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Come si comporta la gente on line?

Dall’analisi dei comportamenti delle persone online, puoi trarre delle conclusioni utili su come gestire la tua presenza online. Per esempio, come definire una strategia utile per ottenere buoni risultati senza perdere troppo tempo o faticando troppo.
Un po' di numeri interessanti riguardo le abitudini di chi usa il web.Guardiamo insieme un po’ di cifre globali:

  • 1. A livello mondiale l’utente medio dedica circa 7 ore al giorno all’utilizzo di app on line, in pratica circa il 42% del tempo di veglia, tenendo anche conto di un tempo di riposo di 7-8 ore;
  • Il 98% della popolazione on line usa motori di ricerca per informarsi su diversi argomenti di interesse. Di questi utenti 7 su 10 usano tecnologie diverse da quella testuale:
    • Il 45% usa tecnologia di tipo voice per le ricerche e 1 utente su 3 usa anche strumenti di image recognition sui propri dispositivi mobili ( Lens di Pinterest o di Google per esempio);
  • La social search, ovvero la ricerca di argomenti o risposte all’interno dei social network, impegna il 45% degli utenti e nella Gen Z si arriva al 50%;
  • 98% degli internauti dai 16 ai 65 anni usa più di una piattaforma social: in particolare l’84% degli utenti TikTok dichiara di usare anche Facebook e il 95% degli utenti Instagram usa anche YouTube.

Da questi pochi numeri puoi già trarre alcune indicazioni importanti sui comportamenti delle persone nella rete quando hanno il bisogno di soddisfare una necessità, che può essere la risposta ad un problema contingente, come la semplice ricerca di intrattenimento.

E’ interessante vedere come abbia preso piede la Social Search che è gestita, a livello di algoritmi, in maniera diversa rispetto i tradizionali motori di ricerca.

…i risultati di una ricerca con la ricerca social evidenziano il contenuto creato o toccato da altri utenti che si trovano nel grafico sociale della persona che effettua una ricerca. È una tecnologia di ricerca personalizzata con filtro della comunità online per produrre risultati altamente personalizzati. La ricerca sociale assume molte forme, che vanno dai semplici segnalibri condivisi o all’etichettatura dei contenuti con etichette descrittive fino ad approcci più sofisticati che combinano l’intelligenza umana con gli algoritmi informatici. (Wikipedia)

Un’altra cosa che vorrei farti notare è la relazione tra TikTok > Facebook e Instagram > YouTube tra la maggior parte degli internauti. E’ un dato importante perché ti indica una serie di possibili strategie per veicolare la tua presenza di artista musicale e la tua musica sulle diverse app, mantenendo un’immagine unica, coerente e riconoscibile fornendo contenuti ad hoc per ogni singolo social.

Leggendo questi numeri quale riflessione ti viene da fare? Vuoi raccontarmi quale strategia di auto promozione ti suggeriscono di intraprendere? Scrivilo nei commenti.


Lettura Consigliata

Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchainintelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.

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Quando inizia il Natale Discografico?

Quando inizia il Natale? Secondo il rapporto Luminate, riferito al 2022 per il pubblico americano, il periodo natalizio inizia subito dopo Halloween.

Quando inizia il natale discografico

Per quanto riguarda gli streaming, per l’industria discografica il periodo più bello dell’anno inizia con novembre e si protrae per tutto dicembre.  È il periodo in cui la musica natalizia è padrona incontrastata dello streaming on demand con un picco di consumo del 70% superiore rispetto alla media.

C’è da notare che in questo periodo trovano spazio non solo i grandi classici del Natale, che comunque dominano la scena, ma anche tutti quei brani che si legano al mood del periodo e che ben si accompagnano in una playlist natalizia.

L’analisi degli insight fatta da Luminate mostra che il tipico ascoltatore americano di questo genere musicale è composto per il 32% da Baby Boomer, che scoprono le canzoni tramite la tv con un valore del 68% superiore rispetto l’ascoltatore medio americano.

Il rapporto rivela anche che gli appassionati di musica natalizia hanno il 60% di probabilità in più di ascoltare musica su supporto fisico rispetto all’ascoltatore medio statunitense e il doppio di probabilità di ascoltare musica su dischi in vinile/LP, ma non solo, le abitudini di questo pubblico mostrano un 64% di probabilità in più di utilizzare Pinterest rispetto all’ascoltatore musicale medio statunitense.

Quella dell’Holiday Music è una nicchia molto ricca che va sfruttata con tempestività e programmata per tempo con tutte le azioni promozionali di marketing concentrate tra novembre e le prime settimane di dicembre. L’importante è che tu sia pronto ad entrare in azione allo scoccare della mezzanotte del 1 novembre.

Ecco, ora sai come tenerti impegnato la prossima estate


La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone

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La mucca viola è il libro che ha consacrato Seth Godin come uno degli autori business più amati e ha lanciato un movimento globale che ha ridefinito le basi del marketing. Il solito marketing e i grandi investimenti sui media tradizionali non funzionano più. Oggi il marketing comincia dall’idea del prodotto, che deve essere straordinario, diverso, innovativo per poter catturare l’attenzione dei clienti e far parlare spontaneamente di sé. È questo elemento di magia e unicità a far sì che realtà come Apple, Google, Ikea, Starbucks o la bottega del macellaio toscano Dario Cecchini continuino a macinare successi, mentre grandi industrie affermate arrancano e non riescono a stare al passo.
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Come riconoscere le playlist false.

Nell’ecosistema di Spotify, che sfrutta alcune dinamiche social di condivisione, le playlist hanno un ruolo preminente perché dimostrano quanto si stia diffondendo la tua musica, quante siano le persone che ti seguono attivamente e, di conseguenza, aumentano le possibilità per essere notati dall’algoritmo e ottenere un effetto virale, sia in termini di popolarità, sia in termini di ascolti organici.

Come riconoscere le playlist Spotify false.

È noto che esistono milioni di playlist false legate a streaming farm che generano finti ascolti perché non corrispondenti a persone reali ma a bot informatici. È una piaga che Spotify ha cercato di arginare e sulla quale sta lavorando per ottenere risultati migliori. Questo perché questo genere di ascolti, non essendo legati ai gusti di un pubblico reale, minano l’esperienza di ascolto che gli algoritmi propongono agli ascoltatori, con il conseguente rischio di mettere in tendenza prodotti discografici di qualità dubbia deludendo le aspettative dell’ascoltatore.

Non esiste un modo certo per individuare una playlist falsa, ma ci sono dei segnali d’allarme utili a capire se una playlist Spotify è legata ad un utente reale o ad un bot informatico:

1.Corrispondenza tra ascoltatori e stream

Se la tua canzone è in una playlist che genera un numero di ascolti corrispondente al numero dei follower è molto probabile che sia una playlist falsa. In una playlist organica, in genere gli stream sono superiori agli ascoltatori perché le persone tendono a riprodurre i brani più volte.

2. Crescita troppo rapida di ascolti

Il tuo brano è in una playlist con migliaia di follower e, nell’arco di 24/48 ore, raggiunge o supera in ascolti il numero dei follower, ti sembra possibile? Ti sembra credibile che migliaia di persone ascoltino quasi contemporaneamente la stessa playlist?

3. Follower sospetti

Guardati dai curatori di playlist che hanno tra i loro follower migliaia di profili senza icona o con nomi o sigle improbabili. È molto probabile che si tratti di account falsi legati a streaming farm.

4. La playlist non compare IN scoperta su

Nelle statistiche di Spotify For Artist, o sulla tua pagina artista, vengono indicate le principali playlist in cui viene ascoltata la tua musica. Se una playlist non compare in questo elenco o è una playlist fasulla oppure è una playlist morta, non ascoltata, di conseguenza non ti è di nessuna utilità.

Detto questo, devi tener sempre presente che Spotify colpisce pesantemente chi usa tecniche fraudolente per spingere la sua musica. Lo fa rimuovendo i brani incriminati e, dal 2024, arrivando a multare distributori o etichette accusate di usare streaming farm o altre tecniche ritenute fraudolente.

Ma non c’è solo questo. Gli algoritmi di Spotify lavorano molto sull’esperienza personale dell’ascoltatore. Lavorano per proporre la tua musica alle persone che meglio possono recepirla e apprezzarla. Spingerla attraverso bot automatici va ad inquinare i dati che Spotify raccoglie per selezionare il pubblico più adatto alle tue produzioni.

Ti sembra poco?


Marketing Musicale: Come sfruttare le playlist di Spotify per promuovere la tua musica

di PlayHola

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“Marketing Musicale: Come sfruttare le playlist di Spotify per promuovere la tua musica” è la guida essenziale per gli artisti che desiderano fare della promozione musicale il loro punto di forza. Grazie ai consigli di PlayHola, brand specializzato nel marketing musicale, imparerai come creare playlist efficaci, ottimizzare la tua presenza su Spotify e promuovere la tua musica attraverso i canali più adatti. Scopri come utilizzare al meglio le playlist di Spotify, una vera e propria arma nel mondo del marketing musicale, per raggiungere un pubblico più ampio e far crescere la tua carriera artistica.

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business metadata musicali

I 5 metadata fondamentali

Nonostante i notevoli progressi fatti negli ultimi 20 anni nella gestione dei metadata da parte dell’industria discografica, il sistema delle informazioni connesse alle registrazioni musicali non è ancora perfettamente allineato. Alla base di questo sistema ci sono due codici univoci: il codice ISRC e il codice ISWC che identifica il brano.

I 5 metadata fondamentali

L’International Standard Recording Code identifica una registrazione audio e video musicale a livello internazionale e ne garantisce l’unicità. È tra i più importanti e distribuiti metadata dell’industria musicale al mondo. Questo codice è un identificatore univoco e permanente che riconosce ciascuna specifica registrazione, indipendente dal supporto su cui si trova (CD, file digitale o altro) e identifica una registrazione o un videomusicale esattamente come il codice fiscale identifica una persona fisica. In Italia i codici ISRC vengono rilasciati da FIMI.

I codici ISRC sono comunemente utilizzati dalle società di gestione collettiva (SCF, SIAE, Nuovo IMAIE, AFI, e altre) per la corretta attribuzione dei compensi derivanti dallo sfruttamento del repertorio e per identificare i brani messi in commercio da siti di download e streaming. Sono uno standard identificativo dell’industria discografica internazionale richiesto dalla maggior parte delle aziende di distribuzione digitale e siti di streaming e vendita di contenuti online. Questo perché permette di identificare automaticamente le registrazioni per il pagamento di royalty.

Il secondo metadata fondamentale è il codice ISWC, International Standard Work Code, gestito dalla ISWC International Agency ma normalmente viene rilasciato dalle PRO come SIAE o Soundreef che lo generano all’atto della registrazione del brano. Ricorda che il codice ISWC identifica l’opera nella sua interezza, a differenza del codice ISRC che identifica solo al traccia audio.

A questi due metadata fondamentali, ne vanno aggiunti altri che dipendono direttamente dall’artista autore e/o interprete del brano. Per un corretto funzionamento della filiera del diritto d’autore i metadata che accompagnano un brano devono perciò essere:

  1. i nomi di autori, esecutori, produttori e collaboratori che hanno contribuito alla creazione del brano;
  2. il titolo – e tutti i titoli alternativi;
  3. i codici di ruolo dei creatori (per gli autori, il codice IPI);
  4. il codice ISWC, che identifica in maniera univoca il brano;
  5. il codice ISRC, che identifica in maniera univoca la registrazione.

L’ampio utilizzo di creazioni musicale a vario titolo nel web ha spinto l’industria discografica a creare il Consorzio Internazionale DDEX che si occupa di migliorare la gestione informatica e gli standard per la gestione dei diritti d’autore. Se vuoi approfondire, questo è il sito di DDEX

Per saperne di più sui metadata musicali leggi qui.

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business marketing musicale musica streaming royalty Spotify

Spotify modifica il modello di pagamento

La rivista Music Business Worldwide ha raccolto l’indiscrezione che dal 1° trimestre 2024 Spotify opererà tre importanti modifiche nella distribuzione delle royalties agli artisti. Pur confermando il suo sistema di royalty pro-rata, noto come streamshare, queste tre modifiche avranno un impatto importante sui proventi dei singoli artisti, sui loro editori e sui loro distributori. Vediamo quali sono:
Spotify modifica il modello di pagamento.

  1. introdurre una soglia di stream minimi annuali prima che una traccia inizi a generare royalties su Spotify;
  2. Penalizzare finanziariamente i distributori di musica , comprese le etichette, quando viene rilevata attività fraudolenta sulle tracce caricate su Spotify;
  3. Introdurre una durata minima di riproduzione che ogni traccia noise non musicale deve raggiungere per generare royalties.

Con queste tre azioni, Spotify intende modificare l’allocazione del denaro pagato ai titolari dei diritti, musicisti, autori ed etichette, in particolare, riducendo quello destinato ai brani molto poco ascoltati, quello raccolto dai truffatori dello streaming e da coloro che ingannano deliberatamente la piattaforma. Vediamole nel dettaglio:

Introduzione di una soglia minima di stream prima che il brano inizi a generare royalties.

Le indiscrezioni trapelate dallo staff di Spotify indicano che questa misura colpirà un numero molto esiguo di musicisti, circa il 5%. Il problema che la piattaforma svedese vuole risolvere è di liberare qualche decina di milioni di dollari che di fatto questi artisti non incassano, perché cifre irrisorie di pochi centesimi, che restano ferme nei conti bancari dei distributori.

Oggi, ogni riproduzione su Spotify della durata superiore a 30 secondi attiva il pagamento di una royalty. Dal primo trimestre 2024 non sarà più così. A partire dal nuovo anno un brano dovrà raggiungere un numero minimo di stream annuali prima di generare royalties. Non ci sono cifre certe, solo indiscrezioni che indicano che il minimo sindacale per guadagnare sarà di almeno 200 riproduzioni all’anno. Questa mossa colpirà soprattutto tutti quei musicisti indipendenti con ascolti mensili ridotti.

Penalità finanziarie a distributori ed etichette in caso di attività fraudolente.

Spotify ha un buon sistema di rilevamento anti frode in grado di colpire le Stream Farm che con metodi diversi creano ascolti fasulli minando la trasparenza del mercato e sfalsano la popolarità dell’artista e della sua musica. A partire dal 2024, l’app di streaming non si limiterà a rimuovere i brani dopati da stream fasulli, ma arriverà a multare anche i distributori e le etichette come misura deterrente verso queste cattive abitudini.

Introduzione di un tempo minimo di ascolto che le tracce noise, non musicali devono raggiungere per generare royalties.

I creatori di contenuti non musicali come ad esempio rumore bianco, battiti binaurali, canto delle balene, ecc. vengono pagati come ogni altro creatore di musica su Spotify. Questi brani in genere trovano il loro utilizzo nella meditazione, per conciliare il sonno o aumentare la concetrazione nello studio o al lavoro. Son frequenti i casi in cui sono state creati album con tracce di white noise, o altri rumori ambientali, della durata di 31 secondi: il minimo sindacale per incassare una royalty.

Spotify sta pianificando di allungare in modo significativo il tempo minimo che ogni traccia di contenuto audio non musicale deve soddisfare prima che venga attivato un pagamento. In questo scenario, una playlist di tracce di rumore bianco di 31 secondi ciascuna, per poter beneficiare della monetizzazione di Spotify, dovrà essere rimossa, divisa in tracce da 4 minuti e quindi ricaricata.

I contenuti non musicali sono una modesta parte dell’offerta di Spotify, ma il loro utilizzo da parte degli utenti genera un’importo di royalties di tutto rispetto. Richiedendo che le tracce noise siano più lunghe per la monetizzazione significa meno stream, il che a sua volta significa più soldi nel sistema pro-rata che tornano ai contenuti realmente musicali.

Non tutta l’industria musicale ha accolto con favore queste tre novità di Spotify che però segnano un passo verso un sistema più equilibrato di distribuzione delle royalties, incidendo anche come deterrente sull’eccessiva proliferazione di brani, 100.000 al giorno, caricati sulle piattaforme di streaming.

La decisione di Spotify fa il paio con la sperimentazione del modello Artist Centric che Deezer sta sperimentando con UMG e che molto ha preoccupato TuneCore ed altri distributori che trovano il loro business nelle autoproduzioni o nelle piccole etichette indipendenti. Un tema che sicuramente riprenderemo perché è in corso di evoluzione.

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Sta finendo l’era dei social network?

Ci sono pesanti e concreti segni di crisi strutturale nel mondo dei social network, un malessere diffuso che secondo diverse fonti fa pensare all’imminente scoppio di una bolla con conseguenze importanti nel loro utilizzo.

Sta facendo l'era dei social network?

Andiamo con ordine:

  1. LinkedIn soffre di un calo nei ricavi essenzialmente legati alle applicazioni per cercare e offrire lavoro. Sono state annunciate importanti riduzioni di personale;
  2. Meta soffre una crisi di raccolta pubblicitaria su Facebook derivante dal problema mai risolto della sua reputazione. A consolare il colosso restano le buone performance di Instagram e Whatsapp;
  3. Elon Musk ha rotto Twitter, non giriamoci intorno e non perdiamo troppo tempo a ragionar sopra all’infinita serie di sciocchezze che Elon ha infilato da quando ha preso in gestione il social cinguettante.

Perché ti riporto queste notizie? Il motivo è semplice.

Come puoi constatare, usare un social come intermediario esclusivo per la propria comunicazione o per la creazione di una community, ti lega indissolubilmente al destino del social stesso: se muore il social muore anche tutto ciò che hai costruito con esso.

Per evitare questo, il sistema più economico e semplice per tenere un contatto privilegiato con i propri fan e per comunicare con il resto del mondo resta il vecchio e sempiterno sito internet, meglio se con un blog e con una newsletter periodica. I social saranno dei canali aggiuntivi che userai nel migliore dei modi possibili. Finché durano.

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Cosa sapere del Content ID di YouTube

Sono giorni in cui sto scoprendo che ancora molti artisti musicali non hanno ben chiaro come funziona il Content ID di YouTube: il sistema di riconoscimento che la piattaforma usa per riconoscere la traccia audio e video di ogni singolo caricamento.

Content ID di YouTube è un sistema di rilevamento delle impronte digitali che i creatori di contenuti (come etichette discografiche e artisti) possono utilizzare per identificare e gestire facilmente i propri contenuti protetti da copyright su YouTube.

Cosa sapere del Content ID di YouTube

Quando un’artista musicale affida la diffusione di un suo brano ad un distributore, iMusicians, TuneCore, Distrokid, ecc… in genere il brano viene anche inviato a YouTube che, basandosi sui metadati, genera un ArtTrack utilizzando per la parte video l’immagine di copertina associata al brano. In quel momento, YouTube crea l’impronta digitale, fingerprint, con la quale il sistema Content ID saprà riconoscere quel singolo brano nel sistema e, di conseguenza, riconoscere agli autori i relativi compensi.

Uno dei casi più frequenti che genera confusione negli artisti musicali, si verifica quando l’artista ha un canale YouTube che non ha superato la soglia per aderire al programma YouTube Partner pur avendo il canale autenticato.

Ovvero quando l’artista, dopo aver caricato il suo video scopre che questo ha un reclamo proveniente dal suo distributore. Questo accade perché è il distributore, iMusicians, TuneCore, Distrokid, ecc… che raccoglie per conto dell’artista i proventi di YouTube.

Purtroppo anche questi reclami possono interdire all’artista l’accesso al Programma Partner di YouTube, ma c’è sempre la possibilità di chiedere al distributore di essere inseriti nella sua white list dove, nella pratica, rinuncia ai proventi di YouTube.

Vorrei essere chiaro più chiaro, se possibile:

Se caricando un brano sul tuo Canale Artista di YouTube questo entra in conflitti di attribuzione con il tuo distributore, i proventi pubblicitari generati dal video ti verranno comunque riconosciuti dal distributore e dovresti trovarteli conteggiati nel rendiconto periodico.

Resta il fatto che per non avere conflitti di attribuzione da altre parti, è bene che i tuoi video rispettino, sia nell’audio che nel video alcune regole che, di anno in anno si fanno sempre più stringenti.

Le registrazioni idonee a monetizzare su YouTube sono quelle che:

  • Usano esclusivamente il materiale di cui detieni i diritti in esclusiva;
  • Utilizzano materiale di terzi di cui detieni i diritti in esclusiva.

Le registrazioni non idonee a monetizzare su YouTube sono quelle che:

  • Contengono contenuti strumentali che sono stati precedentemente utilizzati in altre tracce, come campioni o beat, anche se ora concessi in licenza esclusivamente a te;
  • Contengono effetti sonori ambientali (come i suoni della natura), loop di produzione (come i loop di GarageBand) o campioni da librerie audio (come Musicbed e Audiojungle);
  • Sono meditazione, yoga o musica per dormire;
  • Contiene più di 10 secondi consecutivi di materiale parlato;
  • Contenere clip o discorsi di pubblico dominio;
  • Sono versioni karaoke, soundalike o tribute;
  • Sono cover di canzoni tradizionali o di pubblico dominio, incluse ma non limitate a: musica per bambini, brani classici, canzoni natalizie, canti / inni religiosi;
  • Fanno parte di una compilation, pubblicazione di Various Artists, DJ set o mix continuo;
  • Hai precedentemente concesso in licenza a una terza parte, in esclusiva;
  • Sono già monetizzati su YouTube da un altro distributore;
  • Sono colonne sonore di videogiochi, TV o film (a meno che tu non sia l’editore);
  • Sono stati creati esclusivamente per essere utilizzati nei video di YouTube per sfruttare Content ID (ad es. Musica utilizzata per endcard).

Come vedi, anche gestire un semplice canale YouTube richiede molta attenzione e conoscenza del mezzo. Per fortuna la piattaforma ha dedicato molte pagine per spiegare nei dettagli il suo funzionamento. Si tratta di una mole di materiale che richiede un discreto impegno di studio, per questo ci sono figure professionali come la mia che risolvono problemi o ti indicano la strada per farlo.


Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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Ho messo una X su Twitter

Una sera di qualche giorno fa mi sono deciso e di punto in bianco ho deciso di abbandonare Twitter. Nonostante fosse il mio punto di riferimento per l’informazione internazionale da qualche mese si è trasformato in qualcosa di estremamente tossico per la salute mentale di chi lo frequenta. Non solo tossico, ma pure inutile dato che il buon Elon Musk ha messo una bella mole di paletti sulla distribuzione dei tweet sui feed degli iscritti.

Perché ho messo una croce sopra a Twitter

Come già ho avuto modo di esprimermi sull’articolo I Social Non Sono Partner dei Musicisti, direi proprio che non vale la pena di perdere tempo in un social che si è pesantemente orientato a diffondere contenuti sponsorizzati e che, più di altri, ostacola il crossover verso altri social.

Questa, ad essere onesti è la caratteristica di tutti i social network, ma direi che il nuovo algoritmo di Twitter voluto da Elon Musk ha superato il limite di sopportazione.

Per sapere quali sono i principali aggiornamenti all’algoritmo di Twitter ti rimando alla mail inviata agli iscritti di questo blog lo scorso agosto, così capirai meglio le motivazioni profonde che mi hanno spinto ad abbandonarlo.

Lo faccio in via eccezionale perché normalmente le notizie di un certo pregio le riservo per chi ha voluto premiarmi con la sua attenzione e la sua fiducia.

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Leggi la newsletter di agosto 2023


Music business. La grande guida: Tutti i segreti per orientarti nell’industria musicale odierna e trasformare la tua passione nel lavoro della vita

di Alessandro Liccardo
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Cosa ci vuole per vivere di musica? Basta il talento? Che differenza c’è tra fare successo e avere una carriera, e come è possibile prendere il controllo del proprio destino professionale nell’industria musicale? Queste domande accomunano tanto lo studente che muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, quanto il musicista esperto che si confronta con gli scenari odierni del mondo della musica, tra nuove piattaforme digitali e opportunità promozionali spesso difficili da identificare con chiarezza. Music Business – La Grande Guida racconta con tono informale ma preciso tutto quello che oggi l’aspirante professionista ha bisogno di sapere per vivere di musica e orientarsi nell’intricato universo del music business. Il testo è pensato per offrire, per la prima volta in italiano, tutti gli strumenti critici e strategici indispensabili a muoversi con successo nel moderno mondo dell’industria musicale. Dall’utilizzo consapevole dei social network alle nuove piattaforme di diffusione e streaming musicale, al lettore è offerto un prontuario completo di consigli e tecniche per promuoversi e sviluppare connessioni di valore nell’ecosistema del professionismo musicale. Music Business – La Grande Guida è pensata anche per gli studenti delle nuove classi di musica moderna e jazz dei conservatori, dei licei musicali e della miriade di scuole ed accademie private italiane, proponendosi come il testo di riferimento per comprendere le mutate condizioni tecnologiche dell’industria musicale all’indomani della rivoluzione digitale.
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Facebook: il nemicoamico dell’artista musicale

Facebook nasce come un ottimo strumento per rimanere in contatto con amici e familiari, questa era l’idea di partenza, ma nel corso degli anni ha subito notevoli mutazioni ed il suo business principale è diventato l’intrattenimento: nel senso che cerca di trattenerti il più possibile sulle sue pagine. In questo contesto, Facebook è un tuo alleato perché utile a diffondere la tua musica offrendoti la possibilità di farti conoscere, devi però tener presente che nel contempo è un tuo concorrente perché ruba il tempo libero al tuo pubblico potenziale.

Facebook il nemico amico degli artisti musicali.

Innanzi tutto è bene ricordare che Facebook è progettato per creare dipendenza. I progettisti e gli ingegneri UX hanno lavorato anni nel modificare la piattaforma per mantenerci coinvolti e il loro lavoro sta funzionando straordinariamente bene. Questa dipendenza da social network ha però degli effetti non proprio positivi che andremo ad esplorare nelle righe sottostanti.

L’effetto screendoor di Facebook

Scorrendo il nostro feed di Facebook, siamo costantemente bombardati da nuovi post, foto e aggiornamenti dei nostri amici. Continuare a scorrere verso il basso per vedere novità diventa inevitabile, quasi automatico. Questo è noto come effetto screendoor: l’idea che intravediamo costantemente nuovi contenuti, proprio come faremmo se guardassimo attraverso una porta semiaperta che ci spinge a scoprire cosa c’è oltre. Ed è proprio questo design, basato sullo scroll continuo dei contenuti, che ci spinge a tornare per saperne di più. Facebook sa che più siamo coinvolti, più è probabile che continueremo a utilizzare la loro piattaforma.

La funzione di riproduzione automatica

Non è un segreto che Facebook si affidi agli algoritmi per mantenerci coinvolti. Ma forse non sai che la funzione di riproduzione automatica ha un’importanza strategica per catturare l’attenzione del navigatore. Quando i video sono in riproduzione automatica, iniziano autonomamente non appena appaiono sullo schermo. Ciò significa che anche se non vuoi guardare un video, è probabile che lo vedrai comunque e, una volta avviato, è difficile interromperlo. Questo fa parte della filosofia del design di Facebook; mantenendoci impegnati, è più probabile che continuiamo a tornare. Quindi la prossima volta che scorri il Newsfeed e inizia la riproduzione di un video, ricorda che non è un incidente, ma sopratutto, azzera il volume prima di avviare l’App!

Lo scorrimento infinito

La funzione di scorrimento infinito garantisce di non rimanere mai senza contenuti da guardare e lavorando in coppia con l’algoritmo del feed di notizie garantisce che vediamo solo i post che potrebbero interessarci. Il modello di business di Facebook si basa sul mantenerci agganciati in modo da continuare a utilizzare il sito e, nel contempo a spendere soldi in pubblicità per avere visibilità e un ritorno dall’investimento. Questo genera una delle fobie diffusasi a pari passo con la diffusione dei social network, la FOMO: la paura di perdersi qualcosa.

Il pulsante Mi piace

Una delle funzionalità più sottilmente coinvolgenti di Facebook è il pulsante Mi piace con le sue varianti. Quando lo clicchi, nel tuo cervello viene rilasciata una piccola scarica di dopamina, che ti fa sentire bene e ti incentiva a continuare a fare clic. Questo perché più Mi piace ha un post, più è probabile che venga visualizzato nei feed di notizie di altre persone, il che porta quindi a un maggiore coinvolgimento. Questo è uno dei modi in cui Facebook ci spinge a tornare per saperne di più. Sfruttando il nostro bisogno di approvazione sociale, ci assicura che continueremo a controllare i nostri feed di notizie per nuovi contenuti. Quindi la prossima volta che scorri Facebook e vedi quella piccola icona con il pollice in su, ricorda che in fondo è solo una trappola per mosche!

L’algoritmo di Facebook

Gli algoritmi di Facebook sono appositamente studiati per mantenerci coinvolti. Uno dei modi in cui Facebook lo fa è mostrandoci contenuti ai quali è probabile che reagiamo. Ad esempio, il sito ci mostrerà i post dei nostri amici e familiari più spesso dei post di marchi o fonti di notizie. Questo perché Facebook sa che è più probabile che reagiamo positivamente ai contenuti di persone che conosciamo che a quelli di sconosciuti. Facebook usa anche qualcosa chiamato esca di coinvolgimento per farci tornare. Questo tipo di post richiede la nostra reazione, come Metti mi piace se sei d’accordo o Condividi se ti piace. Post come questo sono progettati per farci interagire con i contenuti e, così facendo, Facebook può saperne di più su ciò che ci piace e che vogliamo vedere.

La filosofia di Facebook

Facebook è un social network brillantemente progettato per tenerci impegnati con contenuti decisi da un algoritmo che ha imparato a conoscere i nostri gusti e le nostre preferenze per tenerci costantemente agganciati. Sebbene Facebook sia un ottimo strumento per rimanere in contatto con amici e familiari, è importante essere consapevoli degli effetti psicologici dannosi che può provocare, ma sopra ogni cosa, dobbiamo essere consapevoli della quantità di tempo che vi trascorriamo e assicurarci che questo non abbia un impatto negativo sulla nostra salute mentale.

Conclusione

In linea generale, molte caratteristiche di Facebook le ritrovi anche su altri social come Instagram e TikTok, generalizzando, possiamo dire che hanno delle dinamiche analoghe. Detto questo, capisci che attirare e mantenere l’attenzione del pubblico sulla tua figura di artista musicale o sulla tua musica può risultare molto complicato. Su queste piattaforme l’attenzione del navigatore viene continuamente distratta da cose nuove ed inoltre, da tempo ormai l’app toglie visibilità a link esterni, come ad esempio YouTube o il tuo sito internet. Questo significa che se da un lato è difficile promuoversi senza social, è anche vero che sarebbe meglio non fare totale affidamento sul loro operato. Avere un contatto diretto con i tuoi fan raccogliendo i loro indirizzi email resta una delle strade migliori per tenerli legati a se senza essere legati ai social.


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Cosa ci vuole per vivere di musica? Basta il talento? Che differenza c’è tra fare successo e avere una carriera, e come è possibile prendere il controllo del proprio destino professionale nell’industria musicale? Queste domande accomunano tanto lo studente che muove i primi passi nel mondo dello spettacolo, quanto il musicista esperto che si confronta con gli scenari odierni del mondo della musica, tra nuove piattaforme digitali e opportunità promozionali spesso difficili da identificare con chiarezza. Music Business – La Grande Guida racconta con tono informale ma preciso tutto quello che oggi l’aspirante professionista ha bisogno di sapere per vivere di musica e orientarsi nell’intricato universo del music business. Il testo è pensato per offrire, per la prima volta in italiano, tutti gli strumenti critici e strategici indispensabili a muoversi con successo nel moderno mondo dell’industria musicale. Dall’utilizzo consapevole dei social network alle nuove piattaforme di diffusione e streaming musicale, al lettore è offerto un prontuario completo di consigli e tecniche per promuoversi e sviluppare connessioni di valore nell’ecosistema del professionismo musicale. Music Business – La Grande Guida è pensata anche per gli studenti delle nuove classi di musica moderna e jazz dei conservatori, dei licei musicali e della miriade di scuole ed accademie private italiane, proponendosi come il testo di riferimento per comprendere le mutate condizioni tecnologiche dell’industria musicale all’indomani della rivoluzione digitale.
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Musica e crownfunding

Trovare etichette discografiche disposte ad investire cifre importanti sul tuo progetto musicale è sempre più difficile. Non fargliene una colpa, anche se sono attratte dal tuo progetto e credono in te devono andare con i piedi di piombo prima di investirci del denaro perché di questi tempi non è facile, o meglio non è rapido rientrare nel capitale investito in una produzione.

Musica e crowdfunding.

Sono tempi in cui per un artista o una band basta un non nulla per vedersi rifiutare un contratto che crei qualche vantaggio. Su questo tema e su tutti i suoi annessi e connessi non basterebbe un post per descrivere la casistica che descriva lo stato delle cose.

C’è comunque un modo per uscire dalla stretta stanzetta dell’autoproduzione e disporre del capitale per produrre musica come si deve, magari avvalendosi di professionisti come un buon producer per esempio: il crowdfunding.

Il crowdfunding è un canale di finanziamento attraverso il quale progetti personali o professionali di singoli individui e piccole imprese possono essere finanziati direttamente da una moltitudine di soggetti (anche piccoli risparmiatori). L’incontro tra la domanda (da parte di chi ha bisogno di fondi) e l’offerta (da parte di chi vuole investire) avviene su piattaforme online che forniscono le informazioni sui singoli progetti e gestiscono i flussi di denaro. (fonte)

Ci sono molte piattaforme dedicate al crownfunding ma, a mio avviso quella più interessante è sicuramente Kickstarter che, credo, sia ancor oggi la più utilizzata nei progetti musicali.

Configurare una campagna di crowdfunding su Kickstarter è piuttosto semplice, sulla piattaforma trovi tutti i consigli, le informazioni utili e le buone pratiche per portarla a termine con successo; ti consiglio di studiartele bene prima di iniziare perché ti risparmierai un sacco di problemi ed eviterai molti errori.

Ovviamente, quello che sarà più difficile sarà convincere gli investitori a sostenere il tuo progetto.

Anche qui dovrai fare i conti con la tua reputazione, con la tua popolarità e con il tuo modo di presentarti, in pratica: con il tuo personal brand.

Prima di affidarti i loro soldi, dopo aver visto la tua presentazione, i candidati investitori andranno a cercare tue notizie nel web, magari su Spotify e su YouTube, per capire meglio com’è la tua musica e come è il tuo stile.

Se non troveranno un’immagine solida che trasmetta la tua unicità, che sia ordinata, coordinata e coerente è molto probabile che non prendano sul serio la tua iniziativa, pensando di rischiare in un’operazione dilettantesca.

Vedi Risorse per i Creatori di Kickstarter


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