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Cose che non ti dicono sulla musica

Ogni anno, migliaia di studenti talentuosi si diplomano con il massimo dei voti in conservatori e accademie private, padroneggiando il proprio strumento con una tecnica invidiabile. Nonostante questo, la stragrande maggioranza di questi diplomati non riesce a trasformare la musica in una professione sostenibile. Questo è il paradosso inquietante nel cuore del sistema formativo musicale italiano.

Cose che non raccontano ai musicisti

Il musicista neodiplomato si ritrova catapultato in un mondo del lavoro che non conosce e non comprende, costretto ad accettare paghe da fame e lavori in nero. Un sistema poco trasparente, dove le regole spesso sono ignorate che, nel peggiore dei casi, porta il giovane musicista ad abbandonare i propri sogni per cercare un impiego in tutt’altro settore.

La domanda che come aspirante musicista dovresti porti non riguarda la qualità delle scale o degli arpeggi che stai studiando, ma qualcosa di molto più strutturale: perché le scuole di musica e corsi di laurea, non affrontano il problema della disoccupazione artistica?

La risposta la possiamo trovare nell’obsolescenza dei programmi didattici, che rimangono ancorati all’idea romantica di musica, ignorando totalmente le dinamiche del mercato attuale e come queste incidano nella carriera dell’artista.

Il primo grande errore del sistema educativo tradizionale è la focalizzazione esclusiva sulle competenze tecniche verticali che rendono l’artista musicista tale. Questa base è ovviamente imprescindibile ma non è sufficiente per lavorare. Saper suonare bene oggi è un semplice requisito minimo, seppur insindacabile.

Il mondo reale é fatto di contratti, leggi sul diritto d’autore, diritti dei lavoratori, doveri dei professionisti, leggi sugli eventi live ed altre quisquiglie che le scuole ignorano deliberatamente. Nessuno insegna allo studente come gestire il rapporto con le persone, come negoziare il proprio valore economico, o come costruire una rete di contatti che non sia basata sulla competizione ma sulla sinergia.

Al Musicista-Studente manca quella formazione professionale e imprenditoriale, che permette di veicolare la competenza tecnica all’interno di un mercato disposto a pagare per essa. Competenze tecnico artistiche non necessariamente legate all’uso dello strumento, ma richieste da un mercato ricco di opportunità per chi sa vederle e coglierle.

Se poi parliamo di marketing e promozione, qui troviamo un desolante deserto di ignoranza, di falsi miti e di false credenze basate su consuetudini legate a modelli di un mercato musicale che ormai non esiste più.

Per un artista musicale fare marketing significa innanzitutto conoscere il mercato musicale che non solo si regge sul tradizionale rapporto tra domanda e offerta, ma è pure molto articolato e complesso: mercato della didattica, mercato delle produzioni, mercato delle sincronizzazioni, mercato delle edizioni, booking, consulenze artistiche e molto altro. Ognuno di questi segmenti ha una propria domanda, una propria offerta e le sue dinamiche interne.

Le scuole non spiegano come si potrebbe costruire una rendita continuativa. Nemmeno affrontano il tema della fiscalità, lasciando i ragazzi in balìa degli sfruttatori che lucrano sul lavoro nero. Ignorare questi aspetti significa mandare i giovani allo sbaraglio, privi degli strumenti legali ed economici minimi per tutelare il proprio lavoro e costruire un futuro solido.

L’industria musicale ha subito una virata epocale che non ha ancora raggiunto i templi dell’educazione musicale. Se fino a qualche decennio fa, l’obiettivo era vendere il disco fisico. Oggi, con la musica liquida e lo streaming, il prodotto musicale in sé ha perso il suo valore di scambio diretto.

Le scuole continuano a formare produttori di musica o esecutori, ma il mercato richiede fornitori di servizi. Che si tratti di insegnamento, di intrattenimento live, di produzione per terzi o di consulenza, l’artista musicista oggi deve capire che il suo ruolo è risolvere un problema o soddisfare un bisogno per un cliente specifico.

Come artista musicale devi ragionare con la mentalità del professionista imprenditore. Analizzare il mercato, scoprire come usare le tue competenze per risolvere problemi, solo così puoi costruire una fonte di guadagno reale continuativa. In questo contesto puoi dare sfogo anche alla tua vena creativa o comunque avere la disponibilità economica per portare avanti progetti artistici elevati, non necessariamente legati a logiche di consumo.

Costruisci una tua immagine professionale solida, legata alla tue competenze e offri una proposta chiara di servizio verso un mercato che ne ha bisogno. Questo è il marketing musicale. Può essere rivolto ad un pubblico di fruitori o a un pubblico di professionisti. Sempre marketing è.

Smetti di girare a vuoto e inizia a costruire il tuo percorso su fondamenta solide, partendo dalla comprensione che la musica, per diventare mestiere, deve farsi servizio, strategia e impresa.

Se ti serve un orientamento, un aiuto, io sono qui. Contattami liberamente.

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Quale differenza tra Musicista Hobbysta e Professionista?

Non è detto che tutti gli artisti debbano per forza preoccuparsi di costruire il proprio personal brand. Se per te la musica è un hobby, un momento di puro svago da vivere in sala prove con gli amici o nella tranquillità della tua camera senza l’ambizione di farne una carriera, allora lavorare sulla tua immagine potrebbe essere un inutile dispendio di energie. Ma…

Quale differenza tra musicista hobbysta e professionista?

…Il discorso cambia radicalmente se desideri che la musica diventi la tua professione, se senti il bisogno di evolvere o se hai necessità di allargare il tuo pubblico. È in questo caso che curare il modo in cui ti presenti diventa il vero motore del cambiamento e un acceleratore per il tuo percorso.

Per capire se hai davvero bisogno di lavorare su questo aspetto, osserva alcuni segnali nella tua vita artistica. Magari non sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo, i concerti scarseggiano o ti senti soffocare da troppa concorrenza. Forse senti che il tuo progetto è fermo, vorresti più risorse per investire nella tua musica o, semplicemente, hai la sensazione che addetti ai lavori e pubblico non ti riconoscano l’autorevolezza e la credibilità che meriti.

Se ti ritrovi in una di queste situazioni, ricorda sempre una regola d’oro: non è tanto importante quanto tu dica di essere bravo, ma conta soprattutto ciò che gli altri dicono di te e della tua musica. Una volta acquisita questa consapevolezza, il percorso da seguire si snoda attraverso alcuni passaggi fondamentali.

Il primo passo è guardarti dentro per capire cosa ami suonare, cosa ti fa stare bene e in cosa eccelli, verificando che ci sia qualcuno là fuori che ha bisogno proprio di quel suono o di quel messaggio; per facilitarti il compito, è molto meglio rivolgersi a una nicchia specifica di ascoltatori piuttosto che cercare di piacere a tutti indistintamente.

Il secondo passo consiste nel costruire una tua casa online, uno spazio dove chi ti cerca possa capire subito chi sei, percependo solidità e professionalità al primo sguardo: un profilo social, un sito, una community; anche tutti e tre insieme.

Il terzo passo è il cuore di tutto: il racconto. Scegli il formato che senti più tuo, che siano video, testi o immagini, e narra una storia che risuoni con i sogni e i valori di quel piccolo gruppo di persone che hai individuato come tuo pubblico ideale; dì qualcosa che valga la pena dire, offri un contributo di cui valga la pena discutere.

Infine, c’è il quarto passo, quello su cui scivolano anche i musicisti più talentuosi: la costanza.

Devi presentarti al tuo pubblico regolarmente e generosamente, per anni, non solo quando esce un singolo. Serve per costruire e rafforzare la fiducia nei tuoi confronti. Solo dopo aver coltivato con pazienza la tua passione e averla raccontata con dedizione per lungo tempo, otterrai la tua “restituzione”: il pubblico ti ripagherà con lo stesso affetto e supporto che tu hai donato loro, aiutandoti a diventare l’artista che sogni di essere.

Stai cercando la tua strada nel mondo del professionismo musicale?
Inizia con la nota giusta e raccontami la tua esperienza.

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Nella musica osare è vincere

Le critiche sono una parte inevitabile del viaggio, e forse è il caso di iniziare a vederle sotto una luce diversa. Per un artista musicale avere talento e tecnica non è così raro come si pensa; ciò che manca spesso è il coraggio di condurre il gioco e di prendersi dei rischi.

Nella musica osare è vincere

Noto spesso, parlando con musicisti, che buona parte tende a non esporsi davvero. Vedo competenze tecniche, voci incredibili e ore passate sullo strumento che però non vengono valorizzate, nonostante l’impegno e la dedizione.

Molti artisti musicali avrebbero tutte le carte in regola per diventare dei punti di riferimento o delle guide per il loro pubblico, ma rimangono incastrati nella paura. È facile rimanere nei ranghi e suonare ciò che è corretto, ma il mercato musicale è una partita che si gioca sulle idee e sui contenuti che rompono gli schemi.

Le canzoni che non osano, quelle che cercano di accontentare tutti senza disturbare nessuno, semplicemente non circolano. Se la tua musica suona banale o troppo simile a tutto il resto, difficilmente crescerai.

Se a bloccarti è la paura del fallimento, prova a vederla come un alibi costruito dalla tua mente. Come artista indipendente, non hai la protezione di un posto fisso: sei tu l’impresa e il rischio fa parte del gioco. I tuoi concorrenti là fuori stanno giocando tutte le loro carte per emergere; non puoi permetterti di ritirarti in un ambiente sicuro, sei al centro del palco e il microfono è in mano tua.

Poi c’è la paura più grande: quella di essere criticati. Ma essere criticati è un passaggio obbligato per diventare qualcuno. Se non ricevi critiche, probabilmente non stai ricevendo nemmeno visibilità. Se scrivessi una canzone che non prende posizione, con un testo generico e un suono standard, sarebbe un insuccesso perché non scatenerebbe alcuna discussione. Nessuno ne parlerebbe male, è vero, non ne parlerebbe affatto.

Se credi realmente nel tuo messaggio, se hai una visione artistica e dei valori che vuoi trasmettere, non devi nasconderti. Rifletti bene su ciò che sei e poi esponiti, accettando che le critiche arriveranno. Il fastidio momentaneo di un commento negativo è nulla in confronto ai vantaggi di aver detto qualcosa di unico e diverso. Essere diversi significa essere straordinari, ed è questo che rende una carriera sostenibile e gratificante. Le persone si legheranno a te perché vedranno nel tuo coraggio un esempio di ciò che loro vorrebbero essere, ma non possono perché bloccati dalla paura di esporsi.

Da oggi prova a cambiare prospettiva: chiediti come puoi raccontare nella tua musica qualcosa in cui credi così fermamente da essere disposto ad accettare che venga criticato. oh, ti divertirai. Te lo garantisco.

Ti piacerebbe se provassimo a individuare insieme qual è quell’elemento unico della tua musica su cui potresti puntare? Scrivimi.

 

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Sei un musicista Pro o Dummy?

Per entrare nel vasto mercato musicale, per vivere guadagnando con la musica, non puoi approcciarti come un Dummy. Non c’è spazio per gli hobbysti. Se vuoi fare sul serio, se vuoi essere un Pro, devi affrontare il mondo della musica con il mindset giusto e prepararti a lavorare duramente e con passione sul tuo progetto musicale, ampliando le tue competenze e diventare Manager di Te stesso, come si usa dire.

Sei un musicista pro o dummy?

Lavorare sul tuo progetto artistico e sulla tua musica mettendo in campo energie, tempo e risorse economiche senza ottenere alcun tipo di feedback o risultato concreto rappresenta una delle esperienze più frustranti che si possa vivere.

Questa condizione di stallo spesso non dipende dalla qualità intrinseca della tua musica, ma dalla mancanza di una struttura professionale e strategica capace di trasformare un’idea astratta in un valore riconosciuto dal mercato.

Molti artisti musicali finiscono per arrendersi, o nel trascinarsi con fatica, perché rimangono intrappolati in un circolo vizioso alimentato da aspettative irreali e dalla dipendenza da realtà poco trasparenti: ad esempio etichette che promettono visibilità in cambio di pagamenti o servizi di distribuzione o promozione privi di un contesto reale.

Uscire da questa impasse e iniziare a guadagnare davvero con la musica, parte dalla consapevolezza che il settore musicale oggi richiede competenze che vanno ben oltre la semplice creatività musicale o l’abilità con lo strumento: competenze di business e marketing sono pilastri fondamentali per la tua carriera.

Il primo passo cruciale per monetizzare come artista musicale è la trasformazione del tuo progetto artistico in un prodotto artistico posizionabile. Vedo spesso che il progetto è un’entità astratta, creativa, legata al desiderio primario dell’artista di comunicare ed esprimersi; il prodotto musicale invece, deve avere un perimetro definito e un’identità chiara che il mercato ( e il pubblico) possano riconoscere e valutare.

Il mercato musicale ha regole specifiche che non riguardano necessariamente la struttura dei brani, ma la tua capacità di generare fan reali e di occupare uno spazio preciso nella mente del pubblico e degli addetti ai lavori: quello che viene definito Posizionamento.

L’identità artistica prevede la non omologazione, al contrario richiede unicità: devi essere il più diverso possibile dagli altri. Il segreto sta nel mantenere una coerenza assoluta tra immagine, valori, linguaggio e immaginario sonoro. Senza questa aderenza tra le varie parti, il tuo progetto appare frammentato e dispersivo. Questo rende impossibile per un potenziale fan, o un professionista del settore, comprendere il reale valore della tua proposta musicale.

Una volta definita la tua identità, entra in gioco la strategia di posizionamento, che rappresenta la maggior parte del lavoro necessario per aggredire il mercato con successo. La maggior parte degli artisti esordienti commette l’errore di passare direttamente dal progetto al mercato, caricando brani sugli aggregatori e scimmiottando i contenuti dei social nella speranza che accada qualcosa (che puntualmente non accade).

Al contrario, i musicisti professionisti utilizzano metodologie strategiche per focalizzare su di sé l’attenzione; evitando di sprecare tempo e soldi in azioni inconcludenti. Solo ragioando e progettando una strategia ti permetterà di capire come parlare al tuo target, quali piattaforme presidiare con contenuti mirati e a quali attori della filiera discografica, come uffici stampa, etichette o booking in target, rivolgerti per ottenere una reale trazione.

In questo campionato difficile, entrare nel mercato è una sfida, ma rimanerci richiede un mindset fortissimo e una preparazione tecnica e gestionale che solo pochi artisti scelgono di coltivare. E purtroppo i risultati si vedono.

Una mancanza frequentissimo nel dummy è la costruire di una presentazione efficace per i professionisti del settore: è una competenza strategica che può fare la differenza tra l’essere ignorati e l’ottenere un investimento. Devi considerare che i professionisti seri, quelli con cui vale la pena investire tempo e risorse, ricevono una mole enorme di materiale; un artista deve essere capace di suscitare interesse in pochissimi minuti, andando dritto al punto e facendo capire immediatamente cosa lo rende diverso dal resto del branco.

Questo ti richiede la capacità di abbandonare i discorsi generici per concentrarsi sui punti cardine della tua presentazione professionale. In genere un esordiente è carente di contesti offline di alto livello dove testare la sua musica e, sopra ogni cosa, costruire connessioni.

Devi superare questo ostacolo e lavorare per crearti connessioni di rilievo. Nel mondo reale le relazioni interpersonali sono ciò che permettono di uscire dalla dimensione solitaria del web per confrontarsi con situazioni di livello superiore

C’è poi da abbattere un pregiudizio che in realtà spesso è l’alibi dei rinunciatari.

Imparare a venderti: devi imparare a dare un valore commerciale al tuo lavoro; dargli un significato concreto, materiale, che vada parallelo al valore artistico del tuo lavoro. Imparare a vendersi non significa screditare la propria arte, ma al contrario generare le risorse necessarie per sviluppare le proprie competenze, investire in attrezzature professionali e proseguire i propri percorsi formativi.

La diversificazione delle entrate attraverso la vendita di servizi, come sessioni di registrazione, mixing o consulenze tecniche, è una via concreta per incamerare denaro e sostenere il proprio progetto artistico principale.

Il mondo della Musica è un vasto mercato estremamente competitivo che offre tutto di tutto, online, ed a prezzi ridicoli. Se vuoi essere valorizzato, devi far percepire al tuo potenziale cliente i benefici ed i vantaggi unici della tua offerta, dei tuoi servizi. In questo modo non dovrai più giocare al ribasso, ma ti farai pagare in base al valore della tua proposta.

Ti sembra difficile? Se hai delle competenze solide dovresti essere in grado di farlo. Se ritieni di non averle, allora studia di più: significa però che non sei pronto per affrontare il mercato.

Studiare il business e il marketing musicale ti è indispensabile per acquisire il controllo sulle tue piattaforme e sui tuoi flussi di lavoro, evitando di dipendere totalmente da algoritmi o realtà esterne che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro. Testare le informazioni che raccogli, l’analisi di casi studio reali sono gli strumenti che consentono di accorciare i tempi di crescita, trasformando anni di tentativi a vuoto in mesi di lavoro mirato e consapevole.

Devi avere le spalle larghe ed essere disposto a ricevere critiche costruttive e a guardare in faccia ai tuoi fallimenti: è proprio dall’analisi degli errori, tuoi e degli altri, che trai le lezioni più importanti per posizionarti correttamente nel mercato.

Nel settore musicale, il livello medio di preparazione strategica è spesso basso, se decidi di lavorare seriamente sulla tua formazione imprenditoriale, avrai un vantaggio competitivo enorme. Ma soprattutto, trasformerai la tua passione in una professione solida, redditizia e duratura.

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Se vuoi cominciare a far sul serio e verificare il tuo livello di preparazione, Scrivimi.

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YouTube Music Royalties: Guida Breve

Come artista musicale dovresti avere almeno una leggera infarinatura su come si guadagna su YouTube, anche perché, se usato con la giusta strategia, può rivelarsi il canale primario per far esaltare le tue dote e costruire una figura professionale solida.

YouTube Music Royalties: Guida Breve

Spesso però, la piattaforma di Google genera confusione, portando gli artisti a perdere entrate preziose. In questa guida aggiornata, esploreremo brevemente come funzionano le royalty musicali su YouTube, dal Content ID ai requisiti per la monetizzazione.

1. Le royalty dai video caricati dai fan (UGC)

Una delle funzioni più potenti per un artista è il Content ID. Si tratta di un sistema automatizzato che scansiona ogni video caricato su YouTube.

In qualità di titolare dei diritti, puoi monetizzare non solo i video sul tuo canale ufficiale, ma anche i contenuti User Generated (UGC). Se un fan utilizza un tuo brano come sottofondo a un vlog o a un tutorial, il Content ID lo rileva: il tuo distributore può quindi rivendicare il video e convogliare le entrate pubblicitarie direttamente nelle tue tasche.

2. La differenza tra Master e Composizione

Per ottimizzare la tua monetizzazione YouTube musica, devi capire che un brano genera due tipi di royalty:

  • Registrazione Master: Il file audio effettivo. Queste royalty sono raccolte solitamente dalla tua etichetta o dal tuo distributore digitale (es. DistroKid, TuneCore).

  • Composizione (Editoria): Melodia e testo. Queste spettano agli autori e agli editori e vengono gestite da società come SIAE, Soundreef o tramite un Publishing Administrator.

Molti artisti perdono le royalty editoriali perché si affidano solo al distributore. Assicurati di avere una gestione editoriale attiva per YouTube.

3. Pubblicità e YouTube Premium

Le entrate su YouTube non derivano solo dagli annunci. Esistono due flussi principali:

  1. Entrate Pubblicitarie (AdSense): Royalty generate quando un utente guarda un annuncio prima o durante il video.

  2. YouTube Premium: Se un abbonato Premium guarda il tuo video, ricevi una quota della sua quota di abbonamento. Questo garantisce entrate anche in assenza di pubblicità.

4. Esiste un tasso di royalty fisso per visualizzazione?

Sfatiamo un mito: non esiste un CPM (Costo per Mille visualizzazioni) fisso. Il guadagno dipende dal territorio (le views negli USA pagano più di quelle in Italia), dalla stagionalità e dal tipo di inserzionista. La strategia migliore è diversificare il pubblico per aumentare il valore medio delle tue visualizzazioni.

5. Rivendicazione Content ID vs Strike per Copyright

È fondamentale distinguere tra un reclamo (Claim) e un avvertimento (Strike):

  • Rivendicazione Content ID: Non danneggia il canale di chi ha caricato il video. Permette semplicemente a te, artista, di guadagnare dai suoi annunci.

  • Copyright Strike: Una richiesta legale di rimozione. Dopo tre strike, il canale viene chiuso.Come consulente, consiglio quasi sempre la rivendicazione: è un modo per trasformare i fan in promotori non retribuiti della tua musica.
6. Monetizzazione YouTube: Canale vs Content ID

Ecco il punto dove molti artisti si scoraggiano inutilmente. Per monetizzare direttamente il tuo canale (Programma Partner), servono 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione.

Tuttavia, le tue royalty musicali tramite Content ID non hanno queste soglie! Se la tua musica è distribuita correttamente, inizierai a generare entrate dal primo giorno in cui qualcuno (tu o un fan) utilizza il tuo brano, a prescindere dal numero di iscritti.

Conclusione: La strategia conta più dei numeri

YouTube è un ecosistema complesso ma estremamente remunerativo se gestito con professionalità. Non limitarti a caricare video: cura i metadati, gestisci i tuoi diritti editoriali e sfrutta la potenza del Content ID.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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L’Eclissi del Possesso nell’Era dello Streaming

Caro artista musicale, mi siedo virtualmente accanto a te per analizzare il terreno su cui stai camminando perché è fondamentale comprendere che il mondo è cambiato profondamente sotto i nostri piedi. Siamo passati dall’era di iTunes, in cui l’ascoltatore acquistava mp3 organizzandoli in una biblioteca personale, all’era della musica liquida dominata dall’accesso istantaneo. Questa rivoluzione ha riscritto le regole del gioco, influenzando drasticamente il valore che il pubblico attribuisce alla tua arte e richiedendo nuove strategie per non affogare nel caos informativo.

L'Eclissi del Possesso nell'Era dello Streaming

Un tempo l’ascolto era un atto di volontà basato sulla ricerca attiva di autori e generi, ma oggi piattaforme come Spotify e YouTube Music hanno delegato gran parte di questo processo ad algoritmi di auto-apprendimento. Questi sistemi intercettano i gusti e prevedono le scelte di ogni singolo ascoltatore, offrendo playlist già redatte, creando il rischio di rinchiudere l’ascoltatore in una bolla che rende difficile scoprire proposte fuori dagli schemi algoritmici.

Lo streaming predilige un’esperienza di ascolto emozionale legata all’umore del momento, il cosiddetto mood, spesso a discapito della contestualizzazione filologica per genere musicale. In questo contesto, il pubblico è diventato estremamente vorace di singoli, mentre il concetto di album ha perso il suo significato tradizionale di raccolta coerente di brani per diventare una serie di stimoli continui (questo è vero solo in parte; in realtà i progetti di ampio respiro stanno ritrovando l’interesse del mercato, per motivi che qui non affronteremo).

Devi essere onestocon te stesso riguardo al valore economico percepito in quello che viene definito capitalismo artistico, dove spesso l’artista genera capitale per le piattaforme senza essere remunerato equamente, diventando quasi un prodotto gratuito del servizio altrui.

Poiché la musica è ormai percepita come un bene quasi gratuito, il ruolo del supporto fisico è mutato profondamente nella mente del consumatore: un CD o un vinile non sono più visti come strumenti primari di ascolto, ma come un cadeau, un oggetto di culto o un feticcio fisico che testimonia il legame tangibile con l’artista. Il vinile, in particolare, ha visto una riscossa proprio tra le nuove generazioni, la cosiddetta Generazione Z, che cerca una testimonianza fisica dell’artista che segue principalmente nel mondo virtuale. Per non essere trattato come una semplice merce di scambio o commodity, devi puntare sull’unicità e non farti mai scegliere solo per il prezzo o per gli sconti.

Se vuoi emergere in questo mercato saturo, il punto di partenza non è il marketing puro, ma quella che viene definita la tua matrice autentica che fa la differenza e che il pubblico percepisce immediatamente come vera. L’artista musicale, per emergere, deve essere un mondo di appartenenza in cui i fan possano rispecchiarsi, un universo di valori e visioni che non deve mai essere tradito per non perdere la fiducia del pubblico.

Poiché la mente umana ricorda solo un numero limitato di elementi per categoria, devi diventare rilevante attraverso i tuoi punti di unicità e di differenziazione. Il posizionamento efficace consiste nel definire il posto o la parola che occupi nella mente dell’ascoltatore rispetto ai concorrenti, cercando di colmare un vuoto di mercato o di essere il primo in una nuova categoria.

Nonostante l’importanza fondamentale del digitale, la tua carriera deve poggiare su pilastri solidi come l’attività dal vivo, che crea un contatto diretto ed emotivo superiore a qualsiasi dinamica da talent show. Devi comunque vendere la tua musica tramite distributori digitali per raggiungere il grande pubblico e puntare sul merchandising come forma di autofinanziamento strategico.

Oggi le etichette discografiche investono raramente su chi non possiede già una fan base coesa e un profilo organizzato in maniera divina: questo significa essere posizionati sul mercato. I social sono utili per ottenere questo, ma devono essere usati con costanza e in modo strastegico. Non devi limitarti a promuovere la tua canzone, ma devi mostrare backstage, opinioni o consigli tecnici per far affezionare le persone alla tua figura professionale prima ancora che alla tua musica. Questa comunicazione serve ad attrarre e non a convincere, basandosi su una missione autentica che porti avanti ogni giorno con coerenza.

Infine, non trascurare il mercato delle edizioni e della sincronizzazione, poiché l’inserimento di un brano in un film o in uno spot può rappresentare un vero punto di svolta per il tuo progetto complessivo. Solo costruendo una solida rete professionale di mentori, insider e partner potrai trasformare il tuo talento in un business sostenibile e duraturo.

Per usare una metafora, posizionarsi nel mercato musicale odierno è come costruire un faro su un’isola in mezzo a un oceano in tempesta: se la luce della tua identità artistica è potente e la struttura della tua professionalità è solida, saranno le navi dei fan e del mercato a cercare te, invece di essere tu a dover rincorrere loro in cerca di soccorso.

Se hai bisogno di chiarirti meglio cos’è il posizionamento e come influisce positivamente sul tuo percorso artistico, contattami liberamente.

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La tua musica è un investimento.

Nel panorama musicale contemporaneo, esiste un malinteso fondamentale che condanna la maggior parte dei progetti artistici all’irrilevanza ancor prima che questi vedano la luce. Se guardo gli artisti esordienti, in particolare, vedo la tendenza a credere che la produzione musicale sia l’inizio del viaggio, il punto zero da cui tutto scaturisce. Ma se analizziamo le dinamiche dei professionisti musicali già affermati, vediamo una realtà ben diversa: la produzione discografica è solo un veicolo cruciale, un tassello utile di un processo strategico ben più ampio.

La tua musica è un investimento.

Senza un solido progetto di business, supportato da una visone strategica di marketing, il tuo progetto musicale è destinato ad avere il respiro corto. L’errore più comune fatto dagli artisti musicali esordienti è di partire dal prodotto musicale, dal brano da distribuire sulle piattaforme, senza prima aver ragionato sul mercato, sul pubblico e su come rientrare nei costi di produzione. Cercare soluzioni per spingere un progetto discografico senza averne definito a monte il posizionamento significa tentare di vendere qualcosa a qualcuno che non si conosce, in un mercato che non si è analizzato.

Questo non significa che le logiche di mercato debbano corrompere la tua integrità artistica, ma devi essere chiaramente consapevole del contesto strategico prima di entrare in studio. Sapere a quale pubblico ti rivolgi e come posizionarti in questa nicchia ti permette di evitare perdite economiche disastrose e di investire le risorse giuste nei punti giusti, sopratutto quando affronterai la fase promozionale. Senza questa consapevolezza, rischi di produrre musica che non ha alcun appiglio nel mercato, vanificando qualsiasi tuo sforzo tecnico o artistico.

Vorrei essere più chiaro: con lo streaming non ci campi. I ricavi dalle app sono ridicoli e sperare in una rendita che ti permetta di vivere e produrre nuova musica è pura utopia. Se non usi le tue competenze in ambito musicale per crearti una rendita continuativa, per pagarti i conti e le produzioni musicali, non andrai molto lontano. Devi crearti una strategia di business solida che ti permetta di generare entrate costanti per finanziare la produzione musicale, ad esempio: consulenze, didattica, live, trascrizioni musicali ecc.

In questo contesto, la tua produzione musicale, è strategica in quanto dimostrazione delle tue capacità professionali. Se poi hai curato bene anche la parte del marketing e hai costruito un’immagine solida e coerente, il combinato diventa efficace e ti apre le strade per una continua crescita profsessionale.

Diversamente, senza una rendita generata da un modello di reditto funzionante, ti ritrovi a operare al risparmio, con conseguenze disastrose.

Una produzione fatta in casa, senza il supporto di professionisti di livello, dai turnisti ai tecnici audio, senza un ragionato progetto esecutivo crea un prodotto di bassa qualità che finisce per amplificare i tuoi punti deboli. Presentarsi al mercato con una produzione amatoriale significa gridare al mondo la propria mancanza di professionalità, bruciandosi la reputazione.

E finalmente arriviamo al Marketing ed alla Promozione su cui gli artisti esordienti puntano per costruire il proprio futuro senza conoscere la differenza tra le due cose: la Promozione è l’atto pratico di veicolare il messaggio, ma senza una strategia organizzata in precedenza è destinata al fallimento. Questa strategia organizzata è il Marketing. Ma, nota bene, il Marketing funziona solo se hai chiarito bene qual’è il tuo progetto di Business, ovvero hai fatto una bella analisi del mercato. Il Marketing trasformerà questa analisi in strategia.

Integrare il marketing nella fase pre-produttiva permette di cambiare la prospettiva temporale del progetto. La maggior parte degli artisti cerca un risultato di gratificazione immediata , ma una strategia,seria, di business mira anche agli obiettivi di lungo periodo.

Una produzione di qualità non è una spesa, ma un investimento che si apprezza nel tempo. È il biglietto da visita che parla per l’artista quando lui non è presente. Presentarsi con una produzione scadente, di bassa qualità, chiude le porte; presentarsi con un prodotto eccellente attrae investitori, etichette e manager.

Nessuno investirà su un artista che non ha investito su se stesso. Quando un artista dimostra, attraverso la qualità del suo prodotto, di aver compreso le logiche di mercato e di aver investito seriamente, sia in termini economici che formativi, diventa un asset appetibile per partner esterni. La qualità diventa quindi uno strumento di marketing in sé: è la prova tangibile della serietà e del potenziale del progetto.

Riassumendo.

Il tuo percorso artistico diventa sostenibile solo se ti confronti con la realtà del mercato musicale visto nel suo insieme. Studiandolo e ragionando sulle tue competenze, potrai troverai il modo in cui collocarti in esso.

A questo punto sei pronto per integrare il marketing nel tuo progetto. Lo userai per farti conoscere, per valorizzare le tue caratteristiche, esaltare le tue qualità ed attrarre persone che hanno bisogno dei tuoi servizi.

In questo contesto, una produzione discografica di qualità non è più una spesa, ma un investimento che si farà apprezzare nel tempo. È il tuo biglietto da visita che parla per te anche non quando non sei presente: è un tassello della tua strategia di Marketing.

Puoi anche non credermi, continua pure a presentarti con prodotti mal curati, creati al risparmio.Non sorprenderti poi se ti chiudono la porta in faccia. La verità è che nessuno investirà su un artista che non ha investito su se stesso. Se tu stesso non sei disposto a sacrifici economici per curare i tuoi prodotti musicali, perché dovrebbero farlo altri?

Quando un artista musicale dimostra, attraverso la qualità del suo prodotto, di aver compreso le logiche di mercato e di aver investito seriamente, sia economicamente sia in formazione, diventa un appetibile per partner esterni. La qualità del prodotto discografico è uno strumento di marketing in sé: è la prova tangibile della serietà e del potenziale del progetto.

L’industria musicale non è un mondo di artisti scapigliati che vivono d’ispirazione. In realtà è un mondo altamente competitivo dove le figure professionali solide sono ampiamente ricercate.

Se vuoi cominciare a ragionare, seriamente, sulla tua professione di musicista e vuoi parlarne con me, scrivimi che ne parliamo.

Mi farà piacere conoscere la tua musica e condividere le esperienze. Anche questo è un piccolo passo per uscire dalla propria cameretta ed iniziare a fare sul serio.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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Musica: perché la promozione non funziona?

Il settore musicale contemporaneo si presenta come un ambiente in continua evoluzione, un mondo dove gli artisti emergenti si trovano a navigare in acque spesso turbolente e piene di insidie. In questo momento storico, è cruciale comprendere che l’artista musicale, il personaggio artista,  ha assunto un’importanza maggiore rispetto alla musica stessa, sebbene la longevità artistica sia sempre frutto di un delicato equilibrio tra la figura artistica e il percorso creativo. Chi desidera emergere in questo contesto deve fare i conti con dinamiche promozionali complesse e spesso contro-intuitive.

Perché la promozione musicale non funziona?

Come artista musicale ti ritrovi in un contesto promozionale che ti bombarda costantemente con impulsi e notizie specificamente costruite per fare leva sulle emozioni e sull’ego: sui tuoi sogni, sulle tue ambizioni, sul tuo desiderio di trovare un posto nel mondo.

La Music Industry è incentrata su un mercato estremamente polarizzato, dove la visibilità è ricercata ossessivamente e crea meccanismi, o propone soluzioni a pagamento promettendo risultati che spesso potresti ottenere gratuitamente.

Uno dei grandi errori in cui cade l’artista esordiente è quello di non crearsi un percorso professionale realmente sostenibile. Spinto dal sentire comune, non vede che il guadagno generato da una promozione tradizionale su piattaforme streaming e digitali, rispetto alla spesa sostenuta, matematicamente non esiste.

Nella mia esperienza, posso tranquillamente testimoniarti d’aver visto risultati promozionali all’altezza delle aspettative solo nel caso di artisti posizionati, cioè artisti famosi con una fan base di riferimento solida e fedele.

Nel mercato musicale, in questi anni si è verificato un cambiamento del modello di business. In passato, il focus era sul prodotto, la musica, e l’obiettivo della promozione era accelerare la diffusione del prodotto per raggiungere quante più persone possibile. Oggi, il core business è decisamente orientato ai servizi. Questo cambio di paradigma implica che l’obiettivo non è più raggiungere il pubblico più ampio possibile, ma promuovere il proprio servizio a uno target specifico per soddisfare un suo bisogno. Essere un artista musicale, un creativo artistico, non è più sostenibile se non ti arricchisci di quelle competenze che soddisfano le esigenze di un mercato saturo di proposte e le inquadri in un’ottica di impresa.  Questa è la realtà e se non ti piace, forse la professione del musicista non fa per te.

Devi considerare che l’attenzione delle etichette e dell’industria discografica come sistema, è indirizzata verso il prodotto, verso l’uscita del singolo a cadenza periodica. Il Sistema non vede più l’artista musicale come il centro del business: gestire un artista è troppo impegnativo e rischioso. Oggi il business è investire sul prodotto artistico come magnete per attirare altri artisti, o aspiranti tali, in su sistema di servizi a pagamento: paghi per registrare la musica, cedi quote per pubblicarla, paghi per distribuirla, paghi per promuoverla.

C’è però un modo per evitare queste trappole, per entrare nel mercato musicale con il piede giusto. Ma è un modo che richiede un approccio diverso, una mentalità basata sul solido, sul concreto e non su sogni di fama e popolarità.

Per l’artista esordiente, è necessario tenere a bada i propri desideri e lavorare seriamente su se stesso, individuare il motore della sua creatività, definire il messaggio che vuole offrire al suo pubblico e come intende farlo. Deve prima di tutto definire un modello di business orientato al servizio, e la creazione di una promozione mirata che si basa sulla credibilità, la fiducia e la costanza; sapendo che la promozione è un processo che parte prima dall’interno e poi si muove verso l’esterno.

Per un artista musicale, nel mercato musicale attuale, agire senza una chiara visione, un ruolo definito e una strategia che connette il proprio servizio a un pubblico specifico (fan o altri professionisti) significa viaggiare alla cieca, spendendo tempo, denaro ed energia, affondando inevitabilmente nel pantano dell’insostenibilità emotiva e finanziaria.

Conoscere le dinamiche del mercato musicale, approfondire la propria visione delle cose, studiare metodi e modi per attrarre l’attenzione del pubblico e dei players del settore è indispensabile per costruirsi una professione musicista.

Nei miei corsi, nelle mie consulenze, lavoro proprio su questo.

Guidare l’artista musicale nell’acquisire competenze e conoscenze per potersi costruire una comunicazione professionale e un’immagine artistica solida. Per affrontare il mercato musicale che è poliedrico e che, lo dico sopratutto agli esordienti, non è solo Spotify. C’è molto di più.

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Nel suo terzo libro dedicato agli aspetti meno noti della musica elettronica, Johann Merrich ci porta in viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. Con una narrazione semplice e talvolta ironica, questa indagine appassionata svela aneddoti curiosi e storie dimenticate di macchine sonore, pioniere, mecenati, innovatrici e compositori che hanno plasmato il suono del futuro, grandi personalità che hanno alimentato la rivoluzione della musica tecnologica in luoghi inaspettati come Egitto, Spagna, Portogallo, Turchia, Grecia, Slovenia, Romania, Polonia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Russia, Australia, India … Un’occasione per rileggere – o cancellare?- i vecchi confini e ascoltare la voce del mondo con orecchie nuove.

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musica dal vivo musicista professionista personal branding

Si fa presto a dire Live!

Per un artista musicale suonare dal vivo può assumere significati diversi a seconda di come si imposti il percorso artistico professionale. Ancora una volta non c’è una regola che vale per tutti, non ci sono trucchi o scorciatoie. Anche quando organizzi un evento live, o vuoi che la tua fonte di reddito primario sia nei live, devi programmare una strategia logica che ti permetta di crescere e di espandere il tuo business.

Si fa presto a dire live!

Concretamente, se intendi organizzare un tour per promuovere la tua ultima uscita discografica, devi progettare questa operazione in un contesto coerente a tutte le operazioni di marketing che hai fatto e che stai facendo attorno al tuo lavoro. L’improvvisazione può costarti cara in termini di energie e di denaro buttato al vento.

D’altro canto, se invece vuoi che la tua professione di musicista sia incentrata sugli eventi dal vivo, come fonte primaria di reddito, dovrai progettare questo tuo percorso in una direzione precisa che ti permetterà di aggredire il mercato in cui vuoi posizionarti. E questo puoi farlo solo se hai le idee chiare su cosa stai facendo e selezionando con cura i luoghi dove ti esibisci.

Può anche essere che per te i concerti sono solo un momento di confronto occasionale. La scusa per mantenere la tua tecnica musicale viva, o metterti alla prova senza voler conseguire obiettivi economici ben precisi. Si tratta di un modo lecito di vedere i live, meno impegnativo, meno professionale, ma di conseguenza sarà anche meno remunerativo.

Quando decidi di Vivere di musica guadando dai live stai facendo una scelta ben precisa che solo in apparenza è facile, mentre in realtà ti espone ad una serie di rischi di cui devi essere consapevole: devi essere cosciente delle enormi implicazioni che questa scelta comporta.

Ci sono band, artisti, che hanno fatto dei live la loro fortuna, lo fanno da anni, con soddisfazione e continuità, ma questo perché riescono a gestire tutte le aree strategiche del loro progetto musicale che sono strutturate per questo segmento.

Queste realtà artistiche felici funzionano perché hanno saputo focalizzarsi sulla loro offerta di servizio e hanno quindi rivolto i loro sforzi promozionali verso determinati tipi di pubblico, specializzandosi in una determinata nicchia. Questo ha permesso a loro di crearsi un’identità specifica allineata con determinati tipi di pubblico che, quando si rivolge a loro, sa cosa aspettarsi.

Questo significa anche scegliere il luogo adatto dove esibirsi.

Il luogo adatto non è fatto solo dallo spazio in cui avviene l’esibizione, è sopratutto creato dal pubblico che assisterà all’avento. La scelta del Faccio live ovunque in qualsiasi luogo è la peggior politica che puoi fare: lo stesso errore che si fa quando si investono soldi in promozione sparando messaggi ovunque credendo che la cosa funzioni raggiungendo più persone possibili. D’altro canto, ricevere continui rifiuti dai locali a cui ti rivolgi, deve farti riflettere sul fatto che, molto probabilmente, non ti stai rivolgendo al posto giusto per la tua offera musicale. Sparare ovunque pensando di raggiungere il maggior numero di locali possibile, è un errore grossolano, una perdita di tempo.

Perché i tuoi live abbiano un senso economico devi progettarli bene, con un’estrema consapevolezza dei costi che sostieni per portarli sul palcoscenico. Non è un lavoro difficile, ma lo devi fare con cura e verificare continuamente se i tuoi calcoli rispondono ad un riscontro reale.

Per avere una reale comprensione dei tuoi costi devi includere:

  • Il tempo per la preparazione del live;
  • I costi della sala prove;
  • I costi dei trasporti e altri costi come cibo, soggiorno, ecc…;
  • I costi delle attrezzature o altri costi legati alla tua struttura;

All’interno di una band, poi, i guadagni non puoi distribuirli equamentr, faresti un grave errore che, alla lunga comprometterà la stabilità del gruppo. Il guadagno dovrai distribuirlo in base all’impegno e alle responsabilità di cui si prende carico ogni singolo membro del gruppo. Chi più lavora, chi maggiori responsabilità si prende, maggiormente sarà retribuito.

Se decidi di Vivere di Live dovrai anche risolvere il problema della frequenza, della continuità. Per vivere esclusivamente di live, la cruda realtà è che, nel mercato attuale,  dovresti partire dai 200-250 esibizioni ben studiate, all’anno. Questi numeri non vederli come un’ostacolo insormontabile, ma ti devono essere chiari, rappresentano il tuo rischio d’impresa, come in ogni altro settore, ci sono dei pro e dei contro.

Per completezza, chiudo questo post con le due tipologie principali di live, due tipologie che richiedono approcci diversi, perché presentano rischi diversi. Produrre un live o Suonare in un locale non sono la stessa cosa.

Sono due modelli di business che richiedono impegni molto diversi, impegni che non vanno presi alla leggera. Richiedono due modi di ragionare diversi che impattano su tutte le aree: il modello di business, il marketing e la promozione. Bisogna sempre tenere a mente questa distinzione se vuoi generare una rendita.

Inoltre, non sottovalutare mai i fondamentali che portano alla buona riuscita di un evento dal vivo: la gestione del team (capire chi serve e in quante persone suonare), come trattare con gli organizzatori, cosa proporre loro, come stabilire il prezzo e come attrarre le persone. Devi sempre avere il controllo di tutte le cose, se non vuoi incorrere in brutte sorprese o, almeno, limitare i danni degli imprevisti.

Per Vivere di live il tuo obiettivo primario non dev’essere Riempire lo Stadio, ma avere sotto controllo entrate e uscite in modo da generare quella rendita continuativa che ti permetterà di vivere la tua passione per la musica. Se lavorerai bene, con metodo e strategia, magari non arriverai allo stadio, ma potrai conquistare qualche piazza importante dove troverai un vasto pubblico pronto a godersi il tuo spettacolo.

La morale è semplice, non devi mai affidarti al caso, devi prima progettare e poi fare, devi conoscere il mercato, devi conoscere il contesto nel quale ti muovi e agire di conseguenza.

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Nella storia della musica nera lo spiritual e il blues rappresentano l’inizio di tutto, nascono come elaborazione esistenziale del singolo ma anche come reazione collettiva al dramma della schiavitù. Nel corso del tempo queste musiche si sono evolute in altre e altre ancora. Ma quali sono state le realtà sociali che ne hanno determinato la nascita e la diffusione? Qual è il denominatore comune che traccia il percorso di coscienza dell’afroamericano e della sua ribellione?La storia della Black Music indaga tra le pieghe di questi momenti storici ed esplora le motivazioni etiche, sociali e religiose che hanno dato origine a tutte le musiche che dai seminali spiritual e blues si sono sviluppate, per giungere – attraverso il jazz, il soul, il funky, il reggae e il rap – fino alla trap, ultima rilevante forma di espressione musicale inventata dalla comunità di colore. Le otto sezioni del libro sono arricchite dalle storie dei personaggi, degli album e degli avvenimenti di particolare rilievo, da immagini d’epoca e da un centinaio di schede di canzoni emblematiche, ascoltabili direttamente tramite QR code. L’opera è completata da contenuti online quali video, canzoni, fotografi e e approfondimenti relativi agli argomenti trattati nei diversi capitoli. Prefazione di Ronnie Jones.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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