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Errori e illusioni dell’artista musicale

L’analisi dei dati e le dinamiche del settore musicale che mi capita di analizzare mi mostrano una situazione in cui le probabilità di successo sembrano remare contro i musicisti. Le statistiche parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli artisti musicali, non riesce a trasformare la propria passione in una professione sostenibile, rimanendo intrappolata in un limbo di frustrazione.

Errori e illusioni dell'artista musicista

Viviamo una situazione in cui un aspirante musicista professionista investe anni di studio sullo strumento, spende capitali in strumenti e produzioni, per poi scontrarsi con un mercato che sembra sordo e impenetrabile. Eppure, la radice di questo fallimento, quasi mai risiede in una mancanza di talento o in una scarsa qualità musicale: il vero ostacolo è nella natura mentale, culturale e strategica in cui è immerso l’artista musicale.

Tutto ha origine da una serie di convinzioni limitanti e luoghi comuni che viziano da subito il rapporto tra l’artista musicale e il mercato. Il primo e più letale di questi miti è l’idea romantica secondo cui l’arte debba rimanere pura e incontaminata dal denaro. Generazioni di artisti sono cresciute con la convinzione che la parola “vendita” equivalga a svendersi, e che pensare al business significhi tradire la propria vocazione.

Questo genera un atteggiamento passivo e deresponsabilizzante. L’artista aspetta l’arrivo di un manager che “creda nel mio progetto”, spera di essere scoperto, oppure delega ciecamente il proprio futuro a etichette farlocche che promettono visibilità in cambio di denaro, sfruttando il bisogno di attenzione senza costruire alcun contesto reale di supporto all’artista e alla sua musica.

A questo si aggiunge un pericoloso cortocircuito psicologico, una vera e propria distorsione cognitiva per la quale l’artista musicale confonde la competenza tecnica con il valore professionale. Le cause di questo le riscontriamo anche nel sistema educativo tradizionale, scuole di musica e conservatori, che formano esecutori eccezionali, ma non mettono in conto che suonare perfettamente fa di te un ottimo musicista, non fa di te un professionista.

Sei un professionista solo se il mercato è disposto a riconoscere economicamente il tuo valore. Manca quasi del tutto negli artisti esordienti la consapevolezza che le competenze verticali dello strumento sono inutili se non supportate da competenze orizzontali imprescindibili come la gestione d’impresa, il marketing e la promozione.

Un’altra illusione in cui cadono gli artisti esordienti è sperare di raggiungere il successo con lo streaming. Te la dico semplice: non puoi affidare il tuo futuro allo streaming e alle metriche di vanità. Il successo prodotto da milioni di ascolti sulle piattaforme digitali è effimero, costoso e poco remunerativo. La dura realtà è che, per chi parte da zero, lo streaming rappresenta un problema matematico impossibile da risolvere.

Le piattaforme di streaming musicale hanno un modello di business il cui scopo è arricchire l’azienda e i suoi azionisti, non certo per remunerare equamente l’artista: questo dovrebbe essere ormai chiaro. In questo ecosistema, tu sei un fornitore di contenuti gratuiti o un cliente che paga i distributori per essere nel mercato. Cercare di sostenere un’attività musicale unicamente attraverso quei pochi centesime per ascolto significa lavorare in passivo.

Per uscire da questo schema fallimentare, è indispensabile che tu comprenda come funziona realmente il mercato musicale e imparare a relazionarti con esso in modo adulto. Il mercato è un’entità anaffettiva e matematica, governata dalle regole ferree della domanda e dell’offerta. Non compra i tuoi sogni, la tua urgenza espressiva o i tuoi sacrifici; il mercato compra soluzioni e prodotti posizionabili.

Il musicista diventa professionista quando smette di ragionare come un dilettante, in cerca di conferme emotive, e inizia a pensare come un imprenditore. Avviare un progetto musicale richiede lo stesso rischio d’impresa, la stessa pianificazione, gli stessi investimenti formativi e finanziari necessari per aprire un ristorante o un’azienda. Non puoi aspettarti di guadagnare se prima non investi nella tua struttura.

Relazionarsi correttamente con il mercato significa anche attuare un ribaltamento totale del proprio approccio, passando dall’ottica del prodotto all’ottica del servizio. La musica registrata non deve più essere vista come il fine ultimo della monetizzazione, ma come un potente mezzo di posizionamento, un biglietto da visita che certifica la tua autorevolezza.

I guadagni reali si ottengono offrendo servizi ad alto valore aggiunto che risolvono i problemi di un target specifico. Questo si traduce nella capacità di vendere didattica di alto livello, sessioni in studio per altri progetti, consulenze, partnership strategiche con i brand, o esperienze dal vivo in cui si garantisce al gestore del locale non solo un’esibizione, ma un indotto economico reale basato sull’affluenza.

Saper vendere e farsi pagare il giusto prezzo non è una macchia sul proprio curriculum artistico, ma l’atto di massima responsabilità che un professionista deve a se stesso per poter continuare a finanziare la propria arte senza finire di lavorare in perdita.

Nulla di tutto questo è però realizzabile se non fai il passaggio più delicato e decisivo: la trasformazione del proprio progetto astratto in un prodotto artistico solido attraverso la creazione di un’identità artistica coerente. Il tuo progetto iniziale è il tuo desiderio intimo di comunicare, ma è troppo vago per essere proposto a un’industria. Il mercato ha bisogno di un perimetro definito.

Creare un’identità artistica non significa piegarsi alle mode del momento, omologarsi per piacere a tutti o costruire una finta immagine a tavolino. Significa scavare nella propria unicità per diventare il più diversi possibile dalla massa, mantenendo però confini chiari.

L’identità artistica è una struttura complessa in cui ogni singolo elemento deve incastrarsi con altri per sostenersi a vicenda. Riguarda l’immagine visiva, il modo di comunicare verbale e non verbale, i valori profondi che vuoi trasmettere e la coerenza dell’immaginario sonoro delle tue produzioni.

Se cento persone diverse ascoltano il tuo materiale e dicono cento cose diametralmente opposte su chi sei e cosa fai, significa che non hai un’identità. L’identità esiste solo quando il pubblico e gli addetti ai lavori ti riconoscono in modo nitido e univoco. Solo definendo questo perimetro puoi smettere di affidarti alla speranza e iniziare a utilizzare la strategia, attuando un posizionamento mirato e imparando a presentare il tuo valore, efficacemente, a chi possiede le risorse per investire su di te.

Sviluppare questa consapevolezza imprenditoriale, costruire un’identità inattaccabile, è l’unico modo per muoverti nel settore musicale che è estremamente competitivo; è l’unico modo per trasformare la tua musica in una vera rendita continuativa.

Se sei pronto a smettere di rincorrere false promesse, se vuoi abbattere i luoghi comuni che frenano la tua carriera; desideri acquisire metodologie pratiche per far prosperare il tuo progetto musicale nel mercato reale, contattami e inizia a costruire oggi il tuo futuro da professionista.

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Musica: dalla passione alla professione

Trasformare la tua passione per la musica in una professione reale, significa accettare che il mercato musicale è un campionato difficile che richiede soldi per essere giocato. Produrre brani di qualità, formarsi, acquistare strumenti e software, o semplicemente sostenere la tua attività musicale, comporta costi elevati. Se non sai come generare denaro con il tuo progetto musicale, stai sprecando tempo e risorse.

Musica: dalla passione alla professione

Molti artisti si nascondono dietro l’idea romantica che l’arte non debba mischiarsi col denaro, ma la realtà è che senza una rendita continuativa non sei un professionista, sei un dilettante. E non c’è nulla di male nell’essere un dilettante, a patto che non sia questo il tuo obiettivo.

Se invece il tuo scopo è vivere di musica, il primo passo è smettere di ragionare da sognatore e iniziare a lavorare come un imprenditore.

Dobbiamo ragionare con la concretezza della matematica. Il motivo principale per cui la maggior parte degli artisti fallisce nel lato economico è che basa la propria sostenibilità su un modello di business che non è stato progettato per loro: le piattaforme di streaming, come Spotify, hanno un modello di business basato sulla pubblicità e sugli abbonamenti degli utenti, non sulla remunerazione degli artisti.

In questo ecosistema, l’artista musicale non è un partner della piattaforma, ma un fornitore di contenuti o, peggio, un cliente che paga per distribuire e promuovere la propria musica sperando in una visibilità che raramente si traduce in guadagno. Solo i più sprovveduti non si accorgono che i tassi di retribuzione per ascolto sono così bassi che nemmeno il miglior marketing del mondo può colmare il divario tra il costo della produzione musicale e il ricavato dallo streaming.

Se cerchi di posizionarti e monetizzare esclusivamente attraverso questo sistema, che richiede milioni di ascolti per generare pochi euro, stai cercando di costruire la tua casa nel terreno di qualcun altro, un terreno dove le regole sono dettate dal proprietario e dove tu non hai alcun controllo; se domani l’algoritmo cambia o le regole mutano, tu perdi tutto.

Per uscire da questa trappola, devi costruire un tuo modello sostenibile basato sulle tue competenze di artista musicale. Questo significa spostare il focus dal prodotto musicale, inteso come fine ultimo di guadagno, alla musica intesa come mezzo per generare valore.

Nel nuovo business musicale, la musica registrata è il biglietto da visita, che permette di posizionarti nel mercato, ma i soldi veri li trovi altrove: principalmente attraverso l’offerta di servizi. Molti musicisti inorridiscono all’idea di vendere un servizio, ritenendo che questo “sporchi” la loro arte. In realtà, comprendere il mercato richiede un’alta creatività. Risolvere un problema o soddisfare un bisogno attraverso l’offerta di un servizio, significa dare una risposta a qualcuno che è disposto a pagare per quella soluzione: insegnamento, sessionismo,  consulenza, produzione per conto terzi, creazione di esperienze live uniche ecc…

Il passaggio fondamentale che devi affrontare è evolvere il tuo progetto artistico astratto in un prodotto artistico posizionabile in un mercato che lo richiede. Un progetto è in fondo solo un desiderio di espressione, un’idea vaga, priva di confini. Il mercato, però, non compra idee astratte; compra prodotti o servizi con un’identità chiara e un perimetro definito, riconoscibile. Questo significa definire la propria identità artistica in modo nitido, curando l’immagine, la comunicazione, i valori e l’immaginario sonoro affinché siano coerenti tra loro.

L’artista musicale deve lavorare affinché il suo prodotto sia riconoscibile e posizionabile in una specifica nicchia di mercato. Solo quando ha un prodotto solido può elaborare una strategia per aggredire il mercato, smettendo di affidarsi alla speranza  per lavorare con focus e determinazione su qualcosa di concreto.

A questo punto, come l’artista musicale esordiente, lanciato verso il professionismo, devi fare i conti con la tua carenza di competenze orizzontali.

Il sistema educativo tradizionale e la mentalità comune portano gli artisti musicali a focalizzarsi esclusivamente sulle competenze verticali, ovvero sulla tecnica nel suonare o cantare. Ma essere un virtuoso non basta per pagare le bollette. Per diventare un professionista autonomo, devi sviluppare competenze di business, marketing e promozione. Sono queste le leve nascoste che ti permettono di passare dall’esperienza amatoriale alla professione.

I soldi veri arrivano quando il musicista smette di vedersi come artista e, più umilmente, colma queste lacune investendo nella propria formazione imprenditoriale con la stessa dedizione con cui si studia lo strumento.

Lavorare da imprenditore significa anche avere un rapporto sano con il denaro e con l’investimento. Non esiste il costo zero, devi rischiare. Come qualsiasi altra attività imprenditoriale, anche la musica richiede capitale di rischio e investimenti mirati per crescere. Chi cerca scorciatoie gratuite o si affida a soluzioni miracolose a basso costo è destinato a rimanere nel limbo dei dilettanti. Devi imparare a valutare ogni spesa in funzione del ritorno che può generare, evitando costi inutili e puntando sugli investimenti strategici che accrescono il valore del tuo asset principale: te stesso e il tuo brand.

La sostenibilità economica si raggiunge inizi a generare un valore profondo per un target specifico. È inutile cercare di vendere a chi non è interessato o a chi non dà valore alla musica. Bisogna puntare a quei fan o clienti che riconoscono il valore della tua offerta, sia essa un concerto, una lezione o una produzione. Non cadere nell’errore psicologico di pensare che i fan non abbiano soldi o che il mercato sia povero. Se offri un valore percepito alto, le persone pagheranno quello che chiedi.

La via per la professione musicale passa per l’abbandono delle logiche passive e l’adozione di una mentalità attiva e imprenditoriale. La musica è il mezzo meraviglioso con cui attiri l’attenzione e dimostri il tuo valore, ma il modello di business è la struttura che ti permette di convertire quell’attenzione in reddito. Non lasciare che il tuo futuro dipenda da un algoritmo o dalle decisioni di una multinazionale dello streaming. Prendi il controllo della tua carriera, studia le regole del mercato, definisci il tuo prodotto e costruisci il tuo sistema di vendita basato sui servizi e sul valore reale. Solo così potrai dire di essere un vero professionista della musica, libero dalle illusioni e padrone del tuo destino.

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Cose che non ti dicono sulla musica

Ogni anno, migliaia di studenti talentuosi si diplomano con il massimo dei voti in conservatori e accademie private, padroneggiando il proprio strumento con una tecnica invidiabile. Nonostante questo, la stragrande maggioranza di questi diplomati non riesce a trasformare la musica in una professione sostenibile. Questo è il paradosso inquietante nel cuore del sistema formativo musicale italiano.

Cose che non raccontano ai musicisti

Il musicista neodiplomato si ritrova catapultato in un mondo del lavoro che non conosce e non comprende, costretto ad accettare paghe da fame e lavori in nero. Un sistema poco trasparente, dove le regole spesso sono ignorate che, nel peggiore dei casi, porta il giovane musicista ad abbandonare i propri sogni per cercare un impiego in tutt’altro settore.

La domanda che come aspirante musicista dovresti porti non riguarda la qualità delle scale o degli arpeggi che stai studiando, ma qualcosa di molto più strutturale: perché le scuole di musica e corsi di laurea, non affrontano il problema della disoccupazione artistica?

La risposta la possiamo trovare nell’obsolescenza dei programmi didattici, che rimangono ancorati all’idea romantica di musica, ignorando totalmente le dinamiche del mercato attuale e come queste incidano nella carriera dell’artista.

Il primo grande errore del sistema educativo tradizionale è la focalizzazione esclusiva sulle competenze tecniche verticali che rendono l’artista musicista tale. Questa base è ovviamente imprescindibile ma non è sufficiente per lavorare. Saper suonare bene oggi è un semplice requisito minimo, seppur insindacabile.

Il mondo reale é fatto di contratti, leggi sul diritto d’autore, diritti dei lavoratori, doveri dei professionisti, leggi sugli eventi live ed altre quisquiglie che le scuole ignorano deliberatamente. Nessuno insegna allo studente come gestire il rapporto con le persone, come negoziare il proprio valore economico, o come costruire una rete di contatti che non sia basata sulla competizione ma sulla sinergia.

Al Musicista-Studente manca quella formazione professionale e imprenditoriale, che permette di veicolare la competenza tecnica all’interno di un mercato disposto a pagare per essa. Competenze tecnico artistiche non necessariamente legate all’uso dello strumento, ma richieste da un mercato ricco di opportunità per chi sa vederle e coglierle.

Se poi parliamo di marketing e promozione, qui troviamo un desolante deserto di ignoranza, di falsi miti e di false credenze basate su consuetudini legate a modelli di un mercato musicale che ormai non esiste più.

Per un artista musicale fare marketing significa innanzitutto conoscere il mercato musicale che non solo si regge sul tradizionale rapporto tra domanda e offerta, ma è pure molto articolato e complesso: mercato della didattica, mercato delle produzioni, mercato delle sincronizzazioni, mercato delle edizioni, booking, consulenze artistiche e molto altro. Ognuno di questi segmenti ha una propria domanda, una propria offerta e le sue dinamiche interne.

Le scuole non spiegano come si potrebbe costruire una rendita continuativa. Nemmeno affrontano il tema della fiscalità, lasciando i ragazzi in balìa degli sfruttatori che lucrano sul lavoro nero. Ignorare questi aspetti significa mandare i giovani allo sbaraglio, privi degli strumenti legali ed economici minimi per tutelare il proprio lavoro e costruire un futuro solido.

L’industria musicale ha subito una virata epocale che non ha ancora raggiunto i templi dell’educazione musicale. Se fino a qualche decennio fa, l’obiettivo era vendere il disco fisico. Oggi, con la musica liquida e lo streaming, il prodotto musicale in sé ha perso il suo valore di scambio diretto.

Le scuole continuano a formare produttori di musica o esecutori, ma il mercato richiede fornitori di servizi. Che si tratti di insegnamento, di intrattenimento live, di produzione per terzi o di consulenza, l’artista musicista oggi deve capire che il suo ruolo è risolvere un problema o soddisfare un bisogno per un cliente specifico.

Come artista musicale devi ragionare con la mentalità del professionista imprenditore. Analizzare il mercato, scoprire come usare le tue competenze per risolvere problemi, solo così puoi costruire una fonte di guadagno reale continuativa. In questo contesto puoi dare sfogo anche alla tua vena creativa o comunque avere la disponibilità economica per portare avanti progetti artistici elevati, non necessariamente legati a logiche di consumo.

Costruisci una tua immagine professionale solida, legata alla tue competenze e offri una proposta chiara di servizio verso un mercato che ne ha bisogno. Questo è il marketing musicale. Può essere rivolto ad un pubblico di fruitori o a un pubblico di professionisti. Sempre marketing è.

Smetti di girare a vuoto e inizia a costruire il tuo percorso su fondamenta solide, partendo dalla comprensione che la musica, per diventare mestiere, deve farsi servizio, strategia e impresa.

Se ti serve un orientamento, un aiuto, io sono qui. Contattami liberamente.

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Quale differenza tra Musicista Hobbysta e Professionista?

Non è detto che tutti gli artisti debbano per forza preoccuparsi di costruire il proprio personal brand. Se per te la musica è un hobby, un momento di puro svago da vivere in sala prove con gli amici o nella tranquillità della tua camera senza l’ambizione di farne una carriera, allora lavorare sulla tua immagine potrebbe essere un inutile dispendio di energie. Ma…

Quale differenza tra musicista hobbysta e professionista?

…Il discorso cambia radicalmente se desideri che la musica diventi la tua professione, se senti il bisogno di evolvere o se hai necessità di allargare il tuo pubblico. È in questo caso che curare il modo in cui ti presenti diventa il vero motore del cambiamento e un acceleratore per il tuo percorso.

Per capire se hai davvero bisogno di lavorare su questo aspetto, osserva alcuni segnali nella tua vita artistica. Magari non sei soddisfatto dei risultati che stai ottenendo, i concerti scarseggiano o ti senti soffocare da troppa concorrenza. Forse senti che il tuo progetto è fermo, vorresti più risorse per investire nella tua musica o, semplicemente, hai la sensazione che addetti ai lavori e pubblico non ti riconoscano l’autorevolezza e la credibilità che meriti.

Se ti ritrovi in una di queste situazioni, ricorda sempre una regola d’oro: non è tanto importante quanto tu dica di essere bravo, ma conta soprattutto ciò che gli altri dicono di te e della tua musica. Una volta acquisita questa consapevolezza, il percorso da seguire si snoda attraverso alcuni passaggi fondamentali.

Il primo passo è guardarti dentro per capire cosa ami suonare, cosa ti fa stare bene e in cosa eccelli, verificando che ci sia qualcuno là fuori che ha bisogno proprio di quel suono o di quel messaggio; per facilitarti il compito, è molto meglio rivolgersi a una nicchia specifica di ascoltatori piuttosto che cercare di piacere a tutti indistintamente.

Il secondo passo consiste nel costruire una tua casa online, uno spazio dove chi ti cerca possa capire subito chi sei, percependo solidità e professionalità al primo sguardo: un profilo social, un sito, una community; anche tutti e tre insieme.

Il terzo passo è il cuore di tutto: il racconto. Scegli il formato che senti più tuo, che siano video, testi o immagini, e narra una storia che risuoni con i sogni e i valori di quel piccolo gruppo di persone che hai individuato come tuo pubblico ideale; dì qualcosa che valga la pena dire, offri un contributo di cui valga la pena discutere.

Infine, c’è il quarto passo, quello su cui scivolano anche i musicisti più talentuosi: la costanza.

Devi presentarti al tuo pubblico regolarmente e generosamente, per anni, non solo quando esce un singolo. Serve per costruire e rafforzare la fiducia nei tuoi confronti. Solo dopo aver coltivato con pazienza la tua passione e averla raccontata con dedizione per lungo tempo, otterrai la tua “restituzione”: il pubblico ti ripagherà con lo stesso affetto e supporto che tu hai donato loro, aiutandoti a diventare l’artista che sogni di essere.

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Nella musica osare è vincere

Le critiche sono una parte inevitabile del viaggio, e forse è il caso di iniziare a vederle sotto una luce diversa. Per un artista musicale avere talento e tecnica non è così raro come si pensa; ciò che manca spesso è il coraggio di condurre il gioco e di prendersi dei rischi.

Nella musica osare è vincere

Noto spesso, parlando con musicisti, che buona parte tende a non esporsi davvero. Vedo competenze tecniche, voci incredibili e ore passate sullo strumento che però non vengono valorizzate, nonostante l’impegno e la dedizione.

Molti artisti musicali avrebbero tutte le carte in regola per diventare dei punti di riferimento o delle guide per il loro pubblico, ma rimangono incastrati nella paura. È facile rimanere nei ranghi e suonare ciò che è corretto, ma il mercato musicale è una partita che si gioca sulle idee e sui contenuti che rompono gli schemi.

Le canzoni che non osano, quelle che cercano di accontentare tutti senza disturbare nessuno, semplicemente non circolano. Se la tua musica suona banale o troppo simile a tutto il resto, difficilmente crescerai.

Se a bloccarti è la paura del fallimento, prova a vederla come un alibi costruito dalla tua mente. Come artista indipendente, non hai la protezione di un posto fisso: sei tu l’impresa e il rischio fa parte del gioco. I tuoi concorrenti là fuori stanno giocando tutte le loro carte per emergere; non puoi permetterti di ritirarti in un ambiente sicuro, sei al centro del palco e il microfono è in mano tua.

Poi c’è la paura più grande: quella di essere criticati. Ma essere criticati è un passaggio obbligato per diventare qualcuno. Se non ricevi critiche, probabilmente non stai ricevendo nemmeno visibilità. Se scrivessi una canzone che non prende posizione, con un testo generico e un suono standard, sarebbe un insuccesso perché non scatenerebbe alcuna discussione. Nessuno ne parlerebbe male, è vero, non ne parlerebbe affatto.

Se credi realmente nel tuo messaggio, se hai una visione artistica e dei valori che vuoi trasmettere, non devi nasconderti. Rifletti bene su ciò che sei e poi esponiti, accettando che le critiche arriveranno. Il fastidio momentaneo di un commento negativo è nulla in confronto ai vantaggi di aver detto qualcosa di unico e diverso. Essere diversi significa essere straordinari, ed è questo che rende una carriera sostenibile e gratificante. Le persone si legheranno a te perché vedranno nel tuo coraggio un esempio di ciò che loro vorrebbero essere, ma non possono perché bloccati dalla paura di esporsi.

Da oggi prova a cambiare prospettiva: chiediti come puoi raccontare nella tua musica qualcosa in cui credi così fermamente da essere disposto ad accettare che venga criticato. oh, ti divertirai. Te lo garantisco.

Ti piacerebbe se provassimo a individuare insieme qual è quell’elemento unico della tua musica su cui potresti puntare? Scrivimi.

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Sei un musicista Pro o Dummy?

Per entrare nel vasto mercato musicale, per vivere guadagnando con la musica, non puoi approcciarti come un Dummy. Non c’è spazio per gli hobbysti. Se vuoi fare sul serio, se vuoi essere un Pro, devi affrontare il mondo della musica con il mindset giusto e prepararti a lavorare duramente e con passione sul tuo progetto musicale, ampliando le tue competenze e diventare Manager di Te stesso, come si usa dire.

Sei un musicista pro o dummy?

Lavorare sul tuo progetto artistico e sulla tua musica mettendo in campo energie, tempo e risorse economiche senza ottenere alcun tipo di feedback o risultato concreto rappresenta una delle esperienze più frustranti che si possa vivere.

Questa condizione di stallo spesso non dipende dalla qualità intrinseca della tua musica, ma dalla mancanza di una struttura professionale e strategica capace di trasformare un’idea astratta in un valore riconosciuto dal mercato.

Molti artisti musicali finiscono per arrendersi, o nel trascinarsi con fatica, perché rimangono intrappolati in un circolo vizioso alimentato da aspettative irreali e dalla dipendenza da realtà poco trasparenti: ad esempio etichette che promettono visibilità in cambio di pagamenti o servizi di distribuzione o promozione privi di un contesto reale.

Uscire da questa impasse e iniziare a guadagnare davvero con la musica, parte dalla consapevolezza che il settore musicale oggi richiede competenze che vanno ben oltre la semplice creatività musicale o l’abilità con lo strumento: competenze di business e marketing sono pilastri fondamentali per la tua carriera.

Il primo passo cruciale per monetizzare come artista musicale è la trasformazione del tuo progetto artistico in un prodotto artistico posizionabile. Vedo spesso che il progetto è un’entità astratta, creativa, legata al desiderio primario dell’artista di comunicare ed esprimersi; il prodotto musicale invece, deve avere un perimetro definito e un’identità chiara che il mercato ( e il pubblico) possano riconoscere e valutare.

Il mercato musicale ha regole specifiche che non riguardano necessariamente la struttura dei brani, ma la tua capacità di generare fan reali e di occupare uno spazio preciso nella mente del pubblico e degli addetti ai lavori: quello che viene definito Posizionamento.

L’identità artistica prevede la non omologazione, al contrario richiede unicità: devi essere il più diverso possibile dagli altri. Il segreto sta nel mantenere una coerenza assoluta tra immagine, valori, linguaggio e immaginario sonoro. Senza questa aderenza tra le varie parti, il tuo progetto appare frammentato e dispersivo. Questo rende impossibile per un potenziale fan, o un professionista del settore, comprendere il reale valore della tua proposta musicale.

Una volta definita la tua identità, entra in gioco la strategia di posizionamento, che rappresenta la maggior parte del lavoro necessario per aggredire il mercato con successo. La maggior parte degli artisti esordienti commette l’errore di passare direttamente dal progetto al mercato, caricando brani sugli aggregatori e scimmiottando i contenuti dei social nella speranza che accada qualcosa (che puntualmente non accade).

Al contrario, i musicisti professionisti utilizzano metodologie strategiche per focalizzare su di sé l’attenzione; evitando di sprecare tempo e soldi in azioni inconcludenti. Solo ragioando e progettando una strategia ti permetterà di capire come parlare al tuo target, quali piattaforme presidiare con contenuti mirati e a quali attori della filiera discografica, come uffici stampa, etichette o booking in target, rivolgerti per ottenere una reale trazione.

In questo campionato difficile, entrare nel mercato è una sfida, ma rimanerci richiede un mindset fortissimo e una preparazione tecnica e gestionale che solo pochi artisti scelgono di coltivare. E purtroppo i risultati si vedono.

Una mancanza frequentissimo nel dummy è la costruire di una presentazione efficace per i professionisti del settore: è una competenza strategica che può fare la differenza tra l’essere ignorati e l’ottenere un investimento. Devi considerare che i professionisti seri, quelli con cui vale la pena investire tempo e risorse, ricevono una mole enorme di materiale; un artista deve essere capace di suscitare interesse in pochissimi minuti, andando dritto al punto e facendo capire immediatamente cosa lo rende diverso dal resto del branco.

Questo ti richiede la capacità di abbandonare i discorsi generici per concentrarsi sui punti cardine della tua presentazione professionale. In genere un esordiente è carente di contesti offline di alto livello dove testare la sua musica e, sopra ogni cosa, costruire connessioni.

Devi superare questo ostacolo e lavorare per crearti connessioni di rilievo. Nel mondo reale le relazioni interpersonali sono ciò che permettono di uscire dalla dimensione solitaria del web per confrontarsi con situazioni di livello superiore

C’è poi da abbattere un pregiudizio che in realtà spesso è l’alibi dei rinunciatari.

Imparare a venderti: devi imparare a dare un valore commerciale al tuo lavoro; dargli un significato concreto, materiale, che vada parallelo al valore artistico del tuo lavoro. Imparare a vendersi non significa screditare la propria arte, ma al contrario generare le risorse necessarie per sviluppare le proprie competenze, investire in attrezzature professionali e proseguire i propri percorsi formativi.

La diversificazione delle entrate attraverso la vendita di servizi, come sessioni di registrazione, mixing o consulenze tecniche, è una via concreta per incamerare denaro e sostenere il proprio progetto artistico principale.

Il mondo della Musica è un vasto mercato estremamente competitivo che offre tutto di tutto, online, ed a prezzi ridicoli. Se vuoi essere valorizzato, devi far percepire al tuo potenziale cliente i benefici ed i vantaggi unici della tua offerta, dei tuoi servizi. In questo modo non dovrai più giocare al ribasso, ma ti farai pagare in base al valore della tua proposta.

Ti sembra difficile? Se hai delle competenze solide dovresti essere in grado di farlo. Se ritieni di non averle, allora studia di più: significa però che non sei pronto per affrontare il mercato.

Studiare il business e il marketing musicale ti è indispensabile per acquisire il controllo sulle tue piattaforme e sui tuoi flussi di lavoro, evitando di dipendere totalmente da algoritmi o realtà esterne che cambiano le regole del gioco da un momento all’altro. Testare le informazioni che raccogli, l’analisi di casi studio reali sono gli strumenti che consentono di accorciare i tempi di crescita, trasformando anni di tentativi a vuoto in mesi di lavoro mirato e consapevole.

Devi avere le spalle larghe ed essere disposto a ricevere critiche costruttive e a guardare in faccia ai tuoi fallimenti: è proprio dall’analisi degli errori, tuoi e degli altri, che trai le lezioni più importanti per posizionarti correttamente nel mercato.

Nel settore musicale, il livello medio di preparazione strategica è spesso basso, se decidi di lavorare seriamente sulla tua formazione imprenditoriale, avrai un vantaggio competitivo enorme. Ma soprattutto, trasformerai la tua passione in una professione solida, redditizia e duratura.

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L’artista musicale deve investire, ma come?

Prima o poi, ogni artista musicale deve investire denaro per crescere ed evolversi. Ho fatto un po’ di mente locale sulle mie esperienze dirette e indirette e ne ho ricavato una piccola guida che può orientarti nel tuo percorso artistico. Per l’artista esordiente,  definito come colui che è al primo o secondo singolo, con brani ascoltati principalmente dagli amici e video con circa 300-500 visualizzazioni reali, le priorità di investimento sono chiare.

Dove deve investire l'artista musicale oggi?

Investi nella Produzione e nel Sound

Il più cruciale ambiente in cui investire tempo e risorse è la produzione. Anche se sei un producer capace di fare tutto da solo, potresti aver bisogno di una guida esterna che ti aiuti a definire, rifinire e pulire il tuo suono; almeno dovresti aver qualcuno con cui confrontarti, per essere certo che il frutto del tuo lavoro non sia condizionato da una visione troppo personale: ricorda che nei lavori creativi, come la musica, la passione, l’amore per le proprie creazioni può giocare brutti scherzi. Avere un prodotto finale di valore è la base per tutto ciò che segue.

Investire in produzione non significa solo pagare lo studio, c’è qualcosina i più:

  • Arrangiamento e Pre-produzione: Devi avere un professionista che valuti la struttura del brano prima di entrare in studio. Un orecchio esterno troverà i punti deboli e punti di forza della tua composizione, correggendo i primi ed esaltando i secondi.
  • Registrazione: Assicurarsi che le riprese vocali e strumentali siano impeccabili. Anche qui un professionista del suono può esserti di grande aiuto.
  • Mixing: Bilanciare tutti gli elementi sonori per garantire chiarezza e impatto; in questa fase, a meno che tu non sia un genio della consolle, un tecnico di livello fa la differenza.
  • Mastering: L’ultimo passo per ottimizzare il brano per tutte le piattaforme di streaming, garantendo che suoni al volume e con la dinamica standard del settore. Ovviamente anche in questa fase affidarsi ad un tecnico competente è molto meglio che fare da soli.

Un brano professionale e ben prodotto è un ottimo biglietto da visita per farsi notare dai professionisti del settore. Se poi hai seguito con attenzione le varie fasi di produzione, hai avuto il controllo sul tuo lavoro, sarà una carta in più da giocare nella tua partita.

Investi nei Live: Anche Gratuiti

L’investimento nei live, in questa fase, significa suonare ovunque e senza cachet: feste, strada, house concert, o qualsiasi contesto che ti permetta di stabilire connessioni forti. L’obiettivo è duplice: testare la musica nel mondo reale e guardare il pubblico negli occhi per capire come la tua musica stimola il loro stato d’animo. Accettare di suonare gratis è un investimento in esperienza e connessioni, non un regalo. Il mondo offline e la capacità di portare i progetti nel mondo reale sono ciò che fa la differenza.

Ovviamente questo deve rientrare in una strategia di comunicazione ben precisa e pianificata. Solo così riuscirai a massimizzare i risultati e non sarà una perdita di tempo.

Investire nei live, se hai una fan base minima, significa anche produrre i propri live, quando magari non si ricevono proposte interessanti o svilenti.

Evita Numeri Finti e Uffici Stampa Prematuri

Orami dovrebbe essere chiaro, ma è anche chiaro che non si è mai ripetuto abbastanza: non investire in plays, follower o views. Questi numeri dopati non ti forniscono il feedback sincero necessario per far evolvere il tuo percorso artistico. Se ti sfugge il perché, scrivimi, fissiamo una videocall e te lo spiego per benino, ti divertirai.

Inoltre, non investire in un ufficio stampa troppo presto. Sebbene l’ufficio stampa sia utile, è necessario capire prima quanto vale la tua musica. Affidarsi a un PR senza avere una base di valore o di trazione espone l’artista a spese inutili, specialmente considerando che, se l’interlocutore ha poco tempo, devi comunque essere tu a saper presentare il progetto in modo efficace. Un ufficio stampa è più appropriato quando si è già nello status di Artista Promettente (3.000-7.000 views reali), in questo caso, una buona campagna associata ad una strategia di marketing dove può accelerare un processo già in corso.

Il Feedback Critico è indispensabile

Una delle trappole più grandi per l’artista sconosciuto è l’isolamento o il confronto solo con realtà di basso livello. Se non ti confronti con situazioni di un livello più alto rispetto al tuo, rischi di rimanere in una situazione di stallo, che non ha senso ai fini della crescita.

Il confronto con veri professionisti è la chiave per superare le tue mancanze. Un professionista serio non ti darà solo pacche sulle spalle; ti dirà onestamente se ti manca qualcosa e come fare per migliorarti. Magari ti farà notare che il tuo punto di forza più grande è la cosa più sotterrata che hai presentato. Questa crescita avviene attraverso il confronto diretto e la disponibilità a ricevere critiche, non solo attraverso l’assimilazione passiva di informazioni da un video YouTube o un articolo.

Trovare il Contesto Giusto

Cercare il contesto giusto significa privilegiare la qualità sulla quantità. È meglio partecipare a un evento ristretto (come quelli limitati a 12 artisti, per esempio), dove c’è attenzione e non dispersione, piuttosto che a una convention da 100 persone.

Anche la tua rete di relazioni professionali deve crescere insieme alla tua immagine pubblica e la tua evoluzione artistica, anzi, queste tre cose sono strettamente collegate e una loro crescita armonica ti semplificherà di molto l’esistenza.

  1. Ricerca Locale Qualitativa: Invece di mandare email a festival nazionali, cerca showcase per artisti emergenti organizzati da entità con una reputazione consolidata (aziende o professionisti che dimostrano trasparenza) nel tuo territorio.
  2. Imparare dagli Errori degli Altri: Essere in contesti ristretti ti permette di osservare come gli altri presentano i loro progetti e di apprendere dai loro errori. Vedere i fallimenti (che sono amati, perché chi non fallisce non ci prova mai) altrui è un enorme plus per la propria crescita.
  3. Preparazione Pre-Incontro: Quando si incontra un professionista, non sprecare l’occasione. Se non sai cosa dire in poco tempo, non puoi fargli capire che sei diverso. Prepara la presentazione in anticipo. Sai come ti devi presentare?
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La Mentalità Imprenditoriale e la Trasparenza

Gli artisti musicali troppo spesso investono la maggior parte di tempo e risorse sul lato creativo e sottovalutano ampiamente quello strategico e gestionale, poi si lamentano che non fanno soldi! Per uscire dalla fase di emergente e progredire, devi sviluppare una mentalità imprenditoriale, sapendo distinguere chi lavora in modo trasparente e chi no.

Le realtà che lavorano seriamente sono spesso le più schiette e dirette, non temendo di essere scomode. Una realtà non trasparente si sente da lontano per la sua puzza di marcio e la mancanza di obiettivi concreti. Ricorda che il denaro e l’attenzione sono spesso strumentalizzati per farti pagare servizi inutili.

La sincera eccitazione professionale deriva dai numeri sinceri, anche quando sono piccoli. Una volta che si inizia a dopare i numeri, è difficile smettere. La trasparenza e l’onestà intellettuale nel presentare il proprio percorso, incluse le mancanze e i fallimenti, sono cruciali per attrarre professionisti seri e investitori disposti investire denaro reale.

Gestisci il Passaggio di Status

Quando il tuo percorso musicale inizia ad avere trazione, hai un EP o un album pubblicato, il passaparola è avviato, i tuoi video raggiungono le 3.000-7.000 views reali, e riesci pure a riempire degli spazi con i tuoi live,  puoi dire d’essere entrato nello status artistico più delicato per la tua carriera: quello di Artista Promettente. A questo punto, le tue scelte possono avere un impatto decisivo sul futuro:

  • Valuta l’Ufficio Stampa: Se sei ancora senza contratto, delle campagne stampa mirate e strategiche sono a questo punto opportune. Ma non dimenticare che interviste e comunicati stampa devono essere parte di una strategia più complessa che investa tutti i media a tua disposizione e con un messaggio chiaro, che non crei confusione nelle tue intenzioni.
  • Investi in Merch e Contatto Diretto: Inizia a produrre merchandinsing per ripagare le spese dei concerti e mantenere il contatto con la fan base. Dovresti avere anche un sito, un semplice sito vetrina, ma in grado di raccogliere le email dei tuoi fan: il primo indispensabile passo per togliersi dalla schiavitù dei social.
  • Contatta gli Addetti ai Lavori in Modo Unico: Evita l’email standard. Per distinguerti dalla massa e non essere regolarmente cestinato (perché i giornalisti ricevono troppe richieste), invia qualcosa di fisico (vinile, cassetta, CD): fai vedere che fai sul serio e che investi nella tua produzione. Questo ti rende memorabile e aumenta le possibilità che il tuo disco venga ascoltato.
NO ai Social Media Guru

Evita chi promette di triplicare il pubblico o metodi infallibili in tre mosse. Questi guru, nella migliore delle ipotesi, spesso applicano metodi rigidi che non si adattano alla tua sensibilità artistica, portandoti a vendere la musica come fosse un profumo.

L’Occasione di Crescita e il Tuo Prossimo Passo

Ricorda che il successo non si costruisce solo online. La vera crescita si ottiene avendo il contesto, le persone e i professionisti veri, giusti e seri con cui confrontarsi. Che si tratti di eventi, showcase ristretti o sessioni di ascolto con figure autorevoli, come produttori artistici, autori di spicco, o veterani del settore, l’opportunità di presentare il tuo progetto e ricevere feedback di alto livello fa la differenza.

Non usare la scusa che il tuo progetto non è ancora perfetto per evitare il confronto. Mettiti nell’ottica di usare questi contesti come una spinta per migliorare, sapendo che le occasioni non mancheranno se sarai in grado di convincere l’interlocutore di avere qualcosa di valore. La trasparenza, la qualità della produzione e la capacità di presentarti velocemente e chiaramente sono i tuoi alleati più potenti per emergere da artista sconosciuto e scalare il tuo percorso artistico.

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L’Eclissi del Possesso nell’Era dello Streaming

Caro artista musicale, mi siedo virtualmente accanto a te per analizzare il terreno su cui stai camminando perché è fondamentale comprendere che il mondo è cambiato profondamente sotto i nostri piedi. Siamo passati dall’era di iTunes, in cui l’ascoltatore acquistava mp3 organizzandoli in una biblioteca personale, all’era della musica liquida dominata dall’accesso istantaneo. Questa rivoluzione ha riscritto le regole del gioco, influenzando drasticamente il valore che il pubblico attribuisce alla tua arte e richiedendo nuove strategie per non affogare nel caos informativo.

L'Eclissi del Possesso nell'Era dello Streaming

Un tempo l’ascolto era un atto di volontà basato sulla ricerca attiva di autori e generi, ma oggi piattaforme come Spotify e YouTube Music hanno delegato gran parte di questo processo ad algoritmi di auto-apprendimento. Questi sistemi intercettano i gusti e prevedono le scelte di ogni singolo ascoltatore, offrendo playlist già redatte, creando il rischio di rinchiudere l’ascoltatore in una bolla che rende difficile scoprire proposte fuori dagli schemi algoritmici.

Lo streaming predilige un’esperienza di ascolto emozionale legata all’umore del momento, il cosiddetto mood, spesso a discapito della contestualizzazione filologica per genere musicale. In questo contesto, il pubblico è diventato estremamente vorace di singoli, mentre il concetto di album ha perso il suo significato tradizionale di raccolta coerente di brani per diventare una serie di stimoli continui (questo è vero solo in parte; in realtà i progetti di ampio respiro stanno ritrovando l’interesse del mercato, per motivi che qui non affronteremo).

Devi essere onestocon te stesso riguardo al valore economico percepito in quello che viene definito capitalismo artistico, dove spesso l’artista genera capitale per le piattaforme senza essere remunerato equamente, diventando quasi un prodotto gratuito del servizio altrui.

Poiché la musica è ormai percepita come un bene quasi gratuito, il ruolo del supporto fisico è mutato profondamente nella mente del consumatore: un CD o un vinile non sono più visti come strumenti primari di ascolto, ma come un cadeau, un oggetto di culto o un feticcio fisico che testimonia il legame tangibile con l’artista. Il vinile, in particolare, ha visto una riscossa proprio tra le nuove generazioni, la cosiddetta Generazione Z, che cerca una testimonianza fisica dell’artista che segue principalmente nel mondo virtuale. Per non essere trattato come una semplice merce di scambio o commodity, devi puntare sull’unicità e non farti mai scegliere solo per il prezzo o per gli sconti.

Se vuoi emergere in questo mercato saturo, il punto di partenza non è il marketing puro, ma quella che viene definita la tua matrice autentica che fa la differenza e che il pubblico percepisce immediatamente come vera. L’artista musicale, per emergere, deve essere un mondo di appartenenza in cui i fan possano rispecchiarsi, un universo di valori e visioni che non deve mai essere tradito per non perdere la fiducia del pubblico.

Poiché la mente umana ricorda solo un numero limitato di elementi per categoria, devi diventare rilevante attraverso i tuoi punti di unicità e di differenziazione. Il posizionamento efficace consiste nel definire il posto o la parola che occupi nella mente dell’ascoltatore rispetto ai concorrenti, cercando di colmare un vuoto di mercato o di essere il primo in una nuova categoria.

Nonostante l’importanza fondamentale del digitale, la tua carriera deve poggiare su pilastri solidi come l’attività dal vivo, che crea un contatto diretto ed emotivo superiore a qualsiasi dinamica da talent show. Devi comunque vendere la tua musica tramite distributori digitali per raggiungere il grande pubblico e puntare sul merchandising come forma di autofinanziamento strategico.

Oggi le etichette discografiche investono raramente su chi non possiede già una fan base coesa e un profilo organizzato in maniera divina: questo significa essere posizionati sul mercato. I social sono utili per ottenere questo, ma devono essere usati con costanza e in modo strastegico. Non devi limitarti a promuovere la tua canzone, ma devi mostrare backstage, opinioni o consigli tecnici per far affezionare le persone alla tua figura professionale prima ancora che alla tua musica. Questa comunicazione serve ad attrarre e non a convincere, basandosi su una missione autentica che porti avanti ogni giorno con coerenza.

Infine, non trascurare il mercato delle edizioni e della sincronizzazione, poiché l’inserimento di un brano in un film o in uno spot può rappresentare un vero punto di svolta per il tuo progetto complessivo. Solo costruendo una solida rete professionale di mentori, insider e partner potrai trasformare il tuo talento in un business sostenibile e duraturo.

Per usare una metafora, posizionarsi nel mercato musicale odierno è come costruire un faro su un’isola in mezzo a un oceano in tempesta: se la luce della tua identità artistica è potente e la struttura della tua professionalità è solida, saranno le navi dei fan e del mercato a cercare te, invece di essere tu a dover rincorrere loro in cerca di soccorso.

Se hai bisogno di chiarirti meglio cos’è il posizionamento e come influisce positivamente sul tuo percorso artistico, contattami liberamente.

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La musica e il tempo che non basta

In questo articolo cercherò di illustrarti cosa è emerso durante il Milano Music Week 25 riguardo le abitudini di ascolto del pubblico italiano.

L’industria musicale italiana poggia su fondamenta solide di interesse e passione, con la musica che mantiene un ruolo di assoluto protagonista nella vita della popolazione. Per chi opera nel settore, e in particolare per gli artisti, comprendere le abitudini di fruizione del pubblico non è un dettaglio, ma una necessità strategica. Durante la MMW25 è emerso uno spaccato granulare di come, dove e quanto gli italiani ascoltano musica, delineando un mercato in costante evoluzione.

La Musica e il tempo che non basta secondo il Milano Music Week 2025

La musica è una costante per la quasi totalità della popolazione italiana. L’89% degli individui con più di 14 anni, un bacino che corrisponde a ben 44,9 milioni di persone, dichiara di ascoltarla regolarmente.

Questo significa, in termini semplici, che nove italiani su dieci dedicano tempo alla fruizione musicale. Non si tratta solo di un passatempo occasionale; il 46% degli italiani afferma che la musica costituisce una parte importante della propria vita.

Questa importanza è ancora più accentuata tra i giovani, dove la percentuale di coloro che dichiarano di non poter fare a meno della musica supera il 50%. Inoltre, coloro che sono definiti forti ascoltatori appartengono a segmenti della popolazione considerati evoluti e dinamici.

Il Dominio Condiviso: Streaming e Radio

Il modo in cui la musica viene fruita è variegato, ma il panorama è nettamente dominato da due supporti principali: lo streaming e la radio.

La radio si conferma un mezzo di grande rilevanza, con il 52% degli italiani che ascolta musica attraverso questo canale. Pur avendo subito una flessione rispetto al 56% registrato nel 2019, la radio ha mostrato un andamento in ripresa nell’ultimo anno, dimostrando una notevole resilienza nel tempo.

Tuttavia, è lo streaming il canale che cattura l’attenzione crescente del mercato, partecipando in modo significativo ai ricavi complessivi dell’industria. Attualmente, il 40% degli italiani con più di 14 anni, una cifra che supera i 20,3 milioni di persone, ascolta musica tramite streaming. Questo dato, pur essendosi stabilizzato negli ultimi anni, evidenzia una robusta crescita rispetto al 32% rilevato nel 2019.

È cruciale notare come questa fruizione in streaming si suddivida: il 32% degli italiani ascolta musica attraverso lo streaming free, mentre soltanto il 12% utilizza i servizi in abbonamento, ovvero lo streaming a pagamento. Quest’ultima percentuale, sebbene rappresenti una minoranza, è vitale poiché i servizi in abbonamento sono considerati la massima fonte di remunerazione per gli artisti, indicando un potenziale di crescita ancora ampio per il mercato italiano.

Le Abitudini in Base all’Età

L’analisi dei dati di fruizione diventa ancora più illuminante se segmentata per generazione. Non tutti i pubblici utilizzano gli stessi supporti nello stesso modo.

Lo streaming è il supporto preferito in assoluto dalle fasce più giovani, in particolare dai Millennials e dalla Generazione Z. In queste coorti, la percentuale di ascoltatori in streaming è decisamente alta. Man mano che si sale con l’età, le preferenze si equilibrano: nella fascia 35-44 anni, l’uso di radio e streaming si parifica. Nelle fasce più mature della popolazione, è invece la radio a risultare il supporto più preferito.

Anche l’ascolto di musica fisica, che si attesta intorno al 10% della popolazione generale, segue questa tendenza generazionale: è meno frequente tra i giovanissimi e più diffuso nelle fasce mature.

L’Aumento del Minutaggio

Un aspetto fondamentale che evidenzia la centralità crescente della musica è l’incremento del tempo dedicato all’ascolto. Sebbene la reach dell’ascolto musicale, il numero di persone che ascoltano, non sia variata significativamente negli ultimi anni, è molto importante sottolineare che è aumentato il minutaggio di ascolto. Il tempo che gli italiani dedicano alla musica, in generale, è cresciuto, un segnale che il consumo si sta intensificando.

Questa intensificazione della fruizione è il motivo principale per cui, nonostante le sfide e le complessità legate alla ripartizione dei compensi, lo streaming è oggi il modello economico dominante su cui si focalizza gran parte del dibattito industriale.

Conclusione

La musica è profondamente radicata nella cultura italiana, coinvolgendo quasi nove persone su dieci. La dinamica di ascolto è chiaramente orientata verso il digitale, con lo streaming che si afferma come il canale preferito dalle nuove generazioni e che, insieme alla radio, guida la fruizione complessiva. L’aumento del minutaggio di ascolto conferma che gli italiani stanno dedicando sempre più tempo al consumo musicale. Per gli artisti, questa realtà impone una comprensione precisa di questi dati, in particolare della distinzione tra ascolti gratuiti e quelli in abbonamento, poiché è quest’ultima quota (il 12% del pubblico streaming) a rappresentare la massima fonte di remunerazione, definendo il potenziale economico ancora inesplorato del mercato italiano.

Se vuoi approfondire la conoscenza delle dinamiche di mercato e capire come evitare le trappole, prenota una call e condividiamo le esperienze.

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Musica: 3 trappole da evitare

Se sei un artista musicale esordiente, sai bene che la frustrazione è un sentimento costante. Investire la propria energia, tempo, denaro, attenzione, e visione nel proprio progetto musicale e non ricevere alcun tipo di feedback, riscontro o risultato, o peggio ancora, non essere ascoltati, è devastante. Questa condizione di stallo, dove il potenziale artistico è alto ma i risultati scarseggiano, porta molti a gettare la spugna o a trascinare avanti il progetto con grande fatica e senza entusiasmo.

3 trappole da evitare nell'industria discografica.

Il tuo percorso di artista sconosciuto è disseminato di sfide che vanno ben oltre la creazione musicale. Comprendere il mercato musicale, il Music Business, e il saper navigare i suoi meccanismi, è cruciale per trasformare la passione in una carriera sostenibile. I problemi principali che affliggono gli artisti esordienti non sono legati solo alla musica in sé, ma a come il loro progetto viene presentato e al contesto nel quale si muove.

La mia esperienza dimostra che, nel mercato musicale esistono tre trappole che ostacolano i tuoi progressi, portando spesso a un dispendio inutile di risorse.

La prima trappola in cui rischi di incappare, e che è grande fonte di frustrazione, sono le Etichette Fuffa. Queste entità si presentano con la facciata di etichette serie ma, in realtà, fanno leva sulla notorietà di altri artisti nel loro roster per vendere servizi, spesso inquietanti, come la distribuzione o la promozione di singoli ed EP. Il risultato di questi investimenti è quasi sempre lo stesso: ti fanno spendono somme importanti senza ottenere risultati concreti, lasciando l’artista scottato e con una perdita di fiducia non solo nel panorama musicale, ma anche nel proprio potenziale.

Questo succede più spesso di quel che pensi: la trappola funziona perché questi personaggi fanno leva sul tuo ego, che ha la necessità di essere nutrito; e sul tuo desiderio di attenzione e visibilità. Fanno leve su due punti deboli che non ti fanno valutare con lucidità la loro offerta. Voglio essere chiaro. non è che ti truffino, in senso legale, ti faranno firmare un bel contrattino dove si prendono i loro impegni e tu avrai i tuoi; ma se prima di firmare non analizzi per benino cosa è scritto sul contratto, rischi concretamente di scoprire che le loro promesse, dette a voce, non sono garantite nello scritto.

La seconda trappola è quella degli Streaming Garantiti. Nel mercato musicale non esiste nessuno che ti può garantire qualcosa con sicurezza al 100%: scordatelo, chi te lo dice sta mentendo. E su questo argomento non mi dilungo. Se vuoi approfondirlo, prenota una videocall e ne parliamo.

Ci sono anche dei problemi che affliggono gli artisti musicali, per lo più dovuti alla loro ignoranza di come funzioni il settore. uno di questi è l’incapacità di presentare adeguatamente il loro progetto e ottenere l’attenzione dei professionisti seri come produttori, A&R manager, ufficio stampa. I professionisti del settore discografico sono quotidianamente bombardati da una  mole enorme di proposte, se vuoi trovare un minimo d’ascolto, devi dimostrare velocemente che il tuo progetto è qualcosa che vale.

Devi proprio immaginare di avere pochi secondi, al massimo un minuto per poter descrivere il tuo progetto musicale in ogni suo dettaglio per renderlo appetibile a chi è disposto ad investire su di esso. Devi essere in grado di andare dritto al punto e di suscitare interesse del tuo interlocutore. Sai come fare?

Che vuoi che ti dica? prenota una videocall e ne parliamo.

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