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YouTube Music Royalties: Guida Breve

Come artista musicale dovresti avere almeno una leggera infarinatura su come si guadagna su YouTube, anche perché, se usato con la giusta strategia, può rivelarsi il canale primario per far esaltare le tue dote e costruire una figura professionale solida.

YouTube Music Royalties: Guida Breve

Spesso però, la piattaforma di Google genera confusione, portando gli artisti a perdere entrate preziose. In questa guida aggiornata, esploreremo brevemente come funzionano le royalty musicali su YouTube, dal Content ID ai requisiti per la monetizzazione.

1. Le royalty dai video caricati dai fan (UGC)

Una delle funzioni più potenti per un artista è il Content ID. Si tratta di un sistema automatizzato che scansiona ogni video caricato su YouTube.

In qualità di titolare dei diritti, puoi monetizzare non solo i video sul tuo canale ufficiale, ma anche i contenuti User Generated (UGC). Se un fan utilizza un tuo brano come sottofondo a un vlog o a un tutorial, il Content ID lo rileva: il tuo distributore può quindi rivendicare il video e convogliare le entrate pubblicitarie direttamente nelle tue tasche.

2. La differenza tra Master e Composizione

Per ottimizzare la tua monetizzazione YouTube musica, devi capire che un brano genera due tipi di royalty:

  • Registrazione Master: Il file audio effettivo. Queste royalty sono raccolte solitamente dalla tua etichetta o dal tuo distributore digitale (es. DistroKid, TuneCore).

  • Composizione (Editoria): Melodia e testo. Queste spettano agli autori e agli editori e vengono gestite da società come SIAE, Soundreef o tramite un Publishing Administrator.

Molti artisti perdono le royalty editoriali perché si affidano solo al distributore. Assicurati di avere una gestione editoriale attiva per YouTube.

3. Pubblicità e YouTube Premium

Le entrate su YouTube non derivano solo dagli annunci. Esistono due flussi principali:

  1. Entrate Pubblicitarie (AdSense): Royalty generate quando un utente guarda un annuncio prima o durante il video.

  2. YouTube Premium: Se un abbonato Premium guarda il tuo video, ricevi una quota della sua quota di abbonamento. Questo garantisce entrate anche in assenza di pubblicità.

4. Esiste un tasso di royalty fisso per visualizzazione?

Sfatiamo un mito: non esiste un CPM (Costo per Mille visualizzazioni) fisso. Il guadagno dipende dal territorio (le views negli USA pagano più di quelle in Italia), dalla stagionalità e dal tipo di inserzionista. La strategia migliore è diversificare il pubblico per aumentare il valore medio delle tue visualizzazioni.

5. Rivendicazione Content ID vs Strike per Copyright

È fondamentale distinguere tra un reclamo (Claim) e un avvertimento (Strike):

  • Rivendicazione Content ID: Non danneggia il canale di chi ha caricato il video. Permette semplicemente a te, artista, di guadagnare dai suoi annunci.

  • Copyright Strike: Una richiesta legale di rimozione. Dopo tre strike, il canale viene chiuso.Come consulente, consiglio quasi sempre la rivendicazione: è un modo per trasformare i fan in promotori non retribuiti della tua musica.
6. Monetizzazione YouTube: Canale vs Content ID

Ecco il punto dove molti artisti si scoraggiano inutilmente. Per monetizzare direttamente il tuo canale (Programma Partner), servono 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione.

Tuttavia, le tue royalty musicali tramite Content ID non hanno queste soglie! Se la tua musica è distribuita correttamente, inizierai a generare entrate dal primo giorno in cui qualcuno (tu o un fan) utilizza il tuo brano, a prescindere dal numero di iscritti.

Conclusione: La strategia conta più dei numeri

YouTube è un ecosistema complesso ma estremamente remunerativo se gestito con professionalità. Non limitarti a caricare video: cura i metadati, gestisci i tuoi diritti editoriali e sfrutta la potenza del Content ID.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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Il Futuro del Marketing Musicale su YouTube

YouTube ha superato da tempo il ruolo di semplice piattaforma di condivisione video. Con oltre un miliardo di ore di contenuti visualizzati ogni giorno, YouTube sta definendo l’intrattenimento, superando in tempo di visualizzazione streaming piattaforme come Netflix e la TV tradizionale, sia su mobile, desktop che TV. Per gli artisti musicali, questa crescita massiccia rappresenta un’opportunità senza precedenti. Secondo alcune proiezioni, YouTube vanta tra i 2,5 e i 2,9 miliardi di utenti attivi mensili, indicando un potenziale di pubblico assolutamente enorme.

Il futuro del marketing musicale su YouTube

In un panorama digitale in rapida evoluzione è fondamentale che gli artisti applichino una nuova strategia per crescere in modo profittevole, consolidando la loro presenza su questo social in espansione.

Per approcciare correttamente a YouTube come artista musicale dovresti cambiare mentalità e vedere il canale non solo come un luogo dove pubblicare video musicali, ma come il tuo quartier generale digitale.

In quest’ottica, dovresti considerare YouTube l’asse portante in cui veicolare la tua immagine ed il tuo messaggio. A differenza di piattaforme come TikTok o Instagram, i contenuti su YouTube si accumulano nel tempo, fornendo valore continuo. Per questo motivo non dovresti limitarti a caricare solo video musicali ufficiali, ma anche podcast, shorts e contenuti long form, sfruttando l’intero ecosistema che la piattaforma continua a sviluppare. I mezzi messi a disposizione da questa, vera e propria, TV ond demand, ti offrono diversi mezzi per esprimere al 100% il tuo potenziale artistico e comunicativo, creando connessioni profonde con il tuo pubblico, se ti da fare.

Recenti studi, sottolineano che il comportamento degli utenti YouTube è cambiato radicalmente. Ci siamo spostati da un modello di social media a uno di interest media: questo significa che alcune dinamiche hanno un valore relativo nel contesto. Su YouTube, il numero di iscritti al canale o followers non ha più l’importanza di un tempo. Un nuovo canale può diventare virale e farsi scoprire partendo da zero nel giro di giorni o settimane, a condizione che comprenda e sfrutti gli interessi specifici del pubblico.

Per l’artista, questo si traduce nel focalizzarsi sulla specificità. Gli spettatori sono attratti dai creatori attraverso interessi speciali condivisi, ad esempio, un genere musicale di nicchia, la produzione di musica elettronica o l’analisi di testi complessi, e restano grazie ai modi innovativi con cui il creatore esplora ed espande tali fissazioni.

L’algoritmo di YouTube, infatti, raccomanda i contenuti basandosi sui segnali di interesse: la cronologia di visualizzazione, l’interazione e la pertinenza topica, e non primariamente su chi le persone sono iscritte. Se comprendi questo, puoi creare contenuti per una persona con un interesse specifico:  ad esempio, un fan di un sotto genere metal degli anni ’90. Se quel contenuto risuona, l’algoritmo agisce come un passaparola potenziato dagli steroidi, mostrando il video a gruppi sempre più ampi di persone con interessi simili.

In pratica dovresti smettere di inseguire gli iscritti e iniziare a inseguire temi specifici che magari siano legati al tuo genere musicale, al tuo lavoro artistico, alle realtà che frequenti, ai tuoi gusti musicali. Tenendo presente che comunque dovrai:

  • Essere chiaro sull’argomento del video o del contenuto correlato;
  • Sfruttare le parole chiave (come il nome di un genere, un mood o un trend specifico);
  • Utilizzare titoli ottimizzati per la ricerca (SEO) per garantire che i video vengano trovati da coloro che sono già interessati;

Sebbene il pulsante Iscriviti sia ancora importante per qualificarsi per la monetizzazione e costruire un pubblico fedele, oggi non è essenziale per la viralità. Gli spettatori, infatti, stanno consumando i contenuti che risuonano con loro piuttosto che iscriversi attivamente.

Il comportamento del pubblico su YouTube indica chiaramente che esiste un movimento che oscilla verso i due estremi: contenuti molto brevi e contenuti molto lunghi. Ciò suggerisce l’applicazione della Strategia del Bilanciere anche per gli artisti musicali, ovvero arricchire il tuo canale YouTube con formati diversi in modo da attirare pubblico con abitudini diverse.

Per attivare con criterio questa strategia è bene che tu conosca le differenze di portata dei diversi formati utilizzabili in aggiunta ai tradizionali music video.

  • YouTube Shorts: I Micro Contenuti sono eccellenti per la scoperta rapida e la portata (reach). I video brevi su YouTube stanno esplodendo in termini di opportunità: gli Shorts superano i 200 miliardi di visualizzazioni al giorno e le loro visualizzazioni sono quasi tre volte superiori a quelle giornaliere di TikTok. Un artista può usare gli Shorts per brevi clip musicali, esibizioni veloci, o annunci.
  • Video Long-form: Questi sono fondamentali per creare una connessione profonda e, successivamente, per la monetizzazione. Per gli artisti musicali, i contenuti lunghi possono includere documentari sulla creazione di un album, sessioni di studio, interviste o video podcast.

La strategia ideale per l’artista con risorse limitate è iniziare in modo semplice, ad esempio, un video lungo a settimana o la padronanza degli Shorts, per poi espandersi. I migliori creatori stanno combinando entrambi i formati intenzionalmente.

Molti artisti sono bloccati dal fatto di non essere in grado di produrre contenuti visivamente sensazionali. In realtà, fermo restando che la qualità video e audio sono importanti, gli spettatori sono attratti da tre elementi chiave: intimità, vulnerabilità e autenticità. I contenuti eccessivamente patinati o da studio di registrazione stanno perdendo terreno a favore di storie reali e con cui ci si può relazionare.

L’ effetto intimità è l’assicurazione dell’artista contro l’essere rimpiazzato dall’Intelligenza Artificiale (AI). Mentre le informazioni grezze possono essere trovate tramite strumenti come Chat GPT, la personalità, le storie, il punto di vista e le esperienze personali dell’artista non possono essere replicati dall’AI.

Per i musicisti, posso consigliare:

  • Integrare la storia personale: anche se un video è incentrato sulla performance o un tutorial di produzione musicale, incorporare una storia personale o condividere il proprio punto di vista crea un legame emotivo.
  • Non nascondere il processo: I process videos stanno riscuotendo un enorme successo. Invece di limitarsi a insegnare come creare un beat, l’artista dovrebbe documentare il processo di creazione in tempo reale, magari attraverso una sfida: “Ho provato a scrivere una canzone in 7 giorni” o “La mia prima sessione in studio”.
  • Vlog dietro le quinte: Non si tratta di mostrare cosa mangi a pranzo, ma di portare il pubblico dietro le quinte del processo creativo, di produzione, o di business della musica.

Gli artisti musicali che pensano in modo intelligente stanno costruendo il loro brand personale attraverso i loro valori, i loro punti di vista e le loro storie.

La convinzione che i contenuti brevi, rapidi, rumorosi, quelli di Tik Tok per capirci, siano i più penetranti e virali è smentita dall’analisi delle tendenze che dimostra come, in realtà, YouTube domina il tempo di visione sulle Smart TV da inizio 2023. Questo cambia il tipo di contenuto che le persone apprezzano e come interagiscono con esso, poiché YouTube viene ora guardato come Netflix: su schermi grandi, dal divano, spesso in compagnia o mentre si fa multitasking.

Devi pensare a contenuti più lunghi e adatti a una visione di tipo lean back, rilassata, senza necessità di interagire costantemente. Secondo alcuni questo è il momento di investire in formati di intrattenimento o infotainment: video podcast, mini-documentari o video saggi musicali. Se il contenuto aggiunge valore, non deve essere accorciato artificialmente; si dovrebbe pensare a durate di 15, 30 o 60 minuti.

Trovo spesso un rifiuto a priori, da parte degli artisti esordienti con cui collaboro, di cimentarsi nella cura del proprio canale YouTube. Lo comprendo, nessuno ti ha mai detto che per fare il musicista devi anche essere content creator. Ma il mondo non è più come te lo hanno raccontato.

Oggi su YouTube trovi professionisti di ogni categoria usano le potenzialità della piattaforma per promuovere la loro specialità e dimostrare le loro competenze, alcuni con particolare successo. Lo fanno anche esponendosi in prima persona con visioni ed opinioni, in questo, diventano un vero e proprio punto di riferimento per il pubblico che li apprezza.

Come artista musicale esordiente, che non può vantare un ampia esposizione nei network radio-televisivi nazionali è sciocco, te lo dico senza peli sulla lingua, rinunciare ad un pubblico avido di cose nuove che quotidianamente frequenta l’infinita offerta video di YouTube.

Non dico che sia facile ottenere grandi risultati, ma con metodo e strategia, puoi vedere già dopo i primi mesi un profondo cambiamento nel posizionamento del tuo essere artista musicale nella mente del pubblico.

Ora che hai letto queste righe, non mi sorprende che tu abbia ancora molte perplessità sull’argomento. Ma se vuoi valutare seriamente di cimentarti nell’impresa di aprire o migliorare il tuo canale YouTube ti invito a contattarmi.

Potremo lavorare insieme nello sviluppo corretto della tua esposizione su YouTube, creando un canale che ti rappresenti, che attiri il pubblico giusto e che diventi uno spazio divertente nel quale tu possa esprimerti. Parliamone.

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Nuove Economie della Musica

di Andrea Portioli
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Un libro che mette in chiaro i nuovi ruoli e le nuove economie tra loro interconnessi nel fantastico e per alcuni indecifrabile mondo della musica. Dalla bolla dello streaming alle tendenze social, dai sistemi di prevendita all’evoluzione dei club per la musica dal vivo. Non esiste un libro simile che raccolga, con uno sguardo corale ma una sintesi concettuale forte, linee guida generali e le loro declinazioni possibili per vivere di musica dal vivo e di discografia oggi. Le economie dello spettacolo sono, per la maggior parte delle persone, un magma oscuro di percentuali, royalties, somme e sottrazioni di qualcosa, per cui alla fine non è mai chiaro come facciano a tornare i conti. Si può vivere di musica? Se si lavora bene, sì.

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Dov’è il pubblico della tua musica?

Immagina di buttare nel cestino metà del budget della tua prossima campagna perché hai deciso di parlare a tutti. È quello che succede ogni giorno a centinaia di musicisti, etichette e professionisti dell’industria musicale che non hanno capito una cosa semplice: non esiste il pubblico, esistono i pubblici.

Dov'è il pubblico della tua musica?

Continuare a lanciare messaggi indistinti sperando che qualcuno raccolga significa sprecare tempo, energia e soldi. E in un settore in cui la visibilità è più competitiva dell’aria che respiri, questo è un lusso che non puoi permetterti.

Per questo vorrei chiarirti la  distinzione fondamentale tra mercato target e pubblico target. Il mercato è l’insieme totale dei potenziali clienti, il pubblico sono i sottoinsiemi concreti a cui ti rivolgi in una determinata fase o campagna. È la differenza tra dire la mia musica è per tutti quelli che amano il rock e capire che il tuo vero pubblico potrebbe essere, ad esempio, i ragazzi 18-25 che ascoltano Arctic Monkeys su Spotify, frequentano piccoli club indipendenti e scoprono musica tramite playlist collaborative.

Perché questa distinzione è importante?

Se pensi che suonare bene basti per emergere, stai ignorando la matematica del marketing musicale. I dati ci dicono che ogni anno vengono bruciati miliardi in campagne che non colpiscono il target giusto. Tradotto: post sponsorizzati che nessuno salva, playlist pitching che finiscono nel vuoto, video musicali guardati solo da amici e parenti. Il problema non è la qualità della musica, ma la mancanza di precisione nell’indirizzarla.

Un pubblico target ben definito non ti aiuta solo a vendere più biglietti o merch, ma costruisce affinità, appartenenza, fedeltà. Molti studi parlano chiaro: l’80% dei consumatori preferisce contenuti personalizzati. Nel mondo musicale, questo significa che un fan vuole sentirsi parte di una storia, non un numero in una campagna generica.

Come trovare il tuo pubblico

Ti dico subito che è un lavoraccio, ma quando ti promuovi sui social o decidi di investire del denaro in promozione e comunicati stampa, è bene che tu diriga la tua comunicazione in precise direzioni:

Studia chi ti ascolta già. Non partire da zero, guarda i tuoi dati Spotify for Artists, Instagram Insights, YouTube Analytics.
Escludi chi non ti interessa. Parlare a chi non diventerà mai tuo fan è come suonare jazz in un raduno di metallari.
Monitora il settore. Le tendenze di ascolto cambiano: capire come si muove la scena ti aiuta a non restare indietro.
Crea l’immagine ideale del tuo pubblico, le tue personas. Non parli a giovani tra i 20 e i 30. Parli a Martina, 24 anni, universitaria, ama indie pop e ascolta musica per studiare.

E qui arriva il punto forte: la musica vive di contesto. Non basta sapere l’età o la città, devi capire in quale momento il tuo fan ti ascolta, con quale stato d’animo, attraverso quale dispositivo. Un artista che intercetta i suoi ascoltatori in auto la mattina avrà un impatto diverso rispetto a chi si inserisce nelle loro cuffie in palestra.

Principali tipologie di pubblico
  1. Tutti. Funziona solo se sei già un colosso. Per un artista emergente, un suicidio.
  2. Clienti già acquisiti. Tradotto: fan attivi. Non trascurarli, costano meno da “nutrire” che trovare nuovi.
  3. Mercato target generico. Utile solo per campagne istituzionali (es. un festival che promuove l’intera lineup).
  4. Sottoculture. Punk, trapper, metalhead, indie kids: se la tua musica risuona con una sottocultura, hai un pubblico naturale.
  5. Sovraculture. Macro-gruppi trasversali, come gli amanti del jazz o i fan del reggaeton in tutto il mondo.
  6. Demografia. Sesso, età, reddito. Sì, a volte è noioso, ma funziona.
  7. Posizione. Il targeting locale è oro: se suoni a Bologna, sponsorizza lì, non in tutta Italia.
  8. Esigenze. I genitori che cercano musica rilassante per bambini? Un pubblico target reale.
  9. Atteggiamenti e opinioni. Fan ambientalisti, sostenitori LGBTQ+: parlare ai loro valori crea connessione emotiva.
  10. Interessi personali. Playlist running, studio, yoga: intercetta momenti precisi della vita quotidiana.
  11. Stile di vita. Chi viaggia molto in auto, chi lavora da remoto, chi passa ore in palestra: sono abitudini che modellano il consumo musicale.
  12. Fan. Targettizzare fan di artisti simili è la scorciatoia migliore per crescere.

Nella pratica, cosa significa?

Significa che se sei un cantautore folk e vuoi crescere, non ha senso sponsorizzarti a chi ascolta techno. Ma se invece individui i fan di altri cantautori a te affini, la probabilità che la tua canzone venga salvata in una playlist personale schizza alle stelle. Significa che se il tuo pubblico è concentrato in Lombardia, buttare budget su tutta Italia è denaro buttato.

E significa anche che non devi avere paura di restringere: più il tuo messaggio è specifico, più funziona. La paura di escludere è un classico dei musicisti, ma in realtà è il contrario: focalizzarti su pochi porta più risultati che tentare di piacere a tutti.

Ogni musicista indipendente conosce questa scena: investi tempo e risorse in post e promozioni, vedi qualche like, ma nessun vero fan nuovo. Il problema non è che la pubblicità non funziona, ma che non stai parlando a chi conta. Identificare il pubblico target è l’antidoto alla sensazione frustrante di gridare nel vuoto.

I veri risultati in termini di streaming, vendite di merch, presenze ai concerti li ottieni quando sai con precisione chi, dove, quando e perché ti ascolta. Senza questo, ogni euro speso in promozione è un biglietto della lotteria.

La mia esperienza sul campo

Devi sempre tener presente che il marketing non è una scienza esatta. Anche a me è capitato di non centrare bene il bersaglio per diversi motivi legati al tempo o al budget. Ma ogniqualvolta mi sono ritrovato in condizioni ottimali, i risultati sono arrivati, talvolta solo positivi, altre molto buoni. La differenza non stava nella musica, ma nella chiarezza del target che avevo disegnato.

La domanda che devi porti è: stai ancora provando a piacere a chiunque o hai deciso a chi vuoi davvero parlare? La musica non è per tutti, e va bene così. La prossima volta che pianifichi una campagna, chiediti: chi è davvero il mio pubblico target? Se non sai rispondere con precisione, stai buttando via tempo.

Raccogli i tuoi dati, costruisci una persona chiara del tuo fan ideale e usa quel profilo per testare la tua prossima campagna. Ti garantisco che i risultati ti sorprenderanno.

Se ti trovi in difficoltà, fammi sapere.

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Linee guida di comunicazione per musicisti

Tra le molte competenze che un musicista, nell’era dello streaming, deve maturare ci sono quelle relative alla gestione della comunicazione on line. In particolare se è un musicista esordiente che si auto produce e non può investire in uno staff fisso per occuparsi di queste cose.

linee guida per la comunicazione musicale

Ispirandomi ad un bell’articolo di Kyle Chayka su Substack, in questo articolo cercherò di fissare alcune linee guida di comunicazione per musicisti: principi di base che è bene conoscere per costruire una comunicazione efficace sui social media, social network e altri canali telematici.

Sono 20 punti che ti invito a considerare con attenzione. Se poi qualcosa ti sfugge o non ti è chiaro, lascia un commento o scrivimi una mail. Vedrò di soddisfare il tuo interesse.

  1. Tutto è culto della personalità

    C’è poco da fare, devi coltivare il tuo piccolo culto di seguaci. Devi essere allo stesso tempo riconoscibile e aspirazionale, ma senza allontanarti troppo: il tuo pubblico deve continuare a sentirti vicino.

  2. Definisci sempre il perché

    Non fare cose perché sembrano cool, ma senza obiettivi chiari. Ogni tua iniziativa deve avere una motivazione precisa. Fare un blog, un post, un video o un podcast senza scopo non solo è inutile, ma rischia di danneggiarti.

  3. Nessuno è davvero media literate

    Il pubblico non sa sempre leggere correttamente i contenuti. Bisogna spiegare chiaramente chi sei e cosa fai, anche ripetendolo.

  4. Valore della specificità e della località

    Internet è sempre più senza contesto. Per distinguerti, resta ancorato a una geografia digitale o a un punto di vista ben definito. Il pubblico ama sentirsi parte di un gruppo ristretto, come chi capisce la battuta che altri non colgono.

  5. Conta l’immagine

    I video sono una componente indispensabile per creare quel culto della personalità di cui sopra. Non sto parlando dei music video, intendo proprio dei video su cui ti esponi e costruisci la tua narrazione. Video che siano un mezzo per esporti e comunicare direttamente con il pubblico.

  6. Tutto è multipiattaforma

    Legarsi ad una sola piattaforma è limitare il tuo raggio d’azione. Così è bene che la tua comunicazione viaggi su canali diversi. Ma non devi esagerare. Resta fissa la regola che è meglio avere pochi profili ben curati e coerenti.

  7. Multicanalità

    Chi vuole rafforzare il proprio legame con il pubblico, con i fan, deve diffondere contenuti ovunque: testo, audio, video, live. Il pubblico si aspetta di vedere la stessa persona declinata su tutti i formati.

  8. Ogni piattaforma che muore crea opportunità

    Quando un social declina o perde popolarità, si rimescolano le gerarchie online. Nuove voci emergono, si aprono nuovi spazi vuoti. È lì che bisogna inserirsi: approfittare dell’esodo e conquistare terreno. Ma bisogna essere rapidi nel seminare, in pochi mesi la situazione cambia radicalmente.

  9. Anticipa sempre la rottura

    Misura e valuta il risultato dei tua comunicazione sulle diverse piattaforme: prova, testa diversi formati e linguaggi. Ma se vedi che non raccogli o che i risultati subiscono un calo sensibile, meglio interrompere prima che siano loro a lasciarti. Tagliare i rami secchi per concentrarsi in qualcosa di più efficace è un’altra regola aurea.

  10. Sfrutta le nuove piattaforme

    Ogni volta che nasce un nuovo social o un app dedicata ai musicisti, buttati al 100%. È un gioco di conquista: chi si adatta subito vince. Solo dopo puoi permetterti di essere meno dipendente dal sistema.

  11. Non dipendere da ciò che non è tuo

    Meglio costruire asset portabili, come mailing list e sistemi di pagamento indipendenti: Ko-fi, Patreon ecc… Le piattaforme cercano di tenerti vincolato, ma la sicurezza vera è nel traffico diretto: sito internet, email, rapporti non mediati.

  12. Non conta solo l’attualità

    Il pubblico, mediamente, non è ossessionato dalle breaking news. Contenuti sempreverdi funzionano, anche se “vecchi”. Non preoccuparti dell’età di un argomento se questo è funzionale nel costruire in rete la tua identità.

  13. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  14. Lealtà fragile del pubblico

    Per attrarre e tener legato il pubblico serve impegno e costanza. Le distrazioni sono tante e l’attenzione verso di te va mantenuta, non dico ogni giorno, ma settimanalmente si.

  15. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  16. Nuovi criteri di successo

    Premi e riconoscimenti tradizionali non valgono più. Non esiste un Oscar per i TikTok o per le newsletter, ma alcuni dei progetti musicali più redditizi sono nati proprio lì, ignorati dal mainstream tradizionale che è arrivato dopo.

  17. La pubblicità non muore mai

    Anche negli ecosistemi che puntano agli abbonamenti, l’advertising (sponsorizzazioni, eventi, collaborazioni) rimane essenziale. Non rinunciare del tutto alla pubblicità, ma usala con strategia o rischi di buttare soldi dalla finestra.

  18. Relazioni parasociali

    La chiave è costruire rapporti unilaterali intensi. Diventa un punto di riferimento per il tuo pubblico: dialoga, riempi le giornate di chi ti segue. Questo tipo di legame ha un valore enorme ed è un obiettivo vitale da perseguire.

  19. La musica come festa e moda

    Gli artisti più interessanti sono quelli che sanno organizzare eventi dal vivo coinvolgenti, che vanno oltre al semplice live: radunare persone, trasformarle in sostenitori. L’artista musicista oggi può funzionare come un brand di moda: la gente deve desiderare di indossarti. Se nessuno vuole venire alla tua festa, stai sbagliando qualcosa.

  20. La relazione è tutto

    Ricordati sempre, ripeto sempre, il vero fattore di sopravvivenza di un musicista è il legame diretto tra l’artista e chi lo segue ascolta. Se vinci questa battaglia sei a cavallo.

Se non stai già seguendo almeno cinque di queste linee guida ti vedo messo molto male. E quasi certamente è proprio per questo che i tuoi live hanno poco pubblico ed il tuo streaming non gira come dovrebbe.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere luoghi di incontro e di condivisione. Luoghi in cui le persone si scambiano idee ed emozioni, dove aprire dialoghi e condividere passioni.

Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere un paradiso per i musicisti che invece sembrano subire il blocco dello scrittore quando si tratta di portare in rete la loro professione.

Sui propri profili social un artista musicale potrebbe scrivere o parlare della sua musica, creare suggestioni, far entrare il pubblico nel suo mondo e molte altre cose che, inevitabilmente, rinforzano il messaggio artistico.

Troppo spesso, per i miei gusti, questo non succede.

Voglio perciò proporti i profili di tre artisti musicali che seguo e che dai quali puoi trovare spunti interessanti per comunicare tramite social chi sei, cosa fai e perché.

  1. Sam Paglia
    Sam Paglia sulla sua pagina Facebook condivide la sua vita di musicista e di pittore, scrive divertenti racconti biografici e non risparmia le sue opinioni, positive o negative sulle cose del mondo. Ha saputo creare uno stile personale che lo rappresenta piuttosto bene e il risultato è una pagina colorata ricca di contenuti testuali, video e foto ricca di stimoli e non autorefenziale. Raccontando di se, della sua attività artistica e delle sue frequentazioni, Sam Paglia descrive il mondo in cui nasce e prospera la sua musica giocando sull’ironia ma con estrema franchezza. Vedi la Pagina
  2. Calibro 35
    La band milanese è molto attiva e non perde colpo per documentare i suoi live con delle emozionanti gallerie fotografiche. Ma il punto di forza della loro pagina Facebbok sono i video e le reel dove i componenti della band raccontano per filo e per segno come nasce il loro sound e illustrano le scelte tecniche e artistiche intraprese per realizzarlo. Con i fan hanno un dialogo schietto e amichevole. Scrivono della musica preferita e creano il contesto per far comprendere al pubblico da dove nascono le loro musiche. Vedi la Pagina
  3. La Niña
    La pagina Facebook de La Niña è corale come la sua musica.
    È il racconto della sua vita professionale sul palco e in studio e non mancano i riferimenti e le atmosfere della Napoli da cui la sua musica trae la forza. Ancora una volta trovi che l’artista non si limita all’autorefenzialità, ma si inquadra nel contesto in cui vive: i luoghi, le persone, le situazioni. Non è una star irragiungibile su un piedistallo, ma un artista popolare che cresce e prospera tra lasua gente. Vedi la Pagina

Hai delle difficoltà nel creare contenuti per la tua pagina Facebook? Non sei ancora riuscito a trovare uno stile che ti soddisfi nella realizzazione dei post? Contattami senza impegno e vediamo se posso esserti d’aiuto.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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marketing musicale musicista professionista personal branding

Sull’identità di un artista musicale.

La brand identity per un artista musicale non è solo un logo ben disegnato, una grafica o una palette di colori accattivante: è il suo DNA, il cuore pulsante che guida ogni interazione con il pubblico. Quando costruisci la tua identità artistica devi anche tener conto che il pubblico potrebbe non percepirla desideri. Ecco il dilemma centrale che ogni stratega di marketing deve affrontare: chiudere il gap tra come l’artista si vede e come viene visto.

Sull'identità dell'artista musicale

Capire l’identità artistica

L’identità artistica che trasmetti al pubblico si basa su sei pilastri:

  1. Cultura: Racchiude la tua visione, il tuo progetto artistico e della tua storia, questo è un primo elemento di differenziazione;
  2. Valori: Le cose in cui credi guidano le tue scelte e costruiscono una connessione emotiva e morale con il pubblico;
  3. Mission: Esprime la tua volontà, le tue motivazioni e ambizioni, definendo il tuo impegno verso i tuoi fan e l’ambiente musicale;
  4. Personalità: Non temere di far percepire la tua personalità, ti renderà più unico e riconoscibile;
  5. Visual Identity: Include tutti gli elementi tangibili (nome, logo, colori) che enfatizzano la tua identità anche come marchio;
  6. Essenza: Devi sintetizzare un distillato dei tuoi valori e obiettivi a lungo termine. Sarà il faro che illuminerà la tua rotta.

Esiste un segreto per per una brand identity vincente?

La tua identità artistica deve riflettersi nel modo in cui ti esponi pubblicamente: nelle foto, nei video, nei live, nelle interviste. Questa immagine che vai a creare è il riflesso che si vede nello specchio del pubblico. La chiave per allineare queste due dimensioni è la coerenza, che però va coltivata con flessibilità strategica.

Cultura e valori non sono solo parole.

Dichiarazioni di valori generiche, senza un reale impegno, non portano molto lontano. La sincerità è d’obbligo.

La mission ti deve ispirare.
Non deve essere una frase da incorniciare in ufficio. Deve essere un tuo punto di riferimento e un messaggio chiaro per il pubblico.

La personalità è il tuo vantaggio competitivo.
In un mercato saturo come quello musicale, il pubblico cerca autenticità. Dovrai essere onesto, prima di tutto con te stesso e diventare una persona con cui le persone vorranno interagire: solida, simpatica, affidabile o cortese.

La visual identity non è un optional.
Investire in un design coerente è essenziale per la riconoscibilità. Ma non fermarti lì: anche il tono di voce nei testi e le esperienze offerte devono riflettere l’identità visiva.

E se qualcosa non funziona?

Ti sei mai chiesto perché il pubblico non ti vede come vorresti? Forse stai comunicando il messaggio sbagliato o, peggio, non stai comunicando affatto. Ecco alcune domande pratiche da porti subito:

  • La tua comunicazione riflette realmente i tuoi valori e la tua mission?
  • I tuoi contenuti digitali (social media, sito web) sono allineati alla tua personalità artistica?
  • Hai mai indagato o chiesto come il pubblico ti percepisce

Non aspettare che il tuo pubblico capisca il tuo brand da solo. Fai un audit della tua brand identity:

Cosa puoi fare oggi?

  1. Analizza i tuoi sei pilastri. Sono solidi e coerenti?
  2. Chiedi feedback al tuo pubblico. Cosa vede quando pensano a te?
  3. Adatta il tuo messaggio per riflettere al meglio la tua essenza.

Ricorda: La tua identità artistica non è solo ciò che dici di essere, ma anche ciò che il pubblico percepisce di te. Posizionarsi correttamente e permanentemente nei suoi pensieri, essere un punto di riferimento, è essenziale e non rinunciabile.

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Music Marketing

di Filippo Canale
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L’unica guida PRATICA in Italia che permette agli Artisti di costruirsi delle basi solide per rendere sostenibile e duratura la propria carriera musicale. Non è la semplice lettura che ti spiega come aumentare la visibilità, bensì è un manuale passo passo che ti aiuta a costruire un Brand, gestire ogni ambito della carriera musicale, capire quali fonti di entrata devi generare e il come farlo. È un vero e proprio corso che consente agli artisti di trasformare la propria passione in un lavoro passando dalla creazione di un Brand, alla gestione della fanbase fino ad arrivare alla monetizzazione musicale.Vivere di musica non sarà più solo un sogno grazie alle nozioni e gli esempi pratici riportati che hanno permesso già a decine di artisti di creare un’identità unica raggiungendo i propri obiettivi.

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marketing musicale musicista professionista social music marketing tips & tricks

Le due vie dell’eMail Marketing Musicale

Nelle prossime settimane mi dedicherò ad illustrare alcune buone pratiche riguardo all’email marketing. Il motivo è molto semplice: avere un contatto diretto con il tuo pubblico, senza l’intermediazione dei social, è il metodo migliore per mantenere un contatto privilegiato e duraturo con chi ama la tua musica.

Due vie per l'email marketing musicale.

I social hanno la tendenza di andare fuori moda (mai sentito parlare di MySpace?) o di andare in disgrazia (vedi X). Inoltre non sono un ambiente neutro, il pubblico dei social è sottoposto a continue distrazioni e il flusso di lettura potrebbe far perdere forza al tuo messaggio.

Perciò, perché non coccolare il tuo pubblico con messaggi personali in un ambiente protetto e privo di distrazioni come una mail?

Immagina di avere una canzone che potrebbe rivoluzionare il tuo percorso musicale, ma nessuno la ascolta. Ti sei mai chiesto perché alcuni artisti emergono e conquistano il pubblico, mentre altri, pur avendo talento, rimangono nell’ombra? La risposta risiede nella strategia di marketing.

Oggi esploreremo due approcci fondamentali: le campagne di email marketing per costruire autorevolezza e popolarità e le campagne di direct email marketing orientate alla vendita. Questi due metodi non sono solo diversi; sono essenziali per il successo di un artista nel panorama musicale contemporaneo.

Campagne di Email Marketing per Autorevolezza e Popolarità
L’obiettivo principale.

Le campagne di email marketing mirate a costruire autorevolezza e popolarità si concentrano sulla creazione di una connessione autentica con il pubblico. Qui non si tratta solo di vendere; si tratta di raccontare una storia, di condividere esperienze e di coinvolgere i fan in un viaggio musicale. Questo approccio è cruciale per gli artisti emergenti che cercano di affermarsi in un mercato saturo.

Strategia e contenuti
  1. Contenuti coinvolgenti: Inviare newsletter che non siano solo promozionali ma che offrano anche contenuti esclusivi, come dietro le quinte, interviste o storie personali. Questo crea un legame emotivo con i fan.
  2. Frequenza: Mantenere una frequenza regolare nelle comunicazioni è fondamentale. Non bombardare i tuoi iscritti, ma nemmeno lasciarli in silenzio per troppo tempo. Trova un equilibrio.
  3. Segmentazione: Utilizza la segmentazione per inviare messaggi personalizzati. Ad esempio, puoi inviare aggiornamenti diversi a chi ha partecipato a concerti rispetto a chi ha solo ascoltato la tua musica online.
  4. Call to Action (CTA): Ogni email dovrebbe avere una chiara CTA che incoraggi i lettori a interagire ulteriormente, sia che si tratti di ascoltare un nuovo brano, seguire sui social o condividere la newsletter.
Risultati attesi

Queste strategie non solo aumentano la tua visibilità, ma costruiscono anche una community attiva intorno alla tua musica. I fan diventano sostenitori e, nel lungo termine, questo porta a maggiori opportunità di vendita e collaborazione.

Campagne di Direct Email Marketing per Vendita
L’obiettivo principale

Le campagne di direct email marketing hanno un obiettivo molto più diretto: vendere. Che si tratti di supporti fonografici, streaming o merchandising, queste campagne sono progettate per convertire i lettori in acquirenti.

Strategia e contenuti

1. Offerte speciali: Includere sconti esclusivi o bundle speciali può incentivare l’acquisto immediato. Ad esempio, offri un pacchetto che include un album fisico e un accesso esclusivo a un concerto online.

2. Urgenza: Creare un senso di urgenza è fondamentale. Frasi come “Offerta valida solo per 48 ore” possono spingere i lettori ad agire rapidamente.

3. Design accattivante: Assicurati che le tue email siano visivamente attraenti e facilmente leggibili su tutti i dispositivi. Un design pulito e professionale riflette la qualità della tua musica.

4. Testimonianze e recensioni: Includere feedback positivi da parte di fan o critici musicali può aumentare la fiducia nel tuo prodotto e incoraggiare l’acquisto.

Risultati attesi

Le campagne dirette possono portare a vendite immediate e misurabili. Monitorando le metriche come il tasso di apertura, il tasso di clic e le conversioni, puoi ottimizzare continuamente le tue strategie per massimizzare i risultati.

Conclusione

In sintesi, comprendere le differenze tra queste due tipologie di campagne è fondamentale per ogni artista che desidera navigare con successo nel mondo della musica moderna. Mentre le campagne di email marketing aiutano a costruire una base solida di fan fedeli attraverso l’autorevolezza e la connessione emotiva, le campagne dirette si concentrano sull’azione immediata della vendita.

Ci sono molti servizi, anche gratuiti, che ti permettono di creare un tuo sistema di mail marketing. Se vuoi maggiori informazioni, se vuoi approfondire, lascia un commento o scrivimi via mail.

Vuoi approfondire?

Le due vie dell’Email marketing musicale

Email design per musicisti: l’intestazione

Email per musicisti: il design è strategia

Email per musicisti: il mobile first è l’imperativo

La discografia in Italia. Storia, struttura, marketing, distribuzione e new media.

di Luca Stante

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La discografia italiana analizzata in tutti i suoi aspetti: la storia, l’industria, i grandi successi, il marketing, le nuove tecnologie e i nuovi media. Un libro fondamentale per conoscere il mondo della discografia italiana dal di dentro, ma anche per chi volesse studiare e lavorare nel business professionale della musica. Luca Stante, economista, esperto di marketing discografico internazionale e new media, ha lavorato e lavora come consulente per grandi etichette come Warner Music ed Eko Music. Saggista e docente, tiene corsi e master presso varie università. È inoltre consulente di web marketing e commercio internazionale per diverse aziende discografiche italiane, country manager del Popkomm e Responsabile New Media e Relazioni Internazionali per Audiocoop.

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musica streaming social music marketing Spotify

L’anima social di Spotify

Non puoi più pensare alla musica come un semplice flusso di note e testi. Ormai, la musica è l’anima pulsante delle interazioni social, il canale privilegiato attraverso cui i brand e le persone si connettono in modo autentico e significativo.

L'anima social di Spotify

In questo articolo mi soffermerò in alcune dinamiche che di fatto influiscono nell’esperienza di ascolto offerta da Spotify e come, di riflesso, queste dinamiche incidano nelle abitudini degli ascoltatori. Scoprirai che nel contesto attuale, la musica non è la vera protagonista assoluta, ma è un veicolo per trasmettere messaggi e intenzioni.

Nel corso dell’ultimo decennio app come Spotify hanno trasformato il mondo musicale in un hub sociale, andando ben oltre la semplice esperienza di ascolto e abbracciando una missione molto più grande: quella di creare una vera e propria comunità. Se pensi che basti creare una playlist per essere parte del gioco, ti sbagli: qui la posta in palio è la costruzione di fiducia, la trasparenza e la connessione autentica.

Il cambiamento nella fiducia degli ascoltatori

Oggi, gli ascoltatori non sono più influenzati dalle classiche campagne marketing. La fiducia è passata nelle mani del cosiddetto “fattore F”: friends, families. In un mondo dove il passaparola digitale tra pari diventa l’ago della bilancia, un brand deve fare molto di più che semplicemente mostrare un prodotto; deve raccontare una storia e inserirsi nelle conversazioni con trasparenza. Questo ha reso la musica stessa un veicolo per quei brand che desiderano avvicinarsi al loro pubblico, Spotify è diventato un ponte, uno spazio dove il dialogo tra aziende e consumatori non è solo consentito, ma anche incoraggiato.

Dalla condivisione limitata al mondo dei social

All’inizio, Spotify era esclusivo, accessibile solo su invito, un po’ come un club musicale riservato ai pochi fortunati. Ma, con il tempo, Spotify ha capito l’enorme potenziale dell’integrazione social. Ora, la piattaforma permette di creare il proprio identikit musicale, con la possibilità di seguire gli amici e scoprire in tempo reale cosa stanno ascoltando. Questa interazione sociale è diventata ancora più forte con l’integrazione di Instagram, consentendo agli utenti di condividere brani direttamente nelle proprie Stories.

Immagina quanto sia potente per un brand inserirsi in queste dinamiche: non è più pubblicità invasiva, ma è presenza naturale, quasi come un amico che consiglia una canzone. Starbucks è un caso emblematico, con la sua collaborazione con Spotify che ha portato l’esperienza musicale dentro i suoi locali e creato una playlist di riferimento che rafforza il legame emotivo con il brand.

La sfida della streaming intelligence

Spotify non è solo una piattaforma musicale; è un sistema che raccoglie dati per proporre contenuti personalizzati attraverso la streaming intelligence. Questa intelligenza permette ai brand di creare campagne pubblicitarie estremamente mirate, grazie alla piattaforma self-service Spotify Ad Studio. È qui che la differenza emerge: la pubblicità non è casuale, ma cucita su misura per un pubblico che vive la musica come parte integrante della sua identità. I marchi possono inserirsi in questo flusso, scegliendo esattamente a chi far arrivare il proprio messaggio, aumentando l’efficacia e, soprattutto, l’impatto emozionale.

il volto etico dI SPOTIFY

Spotify ha dimostrato una forte responsabilità sociale con iniziative come l’Equalizer Project, pensato per promuovere una maggiore presenza di artiste donne nel panorama musicale. Questo impegno va oltre il profitto e si traduce in un’influenza positiva sul pubblico, rendendo Spotify un punto di riferimento non solo per l’intrattenimento ma anche per l’inclusione. Grazie a collaborazioni con brand come Smirnoff, Spotify ha trasformato l’esperienza musicale in un veicolo per il cambiamento sociale, proponendo playlist bilanciate tra artisti maschili e femminili e organizzando eventi e workshop di networking per la crescita di talenti emergenti. Questo non solo migliora l’immagine di Spotify, ma rafforza la fiducia del pubblico, che riconosce il valore del suo impegno etico.

Spotify come social network

Spotify ha raggiunto un pubblico immenso e diversificato, ma non si limita a fornire musica: è uno spazio dove gli utenti possono esprimere se stessi, condividere gusti e opinioni. In questo contesto, i brand hanno la possibilità di interagire con il pubblico in modo più intimo e rilevante. Spotify, quindi, non è solo una piattaforma di streaming musicale: è un social network, un luogo di incontro virtuale dove la musica diventa il linguaggio comune.

In un’epoca in cui i consumatori cercano autenticità e dialogo, i brand devono saper cogliere l’opportunità di Spotify per stabilire una relazione reale con il pubblico. La sfida non è più solo conquistare l’attenzione, ma guadagnarsi la fiducia, costruire valore e dimostrare di essere un interlocutore affidabile.

In questo panorama la musica non è più un’opera d’arte, o d’ingegno fine a se stessa. Ed è una cosa che devi tenere in considerazione nel tuo percorso artistico. Dal mio punto di vista questo è uno stato delle cose che dovresti vivere con una certa serenità, senza lasciarti condizionare.

È però imperativo che tu riesca a trovare il tuo posizionamento in questo contesto. Diversamente, sarai destinato ad appartenere a quel vastissimo gruppo di musicisti che raccolgono pochi streaming all’anno.

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La discografia in Italia. Storia, struttura, marketing, distribuzione e new media.

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marketing musicale musicista professionista personal branding social music marketing superfan

Fan, Fandom e Superfan

Il tuo pubblico non è rappresentato dai numeri degli insight dei tuoi social o di Spotify for Artist: in realtà è molto di più. Il tuo pubblico è fatto di persone vere, reali, con una loro vita e le loro passioni, che siano poche o molte non importa, queste persone, sono i tuoi fan e messi tutti insieme formano un fandom: un insieme di persone che condivide la passione per la tua musica.

Fan, fandom e superfan

In realtà, il fan oggi ha più di una semplice passione per un prodotto mediale. Spesso la sua è una dichiarazione d’identità, un atto di appartenenza a un gruppo che trascende il semplice consumo passivo di musica. Ma che cos’è veramente il fandom e perché oggi è così rilevante, in particolare nel contesto musicale?

Il punto di partenza è che non esiste una definizione univoca di fan.

Essere fan di un musicista o di un genere musicale può significare essere ossessionati, entusiasti o semplici consumatori passivi di contenuti. Non devi commettere l’errore di vedere i fan come un blocco monolitico, ma piuttosto un insieme eterogeneo di individui che vivono il loro rapporto con la musica in modo diverso. La grande domanda però rimane: attraverso quali meccanismi le persone possono diventare tue fan?

La risposta è meno immediata di quanto sembri.

Un’individuo non diventa fan per scelta consapevole, almeno non all’inizio. Il momento dell’adesione al fandom di un musicista, è qualcosa che avviene quasi senza accorgersene, spesso a seguito di un’esperienza emotiva forte durante un concerto o nell’ascolto della musica. Capire cosa scatena l’emozione nei fan è la chiave per costruire un legame duraturo tra musicista e pubblico.

Tieni presente che i  fan creano connessioni emotive non tanto al musicista, ma all’esperienza emotiva che la sua musica riesce a suscitare.

Quando ascoltando una canzone che ti trasporta in un altro mondo, stai sperimentando quella stessa connessione che ti farà tornare su Spotify per riascoltarla ancora e ancora. Ed è proprio su questa esperienza che devi mettere al centro delle tue strategie di marketing musicale.

Non si tratta solo di vendere un tuo disco, ma di creare un momento indimenticabile, che spinga il fan a condividere, a partecipare e, infine, a sostenerti in modo attivo.

Un altro aspetto centrale è il ruolo della comunità: il fandom.

Essere parte di un fandom è anche un fenomeno sociale. Un fandom è infatti un luogo, fisico o virtuale, in cui i fan si aggregano, creando comunità che sostengono l’artista e la sua musica spingendoli a nuovi livelli di popolarità. È il passaparola tra fan, la condivisione di video su YouTube o TikTok, e le discussioni sui social media che giocano un ruolo enorme nella diffusione di un artista o di una band. Il fandom può essere composto da diverse community  che alimentano il tuo successo duraturo nel tempo. Ignorare queste dinamiche sarebbe un grave errore.

Non devi dimenticare che i fan non si limitano al consumo passivo, spesso sono a loro volta anche creatori. I fan non si limitano a godere del prodotto, ma lo reinterpretano e lo diffondono attraverso le loro creazioni. Che si tratti di creare meme o realizzare cover, i fan partecipano attivamente al processo creativo, alimentando ulteriormente l’eco mediatica di un artista. Ed è proprio qui che entra in gioco questo concetto fondamentale: il fan non è solo un destinatario del messaggio, ma un co-creatore del brand dell’artista.

I fan non si limitano a consumare il prodotto in privato; lo rendono pubblico. Indossare la maglietta della propria band preferita o postare una storia su Instagram mentre si ascolta una nuova canzone sono atti performativi che segnalano la propria appartenenza a un gruppo. E in un mondo dominato dai social media, queste performance diventano contenuti virali che possono spingere un prodotto o un artista verso il successo globale. Quando l’impegno di un fan lo porta ad essere un potenziale ambasciatore del tuo brand, possiamo parlare di superfan.

I superfan sono le persone che non solo adorano un musicista, ma vogliono anche interagire con lui e dedicano quotidianamente del tempo per coltivare la loro passione. Per approfondire questo tipo di pubblico invito a leggere questi due articoli:

Il futuro dei musicisti è nei Superfan?

Il Superfan è in tendenza e lo sarà sempre di più.

C’è però una sfida: non tutti i fandom sono uguali, né tutti si manifestano allo stesso modo.

Devi anche tener presente che ci sono fan che esternano il loro amore e quelli che lo tengono per sé. Questa dinamica può essere sfruttata in modi diversi, ma il punto chiave è che un fan che si sente a proprio agio nel manifestare la propria passione sarà molto più propenso a diventare un evangelista del brand. La chiave sta nel creare uno spazio sicuro e accogliente, dove i tuoi fan possano esprimere liberamente il loro entusiasmo senza sentirsi giudicati.

Per questo sono importanti le community online, ben gestite, dove i fan possono aggregarsi, discutere e condividere la loro passione con persone che la pensano allo stesso modo.

Un’individuo diventa fan di un determinato genere musicale o di un musicista per una serie di fattori personali, culturali e sociali. Per questo è cruciale capire il tuo pubblico di riferimento. Significa comprendere non solo i gusti musicali, ma anche i valori, lo stile di vita e le aspirazioni del fan. Solo così si può creare una comunicazione efficace, che risuoni profondamente con il tuo pubblico e lo spinga ad agire.

Una delle poche cose certe è che il fandom non è qualcosa che può essere imposto o creato artificialmente. È il risultato di una connessione autentica tra il musicista, musica e il pubblico. È una forza potente, che può portare un artista dall’anonimato al successo planetario. Ma non si tratta solo di creare una buona canzone o di avere un’immagine accattivante. Si tratta di creare un’esperienza, una comunità, una connessione autentica.

E questa connessione è ciò che farà la differenza nel lungo termine.

La sfida è creare quei momenti di connessione che faranno scattare la scintilla. Come puoi fare questo? Prima di tutto, devi conoscere il tuo pubblico. Chi sono? Cosa amano? Cosa odiano? Solo allora potrai creare contenuti che parlino direttamente a loro, che tocchino quelle corde emotive che li faranno tornare, parlare e condividere.

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Gianni Sassi. Fuori di testa. L’uomo che inventò il marketing culturale.

di Maurizio Marino

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Gianni Sassi è stato il focus culturale della Milano degli anni Settanta e Ottanta. Figlio di un’epoca di grande fermento ma attivo in un periodo che si prestava particolarmente all’innovazione, alla trasgressione delle regole, alla creatività finalmente libera e protagonista, Sassi seppe esprimere il suo incontenibile talento in una molteplicità di campi, meritando il titolo di comunicatore multimediale ante litteram. Grafico di notevole inventiva, letterato, grande appassionato di musica e di arti visive e abile osservatore dei fermenti politici e culturali che agitavano violentemente la società italiana dei primi anni Settanta, Sassi ebbe gioco facile a cavalcare quell’esigenza di altenativismo che veniva espressa da certe frange dell’universo giovanile di quell’epoca, e con grande intelligenza fu abile a creare una vera e propria scena culturale, che aveva nella musica (arte d’aggregazione per eccellenza) il proprio collante sociale e il proprio elemento-guida. Ripercorrendo gli esordi con la Bla Bla Records, dove Sassi ebbe modo di produrre i primi album di Franco Battiato, e la lunga avventura della Cramps Records e degli artisti da lui lanciati (dagli Area di Demetrio Stratos a Eugenio Finardi, da Alberto Camerini agli Skiantos), è possibile rendersi conto dell’importantissimo ruolo-chiave da lui svolto nella storia della musica italiana alternativa tra anni Settanta e Ottanta.

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facebook Instagram social media social music marketing social network

Facebook e Instagram: gli odiati indispensabili.

Se pensi ancora che basti postare un contenuto interessante per ottenere visibilità su Facebook e Instagram, sei fuori strada. La portata organica è crollata negli ultimi anni, e l’algoritmo ha cambiato radicalmente le regole del gioco. Ad oggi, secondo Social Insider, il tasso di copertura medio su Instagram è del 4% mentre su Facebook è del 2,6%.

Spotifi e Instagram odiati indispensabili

Questo accade anche per una precisa politica di Facebook, che privilegia i post di amici e familiari, rispetto quelli delle pagine aziendali o dei brand. In particolare, tutti i social di Meta, danno scarsa diffusione a quei post con link che portano fuori dalla piattaforma.

In pratica, la tua strategia di contenuto organico è morta, o quasi. Non puoi più affidarti solo ai vecchi metodi. Hai bisogno di due cose: una comprensione profonda dell’algoritmo e una strategia di advertising efficace.

L’algoritmo di Facebook non è una bestia facile da domare, ma c’è una via di fuga. Se vuoi che i tuoi contenuti emergano dalla massa, devi capire come funziona la filter bubble. In breve, siamo tutti intrappolati in bolle di contenuti simili, che rispecchiano i nostri interessi e le nostre connessioni più strette. Ma cosa succede se vuoi raggiungere nuovi fan, fuori dalla tua bolla? Devi imparare a sfruttarla.

E qui entrano in gioco i video. Non è un caso se Facebook è diventata la seconda piattaforma per consumo di video dopo YouTube. I marketer lo sanno: già nel 2018, il video ha superato il blogging come formato di contenuto più utilizzato (63% contro 60%). E non parliamo solo di video normali: anche i video live stanno prendendo piede rapidamente.

Quindi, se vuoi avere successo, il video è il re. Ma attenzione: non basta fare un bel video e aspettare che diventi virale. Anche qui serve strategia. Devi capire il tuo pubblico, testare diversi tipi di contenuto, sfruttare l’advertising e monitorare costantemente i risultati.

Ora veniamo al vero punto di svolta: il social advertising. Se non stai già investendo in annunci su Facebook, stai perdendo un’opportunità gigantesca. È un dato di fatto che la copertura organica oggi si paga, e solo chi sa investire bene ottiene un ritorno enorme.

Facebook non è solo grande, è intelligente. Il social network non conosce solo i numeri, ma anche i comportamenti e le preferenze dei suoi utenti. Questo è il cuore del suo potere pubblicitario. Puoi targettizzare in modo preciso chiunque, ovunque, in base ai loro interessi, comportamenti e connessioni. E non finisce qui: quando crei una campagna su Facebook, stai effettivamente creando un’inserzione che può raggiungere utenti anche su Instagram e su le altre piattaforme collegate.

Ma per sfruttare al massimo questa potenza di fuoco è necessario conoscere in profondità gli strumenti pubblicitari della piattaforma. Il rischio è di investire male il tuo denaro e creare campagne che non funzionano. Dovresti anche definire l’obiettivo della campagna: vuoi aumentare la consapevolezza del tuo brand, generare traffico al sito, raccogliere lead o spingere le conversioni? Ogni scelta definisce il tipo di campagna e le metriche che monitorerai.

Il targeting è poi la chiave di tutto. Puoi segmentare il pubblico per età, genere, posizione geografica, interessi, lingue parlate e tanto altro. Facebook offre un grado di precisione che non ha paragoni nel mondo dell’advertising, tanto che puoi anche escludere dal target specifiche categorie, come le famigerate click farm, quelle fabbriche di click che gonfiano i dati ma non portano risultati reali.

La parte cruciale è il budget: puoi scegliere di impostare una spesa giornaliera o totale per la durata della campagna, con la possibilità di ottimizzare la distribuzione delle impression. Vuoi testare più creatività o target diversi? Nessun problema, gli strumenti di Meta ti permettono di farlo in modo semplice e immediato, rendendo ogni campagna un’opportunità di apprendimento continuo.

La creatività conta, ma non come pensi. Il consiglio? Sperimenta, analizza i risultati e aggiusta la rotta.

Conoscere a fondo le app di Meta, Facebook, Instagram ed anche il neonato Threads è indispensabile se vuoi far evolvere il tuo progetto musicale. Prima o poi dovrai fare i conti con loro e dovrai essere preparato o avere qualcuno che ti assiste.

Si, è una rogna, ma se vuoi appoggiarti ai social devi fare i conti con quanto sopra.


Gli altri ottanta.
Racconti dalla galassia post-punk italiana

di Livia Satriano
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Dopo l’esplosione del punk anche in Italia si è verificato un rinascimento musicale. In un momento di riflusso e stagnazione culturale, alcune band hanno saputo interpretare al meglio e in totale controtendenza il bisogno di cambiamento.

La new wave italiana è il risultato di una contaminazione di molteplici generi tra cui rock, elettronica, pop, reggae e disco music. Le possibilità sembravano infinite e c’era la volontà di costruire qualcosa di realmente diverso. Questi esperimenti hanno generato una scena seguita da migliaia di giovani in fuga dall’individualismo dilagante, gettando le basi per nuove mutazioni che ci hanno accompagnato fino a oggi.

Gli altri Ottanta è un libro che raccoglie le testimonianze di alcuni tra i più importanti musicisti dell’epoca: un racconto corale a partire dai tardi anni settanta per arrivare alla fine del decennio successivo, un periodo di grandi contraddizioni, dalla crisi dei movimenti politici al nuovo boom economico. Gli ottanta non sono soltanto quelli del culto dell’ottimismo e del superfluo, non solo dance e synth-pop commerciale, ma anche un laboratorio di forme di comunicazione innovative.

Qui potrete ascoltare le voci di quattordici musicisti che hanno iniziato a muovere i primi passi proprio allora, un viaggio alle origini della scena musicale indipendente italiana, alla ricerca di quelle magie creative che l’hanno resa indimenticabile.

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