Direi che è il momento di affrontare la relazione complicata che esiste tra artisti musicali e i pubblici esercizi. Una relazione di amore e odio, spesso fraintesa e mal gestita, tra l’artista musicale, e bar, ristoranti, pub e live club. Eppure, è proprio all’interno delle quattro mura di un locale pubblico che si decide la differenza tra chi suona per hobby e chi costruisce una vera professione.

Partiamo dai numeri: ogni singolo giorno, nel nostro paese, vengono organizzati più di mille eventi musicali nei pubblici esercizi, con regioni come la Lombardia, l’Emilia-Romagna e il Veneto a fare da traino. Un dato che dovrebbe cambiare immediatamente la tua strategia di marketing è questo: quasi sei persone su dieci scelgono il locale in cui passare la serata basandosi proprio sulla proposta musicale. Questo significa che la tua arte, quando viene portata dal vivo, ha il potere economico di spostare le masse, di far vendere decine di drink e di riempire un locale. Non solo, dalle ricerche di mercato degli ultimi anni, risulta che un quarto delle persone dichiara di scoprire nuovi artisti e nuovi brani proprio recandosi in un pubblico esercizio.
Per quanto piccolo possa sembrare, il palco di un piccolo locale è un potentissimo motore di acquisizione clienti. Tuttavia, per sfruttare questa macchina, devi smettere di considerarti un fornitore di prodotti audio e iniziare a vederti come un fornitore di servizi ad alto valore aggiunto.
Quando metti piede in un locale per suonare, non stai vendendo la tua canzone, ma stai offrendo il servizio dell’intrattenimento, dell’atmosfera e della convivialità. Esiste infatti un legame viscerale e storico tra il cibo, le bevande e l’ascolto della musica, un connubio che favorisce la socialità e arricchisce l’identità del locale stesso.
Il problema che come artista musicale devi superare, la ragione per cui molti artisti vengono snobbati o sottopagati, è che l’approccio ai gestori dei locali viene affrontato con una mentalità totalmente sbagliata. Parti dal presupposto che un locale pubblico può esistere serenamente anche senza la tua musica, ma la tua musica potrebbe fare la differenza; magari potrebbe valorizzarlo, renderlo più accogliente, o aumentare il consumo di bevande.
Ficcati bene in testa che il gestore di un locale pubblico è un imprenditore, esattamente come te, e in questo rapporto Business-to-Business (B2B) la tua unica ossessione deve essere quella di risolvere un suo problema. Ma per farlo, devi imparare a leggere il contesto in cui si trova il locale e, più in generale, capire la profonda differenza che esiste tra le varie tipologie di pubblici esercizi. Perché non tutti i palchi sono uguali.
Da una parte esistono i locali di somministrazione classica, come ristoranti, lounge bar e pub. In questi luoghi, la musica è al servizio dell’esercizio pubblico. La clientela è lì principalmente per mangiare, bere e chiacchierare. Il tuo ruolo, in questo contesto, è quello di creare un’atmosfera piacevole, un tappeto sonoro di qualità che faccia sentire le persone a proprio agio, spingendole a restare più a lungo e, di conseguenza, a consumare di più. Se vai a suonare in un ristorante pretendendo l’attenzione del pubblico, come se fossi in uno stadio, o se proponi un set assordante che impedisce alle persone di parlarsi, stai offrendo un pessimo servizio. Stai danneggiando l’imprenditore che ti ha pagato. Perciò, quando ti proponi ad un locale, sei certo che il tuo repertorio sia adatto al luogo?
Però esistono anche veri e propri Live Club, luoghi nati per fare spettacolo e cultura, dove la somministrazione di cibo e bevande è solo un servizio accessorio alla musica. È fondamentale difendere e riconoscere l’identità di questi spazi, perché sono i veri teatri moderni, le fucine dove si costruiscono le carriere e dove il pubblico viene appositamente per ascoltare te. Quando suoni in un Live Club, l’aspettativa si ribalta: sei tu il centro vitale della serata, e il tuo compito è generare un’esperienza emotiva talmente forte da giustificare il prezzo del biglietto e fidelizzare i tuoi fan, portandoli a comprare il tuo merchandising a fine concerto.
Considera anche che quello degli spazi dove suonare è un ecosistema fragile e minacciato. Oggi, per un ragazzo di venticinque anni, aprire un nuovo locale di musica dal vivo è un’impresa quasi titanica e disperata. La pressione fiscale, la burocrazia asfissiante e le regole rigide scoraggiano gli investimenti, portando alla chiusura di molti spazi storici senza che ne nascano di nuovi.
Siamo in una fase storica in cui, in tutta Europa, assistiamo alla chiusura dei piccoli e medi locali musicali, schiacciati dalla rincorsa spasmodica ai grandi eventi da stadio. Di fatto, gli artisti musicali stanno perdendo quei luoghi in cui fare gavetta e costruire il tuo pubblico. Per questo motivo, il tuo rapporto con i gestori non deve essere conflittuale, ma di profonda alleanza e collaborazione. Siete sulla stessa barca.
Questa alleanza passa anche dalla comprensione di un altro tema spinoso che genera sempre malumori: il diritto d’autore e la SIAE. Con profonda ignoranza, alcuni gestori e alcuni musicisti considerano la SIAE come una tassa ingiusta che soffoca i locali. La verità è che il diritto d’autore è la certificazione economica del valore del lavoro intellettuale dell’artista musicale. Se un locale utilizza la musica per migliorare la propria atmosfera e incrementare i propri guadagni, è giusto e vitale che gli autori di quella musica vengano retribuiti. Non è un’imposta, ma il carburante che permette all’ecosistema creativo di sopravvivere.
Oggi c’è il rischio concreto che i locali, per risparmiare, inizino a diffondere musica generata dall’intelligenza artificiale, tappeti sonori senza anima venduti a un tanto al chilo, azzerando la qualità dell’esperienza e togliendo spazio a te e ai tuoi colleghi. Il tuo compito è dimostrare sul campo che la presenza di un artista umano, con la sua energia e la sua identità musicale unica, porta un valore aggiunto incalcolabile che nessuna playlist preimpostata potrà mai replicare.
Quando siedi al tavolo delle trattative con un gestore cercando di avere un cachet adeguato, smetti di comportarti da musicista dilettante e agisci da professionista. Devi presentarti con un posizionamento chiaro, dimostrando che conosci il tuo target. Quando contatti un locale, non mandare un’email generica pregando per una data; studia la programmazione del posto, analizza il tipo di pubblico che lo frequenta e fai una proposta mirata. Spiega al direttore artistico o al proprietario in che modo la tua musica e la tua presenza porteranno un beneficio reale alla sua attività in quella specifica serata.
Se riesci a comunicare che il tuo progetto è solido e che hai una nicchia di fan reali pronti a seguirti offline, non dovrai più svenderti o accettare compromessi al ribasso, ma potrai imporre il tuo prezzo basato sull’impatto economico che sei in grado di generare.
Il mondo dei pubblici esercizi è una palestra durissima, spietata, che non fa sconti al tuo ego, ma è anche il luogo in cui la magia della musica diventa materia tangibile. Ogni concerto, che sia in un piccolo bar di provincia o sul palco di un club prestigioso, è un mattone fondamentale per costruire la tua indipendenza economica.
Potrei andare avanti ancora per un bel pezzo elencandoti gli errori più frequenti che vedo fare a band o musicisti quando si approcciano ad un locale pubblico, più generalmente quando si propongono per un live, ma per oggi mi fermo qui.
Resto comunque disponibile per analizzare la tua situazione, anzi, se sei un artista musicale che è riuscito a crearsi un profittevole circuito di locali dove esibirsi ed è contento dello status raggiunto, mi farebbe particolarmente piacere conoscere la tua esperienza e su quali leve l’hai costruita. Scrivimi.
Gratificami, offrimi un caffe!
