinamiche per stabilire correttamente i tuoi prezzi, calcolandoli come l’ultimo pezzo di un puzzle strategico basato sul reale valore che offri, smettendo di scopiazzare le tariffe degli altri per pura emulazione o per paura di perdere ingaggi.

Il marketing strategico

Prima ancora di spendere un solo centesimo promozioni a pagamento per forzare la visibilità della tua musica, devi comprendere i pilastri del posizionamento: devi studiare come veicolare in modo corretto le tue competenze per far sì che un potenziale fan o cliente arrivi da te in modo organico.

Promuovere alla cieca un prodotto senza aver prima costruito queste fondamenta strategiche significa solo bruciare i tuoi risparmi.

La musica è un lavoro creativo che succhia un sacco di energia e di impegno fisico e mentale. Devi imparare a dividere le tue giornate in momenti in cui lasci sfogo alla tua creatività ed altri in cui ti trasformi in un freddo ragioniere che fa i conti con la realtà. È un dato di fatto che devi accettare se vuoi progredire nella tua passione musicale.

Se qualcosa ti sfugge o non comprendi bene, se ti trovi in difficoltà nel definire un percorso professionale, contattami e parliamone. Ogni artista musicale ha sue caratteristiche specifiche e per ognuno c’è la possibilità di un percorso.

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Ma cos’è il marketing musicale?

Hai appena speso gli ultimi duemila euro che avevi sul conto per mixare, masterizzare e promuovere il tuo nuovo singolo. Hai curato la copertina in modo maniacale, hai fatto il countdown sui social, hai cliccato “pubblica” a mezzanotte. Il risultato? Zero assoluto.

Ma cos'è il marketing musicale?

Dice il vero chi sostiene che 9 progetti musicali su 10, oggi, non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute schiantandosi contro un muro di indifferenza totale. Meno del 3% di chi investe in promozione riesce ad andare in pari, figuriamoci a guadagnare o a trarre profitto dalla propria arte.

Sappi comunque che la colpa di questo fallimento non è della tua musica, del tuo talento o del fantomatico algoritmo. Il tuo vero, unico e letale problema è che sei un analfabeta imprenditoriale: ti manca totalmente il marketing.

Quando senti la parola “marketing” o “vendita” provi quasi un senso di repulsione: la vedi come una parola sporca, roba da venditori di fumo, qualcosa di lontano, se non l’opposto della purezza della tua vocazione artistica. Ma, se sei onesto con te stesso, sai che questa è solo una scusa che ti racconti per giustificare il fatto che non sai come muoverti.

Fare marketing non significa spammare il tuo link di Spotify sperando che diventi virale o pagare per finte interazioni. Significa studiare chirurgicamente le due forze inossidabili che muovono il mondo: la domanda e l’offerta. Significa studiare il Market, il Mercato.

Il mercato musicale generico non esiste. Esistono micro-mercati specifici, come quello del live, della didattica, delle produzioni o dell’editoria, ognuno con i propri bisogni insoddisfatti. Se non analizzi questi bisogni prima di chiuderti in studio, stai solo producendo un rumore di fondo che nessuno ti ha mai richiesto.

Hai speso anni, forse decenni, a perfezionare la tua tecnica sullo strumento, accumulando una quantità impressionante di competenze verticali e dirette. Sei diventato un esecutore o un produttore straordinario, ma le tue competenze indirette e orizzontali, quelle legate al business, alla strategia e alla gestione economica, sono ferme allo zero assoluto.

Ecco perché vedi continuamente musicisti tecnicamente inferiori a te che lavorano, firmano contratti e riempiono le agende, mentre tu rimani chiuso nella tua cameretta a recriminare e lamentarti. Loro hanno capito come posizionarsi nella mente del target, tu no.

Il mercato musicale odierno ha subito una mutazione genetica radicale. Oggi la musica è diventata a tutti gli effetti un business di servizio; non è più basata sulla vendita di un prodotto, di supporti fisici come cd o vinili (che sono solo una minuscola nicchia). Se continui a concepire la tua musica registrata come il fine ultimo per fare soldi, andrai incontro al fallimento economico.

Il pubblico non è più educato a spendere per il semplice ascolto, perché ha già soddisfatto quel bisogno con le piattaforme di streaming. Il tuo brano, il tuo album o il tuo videoclip sono solo un mezzo, un biglietto da visita necessario per creare percezione e autorevolezza attorno al tuo brand artistico.

Il vero fatturato, quello che ti permette di vivere della tua passione in modo sostenibile, deriva dai servizi che offri attorno a quella musica. Che si tratti di esperienze dal vivo ad alto impatto emotivo, di didattica iper-strutturata, di produzioni per conto terzi o di partnership strategiche, devi capire esattamente quale problema risolvi e per chi lo risolvi.

Tutto questo, però, crolla come un castello di carte se non possiedi un’identità artistica granitica. Fino a quando tratterai il tuo progetto come un flusso astratto di emozioni guidato esclusivamente dal tuo ego, sarai del tutto invisibile all’industria.

Il mercato, ovvero il pubblico e gli altri operatori del settore discografico, compra prodotti posizionabili e delineati. Devi costruire una combinazione perfetta in cui il tuo immaginario visivo, il modo in cui parli, i valori che trasmetti e il suono che produci risultino totalmente allineati e coerenti.

Se fai ascoltare la tua musica a cento persone diverse e ottieni cento opinioni contrastanti su chi sei, significa che non hai un’identità e stai generando solo frammentazione. Devi essere unico, con un perimetro così netto che al pubblico bastano pochi secondi per riconoscerti. Quando hai scolpito quell’identità, devi imparare a descriverla in modo spietato.

Devi essere in grado di presentarti e di presentare il tuo progetto artistico in non più di tre o quattro minuti. Devi farlo con decisione e chiarezza d’intenti, se vuoi trovare direttori artistici o investitori discografici che investano su di te. Se inizi a parlare a vanvera, se ti perdi nei dettagli irrilevanti e non sai spiegare perché tu sei diverso da tutti gli altri concorrenti, perdi per sempre l’occasione della tua vita.

Devi assolutamente imparare a venderti. Se non impari a vendere il tuo valore in prima persona, finirai trascinato in una folle guerra al ribasso, competendo con chi regala le proprie sessioni online a pochi euro pur di accaparrarsi un lavoro.

La verità del mercato è che i clienti e gli addetti ai lavori non ti pagano mai esclusivamente per le tue competenze tecniche. Ti pagano per la tua reputazione, per l’autorità che percepiscono in te e per l’affidabilità del tuo intero sistema professionale.

Se non curi il tuo marketing, se ti affidi alla speranza cieca o al caso, non solo bruci tutti i tuoi risparmi in tentativi a vuoto, ma sprofondi in un loop di depressione che ti porterà, inevitabilmente, ad appendere lo strumento al chiodo e a rinunciare ai tuoi sogni.

Fare marketing musicale significa costruire un sistema di procedure che trasforma un hobby costoso in una professione sostenibile, che attrae occasioni invece di inseguirle. Il mercato è enorme, è in crescita, e le opportunità sono straordinarie per chi smette di comportarsi da dilettante e inizia a studiare e applicare le vere regole del gioco.

Se non mi credi, prosegui pure per la tua strada e investi in promozione, in visibilità, nelle mille formule che ti propongono nei social. Se invece vuoi cominciare a fare sul serio, rimboccati le maniche e contattami.

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Musica: l’algoritmo siamo noi

Dimentica tutto quello che hai letto o che ti hanno detto fino ad oggi. Fai tabula rasa e dedica qualche minuto del tuo tempo per leggere queste righe. Dopo averlo fatto, smetterai di ripetere il ritrito autoassolutorio: -È colpa dell’algoritmo che mi penalizza-.

Musica: l'algoritmo siamo noi

In questo articolo voglio accompagnarti in un viaggio nelle viscere della tenologia, che muove la musica in streaming, per farti capire, senza ipocrisie e senza tecnicismi incomprensibili, che l’algoritmo non ti odia.

Ti dimostrerò che lo shadowban, nel modo in cui lo intendi tu, non esiste. Vedremo che il contenuto funziona se ha un vero significato, se poggia su un’identità artistica coerente e se dietro c’è una strategia solida.

Per vivere serenamente la tua carriera musicale, devi smettere di guardare ai social network e alle app di streaming come a delle scatole nere governate da divinità capricciose e iniziare a comprenderne la natura più profonda.

Il nostro rapporto con le piattaforme digitali è spesso viziato da quello che viene definito determinismo incantato. È quella sensazione di magia e inquietudine che proviamo quando TikTok ci mostra esattamente il video di cui avevamo bisogno in quel momento, o quando la playlist Discover Weekly di Spotify ci fa ascoltare una canzone che sembra scritta apposta per noi.

Di fronte a questa apparente onniscienza, preferiamo abbandonarci agli eventi, demandando ogni responsabilità a un sistema invisibile. Davanti a un problema complesso come il fallimento di una release musicale, cerchiamo una soluzione semplice e deresponsabilizzante. Piuttosto che mettere in dubbio la nostra strategia di comunicazione, la qualità del nostro gancio visivo o la definizione del nostro target, troviamo più comodo dare la colpa a un’entità astratta.

Ma la verità, per quanto possa sembrare cruda all’inizio, è enormemente liberatoria: l’algoritmo non è un giudice supremo pronto a darti una bastonata in testa. L’algoritmo è semplicemente uno strumento, uno dei più potenti e democratici che siano mai stati inventati.

Per fare pace con questa tecnologia, devi far tuo un concetto che cambierà per sempre il tuo modo di promuoverti: gli algoritmi sono solo persone. In passato, nel mercato musicale tradizionale, l’algoritmo aveva un volto umano: era il direttore artistico di un’etichetta discografica, il programmatore di una grande radio nazionale, il proprietario di un locale storico; quella manciata di persone deteneva le chiavi della distribuzione. Per avere successo, dovevi soddisfare i gusti specifici di quel ristretto gruppo di decisori, che fungevano da guardiani del mercato.

Oggi, con l’avvento dei social media e delle piattaforme di streaming, questo paradigma è stato completamente capovolto. L’algoritmo è diventato infinitamente più ampio, perché rappresenta le microscelte quotidiane di milioni di ascoltatori.

Quando un utente incrocia un tuo video promozionale e si sofferma a guardarlo per più di tre secondi, sta inviando un segnale. Quando un ascoltatore non salta la tua canzone su Spotify entro i primi trenta secondi, sta inviando un segnale.

L’algoritmo non fa altro che registrare religiosamente questi comportamenti umani, queste frazioni di attenzione, e tradurli in una gerarchia di distribuzione. Non è la piattaforma ad amare o odiare la tua musica, ma le persone che si trovano dall’altra parte dello schermo.

Se il tuo messaggio è valido, se la tua identità artistica è chiara e se riesci a intercettare il target corretto, l’algoritmo diventerà il tuo più grande alleato, amplificando la tua voce su scala globale.

Forse non lo sai, ma non stai competendo nel Mercato Musicale, ma nel Mercato dell’Attenzione. Un tempo la vera barriera all’ingresso era la distribuzione fisica. Stampare dischi, portarli nei negozi e comprare spazi pubblicitari richiedeva enormi capitali. I contenuti erano scarsi e per questo preziosissimi.

Oggi, la distribuzione è completamente gratuita. Chiunque può caricare un brano online o pubblicare un video con un semplice tocco sullo schermo. Essendo caduta la barriera della distribuzione, la nuova merce rara è diventata l’attenzione degli utenti.

Ti muovi in una realtà in cui le piattaforme come Instagram, TikTok o Spotify hanno un unico, vitale obiettivo finale: monopolizzare il tempo delle persone e tenerle incollate ai propri schermi il più a lungo possibile. Per farlo, non possono permettersi di mostrare contenuti irrilevanti. Devono fungere da perfetti intermediari tra ciò che il pubblico desidera e ciò che i creatori offrono. In questo scenario, la natura dell’algoritmo si rivela estremamente democratica.

La distribuzione oggi non si basa più esclusivamente sulla quantità di follower che hai accumulato in passato o sulle tue amicizie influenti, ma sulla capacità che il tuo singolo contenuto ha di intercettare gli interessi del pubblico in quel preciso istante. È un sistema meritocratico basato sull’attenzione reale. Se accetti questa prospettiva, smetterai di sentirti vittima e inizierai a ragionare come un professionista.

Come si traduce tutto questo nella tua vita quotidiana da musicista? Come puoi vivere serenamente senza farti schiacciare dall’ansia da prestazione digitale?

La risposta risiede nell’adottare tre regole auree:

  • La prima regola è analizzare i dati in modo freddo e distaccato. Quando un tuo contenuto non ottiene i risultati sperati, devi spegnere l’ego. Non pensare l’algoritmo mi ha boicottato. Osserva le statistiche che le piattaforme ti mettono a disposizione. Guarda il tasso di completamento dei tuoi video o il momento esatto in cui gli ascoltatori abbandonano il tuo brano.I veri professionisti procedono per tentativi, leggono i commenti per capire cosa risuona con il pubblico e testano continuamente. Se un post non funziona, la responsabilità è del contenuto stesso, della sua incapacità di trattenere l’attenzione umana. Usa i dati come una bussola, non come una sentenza.
  • La seconda regola riguarda il packaging, ovvero la confezione del tuo prodotto artistico. Spesso sei così convinto e innamorato della tua canzone che dimentichi quanto sia importante il modo in cui la presenti. Se un contenuto non vola, potrebbe non essere un problema di sostanza, ma di forma. Devi imparare a cambiare l’immagine di anteprima, a modificare i primissimi secondi di un video per creare un gancio visivo più forte, a raccontare la storia dietro il brano da angolazioni diverse. Riproponi la tua musica sperimentando con format e tagli editoriali differenti. Mostrati mentre suoni dal vivo, racconta il significato del testo, svela i retroscena della registrazione. La stessa identica canzone, se impacchettata in tre modi diversi, otterrà risposte completamente diverse dal pubblico. Adattare la forma non significa tradire la tua arte, significa imparare a parlare la lingua del mezzo di comunicazione che stai utilizzando.
  • La terza e più importante regola è comprendere il vero ruolo dell’algoritmo all’interno del tuo modello di business. Come abbiamo già analizzato in passato, sperare di arricchirsi o di sostenere una carriera basandosi unicamente sui micropagamenti dello streaming è un’illusione matematica.Lo streaming non è il fine, ma il mezzo. L’algoritmo è la porta d’accesso a una potenziale distribuzione infinita, è la parte più alta e larga del tuo imbuto promozionale. Serve per farti scoprire da persone che non sapevano nemmeno della tua esistenza. Ma una volta che l’algoritmo ti ha aiutato a intercettare quell’attenzione, il tuo compito primario è spostare quelle persone in luoghi che tu controlli direttamente.

Devi usare i social network per costruire un rapporto profondo con la tua audience, spingendola verso canali proprietari non mediati dagli algoritmi. Porta i tuoi ascoltatori a iscriversi a una tua mailing list, invitali nel tuo canale Telegram, crea una community esclusiva su Discord, e soprattutto, portali ai tuoi concerti dal vivo. È in questi spazi sicuri e non soggetti ai capricci dei calcoli matematici che potrai vendere il tuo servizio musicale, il tuo merchandising e le tue esperienze ad alto valore aggiunto.

Se basi tutta la tua esistenza artistica sull’affitto di uno spazio su TikTok o Spotify, sarai sempre un ospite precario. Se usi quelle piattaforme per costruire il tuo database di fan reali, diventerai il padrone del tuo destino.

La domanda che devi farti ogni mattina, quindi, non è come ingannare o battere l’algoritmo, ma come fartelo amico e sfruttarlo per i tuoi obiettivi imprenditoriali. L’algoritmo non decide il futuro della tua musica. Sei tu che decidi come presentarti al mondo, con quale coerenza e con quale strategia.

Quando smetterai di avere paura della tecnologia e inizierai a usarla per amplificare la tua identità reale, troverai la serenità necessaria per concentrati su ciò che conta davvero: creare un impatto emotivo nelle persone.

Se vuoi approfondire queste dinamiche, se sei stanco di sentirti in balia delle piattaforme e desideri imparare a padroneggiare gli strumenti digitali per trasformare la tua musica in una professione concreta e sostenibile, non fermarti qui.

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Reali strategie di Marketing Musicale

Ho visto spesso la frustrazione di chi passa mesi chiuso in sala di registrazione per curare ogni minimo dettaglio di un brano, per poi pubblicarlo e scontrarsi con un assordante silenzio. I dati del settore sono spietati e ci dicono che nove progetti musicali su dieci non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute.

Reali strategie di Marketing Musicale

C’è un problema di Sistema evidente, proprio davanti ai nostri occhi: questo fallimento non dipende quasi mai dal tuo talento o dalla qualità intrinseca della tua musica. Il problema risiede nella profonda incomprensione di cosa significhi muoversi nel mercato discografico contemporaneo.

Oggi cercherò di portarti verso un cambio di paradigma mentale, indispensabile se desideri costruire la tua carriera di musicista, non dico senza difficoltà, ma sicuramente con meno frustrazioni. Cominciamo cercando di chiarire il concetto di promozione nel campo musicale.

Quando si parla di promozione, la maggioranza dei musicisti pensa a due cose: spingere un prodotto, come un singolo o un intero album, oppure affidarsi alla promozione a pagamento sui social network. Si tratta di una visione estremamente pericolosa.

Il principio fondamentale su cui poggia l’intera industria musicale di oggi, in tutte le sue innumerevoli nicchie, è un business di servizi e non più un business di prodotto. Questa singola frase cambia tutte le regole del gioco. Promuovere la musica oggi significa promuovere un servizio, e il sistema per farlo è diametralmente opposto al passato quando si promuoveva la vendita di un supporto rigido o digitale, ovvero il prodotto disco.

Quando promuovi un prodotto, cerchi di esaltarne le caratteristiche per raggiungere il maggior numero di persone possibile, ma nel mercato attuale questa ricerca spasmodica della visibilità di massa non funziona. La parola chiave assoluta della promozione musicale oggi non è visibilità, ma percezione.

Il tuo scopo non dovrebbe essere arrivare a tutti, ma elevare in modo drastico la percezione valoriale che un target ben preciso ha di te. Devi cancellare dal tuo cervello l’ossessione per la visibilità e concentrarti sul posizionamento.

Essere un artista musicale oggi significa utilizzare la tua musica registrata come un potente asset, una leva strategica per promuovere il tuo servizio artistico specifico. I tuoi brani diventano parte integrante di un processo promozionale molto più ampio, il cui obiettivo finale è generare un rapporto economico reale con chi ti scopre e ti ascolta.

Voglio essere onesto con te: la stima, gli applausi e i complimenti non ti aiuteranno a riempire il portafogli. Se non sei in grado di convertire i tuoi follower e i tuoi ascoltatori in clienti disposti a investire economicamente su di te, rimarrai confinato nel regno degli hobby costosi.

La vera promozione artistica consiste nel far arrivare i tuoi brani a meno persone possibili, purché siano le persone giuste, quelle disposte a stringere quel vitale legame economico con il tuo mondo. I tuoi pezzi diventano lo strumento per dimostrare la tua autorevolezza e innalzare la tua percezione agli occhi di chi è pronto a pagare per il tuo servizio, che si tratti di un concerto, di merchandising esclusivo o di collaborazioni.

Nel tentativo di far emergere la tua arte, ti scontrerai quotidianamente con ostacoli promozionali che sembrano insuperabili, ma che possono essere abbattuti se impari a riconoscerli. Il primo grande ostacolo è la totale ignoranza delle dinamiche di mercato.

Quando non conosci le regole, diventi inevitabilmente dipendente dalle piattaforme digitali o da terze persone che decideranno il tuo destino. La soluzione a questo blocco è studiare freddamente l’evoluzione del mercato, comprendendo che al centro non ci sei tu con la tua urgenza espressiva, ma un target con dei bisogni specifici da soddisfare.

Un secondo ostacolo devastante è la speculazione e la cattiva gestione del budget. Ti troverai spesso di fronte a sedicenti esperti che ti prometteranno miracoli, e potresti cadere nella tentazione di investire i tuoi risparmi in strategie senza senso, trovandoti presto in un vicolo cieco in cui non hai più risorse né risultati.

Per superare questo problema, devi calibrare i tuoi investimenti in base al tuo reale status artistico. Se sei un artista emergente, il cui pubblico è ancora limitato alla cerchia delle conoscenze, non devi assolutamente sprecare soldi comprando numeri finti, visualizzazioni o follower. Drogare i tuoi numeri ti impedirà di capire se la tua musica piace davvero alle persone reali e ti precluderà ogni possibilità di evoluzione.

Al contrario, dovresti investire quelle risorse nella cura della produzione musicale per definire esattamente il tuo suono, oppure nell’attività dal vivo, suonando anche gratuitamente pur di stabilire connessioni umane tangibili, guardare il pubblico negli occhi e raccogliere feedback sinceri.

Un ulteriore ostacolo nascosto, forse il più infido, è il tuo ego. L’emotività spinge troppi musicisti a usare se stessi come unico parametro di riferimento, producendo materiale senza pensare a chi dovrà recepirlo. Questo porta alla drammatica assenza di un target definito e a una perdita totale di efficacia nelle azioni promozionali, finendo per stampare vinili o creare contenuti per un pubblico che semplicemente non esiste o non è interessato.

Devi abbattere il tuo ego e iniziare a studiare ossessivamente il tuo potenziale pubblico, comprendendo su quali leve emotive e comunicative devi agire per innalzare la loro percezione nei tuoi confronti.

Quindi non farti abbagliare dalle vanity metrics, affidandosi ai tanto decantati guru dei social media che promettono di triplicare i tuoi numeri o di trasformarti in una star in tre semplici mosse. Questi formati preconfezionati non tengono mai conto della tua sensibilità artistica e ti spingono a vendere la tua musica come se fosse un profumo o un detersivo.

Non hai bisogno di centinaia di migliaia di ascolti o visualizzazioni: canali con pochissime visualizzazioni ma popolate da utenti perfettamente in target generano risultati economici enormemente superiori rispetto a profili virali ma totalmente decontestualizzati.

Ti suggerisco, perciò, caldamente di non usare i social come una semplice vetrina in cui parcheggiare i tuoi videoclip o post in modo passivo e casuale. Devi pianificare, pensare a una strategia sostenibile che ti permetta di gestire la tua presenza social nei canali che riesci a gestire dopo aver valutato i più promettenti.

Devi inoltre tener presente che la strategia deve venire sempre prima dell’azione e della produzione stessa. Non devi partire dal brano per poi cercare a chi propinarlo; devi partire dallo studio del mercato, validare la tua idea parlando con le persone reali e solo in seguito innestare la tua produzione musicale all’interno di un sistema di offerta chiaro e definito. Ricorda sempre che il tempismo nella promozione fa la differenza tra un trionfo e un disastro, e saltare le tappe brucerà per sempre la tua percezione agli occhi del pubblico. Infine, evita l’errore di tempestare gli addetti ai lavori con anonime mail cariche di link che verranno regolarmente cestinate; se vuoi farti notare da un giornalista o un discografico saturo di richieste, distinguiti inviando un vinile o del merchandising fisico che lasci un ricordo tangibile della tua identità.

Per emergere in questo mercato, la competenza tecnica sul tuo strumento è un requisito di base, ma non è assolutamente sufficiente a garantirti un futuro. I veri professionisti si distinguono dai dilettanti perché sanno costruire una rendita continuativa dalle proprie attività. Per farlo, devi trasformarti nel manager di te stesso, imparando a gestire la comunicazione, a relazionarti con le persone giuste e a far percepire l’immenso valore di ciò che crei. Abbandona l’idea che la fama cada dal cielo e inizia a progettare la tua ascesa con la lucidità di un vero imprenditore.

Capisco che questo cambio di mentalità può sembrare travolgente e che le sfide davanti a te sono molteplici. Ma non devi affrontarle da solo. Se sei seriamente intenzionato a trasformare la tua dedizione in una professione concreta, a padroneggiare le strategie che ti ho illustrato e a smettere di sperare per iniziare finalmente a pianificare, ho lo strumento giusto per te.

Ti invito a iscriverti subito alla mia newsletter. Ti servirà per iniziare a comprendere come funziona il Sistema e quali sono le trappole da evitare. Quando sarai pronto, potrai contattarmi liberamente per valutare in cosa posso esserti d’aiuto. Ti aspetto.

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YouTube Music Royalties: Guida Breve

Come artista musicale dovresti avere almeno una leggera infarinatura su come si guadagna su YouTube, anche perché, se usato con la giusta strategia, può rivelarsi il canale primario per far esaltare le tue dote e costruire una figura professionale solida.

YouTube Music Royalties: Guida Breve

Spesso però, la piattaforma di Google genera confusione, portando gli artisti a perdere entrate preziose. In questa guida aggiornata, esploreremo brevemente come funzionano le royalty musicali su YouTube, dal Content ID ai requisiti per la monetizzazione.

1. Le royalty dai video caricati dai fan (UGC)

Una delle funzioni più potenti per un artista è il Content ID. Si tratta di un sistema automatizzato che scansiona ogni video caricato su YouTube.

In qualità di titolare dei diritti, puoi monetizzare non solo i video sul tuo canale ufficiale, ma anche i contenuti User Generated (UGC). Se un fan utilizza un tuo brano come sottofondo a un vlog o a un tutorial, il Content ID lo rileva: il tuo distributore può quindi rivendicare il video e convogliare le entrate pubblicitarie direttamente nelle tue tasche.

2. La differenza tra Master e Composizione

Per ottimizzare la tua monetizzazione YouTube musica, devi capire che un brano genera due tipi di royalty:

  • Registrazione Master: Il file audio effettivo. Queste royalty sono raccolte solitamente dalla tua etichetta o dal tuo distributore digitale (es. DistroKid, TuneCore).

  • Composizione (Editoria): Melodia e testo. Queste spettano agli autori e agli editori e vengono gestite da società come SIAE, Soundreef o tramite un Publishing Administrator.

Molti artisti perdono le royalty editoriali perché si affidano solo al distributore. Assicurati di avere una gestione editoriale attiva per YouTube.

3. Pubblicità e YouTube Premium

Le entrate su YouTube non derivano solo dagli annunci. Esistono due flussi principali:

  1. Entrate Pubblicitarie (AdSense): Royalty generate quando un utente guarda un annuncio prima o durante il video.

  2. YouTube Premium: Se un abbonato Premium guarda il tuo video, ricevi una quota della sua quota di abbonamento. Questo garantisce entrate anche in assenza di pubblicità.

4. Esiste un tasso di royalty fisso per visualizzazione?

Sfatiamo un mito: non esiste un CPM (Costo per Mille visualizzazioni) fisso. Il guadagno dipende dal territorio (le views negli USA pagano più di quelle in Italia), dalla stagionalità e dal tipo di inserzionista. La strategia migliore è diversificare il pubblico per aumentare il valore medio delle tue visualizzazioni.

5. Rivendicazione Content ID vs Strike per Copyright

È fondamentale distinguere tra un reclamo (Claim) e un avvertimento (Strike):

  • Rivendicazione Content ID: Non danneggia il canale di chi ha caricato il video. Permette semplicemente a te, artista, di guadagnare dai suoi annunci.

  • Copyright Strike: Una richiesta legale di rimozione. Dopo tre strike, il canale viene chiuso.Come consulente, consiglio quasi sempre la rivendicazione: è un modo per trasformare i fan in promotori non retribuiti della tua musica.
6. Monetizzazione YouTube: Canale vs Content ID

Ecco il punto dove molti artisti si scoraggiano inutilmente. Per monetizzare direttamente il tuo canale (Programma Partner), servono 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione.

Tuttavia, le tue royalty musicali tramite Content ID non hanno queste soglie! Se la tua musica è distribuita correttamente, inizierai a generare entrate dal primo giorno in cui qualcuno (tu o un fan) utilizza il tuo brano, a prescindere dal numero di iscritti.

Conclusione: La strategia conta più dei numeri

YouTube è un ecosistema complesso ma estremamente remunerativo se gestito con professionalità. Non limitarti a caricare video: cura i metadati, gestisci i tuoi diritti editoriali e sfrutta la potenza del Content ID.

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Il Futuro del Marketing Musicale su YouTube

YouTube ha superato da tempo il ruolo di semplice piattaforma di condivisione video. Con oltre un miliardo di ore di contenuti visualizzati ogni giorno, YouTube sta definendo l’intrattenimento, superando in tempo di visualizzazione streaming piattaforme come Netflix e la TV tradizionale, sia su mobile, desktop che TV. Per gli artisti musicali, questa crescita massiccia rappresenta un’opportunità senza precedenti. Secondo alcune proiezioni, YouTube vanta tra i 2,5 e i 2,9 miliardi di utenti attivi mensili, indicando un potenziale di pubblico assolutamente enorme.

Il futuro del marketing musicale su YouTube

In un panorama digitale in rapida evoluzione è fondamentale che gli artisti applichino una nuova strategia per crescere in modo profittevole, consolidando la loro presenza su questo social in espansione.

Per approcciare correttamente a YouTube come artista musicale dovresti cambiare mentalità e vedere il canale non solo come un luogo dove pubblicare video musicali, ma come il tuo quartier generale digitale.

In quest’ottica, dovresti considerare YouTube l’asse portante in cui veicolare la tua immagine ed il tuo messaggio. A differenza di piattaforme come TikTok o Instagram, i contenuti su YouTube si accumulano nel tempo, fornendo valore continuo. Per questo motivo non dovresti limitarti a caricare solo video musicali ufficiali, ma anche podcast, shorts e contenuti long form, sfruttando l’intero ecosistema che la piattaforma continua a sviluppare. I mezzi messi a disposizione da questa, vera e propria, TV ond demand, ti offrono diversi mezzi per esprimere al 100% il tuo potenziale artistico e comunicativo, creando connessioni profonde con il tuo pubblico, se ti da fare.

Recenti studi, sottolineano che il comportamento degli utenti YouTube è cambiato radicalmente. Ci siamo spostati da un modello di social media a uno di interest media: questo significa che alcune dinamiche hanno un valore relativo nel contesto. Su YouTube, il numero di iscritti al canale o followers non ha più l’importanza di un tempo. Un nuovo canale può diventare virale e farsi scoprire partendo da zero nel giro di giorni o settimane, a condizione che comprenda e sfrutti gli interessi specifici del pubblico.

Per l’artista, questo si traduce nel focalizzarsi sulla specificità. Gli spettatori sono attratti dai creatori attraverso interessi speciali condivisi, ad esempio, un genere musicale di nicchia, la produzione di musica elettronica o l’analisi di testi complessi, e restano grazie ai modi innovativi con cui il creatore esplora ed espande tali fissazioni.

L’algoritmo di YouTube, infatti, raccomanda i contenuti basandosi sui segnali di interesse: la cronologia di visualizzazione, l’interazione e la pertinenza topica, e non primariamente su chi le persone sono iscritte. Se comprendi questo, puoi creare contenuti per una persona con un interesse specifico:  ad esempio, un fan di un sotto genere metal degli anni ’90. Se quel contenuto risuona, l’algoritmo agisce come un passaparola potenziato dagli steroidi, mostrando il video a gruppi sempre più ampi di persone con interessi simili.

In pratica dovresti smettere di inseguire gli iscritti e iniziare a inseguire temi specifici che magari siano legati al tuo genere musicale, al tuo lavoro artistico, alle realtà che frequenti, ai tuoi gusti musicali. Tenendo presente che comunque dovrai:

  • Essere chiaro sull’argomento del video o del contenuto correlato;
  • Sfruttare le parole chiave (come il nome di un genere, un mood o un trend specifico);
  • Utilizzare titoli ottimizzati per la ricerca (SEO) per garantire che i video vengano trovati da coloro che sono già interessati;

Sebbene il pulsante Iscriviti sia ancora importante per qualificarsi per la monetizzazione e costruire un pubblico fedele, oggi non è essenziale per la viralità. Gli spettatori, infatti, stanno consumando i contenuti che risuonano con loro piuttosto che iscriversi attivamente.

Il comportamento del pubblico su YouTube indica chiaramente che esiste un movimento che oscilla verso i due estremi: contenuti molto brevi e contenuti molto lunghi. Ciò suggerisce l’applicazione della Strategia del Bilanciere anche per gli artisti musicali, ovvero arricchire il tuo canale YouTube con formati diversi in modo da attirare pubblico con abitudini diverse.

Per attivare con criterio questa strategia è bene che tu conosca le differenze di portata dei diversi formati utilizzabili in aggiunta ai tradizionali music video.

  • YouTube Shorts: I Micro Contenuti sono eccellenti per la scoperta rapida e la portata (reach). I video brevi su YouTube stanno esplodendo in termini di opportunità: gli Shorts superano i 200 miliardi di visualizzazioni al giorno e le loro visualizzazioni sono quasi tre volte superiori a quelle giornaliere di TikTok. Un artista può usare gli Shorts per brevi clip musicali, esibizioni veloci, o annunci.
  • Video Long-form: Questi sono fondamentali per creare una connessione profonda e, successivamente, per la monetizzazione. Per gli artisti musicali, i contenuti lunghi possono includere documentari sulla creazione di un album, sessioni di studio, interviste o video podcast.

La strategia ideale per l’artista con risorse limitate è iniziare in modo semplice, ad esempio, un video lungo a settimana o la padronanza degli Shorts, per poi espandersi. I migliori creatori stanno combinando entrambi i formati intenzionalmente.

Molti artisti sono bloccati dal fatto di non essere in grado di produrre contenuti visivamente sensazionali. In realtà, fermo restando che la qualità video e audio sono importanti, gli spettatori sono attratti da tre elementi chiave: intimità, vulnerabilità e autenticità. I contenuti eccessivamente patinati o da studio di registrazione stanno perdendo terreno a favore di storie reali e con cui ci si può relazionare.

L’ effetto intimità è l’assicurazione dell’artista contro l’essere rimpiazzato dall’Intelligenza Artificiale (AI). Mentre le informazioni grezze possono essere trovate tramite strumenti come Chat GPT, la personalità, le storie, il punto di vista e le esperienze personali dell’artista non possono essere replicati dall’AI.

Per i musicisti, posso consigliare:

  • Integrare la storia personale: anche se un video è incentrato sulla performance o un tutorial di produzione musicale, incorporare una storia personale o condividere il proprio punto di vista crea un legame emotivo.
  • Non nascondere il processo: I process videos stanno riscuotendo un enorme successo. Invece di limitarsi a insegnare come creare un beat, l’artista dovrebbe documentare il processo di creazione in tempo reale, magari attraverso una sfida: “Ho provato a scrivere una canzone in 7 giorni” o “La mia prima sessione in studio”.
  • Vlog dietro le quinte: Non si tratta di mostrare cosa mangi a pranzo, ma di portare il pubblico dietro le quinte del processo creativo, di produzione, o di business della musica.

Gli artisti musicali che pensano in modo intelligente stanno costruendo il loro brand personale attraverso i loro valori, i loro punti di vista e le loro storie.

La convinzione che i contenuti brevi, rapidi, rumorosi, quelli di Tik Tok per capirci, siano i più penetranti e virali è smentita dall’analisi delle tendenze che dimostra come, in realtà, YouTube domina il tempo di visione sulle Smart TV da inizio 2023. Questo cambia il tipo di contenuto che le persone apprezzano e come interagiscono con esso, poiché YouTube viene ora guardato come Netflix: su schermi grandi, dal divano, spesso in compagnia o mentre si fa multitasking.

Devi pensare a contenuti più lunghi e adatti a una visione di tipo lean back, rilassata, senza necessità di interagire costantemente. Secondo alcuni questo è il momento di investire in formati di intrattenimento o infotainment: video podcast, mini-documentari o video saggi musicali. Se il contenuto aggiunge valore, non deve essere accorciato artificialmente; si dovrebbe pensare a durate di 15, 30 o 60 minuti.

Trovo spesso un rifiuto a priori, da parte degli artisti esordienti con cui collaboro, di cimentarsi nella cura del proprio canale YouTube. Lo comprendo, nessuno ti ha mai detto che per fare il musicista devi anche essere content creator. Ma il mondo non è più come te lo hanno raccontato.

Oggi su YouTube trovi professionisti di ogni categoria usano le potenzialità della piattaforma per promuovere la loro specialità e dimostrare le loro competenze, alcuni con particolare successo. Lo fanno anche esponendosi in prima persona con visioni ed opinioni, in questo, diventano un vero e proprio punto di riferimento per il pubblico che li apprezza.

Come artista musicale esordiente, che non può vantare un ampia esposizione nei network radio-televisivi nazionali è sciocco, te lo dico senza peli sulla lingua, rinunciare ad un pubblico avido di cose nuove che quotidianamente frequenta l’infinita offerta video di YouTube.

Non dico che sia facile ottenere grandi risultati, ma con metodo e strategia, puoi vedere già dopo i primi mesi un profondo cambiamento nel posizionamento del tuo essere artista musicale nella mente del pubblico.

Ora che hai letto queste righe, non mi sorprende che tu abbia ancora molte perplessità sull’argomento. Ma se vuoi valutare seriamente di cimentarti nell’impresa di aprire o migliorare il tuo canale YouTube ti invito a contattarmi.

Potremo lavorare insieme nello sviluppo corretto della tua esposizione su YouTube, creando un canale che ti rappresenti, che attiri il pubblico giusto e che diventi uno spazio divertente nel quale tu possa esprimerti. Parliamone.

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Nuove Economie della Musica

di Andrea Portioli
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Un libro che mette in chiaro i nuovi ruoli e le nuove economie tra loro interconnessi nel fantastico e per alcuni indecifrabile mondo della musica. Dalla bolla dello streaming alle tendenze social, dai sistemi di prevendita all’evoluzione dei club per la musica dal vivo. Non esiste un libro simile che raccolga, con uno sguardo corale ma una sintesi concettuale forte, linee guida generali e le loro declinazioni possibili per vivere di musica dal vivo e di discografia oggi. Le economie dello spettacolo sono, per la maggior parte delle persone, un magma oscuro di percentuali, royalties, somme e sottrazioni di qualcosa, per cui alla fine non è mai chiaro come facciano a tornare i conti. Si può vivere di musica? Se si lavora bene, sì.

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Dov’è il pubblico della tua musica?

Immagina di buttare nel cestino metà del budget della tua prossima campagna perché hai deciso di parlare a tutti. È quello che succede ogni giorno a centinaia di musicisti, etichette e professionisti dell’industria musicale che non hanno capito una cosa semplice: non esiste il pubblico, esistono i pubblici.

Dov'è il pubblico della tua musica?

Continuare a lanciare messaggi indistinti sperando che qualcuno raccolga significa sprecare tempo, energia e soldi. E in un settore in cui la visibilità è più competitiva dell’aria che respiri, questo è un lusso che non puoi permetterti.

Per questo vorrei chiarirti la  distinzione fondamentale tra mercato target e pubblico target. Il mercato è l’insieme totale dei potenziali clienti, il pubblico sono i sottoinsiemi concreti a cui ti rivolgi in una determinata fase o campagna. È la differenza tra dire la mia musica è per tutti quelli che amano il rock e capire che il tuo vero pubblico potrebbe essere, ad esempio, i ragazzi 18-25 che ascoltano Arctic Monkeys su Spotify, frequentano piccoli club indipendenti e scoprono musica tramite playlist collaborative.

Perché questa distinzione è importante?

Se pensi che suonare bene basti per emergere, stai ignorando la matematica del marketing musicale. I dati ci dicono che ogni anno vengono bruciati miliardi in campagne che non colpiscono il target giusto. Tradotto: post sponsorizzati che nessuno salva, playlist pitching che finiscono nel vuoto, video musicali guardati solo da amici e parenti. Il problema non è la qualità della musica, ma la mancanza di precisione nell’indirizzarla.

Un pubblico target ben definito non ti aiuta solo a vendere più biglietti o merch, ma costruisce affinità, appartenenza, fedeltà. Molti studi parlano chiaro: l’80% dei consumatori preferisce contenuti personalizzati. Nel mondo musicale, questo significa che un fan vuole sentirsi parte di una storia, non un numero in una campagna generica.

Come trovare il tuo pubblico

Ti dico subito che è un lavoraccio, ma quando ti promuovi sui social o decidi di investire del denaro in promozione e comunicati stampa, è bene che tu diriga la tua comunicazione in precise direzioni:

Studia chi ti ascolta già. Non partire da zero, guarda i tuoi dati Spotify for Artists, Instagram Insights, YouTube Analytics.
Escludi chi non ti interessa. Parlare a chi non diventerà mai tuo fan è come suonare jazz in un raduno di metallari.
Monitora il settore. Le tendenze di ascolto cambiano: capire come si muove la scena ti aiuta a non restare indietro.
Crea l’immagine ideale del tuo pubblico, le tue personas. Non parli a giovani tra i 20 e i 30. Parli a Martina, 24 anni, universitaria, ama indie pop e ascolta musica per studiare.

E qui arriva il punto forte: la musica vive di contesto. Non basta sapere l’età o la città, devi capire in quale momento il tuo fan ti ascolta, con quale stato d’animo, attraverso quale dispositivo. Un artista che intercetta i suoi ascoltatori in auto la mattina avrà un impatto diverso rispetto a chi si inserisce nelle loro cuffie in palestra.

Principali tipologie di pubblico
  1. Tutti. Funziona solo se sei già un colosso. Per un artista emergente, un suicidio.
  2. Clienti già acquisiti. Tradotto: fan attivi. Non trascurarli, costano meno da “nutrire” che trovare nuovi.
  3. Mercato target generico. Utile solo per campagne istituzionali (es. un festival che promuove l’intera lineup).
  4. Sottoculture. Punk, trapper, metalhead, indie kids: se la tua musica risuona con una sottocultura, hai un pubblico naturale.
  5. Sovraculture. Macro-gruppi trasversali, come gli amanti del jazz o i fan del reggaeton in tutto il mondo.
  6. Demografia. Sesso, età, reddito. Sì, a volte è noioso, ma funziona.
  7. Posizione. Il targeting locale è oro: se suoni a Bologna, sponsorizza lì, non in tutta Italia.
  8. Esigenze. I genitori che cercano musica rilassante per bambini? Un pubblico target reale.
  9. Atteggiamenti e opinioni. Fan ambientalisti, sostenitori LGBTQ+: parlare ai loro valori crea connessione emotiva.
  10. Interessi personali. Playlist running, studio, yoga: intercetta momenti precisi della vita quotidiana.
  11. Stile di vita. Chi viaggia molto in auto, chi lavora da remoto, chi passa ore in palestra: sono abitudini che modellano il consumo musicale.
  12. Fan. Targettizzare fan di artisti simili è la scorciatoia migliore per crescere.

Nella pratica, cosa significa?

Significa che se sei un cantautore folk e vuoi crescere, non ha senso sponsorizzarti a chi ascolta techno. Ma se invece individui i fan di altri cantautori a te affini, la probabilità che la tua canzone venga salvata in una playlist personale schizza alle stelle. Significa che se il tuo pubblico è concentrato in Lombardia, buttare budget su tutta Italia è denaro buttato.

E significa anche che non devi avere paura di restringere: più il tuo messaggio è specifico, più funziona. La paura di escludere è un classico dei musicisti, ma in realtà è il contrario: focalizzarti su pochi porta più risultati che tentare di piacere a tutti.

Ogni musicista indipendente conosce questa scena: investi tempo e risorse in post e promozioni, vedi qualche like, ma nessun vero fan nuovo. Il problema non è che la pubblicità non funziona, ma che non stai parlando a chi conta. Identificare il pubblico target è l’antidoto alla sensazione frustrante di gridare nel vuoto.

I veri risultati in termini di streaming, vendite di merch, presenze ai concerti li ottieni quando sai con precisione chi, dove, quando e perché ti ascolta. Senza questo, ogni euro speso in promozione è un biglietto della lotteria.

La mia esperienza sul campo

Devi sempre tener presente che il marketing non è una scienza esatta. Anche a me è capitato di non centrare bene il bersaglio per diversi motivi legati al tempo o al budget. Ma ogniqualvolta mi sono ritrovato in condizioni ottimali, i risultati sono arrivati, talvolta solo positivi, altre molto buoni. La differenza non stava nella musica, ma nella chiarezza del target che avevo disegnato.

La domanda che devi porti è: stai ancora provando a piacere a chiunque o hai deciso a chi vuoi davvero parlare? La musica non è per tutti, e va bene così. La prossima volta che pianifichi una campagna, chiediti: chi è davvero il mio pubblico target? Se non sai rispondere con precisione, stai buttando via tempo.

Raccogli i tuoi dati, costruisci una persona chiara del tuo fan ideale e usa quel profilo per testare la tua prossima campagna. Ti garantisco che i risultati ti sorprenderanno.

Se ti trovi in difficoltà, fammi sapere.

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Linee guida di comunicazione per musicisti

Tra le molte competenze che un musicista, nell’era dello streaming, deve maturare ci sono quelle relative alla gestione della comunicazione on line. In particolare se è un musicista esordiente che si auto produce e non può investire in uno staff fisso per occuparsi di queste cose.

linee guida per la comunicazione musicale

Ispirandomi ad un bell’articolo di Kyle Chayka su Substack, in questo articolo cercherò di fissare alcune linee guida di comunicazione per musicisti: principi di base che è bene conoscere per costruire una comunicazione efficace sui social media, social network e altri canali telematici.

Sono 20 punti che ti invito a considerare con attenzione. Se poi qualcosa ti sfugge o non ti è chiaro, lascia un commento o scrivimi una mail. Vedrò di soddisfare il tuo interesse.

  1. Tutto è culto della personalità

    C’è poco da fare, devi coltivare il tuo piccolo culto di seguaci. Devi essere allo stesso tempo riconoscibile e aspirazionale, ma senza allontanarti troppo: il tuo pubblico deve continuare a sentirti vicino.

  2. Definisci sempre il perché

    Non fare cose perché sembrano cool, ma senza obiettivi chiari. Ogni tua iniziativa deve avere una motivazione precisa. Fare un blog, un post, un video o un podcast senza scopo non solo è inutile, ma rischia di danneggiarti.

  3. Nessuno è davvero media literate

    Il pubblico non sa sempre leggere correttamente i contenuti. Bisogna spiegare chiaramente chi sei e cosa fai, anche ripetendolo.

  4. Valore della specificità e della località

    Internet è sempre più senza contesto. Per distinguerti, resta ancorato a una geografia digitale o a un punto di vista ben definito. Il pubblico ama sentirsi parte di un gruppo ristretto, come chi capisce la battuta che altri non colgono.

  5. Conta l’immagine

    I video sono una componente indispensabile per creare quel culto della personalità di cui sopra. Non sto parlando dei music video, intendo proprio dei video su cui ti esponi e costruisci la tua narrazione. Video che siano un mezzo per esporti e comunicare direttamente con il pubblico.

  6. Tutto è multipiattaforma

    Legarsi ad una sola piattaforma è limitare il tuo raggio d’azione. Così è bene che la tua comunicazione viaggi su canali diversi. Ma non devi esagerare. Resta fissa la regola che è meglio avere pochi profili ben curati e coerenti.

  7. Multicanalità

    Chi vuole rafforzare il proprio legame con il pubblico, con i fan, deve diffondere contenuti ovunque: testo, audio, video, live. Il pubblico si aspetta di vedere la stessa persona declinata su tutti i formati.

  8. Ogni piattaforma che muore crea opportunità

    Quando un social declina o perde popolarità, si rimescolano le gerarchie online. Nuove voci emergono, si aprono nuovi spazi vuoti. È lì che bisogna inserirsi: approfittare dell’esodo e conquistare terreno. Ma bisogna essere rapidi nel seminare, in pochi mesi la situazione cambia radicalmente.

  9. Anticipa sempre la rottura

    Misura e valuta il risultato dei tua comunicazione sulle diverse piattaforme: prova, testa diversi formati e linguaggi. Ma se vedi che non raccogli o che i risultati subiscono un calo sensibile, meglio interrompere prima che siano loro a lasciarti. Tagliare i rami secchi per concentrarsi in qualcosa di più efficace è un’altra regola aurea.

  10. Sfrutta le nuove piattaforme

    Ogni volta che nasce un nuovo social o un app dedicata ai musicisti, buttati al 100%. È un gioco di conquista: chi si adatta subito vince. Solo dopo puoi permetterti di essere meno dipendente dal sistema.

  11. Non dipendere da ciò che non è tuo

    Meglio costruire asset portabili, come mailing list e sistemi di pagamento indipendenti: Ko-fi, Patreon ecc… Le piattaforme cercano di tenerti vincolato, ma la sicurezza vera è nel traffico diretto: sito internet, email, rapporti non mediati.

  12. Non conta solo l’attualità

    Il pubblico, mediamente, non è ossessionato dalle breaking news. Contenuti sempreverdi funzionano, anche se “vecchi”. Non preoccuparti dell’età di un argomento se questo è funzionale nel costruire in rete la tua identità.

  13. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  14. Lealtà fragile del pubblico

    Per attrarre e tener legato il pubblico serve impegno e costanza. Le distrazioni sono tante e l’attenzione verso di te va mantenuta, non dico ogni giorno, ma settimanalmente si.

  15. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  16. Nuovi criteri di successo

    Premi e riconoscimenti tradizionali non valgono più. Non esiste un Oscar per i TikTok o per le newsletter, ma alcuni dei progetti musicali più redditizi sono nati proprio lì, ignorati dal mainstream tradizionale che è arrivato dopo.

  17. La pubblicità non muore mai

    Anche negli ecosistemi che puntano agli abbonamenti, l’advertising (sponsorizzazioni, eventi, collaborazioni) rimane essenziale. Non rinunciare del tutto alla pubblicità, ma usala con strategia o rischi di buttare soldi dalla finestra.

  18. Relazioni parasociali

    La chiave è costruire rapporti unilaterali intensi. Diventa un punto di riferimento per il tuo pubblico: dialoga, riempi le giornate di chi ti segue. Questo tipo di legame ha un valore enorme ed è un obiettivo vitale da perseguire.

  19. La musica come festa e moda

    Gli artisti più interessanti sono quelli che sanno organizzare eventi dal vivo coinvolgenti, che vanno oltre al semplice live: radunare persone, trasformarle in sostenitori. L’artista musicista oggi può funzionare come un brand di moda: la gente deve desiderare di indossarti. Se nessuno vuole venire alla tua festa, stai sbagliando qualcosa.

  20. La relazione è tutto

    Ricordati sempre, ripeto sempre, il vero fattore di sopravvivenza di un musicista è il legame diretto tra l’artista e chi lo segue ascolta. Se vinci questa battaglia sei a cavallo.

Se non stai già seguendo almeno cinque di queste linee guida ti vedo messo molto male. E quasi certamente è proprio per questo che i tuoi live hanno poco pubblico ed il tuo streaming non gira come dovrebbe.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere luoghi di incontro e di condivisione. Luoghi in cui le persone si scambiano idee ed emozioni, dove aprire dialoghi e condividere passioni.

Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere un paradiso per i musicisti che invece sembrano subire il blocco dello scrittore quando si tratta di portare in rete la loro professione.

Sui propri profili social un artista musicale potrebbe scrivere o parlare della sua musica, creare suggestioni, far entrare il pubblico nel suo mondo e molte altre cose che, inevitabilmente, rinforzano il messaggio artistico.

Troppo spesso, per i miei gusti, questo non succede.

Voglio perciò proporti i profili di tre artisti musicali che seguo e che dai quali puoi trovare spunti interessanti per comunicare tramite social chi sei, cosa fai e perché.

  1. Sam Paglia
    Sam Paglia sulla sua pagina Facebook condivide la sua vita di musicista e di pittore, scrive divertenti racconti biografici e non risparmia le sue opinioni, positive o negative sulle cose del mondo. Ha saputo creare uno stile personale che lo rappresenta piuttosto bene e il risultato è una pagina colorata ricca di contenuti testuali, video e foto ricca di stimoli e non autorefenziale. Raccontando di se, della sua attività artistica e delle sue frequentazioni, Sam Paglia descrive il mondo in cui nasce e prospera la sua musica giocando sull’ironia ma con estrema franchezza. Vedi la Pagina
  2. Calibro 35
    La band milanese è molto attiva e non perde colpo per documentare i suoi live con delle emozionanti gallerie fotografiche. Ma il punto di forza della loro pagina Facebbok sono i video e le reel dove i componenti della band raccontano per filo e per segno come nasce il loro sound e illustrano le scelte tecniche e artistiche intraprese per realizzarlo. Con i fan hanno un dialogo schietto e amichevole. Scrivono della musica preferita e creano il contesto per far comprendere al pubblico da dove nascono le loro musiche. Vedi la Pagina
  3. La Niña
    La pagina Facebook de La Niña è corale come la sua musica.
    È il racconto della sua vita professionale sul palco e in studio e non mancano i riferimenti e le atmosfere della Napoli da cui la sua musica trae la forza. Ancora una volta trovi che l’artista non si limita all’autorefenzialità, ma si inquadra nel contesto in cui vive: i luoghi, le persone, le situazioni. Non è una star irragiungibile su un piedistallo, ma un artista popolare che cresce e prospera tra lasua gente. Vedi la Pagina

Hai delle difficoltà nel creare contenuti per la tua pagina Facebook? Non sei ancora riuscito a trovare uno stile che ti soddisfi nella realizzazione dei post? Contattami senza impegno e vediamo se posso esserti d’aiuto.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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marketing musicale musicista professionista personal branding

Sull’identità di un artista musicale.

La brand identity per un artista musicale non è solo un logo ben disegnato, una grafica o una palette di colori accattivante: è il suo DNA, il cuore pulsante che guida ogni interazione con il pubblico. Quando costruisci la tua identità artistica devi anche tener conto che il pubblico potrebbe non percepirla come desideri. Ecco il dilemma centrale che ogni stratega di marketing deve affrontare: chiudere il gap tra come l’artista si vede e come viene visto.

Sull'identità dell'artista musicale

Capire l’identità artistica

L’identità artistica che trasmetti al pubblico si basa su sei pilastri:

  1. Cultura: Racchiude la tua visione, il tuo progetto artistico e della tua storia, questo è un primo elemento di differenziazione;
  2. Valori: Le cose in cui credi guidano le tue scelte e costruiscono una connessione emotiva e morale con il pubblico;
  3. Mission: Esprime la tua volontà, le tue motivazioni e ambizioni, definendo il tuo impegno verso i tuoi fan e l’ambiente musicale;
  4. Personalità: Non temere di far percepire la tua personalità, ti renderà più unico e riconoscibile;
  5. Visual Identity: Include tutti gli elementi tangibili (nome, logo, colori) che enfatizzano la tua identità anche come marchio;
  6. Essenza: Devi sintetizzare un distillato dei tuoi valori e obiettivi a lungo termine. Sarà il faro che illuminerà la tua rotta.

Esiste un segreto per per una brand identity vincente?

La tua identità artistica deve riflettersi nel modo in cui ti esponi pubblicamente: nelle foto, nei video, nei live, nelle interviste. Questa immagine che vai a creare è il riflesso che si vede nello specchio del pubblico. La chiave per allineare queste due dimensioni è la coerenza, che però va coltivata con flessibilità strategica.

Cultura e valori non sono solo parole.

Dichiarazioni di valori generiche, senza un reale impegno, non portano molto lontano. La sincerità è d’obbligo.

La mission ti deve ispirare.
Non deve essere una frase da incorniciare in ufficio. Deve essere un tuo punto di riferimento e un messaggio chiaro per il pubblico.

La personalità è il tuo vantaggio competitivo.
In un mercato saturo come quello musicale, il pubblico cerca autenticità. Dovrai essere onesto, prima di tutto con te stesso e diventare una persona con cui le persone vorranno interagire: solida, simpatica, affidabile o cortese.

La visual identity non è un optional.
Investire in un design coerente è essenziale per la riconoscibilità. Ma non fermarti lì: anche il tono di voce nei testi e le esperienze offerte devono riflettere l’identità visiva.

E se qualcosa non funziona?

Ti sei mai chiesto perché il pubblico non ti vede come vorresti? Forse stai comunicando il messaggio sbagliato o, peggio, non stai comunicando affatto. Ecco alcune domande pratiche da porti subito:

  • La tua comunicazione riflette realmente i tuoi valori e la tua mission?
  • I tuoi contenuti digitali (social media, sito web) sono allineati alla tua personalità artistica?
  • Hai mai indagato o chiesto come il pubblico ti percepisce

Non aspettare che il tuo pubblico capisca il tuo brand da solo. Fai un audit della tua brand identity:

Cosa puoi fare oggi?

  1. Analizza i tuoi sei pilastri. Sono solidi e coerenti?
  2. Chiedi feedback al tuo pubblico. Cosa vede quando pensano a te?
  3. Adatta il tuo messaggio per riflettere al meglio la tua essenza.

Ricorda: La tua identità artistica non è solo ciò che dici di essere, ma anche ciò che il pubblico percepisce di te. Posizionarsi correttamente e permanentemente nei suoi pensieri, essere un punto di riferimento, è essenziale e non rinunciabile.

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Music Marketing

di Filippo Canale
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L’unica guida PRATICA in Italia che permette agli Artisti di costruirsi delle basi solide per rendere sostenibile e duratura la propria carriera musicale. Non è la semplice lettura che ti spiega come aumentare la visibilità, bensì è un manuale passo passo che ti aiuta a costruire un Brand, gestire ogni ambito della carriera musicale, capire quali fonti di entrata devi generare e il come farlo. È un vero e proprio corso che consente agli artisti di trasformare la propria passione in un lavoro passando dalla creazione di un Brand, alla gestione della fanbase fino ad arrivare alla monetizzazione musicale.Vivere di musica non sarà più solo un sogno grazie alle nozioni e gli esempi pratici riportati che hanno permesso già a decine di artisti di creare un’identità unica raggiungendo i propri obiettivi.

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