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Come agganciare un’etichetta musicale?

Davvero vuoi attirare su di te l’attenzione di etichette discografiche, A&R (Artist & Repertoire) e manager? Se è questa la strada che intendi perseguire per costruire il tuo percorso di artista musicale, devi smettere di sperare nel miracolo.

Come agganciare un'etichetta musicale?

Te la dico facile: non verrai mai scoperto se non costruisci un’ Identità Artistica solida a 360°. Un’Identità che parte dal tuo sound, che è la base di tutto, e che comprenda ogni singolo dettaglio della tua esposizione verso l’esterno. I professionisti del settore musicale di oggi non cercano talenti grezzi da finanziare e plasmare da zero, ma cercano progetti che abbiano già un’identità definita, un pubblico reale e un modello di business autonomo e funzionante.

Per costruire concretamente questa identità e farti notare, devi agire su questi pilastri fondamentali:

1. Definisci la tua visione

Definiamo cos’è La Visione Artistica in maniera semplice: Sapere con assoluta certezza cosa ti piace e cosa ti fa schifo; questo significa che prenderai decisioni nette e polarizzanti sui suoni e sull’estetica che ti rappresentano.

Per ottenere questo dovrai partire da zero, costruendo il tuo sound, senza affidarti ai campioni preconfezionati che trovi a due spicci in rete; questi ti rendono anonimo, uno della massa; ti legano sul loro binario creativo e ti chiudono la possibilità di trovare un tuo percorso originale.

Affidati a produttori che possano creare un suono sartoriale ed esclusivo per te, perché per emergere in un mondo di cloni, devi offrire un’impronta sonora e visiva inconfondibile. Sul palco devi portare la tua unicità musicale e visiva. Solo così la tua unicità sarà riconoscibile.

2. L’identità = quantità

L’Identità Artistica non è un punto di arrivo o un’illuminazione improvvisa, ma è un processo in continua evoluzione. Non puoi pretendere di attirare i professionisti con il tuo primo o secondo singolo. I numeri ci raccontano che un artista inizia a essere notato in media solo dopo aver pubblicato il suo trentesimo o quarantesimo brano, prima di trovare il giusto posizionamento e farsi notare dal mercato.

Devi avere la dedizione di battere il martello con continuità produttiva, affinando la tua proposta passo dopo passo. Devi farlo con metodo, con scelte consapevoli, che ti permetteranno di valutare le cose che funzionano e quelle che non portano da nessuna parte.

3. Ignora i micro-trend e aggrega “persone come te”

Smetti di seguire i micro-trend momentanei dei social media per sperare nella viralità. La tua Identità serve esattamente all’opposto: serve a individuare il tuo target specifico, che è composto fondamentalmente da “gente come te”, persone che condividono la tua visione del mondo, le tue origini o i tuoi gusti musicali.

La viralità è effimera, dura poco. Costruisci il tuo percorso su basi solide e durature. Se poi agganci uno o più micro-trend meglio, avrai dei picchi di popolarità, ma non sarai mai dipendente da una moda passeggera.

I professionisti, e in particolare i manager e le etichette, notano gli artisti che sono in grado di fidelizzare una nicchia solida, soprattutto nel mondo offline e nei concerti dal vivo, che restano la principale e più concreta fonte di guadagno per un musicista.

4. Dimostra controllo finanziario e legale

Non dimenticare mai che le etichette discografiche sono aziende il cui unico scopo è generare profitto sfruttando il proprio catalogo. Se vuoi che ti considerino un partner valido, devi dimostrare di conoscere le regole del gioco.

Questo significa smettere di accettare “collaborazioni gratuite” con fonici o produttori in cambio di favori o amicizia, poiché queste dinamiche ti fanno perdere la proprietà delle tue registrazioni (il Master) e dimostrano scarso acume gestionale. Paga chi lavora per te: in questo modo manterrai il 100% della proprietà intellettuale della tua musica, tutelandoti legalmente.
Se vuoi approfondire questo tema contattami, ti farà bene.

Quando riuscirai a sederti a un tavolo con un discografico presentando un ecosistema in cui hai il pieno controllo della tua identità, un pubblico che spende per i tuoi concerti e la proprietà inattaccabile dei tuoi Master, non sarai più percepito come un dilettante che elemosina un contratto.

Sarai un professionista con un business già avviato, pronto a stringere partnership commerciali paritetiche basate su licenze d’uso, diventando l’investimento perfetto per l’industria musicale.

5. Costruisci il tuo modello di business

Un’identità forte è inutile se non è sorretta da una struttura manageriale. Le etichette discografiche non fanno beneficenza, ma stringono partnership basandosi sui numeri e sulla sostenibilità. Per risultare un investimento sicuro, devi dimostrare di avere il controllo legale ed economico della tua arte. Questo significa non cedere ciecamente la proprietà dei tuoi Master (le registrazioni audio) in cambio di false promesse, ma mantenerne il possesso per poter negoziare licenze d’uso o accordi commerciali vantaggiosi.

Solo nel momento in cui avrai validato la tua identità, costruito un pubblico reale (soprattutto offline, tramite i concerti) e strutturato un tuo modello di business autonomo, sarai pronto per stringere accordi commerciali paritetici e profittevoli con le etichette discografiche.

Fino a quel momento, proporsi all’industria significa solo offrirsi come preda per accordi svantaggiosi o peggio, cadere nelle mani di etichette fake che ti spenneranno addebitandoti i costi di promozione che ti lasceranno in mano un pugno di follower e non un pubblico reale e affezionato.

 

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Musica: Trappole e Diritti

Benvenuti nel complesso, ma affascinante backstage della discografia. Troppo spesso chi crea musica si concentra esclusivamente sull’aspetto artistico e creativo, ignorando le regole commerciali e legali che governano il settore. Questa mancata consapevolezza trasforma talenti cristallini in prede facili per contratti svantaggiosi e false promesse.

Nell'indutria musicale ci sono trappole che ti privano dei tuoi diritti d'autore. Le conosci?

Per trasformare la tua passione musicale in una professione reale e tutelata, è fondamentale comprendere la netta differenza tra l’opera astratta e la sua registrazione, capendo come queste generino valore nel mercato. In questo articolo esploreremo i pilastri del diritto musicale: la tutela, il diritto d’autore, la proprietà dei master e i meccanismi della distribuzione.

Il punto di partenza della tua carriera musicale è la comprensione del Diritto d’Autore e della Tutela delle tue opere. Molti credono, erroneamente, che un brano diventi di propria proprietà solo nel momento in cui viene depositato presso una società di gestione collettiva (come SIAE o Soundreef).

La realtà giuridica e fattuale è ben diversa: i diritti d’autore su una composizione nascono nel momento stesso in cui l’opera viene creata e fissata su un supporto. La composizione, intesa come l’unione di testo e melodia, è un’opera dell’ingegno di cui sei proprietario fin dal primo istante.

Per tutelarti legalmente, è sufficiente avere una prova temporale inconfutabile della creazione, come un file audio caricato privatamente su una piattaforma online o salvato sul tuo computer.

I depositi presso le società di collecting non sono uno scudo magico contro i furti, ma servono principalmente per poter raccogliere e gestire i compensi economici generati quando l’opera viene sfruttata, suonata dal vivo o trasmessa.

Mentre il diritto d’autore protegge l’opera astratta (lo spartito e le parole), la Proprietà del Master Fonografico riguarda la registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Per usare una metafora semplice, se il diritto d’autore è il progetto architettonico di una casa, il master rappresenta i mattoni e le mura della casa stessa.

La regola d’oro per determinare a chi appartiene il master è capire chi ha sostenuto il rischio d’impresa e l’investimento economico per realizzarlo: se l’artista paga di tasca propria lo studio di registrazione, i turnisti e il fonico, egli è l’unico e assoluto proprietario del master.

Per documentare questo, servono sono fatture, bonifici e magari emettere delle lettere d’incarico; pagare in nero, in amicizia, potrebbe costarti caro.

All’interno di questa registrazione, ovviamente, coesisteranno diversi aventi diritto, come gli autori del testo o gli arrangiatori, i quali percepiranno delle percentuali sui diritti connessi generati dallo sfruttamento del brano, pur non essendo i proprietari fisici della registrazione.

Ora dovrebbe esserti chiara la differenza tra l’opera e la sua registrazione, possiamo quindi passare alla Distribuzione Musicale, un settore in cui regna una profonda confusione, specialmente per quanto riguarda la differenza tra aggregatori e veri distributori.

Gli aggregatori digitali sono servizi a pagamento accessibili a chiunque, che si limitano a fare da tramite per caricare un file audio sulle piattaforme di streaming in cambio di una tariffa.

I veri distributori, invece, operano su un livello commerciale superiore: stipulano accordi diretti con le etichette discografiche, decidono le politiche di posizionamento dei brani e hanno una reale capacità di negoziare l’inserimento della musica in vetrine digitali o playlist rilevanti.

Tuttavia, è cruciale comprendere che caricare un brano online tramite un aggregatore non equivale a promuoverlo. La distribuzione da sola è del tutto inutile se non è supportata da una solida strategia di marketing e da un modello di business. Affidarsi al caso o al colpo di fortuna non porta mai a una carriera sostenibile.

Ora che abbiamo definito le fondamenta, vorrei metterti in guardia dalle numerose trappole da evitare che infestano il mercato musicale e che costano care agli artisti meno esperti.

La prima trappola è l’illusione del lavoro gratis o della generica collaborazione. Nel business musicale, la parola gratis nasconde quasi sempre una cessione di diritti. Se, ad esempio, vai a registrare nel piccolo studio di un tuo amico o conoscente e ti offre il lavoro gratuitamente, dal punto di vista legale la proprietà di quel master in molti casi diventa sua, poiché è lui che ha prestato il lavoro e i mezzi tecnici senza ricevere un compenso.

In mancanza di una transazione economica tracciabile o di un accordo scritto preliminare, ti ritroverai a non possedere la tua stessa musica. È perciò essenziale pagare i professionisti, che siano produttori, tecnici o turnisti, stabilendo chiaramente che si tratta di un lavoro su commissione, affinché la proprietà dell’opera finita rimanga interamente nelle tue mani.

La seconda trappola riguarda il mescolare i diritti d’autore con i costi di produzione. Capita molto spesso di imbattersi in furbacchioni o finte etichette che ti propongono una produzione o un servizio, chiedendo in cambio delle percentuali sui tuoi punti SIAE e nessun pagamento. Questo è un grave errore strategico.

I punti autoriali rappresentano una rendita vitalizia per il compositore dell’opera e non dovrebbero mai essere usati come moneta di scambio per pagare un servizio tecnico: chi realizza il prodotto deve essere pagato per il suo lavoro artigianale; l’autore deve mantenere la titolarità delle proprie idee creative.

La terza trappola è la cessione sconsiderata della proprietà del master: molte sedicenti etichette discografiche si avvicinano agli artisti promettendo visibilità o distribuzione, chiedendo in cambio la cessione totale del master.

Spesso ti chiedono persino di pagare di tasca vostra le spese promozionali o di ufficio stampa, per poi tenersi la proprietà della registrazione. Un’etichetta seria si assume il rischio d’impresa: se finanzia il disco, possiede il master; se lo pagate voi, il master è vostro.

Per tutelarti ed evitare di perdere il controllo della tua arte, non devi quasi mai cedere la proprietà. Piuttosto, impara a stipulare dei contratti di licenza d’uso; con una licenza, mantieni la proprietà assoluta dell’opera e concedi a un partner commerciale (l’etichetta o il distributore) il permesso temporaneo di utilizzarla e sfruttarla in cambio di una percentuale sui ricavi.

L’ultima e fondamentale trappola da schivare è la firma di documenti e contratti mossi unicamente dall’entusiasmo emotivo.

La fretta di vedere il tuo nome legato a un’azienda musicale porta a firmare accordi capestro, dove la multinazionale o l’etichetta anticipa dei soldi che in realtà si configurano come un prestito. Se le vendite non coprono i costi, ti ritrovi indebitato e privato dei tuoi diritti.

La regola inderogabile è non firmare mai nulla senza aver prima consultato un legale specializzato in diritto dello spettacolo, capace di valutare bilateralmente se quel contratto è davvero utile alla tua specifica progettualità.

Il mercato musicale è un ambiente severo, in cui le emozioni non trovano spazio quando si parla di contratti e proprietà intellettuale. Formati, studia i tuoi diritti, costruisci un tuo modello di sostenibilità economica e difendi la tua musica: solo così potrai navigare in questo mare senza finire in balia di chi vuole approfittare della tua urgenza espressiva.

E se qualcosa di questo articolo non ti è chiaro, scrivimi.

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Attento alle Cat&Fox Music Ltd

Il settore della musica è un campo minato in cui l’ignoranza costa cara; conoscere la differenza tra etichetta discografica ed editore musicale è il primo passo per iniziare a ragionare come un vero professionista.

Attento alle Cat&Fox Music Ltd: il pericolo delle etichette discografiche fraudolente.

In questo articolo vedremo cos’è un editore discografico e cos’è un’etichetta discografica e quali sono i loro ruoli. Vedremo anche le Etichette Fuffa il cui business non è far crescere l’artista ma campare sulla sua ignoranza: le famose Cat&Fox Music Ltd.

L’editore musicale

L’editore è quella figura o azienda che si occupa esclusivamente della gestione e della tutela del diritto d’autore. Immagina la tua canzone nella sua forma più pura, ovvero come una combinazione di testo e melodia, un’opera dell’ingegno scritta su un foglio di carta. L’editore tutela te che sei l’autore o il compositore, e si occupa di sviluppare e far fruttare economicamente questo tuo repertorio.

Un editore moderno non è un’entità passiva che aspetta che i soldi piovano dal cielo, ma un partner creativo molto attivo.
Un buon editore si occupa di cercare nuovi mercati dove piazzare la tua musica, organizza sessioni di scrittura, ricerca nuovi talenti e fa da ponte tra chi scrive le canzoni e chi le interpreta.

Soprattutto, l’editore si assicura che tu venga correttamente remunerato ogni singola volta che la tua opera viene eseguita in pubblico, passata in radio, trasmessa in televisione, suonata in discoteca o inserita all’interno di un film o di una pubblicità attraverso le cosiddette sincronizzazioni.

Non lo fa per beneficenza, ma perché divide con te ogni introito possibile derivante dalle tue creazioni.

L’etichetta discografica

Mentre l’editore si occupa dell’opera astratta e del diritto d’autore, l’etichetta discografica si occupa del master, ovvero della registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Il ruolo di un’etichetta discografica, essendo un’azienda a tutti gli effetti, è quello di generare il massimo profitto possibile per se stessa e per i propri azionisti attraverso lo sfruttamento del proprio catalogo musicale.

Il catalogo non è altro che l’insieme delle registrazioni di cui l’etichetta detiene la proprietà. L’etichetta discografica si occupa quindi di coordinare gli step strategici e operativi per inserire il prodotto registrato all’interno del mercato, gestendo la distribuzione, il marketing e la promozione affinché la tua musica arrivi al target giusto.

Per confrontare le due figure e riassumere la differenza semplificando: l’editore lavora con la canzone scritta, tutelando i diritti di chi l’ha composta, mentre l’etichetta discografica lavora con il file audio registrato, occupandosi di commercializzarlo. Sono due mondi paralleli che si incontrano per generare profitto, ma che si basano su due tipologie di proprietà intellettuale e materiale nettamente separate.

Proprio in questa separazione si nasconde la trappola più grande in cui cadono gli artisti esordienti. Il mercato è letteralmente infestato da etichette discografiche fuffa, realtà finte costruite appositamente per fare leva sul tuo ego e venderti dei servizi.

Le Cat&Fox Music Ltd

Nel Pinocchio di Collodi i due truffatori passati alla storia come il Gatto e La Volpe sfruttano la voglia di arricchirsi dell’ingenuo burattino truffandolo per impossessarsi delle sue preziose monete d’oro. Il capitolo ha ispirato la canzone la famosa canzone di Edoardo Bennato che recita:

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo maiNoi sapremo sfruttare le tue qualitàDacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorsoPer la celebrità

Nell’era dello streaming le false etichette musicali, le Cat&Fox Music Ltd prosperano come funghi: Riconoscerle è vitale se non vuoi buttare soldi al vento e soffrire dolorose frustrazioni.

Una finta etichetta si comporta come uno studio di registrazione o un’agenzia di servizi mascherata, che gonfia i preventivi di produzione dicendoti che coprirà metà delle spese, quando in realtà la tua metà copre già l’intero costo reale dell’operazione.

Il segno inequivocabile di un’etichetta Cat&Fox è la gestione fraudolenta della proprietà del master. Queste realtà ti chiedono di pagare per la produzione in studio, per i videoclip e per l’ufficio stampa, scaricando su di te tutti i costi imprenditoriali, ma pretendono di mantenere il cento per cento della proprietà della tua registrazione.

Sfruttano la tua ignoranza, o scarsa conoscenza, del settore confondendo volutamente la proprietà del master con i punti editoriali e i diritti d’autore, facendoti credere che lasciargli la proprietà della registrazione sia una prassi normale in cambio di qualche royalty.

Al contrario, una vera etichetta discografica seria lavora in totale trasparenza e si assume il rischio d’impresa insieme a te. Se tu, come artista, paghi interamente le spese di realizzazione del tuo disco, una vera etichetta riconosce che la proprietà del master è esclusivamente tua.

Se invece i costi vengono divisi, l’etichetta stipulerà con te un contratto di comproprietà del master, in cui le percentuali di possesso riflettono in modo esatto la percentuale del budget che ognuno ha investito.

Una vera etichetta non cerca di rubarti il controllo della tua musica, ma lavora per costruire un percorso di lungo periodo, integrando anche aspetti di management ed edizioni, per farti crescere nel tempo e guadagnare insieme a te in un rapporto di partnership reale.

Ma cosa cerca realmente oggi un’etichetta discografica in un artista?

Devi cancellare dalla mente l’idea romantica degli anni passati, quando un discografico scopriva un talento grezzo in un locale e investiva anni di tempo e fiumi di denaro per farlo crescere e sviluppare.

Oggi le regole del gioco sono spietatamente capovolte e i tempi di incubazione di un artista si sono ridotti drasticamente. Nessuna etichetta ha più il tempo, la voglia o le risorse per scommettere sul buio totale.

Oggi, un’etichetta discografica o un A&R, ovvero la figura preposta alla ricerca di nuovi talenti, cerca artisti che siano già dei prodotti finiti o che abbiano già dimostrato di sapersi muovere nel mercato.

Cercano musicisti che abbiano già costruito una loro identità chiara, che possiedano una base di pubblico reale e, cosa ancora più importante, che abbiano già un proprio modello di business funzionante in grado di generare ricavi autonomamente.

Le etichette non sono onlus progettate per finanziare i tuoi sogni, ma aziende che cercano partnership commerciali con realtà che hanno già un valore dimostrabile da poter amplificare all’interno del loro ecosistema.

Affannarsi per cercare un contratto discografico quando non hai ancora una tua struttura indipendente, un tuo pubblico e un tuo modello di sostenibilità, significa unicamente offrirti come vittima perfetta per chi vuole sfruttare la tua ingenuità.

Se vuoi smettere di navigare alla cieca, se vuoi imparare a proteggere la tua musica dalle truffe e vuoi comprendere come costruire un modello di business solido che renda la tua arte davvero appetibile per i professionisti seri del settore, non affrontare questo percorso da solo o alla cieca.

Studia, informati, fatti affiancare da consulenti e professionisti sia legali, marketing e ovviamente musicisti e tecnici musicali. Ragiona sempre a 360° da vero professionista. Solo evitando le trappole del Sistema puoi sperare di costruire un percorso artistico solido e ricco di soddisfazioni.

Su questo argomento, sull’assetto del mercato discografico in generale, possiamo parlarne per ore ed ore. Quindi, se vuoi ampliare la tua conoscenza in profondità, scrivimi due righe e parliamone liberamente.

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Rischi e opportunità delle IA musicali

C’è, tra gli artisti musicali esordienti, una discreta confusione sull’IA, in particolare per quanto riguarda i diritti d’autore. Questo non mi meraviglia perché ormai sono rassegnato al fatto che le persone si approccino ai servizi online senza leggere i contratti di fornitura del servizio (con quel che ne consegue quando qualcosa non va per il verso giusto).

Rischi e opportunità delle IA musicali.

In questo articolo cercherò di far chiarezza su alcune cose che riguardano SUNO. Specifico che cercherò, perché si tratta di questioni piuttosto complesse sulle quali ho ancora qualche dubbio (il che significa che se tu pensi di essere meglio informato, sei pregato di correggermi o integrarmi in caso di errori: lasciami un commento).

Una delle domande più controverse riguardo SUNO, è la differenza tra diritto d’autore e licenza commerciale.

Innanzi tutto dobbiamo aver chiaro che per avere i diritti di utilizzo commerciale di una musica prodotta o elaborata con SUNO è necessario avere un abbonamento a pagamento. In questo caso, nel contratto di fornitura del servizio, SUNO afferma di concedere una licenza commerciale alle canzoni create mentre si è iscritti. Questo significa che vengono concessi i diritti di utilizzo commerciale, oltre al diritto di utilizzarle per scopi personali e non commerciali.

I diritti di utilizzo commerciale consentono di monetizzare le tue canzoni come preferisci senza che SUNO rivendichi una quota sui guadagni. Tuttavia, l’uso commerciale non è la stessa cosa di un diritto d’autore o copyright.

Nella pratica, SUNO non verrà a chiederti royalty se pubblichi la canzone sulle app di musica in streaming. Ti sta concedendo una licenza per uso commerciale, la traccia è tua, ma sul contratto è specificato che la concessione dei diritti di utilizzo commerciale non garantisce la protezione del copyright.

Diritti di utilizzo e diritti d’autore (copyright) non sono la stessa cosa. La qualificazione e la protezione del copyright sono determinate dall’ente del copyright (ad esempio SIAE) e non da SUNO.  C’è una grande differenza tra proprietà e diritti d’autore, perché nella musica ci sono molti altri fattori che determinano i diritti oltre alla semplice proprietà.

Se fai una ricerca su Google chiedendo se puoi proteggere con copyright i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, vedrai che nell’Unione Europea, quindi anche in Italia, è richiesta la paternità umana sulla scrittura del brano. Il diritto d’autore nell’UE protegge le opere che sono risultato di una “creazione intellettuale propria dell’autore”. Poiché l’IA non è un essere umano, la musica creata autonomamente da un algoritmo (premendo semplicemente “genera”) non è protetta da copyright. Se invece, un musicista usa l’IA come strumento, apportando modifiche, integrazioni o arrangiamenti sostanziali al brano generato, può rivendicare la titolarità dei diritti sulla versione finale.

In pratica, puoi incorporare contenuti generati dall’intelligenza artificiale solo se puoi dimostrare un contributo creativo significativo modificato o scritto da un umano.

In realtà, questa questione, in tutta la sua complessità, non ha ancora trovato un assetto legislativo chiaro. Tutto il quadro normativo è ancora in febbrile evoluzione, quindi, devi tener conto che l’uso dell’IA nella tua musica in futuro potrebbe crearti dei problemi legali.

Per quanto riguarda i diritti del piano gratuito offerto da SUNO, le canzoni realizzate sono destinate esclusivamente all’uso personale e non commerciale e non possono essere monetizzate. In pratica, ti fai la tua musica e te la ascolti, ma non puoi distribuirla o ricavarci profitto.

Ma la cosa più preoccupante che emerge, leggendo i loro termini e condizioni, è che quando carichi la tua musica per elaborarla con l’IA, concedi a SUNO una licenza mondiale d’utilizzo. Questo significa che addestreranno il loro modello IA sulle tue canzoni.

Devi essere ben consapevole che stai concedendo un’ampia licenza per i tuoi contenuti per addestrare il loro modello. Personalmente non caricherei nulla che non voglio venga studiato, riutilizzato o fatto trapelare. Una professionista come Taylor Swift, che protegge la sua proprietà intellettuale meglio di chiunque altro, non caricherebbe mai le sue canzoni inedite su SUNO proprio per questo motivo.

Ma la preoccupazione più grande che dovresti avere, è che ti stai assumendo l’intero rischio legale sulle tue creazioni con IA. Se il tuo brano generato suona come quello di qualcun altro e vieni denunciato per plagio, la responsabilità ricadrà al 100% su di te: SUNO ti ha avvisato, è stato chiaro sui suoi limiti, non avrai scappatoie.

Questo è un altro dei motivi per cui è i piani a pagamento non garantiscono il copyright: il rischio di non unicità del brano generato.

Cosa è prudente fare in un contesto normativo così confuso ed in evoluzione? Personalmente ti consiglierei di ragionare con una certa lungimiranza aziendale. Tu non sai se il brano su cui ti stai dedicando, usando l’IA, farà il botto o meno, ma qualora succeda è meglio che tu sia pronto a rivendicare ogni tuo legittimo diritto sull’opera che hai composto di prima persona ed eseguito con l’ausilio dell’IA.

Per prima cosa, se non vuoi che ti rubino la musica, non caricare mai il cuore e l’anima del tuo nuovo brano su SUNO sperando che non ne derivi un plagio.

Tuttavia, se avessi solo un testo e una melodia e volessi usare l’AI, prenderei queste precauzioni:

  • Prima di tutto proteggerei il mio testo e una demo vocale tramite un servizio blockchain di marca temporale come, Wipo Proof, Patamu, Instant IP, ma anche SIAE o altri. In questo modo avrai la prova inconfutabile e difendibile della paternità dell’opera antecedente all’utilizzo dell’IA.
  • Solo dopo prenderei quella melodia, magari cantando solo dei “la la la” al posto del testo, e la caricherei su SUNO usando un prompt molto dettagliato per impostare l’atmosfera e il genere musicale che cerco. Così facendo sto restringendo di molto ciò che l’intelligenza artificiale può imparare, ma prima di ogni cosa, avendo sempre in mano una prova temporale per difendermi da future accuse di plagio o problemi analoghi.

Ora, almeno queste cose basilari dovresti averle chiare. Se hai altre informazioni più complete o un’esperienza da raccontare, lascia un commento sotto questo articolo, oppure scrivimi in privato.

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Cose che non ti dicono sulla musica

Ogni anno, migliaia di studenti talentuosi si diplomano con il massimo dei voti in conservatori e accademie private, padroneggiando il proprio strumento con una tecnica invidiabile. Nonostante questo, la stragrande maggioranza di questi diplomati non riesce a trasformare la musica in una professione sostenibile. Questo è il paradosso inquietante nel cuore del sistema formativo musicale italiano.

Cose che non raccontano ai musicisti

Il musicista neodiplomato si ritrova catapultato in un mondo del lavoro che non conosce e non comprende, costretto ad accettare paghe da fame e lavori in nero. Un sistema poco trasparente, dove le regole spesso sono ignorate che, nel peggiore dei casi, porta il giovane musicista ad abbandonare i propri sogni per cercare un impiego in tutt’altro settore.

La domanda che come aspirante musicista dovresti porti non riguarda la qualità delle scale o degli arpeggi che stai studiando, ma qualcosa di molto più strutturale: perché le scuole di musica e corsi di laurea, non affrontano il problema della disoccupazione artistica?

La risposta la possiamo trovare nell’obsolescenza dei programmi didattici, che rimangono ancorati all’idea romantica di musica, ignorando totalmente le dinamiche del mercato attuale e come queste incidano nella carriera dell’artista.

Il primo grande errore del sistema educativo tradizionale è la focalizzazione esclusiva sulle competenze tecniche verticali che rendono l’artista musicista tale. Questa base è ovviamente imprescindibile ma non è sufficiente per lavorare. Saper suonare bene oggi è un semplice requisito minimo, seppur insindacabile.

Il mondo reale é fatto di contratti, leggi sul diritto d’autore, diritti dei lavoratori, doveri dei professionisti, leggi sugli eventi live ed altre quisquiglie che le scuole ignorano deliberatamente. Nessuno insegna allo studente come gestire il rapporto con le persone, come negoziare il proprio valore economico, o come costruire una rete di contatti che non sia basata sulla competizione ma sulla sinergia.

Al Musicista-Studente manca quella formazione professionale e imprenditoriale, che permette di veicolare la competenza tecnica all’interno di un mercato disposto a pagare per essa. Competenze tecnico artistiche non necessariamente legate all’uso dello strumento, ma richieste da un mercato ricco di opportunità per chi sa vederle e coglierle.

Se poi parliamo di marketing e promozione, qui troviamo un desolante deserto di ignoranza, di falsi miti e di false credenze basate su consuetudini legate a modelli di un mercato musicale che ormai non esiste più.

Per un artista musicale fare marketing significa innanzitutto conoscere il mercato musicale che non solo si regge sul tradizionale rapporto tra domanda e offerta, ma è pure molto articolato e complesso: mercato della didattica, mercato delle produzioni, mercato delle sincronizzazioni, mercato delle edizioni, booking, consulenze artistiche e molto altro. Ognuno di questi segmenti ha una propria domanda, una propria offerta e le sue dinamiche interne.

Le scuole non spiegano come si potrebbe costruire una rendita continuativa. Nemmeno affrontano il tema della fiscalità, lasciando i ragazzi in balìa degli sfruttatori che lucrano sul lavoro nero. Ignorare questi aspetti significa mandare i giovani allo sbaraglio, privi degli strumenti legali ed economici minimi per tutelare il proprio lavoro e costruire un futuro solido.

L’industria musicale ha subito una virata epocale che non ha ancora raggiunto i templi dell’educazione musicale. Se fino a qualche decennio fa, l’obiettivo era vendere il disco fisico. Oggi, con la musica liquida e lo streaming, il prodotto musicale in sé ha perso il suo valore di scambio diretto.

Le scuole continuano a formare produttori di musica o esecutori, ma il mercato richiede fornitori di servizi. Che si tratti di insegnamento, di intrattenimento live, di produzione per terzi o di consulenza, l’artista musicista oggi deve capire che il suo ruolo è risolvere un problema o soddisfare un bisogno per un cliente specifico.

Come artista musicale devi ragionare con la mentalità del professionista imprenditore. Analizzare il mercato, scoprire come usare le tue competenze per risolvere problemi, solo così puoi costruire una fonte di guadagno reale continuativa. In questo contesto puoi dare sfogo anche alla tua vena creativa o comunque avere la disponibilità economica per portare avanti progetti artistici elevati, non necessariamente legati a logiche di consumo.

Costruisci una tua immagine professionale solida, legata alla tue competenze e offri una proposta chiara di servizio verso un mercato che ne ha bisogno. Questo è il marketing musicale. Può essere rivolto ad un pubblico di fruitori o a un pubblico di professionisti. Sempre marketing è.

Smetti di girare a vuoto e inizia a costruire il tuo percorso su fondamenta solide, partendo dalla comprensione che la musica, per diventare mestiere, deve farsi servizio, strategia e impresa.

Se ti serve un orientamento, un aiuto, io sono qui. Contattami liberamente.

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The Great Streaming Swindle

Se è vero che, negli anni ’70, gli emergenti Sex Pistols (e Malcom McLaren) si presero  gioco delle major così come raccontano nel film agiografico The Great Rock’n’Roll Swindle, direi che oggi il Sistema Industriale Discografico si è abbondantemente preso la sua rivincita.

La grande truffa dello streaming

L’industria musicale contemporanea sembra democratica, fa credere che lo streaming abbia abbattuto le barriere d’ingresso, permettendo a chiunque di raggiungere un pubblico globale. Tuttavia, la realtà è diametralmente opposta.

Se sei un artista musicale esordiente, in particolare se operi in modalità DIY (Do-It-Yourself), costruire una carriera basandosi esclusivamente sui ricavi dello streaming è svantaggioso sotto diversi punti di vista, tra i quali quello economico. Il sistema delle royalty di Spotify è una sorta di mostro di Frankenstein nato dall’unione di leggi sul copyright obsolete, modelli di business aggressivi e dinamiche industriali che favoriscono sistematicamente le major discografiche.

Come artista musicale esordiente, il primo ostacolo che incontri  è l’opacità del sistema. La struttura delle royalty è così illogica e complessa che persino esperti del settore impiegano mesi per decifrarla. Questa complessità non è un dettaglio tecnico irrilevante: essa ti impedisce di comprendere quanto effettivamente guadagni per ogni stream, rendendo impossibile qualsiasi pianificazione finanziaria seria. Quando ti ritrovi a dover agire contemporaneamente come autore, interprete, etichetta e amministratore, questo sistema di regole rappresenta una barriera che ruba tempo e risorse alla creatività.

I dati reali mostrano quanto sia risibile il compenso per il lavoro creativo. In termini generali, un artista indipendente che possiede sia i diritti della registrazione che quelli della composizione guadagna mediamente circa €0,0045 per streaming. Questa cifra deve coprire i costi di produzione, registrazione, marketing e distribuzione. È evidente che il rapporto tra l’investimento necessario per produrre musica di qualità e il ritorno economico dello streaming è profondamente sbilanciato.

Il Sistema di Spotify si mantiene grazie i bassi compensi offerti ai musicisti, il che gli permette di offrire la musica gratis agli ascoltatori e guadagnare cifre iperboliche con gli inserzionisti pubblicitari (per semplificare).

La penalizzazione dei musicisti DIY rispetto alle major discografiche è strutturale e si manifesta in diverse fasi del processo di licenza:

Libertà di Negoziazione: Le major non sono obbligate per legge a concedere le proprie registrazioni a Spotify. Esse negoziano contratti diretti, potendo imporre tassi e minimi garantiti. Al contrario, l’autore non può dire di no e deve accettare tassi stabiliti dal governo degli Stati Uniti (Statutory Rates), senza possibilità di negoziare (Hai mai letto il contratto che regola il tuo rapporto con Spotify?).

Il Modello Pro-Rata: la torta delle royalty viene divisa in base alla quota di mercato. Le major, grazie ai loro cataloghi immensi e al controllo delle playlist, dominano il volume totale degli ascolti, drenando la stragrande maggioranza dei fondi disponibili. In pratica ti ritrovi in un sistema dove la sua quota è microscopicamente diluita dalla massa dei grandi successi commerciali.

Il colpo di grazia alla tua sostenibilità economica di esordiente è arrivato con i cambiamenti introdotti nel 2024. Spotify ha deciso di smettere di pagare le royalty per le registrazioni sonore che generano meno di 1.000 streaming all’anno. Questa soglia è una dichiarazione di guerra esplicita verso gli artisti indipendenti: che secondo alcune stime sono il 95%, tra artisti ed etichette.

Le fonti indicano chiaramente che questa manovra è stata progettata per cancellare gli artisti DIY. Questi fondi, che sommati ammontano a circa 284 milioni di dollari, non restano a Spotify ma vengono redistribuiti nel pool comune, andando ad arricchire ulteriormente major e artisti già affermati. Per un esordiente, i primi mille streaming sono i più difficili da ottenere e rappresentano la base della crescita; negare il compenso per questi ascolti significa rimuovere il primo gradino della scala professionale.

E ci sono pure altri dettagli non secondari che ti impediscono di entrare in possesso delle tue legittime royalty; un argomento sul quale non mi dilungo non essendo la mia specialità. Certo è che, un artista esordiente, spesso privo di una struttura amministrativa alle spalle, corre il rischio concreto che i propri sudati guadagni vengano legalmente trasferiti ai propri concorrenti più grandi.

Affidare la tua carriera di artista musicale esordiente esclusivamente allo streaming è una strategia fallimentare per tre ragioni fondamentali:
1. I ricavi per unità sono troppo bassi per sostenere una vita dignitosa o reinvestire nel progetto.
2. Le regole del gioco sono truccate a favore delle major, che godono di poteri negoziali e vantaggi di scala preclusi ai DIY.
3. Le nuove barriere all’ingresso (come la soglia dei 1.000 stream) eliminano attivamente la possibilità di piccoli guadagni incrementali per chi sta iniziando.

Senza altre fonti di reddito (tour, merchandising, vendita diretta), la musica su Spotify non è una carriera, ma un puro costo.

In questo post, ho usato Spotify come riferimento perché è la app di streaming più popolare e la più studiata nel settore, ma lo stesso, sostanzialmente, vale anche per le altre, sebbene talvolta siano leggermente più generose.

Poter esercitare come musicista professionista, poter vivere di musica, oggi richiede un impegno particolare indirizzato verso la promozione delle proprie abilità tecnico artistiche più che sul prodotto musicale finale che, in questo contesto, si rivela essere un mezzo per il raggiungimento di risultati più concreti.

Se il tuo percorso artistico non decolla, se fatichi ad orientarti in un mercato così competitivo, ti invito a contattarmi senza alcun impegno. Raccontami la tua esperienza e vediamo se posso esserti utile. Sei tu che devi fare il primo passo: Scrivimi

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Sei un musicista Pro o Dummy?

Per entrare nel vasto mercato musicale, per vivere guadagnando con la musica, non puoi approcciarti come un Dummy. Non c’è spazio per gli hobbysti. Se vuoi fare sul serio, se vuoi essere un Pro, devi affrontare il mondo della musica con il mindset giusto e prepararti a lavorare duramente e con passione sul tuo progetto musicale, ampliando le tue competenze e diventare Manager di Te stesso, come si usa dire.

Sei un musicista pro o dummy?

Lavorare sul tuo progetto artistico e sulla tua musica mettendo in campo energie, tempo e risorse economiche senza ottenere alcun tipo di feedback o risultato concreto rappresenta una delle esperienze più frustranti che si possa vivere.

Questa condizione di stallo spesso non dipende dalla qualità intrinseca della tua musica, ma dalla mancanza di una struttura professionale e strategica capace di trasformare un’idea astratta in un valore riconosciuto dal mercato.

Molti artisti musicali finiscono per arrendersi, o nel trascinarsi con fatica, perché rimangono intrappolati in un circolo vizioso alimentato da aspettative irreali e dalla dipendenza da realtà poco trasparenti: ad esempio etichette che promettono visibilità in cambio di pagamenti o servizi di distribuzione o promozione privi di un contesto reale.

Uscire da questa impasse e iniziare a guadagnare davvero con la musica, parte dalla consapevolezza che il settore musicale oggi richiede competenze che vanno ben oltre la semplice creatività musicale o l’abilità con lo strumento: competenze di business e marketing sono pilastri fondamentali per la tua carriera.

Il primo passo cruciale per monetizzare come artista musicale è la trasformazione del tuo progetto artistico in un prodotto artistico posizionabile. Vedo spesso che il progetto è un’entità astratta, creativa, legata al desiderio primario dell’artista di comunicare ed esprimersi; il prodotto musicale invece, deve avere un perimetro definito e un’identità chiara che il mercato ( e il pubblico) possano riconoscere e valutare.

Il mercato musicale ha regole specifiche che non riguardano necessariamente la struttura dei brani, ma la tua capacità di generare fan reali e di occupare uno spazio preciso nella mente del pubblico e degli addetti ai lavori: quello che viene definito Posizionamento.

L’identità artistica prevede la non omologazione, al contrario richiede unicità: devi essere il più diverso possibile dagli altri. Il segreto sta nel mantenere una coerenza assoluta tra immagine, valori, linguaggio e immaginario sonoro. Senza questa aderenza tra le varie parti, il tuo progetto appare frammentato e dispersivo. Questo rende impossibile per un potenziale fan, o un professionista del settore, comprendere il reale valore della tua proposta musicale.

Una volta definita la tua identità, entra in gioco la strategia di posizionamento, che rappresenta la maggior parte del lavoro necessario per aggredire il mercato con successo. La maggior parte degli artisti esordienti commette l’errore di passare direttamente dal progetto al mercato, caricando brani sugli aggregatori e scimmiottando i contenuti dei social nella speranza che accada qualcosa (che puntualmente non accade).

Al contrario, i musicisti professionisti utilizzano metodologie strategiche per focalizzare su di sé l’attenzione; evitando di sprecare tempo e soldi in azioni inconcludenti. Solo ragioando e progettando una strategia ti permetterà di capire come parlare al tuo target, quali piattaforme presidiare con contenuti mirati e a quali attori della filiera discografica, come uffici stampa, etichette o booking in target, rivolgerti per ottenere una reale trazione.

In questo campionato difficile, entrare nel mercato è una sfida, ma rimanerci richiede un mindset fortissimo e una preparazione tecnica e gestionale che solo pochi artisti scelgono di coltivare. E purtroppo i risultati si vedono.

Una mancanza frequentissimo nel dummy è la costruire di una presentazione efficace per i professionisti del settore: è una competenza strategica che può fare la differenza tra l’essere ignorati e l’ottenere un investimento. Devi considerare che i professionisti seri, quelli con cui vale la pena investire tempo e risorse, ricevono una mole enorme di materiale; un artista deve essere capace di suscitare interesse in pochissimi minuti, andando dritto al punto e facendo capire immediatamente cosa lo rende diverso dal resto del branco.

Questo ti richiede la capacità di abbandonare i discorsi generici per concentrarsi sui punti cardine della tua presentazione professionale. In genere un esordiente è carente di contesti offline di alto livello dove testare la sua musica e, sopra ogni cosa, costruire connessioni.

Devi superare questo ostacolo e lavorare per crearti connessioni di rilievo. Nel mondo reale le relazioni interpersonali sono ciò che permettono di uscire dalla dimensione solitaria del web per confrontarsi con situazioni di livello superiore

C’è poi da abbattere un pregiudizio che in realtà spesso è l’alibi dei rinunciatari.

Imparare a venderti: devi imparare a dare un valore commerciale al tuo lavoro; dargli un significato concreto, materiale, che vada parallelo al valore artistico del tuo lavoro. Imparare a vendersi non significa screditare la propria arte, ma al contrario generare le risorse necessarie per sviluppare le proprie competenze, investire in attrezzature professionali e proseguire i propri percorsi formativi.

La diversificazione delle entrate attraverso la vendita di servizi, come sessioni di registrazione, mixing o consulenze tecniche, è una via concreta per incamerare denaro e sostenere il proprio progetto artistico principale.

Il mondo della Musica è un vasto mercato estremamente competitivo che offre tutto di tutto, online, ed a prezzi ridicoli. Se vuoi essere valorizzato, devi far percepire al tuo potenziale cliente i benefici ed i vantaggi unici della tua offerta, dei tuoi servizi. In questo modo non dovrai più giocare al ribasso, ma ti farai pagare in base al valore della tua proposta.

Ti sembra difficile? Se hai delle competenze solide dovresti essere in grado di farlo. Se ritieni di non averle, allora studia di più: significa però che non sei pronto per affrontare il mercato.

Studiare il business e il marketing musicale ti è indispensabile per acquisire il controllo sulle tue piattaforme e sui tuoi flussi di lavoro, evitando di dipendere totalmente da algoritmi o realtà esterne che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro. Testare le informazioni che raccogli, l’analisi di casi studio reali sono gli strumenti che consentono di accorciare i tempi di crescita, trasformando anni di tentativi a vuoto in mesi di lavoro mirato e consapevole.

Devi avere le spalle larghe ed essere disposto a ricevere critiche costruttive e a guardare in faccia ai tuoi fallimenti: è proprio dall’analisi degli errori, tuoi e degli altri, che trai le lezioni più importanti per posizionarti correttamente nel mercato.

Nel settore musicale, il livello medio di preparazione strategica è spesso basso, se decidi di lavorare seriamente sulla tua formazione imprenditoriale, avrai un vantaggio competitivo enorme. Ma soprattutto, trasformerai la tua passione in una professione solida, redditizia e duratura.

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L’Eclissi del Possesso nell’Era dello Streaming

Caro artista musicale, mi siedo virtualmente accanto a te per analizzare il terreno su cui stai camminando perché è fondamentale comprendere che il mondo è cambiato profondamente sotto i nostri piedi. Siamo passati dall’era di iTunes, in cui l’ascoltatore acquistava mp3 organizzandoli in una biblioteca personale, all’era della musica liquida dominata dall’accesso istantaneo. Questa rivoluzione ha riscritto le regole del gioco, influenzando drasticamente il valore che il pubblico attribuisce alla tua arte e richiedendo nuove strategie per non affogare nel caos informativo.

L'Eclissi del Possesso nell'Era dello Streaming

Un tempo l’ascolto era un atto di volontà basato sulla ricerca attiva di autori e generi, ma oggi piattaforme come Spotify e YouTube Music hanno delegato gran parte di questo processo ad algoritmi di auto-apprendimento. Questi sistemi intercettano i gusti e prevedono le scelte di ogni singolo ascoltatore, offrendo playlist già redatte, creando il rischio di rinchiudere l’ascoltatore in una bolla che rende difficile scoprire proposte fuori dagli schemi algoritmici.

Lo streaming predilige un’esperienza di ascolto emozionale legata all’umore del momento, il cosiddetto mood, spesso a discapito della contestualizzazione filologica per genere musicale. In questo contesto, il pubblico è diventato estremamente vorace di singoli, mentre il concetto di album ha perso il suo significato tradizionale di raccolta coerente di brani per diventare una serie di stimoli continui (questo è vero solo in parte; in realtà i progetti di ampio respiro stanno ritrovando l’interesse del mercato, per motivi che qui non affronteremo).

Devi essere onestocon te stesso riguardo al valore economico percepito in quello che viene definito capitalismo artistico, dove spesso l’artista genera capitale per le piattaforme senza essere remunerato equamente, diventando quasi un prodotto gratuito del servizio altrui.

Poiché la musica è ormai percepita come un bene quasi gratuito, il ruolo del supporto fisico è mutato profondamente nella mente del consumatore: un CD o un vinile non sono più visti come strumenti primari di ascolto, ma come un cadeau, un oggetto di culto o un feticcio fisico che testimonia il legame tangibile con l’artista. Il vinile, in particolare, ha visto una riscossa proprio tra le nuove generazioni, la cosiddetta Generazione Z, che cerca una testimonianza fisica dell’artista che segue principalmente nel mondo virtuale. Per non essere trattato come una semplice merce di scambio o commodity, devi puntare sull’unicità e non farti mai scegliere solo per il prezzo o per gli sconti.

Se vuoi emergere in questo mercato saturo, il punto di partenza non è il marketing puro, ma quella che viene definita la tua matrice autentica che fa la differenza e che il pubblico percepisce immediatamente come vera. L’artista musicale, per emergere, deve essere un mondo di appartenenza in cui i fan possano rispecchiarsi, un universo di valori e visioni che non deve mai essere tradito per non perdere la fiducia del pubblico.

Poiché la mente umana ricorda solo un numero limitato di elementi per categoria, devi diventare rilevante attraverso i tuoi punti di unicità e di differenziazione. Il posizionamento efficace consiste nel definire il posto o la parola che occupi nella mente dell’ascoltatore rispetto ai concorrenti, cercando di colmare un vuoto di mercato o di essere il primo in una nuova categoria.

Nonostante l’importanza fondamentale del digitale, la tua carriera deve poggiare su pilastri solidi come l’attività dal vivo, che crea un contatto diretto ed emotivo superiore a qualsiasi dinamica da talent show. Devi comunque vendere la tua musica tramite distributori digitali per raggiungere il grande pubblico e puntare sul merchandising come forma di autofinanziamento strategico.

Oggi le etichette discografiche investono raramente su chi non possiede già una fan base coesa e un profilo organizzato in maniera divina: questo significa essere posizionati sul mercato. I social sono utili per ottenere questo, ma devono essere usati con costanza e in modo strastegico. Non devi limitarti a promuovere la tua canzone, ma devi mostrare backstage, opinioni o consigli tecnici per far affezionare le persone alla tua figura professionale prima ancora che alla tua musica. Questa comunicazione serve ad attrarre e non a convincere, basandosi su una missione autentica che porti avanti ogni giorno con coerenza.

Infine, non trascurare il mercato delle edizioni e della sincronizzazione, poiché l’inserimento di un brano in un film o in uno spot può rappresentare un vero punto di svolta per il tuo progetto complessivo. Solo costruendo una solida rete professionale di mentori, insider e partner potrai trasformare il tuo talento in un business sostenibile e duraturo.

Per usare una metafora, posizionarsi nel mercato musicale odierno è come costruire un faro su un’isola in mezzo a un oceano in tempesta: se la luce della tua identità artistica è potente e la struttura della tua professionalità è solida, saranno le navi dei fan e del mercato a cercare te, invece di essere tu a dover rincorrere loro in cerca di soccorso.

Se hai bisogno di chiarirti meglio cos’è il posizionamento e come influisce positivamente sul tuo percorso artistico, contattami liberamente.

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La musica e il tempo che non basta

In questo articolo cercherò di illustrarti cosa è emerso durante il Milano Music Week 25 riguardo le abitudini di ascolto del pubblico italiano.

L’industria musicale italiana poggia su fondamenta solide di interesse e passione, con la musica che mantiene un ruolo di assoluto protagonista nella vita della popolazione. Per chi opera nel settore, e in particolare per gli artisti, comprendere le abitudini di fruizione del pubblico non è un dettaglio, ma una necessità strategica. Durante la MMW25 è emerso uno spaccato granulare di come, dove e quanto gli italiani ascoltano musica, delineando un mercato in costante evoluzione.

La Musica e il tempo che non basta secondo il Milano Music Week 2025

La musica è una costante per la quasi totalità della popolazione italiana. L’89% degli individui con più di 14 anni, un bacino che corrisponde a ben 44,9 milioni di persone, dichiara di ascoltarla regolarmente.

Questo significa, in termini semplici, che nove italiani su dieci dedicano tempo alla fruizione musicale. Non si tratta solo di un passatempo occasionale; il 46% degli italiani afferma che la musica costituisce una parte importante della propria vita.

Questa importanza è ancora più accentuata tra i giovani, dove la percentuale di coloro che dichiarano di non poter fare a meno della musica supera il 50%. Inoltre, coloro che sono definiti forti ascoltatori appartengono a segmenti della popolazione considerati evoluti e dinamici.

Il Dominio Condiviso: Streaming e Radio

Il modo in cui la musica viene fruita è variegato, ma il panorama è nettamente dominato da due supporti principali: lo streaming e la radio.

La radio si conferma un mezzo di grande rilevanza, con il 52% degli italiani che ascolta musica attraverso questo canale. Pur avendo subito una flessione rispetto al 56% registrato nel 2019, la radio ha mostrato un andamento in ripresa nell’ultimo anno, dimostrando una notevole resilienza nel tempo.

Tuttavia, è lo streaming il canale che cattura l’attenzione crescente del mercato, partecipando in modo significativo ai ricavi complessivi dell’industria. Attualmente, il 40% degli italiani con più di 14 anni, una cifra che supera i 20,3 milioni di persone, ascolta musica tramite streaming. Questo dato, pur essendosi stabilizzato negli ultimi anni, evidenzia una robusta crescita rispetto al 32% rilevato nel 2019.

È cruciale notare come questa fruizione in streaming si suddivida: il 32% degli italiani ascolta musica attraverso lo streaming free, mentre soltanto il 12% utilizza i servizi in abbonamento, ovvero lo streaming a pagamento. Quest’ultima percentuale, sebbene rappresenti una minoranza, è vitale poiché i servizi in abbonamento sono considerati la massima fonte di remunerazione per gli artisti, indicando un potenziale di crescita ancora ampio per il mercato italiano.

Le Abitudini in Base all’Età

L’analisi dei dati di fruizione diventa ancora più illuminante se segmentata per generazione. Non tutti i pubblici utilizzano gli stessi supporti nello stesso modo.

Lo streaming è il supporto preferito in assoluto dalle fasce più giovani, in particolare dai Millennials e dalla Generazione Z. In queste coorti, la percentuale di ascoltatori in streaming è decisamente alta. Man mano che si sale con l’età, le preferenze si equilibrano: nella fascia 35-44 anni, l’uso di radio e streaming si parifica. Nelle fasce più mature della popolazione, è invece la radio a risultare il supporto più preferito.

Anche l’ascolto di musica fisica, che si attesta intorno al 10% della popolazione generale, segue questa tendenza generazionale: è meno frequente tra i giovanissimi e più diffuso nelle fasce mature.

L’Aumento del Minutaggio

Un aspetto fondamentale che evidenzia la centralità crescente della musica è l’incremento del tempo dedicato all’ascolto. Sebbene la reach dell’ascolto musicale, il numero di persone che ascoltano, non sia variata significativamente negli ultimi anni, è molto importante sottolineare che è aumentato il minutaggio di ascolto. Il tempo che gli italiani dedicano alla musica, in generale, è cresciuto, un segnale che il consumo si sta intensificando.

Questa intensificazione della fruizione è il motivo principale per cui, nonostante le sfide e le complessità legate alla ripartizione dei compensi, lo streaming è oggi il modello economico dominante su cui si focalizza gran parte del dibattito industriale.

Conclusione

La musica è profondamente radicata nella cultura italiana, coinvolgendo quasi nove persone su dieci. La dinamica di ascolto è chiaramente orientata verso il digitale, con lo streaming che si afferma come il canale preferito dalle nuove generazioni e che, insieme alla radio, guida la fruizione complessiva. L’aumento del minutaggio di ascolto conferma che gli italiani stanno dedicando sempre più tempo al consumo musicale. Per gli artisti, questa realtà impone una comprensione precisa di questi dati, in particolare della distinzione tra ascolti gratuiti e quelli in abbonamento, poiché è quest’ultima quota (il 12% del pubblico streaming) a rappresentare la massima fonte di remunerazione, definendo il potenziale economico ancora inesplorato del mercato italiano.

Se vuoi approfondire la conoscenza delle dinamiche di mercato e capire come evitare le trappole, prenota una call e condividiamo le esperienze.

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Come entrare nell’industria musicale?

Taglio corto. Per entrare nell’industria musicale, per attrarre una major, un producer o una piccola etichetta un curriculum in formato Europass non ti salverà. Nemmeno la tua grande passione per la musica sarà la dote che farà la differenza.

Come entrare nell'industria musicale?

In questo post abbozzo qualche idea per attirare l’attenzione dei professionisti mettendo insieme due o tre cosette raccolte in anni di attività nel settore musicale. Sono pratiche che hanno funzionato quando il proponente sapeva il fatto suo e si è esposto proponendo soluzioni che lo hanno messo in mostra.

Perché il settore musicale negli ultimi anni, è cresciuto in modo esponenziale e ha un disperato bisogno di una nuova classe operaia di professionisti competenti. La richiesta di alta competenza professionale è forse la principale, ma non l’unica, di quelle barriere invisibili che fanno sembrare l’ecosistema musicale un mondo elitario. Usare approcci non tradizionali, può rivelarsi una buona strategia per entrare nel giro. Vediamone alcuni:

Risolvi un Problema:

Invece di mandare mail scrivendo vorrei lavorare per voi, analizza un progetto di un’etichetta che secondo te non ha funzionato. Studialo, capisci cosa è andato storto e proponi una soluzione dettagliata. Spiega cosa avresti fatto di diverso. In questo modo, non stai più chiedendo un lavoro, stai dimostrando il tuo valore. Stai trasformando la tua candidatura in un colloquio.

Crea Valore Aggiunto:

Ci sono piccole etichette discografiche editrici esclusive di brani che restano di nicchia. Se ritieni di poterli valorizzare con la tua abilità allo strumento o al canto, proponi loro delle cover dei loro brani di proprietà, puoi anche proporre dei remix, per esempio. Prepara delle demo e dimostra le tue capacità. Fai vedere quale valore aggiunto puoi portare. Molto probabilmente potrebbero investire sul tuo lavoro.

Usa Approcci Non Convenzionali:

Mi hanno raccontato la storia di un graphic designer romano chenha ottenuto un lavoro con artisti di primo piano portando un book con le sue cover alternative direttamente agli instore, invece di limitarsi a taggarli su Instagram. Pensa fuori dagli schemi. I modi tradizionali (come LinkedIn) sono utili, ma spesso sono quelli alternativi a fare davvero la differenza. Prova a frequentare eventi pubblici frequentati da professionisti del settore e porta delle chiavette USB con le tue demo e tutti i modi per contattarti.

Sviluppa Competenze Trasversali:

Oggi non basta essere bravi artisti musicali. È importante saper interpretare i dati, raccontare una storia (storytelling), avere basi di marketing e saper costruire esperienze per l’utente, che siano digitali o fisiche. Queste non sono più soft skill, sono competenze fondamentali.

In poche parole: il tuo curriculum deve essere la dimostrazione pratica delle tue capacità, non un semplice elenco. Che sia un’analisi di mercato, un progetto grafico, una pagina Instagram curata o un evento organizzato nel tuo paese, deve parlare per te.

Cura un’immagine coerente

Ma prima di esporti direttamente verso altri professionisti del settore dovresti preoccuparti di avere una solida e coerente presenza sul web. I tuoi profili social, il tuo sito, devono rappresentarti al meglio ed avere un messaggio chiaro ed omogeneo che non crei dubbi in chi, magari, è pronto ad entrare in contatto con te. A questo scopo ho creato il corso Il nécessaire del musicista: un percorso che ti guida nel creare un’immagine solida e riconoscibile usando gli strumenti online e offline

Il Lato Oscuro del Lavorare con la Musica

Prima di buttarti anima e corpo nella musica, devi comunque tener presente che, come ogni professione, lavorare nel settore musicale può portare a grosse delusioni. Quando la tua passione si scontra con la realtà lavorativa, scopri che le persone che ammiravi non sono sempre pulite e belle come le immaginavi. Incontri i no, le porte in faccia, le dinamiche di business che a volte cozzano con l’idealismo dell’appassionato.

Questo è un punto fondamentale. Lavorare nella musica significa gestire budget, rispettare scadenze, affrontare problemi, negoziare contratti e, sì, a volte lavorare su progetti in cui non credi al 100%. È un lavoro vero, con tutta la fatica e le frustrazioni che ne derivano. Esserne consapevoli è il primo passo per non rimanere delusi e per costruire una carriera solida e duratura.

Questo settore non premia chi aspetta, ma chi crea, chi propone, chi osa. La gavetta, oggi, è dimostrare sul campo, in autonomia, di avere idee e la capacità di realizzarle.

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