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Nella musica non esistono scorciatoie

Tra gli aspiranti musicisti che mi capita di incontrare, ce ne sono alcuni convinti che l’Intelligenza Artificiale spianerà loro la strada per il successo.

Nella musica non esistono scorciatoie

Certo, l’IA abbassa i costi produzione, riempie lacune tecniche, risolve situazioni difficili; ma l’IA resta solo uno strumento per produrre musica, il che non corrisponde necessariamente con il denaro e con il successo. Chi la pensa diversamente è perché ragiona da dilettante e non da professionista.

Che l’AI entri o meno nel tuo processo di produzione creativa, se vuoi ritagliarti il tuo spazio come artista professionista nel mondo della musica, ti dovrai confrontare con il mercato e con un ambiente duramente meritocratico, che lascia zero spazio alle improvvisazioni e agli incompetenti.

Semplificando le cose, nel mercato musicale il percorso di crescita di un’artista musicista, possiamo dividerlo in tre livelli; il Livello Zero  in cui sei un aspirante professionista, senza alcuna rendita e senza un vero flusso di ricavi e costi; il Livello Uno, in cui lavori come artista musicale e sei un professionista a tutti gli effetti; infine il Livello Due, dove sei un vero imprenditore musicale.

Se oggi non riesci a vivere con la tua musica, è perché ti trovi al Livello Zero e non sarà certo un’IA che ti farà salire al livello superiore. Se non conosci i processi processi fondamentali di business, marketing e promozione, non riuscirai mai a generare una rendita economica solida dalla produzione musicale.

Devi staccarti dalla visione, legata al passato, ancorata a una visione superata dove il  business musicale era basato sulla vendita del prodotto fisico.

Prima degli abbonamenti in streaming, che hanno abbassato drammaticamente il costo dell’ascolto musicale, il pubblico era naturalmente educato a spendere per acquistare un disco, e la promozione consisteva semplicemente nell’ottenere la massima visibilità possibile per vendere quel supporto fisico al maggior numero di persone.

Oggi non è più così, le dinamiche socioeconomiche sono cambiate in modo irreversibile e tu non puoi confrontarti con esse sperando di convincere da zero il tuo pubblico ad acquistare la tua musica come se fosse una merce da scaffale.

Il mercato musicale moderno è diventato esclusivamente un business di servizio dove i maggiori introiti vanno ai distributori.  In questo contesto, non riuscirai mai ad arrivare nemmeno al banale punto di pareggio tra costi e ricavi se basi il tuo intero modello di business sul semplice prodotto registrato.

La tua produzione artistica non deve essere un costo da recuperare con ansia, che è nemica della creatività,  deve trasformarsi in un investimento calcolato, un asset strategico che serve per marginare in altri modi e vendere i tuoi veri servizi. Per questo motivo, la sostenibilità economica la puoi trovare, nella misura  che ti è più vantaggiosa, sviluppando sei dimensioni specifiche che la maggior dei dilettanti ignora o sottovaluta totalmente.

La prima di queste sei è la dimensione valoriale. Il tuo pubblico non diventerà mai fan di un banale file audio o di un videoclip sui social, ma si innamorerà di un’identità artistica forte che ha l’arroganza e la pretesa di dire qualcosa di significativo al mondo.

La seconda è la dimensione sonora, che significa avere un filo conduttore creativo, degli elementi ricorrenti che rendano il tuo suono immediatamente riconoscibile all’interno di un’unica macro identità.

La terza è la dimensione visiva, un fattore fondamentale perché la mente umana ragiona per immagini, e tu devi obbligatoriamente posizionarti a livello spaziale e visivo nella testa del tuo target se vuoi avere una speranza di sopravvivere nel mercato.

La quarta dimensione è la più vitale e complessa di tutte: quella esperienziale. Mettitelo bene in testa e non dimenticarlo mai: il tuo pubblico non paga per acquistare un tuo prodotto, ma è disposto a pagare profumatamente per farne parte. Quando un tuo fan compra una tua maglietta o un tuo vinile, non sta semplicemente acquistando un pezzo di cotone o un disco di plastica, ma sta finanziando apertamente il tuo servizio; sta acquistando un senso di appartenenza esclusiva alla tua tribù.

Non dimentichiamo la dimensione commerciale, che ti impone di cercare partnership, vedendo la tua musica e le tue abilità come un asset utile anche per lo sviluppo di altre realtà e collaboratori. Che ti impone di cercare mercati diversi da quello dello streaming, come possono essere i synch agent o i live ben retribuiti.

La dimensione commerciale funziona bene quando hai una solida dimensione comunicativa. Comunicare nel modo giusto, con i messaggi giusti, a seconda ti rivolga al pubblico o agli addetti del settore è un tassello che chi sottovaluta, aspettando il miracolo d’essere scoperto, è quasi sempre destinato a vagare nel nulla o ottenere lavori non soddisfacenti.

Tutte queste dimensioni sono le tessere di un mosaico incastrate in un sistema aziendale molto più grande. Sono questioni che devi gestire e portare avanti quotidianamente, devono avere la stessa attenzione che dedichi ai tuoi processi creativi: suonando, scrivendo, cresci artisticamente; occupandoti di mercato, di promozione, di sfruttamento commerciale, crescri professionalmente.

Se decidi di rimanere fermo nella tua rassicurante comfort zone, limitandoti a suonare e non sviluppando un business, il rischio più grande che corri  è quello di perdere tutto ciò che hai costruito tornando al Livello Zero.

Il viaggio per diventare un professionista della musica non ammette alcun tipo di improvvisazione o ingenuità. Richiede di abbandonare l’ego adolescenziale, di abbracciare la gestione aziendale e di guardare in faccia la cruda realtà dei numeri, delle responsabilità e delle spietate leggi di mercato.

Se senti di essere pericolosamente bloccato, se hai finalmente capito di avere delle profonde lacune strategiche che stanno lentamente soffocando il tuo talento e vuoi costruire un percorso limpido e inattaccabile per vivere orgogliosamente della tua arte, non permettere al tempo di rubarti altri sogni.

Hai bisogno di analizzare a fondo i tuoi obiettivi e la tua direzione. Contattami liberamente, esamineremo insieme il tuo progetto e inizieremo a costruire con metodo la tua vera e definitiva strada verso la professione musicale.

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Rischi e opportunità delle IA musicali

C’è, tra gli artisti musicali esordienti, una discreta confusione sull’IA, in particolare per quanto riguarda i diritti d’autore. Questo non mi meraviglia perché ormai sono rassegnato al fatto che le persone si approccino ai servizi online senza leggere i contratti di fornitura del servizio (con quel che ne consegue quando qualcosa non va per il verso giusto).

Rischi e opportunità delle IA musicali.

In questo articolo cercherò di far chiarezza su alcune cose che riguardano SUNO. Specifico che cercherò, perché si tratta di questioni piuttosto complesse sulle quali ho ancora qualche dubbio (il che significa che se tu pensi di essere meglio informato, sei pregato di correggermi o integrarmi in caso di errori: lasciami un commento).

Una delle domande più controverse riguardo SUNO, è la differenza tra diritto d’autore e licenza commerciale.

Innanzi tutto dobbiamo aver chiaro che per avere i diritti di utilizzo commerciale di una musica prodotta o elaborata con SUNO è necessario avere un abbonamento a pagamento. In questo caso, nel contratto di fornitura del servizio, SUNO afferma di concedere una licenza commerciale alle canzoni create mentre si è iscritti. Questo significa che vengono concessi i diritti di utilizzo commerciale, oltre al diritto di utilizzarle per scopi personali e non commerciali.

I diritti di utilizzo commerciale consentono di monetizzare le tue canzoni come preferisci senza che SUNO rivendichi una quota sui guadagni. Tuttavia, l’uso commerciale non è la stessa cosa di un diritto d’autore o copyright.

Nella pratica, SUNO non verrà a chiederti royalty se pubblichi la canzone sulle app di musica in streaming. Ti sta concedendo una licenza per uso commerciale, la traccia è tua, ma sul contratto è specificato che la concessione dei diritti di utilizzo commerciale non garantisce la protezione del copyright.

Diritti di utilizzo e diritti d’autore (copyright) non sono la stessa cosa. La qualificazione e la protezione del copyright sono determinate dall’ente del copyright (ad esempio SIAE) e non da SUNO.  C’è una grande differenza tra proprietà e diritti d’autore, perché nella musica ci sono molti altri fattori che determinano i diritti oltre alla semplice proprietà.

Se fai una ricerca su Google chiedendo se puoi proteggere con copyright i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, vedrai che nell’Unione Europea, quindi anche in Italia, è richiesta la paternità umana sulla scrittura del brano. Il diritto d’autore nell’UE protegge le opere che sono risultato di una “creazione intellettuale propria dell’autore”. Poiché l’IA non è un essere umano, la musica creata autonomamente da un algoritmo (premendo semplicemente “genera”) non è protetta da copyright. Se invece, un musicista usa l’IA come strumento, apportando modifiche, integrazioni o arrangiamenti sostanziali al brano generato, può rivendicare la titolarità dei diritti sulla versione finale.

In pratica, puoi incorporare contenuti generati dall’intelligenza artificiale solo se puoi dimostrare un contributo creativo significativo modificato o scritto da un umano.

In realtà, questa questione, in tutta la sua complessità, non ha ancora trovato un assetto legislativo chiaro. Tutto il quadro normativo è ancora in febbrile evoluzione, quindi, devi tener conto che l’uso dell’IA nella tua musica in futuro potrebbe crearti dei problemi legali.

Per quanto riguarda i diritti del piano gratuito offerto da SUNO, le canzoni realizzate sono destinate esclusivamente all’uso personale e non commerciale e non possono essere monetizzate. In pratica, ti fai la tua musica e te la ascolti, ma non puoi distribuirla o ricavarci profitto.

Ma la cosa più preoccupante che emerge, leggendo i loro termini e condizioni, è che quando carichi la tua musica per elaborarla con l’IA, concedi a SUNO una licenza mondiale d’utilizzo. Questo significa che addestreranno il loro modello IA sulle tue canzoni.

Devi essere ben consapevole che stai concedendo un’ampia licenza per i tuoi contenuti per addestrare il loro modello. Personalmente non caricherei nulla che non voglio venga studiato, riutilizzato o fatto trapelare. Una professionista come Taylor Swift, che protegge la sua proprietà intellettuale meglio di chiunque altro, non caricherebbe mai le sue canzoni inedite su SUNO proprio per questo motivo.

Ma la preoccupazione più grande che dovresti avere, è che ti stai assumendo l’intero rischio legale sulle tue creazioni con IA. Se il tuo brano generato suona come quello di qualcun altro e vieni denunciato per plagio, la responsabilità ricadrà al 100% su di te: SUNO ti ha avvisato, è stato chiaro sui suoi limiti, non avrai scappatoie.

Questo è un altro dei motivi per cui è i piani a pagamento non garantiscono il copyright: il rischio di non unicità del brano generato.

Cosa è prudente fare in un contesto normativo così confuso ed in evoluzione? Personalmente ti consiglierei di ragionare con una certa lungimiranza aziendale. Tu non sai se il brano su cui ti stai dedicando, usando l’IA, farà il botto o meno, ma qualora succeda è meglio che tu sia pronto a rivendicare ogni tuo legittimo diritto sull’opera che hai composto di prima persona ed eseguito con l’ausilio dell’IA.

Per prima cosa, se non vuoi che ti rubino la musica, non caricare mai il cuore e l’anima del tuo nuovo brano su SUNO sperando che non ne derivi un plagio.

Tuttavia, se avessi solo un testo e una melodia e volessi usare l’AI, prenderei queste precauzioni:

  • Prima di tutto proteggerei il mio testo e una demo vocale tramite un servizio blockchain di marca temporale come, Wipo Proof, Patamu, Instant IP, ma anche SIAE o altri. In questo modo avrai la prova inconfutabile e difendibile della paternità dell’opera antecedente all’utilizzo dell’IA.
  • Solo dopo prenderei quella melodia, magari cantando solo dei “la la la” al posto del testo, e la caricherei su SUNO usando un prompt molto dettagliato per impostare l’atmosfera e il genere musicale che cerco. Così facendo sto restringendo di molto ciò che l’intelligenza artificiale può imparare, ma prima di ogni cosa, avendo sempre in mano una prova temporale per difendermi da future accuse di plagio o problemi analoghi.

Ora, almeno queste cose basilari dovresti averle chiare. Se hai altre informazioni più complete o un’esperienza da raccontare, lascia un commento sotto questo articolo, oppure scrivimi in privato.

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Le royalty nell’era dell’intelligenza artificiale

Sono passati meno di due anni da quando dispensavo buoni consigli riguardo le royalty nell’era dello streaming. Fermo restando che i buoni consigli restano validi, l’artista musicale oggi deve affrontare il nuovo scenario disegnato dalle intelligenze artificiali generative applicate alla musica.

Le royalty nell'era dell'intelligenza artificiale.

Dorien Herremans in un articolo di WIPO Magazine cerca di mettere ordine nel terremoto generato dall’avvento dell’IA generativa: uno strumento digitale, un sistema, in grado di creare un brano in pochi secondi. Melodia, armonia, ritmo, timbro: tutto pronto in tempo reale. Il problema? Questi modelli vengono “allenati” su musica scritta da artisti veri, con mani vere, cuori veri.

Qui nasce la frattura: come proteggere e pagare i musicisti quando i loro lavori diventano mattoni invisibili di un algoritmo?Il salto è enorme, ma porta con sé un dilemma che la tecnologia non ha ancora risolto: chi è l’autore e chi ha diritto a essere pagato?

La signora Herremans si concentra su alcuni punti critici che toccano direttamente gli interessi degli autori delle composizioni musicali in questo contesto, provo a riassumerli:

  1. Dal cervello umano all’AI
    Così come noi apprendiamo la musica con un processo di “statistical learning” (riconoscendo schemi e aspettative sonore), le reti neurali fanno lo stesso: non memorizzano i brani interi, ma ne interiorizzano le strutture statistiche. Non c’è un archivio di canzoni dentro Suno o Udio: ci sono miliardi di parametri che descrivono probabilità e relazioni musicali.

    Questa somiglianza spiega anche la complessità legale: se il modello non copia le canzoni ma ne interiorizza gli schemi, possiamo dire che “ruba” musica? Oppure fa la stessa cosa che fa la nostra mente quando scriviamo un brano influenzato da ciò che abbiamo ascoltato?

    In pratica, la differenza tra ispirazione umana e training AI diventa sottile. Ed è proprio qui che nasce il dibattito: dove finisce l’apprendimento e dove inizia la violazione del copyright.

  2. Trasparenza mancante
    Se il progetto open-source Mustango dichiara di usare dati Creative Commons, le grandi piattaforme non rivelano quali brani hanno nutrito i loro modelli. E senza accesso ai dataset di training, capire se il tuo pezzo è stato usato diventa quasi impossibile.
  3. Compensi e licenze
    L’industria si sta chiedendo: un modello allenato su Taylor Swift e su un cantautore emergente deve esser pagato allo stesso modo? Probabilmente no. Serve un meccanismo dinamico, basato su quanto il valore economico di un artista influenza il risultato generato.
  4. Tecniche di rilevamento
    Nelle tecniche di addestramento di un IA, ci sono dei modelli di insegnamento che cercano di capire se un brano specifico è stato usato nel training. Se funzionassero, potrebbero aprire la strada a sistemi di royalty più equi.
  5. AI come alleato, non sostituto
    La visione più promettente non è un’AI che produce brani al posto dei musicisti, ma che diventa uno strumento creativo: suggerire armonizzazioni, completare sezioni melodiche, accelerare workflow. Un co-pilota creativo, non un rimpiazzo.

Dal mio punto di vista, però, il vero rischio non è che l’AI rubi la musica agli artisti, ma che rubi la fiducia del pubblico.

Perché la musica non è mai stata solo suono: è contesto, autenticità, storytelling. Spotify non ha ucciso i musicisti, ma ha cambiato il modo in cui si monetizza. TikTok non ha distrutto le band, ma ha ridefinito la viralità. Con l’AI sta accadendo lo stesso: il pubblico non smetterà di amare gli artisti, ma chiederà più trasparenza su cosa sta ascoltando e su chi ci guadagna.

Attualmente, vedo tre problemi che minano il mercato musicale e su cui si sta lavorando per risolverli:

  • Licenze opache: Se non sappiamo quali brani nutrono un modello, come possiamo accettare che il risultato venga monetizzato?
  • Pagamenti generici: Non è giusto che un artista riceva la stessa quota di Taylor Swift, ad esempio, se il prompt richiama esplicitamente la sua musica.
  • Narrativa mancante: Se un brano AI suona bene ma non ha una storia dietro, come può costruire un legame emotivo col pubblico?

Oramai il treno è partito e pensare di fermare lo sviluppo dell’IA è impensabile. Più sensato è impegnarsi nel governarne l’uso con logiche nuove. Alcune delle proposte sul piatto sono:

  • Licenze dinamiche: pagamenti proporzionali al livello di influenza dell’artista sul risultato.
  • Trasparenza obbligatoria: dichiarare quali dataset sono stati usati, come avviene già per le fonti giornalistiche.
  • AI come servizio, non come prodotto: le piattaforme dovrebbero presentare l’AI come uno strumento per accelerare la creatività, non come fabbrica di hit anonime.

Come artista musicista, la cosa che più di ogni altra dovresti temere è però la la saturazione del mercato. Quando chiunque può generare 100 canzoni al giorno, la vera battaglia non sarà più avere un brano, ma essere ascoltato.

Ma se sei un lettore di questo blog o hai avuto il piacere di collaborare con me, sai già quali sono le soluzioni per sfuggire alla trappola della saturazione (che di fatto già esiste):

  • Il valore di un artista non sarà nella melodia, ma nel brand personale.
  • Le community diventeranno più importanti delle classifiche.
  • L’autenticità sarà la valuta più rara.

In pratica, mentre i brani AI possono suonare perfetti, tu artista umano puoi offrire qualcosa che nessuna rete neurale copierà mai: esperienze, relazioni, identità.

Ogni rivoluzione tecnologica divide: da un lato chi la teme, dall’altro chi la sfrutta. La vera domanda che dovremmo porci non è “può l’AI scrivere musica meglio di noi?”, ma piuttosto: come vogliamo che la musica del futuro rifletta ancora i valori, i diritti e le emozioni di chi la crea?

E qui passo a te: pensi che l’AI diventerà un alleato indispensabile per gli artisti, o che finirà per svuotare di senso la musica stessa?

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Stage Zero: la Terminator dei musicisti?

La notizia più impattante di questi giorni è l’accordo tra il producer Timbaland e Suno per la creazione di Stage Zero, un etichetta discografica formata esclusivamente da artisti generati con Intelligenza Artificiale.

Stage Zero di Timbaland è una minaccia per i musicisti?

Appresa la notizia non ho potuto fare a meno di pensare alla saga di Terminator dove l’umanità viene sostituita da macchine intelligenti governate dal potere globale dell’AI Skinet: ma è davvero questo che rischiano i musicisti?

Nel suo blog, Marco Stanzani fa notare che

…per le major discografiche, STAGE ZERO sia un sogno che si avvera: nessun problema di gestione dei diritti, nessuna pausa creativa, nessuna “fase oscura” da cui far risorgere la carriera di un cantante. Gli artisti AI possono essere programmati per rilasciare album con la precisione di un orologio svizzero, adattarsi alle mode senza sforzo e, soprattutto, non chiedere anticipi royalties milionari. Che è la cosa che per loro conta di più.

Come dargli torto? Direi che è una visione lucida e oggettiva di un futuro prossimo che vedrà le piattaforme di streaming e i social media invasi da artisti virtuali magari in grado di interagire e dialogare con i propri fan tramite l’uso di AI. Veramente una pacchia per l’industria discografica.

Questo cosa significa per l’artista musicale in carne e ossa? Come può competere con la precisione e la perfezione di un AI addestrata a intercettare i gusti del pubblico?

Una soluzione la possiamo trovare sempre nella letteratura di fantascienza, più precisamente nei temi che Philip Kindred Dick ha affrontato nei suoi romanzi, scritti nei tempi in cui le macchine pensanti erano mostruosi scatoloni di relé e transistor.

Nel suo romanzo “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” Philip K. Dick esplora il concetto di empatia come elemento chiave dell’umanità. Gli androidi intelligenti, nel romanzo, mancano di vera empatia, mentre gli esseri umani, anche quelli più complessi o decadenti, la possiedono in misura variabile.

L’empatia, per Dick, non è solo un semplice sentimento di compassione, ma una capacità complessa che permette di comprendere e condividere le emozioni degli altri, arrivando a percepire il mondo attraverso la loro prospettiva. Questa capacità di “mettersi nei panni degli altri” è ciò che definisce, nel mondo di Dick, la differenza tra umano e non umano, tra ciò che è autentico e ciò che è una simulazione.

In sintesi, l’empatia in Philip K. Dick non è solo una caratteristica psicologica, ma un elemento (ontologico) che definisce l’essenza stessa dell’essere umano e la sua connessione con la realtà.

Sono troppo filosofico?
Te la butto giù semplice: crea connessioni reali con i tuoi fan, con il tuo pubblico. Non guardarli come massa, guardali come unità e interagisci con loro  con umanità e sincerità.

Creare connessioni sincere online e offline, magari raccogliendole attorno a una community, la tua community è la strada che ti permetterà che ti permetterà di vivere nell’era postumana della musica.

Vuoi che approfondire questo tema? Pensi che possa esserti utile per sviluppare la tua carriera di musicista? Facciamo quattro chiacchiere senza impegno.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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I Principi per la Creazione Musicale con l’AI di Roland e UMG

Il brand di strumenti musicali Roland e la label Universal Music Group ha stilato un manifesto con i sette principi base che dovrebbero guidare la creazione musicale nell’era dell’intelligenza artificiale.

Principi per la Creazione Musicale con l'AI di Roland e UMG

Lo scopo di questo manifesto è quello di aggregare intelligenze con lo scopo di “un progetto di ricerca collaborativo focalizzato sullo sviluppo di metodi per confermare l’origine e la proprietà della musica” ed inoltre “Adottando questi principi, aziende e organizzazioni si impegnano a proteggere i contributi vitali della creatività umana e allo sviluppo e all’applicazione responsabile dell’intelligenza artificiale per la creazione musicale”.

Questi sono i sette principi base per la creazione musicale con l’intelligenza artificiale:

  1. Crediamo che la musica sia fondamentale per l’umanità. Godere e creare musica è parte integrante della nostra salute, benessere e felicità. La musica fornisce una connessione umana tra noi e il mondo che ci circonda ed è profondamente personale.
  2. Crediamo che l’umanità e la musica siano inseparabili e che la musica con il vero significato non possa esistere senza il contributo creativo diretto delle persone.
  3. Dagli strumenti acustici a quelli elettronici, crediamo che la tecnologia supporti da tempo l’espressione artistica umana e, applicata in modo sostenibile, l’intelligenza artificiale amplificherà la creatività umana.
  4. Crediamo che le opere create dall’uomo debbano essere rispettate e protette e che meritino la tutela del diritto d’autore in modo univoco. L’uso di opere protette da copyright – e l’uso del nome/immagine/somiglianza/voce dell’artista musicale da parte di altri – deve essere autorizzato prima dell’uso e agli artisti musicali dovrebbe essere dato un riconoscimento per il loro contributo.
  5. Riteniamo che la trasparenza sia essenziale per un utilizzo responsabile e affidabile dell’intelligenza artificiale. Per stabilire e mantenere la fiducia di tutte le parti interessate, dai fan agli artisti, le piattaforme e le politiche creative basate sull’intelligenza artificiale devono dare priorità alla tenuta dei registri e alla divulgazione, puntando al contempo luce su coloro che creano.
  6. Crediamo che il punto di vista degli artisti musicali, dei cantautori e di altri creatori debba essere ricercato e rispettato mentre le esperienze creative basate sull’intelligenza artificiale vengono immaginate, pianificate, pianificate e implementate.
  7. Siamo orgogliosi di contribuire a dare vita alla musica. Insieme, attraverso gli strumenti musicali che produciamo, gli artisti e i cantautori che rappresentiamo e i programmi di educazione musicale che supportiamo, ispiriamo e consentiamo la creatività.

Questi principi toccano i punti caldi relativi gli abusi che l’uso dell’IA, per sua natura, può generare e di fatto pongono le basi sul modo in cui può essere regolato il mercato dei diritti d’autore nell’impiego delle intelligenze artificiali generative.

Leggi i 7 Principi su https://aiformusic.info/


Guida completa al Crownfunding

di Carmine La Mura
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Il testo mira ad analizzare gli aspetti civilistici, fiscali ed il funzionamento dello strumento del Crowdfunding, con l’obiettivo di costituire un valido sussidio sia per quanti volessero presentare un progetto, sia per potenziali investitori che invece desiderano meglio approfondire l’argomento.

Analisi, casi operativi, aspetti legali, tributari e suggerimenti per una campagna di successo. L’eBook in pdf di 255 pagine è aggiornato con:

Circolare MiSE del 25 febbraio 2021
Decreto MiSE pubblicato in G.U. il 15 febbraio 2021
Agevolazioni fiscali
Regolamento UE 1503/2020 pubblicato il 7 ottobre 2020 sulla G.U. dell’Unione Europea e applicabile a decorrere dal10 novembre 2021 e disciplina transitoria

Un apposito capitolo è dedicato alla fase di programmazione ed attuazione di una Campagna di Crowdfunding basata sull’analisi di numerosi casi di successo in Italia ed all’estero.

Verranno forniti suggerimenti pratici ed operativi, nonché un’illustrazione degli strumenti e risorse online più utili per lanciare efficacemente la raccolta fondi.

Si partirà da un’analisi del fenomeno, con l’illustrazione di casi operativi, successivamente si illustreranno le diverse forme di Crowdfunding, e le piattaforme più diffuse, analizzandone le caratteristiche peculiari.

Un apposito capitolo illustrerà l’attuale quadro normativo che è stato oggetto nel 2019 di importanti modifiche specie alla disciplina dell’Equity Crowdfunding. Essendo il Crowdfunding uno strumento altamente innovativo, non sempre vi sono specifiche disposizioni tributarie che lo regolamentano, pertanto, a tali problematiche ed alle agevolazioni fiscali fruibili sarà dedicato un apposito approfondimento. L’ultimo capitolo presenterà dei suggerimenti operativi per impostare con successo la propria campagna.

La stessa può suddividersi in una fase pre-lancio ed una fase di lancio, per ognuna vi sono delle attività da svolgere per raggiungere gli obiettivi di raccolta prefissati. Si fornirà uno schema che illustra per ogni fase i compiti da portare a termine, illustrandone successivamente i principali.
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