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Cose che non ti dicono sulla musica

Ogni anno, migliaia di studenti talentuosi si diplomano con il massimo dei voti in conservatori e accademie private, padroneggiando il proprio strumento con una tecnica invidiabile. Nonostante questo, la stragrande maggioranza di questi diplomati non riesce a trasformare la musica in una professione sostenibile. Questo è il paradosso inquietante nel cuore del sistema formativo musicale italiano.

Cose che non raccontano ai musicisti

Il musicista neodiplomato si ritrova catapultato in un mondo del lavoro che non conosce e non comprende, costretto ad accettare paghe da fame e lavori in nero. Un sistema poco trasparente, dove le regole spesso sono ignorate che, nel peggiore dei casi, porta il giovane musicista ad abbandonare i propri sogni per cercare un impiego in tutt’altro settore.

La domanda che come aspirante musicista dovresti porti non riguarda la qualità delle scale o degli arpeggi che stai studiando, ma qualcosa di molto più strutturale: perché le scuole di musica e corsi di laurea, non affrontano il problema della disoccupazione artistica?

La risposta la possiamo trovare nell’obsolescenza dei programmi didattici, che rimangono ancorati all’idea romantica di musica, ignorando totalmente le dinamiche del mercato attuale e come queste incidano nella carriera dell’artista.

Il primo grande errore del sistema educativo tradizionale è la focalizzazione esclusiva sulle competenze tecniche verticali che rendono l’artista musicista tale. Questa base è ovviamente imprescindibile ma non è sufficiente per lavorare. Saper suonare bene oggi è un semplice requisito minimo, seppur insindacabile.

Il mondo reale é fatto di contratti, leggi sul diritto d’autore, diritti dei lavoratori, doveri dei professionisti, leggi sugli eventi live ed altre quisquiglie che le scuole ignorano deliberatamente. Nessuno insegna allo studente come gestire il rapporto con le persone, come negoziare il proprio valore economico, o come costruire una rete di contatti che non sia basata sulla competizione ma sulla sinergia.

Al Musicista-Studente manca quella formazione professionale e imprenditoriale, che permette di veicolare la competenza tecnica all’interno di un mercato disposto a pagare per essa. Competenze tecnico artistiche non necessariamente legate all’uso dello strumento, ma richieste da un mercato ricco di opportunità per chi sa vederle e coglierle.

Se poi parliamo di marketing e promozione, qui troviamo un desolante deserto di ignoranza, di falsi miti e di false credenze basate su consuetudini legate a modelli di un mercato musicale che ormai non esiste più.

Per un artista musicale fare marketing significa innanzitutto conoscere il mercato musicale che non solo si regge sul tradizionale rapporto tra domanda e offerta, ma è pure molto articolato e complesso: mercato della didattica, mercato delle produzioni, mercato delle sincronizzazioni, mercato delle edizioni, booking, consulenze artistiche e molto altro. Ognuno di questi segmenti ha una propria domanda, una propria offerta e le sue dinamiche interne.

Le scuole non spiegano come si potrebbe costruire una rendita continuativa. Nemmeno affrontano il tema della fiscalità, lasciando i ragazzi in balìa degli sfruttatori che lucrano sul lavoro nero. Ignorare questi aspetti significa mandare i giovani allo sbaraglio, privi degli strumenti legali ed economici minimi per tutelare il proprio lavoro e costruire un futuro solido.

L’industria musicale ha subito una virata epocale che non ha ancora raggiunto i templi dell’educazione musicale. Se fino a qualche decennio fa, l’obiettivo era vendere il disco fisico. Oggi, con la musica liquida e lo streaming, il prodotto musicale in sé ha perso il suo valore di scambio diretto.

Le scuole continuano a formare produttori di musica o esecutori, ma il mercato richiede fornitori di servizi. Che si tratti di insegnamento, di intrattenimento live, di produzione per terzi o di consulenza, l’artista musicista oggi deve capire che il suo ruolo è risolvere un problema o soddisfare un bisogno per un cliente specifico.

Come artista musicale devi ragionare con la mentalità del professionista imprenditore. Analizzare il mercato, scoprire come usare le tue competenze per risolvere problemi, solo così puoi costruire una fonte di guadagno reale continuativa. In questo contesto puoi dare sfogo anche alla tua vena creativa o comunque avere la disponibilità economica per portare avanti progetti artistici elevati, non necessariamente legati a logiche di consumo.

Costruisci una tua immagine professionale solida, legata alla tue competenze e offri una proposta chiara di servizio verso un mercato che ne ha bisogno. Questo è il marketing musicale. Può essere rivolto ad un pubblico di fruitori o a un pubblico di professionisti. Sempre marketing è.

Smetti di girare a vuoto e inizia a costruire il tuo percorso su fondamenta solide, partendo dalla comprensione che la musica, per diventare mestiere, deve farsi servizio, strategia e impresa.

Se ti serve un orientamento, un aiuto, io sono qui. Contattami liberamente.

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Quale differenza tra Musicista Hobbysta e Professionista?

Non è detto che tutti gli artisti debbano per forza preoccuparsi di costruire il proprio personal brand. Se per te la musica è un hobby, un momento di puro svago da vivere in sala prove con gli amici o nella tranquillità della tua camera senza l’ambizione di farne una carriera, allora lavorare sulla tua immagine potrebbe essere un inutile dispendio di energie. Ma…

Quale differenza tra musicista hobbysta e professionista?

…Il discorso cambia radicalmente se desideri che la musica diventi la tua professione, se senti il bisogno di evolvere o se hai necessità di allargare il tuo pubblico. È in questo caso che curare il modo in cui ti presenti diventa il vero motore del cambiamento e un acceleratore per il tuo percorso.

Per capire se hai davvero bisogno di lavorare su questo aspetto, osserva alcuni segnali nella tua vita artistica. Magari non sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo, i concerti scarseggiano o ti senti soffocare da troppa concorrenza. Forse senti che il tuo progetto è fermo, vorresti più risorse per investire nella tua musica o, semplicemente, hai la sensazione che addetti ai lavori e pubblico non ti riconoscano l’autorevolezza e la credibilità che meriti.

Se ti ritrovi in una di queste situazioni, ricorda sempre una regola d’oro: non è tanto importante quanto tu dica di essere bravo, ma conta soprattutto ciò che gli altri dicono di te e della tua musica. Una volta acquisita questa consapevolezza, il percorso da seguire si snoda attraverso alcuni passaggi fondamentali.

Il primo passo è guardarti dentro per capire cosa ami suonare, cosa ti fa stare bene e in cosa eccelli, verificando che ci sia qualcuno là fuori che ha bisogno proprio di quel suono o di quel messaggio; per facilitarti il compito, è molto meglio rivolgersi a una nicchia specifica di ascoltatori piuttosto che cercare di piacere a tutti indistintamente.

Il secondo passo consiste nel costruire una tua casa online, uno spazio dove chi ti cerca possa capire subito chi sei, percependo solidità e professionalità al primo sguardo: un profilo social, un sito, una community; anche tutti e tre insieme.

Il terzo passo è il cuore di tutto: il racconto. Scegli il formato che senti più tuo, che siano video, testi o immagini, e narra una storia che risuoni con i sogni e i valori di quel piccolo gruppo di persone che hai individuato come tuo pubblico ideale; dì qualcosa che valga la pena dire, offri un contributo di cui valga la pena discutere.

Infine, c’è il quarto passo, quello su cui scivolano anche i musicisti più talentuosi: la costanza.

Devi presentarti al tuo pubblico regolarmente e generosamente, per anni, non solo quando esce un singolo. Serve per costruire e rafforzare la fiducia nei tuoi confronti. Solo dopo aver coltivato con pazienza la tua passione e averla raccontata con dedizione per lungo tempo, otterrai la tua “restituzione”: il pubblico ti ripagherà con lo stesso affetto e supporto che tu hai donato loro, aiutandoti a diventare l’artista che sogni di essere.

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The Great Streaming Swindle

Se è vero che, negli anni ’70, gli emergenti Sex Pistols (e Malcom McLaren) si presero  gioco delle major così come raccontano nel film agiografico The Great Rock’n’Roll Swindle, direi che oggi il Sistema Industriale Discografico si è abbondantemente preso la sua rivincita.

La grande truffa dello streaming

L’industria musicale contemporanea sembra democratica, fa credere che lo streaming abbia abbattuto le barriere d’ingresso, permettendo a chiunque di raggiungere un pubblico globale. Tuttavia, la realtà è diametralmente opposta.

Se sei un artista musicale esordiente, in particolare se operi in modalità DIY (Do-It-Yourself), costruire una carriera basandosi esclusivamente sui ricavi dello streaming è svantaggioso sotto diversi punti di vista, tra i quali quello economico. Il sistema delle royalty di Spotify è una sorta di mostro di Frankenstein nato dall’unione di leggi sul copyright obsolete, modelli di business aggressivi e dinamiche industriali che favoriscono sistematicamente le major discografiche.

Come artista musicale esordiente, il primo ostacolo che incontri  è l’opacità del sistema. La struttura delle royalty è così illogica e complessa che persino esperti del settore impiegano mesi per decifrarla. Questa complessità non è un dettaglio tecnico irrilevante: essa ti impedisce di comprendere quanto effettivamente guadagni per ogni stream, rendendo impossibile qualsiasi pianificazione finanziaria seria. Quando ti ritrovi a dover agire contemporaneamente come autore, interprete, etichetta e amministratore, questo sistema di regole rappresenta una barriera che ruba tempo e risorse alla creatività.

I dati reali mostrano quanto sia risibile il compenso per il lavoro creativo. In termini generali, un artista indipendente che possiede sia i diritti della registrazione che quelli della composizione guadagna mediamente circa €0,0045 per streaming. Questa cifra deve coprire i costi di produzione, registrazione, marketing e distribuzione. È evidente che il rapporto tra l’investimento necessario per produrre musica di qualità e il ritorno economico dello streaming è profondamente sbilanciato.

Il Sistema di Spotify si mantiene grazie i bassi compensi offerti ai musicisti, il che gli permette di offrire la musica gratis agli ascoltatori e guadagnare cifre iperboliche con gli inserzionisti pubblicitari (per semplificare).

La penalizzazione dei musicisti DIY rispetto alle major discografiche è strutturale e si manifesta in diverse fasi del processo di licenza:

Libertà di Negoziazione: Le major non sono obbligate per legge a concedere le proprie registrazioni a Spotify. Esse negoziano contratti diretti, potendo imporre tassi e minimi garantiti. Al contrario, l’autore non può dire di no e deve accettare tassi stabiliti dal governo degli Stati Uniti (Statutory Rates), senza possibilità di negoziare (Hai mai letto il contratto che regola il tuo rapporto con Spotify?).

Il Modello Pro-Rata: la torta delle royalty viene divisa in base alla quota di mercato. Le major, grazie ai loro cataloghi immensi e al controllo delle playlist, dominano il volume totale degli ascolti, drenando la stragrande maggioranza dei fondi disponibili. In pratica ti ritrovi in un sistema dove la sua quota è microscopicamente diluita dalla massa dei grandi successi commerciali.

Il colpo di grazia alla tua sostenibilità economica di esordiente è arrivato con i cambiamenti introdotti nel 2024. Spotify ha deciso di smettere di pagare le royalty per le registrazioni sonore che generano meno di 1.000 streaming all’anno. Questa soglia è una dichiarazione di guerra esplicita verso gli artisti indipendenti: che secondo alcune stime sono il 95%, tra artisti ed etichette.

Le fonti indicano chiaramente che questa manovra è stata progettata per cancellare gli artisti DIY. Questi fondi, che sommati ammontano a circa 284 milioni di dollari, non restano a Spotify ma vengono redistribuiti nel pool comune, andando ad arricchire ulteriormente major e artisti già affermati. Per un esordiente, i primi mille streaming sono i più difficili da ottenere e rappresentano la base della crescita; negare il compenso per questi ascolti significa rimuovere il primo gradino della scala professionale.

E ci sono pure altri dettagli non secondari che ti impediscono di entrare in possesso delle tue legittime royalty; un argomento sul quale non mi dilungo non essendo la mia specialità. Certo è che, un artista esordiente, spesso privo di una struttura amministrativa alle spalle, corre il rischio concreto che i propri sudati guadagni vengano legalmente trasferiti ai propri concorrenti più grandi.

Affidare la tua carriera di artista musicale esordiente esclusivamente allo streaming è una strategia fallimentare per tre ragioni fondamentali:
1. I ricavi per unità sono troppo bassi per sostenere una vita dignitosa o reinvestire nel progetto.
2. Le regole del gioco sono truccate a favore delle major, che godono di poteri negoziali e vantaggi di scala preclusi ai DIY.
3. Le nuove barriere all’ingresso (come la soglia dei 1.000 stream) eliminano attivamente la possibilità di piccoli guadagni incrementali per chi sta iniziando.

Senza altre fonti di reddito (tour, merchandising, vendita diretta), la musica su Spotify non è una carriera, ma un puro costo.

In questo post, ho usato Spotify come riferimento perché è la app di streaming più popolare e la più studiata nel settore, ma lo stesso, sostanzialmente, vale anche per le altre, sebbene talvolta siano leggermente più generose.

Poter esercitare come musicista professionista, poter vivere di musica, oggi richiede un impegno particolare indirizzato verso la promozione delle proprie abilità tecnico artistiche più che sul prodotto musicale finale che, in questo contesto, si rivela essere un mezzo per il raggiungimento di risultati più concreti.

Se il tuo percorso artistico non decolla, se fatichi ad orientarti in un mercato così competitivo, ti invito a contattarmi senza alcun impegno. Raccontami la tua esperienza e vediamo se posso esserti utile. Sei tu che devi fare il primo passo: Scrivimi

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Nella musica osare è vincere

Le critiche sono una parte inevitabile del viaggio, e forse è il caso di iniziare a vederle sotto una luce diversa. Per un artista musicale avere talento e tecnica non è così raro come si pensa; ciò che manca spesso è il coraggio di condurre il gioco e di prendersi dei rischi.

Nella musica osare è vincere

Noto spesso, parlando con musicisti, che buona parte tende a non esporsi davvero. Vedo competenze tecniche, voci incredibili e ore passate sullo strumento che però non vengono valorizzate, nonostante l’impegno e la dedizione.

Molti artisti musicali avrebbero tutte le carte in regola per diventare dei punti di riferimento o delle guide per il loro pubblico, ma rimangono incastrati nella paura. È facile rimanere nei ranghi e suonare ciò che è corretto, ma il mercato musicale è una partita che si gioca sulle idee e sui contenuti che rompono gli schemi.

Le canzoni che non osano, quelle che cercano di accontentare tutti senza disturbare nessuno, semplicemente non circolano. Se la tua musica suona banale o troppo simile a tutto il resto, difficilmente crescerai.

Se a bloccarti è la paura del fallimento, prova a vederla come un alibi costruito dalla tua mente. Come artista indipendente, non hai la protezione di un posto fisso: sei tu l’impresa e il rischio fa parte del gioco. I tuoi concorrenti là fuori stanno giocando tutte le loro carte per emergere; non puoi permetterti di ritirarti in un ambiente sicuro, sei al centro del palco e il microfono è in mano tua.

Poi c’è la paura più grande: quella di essere criticati. Ma essere criticati è un passaggio obbligato per diventare qualcuno. Se non ricevi critiche, probabilmente non stai ricevendo nemmeno visibilità. Se scrivessi una canzone che non prende posizione, con un testo generico e un suono standard, sarebbe un insuccesso perché non scatenerebbe alcuna discussione. Nessuno ne parlerebbe male, è vero, non ne parlerebbe affatto.

Se credi realmente nel tuo messaggio, se hai una visione artistica e dei valori che vuoi trasmettere, non devi nasconderti. Rifletti bene su ciò che sei e poi esponiti, accettando che le critiche arriveranno. Il fastidio momentaneo di un commento negativo è nulla in confronto ai vantaggi di aver detto qualcosa di unico e diverso. Essere diversi significa essere straordinari, ed è questo che rende una carriera sostenibile e gratificante. Le persone si legheranno a te perché vedranno nel tuo coraggio un esempio di ciò che loro vorrebbero essere, ma non possono perché bloccati dalla paura di esporsi.

Da oggi prova a cambiare prospettiva: chiediti come puoi raccontare nella tua musica qualcosa in cui credi così fermamente da essere disposto ad accettare che venga criticato. oh, ti divertirai. Te lo garantisco.

Ti piacerebbe se provassimo a individuare insieme qual è quell’elemento unico della tua musica su cui potresti puntare? Scrivimi.

 

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