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4 Skill del Musicista Professionista

Avrai sicuramente letto, o sentito dire, che oggi l’artista musicale deve ragionare da imprenditore, ma cosa significa esattamente questa locuzione?

4 Skill del Musicista Professionista

Ingenuamente, molti pensano che un’idea geniale, un’estrema perizia tecnica nello strumento o anni di studio e sperimentazioni siano sufficienti per costruire una solida carriera musicale, ma non è così. Nella pratica, se vuoi diventare un professionista della musica devi sviluppare anche quelle quelle abilità strategiche, manageriali ed economiche che esulano dalla mera esecuzione tecnica o dalla produzione musicale.

È la mancanza totale di queste competenze indirette la causa principale del fallimento economico dei musicisti. La tua grandissima preparazione tecnica, non supportata dalla conoscenza del business musicale, porta a investire capitali in direzioni errate che si rivelano dei vicoli ciechi; succede quotidianamente ad aspiranti musicisti che si fanno traviare da formule per il successo che in realtà sono state create solo per alimentare un sistema.

Il miglior consiglio che posso darti è di fermarti momentaneamente, smettere di produrre musica alla cieca e immergerti nello studio rigoroso delle dinamiche aziendali, di marketing e di gestione. Solo l’unione tra le tue eccellenti abilità verticali e delle solide competenze trasversali ti salverà dal non farti prendere in giro dal mercato e di costruire una vera indipendenza economica.

Ci sono tre punti in particolare che devi affrontare per costruire un percorso professionale e artistico solido ed economicamente sostenibile:

Comprensione del mercato e del target

Saper analizzare come funziona il mercato attuale, capire chi è il proprio pubblico di riferimento, intercettare i suoi bisogni reali e capire che tipo di valore o servizio si sta offrendo in cambio di un riconoscimento economico.

Devi interiorizzare che la musica odierna non è più un prodotto da vendere, ma un veicolo per offrire un servizio. Studiare il mercato significa imparare a identificare un target specifico, capire quali sono i bisogni reali e le necessità collettive di queste persone, e strutturare la tua offerta per soddisfarli.

Questo richiede di allontanarti dalla tua urgenza espressiva, per iniziare a comunicare un valore reale verso l’esterno.

Gestione e metodologia aziendale

L’abilità di creare, gestire e far evolvere un’attività professionale. Significa sapere come amministrare il proprio lavoro, organizzare i processi operativi e, soprattutto, capire come usare la propria musica non come un fine, ma come un “veicolo” utile per costruire un modello di business.

Così come impari i rudimenti e le tecniche di esecuzione sul tuo strumento, devi imparare come si crea, si gestisce e si migliora un’attività economica. Questo include l’acquisizione di sistemi di analisi e tracciamento dei dati, come l’utilizzo di un Customer Relationship Management (CRM).

Devi studiare come monitorare chi entra in contatto con il tuo progetto, perché lo fa e quando ritorna, smettendo di cercare ossessivamente nuove persone senza avere la minima consapevolezza di chi ha già bussato alla tua porta.

Senza questi dati concreti, ogni tua strategia manageriale si baserà sul nulla.

Educazione finanziaria

Saper dare il giusto peso all’economia, gestire i budget per non lavorare costantemente in perdita, decidere strategicamente i propri prezzi ed evitare di cadere in speculazioni promozionali a pagamento prive di logica.

Devi imparare che il denaro è un risultato e un riconoscimento del valore che porti, non il punto di partenza emotivo. Questo significa studiare le dinamiche per stabilire correttamente i tuoi prezzi, calcolandoli come l’ultimo pezzo di un puzzle strategico basato sul reale valore che offri, smettendo di scopiazzare le tariffe degli altri per pura emulazione o per paura di perdere ingaggi.

Il marketing strategico

Prima ancora di spendere un solo centesimo promozioni a pagamento per forzare la visibilità della tua musica, devi comprendere i pilastri del posizionamento: devi studiare come veicolare in modo corretto le tue competenze per far sì che un potenziale fan o cliente arrivi da te in modo organico.

Promuovere alla cieca un prodotto senza aver prima costruito queste fondamenta strategiche significa solo bruciare i tuoi risparmi.

La musica è un lavoro creativo che succhia un sacco di energia e di impegno fisico e mentale. Devi imparare a dividere le tue giornate in momenti in cui lasci sfogo alla tua creatività ed altri in cui ti trasformi in un freddo ragioniere che fa i conti con la realtà. È un dato di fatto che devi accettare se vuoi progredire nella tua passione musicale.

Se qualcosa ti sfugge o non comprendi bene, se ti trovi in difficoltà nel definire un percorso professionale, contattami e parliamone. Ogni artista musicale ha sue caratteristiche specifiche e per ognuno c’è la possibilità di un percorso.

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Musica: un business di servizi

Pochi giorni fa, un artista musicale esordiente, al primo incontro in remoto, mi chiede perché tengo un blog. Gli faccio notare che lui mi ha trovato proprio grazie a questo blog, ma non sembra convinto.

La Musica è un business di servizi

Dopo qualche minuto di chiacchierata, nella quale mi espone più chiaramente i problemi che mi aveva accennato nella mail, gli passo una serie di link ad articoli di questo blog nei quali potrebbe trovare la risposta ai suoi dubbi, invitandolo a ricontattarmi se qualcosa non gli fosse chiara; cosa che poi è regolarmente accaduta e, data la complessità, si è trasformata una consulenza a pagamento.

Da questo blog non guadagno niente (tranne qualche rara gratificante donazione) ma nonostante questo, settimana dopo settimana, mi ostino a fare opera di divulgazione sperando possa essere d’aiuto a qualcuno, ma non solo per questo: lo faccio anche per dare un assaggio delle mie competenze, più o meno sviluppate.

Così, gli artisti musicali devono comprendere che oggi, nel mercato contemporaneo, la musica è un servizio, non un prodotto. La musica registrata non deve essere vista come il fine ultimo, ma come un veicolo, utile a posizionare la tua identità e ad attrarre un pubblico. I veri guadagni, quelli che permettono a un artista musicista di trasformare la propria passione in una professione sostenibile, derivano dai servizi concreti che si riescono a costruire attorno a questo veicolo.

Ma quali sono i servizi ad alto valore aggiunto che l’artista musicale può portare in piazza? Vediamone alcuni:

Le Performance e le Esperienze dal Vivo

Il servizio più antico e solido. Possiamo dire da sempre, o da  quando la musica viaggiava esclusivamente sugli spartiti di carta, i compositori offrivano il servizio della “performance” suonando dal vivo per le corti nobiliari; ancor oggi, il live rimane un pilastro vitale. Oggi, la performance live è qualcosa in più dell’eseguire dei brani su un palco, ma offre un’esperienza emotiva irripetibile per la quale il pubblico è felice di pagare il biglietto o per cui i gestori dei locali sono disposti a investire un cachet adeguato.

La Didattica di Alto Livello

L’insegnamento è un enorme bacino di mercato e un servizio di immenso valore. È il mezzo con cui puoi mettere a frutto le tue competenze verticali sullo strumento e sulle tue conoscenze di composizione e scrittura musicale. Convertire queste competenze in un servizio formativo, all’interno di una visione impreditoriale, dove il tuo costo è commisurato al valore che sei in grado di trasferire all’allievo, ti può dare i mezzi per altre attività legate alla professione musicale. L’importante è che tu non svenda il tuo tempo per pochi euro.

Produzione, Sessionismo e Lavoro in Studio

Se possiedi uno spazio attrezzato e competenze specifiche, puoi offrire servizi di produzione musicale, registrazione o mixaggio per conto terzi. Puoi mettere a disposizione di altri artisti o aziende, in un’ottica Business to Business, servizi diversi che vanno dalla registrazione, sino alla produzione di musiche per la pubblicità, cinema o tv.  Allo stesso modo, puoi offrire le tue abilità esecutive lavorando come turnista per suonare nei dischi o nei tour di altri colleghi. In questo caso, il servizio che vendi è la tua expertise tecnica e la tua affidabilità professionale per portare a termine la visione artistica altrui.

Brand Partnership e Concessione d’Immagine

Tra gli artisti mainstream questa è la fonte della stragrande maggioranza di fatturato: molto, ma molto di più del fatturato derivato dagli streaming. Una volta che hai costruito un’identità forte e un pubblico fedele, il tuo stesso brand diventa un servizio appetibile per altre aziende. Questo si traduce nella stipulazione di brand partnership, in collaborazioni commerciali, sponsorizzazioni o nella concessione della tua immagine per valorizzare i prodotti o i servizi di altre realtà imprenditoriali.

Merchandising e Community Building

Sebbene coinvolga lo scambio di oggetti fisici (come una maglietta o un vinile stampato in edizione limitata), nel paradigma moderno anche il merchandising rientra in una logica di servizio. Il fan che acquista il tuo merchandise non sta comprando un pezzo di cotone, ma sta pagando per finanziare apertamente il tuo progetto e per acquistare un senso di appartenenza esclusivo alla tua tribù.

È un mondo cattivo, senza pietà, che racchiude dentro di sé un cuore selvaggio. (da Wild at Heart di David Lynch)

Mi spiace deluderti, ma in verità al mercato non interessa nulla della tua urgenza espressiva; al mercato interessa unicamente capire quale problema gli stai risolvendo. Solo unendo le tue abilità musicali, le tue competenze verticali, con competenze manageriali, di marketing e di posizionamento, le competenze trasversali, potrai attrarre clienti e fan disposti a riconoscere economicamente il tuo valore.

Ah, un’ultima cosa.

Anche se vuoi fare l’Artista Puro, puntare in alto, arrivare al massimo, per essere conosciuto e apprezzato dovrai comunque confrontarti con il mercato e con le logiche impreditoriali.
Non si scappa.

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Perché la Band non sbandi

Rassegnati.
Nella vita dell’artista musicale, il fattore umano è ciò che rende la professione interessante ma nel contempo estenuante. La gestione delle collaborazioni, all’interno di una band o con produttori, videomaker o colleghi può diventare veramente estenuante. Il rischio di rimediare una gastrite, di vedere i tuoi progetti rimanere chiusi in un cassetto per anni senza mai vedere la luce o di rovinare amicizie storiche è altissimo e sempre dietro l’angolo.

Perché la Band non sbandi.

L’errore fatale e sistematico che porta band intere a distruggersi dopo mesi di lavoro e frustrazione, è quello di prendere accordi tra le persone dopo aver iniziato a lavorare e mai prima di partire.

Ti fai ingenuamente trascinare dall’entusiasmo iniziale, ti fidi ciecamente, eviti di mettere le cose in chiaro per la stupida paura di sembrare quello che non ha fiducia negli altri o che vuole screditare il lavoro altrui. Inevitabilmente finisci in situazioni disastrose in cui ti ritrovi da solo a fare tutto il lavoro di produzione esecutiva, mentre gli altri si defilano.

Devi imparare a mettere nero su bianco fin dal primo istante, prima ancora di suonare, stabilendo regole anche solo con una sincera stretta di mano, chiarendo le rispettive responsabilità operative e dividendo i costi e i futuri ricavi in base all’impegno reale e ponderato di ciascuno.

Affrontando i rapporti in questo modo, ti accorgerai che  la maggior parte delle persone che ti circondano è quasi totalmente priva di obiettivi. Non frustrarti, è una cosa molto diffusa ovunque: la stragrande maggioranza delle persone vaga nel nulla senza una direzione, non sa cosa vuole ottenere dalla propria vita e preferisce vivere una quotidianità subordinata in cui è un datore di lavoro a dirgli a che ora entrare, a che ora uscire e quando prendere le ferie.

Quando tu entri in una sala prove o in uno studio di registrazione, molto spesso sei l’unico ad avere una visione chiara in testa, mentre i tuoi collaboratori non hanno obiettivi condivisi e, di conseguenza, non si prenderanno mai e poi mai le tue stesse responsabilità. Loro si sentono responsabili in modo superficiale, pronti a mettere i bastoni tra le ruote o a lamentarsi delle tue scelte operative, ma senza mai esporsi in prima persona.

Se vuoi perseguire il tuo progetto, devi essere tu ad assumerti in modo maturo il pieno carico della responsabilità economica, della responsabilità operativa e di quella progettuale. Devi accettare il fatto che in un’attività professionale le persone non allineate ai tuoi ritmi e ai tuoi scopi sono potenzialmente intercambiabili, non perché tu sia una persona cattiva o cinica, ma per una pura e semplice questione di sopravvivenza della tua impresa musicale.

Devi smettere di ragionare solo in termini di creatività astratta e iniziare a focalizzarti rigidamente sui costi della tua attività, che sono il vero e unico fulcro di qualsiasi impresa. Non sto parlando solo dei costi materiali ed evidenti come l’affitto della sala di registrazione o l’acquisto della strumentazione, ma soprattutto dei costi indiretti e dell’immenso costo umano.

Devi imparare a calcolare con precisione matematica il monte ore che tu dedichi personalmente allo sviluppo della tua musica, all’editing, allo studio delle strategie distributive e alla ricerca ossessiva dei partner.

Quando ti siedi a un tavolo per discutere con un collaboratore problematico o un membro della tua band che non riconosce i tuoi sforzi, devi avere davanti i numeri nudi e crudi. I numeri non mentono mai e spengono immediatamente ogni sterile e inutile polemica emotiva, costringendo l’altra persona a guardare in faccia la realtà del lavoro svolto.

Devi imparare a conoscere le qualità e le mancanze del capitale umano che ti ritrovi a gestire; per valorizzarlo, devi assegnare i ruoli all’interno del tuo team basandoti sulle reali propensioni e sulle caratteristiche innate delle persone, accettando che chi è estremamente creativo potrebbe non essere minimamente adatto a ricoprire ruoli tecnici, amministrativi o decisionali scomodi.

Per superare tutto questo groviglio di ostacoli emotivi, tecnici e strategici ti serve disperatamente un metodo rigoroso e replicabile. Non puoi affidarti al caso o alla speranza. Il mercato in cui stai cercando di entrare cambierà ancora drasticamente tra due o tre anni, nuovi paradigmi tecnologici e sociali stravolgeranno di nuovo le regole del gioco.

Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e ignorando il business, il rischio più grande che corri non è solo quello di non crescere, ma è quello di retrocedere da professionista ad aspirante professionista, perdendo tutto ciò che hai costruito e tornando inesorabilmente allo stato zero.

Solo l’acquisizione di un metodo solido ti renderà intellettualmente e professionalmente autonomo, fornendoti le gli strumenti per adattarti ai continui mutamenti del settore senza farti mai trovare impreparato.

Il viaggio per diventare un professionista della musica è duro, spietato e non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.

Se senti di essere pericolosamente bloccato in questo passaggio critico della tua vita, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.

Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Scrivimi una mail oggi stesso per fissare un confronto: esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.

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Come agganciare un’etichetta musicale?

Davvero vuoi attirare su di te l’attenzione di etichette discografiche, A&R (Artist & Repertoire) e manager? Se è questa la strada che intendi perseguire per costruire il tuo percorso di artista musicale, devi smettere di sperare nel miracolo.

Come agganciare un'etichetta musicale?

Te la dico facile: non verrai mai scoperto se non costruisci un’ Identità Artistica solida a 360°. Un’Identità che parte dal tuo sound, che è la base di tutto, e che comprenda ogni singolo dettaglio della tua esposizione verso l’esterno. I professionisti del settore musicale di oggi non cercano talenti grezzi da finanziare e plasmare da zero, ma cercano progetti che abbiano già un’identità definita, un pubblico reale e un modello di business autonomo e funzionante.

Per costruire concretamente questa identità e farti notare, devi agire su questi pilastri fondamentali:

1. Definisci la tua visione

Definiamo cos’è La Visione Artistica in maniera semplice: Sapere con assoluta certezza cosa ti piace e cosa ti fa schifo; questo significa che prenderai decisioni nette e polarizzanti sui suoni e sull’estetica che ti rappresentano.

Per ottenere questo dovrai partire da zero, costruendo il tuo sound, senza affidarti ai campioni preconfezionati che trovi a due spicci in rete; questi ti rendono anonimo, uno della massa; ti legano sul loro binario creativo e ti chiudono la possibilità di trovare un tuo percorso originale.

Affidati a produttori che possano creare un suono sartoriale ed esclusivo per te, perché per emergere in un mondo di cloni, devi offrire un’impronta sonora e visiva inconfondibile. Sul palco devi portare la tua unicità musicale e visiva. Solo così la tua unicità sarà riconoscibile.

2. L’identità = quantità

L’Identità Artistica non è un punto di arrivo o un’illuminazione improvvisa, ma è un processo in continua evoluzione. Non puoi pretendere di attirare i professionisti con il tuo primo o secondo singolo. I numeri ci raccontano che un artista inizia a essere notato in media solo dopo aver pubblicato il suo trentesimo o quarantesimo brano, prima di trovare il giusto posizionamento e farsi notare dal mercato.

Devi avere la dedizione di battere il martello con continuità produttiva, affinando la tua proposta passo dopo passo. Devi farlo con metodo, con scelte consapevoli, che ti permetteranno di valutare le cose che funzionano e quelle che non portano da nessuna parte.

3. Ignora i micro-trend e aggrega “persone come te”

Smetti di seguire i micro-trend momentanei dei social media per sperare nella viralità. La tua Identità serve esattamente all’opposto: serve a individuare il tuo target specifico, che è composto fondamentalmente da “gente come te”, persone che condividono la tua visione del mondo, le tue origini o i tuoi gusti musicali.

La viralità è effimera, dura poco. Costruisci il tuo percorso su basi solide e durature. Se poi agganci uno o più micro-trend meglio, avrai dei picchi di popolarità, ma non sarai mai dipendente da una moda passeggera.

I professionisti, e in particolare i manager e le etichette, notano gli artisti che sono in grado di fidelizzare una nicchia solida, soprattutto nel mondo offline e nei concerti dal vivo, che restano la principale e più concreta fonte di guadagno per un musicista.

4. Dimostra controllo finanziario e legale

Non dimenticare mai che le etichette discografiche sono aziende il cui unico scopo è generare profitto sfruttando il proprio catalogo. Se vuoi che ti considerino un partner valido, devi dimostrare di conoscere le regole del gioco.

Questo significa smettere di accettare “collaborazioni gratuite” con fonici o produttori in cambio di favori o amicizia, poiché queste dinamiche ti fanno perdere la proprietà delle tue registrazioni (il Master) e dimostrano scarso acume gestionale. Paga chi lavora per te: in questo modo manterrai il 100% della proprietà intellettuale della tua musica, tutelandoti legalmente.
Se vuoi approfondire questo tema contattami, ti farà bene.

Quando riuscirai a sederti a un tavolo con un discografico presentando un ecosistema in cui hai il pieno controllo della tua identità, un pubblico che spende per i tuoi concerti e la proprietà inattaccabile dei tuoi Master, non sarai più percepito come un dilettante che elemosina un contratto.

Sarai un professionista con un business già avviato, pronto a stringere partnership commerciali paritetiche basate su licenze d’uso, diventando l’investimento perfetto per l’industria musicale.

5. Costruisci il tuo modello di business

Un’identità forte è inutile se non è sorretta da una struttura manageriale. Le etichette discografiche non fanno beneficenza, ma stringono partnership basandosi sui numeri e sulla sostenibilità. Per risultare un investimento sicuro, devi dimostrare di avere il controllo legale ed economico della tua arte. Questo significa non cedere ciecamente la proprietà dei tuoi Master (le registrazioni audio) in cambio di false promesse, ma mantenerne il possesso per poter negoziare licenze d’uso o accordi commerciali vantaggiosi.

Solo nel momento in cui avrai validato la tua identità, costruito un pubblico reale (soprattutto offline, tramite i concerti) e strutturato un tuo modello di business autonomo, sarai pronto per stringere accordi commerciali paritetici e profittevoli con le etichette discografiche.

Fino a quel momento, proporsi all’industria significa solo offrirsi come preda per accordi svantaggiosi o peggio, cadere nelle mani di etichette fake che ti spenneranno addebitandoti i costi di promozione che ti lasceranno in mano un pugno di follower e non un pubblico reale e affezionato.

 

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Musica: Trappole e Diritti

Benvenuti nel complesso, ma affascinante backstage della discografia. Troppo spesso chi crea musica si concentra esclusivamente sull’aspetto artistico e creativo, ignorando le regole commerciali e legali che governano il settore. Questa mancata consapevolezza trasforma talenti cristallini in prede facili per contratti svantaggiosi e false promesse.

Nell'indutria musicale ci sono trappole che ti privano dei tuoi diritti d'autore. Le conosci?

Per trasformare la tua passione musicale in una professione reale e tutelata, è fondamentale comprendere la netta differenza tra l’opera astratta e la sua registrazione, capendo come queste generino valore nel mercato. In questo articolo esploreremo i pilastri del diritto musicale: la tutela, il diritto d’autore, la proprietà dei master e i meccanismi della distribuzione.

Il punto di partenza della tua carriera musicale è la comprensione del Diritto d’Autore e della Tutela delle tue opere. Molti credono, erroneamente, che un brano diventi di propria proprietà solo nel momento in cui viene depositato presso una società di gestione collettiva (come SIAE o Soundreef).

La realtà giuridica e fattuale è ben diversa: i diritti d’autore su una composizione nascono nel momento stesso in cui l’opera viene creata e fissata su un supporto. La composizione, intesa come l’unione di testo e melodia, è un’opera dell’ingegno di cui sei proprietario fin dal primo istante.

Per tutelarti legalmente, è sufficiente avere una prova temporale inconfutabile della creazione, come un file audio caricato privatamente su una piattaforma online o salvato sul tuo computer.

I depositi presso le società di collecting non sono uno scudo magico contro i furti, ma servono principalmente per poter raccogliere e gestire i compensi economici generati quando l’opera viene sfruttata, suonata dal vivo o trasmessa.

Mentre il diritto d’autore protegge l’opera astratta (lo spartito e le parole), la Proprietà del Master Fonografico riguarda la registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Per usare una metafora semplice, se il diritto d’autore è il progetto architettonico di una casa, il master rappresenta i mattoni e le mura della casa stessa.

La regola d’oro per determinare a chi appartiene il master è capire chi ha sostenuto il rischio d’impresa e l’investimento economico per realizzarlo: se l’artista paga di tasca propria lo studio di registrazione, i turnisti e il fonico, egli è l’unico e assoluto proprietario del master.

Per documentare questo, servono sono fatture, bonifici e magari emettere delle lettere d’incarico; pagare in nero, in amicizia, potrebbe costarti caro.

All’interno di questa registrazione, ovviamente, coesisteranno diversi aventi diritto, come gli autori del testo o gli arrangiatori, i quali percepiranno delle percentuali sui diritti connessi generati dallo sfruttamento del brano, pur non essendo i proprietari fisici della registrazione.

Ora dovrebbe esserti chiara la differenza tra l’opera e la sua registrazione, possiamo quindi passare alla Distribuzione Musicale, un settore in cui regna una profonda confusione, specialmente per quanto riguarda la differenza tra aggregatori e veri distributori.

Gli aggregatori digitali sono servizi a pagamento accessibili a chiunque, che si limitano a fare da tramite per caricare un file audio sulle piattaforme di streaming in cambio di una tariffa.

I veri distributori, invece, operano su un livello commerciale superiore: stipulano accordi diretti con le etichette discografiche, decidono le politiche di posizionamento dei brani e hanno una reale capacità di negoziare l’inserimento della musica in vetrine digitali o playlist rilevanti.

Tuttavia, è cruciale comprendere che caricare un brano online tramite un aggregatore non equivale a promuoverlo. La distribuzione da sola è del tutto inutile se non è supportata da una solida strategia di marketing e da un modello di business. Affidarsi al caso o al colpo di fortuna non porta mai a una carriera sostenibile.

Ora che abbiamo definito le fondamenta, vorrei metterti in guardia dalle numerose trappole da evitare che infestano il mercato musicale e che costano care agli artisti meno esperti.

La prima trappola è l’illusione del lavoro gratis o della generica collaborazione. Nel business musicale, la parola gratis nasconde quasi sempre una cessione di diritti. Se, ad esempio, vai a registrare nel piccolo studio di un tuo amico o conoscente e ti offre il lavoro gratuitamente, dal punto di vista legale la proprietà di quel master in molti casi diventa sua, poiché è lui che ha prestato il lavoro e i mezzi tecnici senza ricevere un compenso.

In mancanza di una transazione economica tracciabile o di un accordo scritto preliminare, ti ritroverai a non possedere la tua stessa musica. È perciò essenziale pagare i professionisti, che siano produttori, tecnici o turnisti, stabilendo chiaramente che si tratta di un lavoro su commissione, affinché la proprietà dell’opera finita rimanga interamente nelle tue mani.

La seconda trappola riguarda il mescolare i diritti d’autore con i costi di produzione. Capita molto spesso di imbattersi in furbacchioni o finte etichette che ti propongono una produzione o un servizio, chiedendo in cambio delle percentuali sui tuoi punti SIAE e nessun pagamento. Questo è un grave errore strategico.

I punti autoriali rappresentano una rendita vitalizia per il compositore dell’opera e non dovrebbero mai essere usati come moneta di scambio per pagare un servizio tecnico: chi realizza il prodotto deve essere pagato per il suo lavoro artigianale; l’autore deve mantenere la titolarità delle proprie idee creative.

La terza trappola è la cessione sconsiderata della proprietà del master: molte sedicenti etichette discografiche si avvicinano agli artisti promettendo visibilità o distribuzione, chiedendo in cambio la cessione totale del master.

Spesso ti chiedono persino di pagare di tasca vostra le spese promozionali o di ufficio stampa, per poi tenersi la proprietà della registrazione. Un’etichetta seria si assume il rischio d’impresa: se finanzia il disco, possiede il master; se lo pagate voi, il master è vostro.

Per tutelarti ed evitare di perdere il controllo della tua arte, non devi quasi mai cedere la proprietà. Piuttosto, impara a stipulare dei contratti di licenza d’uso; con una licenza, mantieni la proprietà assoluta dell’opera e concedi a un partner commerciale (l’etichetta o il distributore) il permesso temporaneo di utilizzarla e sfruttarla in cambio di una percentuale sui ricavi.

L’ultima e fondamentale trappola da schivare è la firma di documenti e contratti mossi unicamente dall’entusiasmo emotivo.

La fretta di vedere il tuo nome legato a un’azienda musicale porta a firmare accordi capestro, dove la multinazionale o l’etichetta anticipa dei soldi che in realtà si configurano come un prestito. Se le vendite non coprono i costi, ti ritrovi indebitato e privato dei tuoi diritti.

La regola inderogabile è non firmare mai nulla senza aver prima consultato un legale specializzato in diritto dello spettacolo, capace di valutare bilateralmente se quel contratto è davvero utile alla tua specifica progettualità.

Il mercato musicale è un ambiente severo, in cui le emozioni non trovano spazio quando si parla di contratti e proprietà intellettuale. Formati, studia i tuoi diritti, costruisci un tuo modello di sostenibilità economica e difendi la tua musica: solo così potrai navigare in questo mare senza finire in balia di chi vuole approfittare della tua urgenza espressiva.

E se qualcosa di questo articolo non ti è chiaro, scrivimi.

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Attento alle Cat&Fox Music Ltd

Il settore della musica è un campo minato in cui l’ignoranza costa cara; conoscere la differenza tra etichetta discografica ed editore musicale è il primo passo per iniziare a ragionare come un vero professionista.

Attento alle Cat&Fox Music Ltd: il pericolo delle etichette discografiche fraudolente.

In questo articolo vedremo cos’è un editore discografico e cos’è un’etichetta discografica e quali sono i loro ruoli. Vedremo anche le Etichette Fuffa il cui business non è far crescere l’artista ma campare sulla sua ignoranza: le famose Cat&Fox Music Ltd.

L’editore musicale

L’editore è quella figura o azienda che si occupa esclusivamente della gestione e della tutela del diritto d’autore. Immagina la tua canzone nella sua forma più pura, ovvero come una combinazione di testo e melodia, un’opera dell’ingegno scritta su un foglio di carta. L’editore tutela te che sei l’autore o il compositore, e si occupa di sviluppare e far fruttare economicamente questo tuo repertorio.

Un editore moderno non è un’entità passiva che aspetta che i soldi piovano dal cielo, ma un partner creativo molto attivo.
Un buon editore si occupa di cercare nuovi mercati dove piazzare la tua musica, organizza sessioni di scrittura, ricerca nuovi talenti e fa da ponte tra chi scrive le canzoni e chi le interpreta.

Soprattutto, l’editore si assicura che tu venga correttamente remunerato ogni singola volta che la tua opera viene eseguita in pubblico, passata in radio, trasmessa in televisione, suonata in discoteca o inserita all’interno di un film o di una pubblicità attraverso le cosiddette sincronizzazioni.

Non lo fa per beneficenza, ma perché divide con te ogni introito possibile derivante dalle tue creazioni.

L’etichetta discografica

Mentre l’editore si occupa dell’opera astratta e del diritto d’autore, l’etichetta discografica si occupa del master, ovvero della registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Il ruolo di un’etichetta discografica, essendo un’azienda a tutti gli effetti, è quello di generare il massimo profitto possibile per se stessa e per i propri azionisti attraverso lo sfruttamento del proprio catalogo musicale.

Il catalogo non è altro che l’insieme delle registrazioni di cui l’etichetta detiene la proprietà. L’etichetta discografica si occupa quindi di coordinare gli step strategici e operativi per inserire il prodotto registrato all’interno del mercato, gestendo la distribuzione, il marketing e la promozione affinché la tua musica arrivi al target giusto.

Per confrontare le due figure e riassumere la differenza semplificando: l’editore lavora con la canzone scritta, tutelando i diritti di chi l’ha composta, mentre l’etichetta discografica lavora con il file audio registrato, occupandosi di commercializzarlo. Sono due mondi paralleli che si incontrano per generare profitto, ma che si basano su due tipologie di proprietà intellettuale e materiale nettamente separate.

Proprio in questa separazione si nasconde la trappola più grande in cui cadono gli artisti esordienti. Il mercato è letteralmente infestato da etichette discografiche fuffa, realtà finte costruite appositamente per fare leva sul tuo ego e venderti dei servizi.

Le Cat&Fox Music Ltd

Nel Pinocchio di Collodi i due truffatori passati alla storia come il Gatto e La Volpe sfruttano la voglia di arricchirsi dell’ingenuo burattino truffandolo per impossessarsi delle sue preziose monete d’oro. Il capitolo ha ispirato la canzone la famosa canzone di Edoardo Bennato che recita:

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo maiNoi sapremo sfruttare le tue qualitàDacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorsoPer la celebrità

Nell’era dello streaming le false etichette musicali, le Cat&Fox Music Ltd prosperano come funghi: Riconoscerle è vitale se non vuoi buttare soldi al vento e soffrire dolorose frustrazioni.

Una finta etichetta si comporta come uno studio di registrazione o un’agenzia di servizi mascherata, che gonfia i preventivi di produzione dicendoti che coprirà metà delle spese, quando in realtà la tua metà copre già l’intero costo reale dell’operazione.

Il segno inequivocabile di un’etichetta Cat&Fox è la gestione fraudolenta della proprietà del master. Queste realtà ti chiedono di pagare per la produzione in studio, per i videoclip e per l’ufficio stampa, scaricando su di te tutti i costi imprenditoriali, ma pretendono di mantenere il cento per cento della proprietà della tua registrazione.

Sfruttano la tua ignoranza, o scarsa conoscenza, del settore confondendo volutamente la proprietà del master con i punti editoriali e i diritti d’autore, facendoti credere che lasciargli la proprietà della registrazione sia una prassi normale in cambio di qualche royalty.

Al contrario, una vera etichetta discografica seria lavora in totale trasparenza e si assume il rischio d’impresa insieme a te. Se tu, come artista, paghi interamente le spese di realizzazione del tuo disco, una vera etichetta riconosce che la proprietà del master è esclusivamente tua.

Se invece i costi vengono divisi, l’etichetta stipulerà con te un contratto di comproprietà del master, in cui le percentuali di possesso riflettono in modo esatto la percentuale del budget che ognuno ha investito.

Una vera etichetta non cerca di rubarti il controllo della tua musica, ma lavora per costruire un percorso di lungo periodo, integrando anche aspetti di management ed edizioni, per farti crescere nel tempo e guadagnare insieme a te in un rapporto di partnership reale.

Ma cosa cerca realmente oggi un’etichetta discografica in un artista?

Devi cancellare dalla mente l’idea romantica degli anni passati, quando un discografico scopriva un talento grezzo in un locale e investiva anni di tempo e fiumi di denaro per farlo crescere e sviluppare.

Oggi le regole del gioco sono spietatamente capovolte e i tempi di incubazione di un artista si sono ridotti drasticamente. Nessuna etichetta ha più il tempo, la voglia o le risorse per scommettere sul buio totale.

Oggi, un’etichetta discografica o un A&R, ovvero la figura preposta alla ricerca di nuovi talenti, cerca artisti che siano già dei prodotti finiti o che abbiano già dimostrato di sapersi muovere nel mercato.

Cercano musicisti che abbiano già costruito una loro identità chiara, che possiedano una base di pubblico reale e, cosa ancora più importante, che abbiano già un proprio modello di business funzionante in grado di generare ricavi autonomamente.

Le etichette non sono onlus progettate per finanziare i tuoi sogni, ma aziende che cercano partnership commerciali con realtà che hanno già un valore dimostrabile da poter amplificare all’interno del loro ecosistema.

Affannarsi per cercare un contratto discografico quando non hai ancora una tua struttura indipendente, un tuo pubblico e un tuo modello di sostenibilità, significa unicamente offrirti come vittima perfetta per chi vuole sfruttare la tua ingenuità.

Se vuoi smettere di navigare alla cieca, se vuoi imparare a proteggere la tua musica dalle truffe e vuoi comprendere come costruire un modello di business solido che renda la tua arte davvero appetibile per i professionisti seri del settore, non affrontare questo percorso da solo o alla cieca.

Studia, informati, fatti affiancare da consulenti e professionisti sia legali, marketing e ovviamente musicisti e tecnici musicali. Ragiona sempre a 360° da vero professionista. Solo evitando le trappole del Sistema puoi sperare di costruire un percorso artistico solido e ricco di soddisfazioni.

Su questo argomento, sull’assetto del mercato discografico in generale, possiamo parlarne per ore ed ore. Quindi, se vuoi ampliare la tua conoscenza in profondità, scrivimi due righe e parliamone liberamente.

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Rischi e opportunità delle IA musicali

C’è, tra gli artisti musicali esordienti, una discreta confusione sull’IA, in particolare per quanto riguarda i diritti d’autore. Questo non mi meraviglia perché ormai sono rassegnato al fatto che le persone si approccino ai servizi online senza leggere i contratti di fornitura del servizio (con quel che ne consegue quando qualcosa non va per il verso giusto).

Rischi e opportunità delle IA musicali.

In questo articolo cercherò di far chiarezza su alcune cose che riguardano SUNO. Specifico che cercherò, perché si tratta di questioni piuttosto complesse sulle quali ho ancora qualche dubbio (il che significa che se tu pensi di essere meglio informato, sei pregato di correggermi o integrarmi in caso di errori: lasciami un commento).

Una delle domande più controverse riguardo SUNO, è la differenza tra diritto d’autore e licenza commerciale.

Innanzi tutto dobbiamo aver chiaro che per avere i diritti di utilizzo commerciale di una musica prodotta o elaborata con SUNO è necessario avere un abbonamento a pagamento. In questo caso, nel contratto di fornitura del servizio, SUNO afferma di concedere una licenza commerciale alle canzoni create mentre si è iscritti. Questo significa che vengono concessi i diritti di utilizzo commerciale, oltre al diritto di utilizzarle per scopi personali e non commerciali.

I diritti di utilizzo commerciale consentono di monetizzare le tue canzoni come preferisci senza che SUNO rivendichi una quota sui guadagni. Tuttavia, l’uso commerciale non è la stessa cosa di un diritto d’autore o copyright.

Nella pratica, SUNO non verrà a chiederti royalty se pubblichi la canzone sulle app di musica in streaming. Ti sta concedendo una licenza per uso commerciale, la traccia è tua, ma sul contratto è specificato che la concessione dei diritti di utilizzo commerciale non garantisce la protezione del copyright.

Diritti di utilizzo e diritti d’autore (copyright) non sono la stessa cosa. La qualificazione e la protezione del copyright sono determinate dall’ente del copyright (ad esempio SIAE) e non da SUNO.  C’è una grande differenza tra proprietà e diritti d’autore, perché nella musica ci sono molti altri fattori che determinano i diritti oltre alla semplice proprietà.

Se fai una ricerca su Google chiedendo se puoi proteggere con copyright i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, vedrai che nell’Unione Europea, quindi anche in Italia, è richiesta la paternità umana sulla scrittura del brano. Il diritto d’autore nell’UE protegge le opere che sono risultato di una “creazione intellettuale propria dell’autore”. Poiché l’IA non è un essere umano, la musica creata autonomamente da un algoritmo (premendo semplicemente “genera”) non è protetta da copyright. Se invece, un musicista usa l’IA come strumento, apportando modifiche, integrazioni o arrangiamenti sostanziali al brano generato, può rivendicare la titolarità dei diritti sulla versione finale.

In pratica, puoi incorporare contenuti generati dall’intelligenza artificiale solo se puoi dimostrare un contributo creativo significativo modificato o scritto da un umano.

In realtà, questa questione, in tutta la sua complessità, non ha ancora trovato un assetto legislativo chiaro. Tutto il quadro normativo è ancora in febbrile evoluzione, quindi, devi tener conto che l’uso dell’IA nella tua musica in futuro potrebbe crearti dei problemi legali.

Per quanto riguarda i diritti del piano gratuito offerto da SUNO, le canzoni realizzate sono destinate esclusivamente all’uso personale e non commerciale e non possono essere monetizzate. In pratica, ti fai la tua musica e te la ascolti, ma non puoi distribuirla o ricavarci profitto.

Ma la cosa più preoccupante che emerge, leggendo i loro termini e condizioni, è che quando carichi la tua musica per elaborarla con l’IA, concedi a SUNO una licenza mondiale d’utilizzo. Questo significa che addestreranno il loro modello IA sulle tue canzoni.

Devi essere ben consapevole che stai concedendo un’ampia licenza per i tuoi contenuti per addestrare il loro modello. Personalmente non caricherei nulla che non voglio venga studiato, riutilizzato o fatto trapelare. Una professionista come Taylor Swift, che protegge la sua proprietà intellettuale meglio di chiunque altro, non caricherebbe mai le sue canzoni inedite su SUNO proprio per questo motivo.

Ma la preoccupazione più grande che dovresti avere, è che ti stai assumendo l’intero rischio legale sulle tue creazioni con IA. Se il tuo brano generato suona come quello di qualcun altro e vieni denunciato per plagio, la responsabilità ricadrà al 100% su di te: SUNO ti ha avvisato, è stato chiaro sui suoi limiti, non avrai scappatoie.

Questo è un altro dei motivi per cui è i piani a pagamento non garantiscono il copyright: il rischio di non unicità del brano generato.

Cosa è prudente fare in un contesto normativo così confuso ed in evoluzione? Personalmente ti consiglierei di ragionare con una certa lungimiranza aziendale. Tu non sai se il brano su cui ti stai dedicando, usando l’IA, farà il botto o meno, ma qualora succeda è meglio che tu sia pronto a rivendicare ogni tuo legittimo diritto sull’opera che hai composto di prima persona ed eseguito con l’ausilio dell’IA.

Per prima cosa, se non vuoi che ti rubino la musica, non caricare mai il cuore e l’anima del tuo nuovo brano su SUNO sperando che non ne derivi un plagio.

Tuttavia, se avessi solo un testo e una melodia e volessi usare l’AI, prenderei queste precauzioni:

  • Prima di tutto proteggerei il mio testo e una demo vocale tramite un servizio blockchain di marca temporale come, Wipo Proof, Patamu, Instant IP, ma anche SIAE o altri. In questo modo avrai la prova inconfutabile e difendibile della paternità dell’opera antecedente all’utilizzo dell’IA.
  • Solo dopo prenderei quella melodia, magari cantando solo dei “la la la” al posto del testo, e la caricherei su SUNO usando un prompt molto dettagliato per impostare l’atmosfera e il genere musicale che cerco. Così facendo sto restringendo di molto ciò che l’intelligenza artificiale può imparare, ma prima di ogni cosa, avendo sempre in mano una prova temporale per difendermi da future accuse di plagio o problemi analoghi.

Ora, almeno queste cose basilari dovresti averle chiare. Se hai altre informazioni più complete o un’esperienza da raccontare, lascia un commento sotto questo articolo, oppure scrivimi in privato.

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L’artista musicale è un imprenditore artistico

Qualsiasi progetto nel mondo musicale, che si tratti di un album, avviare un percorso da musicista o offrire un servizio tecnico, deve essere affrontato con metodo imprenditoriale per poter essere sostenibile nel tempo. Questo approccio è indispensabile per trasformare un’idea, una passione, in una professione e costruire un percorso solido e duraturo nel settore musicale.

L'artista musicale è un imprenditore artistico

All’interno di questo quadro imprenditoriale, il processo di validazione di un’idea di progetto si articola in diversi passaggi. Uno dei più delicati, difficili e, al tempo stesso, decisivi è l’analisi dei competitor. Spesso sottovalutata o affrontata in modo superficiale, questa analisi è il pilastro su cui poggia la solidità del proprio progetto e del mercato in cui si intende operare.

Identificazione dei Competitor come Sfida di Consapevolezza

I competitor di un artista musicale sono coloro che si rivolgono, o aggrediscono, la stessa nicchia di persone che il nostro progetto vuole raggiungere e dalla quale intende monetizzare. Questo significa che un concorrente non è semplicemente chi fa lo stesso nostro lavoro, ma chi mira allo stesso pubblico pagante. Dobbiamo quindi capire non solo chi è il nostro target, ma anche chi altro sta già raggiungendo e monetizzando da quel medesimo target.

Senza un progetto ben strutturato e un offerta chiara, l’artista musicale avrà serie difficoltà nell’analizzare la concorrenza. Banalmente, se decidi di entrare nel mercato delle feste private come matrimoni, feste aziendali ecc… senza aver prima misurato la concorrenza e l’offerta che offre, su quali metriche puoi creare una proposta attrattiva che ti distingua rispetto ad altri?
Giocando a ribasso sul prezzo? Se così fosse, sai già come andrà a finire.

Competitor Diretti vs. Indiretti

Un analisi del mercato completa deve considerare due categorie di competitor, entrambi da non sottovalutare:

Competitor Diretti: sono coloro che offrono prodotti o servizi molto simili o affini ai nostri, rivolgendosi allo stesso target. Restando nell’esempio pratico  delle feste private, i tuoi competitor sono coloro che, con strategie di comunicazione e visibilità simili, puntano alla stessa nicchia di clienti.

Competitor Indiretti: sono spesso più difficili da riconoscere. Si tratta di professionisti o aziende che, pur non offrendo lo stesso identico servizio, si rivolgono alla stessa nicchia con un’offerta che entra in competizione con la tua. Nel nostro esempio, possono essere delle strutture di catering o wedding planner che offrono un servizio a 360° comprendente l’intrattenimento musicale. Riconoscere questi attori è fondamentale per avere una visione completa del panorama competitivo.

L’Errore : “La Mia Idea è Unica, Non Ho Competitor”

Questa convinzione, più diffusa di quel che si pensi, è quasi sempre un enorme errore e un sintomo di due gravi mancanze:

a) Scarsa consapevolezza della propria idea e del suo perimetro imprenditoriale.

b) Scarsa consapevolezza del mercato di riferimento.

L’analisi dei competitor, infatti, non è un’attività isolata ma si integra strettamente con l’analisi progettuale e l’analisi di mercato, formando un’indagine a 360 gradi. In quelle rarissime situazioni in cui non esistono davvero dei competitor, bisogna essere consapevoli che ciò potrebbe significare che non esiste un mercato per quell’idea. Creare un mercato da zero presenta enormi vantaggi, ma anche svantaggi significativi, poiché manca una domanda, sia essa consapevole o latente, da parte del target.

Analisi Approfondita e Trasversale

Il lavoro però non si conclude con l’identificazione dei tuoi competitor, devi anche analizzarli. Devi valutare le informazioni che riesci a raccogliere. Devi costruire un’analisi basata su dati e numeri, non su impressioni personali o valutazioni superficiali come guardare un sito web.

Questa analisi deve rispondere a domande come:

  • Cosa offrono nel dettaglio?
  • Qual è il loro posizionamento economico?
  • Come raggiungono e interagiscono con il target?
  • Qual è il percorso che fanno compiere al cliente per portarlo all’acquisto?
  • Quanto sono affermati e quale quota di mercato detengono rispetto ad altri?

Queste informazioni devi raccoglierle in un report dettagliato che ti permetterà di svolgere la seconda parte di questa indagine che, già lo so, ti farà scoprire cose che prima ignoravi totalmente.

A questo punto dovresti avere elementi sufficienti per fare un confronto tra i vari competitor:

Individuare tratti comuni che li lega.

Capire quali sono i punti di forza e di debolezza del mercato nel suo complesso.

Identificare le caratteristiche e le strategie che funzionano meglio e quelle che funzionano peggio, sempre sulla base di dati oggettivi.

Questa fase analitica è fondamentale perché ti fornirà la materia prima per dare un senso a tutte queste informazioni acquisite.

La Proposta di Valore

Avere una proposta di valore significa essere in grado di rispondere in modo forte, chiaro e convincente a una domanda fondamentale: Perché il target dovrebbe scegliere il mio progetto, il mio prodotto o il mio servizio, piuttosto che quello di un mio competitor?

Non è una domanda retorica. È il perché che sta alla base di tutto e che giustifica l’esistenza del progetto stesso sul mercato. La risposta a questa domanda permette di capire come vincere rispetto alla concorrenza.

È necessario trovare quelle caratteristiche uniche per le quali il nostro progetto si differenzia e offre un valore superiore o diverso. Che si tratti di un album pop o di un servizio tecnico, bisogna dare al target una ragione concreta per investire tempo, denaro e attenzione nella nostra offerta piuttosto che in un’altra.

La proposta di valore, quindi, è l’elemento che trasforma un’idea potenzialmente simile a molte altre in un progetto unico e con una chiara identità di mercato, capace di attrarre e fidelizzare una specifica nicchia di pubblico. È l’essenza della strategia competitiva e il risultato finale di un’analisi condotta con metodo e rigore imprenditoriale.

A questo punto dovrebbe esserti chiaro come l’analisi della concorrenza sia un processo strutturato e metodologico che va ben oltre una semplice ricognizione del mercato. È un’indagine profonda che parte dalla consapevolezza del proprio progetto, passa per uno studio dettagliato dei concorrenti e culmina nella definizione di un vantaggio competitivo chiaro e difendibile: la proposta di valore.

Solo attraverso questo percorso un’idea musicale può trasformarsi in un progetto professionale e sostenibile.

Comincia a fare sul serio: contattami senza impegno.

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Ma cos’è il marketing musicale?

Hai appena speso gli ultimi duemila euro che avevi sul conto per mixare, masterizzare e promuovere il tuo nuovo singolo. Hai curato la copertina in modo maniacale, hai fatto il countdown sui social, hai cliccato “pubblica” a mezzanotte. Il risultato? Zero assoluto.

Ma cos'è il marketing musicale?

Dice il vero chi sostiene che 9 progetti musicali su 10, oggi, non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute schiantandosi contro un muro di indifferenza totale. Meno del 3% di chi investe in promozione riesce ad andare in pari, figuriamoci a guadagnare o a trarre profitto dalla propria arte.

Sappi comunque che la colpa di questo fallimento non è della tua musica, del tuo talento o del fantomatico algoritmo. Il tuo vero, unico e letale problema è che sei un analfabeta imprenditoriale: ti manca totalmente il marketing.

Quando senti la parola “marketing” o “vendita” provi quasi un senso di repulsione: la vedi come una parola sporca, roba da venditori di fumo, qualcosa di lontano, se non l’opposto della purezza della tua vocazione artistica. Ma, se sei onesto con te stesso, sai che questa è solo una scusa che ti racconti per giustificare il fatto che non sai come muoverti.

Fare marketing non significa spammare il tuo link di Spotify sperando che diventi virale o pagare per finte interazioni. Significa studiare chirurgicamente le due forze inossidabili che muovono il mondo: la domanda e l’offerta. Significa studiare il Market, il Mercato.

Il mercato musicale generico non esiste. Esistono micro-mercati specifici, come quello del live, della didattica, delle produzioni o dell’editoria, ognuno con i propri bisogni insoddisfatti. Se non analizzi questi bisogni prima di chiuderti in studio, stai solo producendo un rumore di fondo che nessuno ti ha mai richiesto.

Hai speso anni, forse decenni, a perfezionare la tua tecnica sullo strumento, accumulando una quantità impressionante di competenze verticali e dirette. Sei diventato un esecutore o un produttore straordinario, ma le tue competenze indirette e orizzontali, quelle legate al business, alla strategia e alla gestione economica, sono ferme allo zero assoluto.

Ecco perché vedi continuamente musicisti tecnicamente inferiori a te che lavorano, firmano contratti e riempiono le agende, mentre tu rimani chiuso nella tua cameretta a recriminare e lamentarti. Loro hanno capito come posizionarsi nella mente del target, tu no.

Il mercato musicale odierno ha subito una mutazione genetica radicale. Oggi la musica è diventata a tutti gli effetti un business di servizio; non è più basata sulla vendita di un prodotto, di supporti fisici come cd o vinili (che sono solo una minuscola nicchia). Se continui a concepire la tua musica registrata come il fine ultimo per fare soldi, andrai incontro al fallimento economico.

Il pubblico non è più educato a spendere per il semplice ascolto, perché ha già soddisfatto quel bisogno con le piattaforme di streaming. Il tuo brano, il tuo album o il tuo videoclip sono solo un mezzo, un biglietto da visita necessario per creare percezione e autorevolezza attorno al tuo brand artistico.

Il vero fatturato, quello che ti permette di vivere della tua passione in modo sostenibile, deriva dai servizi che offri attorno a quella musica. Che si tratti di esperienze dal vivo ad alto impatto emotivo, di didattica iper-strutturata, di produzioni per conto terzi o di partnership strategiche, devi capire esattamente quale problema risolvi e per chi lo risolvi.

Tutto questo, però, crolla come un castello di carte se non possiedi un’identità artistica granitica. Fino a quando tratterai il tuo progetto come un flusso astratto di emozioni guidato esclusivamente dal tuo ego, sarai del tutto invisibile all’industria.

Il mercato, ovvero il pubblico e gli altri operatori del settore discografico, compra prodotti posizionabili e delineati. Devi costruire una combinazione perfetta in cui il tuo immaginario visivo, il modo in cui parli, i valori che trasmetti e il suono che produci risultino totalmente allineati e coerenti.

Se fai ascoltare la tua musica a cento persone diverse e ottieni cento opinioni contrastanti su chi sei, significa che non hai un’identità e stai generando solo frammentazione. Devi essere unico, con un perimetro così netto che al pubblico bastano pochi secondi per riconoscerti. Quando hai scolpito quell’identità, devi imparare a descriverla in modo spietato.

Devi essere in grado di presentarti e di presentare il tuo progetto artistico in non più di tre o quattro minuti. Devi farlo con decisione e chiarezza d’intenti, se vuoi trovare direttori artistici o investitori discografici che investano su di te. Se inizi a parlare a vanvera, se ti perdi nei dettagli irrilevanti e non sai spiegare perché tu sei diverso da tutti gli altri concorrenti, perdi per sempre l’occasione della tua vita.

Devi assolutamente imparare a venderti. Se non impari a vendere il tuo valore in prima persona, finirai trascinato in una folle guerra al ribasso, competendo con chi regala le proprie sessioni online a pochi euro pur di accaparrarsi un lavoro.

La verità del mercato è che i clienti e gli addetti ai lavori non ti pagano mai esclusivamente per le tue competenze tecniche. Ti pagano per la tua reputazione, per l’autorità che percepiscono in te e per l’affidabilità del tuo intero sistema professionale.

Se non curi il tuo marketing, se ti affidi alla speranza cieca o al caso, non solo bruci tutti i tuoi risparmi in tentativi a vuoto, ma sprofondi in un loop di depressione che ti porterà, inevitabilmente, ad appendere lo strumento al chiodo e a rinunciare ai tuoi sogni.

Fare marketing musicale significa costruire un sistema di procedure che trasforma un hobby costoso in una professione sostenibile, che attrae occasioni invece di inseguirle. Il mercato è enorme, è in crescita, e le opportunità sono straordinarie per chi smette di comportarsi da dilettante e inizia a studiare e applicare le vere regole del gioco.

Se non mi credi, prosegui pure per la tua strada e investi in promozione, in visibilità, nelle mille formule che ti propongono nei social. Se invece vuoi cominciare a fare sul serio, rimboccati le maniche e contattami.

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La via del professionismo musicale.

So bene da dove parti e conosco il tuo amore per la musica. La passione è il motore primordiale che ti ha spinto a chiuderti in camera per ore, a prendere innumerevoli lezioni, a suonare con le prime band di paese e ad innamorarti perdutamente di questo percorso irto di ostacoli.

La via del professionismo musicale.

Se oggi sei qui a leggere queste righe è perché vuoi capire, una volta per tutte, cosa separa chi suona per puro hobby da chi riesce a fare della musica la propria professione in modo sostenibile e duraturo.

Il sistema educativo musicale e l’ambiente circostante ti hanno convinto che la tecnica fosse l’unica cosa che contasse davvero. Hai investito decine di migliaia di ore sul tuo strumento, passando da semplici insegnanti a veri e propri mentori che ti hanno inserito nei primi contesti live e negli studi di registrazione. Questa è quella che in gergo è conosciuta come competenza verticale.

Tuttavia, la cruda verità che devi accettare è che per sostenerti economicamente nel settore musicale, le sole competenze verticali non ti daranno mai un progetto sostenibile. Essere un professionista non significa solo saper suonare perfettamente, conoscere a memoria un rudimento o padroneggiare l’armonia.

Significa, al contrario, sviluppare un intero arsenale di competenze collaterali e trasversali che non hanno nulla a che vedere con lo strumento, ma che determinano in modo assoluto la tua sopravvivenza nel mercato reale.

Fare il musicista professionista significa diventare un vero e proprio imprenditore di se stesso. Significa imparare a gestire l’organizzazione del lavoro, capire come rispettare rigorosamente i ruoli all’interno di un team ed essere in grado di calcolare meticolosamente i budget di produzione per capire fin da subito se un progetto è finanziariamente sostenibile.

Un professionista sa impostare delle timeline precise, chiedendosi sempre quanto tempo e quali risorse servono per andare dal punto A al punto B, senza navigare a vista. Essere un professionista significa inoltre imparare l’antica arte della vendita e della negoziazione, capendo quali accordi commerciali stringere, quali sono i confini delle collaborazioni e come prezzare correttamente il proprio lavoro in base al mercato.

Qui entra in gioco uno degli scogli psicologici più grandi da superare. La musica è da sempre un settore guidato dall’emotività e dalla creatività, ma il business, per funzionare, richiede una freddezza calcolatrice. Se vuoi fare di questo il tuo lavoro, hai il dovere morale e materiale di perseguire risultati economici e di misurare costantemente le tue azioni, settando degli obiettivi finanziari mensili e annuali.

Devi sviluppare una consapevolezza chiarissima di quanto ti costa, in termini di denaro ma soprattutto di tempo investito, acquisire un singolo fan o un cliente. Se passi ore infinite a creare contenuti sui social o spendi soldi in inserzioni pubblicitarie per acquisire un cliente che alla fine ti fa guadagnare meno di quanto hai speso per intercettarlo, il tuo modello è destinato a fallire e i tuoi prezzi sono concettualmente sbagliati.

Un vero professionista musicale crea un sistema di offerta intelligente e strutturato per mantenere i propri clienti nel tempo, offrendo servizi continuativi, alzando la marginalità e abbassando così i costi di acquisizione. E qui arriviamo al cuore pulsante del mercato moderno. Se vuoi uscire dalla crisi e dall’anonimato, devi comprendere e accettare che oggi il settore musicale è fondato quasi esclusivamente su modelli di business di servizio, non di prodotto.

Continuare a pensare di vendere la tua musica registrata come se fosse l’unica o la principale fonte di guadagno ti porterà a schiantarti contro il muro della realtà. Il mercato discografico attuale non funziona più così. La tua musica, i tuoi dischi faticosamente prodotti e il tuo intero catalogo sono il tuo biglietto da visita, uno strumento formidabile e necessario per innalzare la tua percezione e dimostrare la tua autorevolezza al mondo.

Ma le vere entrate, quelle solide che ti permettono di pagare le bollette e reinvestire nella tua arte, derivano dai servizi che costruisci attorno a quella musica. Questo significa diversificare intelligentemente, intercettando i bisogni reali delle persone e delle aziende là fuori. Significa imparare da dove puoi guadagnare direttamente e quali sono le innumerevoli rendite indirette che le tue azioni possono generare a cascata.

L’approccio al servizio può tradursi nell’insegnamento ad alto livello, nel sessionismo per altri artisti, nella produzione per conto terzi, nello stringere partnership esclusive o nell’organizzare eventi dal vivo concepiti non come semplici e banali esibizioni, ma come esperienze di grande valore per le quali il pubblico è felice di pagare.

Lungo questo tortuoso e affascinante percorso, dovrai inevitabilmente fare i conti con i fallimenti. Anzi,  devi innamorarti del fallimento, perché non esiste alcun risultato positivo e duraturo in questo settore che non derivi da una lunga serie di sconfitte cocenti.

Forse hai già provato a lanciare un tuo progetto musicale, ci hai investito i tuoi sudati risparmi, le tue migliori energie e tutte le tue speranze, per poi ritrovarti con un pugno di mosche in mano e un buco economico da gestire con ansia. Quando questo accade, l’istinto umano ti spinge a gettare la spugna, ad abbandonare tutto e cambiare mestiere, come fanno in moltissimi dopo anni di sacrifici non ripagati.

Vivi ogni fallimento come una lezione magistrale che ti svela una carenza nel tuo modello di business e ti offre la possibilità di correggere il tiro, diventando più forte e consapevole.

Infine, essere un professionista significa aver smesso di compiacere se stessi nella solitudine della propria sala prove per iniziare a comunicare con il mondo in modo altamente strategico.

Devi scolpire una tua identità forte, definendo il tuo suono, la tua immagine visiva e i tuoi valori, e poi devi imparare a veicolarla in modo chirurgico. Devi studiare il mercato, individuare il tuo pubblico di riferimento e capire quali sono i loro bisogni insoddisfatti.

Implica l’arte di sapersi presentare nel modo corretto quando incontri un addetto ai lavori, avendo sempre pronto del materiale adeguato e testato per fare centro al primo colpo, invece di improvvisare e bruciare occasioni d’oro.

La comunicazione, in questo ecosistema, è vitale: devi usare tutti i canali a tua disposizione, dai social media alle relazioni interpersonali dirette, non per cercare una visibilità vuota ed effimera legata all’ego, ma per posizionare il tuo prodotto e il tuo servizio nella mente delle persone giuste in modo indelebile.

Se sei stanco di girare a vuoto, se vuoi smettere di sperare nei miracoli e desideri iniziare a costruire concretamente il tuo modello di business musicale con strategie chiare, procedure testate e dati reali alla mano, non devi affrontare questo lungo e faticoso viaggio da solo.

Inizia iscrivendoti alla mia newsletter e, quando ti ritieni pronto, contattami direttamente. Impareremo a conoscerci e vedremo insieme come potrò esserti d’aiuto per il tuo percorso artistico.

Provarci non ti costerà nulla, aspettare che le cose cambino da sole ha un costo incalcolabile.

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