Se non conosci il contesto in cui dovrai lavorare, ti posso garantire che sarai destinato al fallimento perpetuo: e questo vale per qualsiasi professione tu voglia intraprendere). Perciò, se vuoi intraprendere la professione dell’artista musicale, dovresti prima di ogni altra cosa sapere quali sono le dinamiche del mercato musicale.

Iniziamo con il constatare che la musica odierna ha smesso di essere un prodotto da vendere ed è tornata alla sua natura originaria di servizio, fungendo da vero e proprio veicolo per generare altre opportunità di business. Per dirla tutta, anche durante l’epoca d’oro del prodotto fisico, la vendita dei dischi serviva principalmente per alimentare un indotto basato su un servizio molto chiaro: le esibizioni live.
Dal 2000 in poi, l’arrivo della musica liquida e del digitale ha spazzato via in modo irreversibile l’economia basata sulla vendita del prodotto disco. Di fronte al crollo delle vendite fisiche, l’industria ha attuato una mutazione genetica, iniziando a creare servizi dedicati all’ascolto e alla distribuzione. In questo nuovo ecosistema, le piattaforme di streaming o i distributori digitali offrono un servizio in cui l’artista stesso è diventato il prodotto del mercato, spremuto da logiche commerciali che sfruttano il suo bisogno emotivo di visibilità.
Se comprendi profondamente che la musica oggi è un servizio, in automatico comprendi che dalla musica in sé non si guadagna, ma si guadagna attraverso la musica.
Il tuo singolo o il tuo album non sono beni tangibili che i fan comprano su uno scaffale, ma rappresentano il tuo biglietto da visita. La tua musica registrata è un veicolo irripetibile in cui devi esprimere la tua unicità artistica, per poi usarlo come strumento per inserirti nel mercato e intercettare i bisogni del tuo target.
Le uniche e reali entrate economiche per un musicista professionista derivano dai servizi reali che riesce a costruire attorno a questo veicolo.
Persino per gli artisti del circuito mainstream, la stragrande maggioranza dei guadagni non deriva dalla vendita dei brani, ma da servizi di altissimo livello come le performance dal vivo, la didattica, le collaborazioni con altri brand (brand partnership) e la concessione della propria immagine in favore di altre aziende. Chi rifiuta di accettare questa realtà ed entra nel mercato illudendosi di poter vendere la propria musica come se fosse un prodotto è destinato al fallimento.
Non comprendere questa realtà, spinge gli artisti a investire migliaia di euro in costose produzioni e in ripetute promozioni a pagamento, rincorrendo la visibilità per un file audio che non genererà mai un ritorno economico diretto. Nel mercato musicale, nelle sue mille sfaccettature, oggi vince chi smette di vedere la musica come merce da vende e inizia a costruirsi un ecosistema che offre servizi reali di valore a chi ascolta.
Per calcolare il valore reale delle tue competenze, devi compiere un cambio di prospettiva: il valore delle tue abilità non è determinato da quanti anni hai studiato, dalla tua bravura tecnica o dal tuo ego, ma è determinato esclusivamente dal mercato. Ed è il mercato quello che devi aggredire.
1. Il denaro misura il tuo valore nel mercato
Il mercato non è un’entità astratta, ma è l’insieme dei bisogni e delle necessità collettive. Di conseguenza, l’economia (ovvero i soldi che ti entrano in tasca) è semplicemente il riconoscimento pratico che il mercato ti restituisce in base a quanto sei in grado di soddisfare quei bisogni. Il mercato, che è un’entità senza cuore, non importa nulla della tua urgenza espressiva o del tuo ego: gli interessa unicamente capire quale problema gli stai risolvendo.
2. Non calcolare il prezzo guardando gli altri
Il 45-50% dei problemi a livello professionale deriva da un’errata concezione dei prezzi. Molti artisti o insegnanti calcolano le proprie tariffe per emulazione, chiedendo una certa cifra (ad esempio per un live o una lezione) solo per consuetudine, oppure lavorano al ribasso per paura di non lavorare. Il pricing (la definizione del prezzo) non si calcola guardando la concorrenza, ma calcolando il valore reale che stai offrendo al tuo cliente o fan.
3. Le tue sono competenze il Veicolo e IL fine
Le tue eccezionali abilità tecniche sullo strumento (le cosiddette competenze verticali o dirette) ti sono costate tempo e denaro, ma da sole non ti basteranno a pagare il mutuo. Questo perché dalla musica non si guadagna, si guadagna attraverso la musica. La tua competenza tecnica è solo un veicolo. Per darle valore economico, devi unirla a competenze indirette e trasversali (gestione aziendale, marketing, analisi del target), trasformando il tuo saper suonare in un servizio vendibile e ricercato.
4. Il test definitivo: Il Fatturato
Esiste un indicatore spietato ma matematico per capire se hai calcolato bene il tuo valore o se stai sbagliando strategia. Se sei un libero professionista e la tua attività musicale non genera un fatturato di almeno 3.500 – 4.000 euro al mese, significa che non sai come funziona il mercato e stai operando ancora come un dilettante. L’economia è l’unico vero indicatore del successo del tuo posizionamento.
Per calcolare e stabilire il valore reale delle tue competenze, devi smettere di chiederti quanto sono bravo? e iniziare a chiederti che bisogno sto risolvendo per il mio target?. Una volta identificato il tuo pubblico e strutturato un servizio (didattica, live, produzioni) che porta un beneficio innegabile, il prezzo sarà la naturale conseguenza dell’esclusività della tua offerta.
Non ti è molto chiaro quanto ho scritto? Vuoi approfondire l’argomento per applicarlo alla tua situazione reale? Contattami liberamente e raccontami la tua esperienza. Una soluzione la si trova sempre.
Gratificami, offrimi un caffe!
