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La via del professionismo musicale.

So bene da dove parti e conosco il tuo amore per la musica. La passione è il motore primordiale che ti ha spinto a chiuderti in camera per ore, a prendere innumerevoli lezioni, a suonare con le prime band di paese e ad innamorarti perdutamente di questo percorso irto di ostacoli.

La via del professionismo musicale.

Se oggi sei qui a leggere queste righe è perché vuoi capire, una volta per tutte, cosa separa chi suona per puro hobby da chi riesce a fare della musica la propria professione in modo sostenibile e duraturo.

Il sistema educativo musicale e l’ambiente circostante ti hanno convinto che la tecnica fosse l’unica cosa che contasse davvero. Hai investito decine di migliaia di ore sul tuo strumento, passando da semplici insegnanti a veri e propri mentori che ti hanno inserito nei primi contesti live e negli studi di registrazione. Questa è quella che in gergo è conosciuta come competenza verticale.

Tuttavia, la cruda verità che devi accettare è che per sostenerti economicamente nel settore musicale, le sole competenze verticali non ti daranno mai un progetto sostenibile. Essere un professionista non significa solo saper suonare perfettamente, conoscere a memoria un rudimento o padroneggiare l’armonia.

Significa, al contrario, sviluppare un intero arsenale di competenze collaterali e trasversali che non hanno nulla a che vedere con lo strumento, ma che determinano in modo assoluto la tua sopravvivenza nel mercato reale.

Fare il musicista professionista significa diventare un vero e proprio imprenditore di se stesso. Significa imparare a gestire l’organizzazione del lavoro, capire come rispettare rigorosamente i ruoli all’interno di un team ed essere in grado di calcolare meticolosamente i budget di produzione per capire fin da subito se un progetto è finanziariamente sostenibile.

Un professionista sa impostare delle timeline precise, chiedendosi sempre quanto tempo e quali risorse servono per andare dal punto A al punto B, senza navigare a vista. Essere un professionista significa inoltre imparare l’antica arte della vendita e della negoziazione, capendo quali accordi commerciali stringere, quali sono i confini delle collaborazioni e come prezzare correttamente il proprio lavoro in base al mercato.

Qui entra in gioco uno degli scogli psicologici più grandi da superare. La musica è da sempre un settore guidato dall’emotività e dalla creatività, ma il business, per funzionare, richiede una freddezza calcolatrice. Se vuoi fare di questo il tuo lavoro, hai il dovere morale e materiale di perseguire risultati economici e di misurare costantemente le tue azioni, settando degli obiettivi finanziari mensili e annuali.

Devi sviluppare una consapevolezza chiarissima di quanto ti costa, in termini di denaro ma soprattutto di tempo investito, acquisire un singolo fan o un cliente. Se passi ore infinite a creare contenuti sui social o spendi soldi in inserzioni pubblicitarie per acquisire un cliente che alla fine ti fa guadagnare meno di quanto hai speso per intercettarlo, il tuo modello è destinato a fallire e i tuoi prezzi sono concettualmente sbagliati.

Un vero professionista musicale crea un sistema di offerta intelligente e strutturato per mantenere i propri clienti nel tempo, offrendo servizi continuativi, alzando la marginalità e abbassando così i costi di acquisizione. E qui arriviamo al cuore pulsante del mercato moderno. Se vuoi uscire dalla crisi e dall’anonimato, devi comprendere e accettare che oggi il settore musicale è fondato quasi esclusivamente su modelli di business di servizio, non di prodotto.

Continuare a pensare di vendere la tua musica registrata come se fosse l’unica o la principale fonte di guadagno ti porterà a schiantarti contro il muro della realtà. Il mercato discografico attuale non funziona più così. La tua musica, i tuoi dischi faticosamente prodotti e il tuo intero catalogo sono il tuo biglietto da visita, uno strumento formidabile e necessario per innalzare la tua percezione e dimostrare la tua autorevolezza al mondo.

Ma le vere entrate, quelle solide che ti permettono di pagare le bollette e reinvestire nella tua arte, derivano dai servizi che costruisci attorno a quella musica. Questo significa diversificare intelligentemente, intercettando i bisogni reali delle persone e delle aziende là fuori. Significa imparare da dove puoi guadagnare direttamente e quali sono le innumerevoli rendite indirette che le tue azioni possono generare a cascata.

L’approccio al servizio può tradursi nell’insegnamento ad alto livello, nel sessionismo per altri artisti, nella produzione per conto terzi, nello stringere partnership esclusive o nell’organizzare eventi dal vivo concepiti non come semplici e banali esibizioni, ma come esperienze di grande valore per le quali il pubblico è felice di pagare.

Lungo questo tortuoso e affascinante percorso, dovrai inevitabilmente fare i conti con i fallimenti. Anzi,  devi innamorarti del fallimento, perché non esiste alcun risultato positivo e duraturo in questo settore che non derivi da una lunga serie di sconfitte cocenti.

Forse hai già provato a lanciare un tuo progetto musicale, ci hai investito i tuoi sudati risparmi, le tue migliori energie e tutte le tue speranze, per poi ritrovarti con un pugno di mosche in mano e un buco economico da gestire con ansia. Quando questo accade, l’istinto umano ti spinge a gettare la spugna, ad abbandonare tutto e cambiare mestiere, come fanno in moltissimi dopo anni di sacrifici non ripagati.

Vivi ogni fallimento come una lezione magistrale che ti svela una carenza nel tuo modello di business e ti offre la possibilità di correggere il tiro, diventando più forte e consapevole.

Infine, essere un professionista significa aver smesso di compiacere se stessi nella solitudine della propria sala prove per iniziare a comunicare con il mondo in modo altamente strategico.

Devi scolpire una tua identità forte, definendo il tuo suono, la tua immagine visiva e i tuoi valori, e poi devi imparare a veicolarla in modo chirurgico. Devi studiare il mercato, individuare il tuo pubblico di riferimento e capire quali sono i loro bisogni insoddisfatti.

Implica l’arte di sapersi presentare nel modo corretto quando incontri un addetto ai lavori, avendo sempre pronto del materiale adeguato e testato per fare centro al primo colpo, invece di improvvisare e bruciare occasioni d’oro.

La comunicazione, in questo ecosistema, è vitale: devi usare tutti i canali a tua disposizione, dai social media alle relazioni interpersonali dirette, non per cercare una visibilità vuota ed effimera legata all’ego, ma per posizionare il tuo prodotto e il tuo servizio nella mente delle persone giuste in modo indelebile.

Se sei stanco di girare a vuoto, se vuoi smettere di sperare nei miracoli e desideri iniziare a costruire concretamente il tuo modello di business musicale con strategie chiare, procedure testate e dati reali alla mano, non devi affrontare questo lungo e faticoso viaggio da solo.

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Provarci non ti costerà nulla, aspettare che le cose cambino da sole ha un costo incalcolabile.

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