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Musica: perché la promozione non funziona?

Il settore musicale contemporaneo si presenta come un ambiente in continua evoluzione, un mondo dove gli artisti emergenti si trovano a navigare in acque spesso turbolente e piene di insidie. In questo momento storico, è cruciale comprendere che l’artista musicale, il personaggio artista,  ha assunto un’importanza maggiore rispetto alla musica stessa, sebbene la longevità artistica sia sempre frutto di un delicato equilibrio tra la figura artistica e il percorso creativo. Chi desidera emergere in questo contesto deve fare i conti con dinamiche promozionali complesse e spesso contro-intuitive.

Perché la promozione musicale non funziona?

Come artista musicale ti ritrovi in un contesto promozionale che ti bombarda costantemente con impulsi e notizie specificamente costruite per fare leva sulle emozioni e sull’ego: sui tuoi sogni, sulle tue ambizioni, sul tuo desiderio di trovare un posto nel mondo.

La Music Industry è incentrata su un mercato estremamente polarizzato, dove la visibilità è ricercata ossessivamente e crea meccanismi, o propone soluzioni a pagamento promettendo risultati che spesso potresti ottenere gratuitamente.

Uno dei grandi errori in cui cade l’artista esordiente è quello di non crearsi un percorso professionale realmente sostenibile. Spinto dal sentire comune, non vede che il guadagno generato da una promozione tradizionale su piattaforme streaming e digitali, rispetto alla spesa sostenuta, matematicamente non esiste.

Nella mia esperienza, posso tranquillamente testimoniarti d’aver visto risultati promozionali all’altezza delle aspettative solo nel caso di artisti posizionati, cioè artisti famosi con una fan base di riferimento solida e fedele.

Nel mercato musicale, in questi anni si è verificato un cambiamento del modello di business. In passato, il focus era sul prodotto, la musica, e l’obiettivo della promozione era accelerare la diffusione del prodotto per raggiungere quante più persone possibile. Oggi, il core business è decisamente orientato ai servizi. Questo cambio di paradigma implica che l’obiettivo non è più raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma promuovere il proprio servizio a uno target specifico per soddisfare un suo bisogno. Essere un artista musicale, un creativo artistico, non è più sostenibile se non ti arricchisci di quelle competenze che soddisfano le esigenze di un mercato saturo di proposte e le inquadri in un’ottica di impresa.  Questa è la realtà e se non ti piace, forse la professione del musicista non fa per te.

Devi considerare che l’attenzione delle etichette e dell’industria discografica come sistema, è indirizzata verso il prodotto, verso l’uscita del singolo a cadenza periodica. Il Sistema non vede più l’artista musicale come il centro del business: gestire un artista è troppo impegnativo e rischioso. Oggi il business è investire sul prodotto artistico come magnete per attirare altri artisti, o aspiranti tali, in su sistema di servizi a pagamento: paghi per registrare la musica, cedi quote per pubblicarla, paghi per distribuirla, paghi per promuoverla.

C’è però un modo per evitare queste trappole, per entrare nel mercato musicale con il piede giusto. Ma è un modo che richiede un approccio diverso, una mentalità basata sul solido, sul concreto e non su sogni di fama e popolarità.

Per l’artista esordiente, è necessario tenere a bada i propri desideri e lavorare seriamente su se stesso, individuare il motore della sua creatività, definire il messaggio che vuole offrire al suo pubblico e come intende farlo. Deve prima di tutto definire un modello di business orientato al servizio, e la creazione di una promozione mirata che si basa sulla credibilità, la fiducia e la costanza; sapendo che la promozione è un processo che parte prima dall’interno e poi si muove verso l’esterno.

Per un artista musicale, nel mercato musicale attuale, agire senza una chiara visione, un ruolo definito e una strategia che connette il proprio servizio a un pubblico specifico (fan o altri professionisti) significa viaggiare alla cieca, spendendo tempo, denaro ed energia, affondando inevitabilmente nel pantano dell’insostenibilità emotiva e finanziaria.

Conoscere le dinamiche del mercato musicale, approfondire la propria visione delle cose, studiare metodi e modi per attrarre l’attenzione del pubblico e dei players del settore è indispensabile per costruirsi una professione musicista.

Nei miei corsi, nelle mie consulenze, lavoro proprio su questo.

Guidare l’artista musicale nell’acquisire competenze e conoscenze per potersi costruire una comunicazione professionale e un’immagine artistica solida. Per affrontare il mercato musicale che è poliedrico e che, lo dico sopratutto agli esordienti, non è solo Spotify. C’è molto di più.

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Dov’è il pubblico della tua musica?

Immagina di buttare nel cestino metà del budget della tua prossima campagna perché hai deciso di parlare a tutti. È quello che succede ogni giorno a centinaia di musicisti, etichette e professionisti dell’industria musicale che non hanno capito una cosa semplice: non esiste il pubblico, esistono i pubblici.

Dov'è il pubblico della tua musica?

Continuare a lanciare messaggi indistinti sperando che qualcuno raccolga significa sprecare tempo, energia e soldi. E in un settore in cui la visibilità è più competitiva dell’aria che respiri, questo è un lusso che non puoi permetterti.

Per questo vorrei chiarirti la  distinzione fondamentale tra mercato target e pubblico target. Il mercato è l’insieme totale dei potenziali clienti, il pubblico sono i sottoinsiemi concreti a cui ti rivolgi in una determinata fase o campagna. È la differenza tra dire la mia musica è per tutti quelli che amano il rock e capire che il tuo vero pubblico potrebbe essere, ad esempio, i ragazzi 18-25 che ascoltano Arctic Monkeys su Spotify, frequentano piccoli club indipendenti e scoprono musica tramite playlist collaborative.

Perché questa distinzione è importante?

Se pensi che suonare bene basti per emergere, stai ignorando la matematica del marketing musicale. I dati ci dicono che ogni anno vengono bruciati miliardi in campagne che non colpiscono il target giusto. Tradotto: post sponsorizzati che nessuno salva, playlist pitching che finiscono nel vuoto, video musicali guardati solo da amici e parenti. Il problema non è la qualità della musica, ma la mancanza di precisione nell’indirizzarla.

Un pubblico target ben definito non ti aiuta solo a vendere più biglietti o merch, ma costruisce affinità, appartenenza, fedeltà. Molti studi parlano chiaro: l’80% dei consumatori preferisce contenuti personalizzati. Nel mondo musicale, questo significa che un fan vuole sentirsi parte di una storia, non un numero in una campagna generica.

Come trovare il tuo pubblico

Ti dico subito che è un lavoraccio, ma quando ti promuovi sui social o decidi di investire del denaro in promozione e comunicati stampa, è bene che tu diriga la tua comunicazione in precise direzioni:

Studia chi ti ascolta già. Non partire da zero, guarda i tuoi dati Spotify for Artists, Instagram Insights, YouTube Analytics.
Escludi chi non ti interessa. Parlare a chi non diventerà mai tuo fan è come suonare jazz in un raduno di metallari.
Monitora il settore. Le tendenze di ascolto cambiano: capire come si muove la scena ti aiuta a non restare indietro.
Crea l’immagine ideale del tuo pubblico, le tue personas. Non parli a giovani tra i 20 e i 30. Parli a Martina, 24 anni, universitaria, ama indie pop e ascolta musica per studiare.

E qui arriva il punto forte: la musica vive di contesto. Non basta sapere l’età o la città, devi capire in quale momento il tuo fan ti ascolta, con quale stato d’animo, attraverso quale dispositivo. Un artista che intercetta i suoi ascoltatori in auto la mattina avrà un impatto diverso rispetto a chi si inserisce nelle loro cuffie in palestra.

Principali tipologie di pubblico
  1. Tutti. Funziona solo se sei già un colosso. Per un artista emergente, un suicidio.
  2. Clienti già acquisiti. Tradotto: fan attivi. Non trascurarli, costano meno da “nutrire” che trovare nuovi.
  3. Mercato target generico. Utile solo per campagne istituzionali (es. un festival che promuove l’intera lineup).
  4. Sottoculture. Punk, trapper, metalhead, indie kids: se la tua musica risuona con una sottocultura, hai un pubblico naturale.
  5. Sovraculture. Macro-gruppi trasversali, come gli amanti del jazz o i fan del reggaeton in tutto il mondo.
  6. Demografia. Sesso, età, reddito. Sì, a volte è noioso, ma funziona.
  7. Posizione. Il targeting locale è oro: se suoni a Bologna, sponsorizza lì, non in tutta Italia.
  8. Esigenze. I genitori che cercano musica rilassante per bambini? Un pubblico target reale.
  9. Atteggiamenti e opinioni. Fan ambientalisti, sostenitori LGBTQ+: parlare ai loro valori crea connessione emotiva.
  10. Interessi personali. Playlist running, studio, yoga: intercetta momenti precisi della vita quotidiana.
  11. Stile di vita. Chi viaggia molto in auto, chi lavora da remoto, chi passa ore in palestra: sono abitudini che modellano il consumo musicale.
  12. Fan. Targettizzare fan di artisti simili è la scorciatoia migliore per crescere.

Nella pratica, cosa significa?

Significa che se sei un cantautore folk e vuoi crescere, non ha senso sponsorizzarti a chi ascolta techno. Ma se invece individui i fan di altri cantautori a te affini, la probabilità che la tua canzone venga salvata in una playlist personale schizza alle stelle. Significa che se il tuo pubblico è concentrato in Lombardia, buttare budget su tutta Italia è denaro buttato.

E significa anche che non devi avere paura di restringere: più il tuo messaggio è specifico, più funziona. La paura di escludere è un classico dei musicisti, ma in realtà è il contrario: focalizzarti su pochi porta più risultati che tentare di piacere a tutti.

Ogni musicista indipendente conosce questa scena: investi tempo e risorse in post e promozioni, vedi qualche like, ma nessun vero fan nuovo. Il problema non è che la pubblicità non funziona, ma che non stai parlando a chi conta. Identificare il pubblico target è l’antidoto alla sensazione frustrante di gridare nel vuoto.

I veri risultati in termini di streaming, vendite di merch, presenze ai concerti li ottieni quando sai con precisione chi, dove, quando e perché ti ascolta. Senza questo, ogni euro speso in promozione è un biglietto della lotteria.

La mia esperienza sul campo

Devi sempre tener presente che il marketing non è una scienza esatta. Anche a me è capitato di non centrare bene il bersaglio per diversi motivi legati al tempo o al budget. Ma ogniqualvolta mi sono ritrovato in condizioni ottimali, i risultati sono arrivati, talvolta solo positivi, altre molto buoni. La differenza non stava nella musica, ma nella chiarezza del target che avevo disegnato.

La domanda che devi porti è: stai ancora provando a piacere a chiunque o hai deciso a chi vuoi davvero parlare? La musica non è per tutti, e va bene così. La prossima volta che pianifichi una campagna, chiediti: chi è davvero il mio pubblico target? Se non sai rispondere con precisione, stai buttando via tempo.

Raccogli i tuoi dati, costruisci una persona chiara del tuo fan ideale e usa quel profilo per testare la tua prossima campagna. Ti garantisco che i risultati ti sorprenderanno.

Se ti trovi in difficoltà, fammi sapere.

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La fatica d’essere artisti musicali

Se ti rivelassi che una fetta importante di artisti con cui entro in contatto alla fine rinunciano di risolvere i loro problemi di comunicazione, ti meraviglieresti?

La fatica d'essere artisti musicali

Sono artisti musicali esordienti che non raccolgono risultati, che non riescono a coinvolgere il pubblico, sebbene il loro lavoro sia promettente e, molti di loro, abbiano tutte le carte per emergere.

Forse è colpa mia. Magari non sono sufficientemente persuasivo, forse non strutturo bene la mia offerta. Su questi due punti non sono mai sicuro e quotidianamente cerco di migliorarmi.

Ma questo sarebbe completamente vero se poi, questi artisti musicali, si rivolgessero verso altri professionisti, cosa che non accade. Dunque qual’è il problema?

Te lo dico subito: non è un problema di prezzo.

Già solo scorrendo le pagine di questo blog potresti trovare decine di suggerimenti gratuiti in grado di cambiare la vita e la visione di qualsiasi musicista. Eppure le pagine più lette sono solo quelle che riguardano le royalty di Spotify: c’è un sacco di gente ossessionata da quei miseri 0,0003 € che ti restituisce Spotify.

Il vero prezzo che un artista musicale deve pagare per conoscere e applicare le dinamiche del marketing è di dover fare a cazzotti con il proprio ego.

Cambiare idea, aggiornare le proprie convinzioni, abbattere i luoghi comuni o riconoscere la propria ignoranza sono tra le attività più dispendiose dal punto di vista cognitivo e sono un problema per ognuno di noi.

Ogni volta che apprendi qualcosa di nuovo che contraddice ciò che pensavi di sapere, nel tuo cervello ristruttura la sua architettura mentale: crea nuove connessioni, cambia i processi sinaptici, butta il vecchio e accoglie il nuovo.

Purtroppo il nostro cervello è programmato per risparmiare energia e ce la mette tutta per ostacolare questo dispendioso sforzo mentale.

È un fatto fisico, non un opinione: è neuroscienza cognitiva.

Se ciò non bastasse, a renderti difficile il cambiamento ci si mette pure il tuo ego. Per un artista musicale avere un ego solido è molto importante perché farsi strada il mondo della musica è un percorso ad ostacoli dove solo i più sicuri di sé sanno mantenere viva la motivazione per tirare avanti.

L’ego è quella parte della nostra mente che si occupa dell’autoconsapevolezza e dell’immagine che abbiamo di noi,  difende la nostra identità, ci fa sentire coerenti, giusti e competenti.

Il nostro ego entra in crisi quando la realtà ci dimostra il contrario di ciò che crediamo sia vero. Questo provoca una tensione interna: il conflitto tra la realtà dei fatti e l’immagine che abbiamo di noi stessi, che rischia di essere minata dalla consapevolezza di essere ignoranti riguardo un certo argomento.

Spesso questo conflitto si traduce nell’insidioso Effetto Dunning-Kruger: un bias cognitivo in cui le persone meno competenti tendono a sovrastimare le proprie abilità, mentre le persone più competenti tendono a fare l’opposto.

Un meccanismo mentale subdolo in cui la stessa incompetenza che ti impedisce di svolgere bene una determinata attività, ti impedisce anche di accorgerti di non svolgerla bene. L’ignoranza, in questo senso, non significa solo non sapere, ma soprattutto non sapere di non sapere.

Questo bias ci è rassicurante: ci permette infatti di vivere nell’illusione di essere preparati, pronti e già sufficientemente formati.

L’unico modo per uscire da questa trappola è studio ed esperienza: lo studio ti offre le basi, l’esperienza l’opportunità di metterle in pratica.

Lo storytelling del musicista di successo che crea e produce l’album nella sua cameretta è una delle più grandi mistificazioni musicali della storia. In verità dietro ogni produzione di successo c’è un lavoro di squadra che va oltre l’ottima, produzione musicale. C’è un lavoro sulla personalità dell’artista, sulla sua immagine, sul suo messaggio.

Un processo a medio, lungo termine per posizionare l’artista musicale e la sua musica nella mente del pubblico, per renderlo unico e riconoscibile.

Se sei pronto per saperne di più e vorresti affrontare questo ed altri argomenti legati al personal branding musicale, sono a tua disposizione.

Contattami e ne parliamo.

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Linee guida di comunicazione per musicisti

Tra le molte competenze che un musicista, nell’era dello streaming, deve maturare ci sono quelle relative alla gestione della comunicazione on line. In particolare se è un musicista esordiente che si auto produce e non può investire in uno staff fisso per occuparsi di queste cose.

linee guida per la comunicazione musicale

Ispirandomi ad un bell’articolo di Kyle Chayka su Substack, in questo articolo cercherò di fissare alcune linee guida di comunicazione per musicisti: principi di base che è bene conoscere per costruire una comunicazione efficace sui social media, social network e altri canali telematici.

Sono 20 punti che ti invito a considerare con attenzione. Se poi qualcosa ti sfugge o non ti è chiaro, lascia un commento o scrivimi una mail. Vedrò di soddisfare il tuo interesse.

  1. Tutto è culto della personalità

    C’è poco da fare, devi coltivare il tuo piccolo culto di seguaci. Devi essere allo stesso tempo riconoscibile e aspirazionale, ma senza allontanarti troppo: il tuo pubblico deve continuare a sentirti vicino.

  2. Definisci sempre il perché

    Non fare cose perché sembrano cool, ma senza obiettivi chiari. Ogni tua iniziativa deve avere una motivazione precisa. Fare un blog, un post, un video o un podcast senza scopo non solo è inutile, ma rischia di danneggiarti.

  3. Nessuno è davvero media literate

    Il pubblico non sa sempre leggere correttamente i contenuti. Bisogna spiegare chiaramente chi sei e cosa fai, anche ripetendolo.

  4. Valore della specificità e della località

    Internet è sempre più senza contesto. Per distinguerti, resta ancorato a una geografia digitale o a un punto di vista ben definito. Il pubblico ama sentirsi parte di un gruppo ristretto, come chi capisce la battuta che altri non colgono.

  5. Conta l’immagine

    I video sono una componente indispensabile per creare quel culto della personalità di cui sopra. Non sto parlando dei music video, intendo proprio dei video su cui ti esponi e costruisci la tua narrazione. Video che siano un mezzo per esporti e comunicare direttamente con il pubblico.

  6. Tutto è multipiattaforma

    Legarsi ad una sola piattaforma è limitare il tuo raggio d’azione. Così è bene che la tua comunicazione viaggi su canali diversi. Ma non devi esagerare. Resta fissa la regola che è meglio avere pochi profili ben curati e coerenti.

  7. Multicanalità

    Chi vuole rafforzare il proprio legame con il pubblico, con i fan, deve diffondere contenuti ovunque: testo, audio, video, live. Il pubblico si aspetta di vedere la stessa persona declinata su tutti i formati.

  8. Ogni piattaforma che muore crea opportunità

    Quando un social declina o perde popolarità, si rimescolano le gerarchie online. Nuove voci emergono, si aprono nuovi spazi vuoti. È lì che bisogna inserirsi: approfittare dell’esodo e conquistare terreno. Ma bisogna essere rapidi nel seminare, in pochi mesi la situazione cambia radicalmente.

  9. Anticipa sempre la rottura

    Misura e valuta il risultato dei tua comunicazione sulle diverse piattaforme: prova, testa diversi formati e linguaggi. Ma se vedi che non raccogli o che i risultati subiscono un calo sensibile, meglio interrompere prima che siano loro a lasciarti. Tagliare i rami secchi per concentrarsi in qualcosa di più efficace è un’altra regola aurea.

  10. Sfrutta le nuove piattaforme

    Ogni volta che nasce un nuovo social o un app dedicata ai musicisti, buttati al 100%. È un gioco di conquista: chi si adatta subito vince. Solo dopo puoi permetterti di essere meno dipendente dal sistema.

  11. Non dipendere da ciò che non è tuo

    Meglio costruire asset portabili, come mailing list e sistemi di pagamento indipendenti: Ko-fi, Patreon ecc… Le piattaforme cercano di tenerti vincolato, ma la sicurezza vera è nel traffico diretto: sito internet, email, rapporti non mediati.

  12. Non conta solo l’attualità

    Il pubblico, mediamente, non è ossessionato dalle breaking news. Contenuti sempreverdi funzionano, anche se “vecchi”. Non preoccuparti dell’età di un argomento se questo è funzionale nel costruire in rete la tua identità.

  13. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  14. Lealtà fragile del pubblico

    Per attrarre e tener legato il pubblico serve impegno e costanza. Le distrazioni sono tante e l’attenzione verso di te va mantenuta, non dico ogni giorno, ma settimanalmente si.

  15. Tutto è iterativo

    Un contenuto social può diventare il contenuto di una newsletter e magari il contenuto di un video. Declina il tuo messaggio con linguaggi diversi senza perdere di vista ciò che ti prefiggi di ottenere.

  16. Nuovi criteri di successo

    Premi e riconoscimenti tradizionali non valgono più. Non esiste un Oscar per i TikTok o per le newsletter, ma alcuni dei progetti musicali più redditizi sono nati proprio lì, ignorati dal mainstream tradizionale che è arrivato dopo.

  17. La pubblicità non muore mai

    Anche negli ecosistemi che puntano agli abbonamenti, l’advertising (sponsorizzazioni, eventi, collaborazioni) rimane essenziale. Non rinunciare del tutto alla pubblicità, ma usala con strategia o rischi di buttare soldi dalla finestra.

  18. Relazioni parasociali

    La chiave è costruire rapporti unilaterali intensi. Diventa un punto di riferimento per il tuo pubblico: dialoga, riempi le giornate di chi ti segue. Questo tipo di legame ha un valore enorme ed è un obiettivo vitale da perseguire.

  19. La musica come festa e moda

    Gli artisti più interessanti sono quelli che sanno organizzare eventi dal vivo coinvolgenti, che vanno oltre al semplice live: radunare persone, trasformarle in sostenitori. L’artista musicista oggi può funzionare come un brand di moda: la gente deve desiderare di indossarti. Se nessuno vuole venire alla tua festa, stai sbagliando qualcosa.

  20. La relazione è tutto

    Ricordati sempre, ripeto sempre, il vero fattore di sopravvivenza di un musicista è il legame diretto tra l’artista e chi lo segue ascolta. Se vinci questa battaglia sei a cavallo.

Se non stai già seguendo almeno cinque di queste linee guida ti vedo messo molto male. E quasi certamente è proprio per questo che i tuoi live hanno poco pubblico ed il tuo streaming non gira come dovrebbe.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Perché il musicista deve raccontarsi

Un tempo era la stampa specializzata, la critica e il giornalismo musicale che, sui magazine musicali, svolgevano quel ruolo informativo importante che metteva in connessione gli artisti musicali con i loro fan. La stampa musicale, e gli speaker radiofonici, guidavano le scelte del pubblico verso l’acquisto di un album o verso la scoperta di una nuova band o un nuovo autore.

Perché un musicista dovrebbe raccontarsi.

Oggi, nell’era dello streaming, ad un ascoltatore, ad un consumatore, basta aprire un’app e ascoltare 30 secondi di un brano con il tiro giusto ed eccolo nella sua playlist quotidiana. Ha appena dato un’occhiata al titolo e all’interprete e già ha dimenticato ciò che ha visto; lo ascolterà magari per mesi, mentre aspetta l’autobus, mentre guida, mentre si rilassa, insieme agli altri 100 brani della sua playlist, senza mai preoccuparsi di conoscere meglio chi quel brano ha scritto e suonato.

Che ti piaccia o meno, questo è il comportamento di gran parte degli ascoltatori in questa epoca dove c’è più musica che orecchie per ascoltarla.

Perciò, se vuoi creare un legame solido e duraturo con le persone a cui piace la tua musica, non ti resta che esporti in prima persona, legando la tua immagine alla tua musica, in modo che si crei un legame riconoscibile e indissolubile.

Di seguito, ti voglio dare qualche argomento utile da poter usare sui social, sul tuo sito, sulle tue cartelle stampa e nelle interviste:

Racconta le tue creazioni

C’è chi sostiene che la musica parla da sola e non deve essere spiegata. Io dico che la fa troppo semplice. Guarda gli scrittori, per esempio, un loro romanzo è sicuramente più intelleggibile e facilmente interpretabile rispetto ad una canzone. Nonostante questo, durante le interviste non esitano a spiegare le motivazioni che li hanno spinti a scrivere, dei temi che amano trattare e dello stile che hanno scelto per farlo. E’ un plus valore che l’artista dà alla sua opera e che può creare un dialogo costruttivo con il pubblico.

Alcuni argomenti chiave utili per fare questo possono essere:

  • Di cosa parla la tua canzone o il tuo album?
  • Dov’eri quando l’hai fatto e quando l’hai scritto?
  • Che cosa significa la canzone o l’album per te e come si inserisce nel tuo intero corpo di lavoro?
  • Come ti sei evoluto come artista durante il processo?
  • Quali influenze musicali ti hanno ispirato?
  • Chi sono i tuoi collaboratori e perché li hai scelti?
RACCONTA IL PROCESSO CREATIVO E LE SCELTE TECNICHE

Anche le scelte tecniche e artistiche che ti portano alla definizione di un certo sound hanno la loro importanza, in particolare per dimostrare la tua maturità professionale tra gli addetti del settore.

Ma il lato tecnico affascina anche il pubblico più attento. Non importa quanto sia sontuosa la tua strumentazione, non tirarti indietro, anche le configurazioni più modeste sono invitanti per i più curiosi che resteranno affascinati dalla tua abilità di creare suoni e atmosfere senza troppi artifici.

Un’idea potrebbe essere quella di creare dei mini documentari, dei backstage, dove i protagonisti sono i tuoi strumenti in azione. Un assaggio degli ingredienti di quello che sarà il piatto una volta servito a tavola. Foto e video delle tue sessioni di prova o di ricerca possono veramente incuriosire ed eccitare i tuoi fan e anche altri musicisti.

RACCONTA LE TUE INFLUENZE ARTISTICHE

Nessuno nasce imparato. Chi dice il contrario mente o non ha una una solida base di partenza.

Quali sono gli artisti che ti hanno fatto innamorare della musica? Quali sono quelli che influenzano il tuo sound? Cosa hai imparato da loro?

Racconta tutto questo sui tuoi social, raccontalo tramite una playlist dove metti la tua musica insieme alla loro. Fai capire in quale direzione stai andando, a quale gruppo appartieni.

NON DI SOLA MUSICA

Naturalmente non vivi di sola musica, vero? Hai anche altre passioni, altri interessi. Condividi con il tuo pubblico anche queste passioni, sia che si tratti di sport, di letteratura, di cinema o cucina regionale. Non sono forse anche questi gli stimoli da cui nasce la tua arte?

Tutto ciò che puoi fare per aiutare i tuo pubblico a sentirsi più connesso a te ed al tuo suono è degno di essere condiviso, ed offre opzioni su come promuovere la tua musica in modi più interessanti tra i diversi progetti.

NESSUN UOMO È un’isola

A volte sembra che il mondo della musica sia permeato da invidie e di una spietata caccia alla popolarità. Ma fortunatamente la realtà è diversa. I musicisti possono essere legati tra di loro da un profondo senso di amicizia e da una sincera stima artistica.

Perché allora non metterla in luce valorizzando chi suona con te o le tue collaborazioni? O più semplicemente, perché non condividere l’ammirazione che hai per un artista che ti piace?

Condividi anche la musica dei tuoi amici, condividi le collaborazioni che hai con loro, racconta come queste esperienze ti hanno arricchito, non essere autoreferenziale, sostieni chi ti è vicino e condivide con te la passione per questa professione. È divertente e ti fa sentire bene.

Ora che hai qualche idea su come portare nuove idee al tuo pubblico, prenditi lo spazio per creare la tua musica migliore e allo stesso tempo mantenere i tuoi fan interessati lungo il percorso creativo.

Devi imparare a ritagliarti uno spazio per riflettere su ciò che condividi e su cosa condividere. Devi imparare a farlo in maniera naturale, senza eccessive sovrastrutture, è molto importante, almeno quanto scrivere e realizzare un buon pezzo.

Se ti sembra troppo complesso, hai bisogno di guida o anche solo di qualche suggerimento, non esitare a contattarmi. Qualche minuto per una chiacchierata lo trovo sempre.

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La mucca viola è il libro che ha consacrato Seth Godin come uno degli autori business più amati e ha lanciato un movimento globale che ha ridefinito le basi del marketing. Il solito marketing e i grandi investimenti sui media tradizionali non funzionano più. Oggi il marketing comincia dall’idea del prodotto, che deve essere straordinario, diverso, innovativo per poter catturare l’attenzione dei clienti e far parlare spontaneamente di sé. È questo elemento di magia e unicità a far sì che realtà come Apple, Google, Ikea, Starbucks o la bottega del macellaio toscano Dario Cecchini continuino a macinare successi, mentre grandi industrie affermate arrancano e non riescono a stare al passo.
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Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere luoghi di incontro e di condivisione. Luoghi in cui le persone si scambiano idee ed emozioni, dove aprire dialoghi e condividere passioni.

Musica: 3 Pagine Facebook interessanti

I social network dovrebbero essere un paradiso per i musicisti che invece sembrano subire il blocco dello scrittore quando si tratta di portare in rete la loro professione.

Sui propri profili social un artista musicale potrebbe scrivere o parlare della sua musica, creare suggestioni, far entrare il pubblico nel suo mondo e molte altre cose che, inevitabilmente, rinforzano il messaggio artistico.

Troppo spesso, per i miei gusti, questo non succede.

Voglio perciò proporti i profili di tre artisti musicali che seguo e che dai quali puoi trovare spunti interessanti per comunicare tramite social chi sei, cosa fai e perché.

  1. Sam Paglia
    Sam Paglia sulla sua pagina Facebook condivide la sua vita di musicista e di pittore, scrive divertenti racconti biografici e non risparmia le sue opinioni, positive o negative sulle cose del mondo. Ha saputo creare uno stile personale che lo rappresenta piuttosto bene e il risultato è una pagina colorata ricca di contenuti testuali, video e foto ricca di stimoli e non autorefenziale. Raccontando di se, della sua attività artistica e delle sue frequentazioni, Sam Paglia descrive il mondo in cui nasce e prospera la sua musica giocando sull’ironia ma con estrema franchezza. Vedi la Pagina
  2. Calibro 35
    La band milanese è molto attiva e non perde colpo per documentare i suoi live con delle emozionanti gallerie fotografiche. Ma il punto di forza della loro pagina Facebbok sono i video e le reel dove i componenti della band raccontano per filo e per segno come nasce il loro sound e illustrano le scelte tecniche e artistiche intraprese per realizzarlo. Con i fan hanno un dialogo schietto e amichevole. Scrivono della musica preferita e creano il contesto per far comprendere al pubblico da dove nascono le loro musiche. Vedi la Pagina
  3. La Niña
    La pagina Facebook de La Niña è corale come la sua musica.
    È il racconto della sua vita professionale sul palco e in studio e non mancano i riferimenti e le atmosfere della Napoli da cui la sua musica trae la forza. Ancora una volta trovi che l’artista non si limita all’autorefenzialità, ma si inquadra nel contesto in cui vive: i luoghi, le persone, le situazioni. Non è una star irragiungibile su un piedistallo, ma un artista popolare che cresce e prospera tra lasua gente. Vedi la Pagina

Hai delle difficoltà nel creare contenuti per la tua pagina Facebook? Non sei ancora riuscito a trovare uno stile che ti soddisfi nella realizzazione dei post? Contattami senza impegno e vediamo se posso esserti d’aiuto.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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marketing musicale musicista professionista social music marketing

Suonare significa collaborare

Quella del musicista è una professione che non sono richiede eccellenza tecnica, ma pretende un costante impegno creativo per lo sviluppo di un linguaggio musicale personale e una continua ricerca di nuove soluzioni.

Suonare significa collaborare

Il problema dell’artista musicale è che la vena creativa non è eterna e con il tempo può sclerotizzarsi. Prima o poi ci sono passati tutti, chi più, chi meno. Non voglio spaventarti, ma devi aver consapevolezza che questo può accadere e che nessuno ne è immune.

Ma posso darti anche una buona notizia: c’è un modo per evitare i danni di una mancanza di ispirazione.

Nell’iconografia e nell’immaginario popolare Fabrizio De André viene rappresentato solo, nella penombra, con la sua chitarra: l’icona classica del cantautore degli anni ’60-’70. Ma se leggi con attenzione la sua pagina su Wikipedia, già dalle prime righe scopri che ogni sua opera nasce da collaborazioni artistiche e tecniche che sfatano il mito del cantautore solitario.

Nell’arco del suo percorso artistico De André ha saputo cogliere il meglio da chi gli stava attorno e queste relazioni gli hanno aperto strade nuove nel momento del bisogno.

Nell’arco della sua vita artistica Fabrizio De André ha raccolto i progetti che riteneva affini alla sua visione, ha saputo utilizzare l’arte di musicisti e compositori per creare il suo universo musicale evolvendolo nel corso dei decenni, senza seguire le mode ma seguendo il mutare dei tempi.

Il saper creare relazioni, organizzarle in un team, aprirsi a nuove idee hanno consentito a Fabrizio De André di trovare continuamente nuovi stimoli mantenendo viva la sua creatività e proseguire nel suo percorso artistico.

Il singer-songwriter che dalla sua cameretta parte alla conquista delle chart internazionali è uno storytelling inventato dal marketing musicale del XXI secolo, così come l’icona del cantautore solitario, chino sulla sua chitarra sotto un occhio di bue lo era nel secolo scorso.

Oggi più di ieri un artista musicale ha bisogno di circondarsi di collaboratori e di specialisti per ogni fase del suo progetto artistico, dalla scrittura al marketing.

Vuoi parlarmi di come sei organizzato o delle difficoltà che trovi nell’organizzarti? Mi farebbe piacere conoscere la tua realtà.

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di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Perché fai flop su Spotify?

Nelle prime settimane di questa estate 2025 si è scritto molto, spesso a sproposito sui mancati sold-out nelle tournée di alcuni big della musica italiana. Nomi che scalano le charts nelle app di streaming ma che poi vedono deluse le loro aspettative nella vendita di biglietti. Ma non scriverò di loro e dei loro problemi, anche se sarebbe interessante.

Perché fai flop su Spotify?

Scriverò invece di quegli artisti che ho avuto il piacere di conoscere nell’arco dell’anno e che sembra abbiano il problema diametralmente opposto.

Stiamo parlando di nomi fuori dal mainstream, poco conosciuti, che senza fatica riescono ad avere un pubblico pagante chi di 100 chi di 200 persone ed anche qualcosa in più.

Sono artisti musicali tecnicamente maturi, che propongono dal vivo il loro repertorio riforzandolo con qualche cover molto ben personalizzata. In genere suonano in locali pubblici, qualche volta in teatri e sono apprezzati in quelle, poche, rassegne musicali che investono in nomi che producono nuova musica. A seconda delle occasioni, il prezzo di un loro biglietto può variare dai €5 ai €20.

Queste band e artisti, alcuni professionisti altri semi-professionisti, nonostante siano conosciuti a livello regionale e possano contare su un’esposizione piuttosto ampia, hanno una sola desolata costante: su Spotify, ma pure sulle altre app, hanno dei numeri veramente miseri, nonostante alcuni di loro siano già al terzo album o abbiano un discreto numero di singoli on-line.

Questa costante, fa il paio con altre costanti che li accomunano e nelle quali possiamo trovare il motivo per cui il loro Spotify (usiamolo come riferimento per comodità) non segna più di 50 o 25 ascolti mensili. Ora ve le elenco:

  1. Sito internet inesistente, male curato e/o non aggiornato, in genere scarso di contenuti.
  2. Spesso è difficile trovare dei loro contatti diretti in rete, si affidano ai messaggi privati nei social e non hanno uno straccio di indirizzo mail pubblico.
  3. I loro profili social, Instagram e/o Facebook sono una semplice serie di grafiche di locandine di concerti, foto di concerti, Fuori Ora, foto di concerti, locandine di concerti, foto di gruppo prima di un concerto, altri Fuori Ora, devo andare avanti? Lasciamo perdere la cura grafica dei profili.
  4. Canale YouTube ufficiale dove trovi solo i 3 video ufficiali. Nel migliori dei casi qualche video di un live con un audio pessimo e le immagini bruciate. Niente short, niente storytelling, niente di più. Solo 3 o 4 striminziti video che magari sono anche costati cifre importanti.
  5. Pagina Spotify con grafiche e foto non aggiornate, spesso di scarsa qualità, spesso scattate da Ph. Miocuggino. Biografia sintetica, senza emozioni e scarsa di notizie rilevanti (quando c’è!)

Mi fermo qui e passo al gran finale.

Questi artisti che ho avuto il piacere di conoscere sono bravi sul palcoscenico, ed è chiaro che off-line si sanno muovere bene e sanno rendere felice il loro pubblico. Se la loro presenza on-line non ha gli stessi riscontri è perché è gestita male e talvolta con sciatteria, sottovalutando il fatto se curassero meglio (strategicamente) la loro immagine ed i loro contenuti on-line, ci sarebbe un’ulteriore impulso positivo anche sulla loro carriera off-line.

Investire tempo e denaro per scrivere canzoni e produrre album senza poi ottenere risultati soddisfacenti è inutile e frustrante per chiunque. Le abitudini d’ascolto del pubblico sono cambiate rispetto ad anni fa. Ci sono troppe distrazioni, troppa musica, troppo intrattenimento, catturare e trattenere l’attenzione delle persone è oggi più difficile di ieri. Ma non è impossibile, tutt’altro.

Servono però idee chiare, costanza, impegno, strategia e conoscere le leve del marketing e l’importanza del personal branding. Il tutto per costruire e comunicare la tua identità artistica e il tuo messaggio in modo coerente, unico e memorabile.

Questo è ciò che faccio: nel caso ne sentissi il bisogno.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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La viralità è una trappola inutile.

Se nella tua comunicazione, nel tua strategia di marketing musicale ritieni di avere contenuti e brani validi, supportati da una fanbase affezionata, ma ti senti sempre un gradino sotto a chi può sbandierare un milione di visualizzazioni in 24 ore. Non preoccuparti più di tanto. Perché questo numero, oggi, non vale quasi nulla.

La viralità è una. trappola inutile.

La verità è che nel contesto attuale le visualizzazioni, intese anche come numero di ascolti, sono inflazionate. E proprio come la moneta in un’economia impazzita, più ne circolano, meno valgono.

Le analisi che scavano a fondo nel comportamento degli utenti social dimostrano inequivocabilmente che il valore simbolico della visualizzazione è crollato. Non è più un traguardo raro, ma una tappa di routine per creator, brand e piattaforme. Un tempo, un milione di view ti portava sui giornali. Ora ti porta, al massimo, in fondo alla coda dell’algoritmo.

Oggi le views non misurano più l’attenzione. Ma solo il rumore.

Il numero di ascolti sui DSP, come Spotify, vanno considerati alla stessa stregua se non supportati da un numero importante di follower iscritti al tuo profilo e se generati principalmente dalla presenza in playlist in cui la tua musica diventa parte di un flusso eterogeneo che annacqua la tua identità.

TikTok, Instagram, Facebook, Spotify e Youtube: tutte le piattaforme conteggiano visualizzazioni e ascolti in modo diverso, spesso gonfiandole. Basta uno scroll rapido, un autoplay che dura pochi secondi, e puff: ecco guadagnato un punto. Ma quella persona ha davvero visto il tuo contenuto? Ha capito il messaggio? L’ha salvato, condiviso, commentato? Niente di tutto questo. Quella che misuri, spesso, non è attenzione. È un riflesso automatico.

E non è solo un problema tecnico. È una distorsione culturale. Nel marketing musicale, questa ossessione per il numero secco sta portando a errori strategici. Ti spiego come:

Produci troppo, male e in fretta

L’algoritmo premia la quantità, non la qualità. Così ti ritrovi a pubblicare ogni giorno, sperando che almeno uno dei tuoi contenuti sfondi. Ma senza tempo per la rifinitura, senza una vera narrativa, senza una strategia, senza anima. Risultato? Tanti numeri, zero impatto.

Misuri il successo con la metrica sbagliata

Un videoclip trap che fa 1 milione di view in un giorno ha davvero più valore del podcast che vende 50.000 biglietti live in un anno? Se non monetizzi, se non crei un legame, se nessuno ricorda cosa hai detto o il tuo brano esce di moda dopo poche settimane, che te ne fai di quel numero?

Illudi te stesso (e il tuo team)

Sei convinto che basti spingere il brano giusto per crescere? Ecco, il brano giusto, oggi, non è quello che esplode. È quello che resta. Che costruisce un’abitudine, che genera una relazione. Che fa dire al tuo fan: “questo artista mi capisce, mi ci riconoscono.

La vera unità di misura oggi? L’engagement profondo.

Spotify lo ha capito benissimo. Non vuole più solo canzoni. Vuole podcast, audiolibri, video. Vuole che la gente resti dentro. Che passi più tempo possibile con l’artista. Che affidi tempo, non solo click.

I Creator di contenuti lo hanno capito ed oggi sfruttano le piattaforme per creare legami online che poi portano nella vita reale organizzando spettacoli e meeting.

Questi numeri raccolti offline non li vedi su TikTok. Non appaiono nel contatore delle view. Ma parlano molto più forte.

Cosa c’entra questo con il marketing musicale?

Quando misuri la tua autorevolezza artistica, se hai compreso quanto scritto sopra,  capisci bene che il numero degli ascolti o le view dei tuoi reel non sono una metrica sufficiente per misurare il tuo successo. Le domande che dovresti porre sono:

  • Quante persone parlano di te dopo il contenuto?
  • Quali sono le reazioni al tuo brano?
  • Quanto tempo restano nel tuo ecosistema?
  • Quanto spendono, non solo in denaro, ma in attenzione reale
  • Quanto riesci a portarli offline, su newsletter, community, eventi live, merchandising personalizzato.
Quindi cosa devi fare da subito?

Smetti di inseguire la viralità vuota. Concentrati su contenuti che costruiscano un’identità riconoscibile e duratura.

Crea un percorso per la tua fanbase. Dove li stai portando? Una proposta chiara? Una relazione che va oltre la piattaforma?</p

Investi nella profondità, non nella larghezza. Meglio 1.000 veri fan che 100.000 spettatori distratti.

Sposta l’attenzione dal contenuto al contesto. Dove lo pubblichi? Cosa succede dopo che lo guardano? Cosa offri oltre al video o all’ascolto?

Raccogli dati tuoi. Email, iscrizioni, membri attivi. Sono loro il vero asset. Non il numerino del contatore.

Siamo in un’epoca dove tutti possono fare numeri. Ma pochissimi sanno farli valere.
E tu? Vuoi continuare a rincorrere view che valgono meno di un centesimo, o iniziare a costruire un brand musicale che conta davvero?

Se vuoi parlarne, se vuoi iniziare a costruire una strategia che ti identifichi, ti faccia emergere e posizionare nella mente del pubblico, contattami pure senza alcun impegno.

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musicista professionista personal branding social music marketing tips & tricks

Musica e Fotografia: un’accoppiata vincente

Nel nostro quotidiano ci sono cose ovvie, talmente ovvie che spesso le diamo per scontate e perdiamo d’occhio la loro importanza. Spesso si tratta di dettagli che vengono sottovalutati.

Musica e Fotografia

Qualche tempo mi chiesero di realizzare un manifesto per una rassegna musicale in un locale: quattro date con quattro band locali.

Chiesi al gestore se avesse del materiale fornito dalle band e lui mi girò alcune foto e delle grafiche, tutte di qualità pessima. Quindi contattai i gruppi chiedendo se avessero qualcosa di editabile e di buona qualità. Se avessero avuto quanto mi serviva per tirar fuori un buon manifesto dove mettere anche le loro faccine, oggi non sarei qui a scrivere questo post.

Il problema è questo: gli artisti musicali sottovalutano l’importanza di un buon servizio fotografico, fatto in studio da un professionista capace di cogliere lo spirito del gruppo o del singolo artista.

Investire in un buon servizio fotografico è economicamente meno impegnativo e più utile di un video musicale. Far circolare foto tramite email, social e comunicati stampa, ad esempio, è più semplice e, se avete lavorato bene con il vostro fotografo può essere più impattante di un costoso video.

Con poche centinaia di euro un bravo professionista può cogliere lo spirito dell’artista e racchiuderlo in una o più immagini capaci di restare impresse nella mente di chi le vede. Se il fotografo è particolarmente bravo, l’immagine può diventare un’icona.

Scegliere il fotografo giusto è importante. Non basta che sia un ritrattista, sarebbe meglio se fosse uno specialista in foto di artisti musicali, questo perché anche nella fotografia esiste un grado di specializzazione: ci sono fotografi bravi nei matrimoni, altri bravi nel fotografe oggetti o arredi ed altri bravi nel cogliere lo spirito degli artisti.

Non sottovalutare mai le fotografie con le quali ti rappresenti, fanno parte della tua identità artistica.

Sai cos’è il Nècessaire del Musicista?

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