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Perché fai flop su Spotify?

Nelle prime settimane di questa estate 2025 si è scritto molto, spesso a sproposito sui mancati sold-out nelle tournée di alcuni big della musica italiana. Nomi che scalano le charts nelle app di streaming ma che poi vedono deluse le loro aspettative nella vendita di biglietti. Ma non scriverò di loro e dei loro problemi, anche se sarebbe interessante.

Perché fai flop su Spotify?

Scriverò invece di quegli artisti che ho avuto il piacere di conoscere nell’arco dell’anno e che sembra abbiano il problema diametralmente opposto.

Stiamo parlando di nomi fuori dal mainstream, poco conosciuti, che senza fatica riescono ad avere un pubblico pagante chi di 100 chi di 200 persone ed anche qualcosa in più.

Sono artisti musicali tecnicamente maturi, che propongono dal vivo il loro repertorio riforzandolo con qualche cover molto ben personalizzata. In genere suonano in locali pubblici, qualche volta in teatri e sono apprezzati in quelle, poche, rassegne musicali che investono in nomi che producono nuova musica. A seconda delle occasioni, il prezzo di un loro biglietto può variare dai €5 ai €20.

Queste band e artisti, alcuni professionisti altri semi-professionisti, nonostante siano conosciuti a livello regionale e possano contare su un’esposizione piuttosto ampia, hanno una sola desolata costante: su Spotify, ma pure sulle altre app, hanno dei numeri veramente miseri, nonostante alcuni di loro siano già al terzo album o abbiano un discreto numero di singoli on-line.

Questa costante, fa il paio con altre costanti che li accomunano e nelle quali possiamo trovare il motivo per cui il loro Spotify (usiamolo come riferimento per comodità) non segna più di 50 o 25 ascolti mensili. Ora ve le elenco:

  1. Sito internet inesistente, male curato e/o non aggiornato, in genere scarso di contenuti.
  2. Spesso è difficile trovare dei loro contatti diretti in rete, si affidano ai messaggi privati nei social e non hanno uno straccio di indirizzo mail pubblico.
  3. I loro profili social, Instagram e/o Facebook sono una semplice serie di grafiche di locandine di concerti, foto di concerti, Fuori Ora, foto di concerti, locandine di concerti, foto di gruppo prima di un concerto, altri Fuori Ora, devo andare avanti? Lasciamo perdere la cura grafica dei profili.
  4. Canale YouTube ufficiale dove trovi solo i 3 video ufficiali. Nel migliori dei casi qualche video di un live con un audio pessimo e le immagini bruciate. Niente short, niente storytelling, niente di più. Solo 3 o 4 striminziti video che magari sono anche costati cifre importanti.
  5. Pagina Spotify con grafiche e foto non aggiornate, spesso di scarsa qualità, spesso scattate da Ph. Miocuggino. Biografia sintetica, senza emozioni e scarsa di notizie rilevanti (quando c’è!)

Mi fermo qui e passo al gran finale.

Questi artisti che ho avuto il piacere di conoscere sono bravi sul palcoscenico, ed è chiaro che off-line si sanno muovere bene e sanno rendere felice il loro pubblico. Se la loro presenza on-line non ha gli stessi riscontri è perché è gestita male e talvolta con sciatteria, sottovalutando il fatto se curassero meglio (strategicamente) la loro immagine ed i loro contenuti on-line, ci sarebbe un’ulteriore impulso positivo anche sulla loro carriera off-line.

Investire tempo e denaro per scrivere canzoni e produrre album senza poi ottenere risultati soddisfacenti è inutile e frustrante per chiunque. Le abitudini d’ascolto del pubblico sono cambiate rispetto ad anni fa. Ci sono troppe distrazioni, troppa musica, troppo intrattenimento, catturare e trattenere l’attenzione delle persone è oggi più difficile di ieri. Ma non è impossibile, tutt’altro.

Servono però idee chiare, costanza, impegno, strategia e conoscere le leve del marketing e l’importanza del personal branding. Il tutto per costruire e comunicare la tua identità artistica e il tuo messaggio in modo coerente, unico e memorabile.

Questo è ciò che faccio: nel caso ne sentissi il bisogno.

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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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