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Nella musica osare è vincere

Le critiche sono una parte inevitabile del viaggio, e forse è il caso di iniziare a vederle sotto una luce diversa. Per un artista musicale avere talento e tecnica non è così raro come si pensa; ciò che manca spesso è il coraggio di condurre il gioco e di prendersi dei rischi.

Nella musica osare è vincere

Noto spesso, parlando con musicisti, che buona parte tende a non esporsi davvero. Vedo competenze tecniche, voci incredibili e ore passate sullo strumento che però non vengono valorizzate, nonostante l’impegno e la dedizione.

Molti artisti musicali avrebbero tutte le carte in regola per diventare dei punti di riferimento o delle guide per il loro pubblico, ma rimangono incastrati nella paura. È facile rimanere nei ranghi e suonare ciò che è corretto, ma il mercato musicale è una partita che si gioca sulle idee e sui contenuti che rompono gli schemi.

Le canzoni che non osano, quelle che cercano di accontentare tutti senza disturbare nessuno, semplicemente non circolano. Se la tua musica suona banale o troppo simile a tutto il resto, difficilmente crescerai.

Se a bloccarti è la paura del fallimento, prova a vederla come un alibi costruito dalla tua mente. Come artista indipendente, non hai la protezione di un posto fisso: sei tu l’impresa e il rischio fa parte del gioco. I tuoi concorrenti là fuori stanno giocando tutte le loro carte per emergere; non puoi permetterti di ritirarti in un ambiente sicuro, sei al centro del palco e il microfono è in mano tua.

Poi c’è la paura più grande: quella di essere criticati. Ma essere criticati è un passaggio obbligato per diventare qualcuno. Se non ricevi critiche, probabilmente non stai ricevendo nemmeno visibilità. Se scrivessi una canzone che non prende posizione, con un testo generico e un suono standard, sarebbe un insuccesso perché non scatenerebbe alcuna discussione. Nessuno ne parlerebbe male, è vero, non ne parlerebbe affatto.

Se credi realmente nel tuo messaggio, se hai una visione artistica e dei valori che vuoi trasmettere, non devi nasconderti. Rifletti bene su ciò che sei e poi esponiti, accettando che le critiche arriveranno. Il fastidio momentaneo di un commento negativo è nulla in confronto ai vantaggi di aver detto qualcosa di unico e diverso. Essere diversi significa essere straordinari, ed è questo che rende una carriera sostenibile e gratificante. Le persone si legheranno a te perché vedranno nel tuo coraggio un esempio di ciò che loro vorrebbero essere, ma non possono perché bloccati dalla paura di esporsi.

Da oggi prova a cambiare prospettiva: chiediti come puoi raccontare nella tua musica qualcosa in cui credi così fermamente da essere disposto ad accettare che venga criticato. oh, ti divertirai. Te lo garantisco.

Ti piacerebbe se provassimo a individuare insieme qual è quell’elemento unico della tua musica su cui potresti puntare? Scrivimi.

 

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Sei un musicista Pro o Dummy?

Per entrare nel vasto mercato musicale, per vivere guadagnando con la musica, non puoi approcciarti come un Dummy. Non c’è spazio per gli hobbysti. Se vuoi fare sul serio, se vuoi essere un Pro, devi affrontare il mondo della musica con il mindset giusto e prepararti a lavorare duramente e con passione sul tuo progetto musicale, ampliando le tue competenze e diventare Manager di Te stesso, come si usa dire.

Sei un musicista pro o dummy?

Lavorare sul tuo progetto artistico e sulla tua musica mettendo in campo energie, tempo e risorse economiche senza ottenere alcun tipo di feedback o risultato concreto rappresenta una delle esperienze più frustranti che si possa vivere.

Questa condizione di stallo spesso non dipende dalla qualità intrinseca della tua musica, ma dalla mancanza di una struttura professionale e strategica capace di trasformare un’idea astratta in un valore riconosciuto dal mercato.

Molti artisti musicali finiscono per arrendersi, o nel trascinarsi con fatica, perché rimangono intrappolati in un circolo vizioso alimentato da aspettative irreali e dalla dipendenza da realtà poco trasparenti: ad esempio etichette che promettono visibilità in cambio di pagamenti o servizi di distribuzione o promozione privi di un contesto reale.

Uscire da questa impasse e iniziare a guadagnare davvero con la musica, parte dalla consapevolezza che il settore musicale oggi richiede competenze che vanno ben oltre la semplice creatività musicale o l’abilità con lo strumento: competenze di business e marketing sono pilastri fondamentali per la tua carriera.

Il primo passo cruciale per monetizzare come artista musicale è la trasformazione del tuo progetto artistico in un prodotto artistico posizionabile. Vedo spesso che il progetto è un’entità astratta, creativa, legata al desiderio primario dell’artista di comunicare ed esprimersi; il prodotto musicale invece, deve avere un perimetro definito e un’identità chiara che il mercato ( e il pubblico) possano riconoscere e valutare.

Il mercato musicale ha regole specifiche che non riguardano necessariamente la struttura dei brani, ma la tua capacità di generare fan reali e di occupare uno spazio preciso nella mente del pubblico e degli addetti ai lavori: quello che viene definito Posizionamento.

L’identità artistica prevede la non omologazione, al contrario richiede unicità: devi essere il più diverso possibile dagli altri. Il segreto sta nel mantenere una coerenza assoluta tra immagine, valori, linguaggio e immaginario sonoro. Senza questa aderenza tra le varie parti, il tuo progetto appare frammentato e dispersivo. Questo rende impossibile per un potenziale fan, o un professionista del settore, comprendere il reale valore della tua proposta musicale.

Una volta definita la tua identità, entra in gioco la strategia di posizionamento, che rappresenta la maggior parte del lavoro necessario per aggredire il mercato con successo. La maggior parte degli artisti esordienti commette l’errore di passare direttamente dal progetto al mercato, caricando brani sugli aggregatori e scimmiottando i contenuti dei social nella speranza che accada qualcosa (che puntualmente non accade).

Al contrario, i musicisti professionisti utilizzano metodologie strategiche per focalizzare su di sé l’attenzione; evitando di sprecare tempo e soldi in azioni inconcludenti. Solo ragioando e progettando una strategia ti permetterà di capire come parlare al tuo target, quali piattaforme presidiare con contenuti mirati e a quali attori della filiera discografica, come uffici stampa, etichette o booking in target, rivolgerti per ottenere una reale trazione.

In questo campionato difficile, entrare nel mercato è una sfida, ma rimanerci richiede un mindset fortissimo e una preparazione tecnica e gestionale che solo pochi artisti scelgono di coltivare. E purtroppo i risultati si vedono.

Una mancanza frequentissimo nel dummy è la costruire di una presentazione efficace per i professionisti del settore: è una competenza strategica che può fare la differenza tra l’essere ignorati e l’ottenere un investimento. Devi considerare che i professionisti seri, quelli con cui vale la pena investire tempo e risorse, ricevono una mole enorme di materiale; un artista deve essere capace di suscitare interesse in pochissimi minuti, andando dritto al punto e facendo capire immediatamente cosa lo rende diverso dal resto del branco.

Questo ti richiede la capacità di abbandonare i discorsi generici per concentrarsi sui punti cardine della tua presentazione professionale. In genere un esordiente è carente di contesti offline di alto livello dove testare la sua musica e, sopra ogni cosa, costruire connessioni.

Devi superare questo ostacolo e lavorare per crearti connessioni di rilievo. Nel mondo reale le relazioni interpersonali sono ciò che permettono di uscire dalla dimensione solitaria del web per confrontarsi con situazioni di livello superiore

C’è poi da abbattere un pregiudizio che in realtà spesso è l’alibi dei rinunciatari.

Imparare a venderti: devi imparare a dare un valore commerciale al tuo lavoro; dargli un significato concreto, materiale, che vada parallelo al valore artistico del tuo lavoro. Imparare a vendersi non significa screditare la propria arte, ma al contrario generare le risorse necessarie per sviluppare le proprie competenze, investire in attrezzature professionali e proseguire i propri percorsi formativi.

La diversificazione delle entrate attraverso la vendita di servizi, come sessioni di registrazione, mixing o consulenze tecniche, è una via concreta per incamerare denaro e sostenere il proprio progetto artistico principale.

Il mondo della Musica è un vasto mercato estremamente competitivo che offre tutto di tutto, online, ed a prezzi ridicoli. Se vuoi essere valorizzato, devi far percepire al tuo potenziale cliente i benefici ed i vantaggi unici della tua offerta, dei tuoi servizi. In questo modo non dovrai più giocare al ribasso, ma ti farai pagare in base al valore della tua proposta.

Ti sembra difficile? Se hai delle competenze solide dovresti essere in grado di farlo. Se ritieni di non averle, allora studia di più: significa però che non sei pronto per affrontare il mercato.

Studiare il business e il marketing musicale ti è indispensabile per acquisire il controllo sulle tue piattaforme e sui tuoi flussi di lavoro, evitando di dipendere totalmente da algoritmi o realtà esterne che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro. Testare le informazioni che raccogli, l’analisi di casi studio reali sono gli strumenti che consentono di accorciare i tempi di crescita, trasformando anni di tentativi a vuoto in mesi di lavoro mirato e consapevole.

Devi avere le spalle larghe ed essere disposto a ricevere critiche costruttive e a guardare in faccia ai tuoi fallimenti: è proprio dall’analisi degli errori, tuoi e degli altri, che trai le lezioni più importanti per posizionarti correttamente nel mercato.

Nel settore musicale, il livello medio di preparazione strategica è spesso basso, se decidi di lavorare seriamente sulla tua formazione imprenditoriale, avrai un vantaggio competitivo enorme. Ma soprattutto, trasformerai la tua passione in una professione solida, redditizia e duratura.

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Se vuoi cominciare a far sul serio e verificare il tuo livello di preparazione, Scrivimi.

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L’Eclissi del Possesso nell’Era dello Streaming

Caro artista musicale, mi siedo virtualmente accanto a te per analizzare il terreno su cui stai camminando perché è fondamentale comprendere che il mondo è cambiato profondamente sotto i nostri piedi. Siamo passati dall’era di iTunes, in cui l’ascoltatore acquistava mp3 organizzandoli in una biblioteca personale, all’era della musica liquida dominata dall’accesso istantaneo. Questa rivoluzione ha riscritto le regole del gioco, influenzando drasticamente il valore che il pubblico attribuisce alla tua arte e richiedendo nuove strategie per non affogare nel caos informativo.

L'Eclissi del Possesso nell'Era dello Streaming

Un tempo l’ascolto era un atto di volontà basato sulla ricerca attiva di autori e generi, ma oggi piattaforme come Spotify e YouTube Music hanno delegato gran parte di questo processo ad algoritmi di auto-apprendimento. Questi sistemi intercettano i gusti e prevedono le scelte di ogni singolo ascoltatore, offrendo playlist già redatte, creando il rischio di rinchiudere l’ascoltatore in una bolla che rende difficile scoprire proposte fuori dagli schemi algoritmici.

Lo streaming predilige un’esperienza di ascolto emozionale legata all’umore del momento, il cosiddetto mood, spesso a discapito della contestualizzazione filologica per genere musicale. In questo contesto, il pubblico è diventato estremamente vorace di singoli, mentre il concetto di album ha perso il suo significato tradizionale di raccolta coerente di brani per diventare una serie di stimoli continui (questo è vero solo in parte; in realtà i progetti di ampio respiro stanno ritrovando l’interesse del mercato, per motivi che qui non affronteremo).

Devi essere onestocon te stesso riguardo al valore economico percepito in quello che viene definito capitalismo artistico, dove spesso l’artista genera capitale per le piattaforme senza essere remunerato equamente, diventando quasi un prodotto gratuito del servizio altrui.

Poiché la musica è ormai percepita come un bene quasi gratuito, il ruolo del supporto fisico è mutato profondamente nella mente del consumatore: un CD o un vinile non sono più visti come strumenti primari di ascolto, ma come un cadeau, un oggetto di culto o un feticcio fisico che testimonia il legame tangibile con l’artista. Il vinile, in particolare, ha visto una riscossa proprio tra le nuove generazioni, la cosiddetta Generazione Z, che cerca una testimonianza fisica dell’artista che segue principalmente nel mondo virtuale. Per non essere trattato come una semplice merce di scambio o commodity, devi puntare sull’unicità e non farti mai scegliere solo per il prezzo o per gli sconti.

Se vuoi emergere in questo mercato saturo, il punto di partenza non è il marketing puro, ma quella che viene definita la tua matrice autentica che fa la differenza e che il pubblico percepisce immediatamente come vera. L’artista musicale, per emergere, deve essere un mondo di appartenenza in cui i fan possano rispecchiarsi, un universo di valori e visioni che non deve mai essere tradito per non perdere la fiducia del pubblico.

Poiché la mente umana ricorda solo un numero limitato di elementi per categoria, devi diventare rilevante attraverso i tuoi punti di unicità e di differenziazione. Il posizionamento efficace consiste nel definire il posto o la parola che occupi nella mente dell’ascoltatore rispetto ai concorrenti, cercando di colmare un vuoto di mercato o di essere il primo in una nuova categoria.

Nonostante l’importanza fondamentale del digitale, la tua carriera deve poggiare su pilastri solidi come l’attività dal vivo, che crea un contatto diretto ed emotivo superiore a qualsiasi dinamica da talent show. Devi comunque vendere la tua musica tramite distributori digitali per raggiungere il grande pubblico e puntare sul merchandising come forma di autofinanziamento strategico.

Oggi le etichette discografiche investono raramente su chi non possiede già una fan base coesa e un profilo organizzato in maniera divina: questo significa essere posizionati sul mercato. I social sono utili per ottenere questo, ma devono essere usati con costanza e in modo strastegico. Non devi limitarti a promuovere la tua canzone, ma devi mostrare backstage, opinioni o consigli tecnici per far affezionare le persone alla tua figura professionale prima ancora che alla tua musica. Questa comunicazione serve ad attrarre e non a convincere, basandosi su una missione autentica che porti avanti ogni giorno con coerenza.

Infine, non trascurare il mercato delle edizioni e della sincronizzazione, poiché l’inserimento di un brano in un film o in uno spot può rappresentare un vero punto di svolta per il tuo progetto complessivo. Solo costruendo una solida rete professionale di mentori, insider e partner potrai trasformare il tuo talento in un business sostenibile e duraturo.

Per usare una metafora, posizionarsi nel mercato musicale odierno è come costruire un faro su un’isola in mezzo a un oceano in tempesta: se la luce della tua identità artistica è potente e la struttura della tua professionalità è solida, saranno le navi dei fan e del mercato a cercare te, invece di essere tu a dover rincorrere loro in cerca di soccorso.

Se hai bisogno di chiarirti meglio cos’è il posizionamento e come influisce positivamente sul tuo percorso artistico, contattami liberamente.

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Musica: 3 trappole da evitare

Se sei un artista musicale esordiente, sai bene che la frustrazione è un sentimento costante. Investire la propria energia, tempo, denaro, attenzione, e visione nel proprio progetto musicale e non ricevere alcun tipo di feedback, riscontro o risultato, o peggio ancora, non essere ascoltati, è devastante. Questa condizione di stallo, dove il potenziale artistico è alto ma i risultati scarseggiano, porta molti a gettare la spugna o a trascinare avanti il progetto con grande fatica e senza entusiasmo.

3 trappole da evitare nell'industria discografica.

Il tuo percorso di artista sconosciuto è disseminato di sfide che vanno ben oltre la creazione musicale. Comprendere il mercato musicale, il Music Business, e il saper navigare i suoi meccanismi, è cruciale per trasformare la passione in una carriera sostenibile. I problemi principali che affliggono gli artisti esordienti non sono legati solo alla musica in sé, ma a come il loro progetto viene presentato e al contesto nel quale si muove.

La mia esperienza dimostra che, nel mercato musicale esistono tre trappole che ostacolano i tuoi progressi, portando spesso a un dispendio inutile di risorse.

La prima trappola in cui rischi di incappare, e che è grande fonte di frustrazione, sono le Etichette Fuffa. Queste entità si presentano con la facciata di etichette serie ma, in realtà, fanno leva sulla notorietà di altri artisti nel loro roster per vendere servizi, spesso inquietanti, come la distribuzione o la promozione di singoli ed EP. Il risultato di questi investimenti è quasi sempre lo stesso: ti fanno spendono somme importanti senza ottenere risultati concreti, lasciando l’artista scottato e con una perdita di fiducia non solo nel panorama musicale, ma anche nel proprio potenziale.

Questo succede più spesso di quel che pensi: la trappola funziona perché questi personaggi fanno leva sul tuo ego, che ha la necessità di essere nutrito; e sul tuo desiderio di attenzione e visibilità. Fanno leve su due punti deboli che non ti fanno valutare con lucidità la loro offerta. Voglio essere chiaro. non è che ti truffino, in senso legale, ti faranno firmare un bel contrattino dove si prendono i loro impegni e tu avrai i tuoi; ma se prima di firmare non analizzi per benino cosa è scritto sul contratto, rischi concretamente di scoprire che le loro promesse, dette a voce, non sono garantite nello scritto.

La seconda trappola è quella degli Streaming Garantiti. Nel mercato musicale non esiste nessuno che ti può garantire qualcosa con sicurezza al 100%: scordatelo, chi te lo dice sta mentendo. E su questo argomento non mi dilungo. Se vuoi approfondirlo, prenota una videocall e ne parliamo.

Ci sono anche dei problemi che affliggono gli artisti musicali, per lo più dovuti alla loro ignoranza di come funzioni il settore. uno di questi è l’incapacità di presentare adeguatamente il loro progetto e ottenere l’attenzione dei professionisti seri come produttori, A&R manager, ufficio stampa. I professionisti del settore discografico sono quotidianamente bombardati da una  mole enorme di proposte, se vuoi trovare un minimo d’ascolto, devi dimostrare velocemente che il tuo progetto è qualcosa che vale.

Devi proprio immaginare di avere pochi secondi, al massimo un minuto per poter descrivere il tuo progetto musicale in ogni suo dettaglio per renderlo appetibile a chi è disposto ad investire su di esso. Devi essere in grado di andare dritto al punto e di suscitare interesse del tuo interlocutore. Sai come fare?

Che vuoi che ti dica? prenota una videocall e ne parliamo.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Musica: perché la promozione non funziona?

Il settore musicale contemporaneo si presenta come un ambiente in continua evoluzione, un mondo dove gli artisti emergenti si trovano a navigare in acque spesso turbolente e piene di insidie. In questo momento storico, è cruciale comprendere che l’artista musicale, il personaggio artista,  ha assunto un’importanza maggiore rispetto alla musica stessa, sebbene la longevità artistica sia sempre frutto di un delicato equilibrio tra la figura artistica e il percorso creativo. Chi desidera emergere in questo contesto deve fare i conti con dinamiche promozionali complesse e spesso contro-intuitive.

Perché la promozione musicale non funziona?

Come artista musicale ti ritrovi in un contesto promozionale che ti bombarda costantemente con impulsi e notizie specificamente costruite per fare leva sulle emozioni e sull’ego: sui tuoi sogni, sulle tue ambizioni, sul tuo desiderio di trovare un posto nel mondo.

La Music Industry è incentrata su un mercato estremamente polarizzato, dove la visibilità è ricercata ossessivamente e crea meccanismi, o propone soluzioni a pagamento promettendo risultati che spesso potresti ottenere gratuitamente.

Uno dei grandi errori in cui cade l’artista esordiente è quello di non crearsi un percorso professionale realmente sostenibile. Spinto dal sentire comune, non vede che il guadagno generato da una promozione tradizionale su piattaforme streaming e digitali, rispetto alla spesa sostenuta, matematicamente non esiste.

Nella mia esperienza, posso tranquillamente testimoniarti d’aver visto risultati promozionali all’altezza delle aspettative solo nel caso di artisti posizionati, cioè artisti famosi con una fan base di riferimento solida e fedele.

Nel mercato musicale, in questi anni si è verificato un cambiamento del modello di business. In passato, il focus era sul prodotto, la musica, e l’obiettivo della promozione era accelerare la diffusione del prodotto per raggiungere quante più persone possibile. Oggi, il core business è decisamente orientato ai servizi. Questo cambio di paradigma implica che l’obiettivo non è più raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma promuovere il proprio servizio a uno target specifico per soddisfare un suo bisogno. Essere un artista musicale, un creativo artistico, non è più sostenibile se non ti arricchisci di quelle competenze che soddisfano le esigenze di un mercato saturo di proposte e le inquadri in un’ottica di impresa.  Questa è la realtà e se non ti piace, forse la professione del musicista non fa per te.

Devi considerare che l’attenzione delle etichette e dell’industria discografica come sistema, è indirizzata verso il prodotto, verso l’uscita del singolo a cadenza periodica. Il Sistema non vede più l’artista musicale come il centro del business: gestire un artista è troppo impegnativo e rischioso. Oggi il business è investire sul prodotto artistico come magnete per attirare altri artisti, o aspiranti tali, in su sistema di servizi a pagamento: paghi per registrare la musica, cedi quote per pubblicarla, paghi per distribuirla, paghi per promuoverla.

C’è però un modo per evitare queste trappole, per entrare nel mercato musicale con il piede giusto. Ma è un modo che richiede un approccio diverso, una mentalità basata sul solido, sul concreto e non su sogni di fama e popolarità.

Per l’artista esordiente, è necessario tenere a bada i propri desideri e lavorare seriamente su se stesso, individuare il motore della sua creatività, definire il messaggio che vuole offrire al suo pubblico e come intende farlo. Deve prima di tutto definire un modello di business orientato al servizio, e la creazione di una promozione mirata che si basa sulla credibilità, la fiducia e la costanza; sapendo che la promozione è un processo che parte prima dall’interno e poi si muove verso l’esterno.

Per un artista musicale, nel mercato musicale attuale, agire senza una chiara visione, un ruolo definito e una strategia che connette il proprio servizio a un pubblico specifico (fan o altri professionisti) significa viaggiare alla cieca, spendendo tempo, denaro ed energia, affondando inevitabilmente nel pantano dell’insostenibilità emotiva e finanziaria.

Conoscere le dinamiche del mercato musicale, approfondire la propria visione delle cose, studiare metodi e modi per attrarre l’attenzione del pubblico e dei players del settore è indispensabile per costruirsi una professione musicista.

Nei miei corsi, nelle mie consulenze, lavoro proprio su questo.

Guidare l’artista musicale nell’acquisire competenze e conoscenze per potersi costruire una comunicazione professionale e un’immagine artistica solida. Per affrontare il mercato musicale che è poliedrico e che, lo dico sopratutto agli esordienti, non è solo Spotify. C’è molto di più.

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La storia della Black Music.

di Roberto Caselli

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Nel suo terzo libro dedicato agli aspetti meno noti della musica elettronica, Johann Merrich ci porta in viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. Con una narrazione semplice e talvolta ironica, questa indagine appassionata svela aneddoti curiosi e storie dimenticate di macchine sonore, pioniere, mecenati, innovatrici e compositori che hanno plasmato il suono del futuro, grandi personalità che hanno alimentato la rivoluzione della musica tecnologica in luoghi inaspettati come Egitto, Spagna, Portogallo, Turchia, Grecia, Slovenia, Romania, Polonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Russia, Australia, India … Un’occasione per rileggere – o cancellare?- i vecchi confini e ascoltare la voce del mondo con orecchie nuove.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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2 ostacoli del musicista esordiente

Sono due gli ostacoli che, come artista devi affrontare nel mercato musicale attuale: la saturazione dell’offerta e la polarizzazione degli utili che, nell’attuale sistema discografico, rischiano di non finire nelle tue tasche.

2 ostacoli del musicista esordiente

In particolare se sei un artista musicale esordiente, superare la saturazione ed entrare in un mercato così dinamico, è necessario affrontare, conoscere, una serie di problematiche strutturali e strategiche.

L’ignoranza dei modelli economici del mercato musicale ti spingono verso direzioni economicamente non sostenibili che troncano il tuo percorso professionale-artistico sul nascere. Il passo fondamentale è quindi che tu comprenda attivamente come funzionano e non cadere nella trappola di modelli di business creati per farti vivere un’illusione.

Il settore musicale soffre di troppa emotività, troppa passione. Spesso gli artisti musicali non guardano il proprio progetto con occhio analitico. Vittime del proprio egocentrismo, sottovalutano l’importanza di analizzare il loro pubblico, il loro mercato di riferimento e persino il tipo della loro offerta musicale. Questa assenza di analisi è la causa principale del fallimento delle azioni di promozione e posizionamento.

La mancanza di un approccio strategico a 360°, che inizia dall’analisi del tuo pubblico potenziale e si conclude con la scelta di come vuoi veicolare i tuoi messaggi, è destinato a portare al fallimento di ogni tua iniziativa con una conseguente demotivazione, se non vera e propria depressione.

Non puoi definire tale un progetto musicale se non pianifichi ogni aspetto del lavoro. Se non elabori un’identità artistica e una strategia di posizionamento sul mercato; se non affronti in termini di budget, di spese e ricavi, ogni aspetto della tua professione.

La mancanza di questa progettualità quasi sempre consegna l’artista musicale nella trappola degli speculatori promozionali, che non sono invisibili poteri forti, ma quel Circo di servizi  per musicisti che però funzionano, se non truffaldini, solo se indirizzati correttamente e si sono raggiunti certi livelli.

Per concludere, superare la saturazione del mercato e la polarizzazione degli utili, devi sostituire l’emotività e la casualità con un approccio strategico e analitico, focalizzato sulla comprensione dei modelli di business, la gestione oculata delle risorse, la definizione chiara del target e l’applicazione di procedure logiche finalizzate al raggiungimento di un obiettivo.

Fare l’artista musicale è una professione creativa dove il lato professionale vale quanto quello creativo. Prima lo comprendi, prima otterrai i risultati che cerchi.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Le basi per una solida identità artistica

Posso serenamente sostenere che nel dinamico e competitivo mondo della musica e della produzione, l’identità non è un lusso, ma un requisito fondamentale. Il talento grezzo deve trovare una costruzione meticolosa di un tratto distintivo e caratteristico che ti differenzi dai competitor.

Le basi per una solida identità artistica

Per un artista musicale, l’ identità è quel segno che attrae gli altri. È ciò che permette a qualcuno di preferirti ad un altro professionista. L’identità, tuttavia, non la crei schioccando le dita; è un percorso tortuoso di maturazione.

L’identità è data da un insieme di caratteristiche personali che vanno dalla tua abilità tecnica, alla tua sensibilità artistica, sino a come ti poni sul palco, come ti vesti, come ti relazioni off line e come ti rappresenti on line.

Vediamo ora alcuni passaggi cruciali che dovresti affrontare nella definizione della tua identità artistica:

Prova, Sbaglia, Impara.

Il primo passo verso la costruzione di un’identità è l’accettazione e l’impiego degli errori: l’identità è frutto di un processo, fatto di errori, talvolta dolorosi.

L’identità è quello che le persone percepiscono di te. Creare un’identità solida significa comunicare correttamente chi sei e qual’è il tuo pensiero, attraverso tutti i mezzi che hai a disposizione, non solo con la tua musica. Questo vale sia per la tua identità stilistica musicale, sia per la tua identità artistica.

Se non ti esponi, difficilmente raggiungerai un’identità definita. Esponendoti, buttandoti nell’arena, sicuramente rimedierai degli errori e forse anche delle figuracce. Ma questo fa parte del processo di maturazione, del raccogliere quelle esperienze che ti faranno raggiungere un’identità definita.

Gli errori che contano sono quelli che ti costringono a tornare a casa a riflettere profondamente. Ci sono dei momenti in cui, anche se non ti viene detto esplicitamente, capisci che hai fatto qualcosa di sbagliato; qualcosa che ha deluso le aspettative. È la riflessione su questo tipo di errori che crea il segno distintivo.

Confronto E COLLABORAZIONE

È impossibile creare un’identità senza confronto. Che sia professionale, artistico, collaborativo o produttivo, vedere il punto di vista di altri aiuta a riconoscere i tuoi pregi e difetti.

Un percorso artistico coerente nasce dallo scambio di punti di vista, dall’accogliere critiche e suggerimenti; dal conoscere esperienze diverse e realtà diverse. Lo fai lavorando con altre persone e frequentando gli ambienti più vivaci. Se il tuo punto di vista rimane negli stretti confini della tua cameretta o del tuo piccolo studio di registrazione, non andrai molto lontano.

L’egocentrismo, la gelosia, la protezione del proprio orticello, sono le malattie che contaminano il settore musicale. Invece di vedere gli altri professionisti come concorrenti, valuta se le loro capacità possono risultarti utili; valuta se dai loro progetti puoi ricavarci qualcosa di buono. Condividi esperienze e confrontati con gli altri. Sforzarti di vedere le cose dal punto di vista dell’altro. Costruisci valore e renditi utile.

Esperienza

Non basta guardare, studiare o leggere. La conoscenza senza l’applicazione pratica non ti farà evolvere. L’esperienza è come esercitarsi su uno strumento; più lo fai, più applichi ciò che hai imparato, più ti perfezioni, maggiori saranno i risultati. Devi avere degli obiettivi di crescita in mente, raggiungere risultati, e per fare questo serve esperienza, serve mettere in pratica quello che si fa.

Consapevolezza

L’identità richiede consapevolezza. Devi essere consapevole di come ti percepisci e di quali obiettivi concreti vuoi raggiungere.

Una delle prime cose che devi affrontare è la percezione delle tue competenze. Non sempre la percezione che si ha del proprio livello professionale corrisponde alla realtà: ci può essere una sovrastima che ti metterà in situazioni imbarazzanti o anche una sottostima che ti bloccherà nelle decisioni.

Devi imparare a focalizzarti esclusivamente su ciò che vuoi raggiungere, costruire e imparare. Dovrai farlo consapevolmente, senza farti influenzare dall’esterno.

Produrre a nastro

La scarsità produttiva e qualitativa è un problema enorme. Un provino vale più di un curriculum. Registra provini come non ci fosse un domani. Creati un ricco portfolio di brani da poter presentare per dire Questo è quello che So Fare!

Rilasciare e Cestinare

Non tenere le tue opere nel cassetto in attesa del momento giusto: è l’errore più grande che puoi fare.

Non rilasciare è un tappo alla tua identità artistica, professionale e creativa. Rilasciare significa far scorrere un flusso creativo e identitario. Ma il rilascio deve essere un aut aut, o rilasci o cestini. Se non sei convinto, devi cestinare quel materiale. Non progredisci se non ti sbarazzi di ciò che è incompleto o non veicolato.

Resta comunque valido che ogni release deve essere curata e preparata come si deve ed essere professionalmente elevata.
Non c’è spazio per i dilettantismi.

Risultati

Nessun carattere forte e nessuna identità si costruiscono senza i risultati. Quando si parla di professione, i risultati economici sono un parametro di successo. Quando parli di lavoro o professione musicale, devi essere in grado di mostrare le tue competenze e i risultati ottenuti. Anche sul piano economico. Nella maggior parte dei casi, i risultati non si raccolgono dalla mattina alla sera. Sono comunque il frutto di una crescita fatta di piccoli ma reali obiettivi. La mancanza di risultati, spesso dovuta alla mancanza di focalizzazione, produzione, o rilascio, ti porterà inevitabilmente alla depressione professionale.

Controllo

Avere un’identità artistica o professionale significa avere il controllo. La maggior parte degli artisti musicali non ha il controllo delle proprie attività. Raggiungere il controllo ti farà capire che spesso c’è della gran confusione anche nelle situazioni che sembrano più strutturate.

La mancanza di controllo ha conseguenze disastrose quando succede qualcosa di inaspettato. Avere controllo sui propri clienti, sulla propria utenza e sulle proprie attività è ciò che aiuta a resistere e a superare le difficoltà.

Ruolo Definito

Non puoi essere un tuttologo. Devi definire i confini del tuo ruolo. Ogni ruolo ha le sue specifiche competenze. Focalizzati sulla tua specialità, sviluppa e promuoviti con essa. Evita di vendere o di impegnarti in qualcosa che non sai gestire o che ti porta fuori dal percorso dei tuoi obiettivi primari.

Impara la Storia

L’ignoranza storica nella musica ha dell’incredibile. È cruciale conoscere la storia della tua nicchia o del tuo strumento. Devi sapere chi, prima di te, ha fatto cose importanti.

Devi sapere l’evoluzione musicale del tuo genere musicale, l’evoluzione degli stili, delle tecniche nel corso dei decenni. Più informazioni hai, più ci studi sopra, maggiori sono le possibilità che tu riesca a trovare una nuova strada che ti distingua. La storia fornisce la base per la vera maturità.

Comunicazione e Veicolazione

Avere una grande identità, avere un grande disco o avere una grande idea senza condividerla, è costruire sul nulla. La condivisione è fondamentale.

Devi imparare a veicolare la tua identità artistica e professionale. È la capacità di comunicazione che ti permette di costruire una visione e un modello di lavoro, di futuro e di crescita.

Conclusione

Se hai letto tutto con la dovuta attenzione, dovresti aver capito che la professione del musicista, in qualsiasi sua declinazione, è molto di più che suonare uno strumento.

Se desideri approfondire questi aspetti della tua professione e cerchi un supporto per sviluppare al meglio le tue doti, contattami liberamente.
Sono qui per questo.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Esci dalle trappole del mercato musicale

Voglio concentrare la tua attenzione verso la speculazione fatta ai danni degli artisti da parte del mercato musicale italiano e magari darti qualche spunto per uscire da questa sistema che, per lo più, produce musicisti frustrati.

Esci dalle trappole del mercato musicale
Esci dalle trappole del mercato musicale

È un tema che tocca ogni artista musicale impegnato a promuovere un suo progetto musicale o discografico ritrovandosi, di fatto, vittima di una speculazione che non lo porterà ai risultati sperati, ovvero al posizionamento sul mercato.

Perché accade questo?

Ogni artista musicale, dedica tempo e denaro per acquisire tutte le competenze verticali per diventare un eccellente professionista nella sua specialità. È una spesa importante, fatta di anni di lavoro e di soldi spesi in corsi ed esperienza sul campo. Una fase di studio verticale dove però le competenze orizzontali vengono completamente ignorate.

Cosa succede?

Ti posso portare l’esempio di un cantautore che:

    1. dopo aver speso una fortuna per perfezionarsi nella scrittura musicale;
    2. dopo aver speso una fortuna nella scrittura creativa
    3. dopo aver speso una fortuna nello studio e nella corretta dizione dell’inglese;
    4. nonché aver lavorato molto nel perfezionarsi sullo strumento con corsi e pratica;

si sente pronto a trasformare le sue creazioni in un progetto discografico.

A questo punto, dopo tutto questo lavoro, il nostro cantautore scopre che la risposta del pubblico è scarsa: ottiene una manciata di ascolti, scarsa attenzione e si rende conto che la sua musica sulle app di streaming è sostanzialmente ignorata.

Di fronte a questo risultato negativo, il nostro cantautore identifica il problema nella promozione. “Non è andato bene, devo investire in promozione”. Ed è qui che l’artista musicale cade nella trappola speculativa del modello di business dell’industria discografica attuale.

Sfruttando la debolezza emotiva degli artisti, dovuta alla loro scarsa preparazione manageriale-gestionale, il nostro cantautore si rivolge ai Wanna Marchi della promozione con le loro soluzioni facili che promettono milioni di streaming.

Il finale forse lo conosci.

Dopo aver speso altro denaro in costose playlist e comunicati stampa in testate per lo più sconosciute, dopo aver sponsorizzato annunci sui social e sulle app di streaming, il nostro cantautore si ritrova in mano una manciata di euro che non coprono nemmeno la spesa delle corde della sua chitarra. Ciò che è peggio, finite le campagne promozionali, i suoi ascolti ritornano ad essere qualche centinaio al mese, nella migliore delle ipotesi.

Per il nostro cantautore la conseguenza della combo fallimento della promozione+investimento economico e di tempo+ investimento nelle competenze dirette, è l’inevitabile crisi depressiva. Una depressione che, come per la ludopatia, alimenta il circuito speculativo. Più le cose non funzionano, più l’artista si convince di non capire qualcosa, e l’incapacità di comprendere il perché lo fa precipitare nella confusione e spesso lo porta a ripetere i propri errori.

Il nostro cantautore non lo sa, ma è intrappolato nella ruota per criceti dell’industria discografica. Finché non ne esce continuerà perdere tempo e denaro in produzioni destinate a restare sconosciute in tutte le app di streaming.

Come uscirne?

Qualsiasi prodotto ha un senso solo se viene inserito all’interno di un mercato. Se si entra nelle dinamiche di un mercato, nel nostro caso quello musicale, è necessario conoscerlo. E qui incontriamo il problema cruciale: le competenze necessarie per conoscere il mercato sono competenze orizzontali, non strettamente legate alla musica, ma indispensabili per poter trasformare le competenze musicali in fonte di reddito.

Uscire dalle dinamiche perverse suggerite dal mercato è ciò differenzia il musicista dilettante dal professionista.

Come artista musicale devi poi entrare nell’ottica che la musica è il mezzo per farti conoscere, per qualificarti, non il fine. Devi imparare a muoverti da imprenditore: conoscere il mercato, analizzare la concorrenza, conoscere il tuo pubblico e trovare i pattern per attrarlo verso di te.

In questa ottica promuoversi significa costruire un modello e capire quali sono i pilastri necessari per posizionarsi all’interno del mercato professionistico. La promozione a pagamento, i comunicati stampa, non sono un male, ma sono solo una parte del processo promozionale e risultano utili solo quando si sono già raggiunti certi risultati.

Se vuoi evitare, o uscire, dalla ruota per criceti che l’industria musicale ti ha confezionato, posso aiutarti iniziando a costruire una tua immagine artistica solida e coerente. Ma non solo.

Imparerai modi e metodi organici per promuoverti, attirare pubblico e creare quell’impianto comunicativo che ti valorizzerà come artista e come professionista della musica.

Scrivimi, ne parliamo.

L’obiettivo è uscire dalla speculazione e passare a un modello economico e di mercato solido. Questo è il mio invito a valutare attentamente il tuo percorso, in particolare se hai già sviluppato solide competenze dirette, ma fatichi a tradurle in risultati economici concreti.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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marketing musicale musicista professionista personal branding social music marketing

La fatica d’essere artisti musicali

Se ti rivelassi che una fetta importante di artisti con cui entro in contatto alla fine rinunciano di risolvere i loro problemi di comunicazione, ti meraviglieresti?

La fatica d'essere artisti musicali

Sono artisti musicali esordienti che non raccolgono risultati, che non riescono a coinvolgere il pubblico, sebbene il loro lavoro sia promettente e, molti di loro, abbiano tutte le carte per emergere.

Forse è colpa mia. Magari non sono sufficientemente persuasivo, forse non strutturo bene la mia offerta. Su questi due punti non sono mai sicuro e quotidianamente cerco di migliorarmi.

Ma questo sarebbe completamente vero se poi, questi artisti musicali, si rivolgessero verso altri professionisti, cosa che non accade. Dunque qual’è il problema?

Te lo dico subito: non è un problema di prezzo.

Già solo scorrendo le pagine di questo blog potresti trovare decine di suggerimenti gratuiti in grado di cambiare la vita e la visione di qualsiasi musicista. Eppure le pagine più lette sono solo quelle che riguardano le royalty di Spotify: c’è un sacco di gente ossessionata da quei miseri 0,0003 € che ti restituisce Spotify.

Il vero prezzo che un artista musicale deve pagare per conoscere e applicare le dinamiche del marketing è di dover fare a cazzotti con il proprio ego.

Cambiare idea, aggiornare le proprie convinzioni, abbattere i luoghi comuni o riconoscere la propria ignoranza sono tra le attività più dispendiose dal punto di vista cognitivo e sono un problema per ognuno di noi.

Ogni volta che apprendi qualcosa di nuovo che contraddice ciò che pensavi di sapere, nel tuo cervello ristruttura la sua architettura mentale: crea nuove connessioni, cambia i processi sinaptici, butta il vecchio e accoglie il nuovo.

Purtroppo il nostro cervello è programmato per risparmiare energia e ce la mette tutta per ostacolare questo dispendioso sforzo mentale.

È un fatto fisico, non un opinione: è neuroscienza cognitiva.

Se ciò non bastasse, a renderti difficile il cambiamento ci si mette pure il tuo ego. Per un artista musicale avere un ego solido è molto importante perché farsi strada il mondo della musica è un percorso ad ostacoli dove solo i più sicuri di sé sanno mantenere viva la motivazione per tirare avanti.

L’ego è quella parte della nostra mente che si occupa dell’autoconsapevolezza e dell’immagine che abbiamo di noi,  difende la nostra identità, ci fa sentire coerenti, giusti e competenti.

Il nostro ego entra in crisi quando la realtà ci dimostra il contrario di ciò che crediamo sia vero. Questo provoca una tensione interna: il conflitto tra la realtà dei fatti e l’immagine che abbiamo di noi stessi, che rischia di essere minata dalla consapevolezza di essere ignoranti riguardo un certo argomento.

Spesso questo conflitto si traduce nell’insidioso Effetto Dunning-Kruger: un bias cognitivo in cui le persone meno competenti tendono a sovrastimare le proprie abilità, mentre le persone più competenti tendono a fare l’opposto.

Un meccanismo mentale subdolo in cui la stessa incompetenza che ti impedisce di svolgere bene una determinata attività, ti impedisce anche di accorgerti di non svolgerla bene. L’ignoranza, in questo senso, non significa solo non sapere, ma soprattutto non sapere di non sapere.

Questo bias ci è rassicurante: ci permette infatti di vivere nell’illusione di essere preparati, pronti e già sufficientemente formati.

L’unico modo per uscire da questa trappola è studio ed esperienza: lo studio ti offre le basi, l’esperienza l’opportunità di metterle in pratica.

Lo storytelling del musicista di successo che crea e produce l’album nella sua cameretta è una delle più grandi mistificazioni musicali della storia. In verità dietro ogni produzione di successo c’è un lavoro di squadra che va oltre l’ottima, produzione musicale. C’è un lavoro sulla personalità dell’artista, sulla sua immagine, sul suo messaggio.

Un processo a medio, lungo termine per posizionare l’artista musicale e la sua musica nella mente del pubblico, per renderlo unico e riconoscibile.

Se sei pronto per saperne di più e vorresti affrontare questo ed altri argomenti legati al personal branding musicale, sono a tua disposizione.

Contattami e ne parliamo.

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