Categorie
business etichette discografiche musicista professionista

Attento alle Cat&Fox Music Ltd

Il settore della musica è un campo minato in cui l’ignoranza costa cara; conoscere la differenza tra etichetta discografica ed editore musicale è il primo passo per iniziare a ragionare come un vero professionista.

Attento alle Cat&Fox Music Ltd: il pericolo delle etichette discografiche fraudolente.

In questo articolo vedremo cos’è un editore discografico e cos’è un’etichetta discografica e quali sono i loro ruoli. Vedremo anche le Etichette Fuffa il cui business non è far crescere l’artista ma campare sulla sua ignoranza: le famose Cat&Fox Music Ltd.

L’editore musicale

L’editore è quella figura o azienda che si occupa esclusivamente della gestione e della tutela del diritto d’autore. Immagina la tua canzone nella sua forma più pura, ovvero come una combinazione di testo e melodia, un’opera dell’ingegno scritta su un foglio di carta. L’editore tutela te che sei l’autore o il compositore, e si occupa di sviluppare e far fruttare economicamente questo tuo repertorio.

Un editore moderno non è un’entità passiva che aspetta che i soldi piovano dal cielo, ma un partner creativo molto attivo.
Un buon editore si occupa di cercare nuovi mercati dove piazzare la tua musica, organizza sessioni di scrittura, ricerca nuovi talenti e fa da ponte tra chi scrive le canzoni e chi le interpreta.

Soprattutto, l’editore si assicura che tu venga correttamente remunerato ogni singola volta che la tua opera viene eseguita in pubblico, passata in radio, trasmessa in televisione, suonata in discoteca o inserita all’interno di un film o di una pubblicità attraverso le cosiddette sincronizzazioni.

Non lo fa per beneficenza, ma perché divide con te ogni introito possibile derivante dalle tue creazioni.

L’etichetta discografica

Mentre l’editore si occupa dell’opera astratta e del diritto d’autore, l’etichetta discografica si occupa del master, ovvero della registrazione fisica o digitale di quella specifica canzone. Il ruolo di un’etichetta discografica, essendo un’azienda a tutti gli effetti, è quello di generare il massimo profitto possibile per se stessa e per i propri azionisti attraverso lo sfruttamento del proprio catalogo musicale.

Il catalogo non è altro che l’insieme delle registrazioni di cui l’etichetta detiene la proprietà. L’etichetta discografica si occupa quindi di coordinare gli step strategici e operativi per inserire il prodotto registrato all’interno del mercato, gestendo la distribuzione, il marketing e la promozione affinché la tua musica arrivi al target giusto.

Per confrontare le due figure e riassumere la differenza semplificando: l’editore lavora con la canzone scritta, tutelando i diritti di chi l’ha composta, mentre l’etichetta discografica lavora con il file audio registrato, occupandosi di commercializzarlo. Sono due mondi paralleli che si incontrano per generare profitto, ma che si basano su due tipologie di proprietà intellettuale e materiale nettamente separate.

Proprio in questa separazione si nasconde la trappola più grande in cui cadono gli artisti esordienti. Il mercato è letteralmente infestato da etichette discografiche fuffa, realtà finte costruite appositamente per fare leva sul tuo ego e venderti dei servizi.

Le Cat&Fox Music Ltd

Nel Pinocchio di Collodi i due truffatori passati alla storia come il Gatto e La Volpe sfruttano la voglia di arricchirsi dell’ingenuo burattino truffandolo per impossessarsi delle sue preziose monete d’oro. Il capitolo ha ispirato la canzone la famosa canzone di Edoardo Bennato che recita:

Noi scopriamo talenti e non sbagliamo maiNoi sapremo sfruttare le tue qualitàDacci solo quattro monete e ti iscriviamo al concorsoPer la celebrità

Nell’era dello streaming le false etichette musicali, le Cat&Fox Music Ltd prosperano come funghi: Riconoscerle è vitale se non vuoi buttare soldi al vento e soffrire dolorose frustrazioni.

Una finta etichetta si comporta come uno studio di registrazione o un’agenzia di servizi mascherata, che gonfia i preventivi di produzione dicendoti che coprirà metà delle spese, quando in realtà la tua metà copre già l’intero costo reale dell’operazione.

Il segno inequivocabile di un’etichetta Cat&Fox è la gestione fraudolenta della proprietà del master. Queste realtà ti chiedono di pagare per la produzione in studio, per i videoclip e per l’ufficio stampa, scaricando su di te tutti i costi imprenditoriali, ma pretendono di mantenere il cento per cento della proprietà della tua registrazione.

Sfruttano la tua ignoranza, o scarsa conoscenza, del settore confondendo volutamente la proprietà del master con i punti editoriali e i diritti d’autore, facendoti credere che lasciargli la proprietà della registrazione sia una prassi normale in cambio di qualche royalty.

Al contrario, una vera etichetta discografica seria lavora in totale trasparenza e si assume il rischio d’impresa insieme a te. Se tu, come artista, paghi interamente le spese di realizzazione del tuo disco, una vera etichetta riconosce che la proprietà del master è esclusivamente tua.

Se invece i costi vengono divisi, l’etichetta stipulerà con te un contratto di comproprietà del master, in cui le percentuali di possesso riflettono in modo esatto la percentuale del budget che ognuno ha investito.

Una vera etichetta non cerca di rubarti il controllo della tua musica, ma lavora per costruire un percorso di lungo periodo, integrando anche aspetti di management ed edizioni, per farti crescere nel tempo e guadagnare insieme a te in un rapporto di partnership reale.

Ma cosa cerca realmente oggi un’etichetta discografica in un artista?

Devi cancellare dalla mente l’idea romantica degli anni passati, quando un discografico scopriva un talento grezzo in un locale e investiva anni di tempo e fiumi di denaro per farlo crescere e sviluppare.

Oggi le regole del gioco sono spietatamente capovolte e i tempi di incubazione di un artista si sono ridotti drasticamente. Nessuna etichetta ha più il tempo, la voglia o le risorse per scommettere sul buio totale.

Oggi, un’etichetta discografica o un A&R, ovvero la figura preposta alla ricerca di nuovi talenti, cerca artisti che siano già dei prodotti finiti o che abbiano già dimostrato di sapersi muovere nel mercato.

Cercano musicisti che abbiano già costruito una loro identità chiara, che possiedano una base di pubblico reale e, cosa ancora più importante, che abbiano già un proprio modello di business funzionante in grado di generare ricavi autonomamente.

Le etichette non sono onlus progettate per finanziare i tuoi sogni, ma aziende che cercano partnership commerciali con realtà che hanno già un valore dimostrabile da poter amplificare all’interno del loro ecosistema.

Affannarsi per cercare un contratto discografico quando non hai ancora una tua struttura indipendente, un tuo pubblico e un tuo modello di sostenibilità, significa unicamente offrirti come vittima perfetta per chi vuole sfruttare la tua ingenuità.

Se vuoi smettere di navigare alla cieca, se vuoi imparare a proteggere la tua musica dalle truffe e vuoi comprendere come costruire un modello di business solido che renda la tua arte davvero appetibile per i professionisti seri del settore, non affrontare questo percorso da solo o alla cieca.

Studia, informati, fatti affiancare da consulenti e professionisti sia legali, marketing e ovviamente musicisti e tecnici musicali. Ragiona sempre a 360° da vero professionista. Solo evitando le trappole del Sistema puoi sperare di costruire un percorso artistico solido e ricco di soddisfazioni.

Su questo argomento, sull’assetto del mercato discografico in generale, possiamo parlarne per ore ed ore. Quindi, se vuoi ampliare la tua conoscenza in profondità, scrivimi due righe e parliamone liberamente.

Gratificami, offrimi un caffe!

12 Archetipi per Artisti Musicali

Categorie
diritti d'autore intelligenza artificiale Musica e AI

Rischi e opportunità delle IA musicali

C’è, tra gli artisti musicali esordienti, una discreta confusione sull’IA, in particolare per quanto riguarda i diritti d’autore. Questo non mi meraviglia perché ormai sono rassegnato al fatto che le persone si approccino ai servizi online senza leggere i contratti di fornitura del servizio (con quel che ne consegue quando qualcosa non va per il verso giusto).

Rischi e opportunità delle IA musicali.

In questo articolo cercherò di far chiarezza su alcune cose che riguardano SUNO. Specifico che cercherò, perché si tratta di questioni piuttosto complesse sulle quali ho ancora qualche dubbio (il che significa che se tu pensi di essere meglio informato, sei pregato di correggermi o integrarmi in caso di errori: lasciami un commento).

Una delle domande più controverse riguardo SUNO, è la differenza tra diritto d’autore e licenza commerciale.

Innanzi tutto dobbiamo aver chiaro che per avere i diritti di utilizzo commerciale di una musica prodotta o elaborata con SUNO è necessario avere un abbonamento a pagamento. In questo caso, nel contratto di fornitura del servizio, SUNO afferma di concedere una licenza commerciale alle canzoni create mentre si è iscritti. Questo significa che vengono concessi i diritti di utilizzo commerciale, oltre al diritto di utilizzarle per scopi personali e non commerciali.

I diritti di utilizzo commerciale consentono di monetizzare le tue canzoni come preferisci senza che SUNO rivendichi una quota sui guadagni. Tuttavia, l’uso commerciale non è la stessa cosa di un diritto d’autore o copyright.

Nella pratica, SUNO non verrà a chiederti royalty se pubblichi la canzone sulle app di musica in streaming. Ti sta concedendo una licenza per uso commerciale, la traccia è tua, ma sul contratto è specificato che la concessione dei diritti di utilizzo commerciale non garantisce la protezione del copyright.

Diritti di utilizzo e diritti d’autore (copyright) non sono la stessa cosa. La qualificazione e la protezione del copyright sono determinate dall’ente del copyright (ad esempio SIAE) e non da SUNO.  C’è una grande differenza tra proprietà e diritti d’autore, perché nella musica ci sono molti altri fattori che determinano i diritti oltre alla semplice proprietà.

Se fai una ricerca su Google chiedendo se puoi proteggere con copyright i contenuti generati dall’intelligenza artificiale, vedrai che nell’Unione Europea, quindi anche in Italia, è richiesta la paternità umana sulla scrittura del brano. Il diritto d’autore nell’UE protegge le opere che sono risultato di una “creazione intellettuale propria dell’autore”. Poiché l’IA non è un essere umano, la musica creata autonomamente da un algoritmo (premendo semplicemente “genera”) non è protetta da copyright. Se invece, un musicista usa l’IA come strumento, apportando modifiche, integrazioni o arrangiamenti sostanziali al brano generato, può rivendicare la titolarità dei diritti sulla versione finale.

In pratica, puoi incorporare contenuti generati dall’intelligenza artificiale solo se puoi dimostrare un contributo creativo significativo modificato o scritto da un umano.

In realtà, questa questione, in tutta la sua complessità, non ha ancora trovato un assetto legislativo chiaro. Tutto il quadro normativo è ancora in febbrile evoluzione, quindi, devi tener conto che l’uso dell’IA nella tua musica in futuro potrebbe crearti dei problemi legali.

Per quanto riguarda i diritti del piano gratuito offerto da SUNO, le canzoni realizzate sono destinate esclusivamente all’uso personale e non commerciale e non possono essere monetizzate. In pratica, ti fai la tua musica e te la ascolti, ma non puoi distribuirla o ricavarci profitto.

Ma la cosa più preoccupante che emerge, leggendo i loro termini e condizioni, è che quando carichi la tua musica per elaborarla con l’IA, concedi a SUNO una licenza mondiale d’utilizzo. Questo significa che addestreranno il loro modello IA sulle tue canzoni.

Devi essere ben consapevole che stai concedendo un’ampia licenza per i tuoi contenuti per addestrare il loro modello. Personalmente non caricherei nulla che non voglio venga studiato, riutilizzato o fatto trapelare. Una professionista come Taylor Swift, che protegge la sua proprietà intellettuale meglio di chiunque altro, non caricherebbe mai le sue canzoni inedite su SUNO proprio per questo motivo.

Ma la preoccupazione più grande che dovresti avere, è che ti stai assumendo l’intero rischio legale sulle tue creazioni con IA. Se il tuo brano generato suona come quello di qualcun altro e vieni denunciato per plagio, la responsabilità ricadrà al 100% su di te: SUNO ti ha avvisato, è stato chiaro sui suoi limiti, non avrai scappatoie.

Questo è un altro dei motivi per cui è i piani a pagamento non garantiscono il copyright: il rischio di non unicità del brano generato.

Cosa è prudente fare in un contesto normativo così confuso ed in evoluzione? Personalmente ti consiglierei di ragionare con una certa lungimiranza aziendale. Tu non sai se il brano su cui ti stai dedicando, usando l’IA, farà il botto o meno, ma qualora succeda è meglio che tu sia pronto a rivendicare ogni tuo legittimo diritto sull’opera che hai composto di prima persona ed eseguito con l’ausilio dell’IA.

Per prima cosa, se non vuoi che ti rubino la musica, non caricare mai il cuore e l’anima del tuo nuovo brano su SUNO sperando che non ne derivi un plagio.

Tuttavia, se avessi solo un testo e una melodia e volessi usare l’AI, prenderei queste precauzioni:

  • Prima di tutto proteggerei il mio testo e una demo vocale tramite un servizio blockchain di marca temporale come, Wipo Proof, Patamu, Instant IP, ma anche SIAE o altri. In questo modo avrai la prova inconfutabile e difendibile della paternità dell’opera antecedente all’utilizzo dell’IA.
  • Solo dopo prenderei quella melodia, magari cantando solo dei “la la la” al posto del testo, e la caricherei su SUNO usando un prompt molto dettagliato per impostare l’atmosfera e il genere musicale che cerco. Così facendo sto restringendo di molto ciò che l’intelligenza artificiale può imparare, ma prima di ogni cosa, avendo sempre in mano una prova temporale per difendermi da future accuse di plagio o problemi analoghi.

Ora, almeno queste cose basilari dovresti averle chiare. Se hai altre informazioni più complete o un’esperienza da raccontare, lascia un commento sotto questo articolo, oppure scrivimi in privato.

Gratificami, offrimi un caffe!

12 Archetipi per Artisti Musicali

Categorie
marketing musicale musica italiana musica streaming musicista professionista posizionamento musicale Uncategorized

L’artista musicale è un imprenditore artistico

Qualsiasi progetto nel mondo musicale, che si tratti di un album, avviare un percorso da musicista o offrire un servizio tecnico, deve essere affrontato con metodo imprenditoriale per poter essere sostenibile nel tempo. Questo approccio è indispensabile per trasformare un’idea, una passione, in una professione e costruire un percorso solido e duraturo nel settore musicale.

L'artista musicale è un imprenditore artistico

All’interno di questo quadro imprenditoriale, il processo di validazione di un’idea di progetto si articola in diversi passaggi. Uno dei più delicati, difficili e, al tempo stesso, decisivi è l’analisi dei competitor. Spesso sottovalutata o affrontata in modo superficiale, questa analisi è il pilastro su cui poggia la solidità del proprio progetto e del mercato in cui si intende operare.

Identificazione dei Competitor come Sfida di Consapevolezza

I competitor di un artista musicale sono coloro che si rivolgono, o aggrediscono, la stessa nicchia di persone che il nostro progetto vuole raggiungere e dalla quale intende monetizzare. Questo significa che un concorrente non è semplicemente chi fa lo stesso nostro lavoro, ma chi mira allo stesso pubblico pagante. Dobbiamo quindi capire non solo chi è il nostro target, ma anche chi altro sta già raggiungendo e monetizzando da quel medesimo target.

Senza un progetto ben strutturato e un offerta chiara, l’artista musicale avrà serie difficoltà nell’analizzare la concorrenza. Banalmente, se decidi di entrare nel mercato delle feste private come matrimoni, feste aziendali ecc… senza aver prima misurato la concorrenza e l’offerta che offre, su quali metriche puoi creare una proposta attrattiva che ti distingua rispetto ad altri?
Giocando a ribasso sul prezzo? Se così fosse, sai già come andrà a finire.

Competitor Diretti vs. Indiretti

Un analisi del mercato completa deve considerare due categorie di competitor, entrambi da non sottovalutare:

Competitor Diretti: sono coloro che offrono prodotti o servizi molto simili o affini ai nostri, rivolgendosi allo stesso target. Restando nell’esempio pratico  delle feste private, i tuoi competitor sono coloro che, con strategie di comunicazione e visibilità simili, puntano alla stessa nicchia di clienti.

Competitor Indiretti: sono spesso più difficili da riconoscere. Si tratta di professionisti o aziende che, pur non offrendo lo stesso identico servizio, si rivolgono alla stessa nicchia con un’offerta che entra in competizione con la tua. Nel nostro esempio, possono essere delle strutture di catering o wedding planner che offrono un servizio a 360° comprendente l’intrattenimento musicale. Riconoscere questi attori è fondamentale per avere una visione completa del panorama competitivo.

L’Errore : “La Mia Idea è Unica, Non Ho Competitor”

Questa convinzione, più diffusa di quel che si pensi, è quasi sempre un enorme errore e un sintomo di due gravi mancanze:

a) Scarsa consapevolezza della propria idea e del suo perimetro imprenditoriale.

b) Scarsa consapevolezza del mercato di riferimento.

L’analisi dei competitor, infatti, non è un’attività isolata ma si integra strettamente con l’analisi progettuale e l’analisi di mercato, formando un’indagine a 360 gradi. In quelle rarissime situazioni in cui non esistono davvero dei competitor, bisogna essere consapevoli che ciò potrebbe significare che non esiste un mercato per quell’idea. Creare un mercato da zero presenta enormi vantaggi, ma anche svantaggi significativi, poiché manca una domanda, sia essa consapevole o latente, da parte del target.

Analisi Approfondita e Trasversale

Il lavoro però non si conclude con l’identificazione dei tuoi competitor, devi anche analizzarli. Devi valutare le informazioni che riesci a raccogliere. Devi costruire un’analisi basata su dati e numeri, non su impressioni personali o valutazioni superficiali come guardare un sito web.

Questa analisi deve rispondere a domande come:

  • Cosa offrono nel dettaglio?
  • Qual è il loro posizionamento economico?
  • Come raggiungono e interagiscono con il target?
  • Qual è il percorso che fanno compiere al cliente per portarlo all’acquisto?
  • Quanto sono affermati e quale quota di mercato detengono rispetto ad altri?

Queste informazioni devi raccoglierle in un report dettagliato che ti permetterà di svolgere la seconda parte di questa indagine che, già lo so, ti farà scoprire cose che prima ignoravi totalmente.

A questo punto dovresti avere elementi sufficienti per fare un confronto tra i vari competitor:

Individuare tratti comuni che li lega.

Capire quali sono i punti di forza e di debolezza del mercato nel suo complesso.

Identificare le caratteristiche e le strategie che funzionano meglio e quelle che funzionano peggio, sempre sulla base di dati oggettivi.

Questa fase analitica è fondamentale perché ti fornirà la materia prima per dare un senso a tutte queste informazioni acquisite.

La Proposta di Valore

Avere una proposta di valore significa essere in grado di rispondere in modo forte, chiaro e convincente a una domanda fondamentale: Perché il target dovrebbe scegliere il mio progetto, il mio prodotto o il mio servizio, piuttosto che quello di un mio competitor?

Non è una domanda retorica. È il perché che sta alla base di tutto e che giustifica l’esistenza del progetto stesso sul mercato. La risposta a questa domanda permette di capire come vincere rispetto alla concorrenza.

È necessario trovare quelle caratteristiche uniche per le quali il nostro progetto si differenzia e offre un valore superiore o diverso. Che si tratti di un album pop o di un servizio tecnico, bisogna dare al target una ragione concreta per investire tempo, denaro e attenzione nella nostra offerta piuttosto che in un’altra.

La proposta di valore, quindi, è l’elemento che trasforma un’idea potenzialmente simile a molte altre in un progetto unico e con una chiara identità di mercato, capace di attrarre e fidelizzare una specifica nicchia di pubblico. È l’essenza della strategia competitiva e il risultato finale di un’analisi condotta con metodo e rigore imprenditoriale.

A questo punto dovrebbe esserti chiaro come l’analisi della concorrenza sia un processo strutturato e metodologico che va ben oltre una semplice ricognizione del mercato. È un’indagine profonda che parte dalla consapevolezza del proprio progetto, passa per uno studio dettagliato dei concorrenti e culmina nella definizione di un vantaggio competitivo chiaro e difendibile: la proposta di valore.

Solo attraverso questo percorso un’idea musicale può trasformarsi in un progetto professionale e sostenibile.

Comincia a fare sul serio: contattami senza impegno.

Gratificami, offrimi un caffe!

12 Archetipi per Artisti Musicali

Categorie
marketing musicale musicista professionista posizionamento musicale social music marketing

Ma cos’è il marketing musicale?

Hai appena speso gli ultimi duemila euro che avevi sul conto per mixare, masterizzare e promuovere il tuo nuovo singolo. Hai curato la copertina in modo maniacale, hai fatto il countdown sui social, hai cliccato “pubblica” a mezzanotte. Il risultato? Zero assoluto.

Ma cos'è il marketing musicale?

Dice il vero chi sostiene che 9 progetti musicali su 10, oggi, non riescono nemmeno a recuperare le spese sostenute schiantandosi contro un muro di indifferenza totale. Meno del 3% di chi investe in promozione riesce ad andare in pari, figuriamoci a guadagnare o a trarre profitto dalla propria arte.

Sappi comunque che la colpa di questo fallimento non è della tua musica, del tuo talento o del fantomatico algoritmo. Il tuo vero, unico e letale problema è che sei un analfabeta imprenditoriale: ti manca totalmente il marketing.

Quando senti la parola “marketing” o “vendita” provi quasi un senso di repulsione: la vedi come una parola sporca, roba da venditori di fumo, qualcosa di lontano, se non l’opposto della purezza della tua vocazione artistica. Ma, se sei onesto con te stesso, sai che questa è solo una scusa che ti racconti per giustificare il fatto che non sai come muoverti.

Fare marketing non significa spammare il tuo link di Spotify sperando che diventi virale o pagare per finte interazioni. Significa studiare chirurgicamente le due forze inossidabili che muovono il mondo: la domanda e l’offerta. Significa studiare il Market, il Mercato.

Il mercato musicale generico non esiste. Esistono micro-mercati specifici, come quello del live, della didattica, delle produzioni o dell’editoria, ognuno con i propri bisogni insoddisfatti. Se non analizzi questi bisogni prima di chiuderti in studio, stai solo producendo un rumore di fondo che nessuno ti ha mai richiesto.

Hai speso anni, forse decenni, a perfezionare la tua tecnica sullo strumento, accumulando una quantità impressionante di competenze verticali e dirette. Sei diventato un esecutore o un produttore straordinario, ma le tue competenze indirette e orizzontali, quelle legate al business, alla strategia e alla gestione economica, sono ferme allo zero assoluto.

Ecco perché vedi continuamente musicisti tecnicamente inferiori a te che lavorano, firmano contratti e riempiono le agende, mentre tu rimani chiuso nella tua cameretta a recriminare e lamentarti. Loro hanno capito come posizionarsi nella mente del target, tu no.

Il mercato musicale odierno ha subito una mutazione genetica radicale. Oggi la musica è diventata a tutti gli effetti un business di servizio; non è più basata sulla vendita di un prodotto, di supporti fisici come cd o vinili (che sono solo una minuscola nicchia). Se continui a concepire la tua musica registrata come il fine ultimo per fare soldi, andrai incontro al fallimento economico.

Il pubblico non è più educato a spendere per il semplice ascolto, perché ha già soddisfatto quel bisogno con le piattaforme di streaming. Il tuo brano, il tuo album o il tuo videoclip sono solo un mezzo, un biglietto da visita necessario per creare percezione e autorevolezza attorno al tuo brand artistico.

Il vero fatturato, quello che ti permette di vivere della tua passione in modo sostenibile, deriva dai servizi che offri attorno a quella musica. Che si tratti di esperienze dal vivo ad alto impatto emotivo, di didattica iper-strutturata, di produzioni per conto terzi o di partnership strategiche, devi capire esattamente quale problema risolvi e per chi lo risolvi.

Tutto questo, però, crolla come un castello di carte se non possiedi un’identità artistica granitica. Fino a quando tratterai il tuo progetto come un flusso astratto di emozioni guidato esclusivamente dal tuo ego, sarai del tutto invisibile all’industria.

Il mercato, ovvero il pubblico e gli altri operatori del settore discografico, compra prodotti posizionabili e delineati. Devi costruire una combinazione perfetta in cui il tuo immaginario visivo, il modo in cui parli, i valori che trasmetti e il suono che produci risultino totalmente allineati e coerenti.

Se fai ascoltare la tua musica a cento persone diverse e ottieni cento opinioni contrastanti su chi sei, significa che non hai un’identità e stai generando solo frammentazione. Devi essere unico, con un perimetro così netto che al pubblico bastano pochi secondi per riconoscerti. Quando hai scolpito quell’identità, devi imparare a descriverla in modo spietato.

Devi essere in grado di presentarti e di presentare il tuo progetto artistico in non più di tre o quattro minuti. Devi farlo con decisione e chiarezza d’intenti, se vuoi trovare direttori artistici o investitori discografici che investano su di te. Se inizi a parlare a vanvera, se ti perdi nei dettagli irrilevanti e non sai spiegare perché tu sei diverso da tutti gli altri concorrenti, perdi per sempre l’occasione della tua vita.

Devi assolutamente imparare a venderti. Se non impari a vendere il tuo valore in prima persona, finirai trascinato in una folle guerra al ribasso, competendo con chi regala le proprie sessioni online a pochi euro pur di accaparrarsi un lavoro.

La verità del mercato è che i clienti e gli addetti ai lavori non ti pagano mai esclusivamente per le tue competenze tecniche. Ti pagano per la tua reputazione, per l’autorità che percepiscono in te e per l’affidabilità del tuo intero sistema professionale.

Se non curi il tuo marketing, se ti affidi alla speranza cieca o al caso, non solo bruci tutti i tuoi risparmi in tentativi a vuoto, ma sprofondi in un loop di depressione che ti porterà, inevitabilmente, ad appendere lo strumento al chiodo e a rinunciare ai tuoi sogni.

Fare marketing musicale significa costruire un sistema di procedure che trasforma un hobby costoso in una professione sostenibile, che attrae occasioni invece di inseguirle. Il mercato è enorme, è in crescita, e le opportunità sono straordinarie per chi smette di comportarsi da dilettante e inizia a studiare e applicare le vere regole del gioco.

Se non mi credi, prosegui pure per la tua strada e investi in promozione, in visibilità, nelle mille formule che ti propongono nei social. Se invece vuoi cominciare a fare sul serio, rimboccati le maniche e contattami.

Gratificami, offrimi un caffe!

12 Archetipi per Artisti Musicali