Nelle notti del Bobby Durham Jazz Camp era inevitabile che uscisse l’annosa diatriba tra musicisti e locali, il noto solo se suoni gratis o quanta gente mi porti?.

Dato che in quella rilassata chiacchierata non sono riuscito a esprimermi bene con il mio interlocutore, che ha manifestato più di qualche perplessità sul mio pensiero, ne approfitto per mettere nero su bianco il mio punto di vista. Una visione, non proprio farina del mio sacco, ma che condivido perché trova riscontri oggettivi nell’analisi del mercato dell’intrattenimento e anche nell’esperienza di musicisti che hanno trovato una risposta a questo dilemma.
Prima di ogni considerazione, vediamo di capire perché un locale, ristorante, pub, gelateria, albergo, fa musica dal vivo, qual’è il suo scopo?
Normalmente, il gestore di un locale offre musica dal vivo ai suoi clienti per una scelta di marketing. Ovvero vuole fidelizzare la sua clientela e magari acquisirne di nuova, magari vuole arricchire la sua offerta distinguendosi dalla concorrenza; lo scopo resta sempre quello dell’investimento per aumentare il guadagno giornaliero e posizionarsi in un pubblico che gode di frequentare un luogo culturalmente attivo.
In breve, un locale investe in musica dal vivo per mantenere un suo status e per migliorarlo. Lo scopo è il guadagno, volgarmente detto fare cassa. Un locale non fa live per farsi bello, per crearsi un prestigio, questi non sono i suoi fini ultimi; il prestigio generato dalla presenza di musica live è il mezzo, non il fine, con cui il locale cerca di guadagnare il più possibile dalla serata.
Perché, ordunque, tu potresti considerare di suonare gratis in una determinata occasione?
Potresti considerare questa ipotesi nel caso tu valuti che tra il pubblico di quel locale potrebbe esserci una fetta di pubblico che ancora non hai raggiunto. In questo caso, gli interessi tuoi e del locale coincidono: avere nuovo pubblico.
Se sei un artista musicale o una band già con un suo pubblico fedele, ovviamente il tuo potere contrattuale sarà più forte e avrai occasione di puntare più in alto, ma se ti trovi in suolo straniero o sei un esordiente senza un suo pubblico consolidato, dovresti tenere in considerazione la possibilità di investire sul locale che ti ha ingaggiato, anche per una cifra modesta.
Il tuo fine di artista musicale perciò non è accapararti una serata in quel locale, ma raggiungere e fare tuo il pubblico che frequenta quel locale.
Ma per ottenere questo non ti basterà portare sul posto i tuoi quattro strumenti ed eseguire diligentemente il tuo spettacolo. Dovrai progettare una vera performance dove ti presenterai a questo pubblico nuovo e lascerai un ricordo memorabile.
Non ti limiterai ad un semplice seguimi su Spotify a fine concerto, ma durante lo spettacolo troverai modo di raccontarti e raccontare il tuo repertorio così come fai, dovresti fare, sui tuoi canali online: social, sito etc…
A questo punto hai trasformato il tuo live nel pub in una vera e propria operazione di marketing dalla quale ne trarrai beneficio. Il live diventa un modo per acquisire nuovi contatti sui quali costruire e ampliare il tuo pubblico e trovare un posizionamento nel difficile mercato della musica di intrattenimento.
Appendici
- Ti starai chiedendo ma devo proprio suonare gratis?
Beh, solo se hai una base fan di 20 persone e ti chiama il Blue Note o il Bravo Café per riempire un buco. Altrimenti esigi almeno un rimborso spese. - Suona gratis solo se è per beneficenza certificata, comunque fatti offrire la cena.
- Se un’associazione o un ente pubblico ti chiama per una rassegna atta a promuovere la cultura e poi ti offre due spicci, fallo notare; ma se la platea o la situazione è interessante e può darti lustro, accetta.
- Prima di approcciare un locale per offrirgli un live, fai un indagine di mercato per capire se tra gli avventori c’è del tuo pubblico di riferimento.
Gratificami, offrimi un caffe!
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di Riccardo Scandellari
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Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: “Dimmi chi sei”. Un quesito che bisogna rivolgere prima a se stessi, per mettere a fuoco la propria identità, e poi al pubblico che si vuole ottenere. “Dimmi chi sei” è la domanda chiave che permette di entrare in contatto con la propria audience e che permetterà di sviluppare una narrazione che parli del proprio pubblico. In questo libro Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding, invita a rivolgersi verso un tipo di marketing più umano, etico e concreto. Una scelta che permette di distinguersi nettamente dalla folla di concorrenti e improvvisati che sul web fanno a gara a chi urla più forte, per parlare con il pubblico (ma soprattutto ascoltarlo) in modo più onesto, catturarne l’attenzione e conquistarlo con l’impegno, la condivisione e la relazione.
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