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L’artista musicale è il fulcro di tutto.

Essere un artista musicale, vivere di musica, magari della propria musica e delle proprie canzoni, è sempre stato difficile. Come tutte le professioni creative c’è, vivaiddio!, una selezione della specie piuttosto feroce che lascia poco spazio all’improvvisazione.

L'artista musicale è il fulcro di tutto.

Un artista musicale vede premiati i suoi sforzi solo quando riesce a raggiungere alti livelli professionali e non sto parlando solo della sua maturazione artistica: i più grandi professionisti della musica sono quelli vivono la professione consapevoli delle regole legali e contrattuali che la caratterizzano e delle regole che muovono quel gran circo che è l’industria dell’intrattenimento. Questo perché la musica live e il settore discografico sono intrattenimento e i loro competitor sono tutto ciò che fa intrattenimento, cioè tutto quello che può riempire il tempo libero di una persona: teatro videogiochi, film in streaming ecc…

Il passaggio della musica dal supporto fisico allo streaming, l’avvento dei social media e dei social network hanno cambiato molti paradigmi rivoluzionando l’intera filiera musicale, in questo contesto l’artista musicale, proprio la figura che tiene in piedi tutta la baracca, è rimasto sacrificato da questo mutamento del mercato.

Se da un lato oggi è possibile per chiunque produrre e far conoscere la propria musica, dall’altro siamo giunti ad una saturazione dell’offerta musicale nella quale solo pochi riescono ad emergere: i Migliori.

I Migliori sono quegli artisti musicali che indirizzano i loro sforzi non solo nel perfezionare la loro arte ma investono impegno, tempo e risorse nel costruire la loro figura artistica creandosi un immagine pubblica unica e distinguibile, curando la loro base fan e guadagnandosi una buona reputazione di professionisti della musica.

Questo non vale solo per gli artisti che realizzano produzioni discografiche, vale per tutti gli artisti musicali, vale per i turnisti, i coristi, i parolieri, gli arrangiatori, i producer e tutte quelle figure professionali che contribuiscono alla lavorazione di una canzone.

Un esempio: Se un cantante all’apice del successo deve scegliere un nuovo chitarrista per la band che lo accompagnerà in tour, secondo te terrà in conto anche della presenza scenica del musicista e del rapporto che ha con il suo pubblico online o si limiterà alle sue capacità tecnico-artistiche?

Ma non c’è solo questo.

L’esperienza insegna che non esiste nessuna campagna pubblicitaria, nessun piano marketing, nessuna promozione in grado di spingere in alto un artista, o la sua produzione, se l’artista stesso non è pronto a lavorare su se stesso per diventare il brand della sua musica attraverso quei meccanismi codificati nelle tecniche di marketing.

E’ su questo che io lavoro, sul fulcro di tutto: con l’artista, per l’artista.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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6 punti per trasformare la tua musica in un brand

Non mi meraviglierei se leggendo il titolo trovassi fastidioso l’accostamento tra le parole musica e brand, accade a molti artisti musicali che vedono in questo accostamento il ridurre la musica a semplice merce di consumo.

6 punti per trasformare la tua musica in brand

Non nascondiamoci però che, in realtà, la musica è merce di consumo e mai come di questi tempi è stata prodotta e consumata in enorme quantità. Ovviamente senza dimenticare che la musica nasce da un processo creativo ed artistico che spesso è il frutto di anni di studio, lavoro e costanza.

Ci troviamo perciò in un contesto in cui è necessario creare la giusta sinergia tra l’aspetto commerciale e quello creativo. Un buon musicista professionista è tale quando riesce a coniugare l’aspetto spirituale e quello materiale della sua professione, riuscendo ad emozionare il suo pubblico e vivendo con i guadagni del suo lavoro.

Trasformare la tua musica in un brand significa renderla unica e riconoscibile, così come deve essere unica e riconoscibile la tua figura di personaggio artistico. L’artista e la sua musica devono appartenere ad un contesto che sia facilmente riconoscibile dal pubblico, ma nel contempo devono emergere da questo contesto, trovando una loro dimensione unica.

Questo risultato non è detto che sia immediato, potrebbe rivelarsi un percorso di ricerca, fatto di tentativi più o meno felici, che ti porterà a raffinare la figura artistica mentre, nel contempo, migliori anche la tua scrittura musicale e la qualità dei tuoi pezzi. E’ un percorso di maturazione nel quale valuterai anche le reazioni del pubblico e costruirai con esso un rapporto di fiducia facendolo diventare la tua fan base. Un artista musicale quindi deve ricordare sempre che il brand è ciò che associa se stesso ad un gruppo di persone in particolare, a cui si propone un progetto che rispecchi i loro gusti ed esigenze musicali.

Ci sono sei punti chiave quindi per poter realizzare il proprio brand:

1. Chi sei e chi vuoi diventare?

Prima di ogni cosa devi aver chiaro quale direzione dare al tuo percorso artistico: vuoi diventare una rockstar, un cantautore oppure vuoi diventare uno specialista di uno strumento ambito dai migliori artisti della scena? Il tuo brand riguarda le tue aspirazioni, le domande a cui devi rispondere sono: “Per cosa voglio essere ricordato?” e “Come lo evidenzio al meglio?”. Vorrei portanti l’esempio di Dodi Battaglia che per mezzo secolo ha costruito il suo percorso artistico con i Pooh, scrivendo e arrangiando con loro le canzoni che li hanno resi celebri nel mondo. Questo non gli ha impedito, anzi lo ha aiutato, nel costruirsi una carriera e una fama internazionale di grande chitarrista. La sua lunga esperienza musicale gli ha permesso di continuare una carriera solista realizzando nuove canzoni e condividendo le sue conoscenze tecnico/artistiche in affollatissime master class.

2. Conosci il tuo pubblico

Ne consegue che, se non hai le idee chiare su chi sei e cosa vuoi rappresentare con la tua musica, difficilmente le persone potranno dare un senso della tua presenza. Il brand che stai costruendo rispecchia i valori artistici che distribuisci. Devi conoscere te stesso, ma devi anche capire i gusti delle altre persone, del tuo pubblico potenziale. In altre parole, devi trovare la tua nicchia. Devi concentrare i tuoi sforzi nel catturare l’attenzione di quel pubblico specifico che si appassiona al tuo genere musicale ed al tuo sound: quello che si emoziona nell’ascoltarti. Sarà la tua fan base.

3. Costruisci la tua identità

Concentrarsi troppo su visibilità, successo di pubblico o fama può rivelarsi un problema se prima non ti sei costruito un’identità artistica solida e riconoscibile. Nella musica il successo può rivelarsi effimero se non basato su pilastri solidi che vanno oltre alle abilità artistiche. Chi ti ascolta deve amare le tua musica, ma deve amare anche il tuo personaggio artistico. Devi perciò costruirti una buona reputazione professionale che resti nelle percezioni dei tuoi colleghi musicisti o del tuo pubblico.

4. Costruisci un luogo privilegiato per farti conoscere

Il proliferare dei canali comunicativi è dispersivo. Per la natura di cui sono fatti, per le dinamiche che creano, generano una lettura non lineare dei contenuti che a sua volta può rivelarsi dispersiva e spesso superficiale. Per questo è fondamentale creare un luogo tuo dove presentarti, rappresentarti, illustrare il tuoi progressi artistici e magari mantenere un contatto privilegiato con il pubblico appassionato alla tua arte. Un buon sito internet, costantemente aggiornato con le date dei tour e magari con un blog è la soluzione ottimale per mantenere un contatto solido nel tempo con il tuo pubblico. Se poi sei un musicista professionista alla ricerca di ingaggi come turnista o per tour dal vivo, LinkedIn è il paradiso dei professionisti di ogni categoria. Come social LinkedIn ha delle caratteristiche e delle dinamiche diverse da quelle che sei abituato a vedere con Facebook o Twitter. Essendo un luogo frequentato da professionisti LinkedIn richiede anche un linguaggio professionale appropriato, ma è innegabile che è il posto giusto per far valere il proprio valore professionale ed ottenere ingaggi magari impensati.

5. Nutri il tuo pubblico di grandi aspettative

Ora che sai chi sei, qual’è il tuo pubblico e come mantenere viva la sua curiosità, devi trovare il pretesto quotidiano per farti notare e ottenere apprezzamento. Per ottenere e mantenere l’attenzione del pubblico devi attrarlo informandolo sulle tue attività e sul contesto artistico in cui ti muovi, senza dimenticare di suggestionarlo con la tua musica.

Se racconti alle persone chi sei, cosa fai, come lo fai e, perché no, come possono ottenere i tuoi risultati o ricreare i tuoi suoni, ottieni la vicinanza e l’ammirazione di un pubblico che in te vede un punto di riferimento e magari una fonte d’ispirazione. Una nicchia si alimenta con contenuti che non devono necessariamente portare alla vendita ( meglio dire al tuo ascolto in streaming): basta che chi ne fruisce comprenda che, qualora fosse necessario, che tu sei in grado di soddisfare la sua fame di emozioni e buona musica.

6. Converti l’interesse in contatti, i contatti in relazioni e le relazioni in ascoltatori

I social network non servono a vendere, ma a far scattare un primo generico interesse. Se vuoi che questo interesse diventi famigliarità e autorevolezza devi acquisire la capacità di arrivare direttamente al tuo pubblico, disintermediando social network e social media. Puoi farlo attraverso una mailing list, un gruppo chiuso, la messaggistica, le notifiche o un live. I contatti sono un punto di partenza debole, le relazioni il loro sbocco naturale.

Il valore di un follower è nullo se con esso non si instaura una conversazione, se non c’è un coinvolgimento reale e attivo. Tutto ciò che hai fatto finora porta a questo. Attraverso la comunicazione il pubblico comprende chi sei e qual’è la tua musica, nel contempo apprezza la tua disponibilità e le tue qualità umane e professionali.

A questo punto non dovrai più insistere sul pubblico perché ascolti il tuo ultimo brano o compri il biglietto del live. Sarà proprio questo tuo pubblico a restituirti l’attenzione che gli hai dato partecipando alle tue esibizioni e facendo conoscere agli amici la tua ultima produzione. Sarà un atto spontaneo di riconoscenza, un rapporto umano solido di reciproco rispetto.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
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I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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100.000 brani al giorno

Il titolo di questo post si riferisce all’offerta musicale disponibile ad ogni singolo individuo del pianeta connesso alla rete internet. Questa è una stima del settembre 2022 regalataci da Sir Lucian Grainge di Universal e Steve Cooper di Warner Music.

100.000 brani al giorno

La conclusione di questi due pezzi da 90 dell’establishment discografico è che questo vasto volume di musica con i relativi contenuti associati (video, presenza sui social ecc.) sta rendendo sempre più difficile per gli artisti raggiungere un pubblico consistente online e sta mettendo in crisi il rapporto tra le case discografiche e gli artisti che dovrebbero commercializzare, promuovere e sviluppare.

La verità è che nell’era dello streaming anche le major hanno difficoltà nel far emergere la loro canzone tra le altre 99.999 che giornalmente vengono rilasciate sulle piattaforme, per questo stanno puntando sulle opportunità offerte dal web3.0 (metaverso, NFT, ecc.) e poter finanziare adeguatamente la produzione musicale d’alto livello potendo investire adeguatamente in nuovi artisti. A quanto pare nemmeno più il tradizionale merchandising è sufficiente a mantenere in piedi una carriera artistica in un mondo in cui l’offerta musicale è decisamente sovrabbondante e dispersiva.

I dati noti ci restituiscono la prospettiva in cui dal 2018 al 2022 i brani caricati sulle app di musica in streaming si è quintuplicato, mentre Apple Music conferma che il numero totale di brani sulla sua piattaforma ha superato i 100 milioni. Il volume di traffico generato da una tale quantità di musica (sarebbe più esatto parlare di dati), ha ovviamente messo in crisi il sistema di distribuzione in streaming. Nell’anno fiscale 2021, secondo un deposito annuale della SEC, Spotify ha speso ulteriori 33 milioni di euro rispetto all’anno precedente in “costi per la tecnologia dell’informazione” principalmente a causa di un “aumento del nostro utilizzo dei servizi di cloud computing”.

Sappiamo che le App di musica in streaming stanno seguendo delle politiche per contenere questa iperattività creativa di artisti ed etichette: per esempio Spotify ha cominciato a rifiutare cover non sorrette da un preciso piano editoriale; personalmente ho poi notato che Amazon Music e Deezer tendono a nascondere nelle ricerche i prodotti discografici meno performanti o meno popolari. Un inequivocabile segno di autodifesa delle infrastrutture informatiche messe sotto stress da questa democraticità impazzita nelle produzioni discografiche.

Ma se artisti, etichette e app di streaming sono messe in difficoltà da questo assetto del mercato, chi ci sta guadagnando?

Sicuramente a guadagnarci, in questo momento, sono i distributori di artisti indipendenti come DistroKid e TuneCore che ricevono un compenso da ogni artista fai da te la cui musica viene caricata sulle piattaforme di streaming. E’ infatti indubbio che la rapida crescita recente del volume di caricamenti di musica è stata trainata dal settore della distribuzione indipendente, dove artisti o etichette possono distribuire con semplicità la propria musica con un click su Spotify, Apple Music, YouTube Music , Amazon Music ecc.

La domanda che molti si pongono è la seguente: 100 mila tracce al giorno sono migliori per il pubblico di, diciamo, 1000 al giorno?

Personalmente credo che il sistema attuale prosperi sugli artisti immaturi vendendo l’illusione di un successo discografico facile e a portata di mano e credo che il mercato delle produzioni musicali stia vivendo una bolla che in fin dei conti non premia nessuno.

Visto da oggi non credo nemmeno che il web3.0 si rivelerà determinante per cambiare queste prospettive, lo vedo come un’artefatto che, ancora una volta, ci allontana dal focus principale che resta la musica e il musicista.

In un presente così mutevole e frammentato per l’artista musicale resta fondamentale lavorare sulla sua promozione personale affiancando il proprio sito internet ai social network con l’utilizzo di tutte quelle strategie e metodi noti come personal branding.

Ciò che distingue il musicista immaturo dal musicista maturo è proprio la consapevolezza di dover curare ogni dettaglio della propria figura professionale per poter distinguersi in questa palude sconfinata di produzioni musicali.

Il mercato discografico così come lo conosciamo oggi evolverà e certamente non tornerà all’era pre-streaming, resterà sul palcoscenico solo chi saprà vivere in un mondo dove le relazioni online e dal vivo sono interconnesse tra loro.

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I social non sono partner dei musicisti

Le polemiche scatenate dal mancato accordo tra SIAE e Meta hanno visto contrapporsi diverse opinioni. Influencer e creator hanno ovviamente dato contro SIAE, dato che il risultato del mancato accordo è stata la rimozione degli artisti SIAE dai social di Meta; SIAE ha anche raccolto critiche pesanti da alcuni giornalisti di settore e non sono mancate critiche anche da qualche piccolo discografico e da qualche artista: ad onor del vero, ho notato che questi ce l’hanno con SIAE più che altro perché è molto al di sotto delle loro aspettative.

I social network non sono partner dei musicisti

Ma vorrei chiarire (e chiarirmi) le idee sul mondo e sulle dinamiche della musica in streaming e lo farò nelle prossime righe, sperando che questo mio punto di vista possa suscitare una discussione costruttiva.

Un artista musicale per sviluppare la sua carriera, per forza di cose, deve appoggiarsi a diverse figure e servizi professionali: editore discografico, producer, distributori digitali, digital service provider, promoter, grafici, video maker, esperti di marketing e social, ecc…

Queste figure lavorano attorno alla figura dell’artista musicale ed alla sua musica e sono nel contempo loro partner. Lo sono perché il frutto del loro lavoro ed il loro prestigio vanno di pari passo con quello dell’artista per cui lavorano e si fanno pagare: è una sinergia, un dare e avere in cui entrambi le parti hanno l’interesse che il tutto vada per il meglio.

Anche le società di gestione dei diritti d’autore sono partner dell’artista: SIAE, ASCAP, Soundreef, NuovoIMAIE o altre, perché si fanno pagare a fronte di servizi di tutela degli artisti e della loro musica; anche qui la sinergia di questo rapporto è vantaggiosa per entrambi.

Ed i social network come Instagram, Facebook o TikTok sono partner degli artisti? Direi proprio di no.

Lo scopo principale delle reti sociali non è di valorizzare o promuovere la notorietà di un artista musicale. Il loro scopo primario è quello di intrattenere i loro utenti con contenuti generati dagli stessi. Per ottenere questo, i social network offrono ai loro iscritti strumenti per creare contenuti completi e accattivanti: uno di questi strumenti è la musica, la tua musica.

Il fatto poi che un tuo brano diventi virale e magari conquisti il favore del pubblico non rientra tra i primari interessi delle piattaforme social.

Il primario interesse di un social network è fornire ai suoi creator ed influencer musica al più basso costo possibile perché possano far funzionare un giocattolo che genera ogni giorno ricchezza anche influenzando abitudini e mercati.

Se poi come musicista non sei proprio contento della qualità dei servizi SIAE, cambia gestore di diritti d’autore, l’offerta è ampia.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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SIAE vs Meta è una questione di trasparenza

La notizia in pochi minuti ha fatto il giro del web italiano ed anche oltre: la musica italiana tra un paio di giorni sparirà dai social di Meta. Facebook e Instagram stanno per bloccare e silenziare tutti i video pubblicati dagli utenti italiani, che contengono tracce musicali provenienti dal repertorio della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE).

Siae contro Meta è una questione di trasparenza.

Ad annunciarlo è stata Meta, proprietaria delle due piattaforme, comunicando di non essere riuscita a raggiungere un accordo con SIAE per il rinnovo delle licenze. Il colosso di Menlo Park ha sottolineato come, in tutta Europa, solo in Italia non sia riuscita a rinnovare le licenze.

SIAE ha precisato che, Meta avrebbe preso una “decisione unilaterale” per escludere il repertorio della società dal proprio catalogo, “prescindendo da qualsiasi valutazione trasparente e condivisa dell’effettivo valore del repertorio”. La società ha poi accusato l’azienda di Mark Zuckerberg di aver rifiutato di condividere “informazioni rilevanti ai fini di un accordo equo”, andando contro i principi della Direttiva copyright.

Le licenze della società sono scadute il primo gennaio 2023 e già prima di allora sarebbero state in corso le contrattazioni, che non hanno portato a un nulla di fatto, perché per SIAE Meta starebbe sfruttando “la sua posizione di forza per ottenere risparmi a danno dell’industria creativa italiana”.

Ad essere esclusi da questa quarantena sono le musiche di artisti che hanno società di gestione collettiva diverse da SIAE, ad esempio quelli che si sono affidati alle cure di Soundreef o altre, ma anche tutte quelle auto produzioni che semplicemente si appoggiano a piattaforme di distribuzione senza essere iscritti a società di gestione collettiva di diritti d’autore.

Enzo Mazza, CEO della Federazione Industrie Discografiche Italiane non ha per niente gradito la notizia:

…la decisione di quest’ultima (Meta ndr) di rimuovere il contenuto musicale da FB e Instagram rischia di causare gravi danni anche all’industria discografica.
Non è accettabile che una piattaforma della rilevanza di Meta possa rimuovere un contenuto che coinvolge anche altri settori della filiera come reazione ad una divergenza su un accordo contrattuale.
La direttiva copyright del 2019 e anche le precedenti norme in materia di contenuti online hanno definito in maniera chiara il contesto ed è opportuno raggiungere un’intesa che salvaguardi la disponibilità dei repertori anche a tutela degli artisti e dei fan di musica.
La trattativa va subito riaperta e condotta in buona fede per tutelare i diritti di proprietà intellettuale delle industria creative.

Mentre scrivo è ancora presto per sapere come e se questa crisi sarà risolta. La rottura tra SIAE e META in Italia sembra simile a quella tra TikTok e le major in Australia: è evidente che ai social network il costo delle licenze per l’utilizzo della musica chiesto dall’industria discografica sia troppo elevato per i loro gusti. TikTok sta cercando di aggirare il problema creando la piattaforma di distribuzione musicale SoundOn (non disponibile in Italia), Meta vedremo cosa ha intenzione di fare.

Forse per gli artisti musicali è giunto il tempo di usare i social network e non di farsi usare da loro. Le strade ci sono, bisogna solo saperle percorrerle.

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Amazon Music business musica streaming royalty social music marketing Spotify

Calcolatore di guadagni da streaming

Quanto puoi guadagnare dai servizi di musica in streaming quali Amazon Music, Spotify, YouTube, Deezer, Tidal ecc…? Qualcuno ha voluto rispondere a questa domanda creando un pratico e semplice Music Royalty Calculator. non sprecherò parole per spiegare come funziona perché è veramente semplice e intuitivo: un giochetto.

Calcola le royalty della musica in streaming

Ma prima di darti il link a questo strumento è doveroso fare alcune considerazioni sull’utilità e la validità di questo strumento.
Per questo ti consiglio di continua la lettura.

Non conosco i criteri di programmazione con cui è stato creato questo Music Royalty Calculator, ce ne sono altri in circolazione e direi che sono tutti affidabili. Ma devi tener conto che i risultati che ti restituisce sono delle medie, delle stime, ma non sono in assoluto dei dati da prendere alla lettera.

Ti faccio alcuni esempi pratici che io stesso ho potuto misurare.

Le canzoni per bambini piccoli, in particolare ninna nanne e filastrocche, rendono molto di più, anche fino a 4 volte di più su Amazon Music rispetto che su Spotify. Il motivo di questo l’ho trovato nelle abitudini di ascolto del pubblico di riferimento che chiaramente è composto da genitori con bambini piccoli che usano servizi Amazon e che magari, come molti dispongono di un dispositivo Alexa con il quale diffondo musica per far tranquillo il pupo: tra l’altro macinando ore e ore di musica da un abbonamento a pagamento (Unlimited) che è, come saprai, più redditizio in fatto di royalty.

Perciò, dalla mia esperienza, i risultati che ti restituiscono i royalties calculator per quanto riguarda Amazon Music potrebbero rivelarsi sottostimati.

D’altro canto, nel caso della Trap o del Reggaeton, non mi fa meraviglia se i proventi da Spotify per ogni singolo ascolto fossero più alti rispetto Amazon. Questo perché Spotify è abbondantemente più diffuso e apprezzato dai giovani e giovanissimi, ma anche qui c’è una piccola trappola di cui tener conto.

Quando distribuisce le royalties, Spotify premia gli artisti musicali che ricevono ascolti dalle nazioni con un alto numero di abbonati a pagamento. Per esempio, gli ascolti provenienti dalla Germania, valgono qualche centesimo in più rispetto a quelli provenienti dall’Italia: questo perché in Germania c’è una media di abbonati a pagamento superiore a quella italiana.

Il che significa che se il tuo brano diventa popolare, sempre per esempio, in Bolivia, scoprirai che le royalties per ascolto sono molto più basse rispetto a quelle provenienti dall’Italia per il motivo di cui sopra.

Questo significa che, nell’era della musica in streaming, quando scrivi un brano devi tener conto non solo dei gusti e delle abitudini del pubblico al quale ti rivolgi, ma anche della sua provenienza geografica.

Sono informazioni che possono diventare un tuo punto di forza molto importante se le sai usare bene, perché se è vero che per Spotify il mercato latino è meno remunerativo, è anche vero che è uno dei più vasti del pianeta e se un tuo reggaeton (dio ce ne scampi!) sfonda in Bolivia, non è detto che il suo successo non possa espandersi dall’Argentina al Messico sino ai barrio delle metropoli nord americane: e son numeri eh, mica bruscolini.

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4 punti cardine del marketing musicale

Suppongo ti sia chiesto il motivo per cui alcuni musicisti di talento facciano fatica a crearsi un ricco seguito di pubblico e ottenere il riconoscimento che meriterebbero, mentre vedi che altri, di talento minore, sembrano raggiungere un riconoscimento di pubblico più consistente, ed essere visibili ovunque. Ciò sicuramente dipende da molti fattori, ma uno rilevante è la capacità di saper muoversi nel settore musicale anche sul lato più pratico del business, che nella vulgata popolare sarebbe il sapersi vendere bene.

4 punti cardine del marketing musicale

Definirei il marketing musicale quel pezzo mancante di un insieme capace di fare la differenza. Il problema è che molti musicisti sottovalutano l’importanza dell’effetto che può ottenere una buona strategia di marketing, nonostante gli strumenti per approfondire le proprie conoscenze e monitorarle con costanza siano orami alla portata di tutti. Nell’era della musica in streaming molti artisti musicali non riescono ad arrivare dove desiderano semplicemente perché si ritrovano incapaci di gestire attività di organizzazione e vendita del proprio materiale musicale.

Le fonti per documentarti oramai sono molte, le stesse piattaforme di distribuzione offrono infarinature sui concetti chiave del marketing musicale, esiste un’ampia letteratura, molti blog divulgativi (tra cui questo;) e manuali pratici che possono avvicinarti alla materia. In questo articolo vedrò di fissare alcuni punti chiave sul perché e sul per come un artista musicale deve interessarsi al marketing musicale ed alla promozione del suo essere artista e della sua musica.

1. Sveglia le coscienze

Sulle App di streaming musicale l’offerta quotidiana è talmente vasta che (ahinoi) non basta fare della buona musica per essere notati. Certo che l’ideazione, l’esecuzione e la produzione delle tue tracce deve essere ineccepibile, ma non è sufficiente per fare il botto: questo è un dato di fatto.

Essere musicisti di talento e mostrare questo talento alle persone sono due cose diverse: perché il tuo talento venga scoperto, prima devi catturare l’attenzione delle persone perché è l’attenzione il fattore che un artista musicale deve saper conquistare convincendo il pubblico che vale la pena essere ascoltato. È questa l’essenza del marketing musicale: attraverso la promozione e commercializzazione della musica si mostra al pubblico che non solo la propria musica esiste ma si convincono anche le persone ad ascoltarla. È su questi due obiettivi che dovrai focalizzarti inizialmente.

So già che alcuni lettori di stanno storcendo il naso perché faticano a coniugare loro passione creativa per la musica con il verbo vendere eppure questo è un passaggio obbligato se intendono continuare a deliziarci con le loro creazioni musicali.

Devi sapere che fare marketing musicale non è fare l’imbonitore. Fare marketing significa investire tempo e risorse sulla propria immagine e quindi sul proprio prodotto musicale. Non è richiesta nessun tipo di laurea o conoscenza particolare, ma è necessaria la volontà di voler imparare fino a possedere la materia come possiedi la conoscenza della musica.

2. Il marketing è dialogo continuo con i propri fan

Abbiamo detto che per poter vivere della tua musica è necessario catturare l’attenzione del pubblico, il prezzo di questo è che questa attenzione devi restituirla a chi ti segue. Il dialogo con il pubblico deve essere continuamente stimolato con tutti i mezzi che i social network ti offrono e anche nelle occasioni di incontro, prima o dopo un live o in occasione di una manifestazione. Rispondere alle domande, soddisfare le curiosità ed essere disponibile nei luoghi deputati è la strada più breve per crearti una fanbase affiatata: un buon marketing parte dalla costanza con cui sono curate le pubbliche relazioni, in particolare con i fan.

Il processo di marketing musicale inizia proprio dall’acquisizione e dallo studio della tua fan base. E’ un impegno che devi mantenere costante attraverso il dialogo e attraverso la misurazione delle tue iniziative di coinvolgimento del pubblico. Credere che il marketing inizi solo al momento di rilascio di un album o un singolo, e che finisca prima di iniziare a lavorare sul prossimo progetto è semplicemente un errore.

3. Non puoi fare tutto da solo

Imparare a fare marketing musicale non è complicatissimo se ci si dedica con dedizione, ma è senza dubbio un impegno che ruba tempo ed energia. Spesso dedicarsi da soli al marketing musicale può essere frustrante e stancante finché non ne possederai le dinamiche. La soluzione allora è proprio coinvolgere altri componenti a partecipare nella promozione del tuo progetto: chiedere ai tuoi fans di sostenerti, noleggiare un team di marketing, affidarsi ad un’etichetta o un agenzia che ti aiuti in questo processo.

Più mani rendono il lavoro più leggero: una volta che hai intuito chi può davvero aiutarti, coinvolgi gli altri in un gioco di squadra così che il talento acquisito nella promozione ti aiuterà a comprendere chi può fare al caso tuo e se è capace di rispondere alle tue esigenze. Conoscere quindi le regole della promozione ti aiuterà anche a scegliere le persone migliori di cui circondarti.

4. Non solo online

Certo Internet offre la grande occasione di promuovere la tua musica da casa ma in realtà così rischi di non andare molto lontano. Organizzare un live è una prerogativa che si avvale di un lavoro concreto, oltre al fatto che ti porterà a utilizzare le tecniche di marketing non solo online ma anche nel contatto diretto con un pubblico, magari attraverso del merchandising. È quindi un altro modo per raccogliere guadagni dalla propria musica.

Le opportunità al di fuori di internet sono molte: una telefonata o un incontro diretto possono abbreviare i tempi organizzativi e darti l’occasione di capire faccia a faccia i modi e i pensieri delle persone con cui entri in contatto. Ecco perché è importante non concentrarsi mai solo e unicamente sull’online, ma devi allargare sempre le possibilità di promozione anche dal vivo con concerti o partecipando a Contest o rassegne.

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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Musica e Personal Branding

Nell’epoca dello streaming dove l’offerta musicale è virtualmente infinita l’artista musicale ha solo un modo per poter emergere per ritagliarsi la sua fetta di pubblico e non si tratta solo di produrre buona musica o belle canzoni: per poter avere una solida fan base devi innanzitutto renderti riconoscibile nella mente di chi ti ascolta.

musica e personal branding

Questo lo ottieni sviluppando uno stile personale, non solo nella scrittura dei brani, che comunque dev’essere ineccepibile e ben curata, ma anche e sopratutto creandoti un’immagine pubblica e di professionista che ti appartenga e che ti calzi bene addosso.

E’ un processo di crescita personale che devi cercare senza eccessive forzature. Devi trovare la giusta combinazione perché la tua immagine professionale realmente ti appartenga e si adatti alla tua personalità, al tuo carattere, a ciò che sei; è quel processo definito Personal Branding.

L’espressione Personal branding fa riferimento a quel complesso di strategie messe in atto per promuovere se stessi, le proprie competenze ed esperienze, la propria carriera alla stregua appunto di un brand.

Nota bene che questo vale per ogni artista musicale sia che miri a calcare il palcoscenico sia che intenda a lavorare dietro le quinte come molti professionisti della musica in realtà fanno.

E’ su questa base che puoi coltivare la rete di relazioni con il pubblico che ti ascolta, con i tuoi colleghi musicisti e con le varie figure dell’industria musicale e dello spettacolo.

Vorrei darti alcuni suggerimenti pratici per allargare il pubblico e la tua rete di contatti professionali.

USA I SOCIAL

Sembra un suggerimento banale ma ho constatato che spesso l’utilità dei social viene fraintesa. I social network non servono per farsi pubblicità, innanzi tutto servono per socializzare. Perciò cerca su Facebook gruppi a tema e inizia a dialogare con loro. Ci sono gruppi per ogni genere musicale, gruppi di producer e gruppi di musicisti che si scambiano consigli vari.

Ho scoperto anche che ci sono pochi artisti musicisti su LinkedIn ed è un peccato. Sulla app dedicata ai professionisti ci sono molte notizie interessanti sul mondo della musica e sull’industria musicale. E’ inoltre un ottimo mezzo per contattare o mantenersi in contatto con i professionisti del settore discografico.

Tieniti sempre pronto nello sfruttare al massimo le possibilità offerte da internet. Tieni pronta una cartella con la selezione della tua migliore musica, con foto professionali, biografia artistica, una breve rassegna stampa e una descrizione dei tuoi progetti musicali. Se qualcuno te lo chiedesse tu sarai pronto per inviarglieli via mail.

AIUTA E SARAI AIUTATO

Condividere le tue conoscenze e le tue competenze è un buon metodo per far conoscerle e farti apprezzare. Non solo, questa visione positiva dei rapporti con il prossimo ti farà guadagnare degli amici. Non aver timore di creare relazioni anche tra tuoi colleghi che non si conoscono, se uno dei due può risolvere un problema che ha l’altro.

USA LE CONOSCENZE

Non sto parlando di raccomandazioni. Ma se hai un amico stimato che può presentarti ad una persona che vorresti conoscere o alla quale vorresti proporre il tuo lavoro perché non sfruttarlo? Partirai con una possibilità in più che il tuo incontro si trasformi in qualcosa di positivo.

RISPETTA IL GIUSTO TIMING

Ricorda sempre che le persone hanno anche una vita privata. Questo vale anche per i professionisti più assatanati. Rispetta gli orari: non telefonare a ore pasti o troppo presto o troppo tardi. Usa Whatsapp e la messaggeria istantanea con moderazione e solo quando c’è un urgenza indifferibile.

RICORDATI DEL FOLLOW-UP

Non lasciare che un contatto che hai acquisito ti sfugga senza risposta. Nei giorni successivi al primo contatto scrivigli due righe o una chiamalo per sapere se la tua musica è stata ascoltata o, se si tratta di un giornalista, se può spendere un po’ di tempo nello scriverti una recensione.

In questi rapporti personali, anche se mediati da internet, non dimenticare mai di essere conciso, educato e formale. La forma spesso è anche sostanza ed in genere quando si tratta di lavoro le persone preferiscono le persone serie ai simpaticoni.

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business musica streaming social music marketing social network

Il valore sono i fan e qualcuno se n’è accorto.

Il mercato della musica in streaming, ma più in generale l’industria della musica intesa come intrattenimento, sia dal vivo che in streaming non sta mai fermo ed è sempre alla ricerca di ottenere i massimi risultati per soddisfare pubblico e artisti, che comunque si sentono un po’ frastornati in questo settore così in evoluzione. Al vertice globale della musica NY:LON Connect svoltosi a Londra lo scorso 16 e 17 gennaio sono stati anticipati i temi chiave del 2023: temi che interessano molto da vicino la vita professionale degli artisti musicali.
Nella musica in streaming il valore sono i fan

Molto interessante ho trovato la notizia dello studio fatto dal ricercatore analista Daniel Johansson che usando dati acquisiti da Spotify ha scandagliato tutti gli artisti svedesi con più di 1 milione di streaming scoprendo che:

Non sono quegli artisti a cui di solito pensiamo: almeno non quelli della TV o della radio svedesi… Molti di questi stanno generando centinaia di milioni di stream, persino miliardi di stream, eppure possono andare al supermercato e comprare il latte, e nessuno li riconoscerà… Nella bolla dei fan, sanno chi sono, ma il il pubblico in generale no.

La speranza di Johansson è che questo sua analisi porti alla luce una nuova generazione di artisti che hanno chiaro come muoversi nell’attuale modello di streaming. Una consapevolezza che, rivela, è comunque presente in alcuni artisti mainstream come Abba o il compianto Avicii.

Il dibattito ha toccato anche i modelli di pagamento agli artisti utilizzati dalle diverse piattaforme e qui Johansson ha evidenziato la necessità di analizzare in profondità la qualità degli ascoltatori e di usarla come punto di forza per la crescita dell’artista identificando con chiarezza in quali nicchie di pubblico questi venga apprezzato.

Il ragionamento dell’analista parte dalla considerazione che attualmente esistono tre modelli di remunerazione dello streaming: quello incentrato sull’utente, quello alimentato dai fans e quello incentrato sul singolo artista. La proposta di Johansson è:

Potremmo aver bisogno di un quarto modello chiamato semplicemente il modello incentrato sulla musica. Quando hai un terzo dei flussi provenienti da rumore bianco, rumore marrone, cascate, ecc., questo ovviamente spalma i pagamenti per la musica.
Il primo passo potrebbe essere quello di differenziare ciò che è musica e ciò che non è musica, e creare due mercati separati. Oggi entrambi fanno parte dello stesso sistema economico, quindi il primo passo potrebbe essere quello di avere un’economia incentrata esclusivamente sulla musica vera e propria.

Questa posizione ha trovato alcune conferme nel corso del dibattito, tra cui quella di Michael Pelczynski di Soundcloud per il quale un sistema che paga in base all’ascolto di ogni singolo abbonato per definizione definirà con dati chiari chi sono gli ascoltatori di maggior valore per ogni artista: quelli con cui ci saranno più possibilità per vendere biglietti, merchandising ed altre cose.

Pelczynski ha anche citato un artista, senza farne il nome, per il quale il 72% del pagamento totale alimentato dai fan di SoundCloud è stato generato dal 6,5% degli ascoltatori.

È qui che inizi a dire ‘chi diavolo sono quei 6,5?
Voglio sapere chi sono!

Pelczynski ha promesso che quest’anno SoundCloud farà emergere quei fan: offrendo la possibilità di vedere quegli influencer che contribuiscono a far crescere un’artista.

Aggiornamento Agosto 2024
A oggi, non mi risulta che SoundCloud abbia integrato il suo For Artist con funzioni utili a identificare i superfan di un musicista. Se hai notizie più precise e documentate me lo scrivi nei commenti?

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personal branding social music marketing

X-Factor: un’attitudine che va coltivata

Nei dizionari inglesi X-Factor viene definita come una qualità che non si può descrivere, quel non so che che pur non riuscendo a descriverlo rende qualcuno molto speciale. Preso dal linguaggio matematico il Fattore X è quella variabile sconosciuta che in un determinato contesto può influenzare il risultato. Nell’ambito musicale il Fattore X è quell’aura carismatica, che l’artista riesce a generare con la sua musica o con le sue esibizioni.

X Factor: un'attitudine che va coltivata

Detta così, potresti pensare che questo Fattore X sia un dono di natura e che c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Se pensi al giovane Mozart, al suo precoce genio creativo viene spontaneo pensare che l’X-Factor sia un dono divino dato a pochi. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Il primo ad usare l’espressione Fattore X è stato Lev Tolstoj in Guerra e Pace. Quando lo scrittore russo descrive l’epilogo dello scontro tra l’esercito di Napoleone e quello russo, Tolstoj racconta che è stato il Fattore X a determinare la vittoria di un esercito sull’altro, un valore sconosciuto che, moltiplicato per la massa dei soldati, determina la forza dell’esercito. La Strategia Militare ha preso molto in considerazione le affermazioni di Tolstoj e con l’aiuto della psicologia ha scomposto il Fattore X in tre componenti: Il morale, la coesione, lo spirito di corpo. Caratteristiche di un esercito vincente che già erano state individuate nei manuali di guerra cinesi.

Così come accade nelle discipline militari, anche per la musica il Fattore X ha le sue costanti, spesso infatti il genio artistico non è sufficiente per fare un musicista affermato. Come ogni disciplina artistica la musica richiede rigore e applicazione quotidiana, per esempio, ma per poter emergere dalla massa, l’artista musicale deve anche saper relazionarsi correttamente con il suo pubblico usando tecniche di personal branding. Fare di se stessi un marchio è la ricetta vincente per differenziarsi dagli altri e rendersi facilmente riconoscibili.

L’artista musicale deve innanzitutto fare su se stesso una valutazione su quali sono i suoi punti di forza e cominciare a costruire su di essi quell’unicità che lo aiuterà a distinguersi tra gli altri; su queste basi può cominciare a costruirsi un’immagine coerente e solida con la quale tessere quella rete di relazioni con pubblico e colleghi per farsi considerare come un professionista solido e affidabile.

Non è solo una questione di immagine pubblica, è proprio un insieme di comportamenti che ti fanno riconoscere come un musicista su cui contare per svolgere un bel lavoro sotto ogni punto di vista.

Non è detto che la tua carriera artistica ti porti ai vertici delle classifiche, ma con il giusto lavoro puoi diventare un musicista professionista apprezzato da altri artisti che ti vogliono al loro fianco e di conseguenza anche apprezzato dal pubblico che li segue e che, inevitabilmente, sarà anche il tuo.

Resta il fatto che nel mondo della musica, un marchio, un brand, è il nome di un artista e i consumatori sono i fan: il brand dell’artista è la somma di tutte le esperienze che i fan hanno con la sua musica. Il brand di un artista è composto dalla sua persona, da come si racconta, dalla sua musica, dall’abbigliamento ed a quale mondo di riferimenti si appoggia. E’ in tutto questo insieme che un fan trova un coinvolgimento emotivo in cui riconoscersi ed apprezzare un percorso artistico.

Aver cura della propria immagine, come artista e come professionista della musica è la base per costruire una solida professione di musicista.

Dopo questa lettura, sarei curioso di conoscere quali, secondo te, sono le componenti chiave dell’ X-Factor di un artista musicale.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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