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4 punti cardine del marketing musicale

Suppongo ti sia chiesto il motivo per cui alcuni musicisti di talento facciano fatica a crearsi un ricco seguito di pubblico e ottenere il riconoscimento che meriterebbero, mentre vedi che altri, di talento minore, sembrano raggiungere un riconoscimento di pubblico più consistente, ed essere visibili ovunque. Ciò sicuramente dipende da molti fattori, ma uno rilevante è la capacità di saper muoversi nel settore musicale anche sul lato più pratico del business, che nella vulgata popolare sarebbe il sapersi vendere bene.

4 punti cardine del marketing musicale

Definirei il marketing musicale quel pezzo mancante di un insieme capace di fare la differenza. Il problema è che molti musicisti sottovalutano l’importanza dell’effetto che può ottenere una buona strategia di marketing, nonostante gli strumenti per approfondire le proprie conoscenze e monitorarle con costanza siano orami alla portata di tutti. Nell’era della musica in streaming molti artisti musicali non riescono ad arrivare dove desiderano semplicemente perché si ritrovano incapaci di gestire attività di organizzazione e vendita del proprio materiale musicale.

Le fonti per documentarti oramai sono molte, le stesse piattaforme di distribuzione offrono infarinature sui concetti chiave del marketing musicale, esiste un’ampia letteratura, molti blog divulgativi (tra cui questo;) e manuali pratici che possono avvicinarti alla materia. In questo articolo vedrò di fissare alcuni punti chiave sul perché e sul per come un artista musicale deve interessarsi al marketing musicale ed alla promozione del suo essere artista e della sua musica.

1. Sveglia le coscienze

Sulle App di streaming musicale l’offerta quotidiana è talmente vasta che (ahinoi) non basta fare della buona musica per essere notati. Certo che l’ideazione, l’esecuzione e la produzione delle tue tracce deve essere ineccepibile, ma non è sufficiente per fare il botto: questo è un dato di fatto.

Essere musicisti di talento e mostrare questo talento alle persone sono due cose diverse: perché il tuo talento venga scoperto, prima devi catturare l’attenzione delle persone perché è l’attenzione il fattore che un artista musicale deve saper conquistare convincendo il pubblico che vale la pena essere ascoltato. È questa l’essenza del marketing musicale: attraverso la promozione e commercializzazione della musica si mostra al pubblico che non solo la propria musica esiste ma si convincono anche le persone ad ascoltarla. È su questi due obiettivi che dovrai focalizzarti inizialmente.

So già che alcuni lettori di stanno storcendo il naso perché faticano a coniugare loro passione creativa per la musica con il verbo vendere eppure questo è un passaggio obbligato se intendono continuare a deliziarci con le loro creazioni musicali.

Devi sapere che fare marketing musicale non è fare l’imbonitore. Fare marketing significa investire tempo e risorse sulla propria immagine e quindi sul proprio prodotto musicale. Non è richiesta nessun tipo di laurea o conoscenza particolare, ma è necessaria la volontà di voler imparare fino a possedere la materia come possiedi la conoscenza della musica.

2. Il marketing è dialogo continuo con i propri fan

Abbiamo detto che per poter vivere della tua musica è necessario catturare l’attenzione del pubblico, il prezzo di questo è che questa attenzione devi restituirla a chi ti segue. Il dialogo con il pubblico deve essere continuamente stimolato con tutti i mezzi che i social network ti offrono e anche nelle occasioni di incontro, prima o dopo un live o in occasione di una manifestazione. Rispondere alle domande, soddisfare le curiosità ed essere disponibile nei luoghi deputati è la strada più breve per crearti una fanbase affiatata: un buon marketing parte dalla costanza con cui sono curate le pubbliche relazioni, in particolare con i fan.

Il processo di marketing musicale inizia proprio dall’acquisizione e dallo studio della tua fan base. E’ un impegno che devi mantenere costante attraverso il dialogo e attraverso la misurazione delle tue iniziative di coinvolgimento del pubblico. Credere che il marketing inizi solo al momento di rilascio di un album o un singolo, e che finisca prima di iniziare a lavorare sul prossimo progetto è semplicemente un errore.

3. Non puoi fare tutto da solo

Imparare a fare marketing musicale non è complicatissimo se ci si dedica con dedizione, ma è senza dubbio un impegno che ruba tempo ed energia. Spesso dedicarsi da soli al marketing musicale può essere frustrante e stancante finché non ne possederai le dinamiche. La soluzione allora è proprio coinvolgere altri componenti a partecipare nella promozione del tuo progetto: chiedere ai tuoi fans di sostenerti, noleggiare un team di marketing, affidarsi ad un’etichetta o un agenzia che ti aiuti in questo processo.

Più mani rendono il lavoro più leggero: una volta che hai intuito chi può davvero aiutarti, coinvolgi gli altri in un gioco di squadra così che il talento acquisito nella promozione ti aiuterà a comprendere chi può fare al caso tuo e se è capace di rispondere alle tue esigenze. Conoscere quindi le regole della promozione ti aiuterà anche a scegliere le persone migliori di cui circondarti.

4. Non solo online

Certo Internet offre la grande occasione di promuovere la tua musica da casa ma in realtà così rischi di non andare molto lontano. Organizzare un live è una prerogativa che si avvale di un lavoro concreto, oltre al fatto che ti porterà a utilizzare le tecniche di marketing non solo online ma anche nel contatto diretto con un pubblico, magari attraverso del merchandising. È quindi un altro modo per raccogliere guadagni dalla propria musica.

Le opportunità al di fuori di internet sono molte: una telefonata o un incontro diretto possono abbreviare i tempi organizzativi e darti l’occasione di capire faccia a faccia i modi e i pensieri delle persone con cui entri in contatto. Ecco perché è importante non concentrarsi mai solo e unicamente sull’online, ma devi allargare sempre le possibilità di promozione anche dal vivo con concerti o partecipando a Contest o rassegne.

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

di Rudy Bandiera
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Si è sempre erroneamente sostenuto che la vita reale e la vita digitale siano distinte, generando errori semantici più volte perpetrati dai media quali “il popolo della Rete”, come se offline il popolo fosse un altro! La verità è diversa: la vita reale e la vita digitale sono due facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia della stessa medaglia, ormai talmente fuse in un unico plasma che si potrebbero immaginare come due liquidi di diverso colore lasciati liberi di miscelarsi in un nuovo cromatismo, non più separati ma uniti, amalgamati. Si è sempre parlato di personal branding abbinato alla personalità online e di carisma associato a una tipologia di personalità offline ma, se on e off sono saldati, allora lo saranno anche personal branding e carisma. Il carisma è qualcosa che può essere coltivato anche in ambito digital ovvero anche in non-presenza, dove non occorre la fisicità. Sì, per la prima volta nella storia siamo di fronte a un nuovo modo di approcciarci alla realtà: attraverso la vita reale (VR) e la vita digitale (VD).
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Musica e Personal Branding

Nell’epoca dello streaming dove l’offerta musicale è virtualmente infinita l’artista musicale ha solo un modo per poter emergere per ritagliarsi la sua fetta di pubblico e non si tratta solo di produrre buona musica o belle canzoni: per poter avere una solida fan base devi innanzitutto renderti riconoscibile nella mente di chi ti ascolta.

musica e personal branding

Questo lo ottieni sviluppando uno stile personale, non solo nella scrittura dei brani, che comunque dev’essere ineccepibile e ben curata, ma anche e sopratutto creandoti un’immagine pubblica e di professionista che ti appartenga e che ti calzi bene addosso.

E’ un processo di crescita personale che devi cercare senza eccessive forzature. Devi trovare la giusta combinazione perché la tua immagine professionale realmente ti appartenga e si adatti alla tua personalità, al tuo carattere, a ciò che sei; è quel processo definito Personal Branding.

L’espressione Personal branding fa riferimento a quel complesso di strategie messe in atto per promuovere se stessi, le proprie competenze ed esperienze, la propria carriera alla stregua appunto di un brand.

Nota bene che questo vale per ogni artista musicale sia che miri a calcare il palcoscenico sia che intenda a lavorare dietro le quinte come molti professionisti della musica in realtà fanno.

E’ su questa base che puoi coltivare la rete di relazioni con il pubblico che ti ascolta, con i tuoi colleghi musicisti e con le varie figure dell’industria musicale e dello spettacolo.

Vorrei darti alcuni suggerimenti pratici per allargare il pubblico e la tua rete di contatti professionali.

USA I SOCIAL

Sembra un suggerimento banale ma ho constatato che spesso l’utilità dei social viene fraintesa. I social network non servono per farsi pubblicità, innanzi tutto servono per socializzare. Perciò cerca su Facebook gruppi a tema e inizia a dialogare con loro. Ci sono gruppi per ogni genere musicale, gruppi di producer e gruppi di musicisti che si scambiano consigli vari.

Ho scoperto anche che ci sono pochi artisti musicisti su LinkedIn ed è un peccato. Sulla app dedicata ai professionisti ci sono molte notizie interessanti sul mondo della musica e sull’industria musicale. E’ inoltre un ottimo mezzo per contattare o mantenersi in contatto con i professionisti del settore discografico.

Tieniti sempre pronto nello sfruttare al massimo le possibilità offerte da internet. Tieni pronta una cartella con la selezione della tua migliore musica, con foto professionali, biografia artistica, una breve rassegna stampa e una descrizione dei tuoi progetti musicali. Se qualcuno te lo chiedesse tu sarai pronto per inviarglieli via mail.

AIUTA E SARAI AIUTATO

Condividere le tue conoscenze e le tue competenze è un buon metodo per far conoscerle e farti apprezzare. Non solo, questa visione positiva dei rapporti con il prossimo ti farà guadagnare degli amici. Non aver timore di creare relazioni anche tra tuoi colleghi che non si conoscono, se uno dei due può risolvere un problema che ha l’altro.

USA LE CONOSCENZE

Non sto parlando di raccomandazioni. Ma se hai un amico stimato che può presentarti ad una persona che vorresti conoscere o alla quale vorresti proporre il tuo lavoro perché non sfruttarlo? Partirai con una possibilità in più che il tuo incontro si trasformi in qualcosa di positivo.

RISPETTA IL GIUSTO TIMING

Ricorda sempre che le persone hanno anche una vita privata. Questo vale anche per i professionisti più assatanati. Rispetta gli orari: non telefonare a ore pasti o troppo presto o troppo tardi. Usa Whatsapp e la messaggeria istantanea con moderazione e solo quando c’è un urgenza indifferibile.

RICORDATI DEL FOLLOW-UP

Non lasciare che un contatto che hai acquisito ti sfugga senza risposta. Nei giorni successivi al primo contatto scrivigli due righe o una chiamalo per sapere se la tua musica è stata ascoltata o, se si tratta di un giornalista, se può spendere un po’ di tempo nello scriverti una recensione.

In questi rapporti personali, anche se mediati da internet, non dimenticare mai di essere conciso, educato e formale. La forma spesso è anche sostanza ed in genere quando si tratta di lavoro le persone preferiscono le persone serie ai simpaticoni.

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business musica streaming social music marketing social network

Il valore sono i fan e qualcuno se n’è accorto.

Il mercato della musica in streaming, ma più in generale l’industria della musica intesa come intrattenimento, sia dal vivo che in streaming non sta mai fermo ed è sempre alla ricerca di ottenere i massimi risultati per soddisfare pubblico e artisti, che comunque si sentono un po’ frastornati in questo settore così in evoluzione. Al vertice globale della musica NY:LON Connect svoltosi a Londra lo scorso 16 e 17 gennaio sono stati anticipati i temi chiave del 2023: temi che interessano molto da vicino la vita professionale degli artisti musicali.
Nella musica in streaming il valore sono i fan

Molto interessante ho trovato la notizia dello studio fatto dal ricercatore analista Daniel Johansson che usando dati acquisiti da Spotify ha scandagliato tutti gli artisti svedesi con più di 1 milione di streaming scoprendo che:

Non sono quegli artisti a cui di solito pensiamo: almeno non quelli della TV o della radio svedesi… Molti di questi stanno generando centinaia di milioni di stream, persino miliardi di stream, eppure possono andare al supermercato e comprare il latte, e nessuno li riconoscerà… Nella bolla dei fan, sanno chi sono, ma il il pubblico in generale no.

La speranza di Johansson è che questo sua analisi porti alla luce una nuova generazione di artisti che hanno chiaro come muoversi nell’attuale modello di streaming. Una consapevolezza che, rivela, è comunque presente in alcuni artisti mainstream come Abba o il compianto Avicii.

Il dibattito ha toccato anche i modelli di pagamento agli artisti utilizzati dalle diverse piattaforme e qui Johansson ha evidenziato la necessità di analizzare in profondità la qualità degli ascoltatori e di usarla come punto di forza per la crescita dell’artista identificando con chiarezza in quali nicchie di pubblico questi venga apprezzato.

Il ragionamento dell’analista parte dalla considerazione che attualmente esistono tre modelli di remunerazione dello streaming: quello incentrato sull’utente, quello alimentato dai fans e quello incentrato sul singolo artista. La proposta di Johansson è:

Potremmo aver bisogno di un quarto modello chiamato semplicemente il modello incentrato sulla musica. Quando hai un terzo dei flussi provenienti da rumore bianco, rumore marrone, cascate, ecc., questo ovviamente spalma i pagamenti per la musica.
Il primo passo potrebbe essere quello di differenziare ciò che è musica e ciò che non è musica, e creare due mercati separati. Oggi entrambi fanno parte dello stesso sistema economico, quindi il primo passo potrebbe essere quello di avere un’economia incentrata esclusivamente sulla musica vera e propria.

Questa posizione ha trovato alcune conferme nel corso del dibattito, tra cui quella di Michael Pelczynski di Soundcloud per il quale un sistema che paga in base all’ascolto di ogni singolo abbonato per definizione definirà con dati chiari chi sono gli ascoltatori di maggior valore per ogni artista: quelli con cui ci saranno più possibilità per vendere biglietti, merchandising ed altre cose.

Pelczynski ha anche citato un artista, senza farne il nome, per il quale il 72% del pagamento totale alimentato dai fan di SoundCloud è stato generato dal 6,5% degli ascoltatori.

È qui che inizi a dire ‘chi diavolo sono quei 6,5?
Voglio sapere chi sono!

Pelczynski ha promesso che quest’anno SoundCloud farà emergere quei fan: offrendo la possibilità di vedere quegli influencer che contribuiscono a far crescere un’artista.

Aggiornamento Agosto 2024
A oggi, non mi risulta che SoundCloud abbia integrato il suo For Artist con funzioni utili a identificare i superfan di un musicista. Se hai notizie più precise e documentate me lo scrivi nei commenti?

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metadata musicali musica streaming tips & tricks

Come cambiare distributore senza perdere streaming

Può capitare che tu debba o voglia cambiare il distributore della tua musica sulle app di streaming (Distrokids, Tunecore, Believe, The Orchard, ecc…), come puoi farlo senza perdere il numero delle riproduzioni o essere rimosso dalle playlist nelle quali faticosamente sei riuscito ad entrare?

Come cambiare distributore senza perdere streaming

Si tratta di un’operazione piuttosto semplice ma sicuramente delicata e, sopra ogni cosa, un’operazione che non ammette errori per andare a buon fine. Le piattaforme di distribuzione seguono procedimenti diversi per garantire questo passaggio. Prima di tutto ti consiglio di consultare i loro manuali per essere sicuro di non commettere errori, se hai dei dubbi, consulta i loro centri di assistenza, è un servizio che ti devono, anche se ti stai preparando a lasciarli.

Per assicurarti che il processo di trasferimento della tua musica da un distributore all’altro avvenga senza intoppi e senza perdere il conteggio degli stream e delle playlist correlate devi rispettare alcuni passaggi chiave durante la ripubblicazione di un brano o di un’album già pubblicato in precedenza. Questi passaggi, valgono per tutte le piattaforme di distribuzione, sono regole generali che funzionano qualsiasi sia il metodo seguito dalle due piattaforme coinvolte nel trasferimento.

Perché il trasferimento vada a buon fine devi ricaricare i brani e/o l’album rispettando alla lettera le caratteristiche dei metadata delle pubblicazioni già caricate nel distributore che intendi lasciare. Procederai perciò al caricamento sulla nuova piattaforma assicurandoti che:

  1. I titoli delle canzoni, il nome dell’artista e l’artwork devono essere identici;
  2. I file audio devono essere identici. La lunghezza e il formato della traccia devono essere identici;
  3. Il tipo di pubblicazione deve essere identico (album, EP, singolo);
  4. Devi utilizzare i numeri ISRC e UPC originali (ne parlo più avanti);
  5. È necessario utilizzare la data di rilascio originale;
  6. Puoi rimuovere la versione precedente solo dopo che quella nuova è stata pubblicata sui DSP (Spotify, Apple Music, ecc.). Questo significa che magari per qualche giorno avrai un rilascio duplicato, non è un gran danno;
  7. A questo punto puoi cancellare o richiedere la cancellazione dei tuoi brani sulla vecchia piattaforma.

NOTA
Ti consiglio di verificare con attenzione ogni dettaglio del nuovo caricamento con scrupolo manuale, una minima discordanza fra i dati può mandare a gambe all’aria il trasferimento, nel senso che se le due copie non sono identiche al 100% il numero degli ascolti e l’inserimento nelle playlist viene perso.

Per assicurarti che tutto funzioni correttamente una volta che la versione del nuovo distributore appare su Spotify, controlla che i conteggi delle riproduzioni siano gli stessi su tutti i brani per entrambe le versioni. Se così è, fai ritirare la versione obsoleta dal tuo vecchio distributore. La maggior parte dei distributori ha un pulsante per rimuovere una versione. Alcuni richiedono una richiesta scritta via email. Alcuni lo fanno gratuitamente, altri lo fanno pagare. Magari qualcuno potrà essere recalcitrante, ma non può impedirti di scegliere chi distribuisce la tua musica, perciò dovrà cedere.

Riguardo ai codici ISRC e UPC

I Codici ISRC e UPC molto probabilmente non li hai generati tu, a meno che non ti sia attrezzato per l’evenienza, quasi sicuramente ti sono stati generati in automatico dal distributore delle tue release. Perciò, indipendentemente dal distributore che utilizzi, sarai in grado di trovare il numero ISRC di ogni canzone. Accedi al backend del tuo distributore, fai clic sulla release e vedrai che ci sarà un numero ISRC assegnato a ogni brano e l’UPC assegnato alla release completa. Se hai problemi a trovarlo, scrivi al loro supporto clienti e chiedi dove trovarlo.

Copia questo codice ISRC dal tuo vecchio distributore e incollalo nella sezione in cui il tuo nuovo distributore richiede il numero ISRC. Questo è molto importante e deve essere fatto correttamente ed evitare assolutamente di inserire dati non corretti. Controlla tre volte questo passaggio prima di confermarlo. Tieni anche presente che se dimentichi questo passaggio, il distributore ti assegnerà un nuovo ISRC in automatico e la tua operazione di trasferimento non sarà corretta (con il risultato che perderai lo storico degli streaming).

Questo metodo che assegna ad ogni brano o pubblicazione un codice univoco ti permette anche di realizzare, ad esempio, una versione deluxe nella quale mettere tracce aggiuntive. Finché i file audio, la lunghezza della traccia e i titoli delle singole tracce sono gli stessi, i conteggi di riproduzione si collegheranno. Quindi, anche se mantieni la vecchia versione dell’album, i conteggi delle canzoni si collegheranno. Questo è il motivo per cui si pubblicano i singoli prima degli album e il motivo per il quale il conteggio delle riproduzioni della versione singola corrisponde al conteggio delle riproduzioni della versione dell’album (e le canzoni non sono elencate separatamente nelle tue canzoni migliori su Spotify).

Per lo stesso motivo puoi ridistribuire una versione rimasterizzata di un album già pubblicato. Devi assicurarti che la lunghezza della traccia sia identica a quella del primo caricamento, così come deve essere identico il formato che hai distribuito (wav, AIFF, ecc.).

Se hai bisogno di qualche chiarimento scrivimi pure, magari posso esserti d’aiuto 🙂

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Le 42 leggi universali del digital carisma: La fusione tra vita digitale e reale è il futuro della comunicazione

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personal branding social music marketing

X-Factor: un’attitudine che va coltivata

Nei dizionari inglesi X-Factor viene definita come una qualità che non si può descrivere, quel non so che che pur non riuscendo a descriverlo rende qualcuno molto speciale. Preso dal linguaggio matematico il Fattore X è quella variabile sconosciuta che in un determinato contesto può influenzare il risultato. Nell’ambito musicale il Fattore X è quell’aura carismatica, che l’artista riesce a generare con la sua musica o con le sue esibizioni.

X Factor: un'attitudine che va coltivata

Detta così, potresti pensare che questo Fattore X sia un dono di natura e che c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Se pensi al giovane Mozart, al suo precoce genio creativo viene spontaneo pensare che l’X-Factor sia un dono divino dato a pochi. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

Il primo ad usare l’espressione Fattore X è stato Lev Tolstoj in Guerra e Pace. Quando lo scrittore russo descrive l’epilogo dello scontro tra l’esercito di Napoleone e quello russo, Tolstoj racconta che è stato il Fattore X a determinare la vittoria di un esercito sull’altro, un valore sconosciuto che, moltiplicato per la massa dei soldati, determina la forza dell’esercito. La Strategia Militare ha preso molto in considerazione le affermazioni di Tolstoj e con l’aiuto della psicologia ha scomposto il Fattore X in tre componenti: Il morale, la coesione, lo spirito di corpo. Caratteristiche di un esercito vincente che già erano state individuate nei manuali di guerra cinesi.

Così come accade nelle discipline militari, anche per la musica il Fattore X ha le sue costanti, spesso infatti il genio artistico non è sufficiente per fare un musicista affermato. Come ogni disciplina artistica la musica richiede rigore e applicazione quotidiana, per esempio, ma per poter emergere dalla massa, l’artista musicale deve anche saper relazionarsi correttamente con il suo pubblico usando tecniche di personal branding. Fare di se stessi un marchio è la ricetta vincente per differenziarsi dagli altri e rendersi facilmente riconoscibili.

L’artista musicale deve innanzitutto fare su se stesso una valutazione su quali sono i suoi punti di forza e cominciare a costruire su di essi quell’unicità che lo aiuterà a distinguersi tra gli altri; su queste basi può cominciare a costruirsi un’immagine coerente e solida con la quale tessere quella rete di relazioni con pubblico e colleghi per farsi considerare come un professionista solido e affidabile.

Non è solo una questione di immagine pubblica, è proprio un insieme di comportamenti che ti fanno riconoscere come un musicista su cui contare per svolgere un bel lavoro sotto ogni punto di vista.

Non è detto che la tua carriera artistica ti porti ai vertici delle classifiche, ma con il giusto lavoro puoi diventare un musicista professionista apprezzato da altri artisti che ti vogliono al loro fianco e di conseguenza anche apprezzato dal pubblico che li segue e che, inevitabilmente, sarà anche il tuo.

Resta il fatto che nel mondo della musica, un marchio, un brand, è il nome di un artista e i consumatori sono i fan: il brand dell’artista è la somma di tutte le esperienze che i fan hanno con la sua musica. Il brand di un artista è composto dalla sua persona, da come si racconta, dalla sua musica, dall’abbigliamento ed a quale mondo di riferimenti si appoggia. E’ in tutto questo insieme che un fan trova un coinvolgimento emotivo in cui riconoscersi ed apprezzare un percorso artistico.

Aver cura della propria immagine, come artista e come professionista della musica è la base per costruire una solida professione di musicista.

Dopo questa lettura, sarei curioso di conoscere quali, secondo te, sono le componenti chiave dell’ X-Factor di un artista musicale.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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Sei pronto per L’Era delle Molte Piattaforme Social?

Tra le varie cose che sembrano determinanti per segnare il 2023 come l’anno del cambiamento una in particolare ha attirato la mia attenzione. Si tratta della previsione dello stimato giornalista tecnologico Casey Newton:

Sei pronto all'Era delle Molte Piattaforme?

Ciao! La mia previsione per il 2023: il 2023 avvierà “l’era di molte piattaforme social”, in cui l’attenzione delle persone inizierà a concentrarsi su più piattaforme, ciascuna delle quali soddisferà le esigenze di un pubblico specifico e diverso. Mentre molte piattaforme guadagneranno abbastanza soldi per essere un’attività redditizia, questa era causerà mal di testa ai brand che cercano di capire dove spendono i loro soldi.

 

Mi sembra indiscutibile che l’attuale panorama dei social network sia instabile. Facebook negli Stati Uniti si sta esaurendo; Instagram è in un periodo di transizione; Twitter sta crollando; TikTok continua a essere bannato sui dispositivi governativi. E germogli verdi stanno iniziando a spuntare nello scenario dei social network: Mastodon, Post e Hive sono alcuni dei nomi che senti oggi; Immagino che tra 12 mesi almeno due di quei nomi verranno sostituiti con altri. La domanda è, una volta disaggregati, quanto velocemente i social network si riuniranno di nuovo e se qualcosa di nuovo possa ancora uscire dal nulla per dominare la nostra attenzione come ha fatto TikTok qualche anno fa?

Questo cosa comporta per un artista musicale?

Prova ad immaginare se il pubblico che ti segue abitualmente sul Social Network X decidesse di socializzare su un Social Network Y, supponiamo tu abbia una buona base fan su Instagram ma questo gruppo di appassionati emigri su un’altro social semplicemente perché lo stanno facendo anche i loro amici. Come pensi di fare per conservare il contatto social con il tuo pubblico? Come minimo dovresti investire tempo, magari denaro, per crearti una posizione sul nuovo social, sopratutto dovrai convincere i tuoi fan a seguirti sul nuovo profilo. Capisci già da subito che è un lavoraccio.

Devi sempre tener presente che il pubblico che ti sei conquistato sui social network, per definizione, non è il tuo pubblico ma il pubblico del social network che ti segue. Sono riuscito a farti comprendere la differenza? Forse mi riesce meglio in questi termini: cosa faresti se il social network sul quale hai investito tempo, e denaro, per promuoverti domani chiudesse i battenti? Come riallacci i contatti con i fan che avevi nella piattaforma?

Come evitare di perdere i tuoi fan?

Per mantenere un contatto solido con i tuoi fan, capace di far fronte ad ogni avversità, è necessario compiere queste operazioni:

  1. Avere un sito internet periodicamente aggiornato con news, date di concerti, uscite discografiche e sul quale raccontare l’attività professionale a 360°, con testi e foto.
  2. Invitare I visitatori del sito ad iscriversi alla newsletter per rimanere in contatto.
  3. Inviare una newsletter periodica scrivendo della propria attività artistica, della propria ricerca artistica e, perché no, del lavoro di artisti tuoi amici o che ti piacciono. Magari potresti anche scrivere qualche recensione ragionata sulle uscite discografiche della settimana.
  4. Conservare gelosamente gli indirizzi email che hai raccolto. Son questi il vero legame che hai con i tuoi fan.

Puoi anche invitarli a lasciarti il loro numero di cellulare per iscriverli in una chat broadcast su Whatsapp, l’importante è che tu raccolga tutte queste informazioni nel rispetto delle normative sulla privacy.

Se hai raccolto gli indirizzi email o il numero di cellulare dei tuoi fan, solo allora puoi dire di avere un contatto diretto con loro. Un contatto che ti permette di raggiungerli quando preferisci e che non andrà mai fuori moda, come potrebbe accadere con un social network.

Un contatto unico, che ti permetterà di raggiungere i tuoi fan con facilità anche nella dispersione delle Molte Piattaforme Social.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
Insomma, un bel viaggio, adatto chiunque sia appassionato di musica e voglia trasformarla in un mestiere, oppure a quei professionisti del settore che desiderino consolidare o mettere a fuoco le regole del business e del marketing musicale.
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personal branding social media social music marketing social network

Scendi dal piedistallo, anzi dal palco.

Personal branding è quello che la gente dice di te,
una volta che sei uscito dalla stanza
Jeff Bezos

Per personal branding si intende un insieme di strategie messe in atto per promuovere un profilo personale, raccontando delle proprie esperienze professionali e anche private, ma sopratutto condividendo o illustrando il proprio bagaglio di competenze, conoscenze e risultati raggiunti. Lo scopo è quello di comunicare se stessi e gestire con metodo la propria immagine professionale.

X-Factor e Social Network

Immagino che qualche artista musicista, forse più di qualche, trovi questa definizione piuttosto fredda e forse aliena, eppure è proprio il personale branding il primo passo che ogni artista musicista dovrebbe impostare e curare nel corso del suo percorso professionale.

Sopratutto in questi decenni in cui la musica si propaga nelle app streaming e in cui una parte importante del contatto con i fan avviene attraverso i social media e i social network, avere un’immagine artistica e professionale coerente è indispensabile per rendersi riconoscibile da un pubblico sempre più distratto dall’eccesso di offerta musicale e di stimoli diversi.

Fare personal branding significa creare relazioni, generare fiducia e legami empatici, differenziarsi dagli altri e ottenere che il pubblico si affezioni alla figura dell’artista ed alla sua musica. Nel fare musica nei tempi dei social direi che il personal branding sia uno degli elementi chiave che compongono il Fattore X (X-Factor) di un artista musicale.

Ho notato che diversi artisti musicisti in cuor loro detestano i social e quando li usano come un semplice veicolo pubblicitario per i loro prodotti o eventi.

Io stesso ho accompagnato alcuni di loro per un uso più corretto nell’uso dei social. Un percorso teso a costruire e rafforzare la loro presenza in rete. Si è trattato di un lavoro che spesso viaggiava in coordinamento con agenzie stampa ed riviste interessate. Con questa concertazione non solo è cresciuta la loro popolarità, ma sono aumentati anche i follower nelle app di streaming e la media degli ascolti mensili.

Non ci sono scorciatoie il proprio pubblico va amato e coltivato.

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Business e Marketing della Musica: Tutto quello che musicisti, autori, manager, produttori ed editori devono sapere per vivere di musica

di Massimiliano Titi
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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
Con un tono semplice e colloquiale, questo libro prende per mano il creativo in campo musicale e lo accompagna in un viaggio tra le tante questioni che deve affrontare oggi: dalla conoscenza dei diritti d’autore e connessi, all’esame delle figure professionali e dei contratti più comuni, dai fondamenti di marketing e a come promuoversi, alla distribuzione digitale e alla concreta realizzazione dei propri profili, fino all’illustrazione dei nuovi mestieri della musica che possono contribuire a dare sussistenza al creativo, realizzando così di fatto il sogno di “vivere di musica”. Non manca uno sguardo sul futuro: NFT e blockchain, intelligenza artificiale e realtà aumentata e nuovi scenari.
I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
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business social music marketing

Come guadagna chi fa musica?

Dalla sua nascita, nel primo decennio del XX secolo e per tutto il secolo breve la vendita di supporti fonografici (vinili, musicassette, cd ed .mp3) è stata la più importante fonte di reddito per musicisti ed editori discografici ma l’arrivo dello streaming nel nuovo millennio ha profondamente cambiato le carte in tavola: oggi ci troviamo nella situazione in cui di fronte all’aumento delle uscite musicali viene venduta meno musica.
Come guadagna chi fa musicaIn particolare i nuovi artisti si ritrovano ad affrontare molta più competizione rispetto al passato ed i competitor non sono semplicemente i loro colleghi. Con la fruizione in streaming la musica diventa intrattenimento e, sopratutto, nella fruizione privata, si ritrova a competere con altri prodotti creativi come videogiochi o video on demand, ovvero con tutti quei prodotti usati dalle persone per riempire il tempo libero. Non si tratta più di considerare solo il costo del prodotto discografico, ma diventa strategica la relazione che l’artista riesce a creare con l’ascoltatore.

Sebbene le vendite di musica digitale stiano quasi compensando il calo di vendite dei supporti fisici, le dinamiche del nuovo assetto del mercato discografico costringono l’artista musicale e la sua etichetta ad instaurare un nuovo rapporto in cui spesso la casa discografica è più un’agenzia di marketing piuttosto che un semplice editore.

Questo scenario influisce sul rapporto tra artista ed etichetta anche perché, a parità di impegno, i ricavi dall’ascolto in streaming non sono comunque paragonabili a quelli del supporto fisico, ma sopratutto perché rientrare nei costi di produzione, per una casa discografica, richiede più tempo.

Nell’ambiente è diventata ufficiale la voce che dal 2023 le major discografiche investiranno maggiormente su artisti giovani ben inseriti nelle dinamiche social mentre verranno messi in secondo piano gli artisti già maturi che non bucano le community.

Il passaggio era atteso e, sotto certi punti di vista, inevitabile : per poter investire su nuove produzioni l’editore discografico deve poter contare su artisti che possano generare entrate diverse dal prodotto discografico e che sappiano tener legata la propria base fan in particolare attraverso i network e media social.

Per l’artista musicale che non trova ascolto in un’etichetta restano aperte le strade per l’auto produzione, ma anche queste non sono prive di ostacoli. Senza una adeguata promozione personale e del prodotto, senza un piano di crescita basato su obiettivi concreti, resta difficile per l’artista conservare il suo pubblico o crearne uno nuovo.

Ci vuole molto realismo per esigere l’impossibile.

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Conoscere le regole del gioco è fondamentale per vivere di musica.
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I molti suggerimenti pratici e i numerosi consigli, frutto di tanta esperienza concreta, arricchiscono questo lavoro, che conferma ancora una volta che il talento per quanto faccia la differenza, se non accompagnato da competenze, non basta, mentre la competenza e una buona strategia, possono certamente aiutare anche un non eccellente talento musicale.
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Alcune cose che un musicista non deve scordare.

Oggi vorrei fare un po’ il punto della situazione nel mondo dell’industria discografica. Questo perché, anche dopo la crisi pandemica che ha messo duramente alla prova i professionisti, noto che permane una riottosa ostilità verso l’evoluzione inesorabile del settore discografico.

il musicista non deve scordare

Generalizzando, sappiamo che il mercato musicale mainstream è controllato dalle major discografiche che hanno ampliato i loro interessi anche su generi e mercati secondari grazie all’acquisizione di nuove etichette e, di conseguenza, del loro know-out artistico e professionale. Alle etichette indipendenti restano polposi mercati di nicchia su cui le più abili si stanno effettivamente concentrando.

La scomparsa delle vendite di supporti fisici non ha solo modificato la distribuzione della musica, che oggi avviene attraverso le piattaforme di distribuzione (The Orchard, Believe, Distrokids etc.) ma anche la fruizione della stessa da parte degli utenti.

Già con la rivoluzione degli .mp3 negli anni ’90, gli artisti più attenti avevano colto l’occasione per svincolarsi dalle rispettive case discografiche producendo la propria arte senza vincoli di politiche aziendale. Oggi, la distribuzione in streaming ha amplificato queste possibilità, permettendo all’artista di produrre e distribuire musica con costi relativamente modesti. Auto prodursi è incredibilmente facile e poco costoso.

Ma questi cambiamenti richiedono comunque modelli di business che vanno al di là della mera composizione e registrazione di un brano o di un album. Oggi, l’artista musicale deve tener conto, come minimo di questi tre fattori:

  • Il networking, il “fare rete” è diventato indispensabile;
  • La musica, la canzone, l’album non sono più un prodotto, un bene da possedere, ma un servizio;
  • La musica oggi fa parte del settore dell’intrattenimento;
  • Il comportamento dei consumatori di musica è cambiato.

Le app di streaming, con la loro infinita offerta, hanno radicalmente modificato le abitudini degli ascoltatori, sopratutto i più giovani, che oggi trattano il prodotto musicale alla stessa stregua del videogioco o del film su Netflix che, di fatto, sono i nuovi concorrenti del settore discografico e degli artisti musicisti.

In questo contesto, per l’artista musicista è fondamentale lavorare anche sulla sua figura artistica e non solo sulla sua musica. Costruire e dialogare con la base fan, cercando di essere attrattivo creando nuovi stimoli per veicolare il pubblico all’ascolto, attraverso i social media e i social network. Tutto questo è un lavoro al quale non si può rinunciare. Solo chi riesce a costruirsi una solida e coerente immagine artistica può emergere dal marasma dell’infinita offerta musicale delle app di streaming. Su questo c’è poco da discutere.

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Dimmi chi sei. Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti

di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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business personal branding

L’importanza di una mail personalizzata.

Prova ad immaginare la mattina in cui scopri di essere stato bannato dal tuo account Google. Non solo l’account Gmail, ma proprio a tutti i servizi collegati, compreso Google Drive, YouTube, l’autenticazione a 2 fattori, ecc…

L'importanza di una mail personalizzata.
Courtesy by pexels.com

Come sarebbe quel giorno? Prova a pensare a tutte le conseguenze che porterebbe questo avvenimento alla quotidianità, alla tua vita.

In realtà credo che ci siano scarse possibilità che questo avvenimento si verifichi, ma è anche vero che il servizi gratuiti di Google non offrono particolari garanzie contrattuali in casi di incidenti di questo tipo o altri, sebbene l’azienda più volte si sia prodigata ad a risolvere alcuni incidenti accaduti ai fruitori dei suoi servizi gratuiti: cosa non scontata perché non aveva l’obbligo contrattuale di farlo, ma ci tengono a mantenere una buona reputazione.

Scrivo questo perché in rete gira una storia di un utente Google che racconta la sua esperienza nella quale, dopo aver acquistato un nuovo smartphone, non è riuscito a farlo riconoscere dal sistema di Google. In seguito il suo account è stato segnalato come fraudolento ed è stato bloccato.
Il seguito della vicenda è una lunga odissea di tentativi di recuperare questo account e tutti i servizi collegati e non si conosce se la vicenda ha avuto un lieto fine.

Questa triste esperienza dovrebbe insegnarci che le garanzie limitate offerte dai servizi mail gratuiti non sono sufficienti per garantire la nostra identità digitale. Ma tutto questo può essere facilmente evitato con un servizio mail a pagamento legato ad un nome dominio che oramai ha costi annuali estremamente contenuti.

Se invece preferisci restare nell’ecosistema Google, potresti considerare di attivare il servizio a pagamento di Google Workspace che offre tutte le garanzie che mancano agli account gratuiti.

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Nuove Economie della Musica

di Andrea Portioli
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Un libro che mette in chiaro i nuovi ruoli e le nuove economie tra loro interconnessi nel fantastico e per alcuni indecifrabile mondo della musica. Dalla bolla dello streaming alle tendenze social, dai sistemi di prevendita all’evoluzione dei club per la musica dal vivo. Non esiste un libro simile che raccolga, con uno sguardo corale ma una sintesi concettuale forte, linee guida generali e le loro declinazioni possibili per vivere di musica dal vivo e di discografia oggi. Le economie dello spettacolo sono, per la maggior parte delle persone, un magma oscuro di percentuali, royalties, somme e sottrazioni di qualcosa, per cui alla fine non è mai chiaro come facciano a tornare i conti. Si può vivere di musica? Se si lavora bene, sì.

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