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Musica: è una questione di qualità!

Oggi scrivo due righe su quella cosa chiamata progetto musicale. Lo faccio per te, ma lo faccio anche per me stesso, perché le due paroline progetto musicale in realtà ci stà un universo intero. Un universo anche piuttosto complesso le cui variabili cambiano a seconda del progetto che stiamo sviluppando. Infatti, la prima cosa da tener presente è che ogni progetto, ha un percorso che va costruito, pensato e misurato: altrimenti che progetto sarebbe?

La musica è sopratutto una questione di qualità

Normalmente, la maggior parte degli artisti musicali si concentrano sulla produzione di un album o di un singolo, magari nella loro solitudine, nel loro mondo creativo, per poi confezionare un prodotto musicale o discografico e quindi mettersi alla ricerca di soluzioni per promuoverlo. Dimmi, non è così?

Accade regolarmente che una volta messo sulla pubblica piazza il progetto stenta a decollare, non riceve attenzioni, non viene ascoltato o non viene considerato come meriterebbe.

Questo avviene principalmente perché in fase di elaborazione del progetto, l’artista trascura spesso e volentieri l’impegno economico e temporale necessario per mettere in campo operazioni di marketing e di promozione per far conoscere il progetto musicale almeno ad una platea mirata di pubblico potenziale: questo, il più delle volte, significa anche fare un indagine di mercato per capire dove si nasconde questo fantomatico pubblico interessato.

Immaginiamo che stai mettendo insieme un album. Stai selezionando i pezzi in modo di ottenere un qualche obiettivo artisticamente organico: nello stile musicale, nel significato delle canzoni ecc… Già da qui dovresti pensare a quale pubblico ti rivolgi e valutare, insieme ad altri professionisti, che direzione prendere nelle scelte artistiche che farai.

Già il fatto che dovresti chiedere supporto ad altri, significa che dovrai sostenere un impegno economico. Quindi già nelle prime fasi dovresti fare un ragionamento sul budget che ti servirà per portare a termine il lavoro. Un budget di spesa che comprenda tutte le fasi di lavorazione dell’album compreso il marketing e la promozione. Ma non è  tutto.

In particolare gli esordienti, se ne escono con produzioni Low Budget che altro non servono per dimostrare il loro scarso professionismo e che sicuramente non mettono in luce le loro qualità (con conseguente danno reputazionale e perdita di opportunità). Spotify è piena di queste porcherie.

Se invece cominci a considerare le spese del tuo progetto artistico come un investimento a lungo termine, ecco che improvvisamente le cose prendono una prospettiva diversa.

Se ti impegni e ti circondi di bravi collaboratori, mettendo insieme una vera e propria produzione dove ognuno ha il suo ruolo, ecco che ti stai impegnando in qualcosa che avrà una qualità superiore, qualcosa che resta. Una spesa della quale non avrai un rientro immediato, ma che servirà per qualificarti come un artista professionista che conosce il lavoro, il mercato ed ha pure una vena artistica interessante.

Ovviamente imbarcarsi in questo percorso non è un gioco. Lavorare con professionisti è dispendioso. Perciò non solo hai bisogno (prima) di avere una rendita continuativa che alimenti questo tipo di progetti, ma ti servirà anche la figura di un produttore esecutivo che ti aiuti a gestisce l’aspetto logistico, finanziario e legale del progetto. È la persona che assicura che il progetto sia completato nei tempi e nel budget, occupandosi dei contratti, delle licenze e della raccolta fondi. Questo è il binario strategico dal quale inizia ogni progetto, sul quale poi si innesta il lavoro artistico.

Un progetto artistico che bypassa i dovuti passaggi di una produzione musicale senza seguire degli iter prestabiliti, senza un team e senza affidarsi alle persuoone giuste è destinato a restare nel limbo dei 5 ascolti mensili sulle app di streaming. E se non mi credi, se non credi alle statistiche, ti basta fare un giretto su Spotify per vedere quanti sono gli zombie che release dopo release, restano su 20-30 ascolti mensili.

Il processo di produzione musicale professionale è come costruire un edificio: la musica è la facciata (la parte artistica), ma il successo duraturo e l’opportunità di attrarre investimenti dipendono dalle fondamenta invisibili (Business, Marketing, Promozione) e dal piano di costruzione rigoroso (Produzione Esecutiva). Se si cerca di risparmiare sulle fondamenta (produzione “low budget”), l’intera struttura (il biglietto da visita) crollerà, non importa quanto bella sia l’idea iniziale.

PS Non attirerai mai player importanti del settore musicale se non sei in grado di dimostrare il tuo livello di professionalità e l’impegno che metti nel tuo lavoro. Se tu stesso non investi sui tuoi progetti, perché dovrebbero farlo altri?

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Si fa presto a dire Live!

Per un artista musicale suonare dal vivo può assumere significati diversi a seconda di come si imposti il percorso artistico professionale. Ancora una volta non c’è una regola che vale per tutti, non ci sono trucchi o scorciatoie. Anche quando organizzi un evento live, o vuoi che la tua fonte di reddito primario sia nei live, devi programmare una strategia logica che ti permetta di crescere e di espandere il tuo business.

Si fa presto a dire live!

Concretamente, se intendi organizzare un tour per promuovere la tua ultima uscita discografica, devi progettare questa operazione in un contesto coerente a tutte le operazioni di marketing che hai fatto e che stai facendo attorno al tuo lavoro. L’improvvisazione può costarti cara in termini di energie e di denaro buttato al vento.

D’altro canto, se invece vuoi che la tua professione di musicista sia incentrata sugli eventi dal vivo, come fonte primaria di reddito, dovrai progettare questo tuo percorso in una direzione precisa che ti permetterà di aggredire il mercato in cui vuoi posizionarti. E questo puoi farlo solo se hai le idee chiare su cosa stai facendo e selezionando con cura i luoghi dove ti esibisci.

Può anche essere che per te i concerti sono solo un momento di confronto occasionale. La scusa per mantenere la tua tecnica musicale viva, o metterti alla prova senza voler conseguire obiettivi economici ben precisi. Si tratta di un modo lecito di vedere i live, meno impegnativo, meno professionale, ma di conseguenza sarà anche meno remunerativo.

Quando decidi di Vivere di musica guadando dai live stai facendo una scelta ben precisa che solo in apparenza è facile, mentre in realtà ti espone ad una serie di rischi di cui devi essere consapevole: devi essere cosciente delle enormi implicazioni che questa scelta comporta.

Ci sono band, artisti, che hanno fatto dei live la loro fortuna, lo fanno da anni, con soddisfazione e continuità, ma questo perché riescono a gestire tutte le aree strategiche del loro progetto musicale che sono strutturate per questo segmento.

Queste realtà artistiche felici funzionano perché hanno saputo focalizzarsi sulla loro offerta di servizio e hanno quindi rivolto i loro sforzi promozionali verso determinati tipi di pubblico, specializzandosi in una determinata nicchia. Questo ha permesso a loro di crearsi un’identità specifica allineata con determinati tipi di pubblico che, quando si rivolge a loro, sa cosa aspettarsi.

Questo significa anche scegliere il luogo adatto dove esibirsi.

Il luogo adatto non è fatto solo dallo spazio in cui avviene l’esibizione, è sopratutto creato dal pubblico che assisterà all’avento. La scelta del Faccio live ovunque in qualsiasi luogo è la peggior politica che puoi fare: lo stesso errore che si fa quando si investono soldi in promozione sparando messaggi ovunque credendo che la cosa funzioni raggiungendo più persone possibili. D’altro canto, ricevere continui rifiuti dai locali a cui ti rivolgi, deve farti riflettere sul fatto che, molto probabilmente, non ti stai rivolgendo al posto giusto per la tua offera musicale. Sparare ovunque pensando di raggiungere il maggior numero di locali possibile, è un errore grossolano, una perdita di tempo.

Perché i tuoi live abbiano un senso economico devi progettarli bene, con un’estrema consapevolezza dei costi che sostieni per portarli sul palcoscenico. Non è un lavoro difficile, ma lo devi fare con cura e verificare continuamente se i tuoi calcoli rispondono ad un riscontro reale.

Per avere una reale comprensione dei tuoi costi devi includere:

  • Il tempo per la preparazione del live;
  • I costi della sala prove;
  • I costi dei trasporti e altri costi come cibo, soggiorno, ecc…;
  • I costi delle attrezzature o altri costi legati alla tua struttura;

All’interno di una band, poi, i guadagni non puoi distribuirli equamentr, faresti un grave errore che, alla lunga comprometterà la stabilità del gruppo. Il guadagno dovrai distribuirlo in base all’impegno e alle responsabilità di cui si prende carico ogni singolo membro del gruppo. Chi più lavora, chi maggiori responsabilità si prende, maggiormente sarà retribuito.

Se decidi di Vivere di Live dovrai anche risolvere il problema della frequenza, della continuità. Per vivere esclusivamente di live, la cruda realtà è che, nel mercato attuale,  dovresti partire dai 200-250 esibizioni ben studiate, all’anno. Questi numeri non vederli come un’ostacolo insormontabile, ma ti devono essere chiari, rappresentano il tuo rischio d’impresa, come in ogni altro settore, ci sono dei pro e dei contro.

Per completezza, chiudo questo post con le due tipologie principali di live, due tipologie che richiedono approcci diversi, perché presentano rischi diversi. Produrre un live o Suonare in un locale non sono la stessa cosa.

Sono due modelli di business che richiedono impegni molto diversi, impegni che non vanno presi alla leggera. Richiedono due modi di ragionare diversi che impattano su tutte le aree: il modello di business, il marketing e la promozione. Bisogna sempre tenere a mente questa distinzione se vuoi generare una rendita.

Inoltre, non sottovalutare mai i fondamentali che portano alla buona riuscita di un evento dal vivo: la gestione del team (capire chi serve e in quante persone suonare), come trattare con gli organizzatori, cosa proporre loro, come stabilire il prezzo e come attrarre le persone. Devi sempre avere il controllo di tutte le cose, se non vuoi incorrere in brutte sorprese o, almeno, limitare i danni degli imprevisti.

Per Vivere di live il tuo obiettivo primario non dev’essere Riempire lo Stadio, ma avere sotto controllo entrate e uscite in modo da generare quella rendita continuativa che ti permetterà di vivere la tua passione per la musica. Se lavorerai bene, con metodo e strategia, magari non arriverai allo stadio, ma potrai conquistare qualche piazza importante dove troverai un vasto pubblico pronto a godersi il tuo spettacolo.

La morale è semplice, non devi mai affidarti al caso, devi prima progettare e poi fare, devi conoscere il mercato, devi conoscere il contesto nel quale ti muovi e agire di conseguenza.

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Nella storia della musica nera lo spiritual e il blues rappresentano l’inizio di tutto, nascono come elaborazione esistenziale del singolo ma anche come reazione collettiva al dramma della schiavitù. Nel corso del tempo queste musiche si sono evolute in altre e altre ancora. Ma quali sono state le realtà sociali che ne hanno determinato la nascita e la diffusione? Qual è il denominatore comune che traccia il percorso di coscienza dell’afroamericano e della sua ribellione?La storia della Black Music indaga tra le pieghe di questi momenti storici ed esplora le motivazioni etiche, sociali e religiose che hanno dato origine a tutte le musiche che dai seminali spiritual e blues si sono sviluppate, per giungere – attraverso il jazz, il soul, il funky, il reggae e il rap – fino alla trap, ultima rilevante forma di espressione musicale inventata dalla comunità di colore. Le otto sezioni del libro sono arricchite dalle storie dei personaggi, degli album e degli avvenimenti di particolare rilievo, da immagini d’epoca e da un centinaio di schede di canzoni emblematiche, ascoltabili direttamente tramite QR code. L’opera è completata da contenuti online quali video, canzoni, fotografi e e approfondimenti relativi agli argomenti trattati nei diversi capitoli. Prefazione di Ronnie Jones.

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I Pilastri della Professione Musicale

Per trasformare la tua passione per la musica in una professione, per godere di una rendita continuativa che ti permetta di vivere, la padronanza delle skill tecniche, delle competenze verticali, non ti sarà sufficiente. Nel suo percorso professionale l’artista musicale è spesso bloccato dall’ignorare e quindi non utilizzare i tre pilastri su cui si basa la professione, ogni professione:

    1. Il Business;
    2. Il Marketing;
    3. La Promozione.

I Pilastri della Professione Musicale

Queste tre , competenze orizzontali, costituiscono la base su cui si regge la crescita professionale e che distinguono l’approccio del professionista dal dilettante. Se non li padroneggi, la tua impresa fallirà. Non saranno le tue doti tecniche o artistiche che ti salveranno da un mercato cinico e talvolta spietato.

Business significa avere la forma mentis dell’imprenditore a tutti gli effetti. Devi misurare le tue capacità e ragionare economicamente, valutando costi e benefici. Devi ragionare costantemente per arrivare ad una rendita che ti consenta l’indipendenza economica, accettando o rifiutando i lavori che ti vengono proposti e spendendo i tuoi soldi con criterio, valutando ogni spesa come un investimento, un ritorno economico.

Investire significa assumersi dei rischi economici, ma è neccessario se vuoi che la tua professione progredisca: Devi investire anche e sopratutto nella tua formazione impreditoriale, oltre che per la musicale; devi investire oculatamente nei tuoi strumenti professionali, con un criterio di progettualità; devi investire nei tuoi collaboratori, nei tuoi partners e nelle loro competenze.

Fare Marketing significa posizionarti sul mercato e presentarti in maniera efficace nel mercato musicale, composto per lo più da liberi professionisti e imprenditori. Devi superare la logica del curriculum, nella musica non esiste il posto fisso. Verrai valutato per ciò che sei: per quello che sai fare, per come lo fai e per la tua serietà professionale. Devi imparare a comunicare chi sei, cosa fai, perché lo fai e che cosa offri a livello professionale, con la tua musica, il tuo strumento, la tua arte e le tue competenze.

Promuoverti, sia verso il pubblico che verso il settore musicale, significa perciò avere le idee chiare su cosa puoi offrire. Devi definire cosa sei in grado di offrire che altri non hanno, quali sono i tuoi punti di forza, sul valore che offri.

Essere un musicista professionista significa affrontare l’arte della musica come un lavoro qualunque: con estrema serietà. Muovendosi senza improvvisazioni o facilonerie, affrontando in profondità ogni aspetto della professione, compresi i sottovalutati aspetti legali e amministrativi, e con la consapevolezza che è necessario spendere, spendere e investire una valanga di soldi anche in percorsi formativi che ti porteranno ad avere gli strumenti per muoverti con agilità nelle dinamiche del settore musicale e discografico.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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